All Time XI: Amburgo

HamburgerSV

Altro che Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Werder Brema o Norimberga. La squadra tedesca piA? amata da��Italia (quella anti-juventina, se non altro) A? sicuramente la��Amburgo.

Troppo godurioso, per chi non tifa bianconero, il crollo di Zoff e compagni nella stregata notte di Atene, in quella serata del 1983. La Juve probabilmente piA? forte di sempre tramortita da quel tiro a�?un poa�� cosA�a�? di tal Felix Magath, a distruggere una cavalcata che sembrava trionfale.

Ma la��Amburgo non A? solo la squadra che a�?uccisea�� il sogno della Vecchia Signora; puA? contare su una bacheca fatta inoltre di 6 campionati, 3 Coppe di Germania, due Coppe di Lega e una Coppa delle Coppe.

Ha inoltre giocato una��altra finale di Coppa dei Campioni (1980, contro il Nottingham Forest), una��altra di Coppa delle Coppe (1968, contro il Milan), una di Coppa Intercontinentale (1983, contro i brasiliani del Gremio), due di Supercoppa Europea (1977 contro il Liverpool e 1983 contro la��Aberdeen di un giovane Alex Ferguson) una di Coppa UEFA (1982, contro il Goteborg).

Uno dei principali club del Nord della Germania (accesissimo il derby contro la Werder Brema, detto appunto a�?Derby del Norda��), il a�?Dinosauroa�� (uno dei soprannomi della squadra) si schiera, nella sua versione a�?all timea�?, con un 3-5-2/5-3-2:

1 a�� Uli STEIN: Nativo di Amburgo, si forma come calciatore nelle formazioni minori del Nienburg e del Wunstorf. Al calcio a�?che contaa�? arriva relativamente tardi quando, a 22, passa alla��Arminia Belefeld, dove gioca per quattro stagioni. Quindi, ecco il a�?ritorno a casaa�?, col passaggio alla��Amburgo. Con la a�?suaa�? squadra, vince il campionato nel 1982 quindi, la��anno successivo, ecco la doppietta fatta dal bis in Bundesliga e, soprattutto, dalla vittoria in Coppa dei Campioni, nella famigerata finale di Atene contro la favoritissima Juventus. Riesce a mettere in bacheca anche la Coppa di Germania 1987, prima di essere licenziato pochi mesi piA? tardi dal club dopo il pugno ad un avversario, non la prima delle sue intemperanze. Si accasa quindi alla��Eintracht di Francoforte, con cui rivince subito la Coppa di Germania. Rimane fino al 1994, anno in cui ritorna alla��Amburgo, dove rimane perA? una sola stagione, prima di un altro ritorno, quello alla��Arminia Bielefeld. Due stagioni nel suo primo club professionistico e poi, nel 1997, si ritira. Negli anni farA� alcune comparsate in club minori: una nel 2000, una��altra nel 2001 e infine 3 nel 2003. Al contempo ha anche una breve esperienza come allenatore del TuS Celle, nella stagione 2000-a��01. Per un anno, dal febbraio 2007 a quello 2008, A? preparatore dei portieri della Nigeria. Dal 2008 ricopre lo stesso incarico, oltre ad essere vice allenatore, per la��Azerbaigian. Con la Nazionale tedesca ha messo insieme 6 presenze, partecipando come a�?dodicesimoa�? al Mondiale 1986. La sua esperienza con la Germania si A? conclusa subito dopo, a causa dei brutti rapporti col CT Franz Beckenbauer.A� Doveroso citare Walter Warning, estremo difensore a cavallo tra gli Anni a��30 e a��50, e il turco A�zcan ArkoA�, che del club fu poi anche allenatore (il primo di nazionalitA� turca nella storia della Bundesliga).

2 (esterno destro) a�� Manfred a�?Mannia�� KALTZ: Nativo della Renania-Palatinato, inizia giovanissimo in un club locale, il VfL Neuhofen. A 15 anni passa al TuS Altrip, dove due anni dopo lo scova la��Amburgo, che lo arruola per il proprio settore giovanile. La��anno dopo A? promosso in prima squadra, dove rimarrA� per ben 18 stagioni consecutive, e al quale poi tornerA�. Infatti, dopo esser stato lasciato andare, nel 1989 (quando si trasferisce in Francia, giocando mezzo campionato col Bordeaux e il resto con la��FC Mulhouse), viene riportato a�?a casaa�� nella stagione successiva, dopo la quale chiuderA� col calcio giocato, dopo aver vestito la maglia rosa per oltre 600 gare, segnando anche una��ottantina di gol grazie alla sua abilitA� sui calci piazzati. Con la��Amburgo ha vinto 3 volte la Bundesliga (1979, 1982 e 1983), la Coppa di Germania 1975-a��76, la Coppa di Lega 1972-a��73, la Coppa delle Coppe 1977 e, soprattutto, la Coppa dei Campioni 1983. Con la Nazionale tedesca ha giocato 69 incontri (8 le reti), partecipando a 2 Mondiali (1978 e 1982, col secondo posto dietro la��Italia nel secondo caso) e a 2 Europei (1976 e 1980, con rispettivamente un secondo e un primo posto). Ha inoltre collezionato apparizioni con le varie rappresentative giovanili, compresa quella olimpica con cui ha partecipato ai Giochi del 1972. I suoi cross, spesso abilmente sfruttati dal suo a�?gemelloa�� Hrubesch, erano detti a�?Bananenflankena��, ossia cross a�?a bananaa��.

3 (esterno sinistro) a�� Jurgen KURBJUHN: Nativo della prussiana Tilsit (ora cittA� russa col nome Sovetsk), si sposta poi con la famiglia a Buxtehude, nella��area metropolitana di Amburgo. Qui, dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili con la locale squadra del Buxtehuder SV, a venta��anni approda finalmente alla��Amburgo, con quale giocherA� per 12 stagioni, fino al ritiro avvenuto nel 1972. Coi a�?rossia�? vince la Coppa di Germania 1963 e arriva fino alla finale di Coppa delle Coppe nel 1968. Con la Germania ha messo insieme 5 presenze, partecipando (senza mai scendere in campo) al Mondiale 1962, e venendo escluso dalla rosa alla vigilia di quello successivo del 1966, quando la Germania arrivA? seconda. Dopo il ritiro A? tornato a vivere a Buxtehude, dove ha aperto una��agenzia assicurativa. A� scomparso nel marzo dello scorso anno. Citazione per Albert a�?Alia�? Beier, stopper destro a cavallo degli Anni a��20 e a��30.

4 (stopper sinistro) a�� Peter NOGLY: Originario di TravemA?nde, vicino a Lubecca, muove i primi passi nella squadra locale, il TSV. Passa quindi alla��Eichholzer SV, prima di spostarsi proprio a Lubecca, alla��1.FC PhA�nix. Due anni piA? tardi, nel 1969, approda finalmente alla��Amburgo, dove rimarrA� per 11 stagioni, chiudendo con la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni 1980, dove scese in campo con la fascia di capitano. Con la��Amburgo vince comunque un campionato (1978-a��79), la Coppa delle Coppe 1977 e la Coppa di Germania 1976. Si trasferisce quindi nel campionato nordamericano, giocando dapprima con gli Edmonton Drillers e poi coi Tampa Bay Rowdies, coi quali vince anche il campionato a�?indoora�� 1983, per poi tornare in Patria e giocare una stagione con la��Herta Berlino e una��altra con il St. Pauli, dopo le quali si ritira. Un anno dopo A? giocatore-allenatore del VfB Lubecca, dove rimane per tre stagioni. Ne seguono due, con una promozione, alla��Eutin08. Quindi una serie di panchine nelle categorie minori, e una��esperienza negli Emirati Arabi come vice allenatore alla��Al-Shaab. Per lui anche 4 presenze con la Nazionale tedesca, e la partecipazione alla��Europeo 1976, dove la Germania arrivA? seconda, cedendo in finale ai rigori contro la Cecoslovacchia.

5 (difensore centrale) a�� Wilhelm a�?Willia�? SCHULZ: Nativo di Bochum, inizia la carriera nel club dilettantistico della��Union GA?nnigfeld, dove tra giovanili e prima squadra rimane per un decennio. Nel 1960, a 22 anni, approda al calcio a�?che contaa�?, firmando per lo Schalke04. Rimane per cinque stagione, dopodichA� approda alla��Amburgo, dove rimarrA� fino al ritiro, nel 1973. Con gli anseatici gioca due finali, perdendole entrambe: quella di Coppa di Germania 1967 (0 a 4 contro il Bayern Monaco), e quella di Coppa delle Coppe la��anno successivo, contro il Milan di Rocco (0 a 2). Con la Nazionale tedesca ha collezionato 66 presenze, giocando tre Mondiali: 1962, 1966 (secondo posto) e 1970 (terzo posto). Dopo il ritiro dal calcio giocato, Schulz si A? reinventato come uomo da��affari, aprendo una��agenzia assicurativa e dedicandosi successivamente al business delle slot machine. A queste attivitA� ha affiancato quella di commentatore sportivo sulla carta stampata di Amburgo, dove ancora vive. Citazione per Ditmar Jakobs, leader difensivo della��Amburgo campione da��Europa.

6 (mediano) a�� AsbjA?rn a�?Assia�? HALVORSEN: Norvegese di Sarpsborg, inizia la carriera nella squadra della sua cittA�, con la quale nel 1917 vince la coppa nazionale da capitano, a non ancora 19 anni. La��anno dopo debutta in Nazionale, con la quale nel 1920 prende parte ai Giochi Olimpici. Nel 1922 si trasferisce alla��Amburgo, vincendo subito il campionato, bissato poi nel 1928. Rimane fino al 1934, quando si ritira e torna in Patria, entrando a far parte dei quadri dirigenziali della Federazione norvegese, della quale diviene Segretario, venendo inserito anche nella Commissione Tecnica. A�, di fatto, il CT della squadra, che porta alla qualificazione al Mondiale 1938. In seguito, A? tra i principali artefici del boicottaggio sportivo seguito alla��occupazione nazista della Norvegia, che gli costa anche la permanenza nei campi di concentramento. Nel Dopoguerra, A? Segretario Generale della Federazione, carica che ricopre fino alla morte, nel 1955. Citazione per Thomas Von Heesen, centrocampista a�?jollya��, per 14 stagioni al servizio della��Amburgo, e membro della squadra campione da��Europa nel 1983.

7 (stopper destro) a�� Josef a�?Juppa�? POSIPAL: Nato in Romania da una famiglia di origine tedesca, si trasferisce in Germania a seguito dei genitori quando ha a�?ormaia�� 16 anni. Dopo aver militato in alcune formazioni giovanili locali, a 19 anni firma per la��Arminia Hannover, dove gioca tre stagioni, prima di approdare finalmente alla��Amburgo. Chiamato quasi subito in Nazionale, deve attendere il 1951, in quanto sprovvisto di cittadinanza. Schierato indifferentemente come difensore destro o centrale nella linea a 3 in voga al tempo, spesso affiancato dal compagno di club Fritz Laband (che, peraltro, si A? giocato il posto in questa formazione a�?all timea��), fa parte della Germania che compie il cosiddetto a�?Miracolo di Bernaa��, vincendo il Mondiale 1954 contro la favoritissima Ungheria di Puskas. La sua carriera finisce anticipatamente, nel 1958, a causa degli acciacchi dovuti a diversi infortuni. Sfortunatamente, la sua avventura con la��Amburgo terminerA� senza titoli, ma con un trittico di secondi posti negli ultimi tre anni di carriera: finale persa in Coppa di Germania nel 1956, secondo posto in campionato nelle due stagioni successive. A� scomparso nel 1997, in seguito a problemi cardiaci.

8 (mezzala destra) a�� Mehdi MAHDAVIKIA: Iraniano, la sua carriera inizia nel Bank Melli, squadra ora disciolta ma una volta celebre per il suo florido settore giovanile. Nel 1995, a 18 anni, approda al Persepolis, il club principale del Paese. Vince subito il titolo nazionale, bissato la��anno successivo. Quindi, dopo una terza stagione e col titolo di Giovane Giocatore Asiatico della��Anno 1997, si trasferisce in Germania, in prestito al Bochum. La squadra retrocede, ma lui viene acquistato dalla��Amburgo, dove rimarrA� per 8 stagioni, e diventando un beniamino dei tifosi, che lo soprannominano a�?il Tappetoa�� (con riferimento alle fiabe persiane). Con la��Amburgo vince la Coppa di Lega 2003 e la��Intertoto nel 2005. Nel 2007, alla scadenza del suo contratto, firma un triennale con la��Eintracht di Francoforte. Il primo anno lo perde quasi tutto per una serie di infortuni, cosa che la��anno seguente lo vede relegato in panchina quasi senza soluzione di continuitA�. Quando anche la sua terza (e ultima da contratto) stagione prende la piega della precedente, decide di lasciare il club e quindi, nel gennaio 2010, torna in Patria, allo Steel Azin. Dopo un anno e mezzo si trasferisce al Damash Gilan, che lascia dopo pochi mesi per tornare al a�?suoa�� Persepolis. Si ritira un anno e mezzo piA? tardi, nel giugno 2013. Qualche mese piA? tardi organizza la sua partita da��addio, tra a�?gloriea�� del Persepolis e del Milan. Con la Nazionale ha giocato 111 partite, segnando 13 reti e vestendo la fascia di capitano dal 2006 al 2009. Con la��Iran ha preso parte a due Mondiali (1998 e 2006) e a 4 edizioni della Coppa da��Asia (1996, 2000, 2004 e 2007, col terzo posto nelle prime due).

9 (centravanti) a�� Uwe SEELER: Semplicemente, il piA? grande giocatore della storia del club. Nato ad Amburgo, figlio di un calciatore del club, a 10 anni A? giA� nelle giovanili, debuttando in prima squadra a 18 ancora da compiere, con un poker in Coppa di Germania. Nelle sue 18 stagioni con la maglia della��Amburgo, Seeler ha realizzato la bellezza di 465 reti in 548 presenze, contribuendo in maniera significativa alla vittoria del titolo nazionale nella stagione 1959-a��60, e della Coppa di Germania 1963. In entrambi i casi, fu lui il grande mattatore in finale; in campionato, segnando il gol-vittoria nel 3 a 2 al Colonia (aveva segnato anche il gol del momentaneo 1 a 1), e in coppa segnando tutte e tre le reti contro il Borussia Dortmund. Ritiratosi nel 1972, sei anni piA? tardi torna in campo per una��esibizione in Irlanda, col Cork Celtic, dove segna due reti in un match che si rivela essere in veritA� di campionato. Con la Nazionale tedesca, per la quale ha giocato dal 1954 al 1970, gli ultimi 8 anni da capitano, ha disputato 4 Mondiali (1958, 1962, 1966 e 1970: gli stessi giocati da PelA�), con un secondo (1966), un terzo (1970) e un quarto (1958) posto finale. Era il capitano della Germania nella a�?Partita del Secoloa��, il celeberrimo 4 a 3 contro la��Italia a Mexico a��70. Autore di 43 reti in 72 presenze, A? stato il secondo calciatore, dopo Fritz Walter, ad essere insignito del titolo di capitano onorario della Germania. Nel 2003 A? stato il primo sportivo a divenire cittadino onorario della cittA� di Amburgo. Due anni piA? tardi, una statua raffigurante il suo piede destro viene costruita davanti allo stadio della squadra, della quale A? stato anche presidente, per due anni e mezzo, tra il 1995 e il 1997. Citazione per Horst Hrubesch, centravanti e capitano della��Amburgo campione da��Europa 1983; e per Otto Harder, bomber della��Amburgo nel Primo Dopoguerra e fino agli Anni a�?30.

10 (mezzala sinistra) a�� Felix MAGATH: Il tedesco piA? amato da��Italia, ovviamente quella non bianconera. Colui che, con quel suo tiro velenoso nella notte di Atene, infranse i sogni europei della Juventus probabilmente piA? forte di sempre, quella dei 6 campioni del Mondo 1982 (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Pablito Rossi) piA? Platini e Boniek, stelle della terza e quarta forza di quel Mondiale.

Nato nelle vicinanze di Aschaffenburg, muove i primi passi nei club minori VfR Nilkheim e TV 60 Aschaffenburg, prima di approdare nella squadra principale della cittA�, il Viktoria, a 19 anni. Due anni dopo si trasferisce al 1.FC SaarbrA?cken, in seconda divisione, dove rimane per un altro biennio prima di approdare finalmente alla��Amburgo. Coi a�?Rothosena�� rimane per dieci stagioni, fino al ritiro avvenuto nel 1986. Oltre alla citata Coppa dei Campioni 1983, nel suo decennio ad Amburgo ha vinto tre campionati (1979, 1982 e 1983), una Coppa delle Coppe (1977) e disputato altre 4 finali europee, tutte perse: due di Supercoppa (1977 e 1983), una di Coppa dei Campioni (1980) e una di Coppa UEFA (1982). Ritiratosi per problemi fisici, diviene subito direttore generale del club, carica che ricopre per due anni, lasciando nel giugno 1988. Nel novembre 1989 approda con lo stesso incarico ad un altro suo ex club, il SaarbrA?cken, lasciando a fine stagione per approdare al Bayer Uerdingen, che lascia nel gennaio 1992. Sei mesi piA? tardi inizia la sua prima stagione da allenatore, col club di quarta divisione Bremerhaven, che porta subito alla vittoria in campionato. Lascia immediatamente per tornare alla��Amburgo, dove viene nominato allenatore della squadra riserve e vice della prima squadra. Nella��ottobre 1995, dopo la��esonero del capo allenatore, approda finalmente alla guida del a�?suoa�? Amburgo. Viene esonerato al termine della stagione successiva e, pochi mesi dopo, prende in corsa il Norimberga, che guida fino a fine stagione. Altro stop di pochi mesi, e poi arriva in corsa anche al Werder Brema, nella��ottobre 1998, per lasciare nel maggio 1999. A� un subentro anche la��incarico successivo, alla��Eintracht di Francoforte, che guida per una stagione e mezza, prima della��esonero nel gennaio 2001. Un mese dopo A? sulla panchina dello Stoccarda, dove arriva finalmente al successo. Coi a�?Rossia�� rimane due stagioni e mezza, che nel 2004 gli valgono la chiamata della squadra tedesca per antonomasia: il Bayern Monaco. Al primo anno inizia subito con la vittoria in Coppa di Lega, e chiude con la doppietta campionato-Coppa di Germania, che gli riesce pure nella stagione successiva. La sua terza stagione bavarese, perA?, inizia con risultati altalenanti, e nel gennaio 2007 viene esonerato. Inizia la stagione successiva firmando per il Wolfsburg, di cui A? anche direttore sportivo, e portandolo nel 2009 al suo primo storico successo in Bundesliga. Passa quindi allo Schalke04, dove rimane una stagione e mezza, fino al marzo 2011, quando si fa cacciare per tornare al Wolfsburg. Rimane fino alle dimissioni della��ottobre 2012. Torna in pista dopo piA? di un anno di stop quando, a San Valentino 2014, viene annunciato come nuovo a�?managera�� degli inglesi del Fulham, che non riesce perA? a portare alla salvezza. Confermato per la��immediata risalita, viene esonerato dopo aver perso le prime quattro partite consecutive. Come allenatore si A? fatto la fama di duro che spreme i suoi giocatori in allenamento, tanto da essersi guadagnato i soprannomi di a�?Saddama�� e di a�?Felix il Torturatorea��. Ha vinto per tre volte (2003, 2005 e 2009) il titolo di Allenatore Tedesco della��Anno. Con la Germania ha giocato 43 partite (3 le reti), vincendo la��Europeo 1980 e perdendo due finali mondiali consecutive, nel 1982 (in panchina) e 1986.

11 (seconda punta) a�� Gert a�?Charlya�? DA�RFEL: Certo, Kevin Keegan ha vinto due volte consecutive il Pallone da��Oro mentre vestiva la maglia della��Amburgo, ma si poteva forse escludere a�?Charlya�? dalla��11 di sempre della formazione tedesca? Impossibile!

Nato proprio ad Amburgo, ha praticamente sempre giocato per questo club, con un padre, uno zio e un fratello che vi hanno giocato a loro volta. Dopo i primi passi nel PSV Hamburg, ecco nel 1958 la��ingresso nelle giovanili del a�?suoa�� Amburgo. Due anni dopo entra in pianta stabile in prima squadra, rimanendovi fino al 1971, collezionando 325 presenze e mettendo a segno 107 reti. Partner ideale per Uwe Seeler, per lui col club un successo in campionato (1960) e la Coppa di Germania 1963. Nel 1965, il quotidiano francese a�?La��Equipea�� lo proclama la miglior ala sinistra da��Europa. Nello stesso anno, incide anche un 45 giri di successo. Dopo il a�?ritiroa��, gioca 4-5 anni sporadiche partite-spot in Sud Africa e Canada. In mezzo, nella stagione 1973-a��74, veste la maglia dei dilettanti amburghesi del Barmbek-Uhlenhorst. Dopo aver smesso con il calcio giocato, ha lavorato per anni come clown per il Circo Krone. Si A? quindi stabilito a Seevetal, nei pressi di Amburgo, a godersi la pensione. La��impronta del suo piede A? a�?incastonataa�� nella a�?Walk of Famea�� del Volksparkstadion, la a�?casaa�? della��Amburgo. Per lui anche 11 presenze con ben 7 reti in Nazionale, con la quale non ha perA? partecipato a nessun torneo a causa dei tormentati rapporti coi CT. Sepp Herberger, condottiero della prima Germania campione del Mondo (quella del a�?Miracolo di Bernaa�� del 1954), ad esempio, lo escluse dalla squadra per il Mondiale 1962, in Cile.

ALL. Ernst HAPPEL: Austriaco, bandiera del Rapid Vienna da giocatore, stiamo parlando di uno dei piA? grandi allenatori nella storia del calcio. Il primo capace di vincere la Coppa dei Campioni con due squadre diverse e uno dei 4 allenatori (gli altri sono, nella��ordine: Ivic, Trapattoni e Mourinho) ad aver vinto il titolo nazionale in 4 Paesi diversi. Il suo primo incarico da allenatore A? in Olanda, al Den Haag, dove arriva nel 1962. Rimane per 7 stagioni (con in mezzo, nella��estate 1967, una��esperienza americana ai San Francisco Gales), vincendo la coppa nazionale nel 1968. La��anno dopo passa al Feyenoord, fresco campione da��Olanda, e lo conduce alla storica vittoria della Coppa dei Campioni 1970. La��anno dopo conquista Coppa Intercontinentale e campionato, rimanendo poi per altre due stagioni. Si sposta quindi in Spagna, al Siviglia, interrompendo anzitempo la sua esperienza per andare in Belgio, al Brugge. In quattro anni e mezzo conquista tre campionati consecutivi (1976-1978), una Coppa del Belgio (1977) e due finali europee, perse entrambe contro il grande Liverpool degli Anni a��70: quella di Coppa UEFA 1975-a��76 e, soprattutto, quella di Coppa dei Campioni due anni dopo. Nel frattempo, nel 1977, A? divenuto anche CT della Nazionale Olandese, che la��anno seguente porta al secondo posto ai Mondiali argentini. Dopo la Coppa del Mondo lascia sia la��incarico con la��Olanda sia il Brugge. Rimane in Belgio, dove torna in pista allenando per qualche mese la��Harelbeke, passando poi allo Standard Liegi. Rimane due stagioni: la prima chiusa col secondo posto in campionato, la seconda con la vittoria nella coppa nazionale. Passa quindi ai tedeschi della��Amburgo, con cui vince subito il campionato e arriva in finale di Coppa UEFA, persa contro gli svedesi del Goteborg. La��anno seguente A? ancora titolo nazionale e, soprattutto, arriva la Coppa dei Campioni, vinta in finale contro la favoritissima Juventus. Chiude nella stagione 1986-a��87, con la vittoria della Coppa di Germania. Torna quindi in Patria, allenando per quattro stagioni (e qualche mese) la��FC Swarovski Tirol, con cui vince due campionati (1989 e 1990) e una coppa nazionale (1989). Il primo gennaio 1992 diventa CT della��Austria, incaricA? che durerA� perA? solo fino al 14 novembre di quella��anno, giorno in cui Happel muore di cancro. Subito dopo, il mitico stadio a�?Pratera�� di Vienna viene rinominato in suo onore a�?Ernst Happel Stadiona��.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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