La (poca) differenza fra me e te

Al termine di una gara emozionante, spoglia di un meritato duello finale ma tutt’altro che noiosa, il Giappone incorona Marc Marquez campione del mondo per la settima volta.
Il talento di Cervera passa sul traguardo in solitaria, dopo che un mai domo Andrea Dovizioso si era visto portare via ogni speranza di recupero da un’improvvisa chiusura di anteriore.
Quello che segue è un misto di grida, salti, lacrime, bandiere e spalle slogate: perché se Marc fatica a non farsi guidare dalle emozioni in gara, una volta terminata quest’ultima non ha la minima intenzione di porsi alcun freno. L’infortunio dovuto alla foga e la corsa verso il videogioco gigante con scritto “Level 7” non possono che aver dipinto un sorriso sul volto di ogni appassionato di motociclismo, riportandoci per qualche istante indietro ad un tempo in cui la gioia incontenibile trovava casa negli occhi dell’oggi trentanovenne Valentino Rossi. A Brno ‘96 per poco non si schiantò sul muretto celebrando la prima vittoria di carriera, mentre le feste con bambole gonfiabili e orecchie d’asino sono ben presenti nei ricordi di ogni sportivo.
E se è ormai assodato quanto i due in pista non si possano proprio tollerare, non possiamo sottrarci dal sottolineare le molteplici somiglianze che accomunano le carriere dei due leggendari piloti.
Primi su tutti, ovviamente, proprio i trionfi: mentre entrambi hanno impiegato almeno un anno prima di sollevare al cielo i rispettivi mondiali nelle categorie inferiori, l’esperienza in MotoGP si è rivelata da subito fonte di vittorie. Il dominio con la Honda e la successiva e immediata riabilitazione di una moto decaduta come la Yamaha condussero nel 2004 Rossi nell’Olimpo dello sport, tanto quanto il mondiale sollevato alla prima occasione fece con Marc nel 2013.
Una spanna sopra agli altri, sempre e comunque. Anche quando fra le magiche mani dei due fenomeni sono capitate moto a dir poco scorbutiche e nettamente inferiori rispetto a quelle degli avversari. Il ciclo vincente della Honda dura (quasi) ininterrotto da sei anni, durante i quali il buon Marc si è trovato a fare i conti con un HRC non sempre alla propria altezza. Prendendo in esame quest’ ultimo anno, nel quale la superiorità dello spagnolo è risultata schiacciante, la seconda Honda che troviamo in classifica occupa addirittura il quinto posto: che piaccia o meno, i numeri difficilmente sbagliano.
Ma come detto, a far apparire oro quel che in realtà non luccica ci aveva abituato Valentino già una quindicina di anni fa. Al contrario di quanto possa sembrare, non si è smentito nemmeno nelle ultime due stagioni: la sua M1 in quasi perenne lotta per il podio è spesso contrapposta a quella di compagni di marca inghiottiti dal gruppo, e solo gli dei della moto sanno dove sarebbe potuto arrivare con un veicolo un minimo più competitivo. I ventiquattro mesi in Ducati restano un’avventura spiacevole, nella quale l’unico vero errore è il fatto stesso di aver firmato un biennale. A Borgo Panigale erano lontani anni luce dal possedere le creature che ora, grazie a un lungo lavoro di sviluppo, lottano per la prima posizione in ogni gran premio.
Come nei migliori racconti, ogni eroe che si rispetti si trova prima o dopo ad affrontare la propria nemesi. Nel caso del numero 46, i rivali si contano su entrambe le mani. Biagi, Gibernau, Stoner, Lorenzo e lo stesso Marquez sono coloro con i quali dichiarazioni e comportamenti hanno fatto sì che la rivalità si protrasse ben oltre la domenica di gara, alla quale si sono limitati invece i duelli con Pedrosa e Hayden.
Marquez, dal canto suo, ha sempre cercato di spegnere mediante le interviste i fuochi accesi da qualche comportamento ben sopra alle righe in pista, cosa di cui l’italiano raramente si è macchiato. Celebri ormai gli scontri e gli sgarbi che hanno caratterizzato la fine del 2015, dopo i quali i rapporti fra i due fenomeni si sono definitivamente incrinati.
Due campioni certamente diversi, ma con più punti di contatto di quanti a prima vista se ne possano immaginare.
E mentre i buoni prospetti per l’anno prossimo ci accompagnano verso il finale di questa stagione, possiamo dormire sogni tranquilli: molte sfide e altrettante battaglie attendono ancora i nostri campioni.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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