All Time XI: Atalanta

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Atalanta era una divinitA�, logico quindi che questa storica formazione lombarda sia anche chiamata…la Dea. E’ una delle squadra dal nome e dallo stemma piA? particolari che ci siano. Ma anche e soprattutto una grande fucina di talenti, un vivaio da decenni indicato come modello, schiere di campioni che virtualmente portano il marchio a�?made in Atalantaa�?.

Una squadra sA� provinciale e senza pretese, ma sempre ostica, e che ha saputo togliersi grandi soddisfazioni anche grazie alla spinta di un pubblico a�?caldoa�? e davvero attaccatissimo alla sua squadra.

Vediamo dunque questa Atalanta di tutti i tempi, che si schiera con una sorta di a�?albero di Natalea�?, un 4-3-2-1, variabile in 4-3-1-2:

1 (portiere) a�� Pier Luigi PIZZABALLA: Nativo di Bergamo, inizia del Verdello, squadra della��omonima cittadina poco fuori dal capoluogo. Passa quindi alle giovanili della Dea, per poi salire in prima squadra, inizialmente come a�?dodicesimoa�? alle spalle di Zaccaria Cometti. Conquistato il posto da titolare, difenderA� la porta nerazzurra nella vittoriosa finale di Coppa Italia del a��63, e conquistando anche la Nazionale, con cui partecipa a�� da terzo portiere a�� ai Mondiali del 1966. Dopo la tutta��altro entusiasmante avventura azzurra in Inghilterra passa alla Roma, dove rimane tre stagioni vincendo una��altra Coppa Italia, nel 1969 (da vice di Alberto Ginulfi), e passando subito dopo la conquista del trofeo al Verona. In gialloblu gioca 4 anni, trasferendosi quindi a fare il secondo al Milan, nel triennio 1973-1976. Quindi il ritorno a Bergamo per altre quattro stagioni, da comprimario, e quindi il ritiro. Il suo nome A? legato indissolubilmente al mondo delle figurine Panini: sia perchA� negli anni di Bergamo era sempre la figurina numero 1, sia soprattutto per la famosa raritA� della stessa, nella stagione 1963-a��64. Fu poi scoperto che il motivo per cui la sua figurina non si trovava era dovuto al fatto che non era stata nemmeno prodotta fino al feebbraio a��64, a campionato inoltrato, dato che quando furono fatte le foto di rito a inizio stagione, lui non era reperibile e si dovette rimediare poi.

2 (terzino destro) a�� Gianpaolo BELLINI: Bergamasco della provincia, A? nella��Atalanta fin dai Pulcini, e da allora ha vestito sempre e soltanto la maglia della Dea. Dopo aver vinto lo scudetto Primavera nella stagione 1997-a��98, viene aggregato alla prima squadra, con cui debutta nella��aprile 1999, al a�?Bentegodia�� di Verona contro la��Hellas. La��anno successivo, con in panchina il suo ex allenatore delle giovanili Giovanni Vavassori, diventa parte integrante della squadra che conquista la promozione in Serie A. La prima stagione nella massima serie A? di apprendistato, ma alla seconda diviene titolare, seppur bloccato diverse volte da malanni fisici, calvario che si ripete anche la��anno successivo, con la squadra che oltretutto retrocede. In B, superati i guai fisici, si conquista definitivamente il posto da titolare come terzino sinistro a�� nonostante sia un destro naturale, ruolo che manterrA� per sette stagioni, sia in A sia in B. Nella stagione 2010-a��11 la��allenatore Colantuono lo dirotta sulla��altra fascia, in quella che sarA� la��annata della sua quarta promozione, nonchA� la seconda vittoria nel torneo (la prima A? stata nel campionato 2005-a��06). Ma sarA� anche la��ultima stagione da titolare fisso, dato che al ritorno in A, complice qualche acciacco e lo scollinamento della trentina, lo vede arretrare nelle gerarchie di Colantuono. Resta comunque un jolly prezioso per la��allenatore, che lo schiera in tutte le posizioni difensive, sia a 3 sia a 4, oltre che svolgere un ruolo carismatico da capitano. A� il giocatore con piA? presenze in maglia nerazzurra sia in assoluto (la��unico a superare quota 400) sia per quanto riguarda specificamente la Serie A e, per i suoi venta��anni di carriera con la��Atalanta, il cantautore locale Bepi gli ha dedicato una canzone, intitolare per la��appunto a�?Gianpaolo Bellinia�?. In Nazionale vanta 15 presenze con la��Under-21, con cui ha preso parte alla��Europeo di categoria nel 2002, giocando da titolare tutte e tre le partite del girone (vinto), ma saltando per squalifica la semifinale contro la Repubblica Ceca (poi vincitrice del torneo), persa ai supplementari dopo aver rimontato dal 2 a 0.

3 (terzino sinistro) a�� Livio RONCOLI: Anche lui bergamasco DOC, era studente universitario alla facoltA� di Farmacia, cosa che gli valse il soprannome di a�?Farmacistaa�?. Professione che tra la��altro intraprese dopo aver appeso le scarpe al chiodo, la��indomani della vittoriosa finale di Coppa Italia 1963, alla quale lui tra la��altro rinunciA? per impegni accademici. Marcatore a�?rosica cavigliea�? (una sorta di Gentile ante litteram), suscitA? la��interesse di vari club blasonati, ma scelse di rimanere sempre e comunque nella sua Bergamo, con la sua Dea. Nella quale fece tutta la trafila delle giovanili (cui approdA? dalla��Olimpia, squadra di quartiere affiliata ai nerazzurri), per poi debuttare in prima squadra nella stagione 1949-a�?50, dopo aver vinto lo scudetto Ragazzi (la��odierna Primavera) la��anno precedente. Altra alla Coppa Italia a��63, con gli orobici vinse anche il campionato di Serie B 1958-a��59. A� scomparso qualche mese fa, per un male incurabile.

4 (mediano) a�� Stefano ANGELERI: Uno dei giocatori cui i tifosi sono piA? affezionati, recordman di presenze in nerazzurro fino alla��avvento di Bellini. Piemontese di nascita, si fa notare a Voghera durante i tornei del periodo bellico, approdando da lA� addirittura alla Juventus. Dopo due stagioni in bianconero, nel 1949 passa alla��Atalanta, giocandovi fino al ritiro dalla��attivitA� agonistica, nel 1960, per problemi cardiaci. Soprannominato a�?il Gabbianoa�? per via del modo di correre a braccia larghe, smesso col calcio giocato si dedica subito alla panchina. Dopo una stagione coi dilettanti del San Pellegrino, entra nello staff delle giovanili atalantine, per fare poi il salto in prima squadra a stagione 1965-a��66 in corso, subentrando alla��esonerato Hector Puricelli, e salvando la squadra. Confermato per la stagione successiva, viene esonerato e poi richiamato a tre giornate dalla fine, centrando nuovamente la salvezza. Nuovamente confermato, subisce un altro esonero, stavolta definitivo. Scende quindi nelle serie minori, vincendo un campionato di D col Parma e uno di C1 con la Cremonese. La��ultima panchina A? a Lecco, subentrando in corsa nella��annata 1985-a��86.

5 (difensore centrale) a�� Piero GARDONI: Altro prodotto a�?fatto in casaa�?, Gardoni fu colui che alzA? da capitano la Coppa Italia del 1963. Cresciuto nelle giovanili, dopo esser stato mandato al Caravaggio, al Palazzolo e alla Reggiana per a�?farsi le ossaa�?, tornA? alla base nel 1958, rimanendo al servizio della Dea per nove stagioni, prima di chiudere dopo una��annata alla Reggina e una sola partita con la Pergolettese. PiA? tardi ha provato, senza risultati, a intraprendere anche la carriera di allenatore, guidando la Cisanese nel 1972-a��73. Tragico la��epilogo della sua vita: nel 1994, scoperto di essere afflitto da grave malattia, si tolse la vita, gettandosi nella��Oglio.

6 (difensore centrale) a�� Giovanni VAVASSORI: Nato in provincia, ad Arcene, A? anche lui un prodotto della cantera orobica. Debutta in prima squadra nella stagione 1970-a��71, contribuendo alla promozione in Serie A, dove gioca nella stagione successiva, attirando le attenzioni del Napoli, che lo acquista nella��estate del a��72. In azzurro gioca 5 stagioni, vincendo nel 1976 Coppa Italia e Coppa di Lega Italo-Inglese. Nel 1977 torna a�?a casaa�?, rimando per cinque campionati, nella disgraziata discesa della squadra dalla A alla C1. Passa quindi al Cagliari, dove rimane una sola stagione, prima di trasferirsi al Campania, sempre in C1, venendo poi squalificato per 3 anni e 4 mesi a causa del coinvolgimento nello scandalo Calcioscommesse del 1986, e chiudendo di conseguenza col calcio giocato. Terminata la squalifica, diviene tecnico del settore giovanile atalantino, fino ad arrivare sulla panchina della Primavera nella stagione 1997-a��98, vincendo subito lo scudetto di categoria. Dopo un altro anno coi ragazzi, viene promosso allenatore della prima squadra, al tempo militante in B, centrando subito la promozione nella massima serie. In A disputa un ottima prima e seconda stagione (7A� e 9A� posto), ma alla terza la squadra langue sul fondo classifica, e viene quindi esonerato. La��anno dopo subentra in corsa alla Ternana, in B, lasciando dopo poche partite per problemi con lo spogliatoio. Scende poi in C1 per guidare una nobile decaduta come il Genoa: viene esonerato e poi richiamato, portando la squadra in B dopo i play-off e lasciando successivamente. A� fermo per quasi un anno, quando prende in corsa la��Avellino in C1, vincendo nuovamente i play-off. Confermato, si dimette prima della��inizio del successivo campionato di B per dissidi con la societA�. Qualche mese dopo subentra in corsa al Cesena, ma la��esperienza dura poco dato che viene a sua volta esonerato. Dopo due anni di stop arriva sulla panchina della��Hellas Verona, in C1, per disputare i play-off, ma fallirA� la��obiettivo e non sarA� confermato. A� fermo da allora.

7 (centrocampista destro) a�� Glenn Peter STROMBERG: Svedesone dalla folta chioma bionda, a�?Il Maratonetaa�? A? la��idolo incontrastato della curva bergamasca. Essenzialmente centrocampista, in emergenza A? stato schierato pure di punta, mentre nel finale di carriera A? arretrato al ruolo di libero. Cresciuto nel Lerkils, debutta nel calcio professionistico nel 1976 con la��IFK Goteborg, vincendo dapprima la coppa nazionale nel 1978-a��79, quindi centrando la doppietta campionato-coppa nel 1982. Dopo questo successo, nel gennaio 1983 si traferisce in Portogallo, al Benfica, rimanendovi una stagione e mezza. Con le a�?Aguilasa�? passa un periodo davvero vincente, dato che mette in bacheca due a�?scudettia�? una supercoppa nazionale e una TaA�a IbA�rica. Si traferisce quindi a Bergamo, dove giocherA� per otto stagioni fino al ritiro dalla��attivitA� agonistica, avvenuto nel 1992, centrando diversi buoni piazzamenti (e qualificazioni UEFA), e trascinandola fino alle semifinali nella Coppa delle Coppe 1987-a��88 (alla quale la��Atalanta partecipava in quanto finalista della Coppa Italia, vinta dal Napoli che perA?, avendo vinto pure lo Scudetto, disputava ovviamente la Coppa dei Campioni), stoppati poi solo dal Malines/Mechelen che vinse poi il trofeo in finale con la��Ajax (e Stromberg segno il goal atalantino della��andata, conclusasi 2 a 1 a�� come il ritorno a�� in favore dei belgi). Con la Nazionale ha preso parte al Mondiale italiano del 1990, e totalizzato complessivamente 52 presenze, condite da 7 goal. Attualmente fa il commentatore televisivo e gestisce uno suo sito Internet dedicato al calcio, in svedese e in inglese.

8 (centrocampista sinistro) a�� Valter BONACINA: Seppur anche lui bergamasco di nascita, non A? perA? cresciuto nella��Atalanta, ma nel Cenate Sotto prima e nella Virescit Boccaleone poi. Coi biancoviola (che si fonderanno poi con la��Alzano) debutta in prima squadra a 17 anni, arrivando fino alla C1, da dove lo pesca ventiduenne la��Atalanta. Vi gioca 5 anni, dando il suo contributo di tenacia nel portare la squadra alla qualificazione in Coppa UEFA per due anni di fila, raggiungendo addirittura i quarti di finale nella stagione 1990-a��91 (eliminazione nello scontro a�?fratricidaa�? con la��Inter, che vincerA� poi il trofeo contro una��altra italiana, la Roma). La stagione successiva passa proprio ai giallorossi coi quali, nel 1992-a��93, raggiungerA� nuovamente i quarti di UEFA, con eliminazione da parte del Borussia Dortmund che cederA� poi solo in finale contro la Juventus. In quella��annata la Roma arriva anche in finale di Coppa Italia, dove perA? avrA� la meglio il Torino. Dopo tre anni nella Capitale torna alla��Atalanta, dove rimane altre 5 stagioni, prima di passare un biennio al Monza e chiudere nel 2001-a��02 col Rodengo Saiano. Intraprende quindi la carriera di allenatore nelle giovanili orobiche, diventando quindi vice allenatore della prima squadra con Mandorlini, nel 2003, e ricoprendo quella��incarico fino al 2007, affiancando Delio Rossi prima e Stefano Colantuono poi. Diventa poi allenatore degli Allievi Regionali e, dopo due stagione, viene promosso sulla panchina della Primavera, ricoprendo anche per una giornata il ruolo di allenatore ad interim della prima squadra dopo le dimissioni di Antonio Conte (arriverA� poi Bortolo Mutti). Lascia dopo due stagioni per accettare la��incarico di allenatore del Foggia, sostituendo Zeman passato al Pescara. In Puglia viene esonerato e poi richiamato ma, al termine della stagione, lascia per tornare sulla panchina della Primavera nerazzurra, su cui tutta��ora siede.

9 (centravanti) a�� Poul Aage RASMUSSEN: Danese, arriva alla��Atalanta nel 1952 per sostituire un altro nordico, lo svedese Hasse Jeppson, ceduto a a�?peso da��oroa�? (per la��epoca) a Napoli del presidentissimo Achille Lauro, dopo aver segnato 22 reti in 27 partite al debutto assoluto nel calcio italiano. Compito non facile, quindi, per la��ex centravanti di Maribo Boldklub e Skovshoved. Ma a�?Rassia�? lo svolge egregiamente, debuttando con 18 goal (in 28 partite) e segnando una tutta��altro che trascurabile media di una rete ogni altra partita in Serie A. Un totale di 53 marcature in 106 match, spalmate su tre stagioni e mezza (15 centri in 33 partite il secondo anno, 16 nel medesimo numero di gare nel terzo, 4 in 12 nella��ultima mezza annata). Un brutto infortunio nel 1955, infatti, ne stopperA� non solo la conclusione della stagione 1955-a��56, ma la��intera carriera. Tornato in Patria, tenterA� senza successo di riprender la carriera calcistica nella��Odense. Quei brillanti numeri gli bastano tutta��ora per essere il quarto marcatore di sempre della Dea, a 4 reti di distanza dal suo ex partner da��attacco Adriano Bassetto (che ha perA? giocato 4 stagioni intere, con una ventina di partite in piA?) e a 9 da Severo Cominelli, che nella��Atalanta ha giocato perA? 10 anni (in varie fasi), e che ha messo a segno anche due goal in Coppa Italia.

10 (trequartista) a�� Marino MAGRIN: Veneto di Borso del Grappa (TV), inizia col Bassano Virtus, con cui debutta sedicenne in Serie D. Dopo tre anni coi giallorossi, passa al Montebelluna, sempre in D, dove rimane due stagioni mettendo assieme 57 partite e 14 goal. Passa quindi al Mantova, in C1, dove rimane una sola stagione perchA� lo acquista poi la��Atalanta, che disputa il medesimo campionato. In tre stagioni i nerazzurri tornano in Serie A, nella quale Magrin debutta curiosamente il giorno del suo compleanno, contro la��Inter. Dopo tre stagioni nella massima serie con la Dea (della quale A? nel frattempo divenuto capitano), passa alla Juventus con la��ingrato compito di sostituire Michel Platini. Per togliergli pressione, viene fatto giocare col numero 8 invece che col a�?10a�?. La��inizio A? promettente, dato che Magrin trasforma il rigore che dA� la vittoria ai bianconeri nella prima giornata contro il Como. A fine stagione i goal in campionato saranno 5, compresa una doppietta alla��Empoli, cui si aggiungono un goal in Coppa UEFA (ai maltesi del Valletta).A� La squadra finisce perA? sesta in campionato, uscendo inoltre ai sedicesimi di finale in Europa. I vertici juventini decidono allora importanti cambiamenti, con la��approdo in panchina di Dino Zoff e la��acquisto di una serie di nuovi giocatori, tra cui il portoghese a�?tascabilea�? Rui Barros, centrocampista offensivo proprio come Magrin. Che infatti perde il posto in squadra, trovando posto ogni tanto partendo dalla panchina o in Coppa Italia. La sua stagione sarA� fatta di due reti soltanto, entrambe su rigore: la��ultima nel vittorioso 4 a 2 inflitto al Napoli al San Paolo e quella della vittoria in casa contro la Roma. A trenta��anni, fallita la��occasione della vita, Magrin torna in provincia, passando al Verona. Coi gialloblu il primo anno retrocede in B, quindi riconquista la massima serie, per poi retrocedere nuovamente la��anno dopo. Chiude quindi la sua esperienza alla��Hellas per tornare da dove aveva iniziato, al Bassano, in Serie D. Disputa 14 partite (con 4 goal) e poi si ritira. Entrato successivamente nello staff delle giovanili della��Atalanta, vi rimane fino al 2006. Poi allenerA� i Giovanissimi B del Milan, quindi si traferisce alla Scuola Calcio Frassati Ranica

11 (trequartista/seconda punta) a�� Cristiano DONI: Quello che ha fatto al calcio italiano, alla Dea, e alla cittA� di Bergamo A? vergognoso. Detto questo, A? innegabile che Doni A? stato una delle stelle piA? brillanti del firmamento nerazzurro. Romano, muove i primi passi nei dilettanti veronesi (la famiglia si era traferita nella cittA� scaligera) del Crazy Colombo, da dove passa poi alla Primavera del Modena. Nel 1992 i a�?Canarinia�? lo prestano al Rimini, in C2, dove gioca 31 partite segnando 6 goal. La��anno dopo il prestito A? in C1, alla Pistoiese, dove si conquista presto la maglia da titolare. Va quindi in comproprietA� al Bologna, sprofondato in terza serie, dando il suo contributo al doppio salto in A. Passa al Brescia, in B, conquistando la sua seconda promozione consecutiva nella massima serie. Con le a�?Rondinellea�? gioca finalmente in Serie A, ma un grave infortunio gli fa perdere un terzo del campionato. Nel frattempo la squadra retrocede, ma lui la B la disputa con gli odiati a�?cuginia�? della��Atalanta, cui si trasferisce nel 1998. I bergamaschi hanno ambizioni da promozione, ma falliscono clamorosamente la��obiettivo, forse anche un poa�� distratti dalla cavalcata in Coppa Italia, che li vede arrivare fino ai quarti di finale. Via dunque la��allenatore, promozione del tecnico della Primavera (ed ex giocatore) Vavassori, iniezione di giovani dal vivaio e, soprattutto, cambiamento tattico per Doni. Non piA? trequartista ma ala sinistra molto da��attacco. A� la��esplosione del giocatore, che mette a segno 14 centri, e la��Atalanta torna in A. In quella che A? di fatto la sua prima stagione da titolare in Serie A, Doni mette assieme 27 presenze e 7 goal, con la squadra che centra da neopromossa un isperato settimo posto, ripetendo inoltre la cavalcata fino ai quarti in Coppa Italia. La��anno dopo A? quello che precede il Mondiale nippo-coreano, e Doni A? a�� a sorpresa a�� il giocatore copertina del campionato; per lui si parla addirittura di Juve per rimpiazzare un Nedved spaesato nel suo passaggio dalla Lazio ai bianconeri. Esordisce in Nazionale, addirittura con goal, nel novembre del 2001, e Trapattoni lo inserisce addirittura nei 23 che andranno alla manifestazione. Il post-Mondiale per lui A? difficile, tra infortuni e la non abitudine a saltare vacanze e preparazione. Salta quindi qualche partita e, nonostante vado comunque in goal in doppia cifra, non riesce a salvare la squadra, che torna in B. Lui passa alla Sampdoria: in blucerchiato rimarrA� due stagioni, saltando diverse partite per acciacchi vari e non trovando il giusto feeling con la��ambiente. Tra campionato e Coppa Italia segna 7 goal il primo anno e 4 il secondo, giocando in entrambi i casi solo 24 partite. Il a�?fenomeno Donia�? pare essersi sgonfiato, tanto che a parametro zero (visti anche i 32 anni, i diversi infortuni e il carattere tutta��altro che facile) in Italia non lo prende in considerazione nessuno, e firma con gli spagnoli del Maiorca. Alle Baleari rimane una sola stagione a�� molto deludente a�� per fare poi il suo clamoroso ritorno a Bergamo. Per lui A? la rinascita, tornando ai livelli di quando conquistA? la��Azzurro: il primo anno sono 26 partite e 13 goal, e il suo ruolo di trascinatore (che porta la��Atalanta alla��ottavo posto nella classifica finale) gli fa conquistare la fascia di capitano. La��anno dopo, reduce da una��operazione per una��ernia inguinale, segna piA? o meno le stesse reti (12), in 30 partite, e la squadra arriva nona. Nel 2008-a��09 fallisce la doppia cifra di un soffio (9 goal), ma la squadra non se la cava comunque male con un rispettabile undicesimo posto finale. I buoni risultati ottenuti nel biennio 2007-2009 con una squadra tutta��altro che a�?riccaa�?, portano la��allenatore Gigi Delneri, giA� deus ex machina del a�?miracolo Chievoa�?, sulla panchina della��ambiziosa Sampdoria. Alla��Atalanta arriva Gregucci, ex stopperone della Lazio dei primi Anni a��80-a�?90, reduce da tre buone stagioni in B a Vicenza. La squadra parte malissimo, infilando quattro sconfitte consecutive, con 7 goal subiti (di cui 4 a Bari) e uno solo realizzato. Gregucci salta, e arriva Antonio Conte, libero dopo aver portato alla promozione in A proprio i pugliesi, che aveva lasciato prima della��avvio del campionato per frizioni con la dirigenza (e dopo che era saltato il suo passaggio alla Juventus, che si concretizzerA� comunque due anni dopo). La squadra si riprende, infilando 5 risultati utili consecutivi (tre pareggi e due vittorie), prima di inanellare una nuova serie negativa di 3 sconfitte consecutive, condite da nove reti totali al passivo. Il rapporto di Doni con Conte A? tutta��altro che idilliaco, il focoso allenatore leccese non si fa problemi a tenerlo in panchina. La squadra pare in ripresa, ma il leader riesce a schierare buona parte dello spogliatoio contro il mister, che si dimette dopo una sconfitta a Napoli. Arriva la��esperto Bortolo Mutti, che non riesce perA? a raddrizzare le sorti della squadra, che precipita cosA� in B, con Doni che alla fine avrA� segnato la miseria di 2 goal, la doppietta alla Lazio nel primo match casalingo del dopo-Conte. La squadra riparte dalla B con un cambio di proprietA�: i Ruggeri infatti vendono a Percassi, che torna alla guida della squadra e richiama in panchina Stefano Colantuono, il mister della��ultima promozione (e del fantastico ottavo posto del 2007). Doni torna a fare il Doni, con 12 goal in 34 partite, che valgono la��immediato ritorno in A. Che per lui, perA?, non ci sarA�. Scoppia infatti lo scandalo del Calcioscommesse, che pone di fatto fine alla carriera del giocatore, seppur con ancora un anno di contratto. SocietA�, compagni e tifosi lo difendono, ma poi emergono le intercettazioni, la veritA� e il ricordo di uno dei campioni piA? amati di sempre della Dea si trasformano in indifferenza, se non addirittura in odio. Chiude con 112 reti, record assoluto, e 323 a�?gettonia�?, che ne fanno il quarto giocatore piA? presente.

ALL. Emiliano MONDONICO: Nato in Provincia di Cremona, inizia sia da calciatore sia da allenatore nella sua cittA�. La sua prima panchina A? nelle giovanili grigiorosse, nel cui settore entra nel 1979 dopo il ritiro dalla carriera agonistica (proprio con la a�?suaa�? maglia). Nella stagione 1981-a��82, in B, subentra in corsa sulla panchina della prima squadra, sulla quale rimarrA� fino al 1986 (conquistando, nel 1983-a��84, la sua prima promozione in A, categoria dalla quale la squadra mancava da piA? di cinquanta��anni). Passa quindi al Como, con cui centra un bel nono posto in A che gli vale la chiamata della��ambiziosa Atalanta, desiderosa di tornare in A. Ottiene subito la promozione, sfiorando al contempo un vero e proprio a�?miracolo sportivoa�? in Coppa delle Coppe, con la squadra che si ferma solo in semifinale, al cospetto del Malines/Mechelen che vincerA� poi il trofeo. Nelle due stagioni successive qualifica sempre la squadra in Coppa UEFA, passando poi al Torino dopo i Mondiali italiani del a��90. Coi granata rimane 4 stagioni, vincendo una Coppa Italia (1992-a��93) e sfiorando il successo in Coppa UEFA nel 1991-a��92, cedendo nella finale con la��Ajax solo per differenza reti e senza essere sconfitti (la partita di ritorno, ad Amsterdam, rimarrA� negli annali per un Mondonico che, infuriato per la��arbitraggio a�?troppo casalingoa�?, solleva in aria una sedia per protesta). Arrivato al Toro dopo un Mondiale, se ne va dopo quello successivo, USA a��94, per tornare al servizio della Dea. Anche questa volta la riporta subito in A, quindi alla finale di Coppa Italia (1996, persa contro la Fiorentina). Dopo un ottimo decimo posto nel 1996-a��97 (con la��esplosione di Pippo Inzaghi come bomber), la squadra retrocede nel 1998, e lui lascia per tornare nuovamente al Torino (ancora dopo un Mondiale, Francia a��98). Coi granata nuova promozione in A, quindi una��altra stagione e poi il passaggio al Napoli, dove purtroppo fallirA� la��obiettivo salvezza. Segue quindi un periodo di subentri ed esoneri spalmato su due stagioni a Cosenza, poi la��approdo alla rinata Fiorentina che riporta in A, saltando perA? dopo un solo match nella stagione successiva. Dopo un periodo da commentatore sportivo riparte a pochi chilometri da Bergamo, con la��Albinoleffe, che prende in corsa in B, ottenendo la salvezza. La stagione successiva centra un insperato decimo posto, quindi scende addirittura in C1 per provare a rilanciare la a�?suaa�? Cremonese. Fallisce ai playoff la��assalto alla B, e non viene confermato, salvo essere poi richiamato in corsa la stagione successiva, ma a marzo rassegna le dimissioni. Torna quindi in corsa ad Albinoleffe, ottenendo una��altra salvezza. Come nella sua prima esperienza, la stagione successiva veleggia a metA� classifica, ma a gennaio A? costretto a dimettersi per gravi motivi di salute (tumore alla��addome), lasciando la panchina al suo vice (e suo ex giocatore) Daniele Fortunato. Torna dopo nemmeno un mese, salvando la squadra ai play out. A fine stagione A? costretto a lasciare definitivamente la squadra per concentrarsi nuovamente sui propri problemi di salute, che fortunatamente riesce nuovamente a risolvere. Nel gennaio 2012 torna su una panchina di A, subentrando ad Attilio Tesser alla guida del Novara, con cui centra un clamoroso successo a San Siro contro la��Inter. SarA� la sua unica vittoria in sei partite (due pareggi e tre sconfitte le altre), cosa che gli costa il posto per far spazio al ritorno di Tesser. Da allora fa parte del a�?teama�? della a�?Domenica Sportivaa��.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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