All Time XI: Arsenal

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Avversarie nobili, per le italiane, in questo mercoledA� di Champions che chiude la fase a gironi. Se il Milan incontra i mitici olandesi della��Ajax, il Napoli dovrA� vedersela con gli inglesi della��Arsenal, una delle a�?Big Red Threea�?, ossia le tre grandi da��Inghilterra, accomunata dal vestire una maglia dove A? predominante il colore rosso (le altre due sono Manchester United e Liverpool). Delle tre, i Gunners sono gli unici a non aver vinto la Coppa dei Campioni/Champions League, e quelli che hanno meno titoli nazionali (13, contro i 20 dei a�?Red Devilsa�? e i 18 dei a�?Redsa�?), ma sono comunque una delle squadre piA? note e nobili da��Europa, oltre che sempre un osso duro da affrontare nelle coppe.

Vediamone ora la squadra di tutti i tempi, schierato in un a�?classicoa�? 4-4-2:

1 (portiere) a�� David SEAMAN: Cresciuto nelle giovanili del Leeds, fu spedito al Peterborough United, in quarta serie, dove iniziA? la sua carriera professionistica. Dopo due stagione passa al Birmingham City, nella��allora a�?Serie Ba�? inglese, centrando subito la promozione nella massima serie. La��anno successivo il club retrocede, ma lui rimane in First Division poichA� lo acquista il QPR. Con gli Hoops rimane quattro stagioni, guadagnandosi anche la prima convocazione in Nazionale. Nel 1990 approda finalmente alla��Arsenal, con cui vince subito il campionato, subendo solo 18 goal in 38 partite. Coi Gunners rimane per 13 stagioni, vincendo 2 Premier League oltre al titolo del primo anno (1997-a��98 e 2001-a��02, arrivando sempre secondo nelle altre annate tra il 1998 e il 2003), la Coppa delle Coppe 1994 (e perdendo la finale la��anno successivo), 4 FA Cup (1993, 1998, 2002 e 2003, alzando in questa��ultimo caso la coppa da capitano, nella sua ultima partita con la squadra), la Coppa di Lega 1992-a��93 e 4 Community Shield (1991, 1998, 1999, 2002). Chiude col calcio giocato, dopo mezza stagione passata al Manchester City, nel 2003. In Nazionale, dopo aver perso per infortunio i Mondiali italiani del a��90 (per i quali era stato inizialmente scelto come terzo portiere), diviene titolare indiscusso con la��avvento sulla panchina dei a�?Leonia�? di Terry Venables, giocando da numero 1 la��Europeo casalingo del 1996, quindi i Mondiali in Francia nel 1998, Euro 2002 e il Mondiale 2002. A� il portiere con piA? presenze nella storia della��Arsenal, 564. Attualmente svolge la��incarico di allenatore dei portieri del Wembley.

2 (terzino destro) a�� Pat RICE: Sono stato incerto fino alla��ultimo su chi scegliere come terzino sinistro, perchA� ca��erano elementi validi a favore di entrambi i candidati. Alla fine ho scelto Pat Rice, a discapito di Lee Dixon, sia perchA� ha una vera e propria vita a�?gunnera�?, sia perchA� non aveva i fortissimi compagni di cui ha potuto invece beneficiare il suo a�?rivalea�?. Rice A? nordirlandese di Belfast, anche se si traferisce molto giovane a Londra, ed entrando quindicenne nelle giovanili della��Arsenal. Debutta in prima squadra a 18 anni, nel 1967, in una partita di Coppa di Lega, giocando nel frattempo con la squadra giovanile e con quella riserve. A 19 arriva la prima presenza in Nazionale, e nel frattempo studia per succedere al titolare nel ruolo, Peter Storey. Quando questa��ultimo, con la��avanzare della��etA�, viene avanzato anche di posizione reinventandosi mediano, Rice diventa il titolare a tutti gli effetti della maglia numero 2, appena ventunenne. SarA� padrone assoluto del ruolo per tutti gli Anni Settanta, e alla sua prima stagione da titolare, 1970-a��71, contribuisce al primo storico Double dei Gunners, che quella��anno vincono campionato e Coppa da��Inghilterra. Al secondo anno ca��A? di nuovo la finale di FA Cup, che stavolta va perA? al Leeds. In tutto le sue finali di coppa nazionale con la maglia della��Arsenal saranno 5, avendone giocate altre tre consecutivamente tra il 1978 e il 1980, anno in cui chiude con la��Arsenal passando al Watford. Di queste ultime tre finali vince solo quella di mezzo, nel 1979, alzando la coppa da capitano. Dopo i 4 anni passati nella squadra di Elton John (vestendo anche qui la fascia di capitano), lascia il calcio giocato e torna alla��Arsenal, come assistente allenatore e a guida delle squadre giovanili. Nel 1996 A? per un breve periodo la��allenatore ad interim prima della��arrivo di ArsA?ne Wenger, di cui sarA� il fidato vice fino al 2012, anno in cui annuncia il proprio ritiro, dopo aver passato complessivamente 44 anni della sua vita al servizio dei Gunners.

3 (terzino sinistro) a�� Ashley COLE: La lunga militanza e la��appartenenza alla solidissima difesa a�?gunnera�? degli Anni a��90, avrebbe fatto propendere per Niger Winterburn, ma non si puA? far finta di non vedere che Ashley Cole A? (stato) di un altro pianeta. Cresciuto nel vivaio della squadra, debutta a poco meno di 19 anni nel novembre 1999, in una partita di Coppa di Lega. Un paio di mesi piA? tardi arriva anche il battesimo di Premier League, contro il Newcastle, per poi completare la stagione in prestito al Crystal Palace. Torna, in concomitanza della��addio proprio di Winterburn, per fare da cambio al nuovo titolare, il brasiliano Sylvinho. Il quale perA? si rompe, dando campo libero al ventenne di origine caraibica, che sa��impossessa della titolaritA� del ruolo senza tanti patemi. Nel 2001 arriva la prima chiamata in Nazionale, di cui diventa in poco tempo il terzino sinistro titolare, cosa che rimarrA� per circa un decennio. Con la��Arsenal centra il Double campionato-FA Cup nel 2002, bissando il successo in Premier nel 2004. In bacheca finiscono anche altre due coppe nazionali (2003 e 2005), accompagnate nelle stesse annate da due Community Shield. Nel 2005 A? attratto dal progetto milionario del Chelsea di Abramovich, ma la squadra non vuol sentir ragioni e non lo lascia partire, e anzi verrA� addirittura multato dalla federazione per aver portato avanti trattative proibite coi Blues. Che peraltro raggiungere la��anno successivo, dopo il Mondiale in Germania, in cambio di soldi e del cartellino di Gallas. I tifosi, dopo il tira e molla della��anno prima, la prendono malissimo e Cole se ne va con la nomea di traditore, e venendo accolto da sonori fischi ogni volta che rimette piede alla��Emirates Stadium. Alla corte di Mourinho vince subito FA Cup e Coppa di Lega, ma deve giocarsi il posto in squadra con Wayne Bridge, sul quale poi comunque prevarrA� in maniera definitiva. Dopo la��addio dello Special One, vince di nuovo la FA Cup nel 2009, venendo premiato quale a�?Man of the Matcha�?. La stagione successiva, la prima di Ancelotti a Londra, porta a casa la tripletta a�?scudettoa�?-FA Cup-Community Shield. Dopo la��addio di Ancelotti e la breve e fallimentare esperienza con Villas-Boas, centra la storica doppietta Champions League-FA Cup sotto la guida di Roberto Di Matteo, trasformando uno dei rigori nella finale europea contro il Bayern Monaco. Quindi, nella��ultima stagione, ecco la��Europa League sotto la guida di Rafa Benitez. In Nazionale ha giocato piA? di 100 partite, prendendo parte a tre Mondiali (2002, 2006 e 2010) e a due Europei (2004 e 2012), partendo sempre a�� almeno sulla carta – da titolare. Ultimamente, complice anche qualche guaio fisico e i 32 anni, spesso A? costretto a cedere il passo a Baines della��Everton, anche se la maglia numero 3 rimane sempre di sua proprietA�.

4 (regista) a�� Patrick VIEIRA: Francese nato in Senegal, inizia da bambino con la��FC Trappes, per passare quindi alla��FC Drouais e poi al Tours. Qui lo scova il Cannes, che a 17 anni lo fa debuttare nella massima serie, e di cui a 19 A? giA� il capitano. Lo nota il Milan, che lo porta in Italia, ma nella squadra piena zeppa di campioni di Capello, trova pochissimo spazio, anche se vince lo scudetto. Wenger ne coglie lo stesso le potenzialitA�, e ne caldeggia la��acquisto alla��Arsenal in attesa di diventarne la��allenatore. Vierira diviene da subito il perno del gioco del manager alsaziano, rimanendo sotto la sua guida per ben 9 stagioni, Centrando i Double del 1998 e del 2002, cui vanno aggiunte la Premier League 2003-a��04, altre due FA Cup (2002-a��03 e 2004-a��05, vinte entrambe da capitano) e 4 Community Shield (1998, 1999, 2002, 2004). Nel 2001 viene irretito da Sir Alex Ferguson, e pare sul punto di passare al Manchester United, ma poi la societA� decide di trattenerlo, nominandolo anche vice capitano. CosA� la��anno dopo, al ritiro dello storico skipper Tony Adams, la fascia passa definitivamente a lui. La terrA� fino al 2005, quando lui e la��Arsenal decideranno di cedere al lungo corteggiamento della Juventus. In bianconero rimane un solo anno per via dei fatti di Calciopoli, vincendo lo scudetto 2005-a��06 poi riassegnato alla��Inter. Ed A? proprio ai nerazzurri che passa, insieme con Ibrahimovic, dopo al a�?diasporaa�? bianconera. In nerazzurro rimane 4 stagioni, sempre limitato dai problemi fisici e faticando quindi a diventare un perno della squadra. Lascia i nerazzurri a metA� della stagione 2009-a��10 (dopo tre scudetti consecutivi e due Supercoppa Italiana, risultando decisivo nella prima, quella del 2006, vinta grazie a una sua doppietta nel 4 a 3 finale con la Roma, che era andata in vantaggio 3 a 0), perdendosi il Triplete, per tornare sotto la guida di Roberto Mancini, suo primo allenatore milanese, che lo chiama al Manchester City. Ormai a fine carriera, mette insieme poche presenza, e saluta dopo la passerella nella finale di FA Cup vinta al termine nella stagione 2010-a��11, entrando nello staff dirigenziale dei Citizens, di cui da questa��anno A? allenatore della squadra riserve. Con la Nazionale ha preso parte ai Giochi Olimpici di Atlanta del 1996, quindi ha partecipato alla tripletta Mondiale-Europeo-Confederations Cup del 1998-2000-2001, disputando poi i Mondiali del 2002 e del 2006 e gli Europei del 2004 e del 2008, questi ultimi giocati da capitano, dopo aver ereditato la fascia da Zinedine Zidane alla��indomani della finale mondiale di Berlino persa contro la��Italia. Dopo la��esclusione dalla squadra per il Mondiale sudafricano, annuncia il ritiro dalla Nazionale, dopo 107 partite e 6 goal.

5 (difensore centrale) a�� David Oa��LEARY: Irlandese, viene scovato a Shelbourne dagli osservatori della��Arsenal, nella cui Academy entra nel 1973, a quindici anni. A 17 A? giA� titolare, ruolo che manterrA� per 17 stagioni, fino alla��avvento di Martin Keown, a cui farA� per una stagione da riserva, decidendo poi di passare al Leeds, dove rimarrA� a�� giocando pochissimo a�� per due stagioni. Con la��Arsenal ha vinto due campionati (1989 e 1991), due FA Cup (1979 e 1993) e due Coppa di Lega (1987 e 1993), perdendo ai rigori, invece, la��unica finale europea, quella di Coppa delle Coppe del 1980 contro il Valencia. A� recordman assoluto di presenze in maglia a�?gunnera�?, avendone totalizzate ben 722, unico giocatore nella storia dei londinesi ad aver infranto il muro delle 700 partite giocate con la squadra. Appesi gli scarpini al chiodo, intraprende la carriera di allenatore, iniziando proprio in quel Leeds nel quale aveva chiuso col calcio giocato. A� per due stagioni la��assistente di George Graham, che era stato suo allenatore proprio alla��Arsenal. Quando nel 1998 Graham passa al Tottenham, Oa��Leary viene promosso capo allenatore. Centra subito un insperato quarto posto in Premier, che vale la qualificazione in Coppa UEFA, competizione nella quale la��anno successivo la squadra arriverA� fino alle semifinali, agguanto al contempo addirittura il terzo posto in campionato, che vale un posto in Champions League. Nella successiva campagna europea, il Leeds A? la squadra rivelazione: nel primo girone eliminatorio batte il Milan, nel secondo passa insieme al Real Madrid (a discapito della Lazio), fermandosi solo in semifinale contro il Valencia. In campionato perA? la squadra va male e non si qualifica nuovamente per la massima competizione europea, mandando in fumo i piani della proprietA�, che dopo le prime sfavillanti due stagioni e la cavalcata al debutto, spende e spande convinta che ormai la squadra si sia stabilizzata ad alto livello. Il Leeds A? travolto dai debiti e dagli scandali e Oa��Leary (che al picco del suo Leeds finA� addirittura nella lista dei possibili eredi di Ferguson allo United) nella��estate del 2002 salta, mentre il club poco dopo fallisce, ripartendo dalle serie minori. Dopo un anno di stop, Oa��Leary torna in pista con la��Aston Villa: il primo anno arriva un onorevole sesto posto, ma A? un fuoco di paglia. La��anno successivo la squadra A? decima, mentre nel 2005-a��06 rischia addirittura la retrocessione, sventata con un misero sedicesimo posto finale, che vale la fine del rapporto tra la��allenatore e la squadra di Birmingham. Dopo questa esperienza non allena piA? per 4 anni, fino alla chiamata a Dubai del Al-Ahli, squadra dove gioca Fabio Cannavaro, che lui nomina capitano. La��esperienza perA? va male, e ad aprile viene esonerato, con tanto di causa legale, vinta nel maggio di questa��anno, che gli ha portato ad avere 5 milioni di dollari in piA? sul conto in banca.

6 (difensore centrale) a�� Tony ADAMS: La vera e propria bandiera, a�?Mr. Arsenala�?. Secondo solo ad Oa��Leary per presenze (669), votato come terzo giocatore piA? grandi di sempre dopo le due grandi attrazioni da��attacco Henry e Bergkamp, Adams ha passato tutta la sua carriera di calciatore nei Gunners, entrando a 14 nella academy dei londinesi. Debutta in prima squadra appena compiuti i 17 anni, nel novembre del 1983, collezionando tre presenze in campionato. La��anno successivo A? giA� la prima alternativa in difesa, giocando 16 match in First Division (antesignana della Premier League), una in FA Cup e una in Coppa di Lega. Dopo un altro anno di apprendistato, nel 1986 a�� a venta��anni a�� diventa titolare, ruolo che manterrA� per tre lustri. Alla sua prima stagione al centro della difesa a�?gunnera�?, conquista subito un trofeo, la Coppa di Lega, vinta dalla��Arsenal battendo in finale per 2 a 1 il Liverpool, e arriva pure il debutto in Nazionale. A metA� della stagione successiva, il capitano Kenny Sansom (che a fine stagione sarA� ceduto al Newcastle, nonostante fosse il terzino sinistro titolare della Nazionale, nonchA� il migliore del campionato da otto stagioni consecutive), a seguito di frizioni con la��allenatore George Graham, viene degradato, e la fascia passa a un ventunenne Adams, che la terrA� fino al ritiro, nel 2002, dopo un regno da a�?skippera�? di 14 anni e mezzo. Da capitano guida la squadra alla seconda finale consecutiva di Coppa di Lega, che la��Arsenal perderA� perA? 3 a 2 alla��ultimo minuto contro il Luton Town. Si rifA� benissimo nella��annata successiva, dato che, dopo aver preso parte alla��Europeo con la Nazionale, vince il suo primo a�?scudettoa�?. La stagione 1989-a��90 A? invece sfortunata: inizia con la sconfitta contro il Liverpool nella Community Shield e si conclude senza trofei e con la clamorosa esclusione dai 22 partecipanti a Italia a��90. La delusione del Mondiale mancato viene consolata dal secondo titolo nazionale, cui fa seguito nella��annata successiva la Community Shield, ma perde nuovamente la��appuntamento estivo con la Nazionale, Euro a��92, stavolta per infortunio. Ma proprio dopo la��Europeo, il capitano dei Leoni, Gary Lineker, lascia la Nazionale (e i a�?cuginia�? del Tottenham, per andare a giocare in Giappone), e la fascia se la dividono proprio Adams e David Platt. Rientrato dalla��infortunio, guida la squadra alla doppietta FA Cup-Coppa di Lega, e la��anno successivo alza al cielo il suo unico trofeo internazionale, la Coppa delle Coppe, vinta in finale contro il Parma campione in carica, dopo aver eliminato nei quarti una��altra italiana, il Torino, proprio grazie a un gol di Adams (che aveva segnato anche nel 7 a 0 inflitto in trasferta ai belgi dello Standard Liegi). Non ca��A? perA? il Mondiale americano, dato che la��Inghilterra manca clamorosamente la qualificazione. Qualcosa forse di ancor piA? clamoroso accade nella stagione immediatamente successiva, quando circa a metA� stagione (e dopo aver perso la sfida di Supercoppa Europea col Milan di Capello) la societA� si vede costretta a cacciare la��allenatore scozzese George Graham, artefice del ritorno al vertice del calcio inglese dei Gunners, per via di una faccenda di soldi intascati in maniera illecita su una��operazione di mercato. Graham (che chiamava Adams a�?il mio colossoa�?) ammetterA� le sue colpe e sarA� squalificato per un anno. La��Arsenal, dal canto suo, vive un momento di smarrimento per aver perso la sua guida, perdendo a�� da campione in carica a�� la finale di Coppa delle Coppe con gli spagnoli del Siviglia, e stabilizzandosi solo una stagione e mezza dopo, con la��arrivo di ArsA?ne Wenger. Nel frattempo Adams riesce finalmente a giocare di nuovo un torneo con la Nazionale, anche perchA� si tratta della��Europeo casalingo. Lui A? il capitano della��Inghilterra che esce immeritatamente in semifinale con la Germania, che vincerA� poi il torneo. Dopo il quale, la��avvicendamento nel ruolo di CT da Terry Venables a Glenn Hoddle, gli costa la fascia al braccio, che passa a quello della��attaccante Alan Shearer del Newcastle. Sempre in quel 1996 diventano di dominio pubblico anche i grossi problemi con la��alcool di Adams, che va in riabilitazione e si riprende alla grande, anche grazie al sostengo di Wenger, che lo definirA� il a�?professore della difesaa�?, e che gli insegnerA� anche a impostare, completando cosA� un difensore giA� dotato di un ottimo anticipo e di eleganza nel tackle. Con la��allenatore francese, dopo un primo anno di assestamento, la squadra inizia a volare: doppietta Premier League-FA Cup (andando anche a segno nella partita scudetto alla��ultima giornata di campionato) e agognata partecipazione al Mondiale nel 1997-a��98; Community Shield e secondo posto in campionato sia nel 1998-a��99 che nel a��99-2000 (con una finale di Coppa UEFA persa ai rigori coi turchi Galatasaray e la sua ultima competizione internazionale con la��Inghilterra, la��Europeo giocato in Olanda e Belgio). E, dopo un 2000-a��01 senza titoli, la chiusura in bellezza con un altro Double campionato-Coppa da��Inghilterra, dopo il quale si ritira dal calcio giocato. Dopo aver salutato i a�?suoia�? tifosi con un match amichevole in suo onore tra Arsenal e Celtic di Glasgow, Adams si mette a studiare per diventare allenatore, prendendo in corsa nel novembre del 2003 la formazione di Division One (la nostra Prima Divisione di Lega Pro, ossia la��ex C1) dei Wycombe Wanderers, che non riesce perA? a salvare dalla retrocessione. Inizia la stagione successiva in League Two e, nonostante la squadra parta bene, a novembre si dimette. Nel luglio del 2005 si trasferisce in Olanda, per allenare nelle giovanili del Feyenoord e facendo al contempo lo scout per la��Arsenal, passando dopo sei mesi alla��Utrecht. Torna quindi in patria, nella��estate del 2006, per diventare il vice di Harry Redknapp al Portsmouth, e in quel ruolo vince la FA Cup 2007-a��08. Pochi mesi dopo, quando Redknpp molla il a�?Pompeya�? per accettare la��offerta del Tottenham, viene nominato capo allenatore della squadra. La��esperienza A? perA? tutta��altro che fortunata, e a febbraio viene sollevato dalla��incarico. Torna su una panchina nella stagione 2010-a��11, firmando per il Gabala FC, in Azerbaigian. Rimane una stagione e mezza, prima di lasciare a metA� del campionato 2011-a��12, nonostante un contratto triennale. Nel frattempo continua a guidare la Sporting Chance Clinic, struttura da lui fondata nel 2000 per curare i problemi di dipendenza degli sportivi. Dal 2004 fa parte della a�?Hall of Famea�� del calcio britannico, mentre il 9 dicembre 2011, per le celebrazioni dei 125 anni dalla fondazione della��Arsenal, una sua stata A? stata posta alla��ingresso della��Emirates Stadium, assieme a quelle del grande allenatore degli Anni a��20 e a��30, Herbert Chapman e del bomber di sempre dei Gunners, il francese Thierry Henry. Adams A? la��unico giocatore, nella storia del calcio inglese, ad aver alzato trofei da capitano in tre diverse decadi. Ha giocato un numero record di 60 partite a Wembley, nel quale A? stato la��ultimo calciatore a segnare prima del rifacimento dello storico stadio britannico.

7 (ala destra) a�� Robert PIRES: Difficile lasciar fuori uno come Paul Merson, cresciuto in casa e protagonista dei successi dei primi Anni Novanta, gli ultimi fino alla��avvento della��era-Wenger. PerA?, il segno che ha lasciato questa��ala francese di origine iberiche, che solo gli infortuni hanno fatto passare per meno di quel che realmente valeva, non poteva passare inosservato. Formatosi nella squadra della sua citta natia, il Reims, approda diciannovenne al Metz, dove rimane sei stagioni, vincendo la Coppa di Lega 1996 contro quel Lione contro cui aveva debuttato in campionato tre anni prima. Le sue buone prestazioni gli fanno guadagnare in quel periodo anche la Nazionale, tanto che fa parte dei 22 che vinceranno la Coppa del Mondo in casa nel 1998. Finito il Mondiale passa alla��Olympique Marsiglia, con cui il primo anno perde lo scudetto per un punto e la finale di Coppa UEFA contro il Parma di Malesani. Il secondo anno la squadra non gira, lui ha qualche frizione con la societA�, e spinge per andarsene. Dopo la��Europeo vinto al golden goal contro la��Italia, passa alla��Arsenal (che ha la meglio su diverse altre pretendenti, tra cui la Juventus e il Real Madrid fresco di vittoria in Champions League), per sostituire la��olandese Overmars passato al Barcellona. Dopo un iniziale periodo di adattamento, ingrana alla grande, diventando uno dei protagonisti degli ultimi successi in casa Gunners. Nel 2001-a��02 A? votato dai giornalisti a�?Giocatore della��Annoa�? in Premier League, che vince insieme alla FA Cup. La��anno dopo ca��A? il bis in Coppa da��Inghilterra (segnando il goal vittoria nella finale contro il Southampton) e la vittoria nella Community Shield. Nel 2003-a��04 nuova vittoria in campionato, quindi altra doppietta FA Cup-Community Shield nel 2004-a��05. Gli acciacchi e lo scollinamento delle trentina, fanno si che inizi a perdere la centralitA� nel team. CosA�, dopo essere stato sostituito al diciottesimo minuto dopo la��espulsione del portiere Lehmann nella finale di Champions League 2006 contro il BarA�a, capisce di aver fatto il suo tempo a Londra. Essendo in scadenza di contratto, si accorda con gli spagnoli del Villareal dove, al netto di un nuovo grave infortunio, quando sta bene dimostra una sorta di a�?seconda giovinezzaa�?. Con lui il a�?Sottomarino Gialloa�? diventa la mina vagante della Liga, e riesce pure a fare paura in Europa. Dopo quattro anni in Spagna, non gli viene rinnovato il contratto, e cosA� torna in Inghilterra, firmando con la��Aston Villa. Coi Villans, perA?, la��esperienza non A? un granchA�, e a fine anno lascia, ritirandosi. Con la Nazionale, oltre ai successi succitati, partecipa alla vittoriosa Confederations Cup del 2001 (successo bissato due anni piA? tardi), ricevendo il premio come miglior giocatore del torneo. Chiude con i Blues dopo la��Europeo 2004, a seguito di frizioni col CT Domenech.

8 (centrocampista) a�� Liam BRADY: A� indubbio che negli ultimi anni, pensando alla guida del centrocampo della��Arsenal, si vada subito a citare lo spagnolo Cesc Fabregas, attualmente al Barcellona. Ma non si puA? non ricordarsi come qualche decennio fa, a fare da luce al caro vecchio Highbury ci fosse Liam Brady, vecchia conoscenza anche del campionato italiano. La��Arsenal lo scova, alla��etA� di quindici anni, nei St. Kevina��s Boys, squadra di quartiere della natia Dublino. Debutta in prima squadra a 17 anni (dopo aver vinto la South East Counties League e la versione giovanile della FA Cup con la squadra dei a�?ragazzia�?), mettendo insieme 13 presenze in campionato, qualcuna anche da titolare. Ruolo che conquista dalla stagione successiva, segnalandosi come formidabile uomo assist. Il suo Arsenal A? giovane e di belle speranze, ma non ancora a�?formatoa�? per vincere. I primi risultati si iniziano a vedere alla fine degli Anni Settanta, con le tre finali consecutive di FA Cup tra il 1978 e il 1980. I Gunners vincono solo quella del 1979, e la��assist per il goal di Alan Sunderland, che alla��ultimo minuto trafigge il Manchester United, A? suo, che a fine stagione viene premiato come giocatore della��anno del campionato inglese. La��anno dopo la��Arsenal arriva fino in fondo in Coppa delle Coppe, cedendo solo ai rigori nella finale col Valencia, e lui sbaglierA� il primo per i suoi. In semifinale gli inglesi avevano eliminato la Juventus, e le prestazioni di Brady catturarono talmente tanto la dirigenza bianconero, che non esitA? ad approfittare della fine del blocco per gli stranieri e lo acquistA?. A Torino vinse due scudetti in due anni, entrando negli annali per il rigore trasformato alla��ultima giornata del campionato 1981-a��82 contro il Catanzaro che diede il titolo ai bianconeri, nonostante giA� sapesse che la Juve aveva deciso di rimpiazzarlo con Platini (in Italia, abituati alle furbate e alla a�?cultura del sospettoa�?, suonA? marziana questa seria professionalitA�, che dovrebbe invece essere la regola). Lascia Torino per trasferirsi a Genova, sponda blucerchiata, rimanendo anche qui per un biennio per poi passare alla��Inter, che lascia quando arriva il suo ex allenatore in bianconero Trapattoni. Dopo una��ultima stagione italiana alla��Ascoli, torna in Inghilterra, al West Ham, ritirandosi alla fine della terza stagione con gli Hammers. A un anno dal ritiro diventa allenatore del Celtic di Glasgow, che guida per due stagione, venendo poi esonerato dopo poche partite alla��inizio della terza. Dopo un paio di mesi viene chiamato in corsa dagli inglesi del Brighton&Hove Albion, dove rimane fino al termine della stagione successiva. Dopo un anno di stop, nel luglio 1996 viene nominato direttore del settore giovanile della��Arsenal, incarico che ricopre tutta��ora. Nel biennio 2008-2010 A? stato anche assistente, assieme a Marco Tardelli, del vecchio maestro Trapattoni sulla panchina della a�?suaa�? Irlanda, con la quale ha messo insieme 72 presenze e 9 reti. Fa anche il commentatore tecnico in tv, seguendo le competizioni per Nazionali dal Mondiale 1990 in poi.

9 (centravanti) a�� Thierry HENRY: Certo, negli ultimi anni (e prima del suo passaggio al Manchester United) siamo stati tutti affascinati dalla��esponenziale crescita di Robin Van Persie. E chi segue da piA? tempo i Gunners porterA� certamente nel cuore la potenza fisica con cui segnava goal a palate Ian Wright, a cavallo tra gli Anni a��80 e a��90. Ma nessuno rappresenta IL centravanti della��Arsenal come Thierry Henry, non a caso votato dai tifosi come il a�?gunnera�? piA? grande di sempre. Nato e cresciuto in un sobborgo di Parigi, inizia fin da piccolissimo a giocare con varie squadrette di quartiere, nelle quali viene notato dagli scout del Monaco alla��etA� di 13 anni, dopo averlo visto segnare tutti i goal di una vittoria per 6 a 0 della sua squadra. Prima di portarlo nel Principato, i monegaschi lo mandano al celeberrimo centro di formazione per giovani calciatori di Clairefontaine, per poi aggregarlo alle proprie formazioni giovani nel 1992, a 15 anni. Coincidenze della vita, la��allenatore della prima squadra A? ArsA�ne Wengera��che lo fa debuttare nella massima serie un paio di anni dopo, schierandolo come ala sinistra nonostante abbia giA� in testa per lui un futuro da attaccante puro. Nella sua seconda stagione in prima squadra A? giA� la��alternativa numero uno agli attaccanti titolari, e vince pure il premio come miglior giocatore giovane del campionato. Torneo che vince nel 1996-a��97, alla prima stagione da titolare, col Monaco di Tigana che la��anno successivo vince la Supercoppa di Francia e arriva fino alle semifinali di Champions League, dove sarA� la Juventus a stoppare la corsa dei biancorossi, di cui colpisce soprattutto la qualitA� del tridente da��attacco, che vede al centro tal David Trezeguet, affiancato dal nigeriano Ikpeba a destra e appunto da Henry a sinistra. La stagione successiva, dopo aver vinto il Mondiale casalingo con la Francia, gioca solo sei mesi con la squadra che la��ha lanciato, perchA� a gennaio si traferisce proprio alla Juventus, disastrata dopo un quadriennio di successi, col clamoroso cambio in panchina da Lippi ad Ancelotti, e senza la sua stella Del Piero che sa��A? sfasciato un ginocchio. La��attuale allenatore del Milan lo schiera assurdamente come esterno sinistro nel 3-5-2, con compiti quasi da terzino e tra difficoltA� tattiche e di ambientamento, Henry si rivela un flop clamoroso in bianconero, specie in rapporto ai 30 miliardi di lire sborsati per il suo cartellino. A fine stagione il suo vecchio maestro Wenger decide di offrigli una possibilitA� alla��Arsenal, e la Juve non si fa certo pregato dato che riesce a piazzare un giocatore che non ha sfondato, e allo stesso esorbitante prezzo cui la��aveva acquistato. Al suo arrivo a Londra, viene immediatamente schierato da centravanti, al posto del connazionale Anelka passato al Real Madrid, riprendendo le file del progetto che Wenger aveva giA� in mente ai tempi del Monaco. La��esperimento inizialmente appare fallimentare, dato che nelle prime otto giornate di campionato Henry non segna un goal che sia uno. Ma poi si scatena, concludendo la stagione con un bottino di 26 centri (tra campionato e coppe), mentre la��Arsenal arriva secondo in campionato e pure in Coppa UEFA, perdendo la finale contro il Galatasaray. In estate vince la��Europeo con la Nazionale, ma poi col club deve di nuovo accontentarsi di secondi posti, dato che i Gunners arrivano nuovamente dietro lo United in Premier League, e perdono la finale di FA Cup contro il Liverpool. La successiva A? perA? la stagione della consacrazione, dato che la��Arsenal centra il Double campionato-Coppa da��Inghilterra, e lui vince il titolo di capocannoniere. Dopo un Mondiale sottotono, riprende subito a vincere col club grazie alla conquista della Community Shield, mentre a fine anno ci sarA� il bis in FA Cup, incontro nel quale sarA� nominato a�?Man of the Matcha�?, oltre a vincere il titolo di calciatore della��anno sia nelle votazioni dei giornalisti, sia in quelle dei colleghi, sia in quelle dei tifosi, primo nella storia a centrare una tripletta del genere. Che ripeterA� la��anno successivo, divenendo anche il primo calciatore a vincere il titolo di MVP per due anni di fila. Non prima perA? di aver vinto la Confederations Cup 2003 con la Francia, conquistando sia il titolo di capocannoniere sia quello di miglior giocatore del torneo. Nel 2003-a��04 vince nuovamente la Premier e la classifica cannonieri, aggiudicandosi anche la Scarpa da��Oro come miglior bomber europeo. Dopo un Euro 2004 sfortunato, si rifA� con un altro titolo di capocannoniere della Premier ed europeo, e con le vittorie in Community Shield ed FA Cup. Saranno i suoi ultimi successi con la��Arsenal. Nel frattempo, col passaggio di Vieira alla Juve diventa capitano, e trascina la squadra fino alla finale di Champions League, persa contro il Barcellona, e che si vocifera possa essere la sua ultima partita coi Gunners, per passare proprio tra le fila dei catalani. Il trasferimento in blaugrana A? invece rimandato di un anno, mentre Henry vince per la terza volta consecutiva il titolo di capocannoniere della Premier, e conquista il suo terzo titolo di giocatore della��anno. Dopo la finale Mondiale persa contro la��Italia a Berlino, ha una stagione travagliata, fortemente penalizzata dagli infortuni, al termine della quale a�� nonostante le dichiarazioni da��amore della��anno precedente a�� lascia appunto la��Arsenal per il Barcellona. In Catalogna torna alla��antica posizione di attaccante esterno sinistro, nel tridente che vede al centro Samuel Etoa��o e sul lato opposto Leo Messi. Pur giocando in una posizione piA? defilata rispetto a quelle che erano ormai le sue abitudini, mette comunque a segno un buon bottino di 19 reti, ma la squadra non vince nulla, e cosA� in estate avviene la��avvicendamento in panchina tra Rijkaard e Pepe Guardiola. Il ruolo rimane lo stesso, ma nel frattempo il francese si A? ambientato, e inoltre le innovazioni portate dal nuovo tecnico giovane nel complesso al sistema di gioco della squadra, che infatti conquista lo storico Triplete Champions League-Liga-Copa del Rey, e i goal stagionali per Henry sono 26. Il terzo anno in blaugrana A? un poa�� meno felice a livello a�?di campoa�?: Henry non A? piA? infatti titolare inamovibile, vista la��esplosione di Pedro, e finisce la stagione con soli 4 goal alla��attivo. I successi comunque non mancano, dato che il Barcellona rivince la Liga e porta a casa altri tre trofei: la Supercoppa Europea, la Supercoppa di Spagna e, soprattutto, il Mondiale per Club. Capito di non essere piA? centrale nel progetto di Guardiola, e vista anche la non piA? verdissima etA� (33 anni), Henry decide di chiudere la sua avventura barcellonista per trasferirsi nella MLS americana, accettando la sontuosa offerta dei New York Red Bulls, squadra della nota marca di bevande energetiche che spadroneggia anche in Formula Uno. Lo fa dopo il Mondiale sudafricano, ultima sua apparizione coi Blues, che lascia dopo la fine del torneo da suo principale cannoniere di tutti i tempi. Coi newyorchesi gioca tutta��ora, essendone divenuto anche capitano. Ma sa��A? anche concesso un romantico ritorno alla��Arsenal, tra la fine del 2011 e la��inizio del 2012, approfittando della pausa del campionato nordamericano (come fece Beckham quando approdA? al Milan) per dare una mano al vecchio maestro Wenger, ritrovatosi con la��attacco spuntato. I due goal segnati nel suo fugace ritorno in prestito alla��Emirates Stadium hanno portato a 228 le sue reti totali in biancorosso, record di tutti i tempi, che gli ha fatto guadagnare la��onore di una sua statua alla��ingresso dello stadio della��Arsenal, come detto qualche bio piA? su, parlando di Tony Adams.

10 (seconda punta) a�� Dennis BERGKAMP: Cresciuto nella mitica scuola Ajax, coi Lancieri fa tutte le giovanili primi di debuttare in prima squadra, dove lo lancia a�?un certoa�? Johan Cruijff nella stagione 1986-a��87, che culminerA� con la vittoria in Coppa delle Coppe (Bergkamp entrerA� in campo nella ripresa, durante la finale) e in Coppa da��Olanda. Al termine di quella stagione se ne va la stella della squadra, Marco Van Basten, mentre in quella dopo lascia il suo a�?gemelloa�? Jon Bosman, partenze che spianano al giovane Dennis la corsa a un posto da titolare. Bergkamp riporta in biancorosso lo a�?scudettoa�? dopo una��assenza di cinque anni, quindi la stagione successiva vince il titolo di capocannoniere a pari merito col brasiliano Romario, bomber del PSV. Il trono di re dei bomber della��Eredivisie anche nelle due stagioni successive, nelle quali vince la Coppa UEFA (1992, nella famigerata finale col Torino di Mondonico che agita in aria una sedia) e la Coppa da��Olanda (1993, segnando il quarto dei sei goal che la��Ajax rifila alla��Heerenveen), arrivando rispettivamente terzo e secondo nella classifica del Pallone da��Oro. Passa quindi alla��Inter, che a suon di miliardi vince la corsa con la Juventus al a�?nuovo Van Bastena�? (equivoco tattico non da poco, dato che lui A? una seconda punta e non un centravanti). In nerazzurro pare subito un pesce fuor da��acqua, Bagnoli non sa bene come collocarlo tatticamente, e lui si trova tutta��altro che bene nel far coppia con la��uruguagio Ruben Sosa, ma riesce comunque a dare il suo contributo, sebbene non si dimostri certo il craque che tutti si aspettano. La squadra, dopo la��esonero della��Osvaldo in favore di Giampiero Marini, eviterA� la Serie B per un punto, ma di contro conquista la Coppa UEFA, e Bergkamp sarA� capocannoniere del torneo. La seconda stagione milanese non A? certo meglio della precedente, anzi: la squadra arriva sesta in campionato ed esce ben presto dalle coppe. Incapace di calarsi nella realtA� italiana, Bergkamp approfitta del cambio di proprietA� alla��Inter (da Pellegrini a Moratti) per farsi cedere alla��Arsenal. In Inghilterra mette in mostra tutta la sua classe, segnando goal da cineteca e giocando un ruolo chiave del ritorno in auge dei Gunners, faro dei primi anni della��era-Wenger. Con lui la��Arsenal conquista 3 Premier League (1998, 2002 e 2004), 4 FA Cup (1998, 2002, 2003 e 2005) e 4 Community Shield (1998, 1999, 2002, 2004). Lascia dopo la finale di Champions League 2006 persa contro il Barcellona, salutando pochi mesi piA? tardi il suo pubblico in un match a lui dedicato, dove ha giocato sia con la��Arsenal sia con la��Ajax. Dopo una��iniziale intenzione di non intraprendere la carriera da tecnico, nel 2008 si iscrive al corso per allenatori, divenendo poco tempo dopo il vice allenatore della Nazionale B. Torna quindi alla��Ajax, allenando varie formazioni giovanili, prima di essere promosso, dal 2011, al ruolo di vice allenatore di Frank de Boer, in prima squadra. Con la Nazionale ha partecipato a tre Europei (1992 a�� vince il titolo di capocannoniere -, 1996 e 2000) e due Mondiali (1994 e 1998), nonostante la nota scarsa predisposizione a volare (cosa che gli ha fatto saltare qualche trasferta europea con la��Arsenal). Tra i vari premi personali, nel 1997-a��98 A? il giocatore della��anno in Premier League sia per i giornalisti che per i giocatori, centrando una doppietta che non riusciva da dieci anni.

11 (ala sinistra) a�� Fredrik LJUNGBERG: Spiace dover lasciare fuori un a�?cuore Arsenala�? come George Armstrong, ma la��impatto a�� anche mediatico a�� della��ala svedese, non poteva essere trascurato. Nato a Vittsjo, con la famiglia si trasferisce alla��etA� di 5 anni ad Halmstad, entrando fin da bambino nelle giovanili della squadra locale, la��Halmstads BK. A 14 anni gioca giA� con la��equivalente della nostra Primavera, e a diciassette debutta nella Serie A svedese. La��anno successivo inizia a conquistare un buono spazio, pur non essendo titolare, e vince il suo primo titolo, la Coppa di Svezia 1995.A� Due anni dopo ecco lo a�?scudettoa�? quindi, dopo una��altra stagione in patria (eletto miglior giocatore del torneo) e la prima chiamata in Nazionale, ecco il trasferimento alla��Arsenal. I primi due anni sono di apprendistato (nel secondo arriva il primo trofeo: la Community Shield), dopodichA� diviene titolare formando una sfavillante coppia di ali col francese PirA?s, arrivato per rimpiazzare Overmars. Da titolare contribuisce a portare la squadra in finale di FA Cup, persa poi col Liverpool. I Gunners si rifanno la��anno successivo, centrando il Double campionato-Coppa da��Inghilterra, nella quale segna il goal del definitivo 2 a 0. La stagione successiva A? doppietta di a�?coppaa�?, col bis in FA Cup e una��altra Community Shield, quindi nel 2003-a��04 lo a�?scudettoa�? da imbattuti. Segue una��altra accoppiata FA Cup-Community Shield, ma nel frattempo la concorrenza per un posto da titolare aumenta, con la��arrivo dello spagnolo Reyes e della��allora giovane stellina olandese Van Persie, che inizialmente giocava nello stesso ruolo di Freddie, che nel frattempo patisce diversi infortuni e acciacchi. Dopo due annate senza titoli e con varie a�?pausea�? dovute ai problemi fisici, arriva la��addio ai Gunners e il passaggio al West Ham, coi quali firma un quadriennale. Ma dopo una sola stagione tutta��altro che esaltante, rescinde prendendosi una pausa dal calcio giocato. Si opera al ginocchio e torna in campo dopo quasi un anno dalla��ultima partita giocata, vestendo la maglia dei Seattle Sounders FC nella MLS statunitense. La stagione successiva A? ancora negli USA, ma passa ai Chicago Fire, che lascia perA? dopo solo 15 partite. Torna in Europa, giocando per sei mesi col glorioso Celtic di Glasgow, quindi emigra in Giappone, allo Shimizu S-Pulse, lasciando perA? prima della fine della stagione e annunciando dopo qualche mese il ritiro. Appesi gli scarpini al chiodo, torna alla��Arsenal come ambasciatore del team alla��estero. Con la Nazionale ha preso parte a due Mondiali, quello in Corea e Giappone del 2002 e quello tedesco del 2006, dopo il quale eredita da Mellberg la fascia di capitano, con cui guiderA� la Svezia fino alla��Europeo 2008, il suo terzo dopo quelli del 2000 e del 2004.

ALL. ArsA�ne WENGER: Alsaziano di Strasburgo, dopo una carriera tutta��altro che esaltante da calciatore, inizia ad allenare subito dopo aver appeso le scarpe al chiodo, nel 1981, nelle giovanili dello Strasburgo. Nel 1983 passa al Cannes, come vice allenatore, quindi la��anno dopo approda sulla panchina del Nancy, grazie ai buoni uffici del padre di Michel Platini (che in quella squadra ha mosso i primi passi da professionista, giocandovi per ben sette stagioni), Aldo. Lascia nel 1987 per accettare la��offerta del Monaco, che la��aveva cercato anche la��anno precedente. Wenger porta nel Principato gli inglesi Glenn Hoddle (futuro CT della��Inghilterra) dal Tottenham e Mark Hateley dal Milan, e acquista il terzino destro della Francia campione da��Europa 1984 Patrick Battiston dal Bordeaux. Con questa squadra vince il campionato francese al primo colpo. La��anno dopo la squadra arriva terza e perde la finale di Coppa di Francia col Marsiglia (un rocambolesco 4 a 3), ma il a�?santonea�? francese ha il merito di lanciare George Weah, appena scovato in Africa ed Emmanuel Petit, mediano che si porterA� poi anche alla��Arsenal, e che rappresenterA� la a�?digaa�? della Francia campione del Mondo nel 1998. Nella stagione 1989-a��90 la squadra arriva ancora terza in campionato e in attacco, a far coppia con Weah, ca��A? la��argentino RamA?n Diaz, bandiera del River Plate e fresco di scudetto con la��Inter del Trap. Nel 1990-a��91 arriva la rivincita sul Marsiglia, dato che stavolta sono i monegaschi a vincere la finale di coppa nazionale contro la��Olympique. In quella squadra, al futuro Pallone da��Oro milanista e al bomber argentino, si sono aggiunti il portoghese Rui Barros dalla Juventus, Franck SauzA�e proprio dal Marsiglia (al quale tornerA� subito dopo, facendo coppia con Deschamps nel centrocampo della squadra che vincerA� la Coppa dei Campioni contro il Milan nel 1993) e un giovane Youri Djorkaeff, pescato nel a�?suoa�? Strasburgo e che poi delizierA� i tifosi interisti con i suoi goal spettacolari. La��anno dopo la squadra A? seconda in campionato e arriva in finale di Coppa delle Coppe, dove deve perA? cedere il passo ai tedeschi del Werder Brema (che vincono 2 a 0 e il cui primo goal sarA� segnato da Klaus Allofs, vera a�?bestia neraa�? del Monaco di Wenger, dato che aveva segnato anche il quarto e decisivo goal a�� gli altri tre li aveva segnati tutti Papin – costato la sfida di Coppa di Francia contro il Marsiglia, nel 1989). Dopo la��Europeo 1992, al centro della��attacco monegasco Wenger porta addirittura JA?rgen Klinsmann, ma la squadra arriva terza in campionato senza vincere nulla. La��anno dopo esce addirittura dalle posizioni top, arrivando solo nona, ma conquista perA? le semifinali di Champions League, dove solo il Milan che poi strapazzerA� per 4 a 0 il Barcellona in finale, ne fermerA� la corsa. Nel frattempo Wenger ha lanciato altri giovani talenti come il difensore Lilian Thuram e la��attaccante Thierry Henry, e i suoi risultati attirano addirittura le attenzioni del Bayern Monaco, che lo vuole come allenatore. La societA� perA? non lo libera, e i tedeschi scelgono il Trap. Per Wenger A? una beffa, perchA� qualche mese dopo viene esonerato, a causa di una partenza piuttosto lenta della squadra. Gli bastano pochi mesi per tornare in pista, ripartendo addirittura dal Giappone. Tra il dicembre a��94 e il gennaio a��95, infatti, formalizza il suo passaggio al Grampus Eight Nagoya, dove costruisce la squadra attorno al grande talento jugoslavo Dragan StojkoviA� (beffa del destino un ex della��odiato Olympique Marsiglia), vincendo la Coppa della��Imperatore nel 1995 e la J-League Super Cup nel 1996, lasciando subito dopo per la chiamata della��Arsenal. Inizialmente ca��A? scetticismo nei suoi confronti, dato che non ha un background in Inghilterra, ma presto farA� ricredere tuttia��

Due Double Premier League-FA Cup nel 1997-a��98 e nel 2001-a��02, cui si uniscono il titolo nazionale da imbattuti nel 2003-a��04, altre due FA Cup (2002-a��03 e 2004-a��05) e 4 Community Shield (1998, 1999, 2002 e 2004), oltre a varie finali, tra cui quella di Champions League del 2006 persa col Barcellona. Infinito la��elenco di giocatori lanciati o rilanciati, da Bergkamp ad Henry, da Vieira a Fabregas, da Van Persie ad Anelka (venduto per cifre folli al Real Madrid), ecc. Il grande investimento per il nuovo stadio ha imposto alla��Arsenal di a�?tirare la cinghiaa�? per qualche anno, e infatti da quasi un decennio la squadra non vince il titolo. Ma Wenger la��ha saputa sempre tenere al vertice, facendole tra la��altro sempre fare ottima figura nelle coppe. Ora che la societA� si A? ripagata la��Emirates Stadium, puA? tornare ad investire, tanto che a�� dopo qualche passaggio a vuoto e qualche investimento non propriamente lungimirante, che ha fatto pensare a una parte del tifo, e anche al sottoscritto, che la sua era fosse ormai al capolinea a�� ad oggi pare la piA? seria candidata alla vittoria di una delle Premier League piA? incerte che si siano mai viste, dove lo United sta soffrendo terribilmente il passaggio dal a�?monumentoa�? Ferguson a Moyes, mentre sulla��altra sponda di Manchester si A? ancora alla a�?raccolta di figurinea�? piA? che a una squadra. A Liverpool continuano con la solita altalena che ormai li contraddistingue da venta��anni, e intanto a Londra i a�?cuginia�? del Tottenham non riescono a fare il definitivo salto di qualitA� (nonostante la valanga di soldi da investire dati dalla cessione di Bale al Real Madrid) e al Chelsea Mourinho fatica a ritrovare la a�?magiaa�?. SarA� la��anno buono, nel decennale dello a�?scudettoa�? degli imbattibili? Vedremoa��

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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