All Time XI: Barcellona

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Eccoci di fronte alla squadra del primo decennio di questo secolo. Forse, anzi, ad oggi a�?la squadra del Terzo Millennioa�?, nonostante le 3 Champions League vinte nelle ultime 4 stagioni dagli arcirivali del Real Madrid, oltretutto considerata quasi unanimemente la piA? grande compagine nella Storia del Calcio.

Con ciA? non si vuol certo sminuire i ‘balugrana’, o dire che il Barcellona sia un fenomeno solo di questi ultimi anni, ci mancherebbe. I catalani (tra la��altro nati qualche anno prima del Real) hanno dominato nel decennio a cavallo tra la seconda metA� degli Anni Quarata e la prima degli Anni Cinquanta, vincendo cinque titoli nazionali e tre coppe nazionali tra il 1945 e il 1953 (con tanto di double nelle ultime due stagioni), prima di cedere il passo agli arci rivali e alla loro epopea della 5 Coppa Campioni consecutive, soffiando perA? loro la Liga sia nel a��59 sia nel a��60. La��ultima, prima di un digiuno durato oltre dieci anni, e stoppato nel campionato 1973-a��74 con la��arrivo di Cruyff a guidare in campo la��importazione del a�?modello olandesea�? disegnato in panchina da Rinus Michels, artefice della��Ajax e della��Olanda del cosiddetto a�?Calcio Totalea�?. Poi ancora una serie infinita di secondi posti, fino a che Cruyff torna nuovamente, questa volta da allenatore, e stoppa a cinque i titoli consecutivi delle merengues a fine Anni Ottanta, per dar vita a un filotto di quattro vittorie consecutive in Liga, la prima storica Coppa dei Campioni vinta in finale contro una��italiana a�� la Sampdoria a�� e una��altra finale contro una squadra nostrana, stavolta persa malamente, ossia quella di Atene contro il Milan (un 4 a 0 senza storia). Trofei cui vanno aggiunti una Coppa delle Coppe (1989), una Supercoppa Europea (1992), una Copa del Rey (1989-a��90) e 2 Supercoppe spagnole (1991, 1992, 1994). Poi alti e bassi fino alla��era del presidente Laporta e di Guardiola in panchina.

Insomma, anche il Barcellona ha una lunga storia di successi e campioni da raccontare, ed ecco scelti i migliori 11 di sempre, schierati col 3-4-3 a�?a romboa��, che A? la vera anima tattica del a�?Tiki Takaa�?:

1 (portiere) a�� Andoni ZUBIZARRETA: Tolto Zamora, che sarA� anche (nella��immaginario collettivo) il portiere piA? forte della storia spagnola, ma che A? patrimonio soprattutto dei cugini della��Espanyol (ed A? stato pure al Real Madrid!). E certo, la��attuale Victor ValdA�s ha vinto come nessun altro tra i portieri a�?blaugranaa�?, ed A? pure un prodotto della cantera. E potremmo citare anche Ramallets, numero 1 del Barcellona dominante del Secondo Dopoguerra, o SadurnA�, una carriera spesa interamente coi catalani, e portiere del primo Barcellona targato Cruyff (calciatore). Ma nessuno ti fa pensare a IL portiere di questa squadra quanto Zubizarreta. Anche se ca��A? rimasto a�?soloa�? 8 anni, anche se A? stato per lunghi periodi estremo difensore di altre squadre (prima 5 anni alla��Athletic Bilbao a�� vincendo due campionati, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna -, e poi 4 al Valencia), la sua figura carismatica non ha eguali tra i pali del Camp Nou. Guardiano della porta del a�?Dream Teama�� del Cruyff allenatore, ha vinto la prima storica Coppa Campioni dei catalani (a spese della Samp), cui si aggiungono i 4 successi consecutivi nella Liga (1991-1994), una Coppa delle Coppe (1989, sempre contro la Sampdoria in finale), una Supercoppa Europea (1992), 2 Coppe di Spagna (1988 e 1990) e 2 Supercoppe di Spagna (1991 e 1992). Con la Spagna ha giocato 126 partite, prendendo parte a 4 Mondiali (1986, 1990, 1994 e 1998: tutti da titolare) e a 3 Europei (1984 a�� secondo posto finale -, 1988 e 1996), e indossando la fascia di capitano da dopo Italia a��90 e fino al ritiro. Nel 2010 A? divenuto direttore sportivo del Barcellona, carica ricoperta fino al ‘dimissionamento’ avvenuto nel gennaio 2015, dopo alcune frizioni in societA�. Dall’ottobre del 2016 A? il direttore sportivo dei francesi dell’Olympique Marsiglia.

2 (stopper destro) a�� PUYOL: Al Barcellona da sempre, ha fatto tutta la trafila delle giovanili, per poi approdare in prima squadra nel 1999, a 21 anni. Nel giro di 5 aveva la fascia al braccio (ereditata da Luis Enrique), ma non aveva ancora vinto nulla. Con lui capitano (il piA? longevo di sempre), perA?, il Barcellona A? diventato quello piA? forte di sempre, e uno delle squadre che stanno nella��Olimpo del Calcio. Prima con Rijkaard e poi con Guardiola, ha portato a casa 3 Champions League (2006, 2009 e 2011), 2 Mondiali per Club (2009 e 2011), 2 Supercoppe Europee (2009 e 2011), 6 a�?scudettia�?, 2 Coppe del Re (2009 e 2012) e ben 6 Supercoppe di Spagna. Con la Nazionale spagnola ha centrato la��accoppiata Europeo (2008) a�� Mondiale (2010), venendo inserito in entrambi i casi nella Top 11 del torneo, mentre ha mancato il bis continentale a causa infortunio. Con le a�?Furie Rossea�� vanta comunque 100 presenze tonde, facendone parte ininterrottamente (salvo guai fisici, ovviamente) dal 2000, e giocando anche i Mondiali 2002 e 2006, la��Europeo 2004, la Confederations Cup del 2009 e le Olimpiadi del 2000 a Sidney (medaglia da��argento). Si A? ritirato nel 2014, entrando in societA� come vice del direttore sportivo Zubizarreta, ma lasciando la carica solo dopo pochi mesi, quando il suo superiore A? stato cacciato.

3 (stopper sinistro) a�� PIQUEa��: Barcellonista purosangue, cresciuto nel vivaio blaugrana, a 17 anni a�?tradiscea�� il club accettando la��offerta degli inglesi del Manchester United, che lo strappano agli spagnoli un poa�� come la��Arsenal con Fabregas. Coi a�?Red Devilsa�� firma dunque, nel 2004, un contratto quinquennale, debuttando quasi subito in prima squadra in un match di Coppa di Lega, e giocando al contempo con la squadra riserve. La stagione seguente arrivano anche le prime apparizioni in Premier League quindi, nel 2006, ecco il prestito al Real Saragozza. Rientrato alla base la stagione seguente, continua a trovare poco spazio, anche se riesce comunque a mettersi in luce, specie in Europa. Segna infatti 2 reti, pur giocando solo 3 gare, nella Champions League che lo United vincerA� ai rigori nella finale a�?fratricidaa�� col Chelsea a Mosca. Dopo questo successo (arrivato insieme alla Premier League e alla Community Shield), viene riacquistato dal Barcellona, diventando subito uno dei pilastri del nuovo corso targato Pep Guardiola. Alla sua prima stagione-bis a�?a casaa��, centra il a�?Tripletea��: Champions League, campionato e Coppa di Spagna. La stagione seguente ecco la Supercoppa Europea e quella nazionale, il bis in campionato e il Mondiale per Club. Alla terza stagione A? di nuovo Champions League, campionato e Supercoppa di Spagna, vinta anche nella quarta annata, insieme alla Coppa del Re e ai bis in Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Finisce qui la��era di Pep, ma non i successi, visto che il Barcellona dello sfortunato Tito Vilanova vince subito la Liga. Quindi ecco la Supercoppa di Spagna 2013 targata a�?Tataa�� Martino, e un altro ‘Triplete’ nelA�2015, con Luis Enrique. La stagione seguente lo vede mettere in bacheca altri 4 trofei: Supercoppa Europea e Mondiale per Club nella prima parte della stagione, e di nuovo l’accoppiata campionato-coppa nazionale alla fine. L’ultima stagione, infine, si A? chiusa con la Supercoppa di Spagna e con la terza Copa del Rey consecutiva. Con la Nazionale spagnola ha giocato 91A�incontri, segnando 5A�reti e vincendo il Mondiale 2010 e la��Europeo 2012 (entrando nella Top 11 del torneo). Ha inoltre disputato 2 Confederations Cup (2009 e 2013, chiuse rispettivamente al terzo e secondo posto), il Mondiale 2014 e l’Europeo 2016. Con la��Under-19 ha vinto la��Europeo di categoria nel 2006. Nel 2010 A? stato votato Miglior Difensore della Liga, mentre la��anno prima era stato Miglior Debuttante. A� stato inoltre inserito diverse volte nelle varie Top 11, sia UEFA sia FIFA.

4 (regista) a�� Josep a�?Pepa�� GUARDIOLA: Divenuto una��icona del calcio come allenatore dei blaugrana, spesso ci si scorda anche la sua grandezza da giocatore. Grandezza che la��ha portato anche a fare scelte controcorrente, come lasciare il prestigioso club in cui A? cresciuto e nel quale ha sempre giocato fino a divenirne capitano, per traferirsi nella periferia italiana, a Brescia. Il Pep, catalano doc, entra alla Masia tredicenne, cresce e si forma nelle squadre giovanili, per poi approdare diciannovenne alla squadra B. In questa si mette subito in mostra, tanto che Cruyff, allenatore della prima squadra, lo promuove dopo poche partite, tanto che anche lui offre il suo piccolo contributo nella vittoria del primo dei 4 titoli nazionali consecutivi vinti agli inizi negli Anni Novanta. La stagione successiva (1991-a��92), a soli venta��anni, diventa in tutto e per tutto il faro del a�?Dream Teama�� che quella��anno conquista la tanto agognata prima Coppa dei Campioni della storia del Barcellona. Finita (in calando) la��era-Cruyff, ecco la��allenatore inglese Bobby Robson (che ha nello staff due giovani portoghesi: JosA� Mourinho come vice e AndrA� Villas Boas come tattico), che lo riconferma nel suo ruolo primario, anche se con la novitA� tattica che poi Guardiola stesso adotterA� da allenatore, ossia del regista decentrato a destra (lui prima, Xavi poi), con un uomo da��ordine in mezzo (allora il romeno Popescu, oggi Busquets) e con un regista piA? propenso ad avanzare a sinistra (allora De la PeA�a, oggi Iniesta). Con la��ex CT britannico, e con Ronaldo che si afferma definitivamente come a�?il Fenomenoa�� del calcio mondiale, vince 3 coppe in un anno: la Coppa delle Coppe e la Coppa e la Supercoppa di Spagna (la quarta, dopo le tre vinte con Cruyff). Nonostante i bei risultati, Robson lascia la panchina (diventando general manager della squadra) in favore del nuovo profeta del calcio olandese: Louis Van Gaal. Con la��artefice del ritorno della��Ajax sul tetto da��Europa, Guardiola centra subito la��accoppiata Liga-Copa del Rey, e diventa anche capitano, ma inizia una periodo di infortuni che gli fanno perdere la centralitA� che aveva finora avuto. Dopo due stagioni di alti e bassi, decide come si diceva prima di trasferirsi in Italia. Avventura sfortunata, con tanto di ingiusta squalifica per doping e passaggio praticamente invisibile nella Roma di Capello. Seguono due ani a mezzo servizio in Qatar e sei mesi in Messico, prima del definitivo ritiro. In Nazionale nessuna gloria, con un Mondiale (1994) ed un Europeo (2000) senza infamia e senza lode. Vince perA? la��oro alle Olimpiadi a�?casalinghea�? del 1992. Appese le scarpe al chiodo, si prende un anno sabbatico (un vizio, evidentemente), per poi sedersi sulla panchina del Barcellona B, con cui vince il campionato di Terza Divisione. Dopo quella��anno di apprendistato, ecco la panchina della prima squadra, con la quale diventa, come si diceva, una��icona. Grazie al a�?Tiki Takaa��, a Messi e alle 2 Champions (2009 e 2011) vinte a�?in carrozzaa�?. Unite a 3 campionati consecutivi (2009-2011), 2 Mondiali per Club (2009 e 2011), 2 coppe nazionali (2009 e 2012), 2 Supercoppe Europee (2009 e 2011) e 3 Supercoppe di Spagna consecutive (2009-2011). 14 titoli in 4 stagioni, tutte concluse con almeno 2 trofei in bacheca. Fermo per scelta nella stagione 2012-a��13, firma quindi coi tedeschi del Bayern Monaco, freschi di a�?Tripletea��. Vince subito Supercoppa Europea e Mondiale per club, chiudendo la stagione con campionato e Coppa di Germania. In Champions League, perA?, i bavaresi vengono spazzati via dal Real Madrid in semifinale. La seconda stagione tedesca lo vede vincere nuovamente la Bundesliga, e uscire nuovamente contro una squadra spagnola in semifinale di Champions League, stavolta per mano proprio del a�?suoa�� Barcellona. La coppa dalle grandi orecchie in Baviera il buon Pep non riesce a vincerla nemmeno al terzo e ultimo tentativo, in una stagione in cui colleziona comunque un’altra doppietta campionato-coppa nazionale. Raggiunge quindi i suoi ex dirigenti barcellonisti FerrA�n Soriano e Txiki Begiristain (rispettivamente CEO e direttore sportivo) al Manchester City: le cose non vanno esattamente benissimo, dato che chiude per la prima volta una stagione senza aver vinto almeno un trofeo, seppur minore.

5 (difensore centrale) a�� Ronald KOEMAN: a�?Ramboa��, la��uomo della prima storica Coppa dei Campioni, con quel siluro su punizione che infrange i sogni della Sampdoria di Boskov e della coppia Vialli-Mancini. Specialista dei calci piazzati, oltre che nel Barcellona ha giocato in tutte e tre le principali squadre olandesi, Ajax, PSV e Feyenoord. Regista difensivo schierabile anche a centrocampo, la tipica intelligenza tattica a�?oranjea�? e il carattere da mastino ne hanno fatto uno dei top nel ruolo a cavallo tra Anni a��80 e a��90. Detiene il primato di goal realizzati da un difensore nei campionati nazionali (193) e quello di rigori segnati consecutivamente (25) per quanto riguarda la Spagna. Inizia nel Groningen nel 1980 e, dopo tre campionati, passa al celeberrimo Ajax, col quale vince un campionato e una coppa nazionale. Si ferma anche qui per tre anni, prima di passare ai rivali del PSV, dove pure rimane un triennio. Nel quale, allenato da un altro a�?gurua�? come Guus Hiddink, vince 3 Eredivisie su 3, 2 coppe nazionali e, soprattutto, la Coppa Campioni del 1988, nella cui finale contro il Benfica segna il primo rigore nella lotteria che assegna il trofeo dopo i supplementari. Eccolo quindi in Catalogna, dove lo vuole il connazionale Cruyff, che col suo innesto al centro della difesa inizia a vincere. Alla prima stagione A? Copa del Rey, poi vengono i 4 a�?scudettia�? consecutivi e, appunto, la Champions del 1992. Oltre alla Supercoppa Europea del 1992 e a 3 Supercoppe di Spagna. Dopo essersi fermato al a�?Camp Noua�� il doppio del suo solito (sei anni invece che tre), torna in patria a chiudere la carriera nel Feyenoord. Nel 1998 entra nello staff tecnico della Nazionale olandese (con cui da giocatore ha vinto la��Europeo 1988, e con la quale ha giocato 78 partite, segnando 14 reti), come assistente del suo ex allenatore a Eindhoven, Hiddink. Quindi passa nello staff tecnico del BarA�a, e da qui alla sua prima panchina da capo allenatore, al Vitesse, portandolo alla qualificazione in Coppa UEFA. Risultato che gli vale la chiamata alla��Ajax, dove vince subito lo a�?scudettoa�? e la coppa nazionale. Rimane altre due stagioni e mezzo, con un’altra Eredivisie e una supercoppa nazionale in bacheca, prima di dimettersi a causa di diverse frizioni alla��interno dello spogliatoio (ad esempio con un allora giovane Zlatan Ibrahimovic). Passa quindi sulla panchina dei portoghesi del Benfica, dove rimane una sola stagione (con coppa nazionale e terzo posto in campionato), prima di tornare in patria, stavolta al PSV, dove succede al suo maestro Hiddink. Vince il titolo al primo colpo, grazie ad un goal in piA? nella differenza reti nei confronti della��Ajax, dopo che alla��ultima giornata si presentavano tre squadre (la terza era la��AZ Alkmaar) a pari punti. Nonostante lo a�?scudettoa�? lascia, per tornare in pista dopo quale mese, prendendo in corsa la panchina del Valencia. Vince la Copa del Rey, ma in campionato A? un disastro e viene cacciato prima della fine della stagione. Dopo un anno di stop, riceve la chamata della��AZ campione in carica, per rimpiazzare Van Gaal passato al Bayern. La��esperienza A? negativissima, tanto che a dicembre viene esonerato. Conclude nuovamente il tour delle a�?big threea�? da��Olanda, fatto giA� da giocatore, insediandosi sulla panchina del Feyenoord alla��inizio della stagione 2011-2012. Quindi, dopo 3 stagioni al a�?de Kuipa��, passa sulla panchina inglese del Southampton, con cui sfiora la qualificazione alla��Europa League, che centra invece al secondo tentativo, grazie a un sesto posto finale che gli vale la chiamata sulla panchina dell’ambizioso Everton. Sulla sponda blu del fiume Mersey, ‘Rambo’ agguanta subito la qualificazione in Europa League. La seconda stagione, nonostante un mercato importante (si veda, ad esempio, il ritorno di Wayne Rooney), i ‘Toffees’ non riescono a sopperire all’addio di Romelu Lukaku (passato al Manchester United) e, dopo una serie di risultati negativi, ‘Rambo’ viene esonerato.

6 (mezzala destra) a�� XAVI: Recordman, con 767, di presenze assolute del Barcellona (nelle cui giovanili A? entrato a 11 anni), da un punto di vista tecnico A? il vero erede di Pep Guardiola, colui che poi deciderA� di cambiarne la posizione mantenendone di fatto il ruolo, rinverdendo i fasti tattici di Crujiff e dando vita al ‘Tiki Taka’. Tanto che A? con i ricorrenti infortuni di questa��ultimo, che fin da giovanissimo inizia a trovar posto con continuitA� in prima squadra, grazie alla fiducia che ripone in lui il tecnico olandese Van Gaal, col quale vince il suo primo a�?scudettoa�? nel 1998-a��99, conquistandosi nel frattempo un ruolo da titolare. Che mantiene anche agli inizi del Terzo Millennio, crescendo continuamente nonostante una squadra in crisi e senza vittorie. E da lui, playmaker insostituibile, parte la rinascita della��era Laporta, con Rijkaard (che vi si rivede) in panchina. Poi arriva il suo a�?maestroa�? Guardiola che, come si diceva prima, fa con lui quello che a sua volta aveva fatto Robson con Pep: lo decentra a destra, lasciandogli ugualmente il pallino del gioco e la libertA� di accentrarsi (specie quando avanza Iniesta, andando a formare in mezzo la coppia col mediano Busquets). A� il completamento di una��evoluzione tattica che si trasforma in Verbo. E, se Messi ne A? il terminale effettivo e mediatico, se Iniesta A? la��incursore che accende il guizzo finale, A? Xavi a dirigere la��orchestra. Una sinfonia pressochA� perfetta che porta 4A�Champions (2006, 2009 a�� Man of the Match della finale -, 2011 e 2015), 8 successi in Liga (1999, 2005, 2006, 2009-2011, 2013 e 2015) e 6 supercoppe nazionali (2005, 2006 a�� aprendo le marcature nella finale di ritorno, il derby con la��Espanyol finito 3 a 0), 2009-2011 a�� segnando nella finale da��andata 2009 – e 2013), 2 Mondiali per Club (2009 e 2011, qui segnando il secondo gol nel 4 a 0 al Santos), 2 Supercoppe Europee (2009 e 2001) e 3 Coppe del Re (2009A�- suo il quarto e ultimo gol del BarA�aA�-, 2012 e 2015). Con la Nazionale spagnola, oltre alla a�?triplettaa�? Europeo 2008 (Miglior Giocatore del torneo)-Mondiale 2010-Europeo 2012 (in tutte e tre le occasioni A? stato inserito nella Top 11 del torneo), con le ‘Furie Rosse’A�ha conquistato pur la��argento alle Olimpiadi del 2000 (e in finale lui segna il momentaneo 1 a 0, trasformando poi il primo dei calci di rigore) e il Mondiale Under-20 nel 1999. Nella Liga A? stato Miglior Giovane nel 1999, Miglior Giocatore nel 2005 e Miglior Centrocampista dal 2009 al 2011. Lasciato il club dopo il ‘Triplete’A�da capitano del 2015, si A? trasferito in Qatar, alla��Al-Sadd, dove gli viene consegnata la fascia da ‘skipper’. Coi qatarioti ha vinto, nel 2017, la Coppa dell’Emiro, la Crown Prince Cup e la Sheikh Jassim Cup.

7 (trequartista) a�� LA?szlA? KUBALA: Ungherese di Budapest, muove i primi passi in un piccolo club locale, il Ganz TE, nelle cui giovanili approda a 11 anni. A 17, nel 1944, debutta in prima squadra, firmando la��anno successivo per una dei principali club magiari, il FerencvA�ros. Dopo una stagione soltanto emigra in Cecoslovacchia, allo Slovan Bratislava, pare per evitare il servizio militare. Tuttavia due anni dopo torna in Patria, firmando per il Vasas e ottemperando agli obblighi di leva. Se ne va nel gennaio 1949, quando fugge dal Paese divenuto una dittatura comunista. Dopo un primo passaggio in Austria, arriva in Italia, giocando per la Pro Patria, con cui segna 9 reti in 16 partite. Scampato incredibilmente alla tragedia di Superga (aveva accettato di esibirsi col Torino a Lisbona, contro il Benfica, ma poi rinunciA? per rimanere a casa col figlio malato), e squalificato per un anno per la fuga dal Paese da��origine (rompendo il contratto col Vasas e mollando il servizio militare), nel gennaio 1950 A? tra i fondatori della��HungA�ria, club a�?girovagoa�� formato con altri esuli ungheresi. Alcune delle partite di esibizione della��HungA�ria si giocano in Spagna, dove Real Madrid e Barcellona lo notano e tentano di accaparrarselo. Hanno la meglio i catalani, con cui firma nel giugno 1950, ma puA? debuttare solo la��anno seguente, nella coppa nazionale 1951, che sarA� anche il suo primo trofeo in blaugrana (cui ha contribuito con 6 reti in 7 partite). La sua prima stagione completa si conclude con il doblete campionato (dove segna 26 reti in 19 partite)-Coppa di Spagna (suo il gol che, nella finale col Valencia, porta il BarA�a in vantaggio nei supplementari, dopo il 2 a 2 dei tempi regolamentari. FinirA� 4 a 2 e lui chiuderA� il torneo con ben 12 centri in 7 presenze), bissato nella stagione successiva (e anche in questo caso va in gol nella finale, aprendo le marcature nel 2 a 1 contro la��Athletic Bilbao). Seguono 3 stagioni senza successi, digiuno interrotto dalla Coppa di Spagna 1957. La��anno dopo arriva la Coppa delle Fiere, quindi nel 1959 un nuovo doblete campionato-coppa nazionale. Nel 1960, infine, ecco gli ultimi successi, con una nuova vittoria nella Liga, e la riconquista della Coppa delle Fiere. La stagione seguente, la��ultima con la maglia del Barcellona, guida la squadra fino alla finale di Coppa dei Campioni, persa poi contro il Benfica. Fallito la��assalto al massimo titolo europeo si ritira, entrando immediatamente nel settore giovanile del Barcellona come tecnico. La��anno seguente A? promosso allenatore della prima squadra, ma viene esonerato dopo una sconfitta in Coppa delle Fiere. Accetta quindi la chiamata dei a�?cuginia�� della��Espanyol, coi quali torna in campo, e dove rimane per tre stagioni, con anche una��esperienza come giocatore-allenatore. Si trasferisce quindi in Svizzera, allo Zurigo, anche qui come player-manager, ma viene esonerato prima della fine del campionato. Emigra quindi in Canada, per giocare coi Toronto Falcons, di cui diviene poi allenatore. Rientra poi in Spagna, dove allena il CA?rdoba per una stagione, al termine della quale a�� nel 1969 a�� diviene CT della Nazionale spagnola. Guida le a�?Furie Rossea�� al Mondiale 1978 e alla��Europeo 1980, dopo il quale lascia la��incarico (ha anche guidato la squadra Olimpica ai Giochi del 1976). Torna quindi brevemente alla guida del Barcellona, cui seguono due anni di stop e poi la ripartenza in Arabia Saudita, alla��Al-Hilal, dove rimane per 4 anni. Torna nuovamente in Spagna nel 1986, guidando brevemente il Murcia. Quindi, dopo una stagione di stop, allena il MA�laga, ma viene esonerato. La stagione seguente A? alla��Eleche, e anche qui si ritrova esonerato. Rimane fermo per 3 anni, quindi guida nuovamente la Nazionale Olimpica ai Giochi nel 1992, che si tengono nella a�?suaa�� Barcellona. Dopo le Olimpiadi rimane fermo per un ulteriore triennio, per poi guidare brevemente la Nazionale del Paraguay, che porta alla Copa AmA�rica 1995. A livello di Nazionale ha iniziato con la Cecoslovacchia (la sua famiglia era di etnia slovacca), con cui ha giocato 6 partite, segnando 4 reti. Ha quindi vestito tre volte la maglia della��Ungheria, optando in fine per la Spagna, con cui ha messo assieme 19 presenze e 11 reti. Nonostante le 3 diverse Nazionali, non ha mai preso parte a un Mondiale o a un Europeo. A� morto nel maggio 2002. Citazione per il danese Michael Laudrup, uno dei a�?segretia�� del Barcellona di Cruyff, che passA? poi clamorosamente al Real Madrid, vincendo ancora.

8 (mezzala sinistra) a�� AndrA�s INIESTA: Nonostante la��aspetto lo invecchi, ha poco piA? di trenta��anni, eppure A? giA� da tempo nella��Olimpo del Calcio, avendo conquistato tutti i trofei della��era Laporta appena elencati per il suo a�?gemelloa�? Xavi, trionfi in Nazionale maggiore compresi. Interno di sinistra in partenza, sa fare tutto: dagli inserimenti in attacco (tanto da essere a volte schierato anche come punta esterna), alla regia, al recupero palloni (nasce infatti come mediano), trequartista. Il prototipo del centrocampista moderno (o a�?tuttocampistaa�?), nella sua massima espressione per talento e intelligenza tattica. Partito nella��Albacete, squadra della sua provincia di nascita, arriva nella cantera barcelonista a 12 anni. A 18 ha giA� debuttato in prima squadra, anche se ci vogliono un altro paio di stagioni prima di diventare un pilastro del team. Nel 2004-a��05, a venta��anni, A? il giocatore che ha fatto piA? presenze in quel campionato (37 su 38 match), anche se la maggior parte delle volte entra a partita in corso. La squadra rivince la Liga dopo qualche anno, ed il primo successo di Rijkaard. Il quale la��anno successivo lo schiera da regista puro, in sostituzione della��infortunato Xavi, salvo poi preferirgli il brasiliano Edmilson, ex stopper e piA? portato al contenimento, come accade nella finale di Champions del 2006 con la��Arsenal. Proprio la��avvicendamento tra i due alla��intervallo, dA� ai blaugrana la marcia in piA? per rimontare la��iniziale svantaggio e ad alzare al cielo la a�?coppa dalle grandi orecchiea�?. Da lA� in poi Iniesta diventa titolare inamovibile, crescendo ad ogni stagione, specie sotto la cura di Pep Guardiola. Solo la contemporanea presenza di Messi gli preclude la conquista di almeno un Pallone da��Oro. Che, con le vecchie regole, che volevano premiati solo i giocatori europei, sarebbe stato sicuramente suo almeno nel 2010, quando il Barcellona non vince la Champions (che va alla��Inter del Triplete) e Messi fa un Mondiale tutta��altro che spettacolare con la��Argentina. Mentre don AndrA�s segna il goal che vale la Coppa del Mondo. Con le ‘Furie Rosse’ A? stato campione del Mondo anche con la��Under-17 (2001, eliminando nei quarti ai rigori la��Italia di Aquilani, Chiellini e Pazzini) e con la��Under-19 (2002), in entrambi i casi con goal in finale di Fernando Torres. Con la sua Nazionale ha poi vinto 2 Europei consecutivi (2008 e 2012), partecipando poi anche ai Mondiali 2006 e 2014, all’Europeo 2016 e alla Confederations Cup del 2013, chiusa al secondo posto. Col Barcellona ha vinto, ad oggi: 8A�volte la Liga (2005, 2006, 2009-2011, 2013, 2015 e 2016), 5A�Coppe del Re (2009, 2012 e 2015-2017) e 7A�Supercoppe di Spagna (2005, 2006, 2009-2011, 2013 e 2016) per quanto riguarda i titoli a�?domesticia��. Per quanto concerne i trofei internazionali, invece, la bacheca parla di:A�4 Champions League (2006, 2009, 2011 e 2015), 3A�Mondiali per Club (2009, 2011 e 2015) e altrettanteA�Supercoppe Europee (2009, 2011 e 2015). Numerosi, poi, i riconoscimenti individuali, tra i quali: Miglior Giocatore della��Europeo e della Champions League nel 2012; MVP della finale di Champions League 2015; Giocatore Spagnolo della��Anno nel 2009; secondo al Pallone da��Oro 2010 e terzo in quello 2012; Miglior Centrocampista Offensivo della Liga nel 2009 e dal 2011 al 2014. Dal 2015 A? lui il capitano blaugrana.

9 (centravanti) a�� Samuel ETOa��O: La��uomo delle finali Champions. 3 su 3 vinte, nelle 2 col Barcellona (la terza A? quella con la��Inter del a�?Tripletea��) segnando in entrambe le occasioni: il goal della��1 a 0 (raddoppiato poi da Messi) nel 2009 e addirittura il goal vittoria nella rimonta contro la��Arsenal nel 2006. Due dei 129 goal segnati in maglia blaugrana in 201 partite (piA? 35 assist) spalmate su 5 stagione. In Catalogna arriva nel 2004, dopo 4 stagioni e mezza a far faville nel a�?piccoloa�� Maiorca. La squadra delle Baleari aveva creduto in lui dopo che il Real Madrid la��aveva scaricato. Si, perchA� a scoprirlo in Camerun erano stati i a�?blancosa��, che lo portarono sedicenne nella propria accademia, senza perA? dargli una concreta possibilitA�. Ripaga il Maiorca della fiducia segnando una doppietta nella finale di Copa del Rey 2003, la��unica nella storia del club. Va quindi a prendersi la sua rivincita sul Madrid con gli acerrimi rivali, facendo le fortune di Rijkaard prima e di Guardiola poi. Con Pep il rapporto A? perA? complicato, tanto che questi ne chiede fin da subito la cessione, insieme a quella di Ronaldinho. Ottiene solo il taglio del brasiliano, ma poi riesce a liberarsi pure del camerunense, che andrA� a vincere la Champions pure la��anno dopo con la��Inter, mentre Guardiola non sa bene che fare con Ibrahimovic, scambiato proprio con Samuel (e con conguaglio di 50 milioni di Euro ai nerazzurri, dato che il camerunense era alla��ultimo anno di contratto). La soluzione verrA� trovata con Messi centravanti e la cessione anche di Ibra. Ma intanto qualche rimpianto per Etoa��o (che in 5 stagioni ha contribuito in maniera determinante alla conquista, oltre delle succitate Champions, di 3 campionati, una Copa del Rey e 2 Supercoppe nazionali) dalle parti del Camp Nou ce la��hanno senza��altro avuto. Dopo due stagioni alla��Inter (vincendo anche il Mondiale per Club a�� suo il secondo dei 3 gol in finale – e la Supercoppa Italiana 2010 a�� grazie alla sua decisiva doppietta nel 3 a 1 alla Roma -, e la seconda Coppa Italia consecutiva a�� anche qui doppietta decisiva in un 3 a 1, stavolta contro il Palermo -), va a a�?svernarea�� in Russia, alla��Anzhi, con cui firma un triennale record da 20 milioni di Euro netti a stagione. Dopo due stagioni, perA?, a Makhachkala decidono di tagliare le spese, e cosA� Etoa��o e gli altri a�?biga�� finiscono sul mercato. Lui torna nel calcio a�?che contaa��, firmando una��annuale col Chelsea, dove ritrova Mourinho. Il feeling, perA?, non A? quello di Milano, ed Etoa��o ha un ruolo da a�?rincalzoa��, per quanto di lusso. CosA� non rinnova, ma rimane in Premier League accasandosi alla��Everton. Coi a�?Toffiesa�� perA? la��esperienza A? tutta��altro che fortunata, e sei mesi dopo lascia la��Inghilterra per tornare in Italia, alla Sampdoria, andando perA? incontro a un’altra fallimentare esperienza. Nell’estate del 2015 passa quindi ai turchi dell’Antalyaspor, per i quali gioca tuttora, e dei quali A? stato ad interim giocatore-allenatore tra il dicembre 2015 e il gennaio 2016. Con il Camerun ha giocato 118 match, segnando 56 reti (bomber assoluto di tutti i tempi della sua Nazionale) e vincendo 2 volte consecutive la Coppa da��Africa (2000 e 2002), torneo cui ha partecipato anche nel 2004, 2006, 2008 (secondo posto) e 2010. Ha inoltre partecipato a ben 5 Mondiali (1998, 2002, 2006, 2010 e 2014), a 2 Confederations Cup (2001 e 2003, con secondo posto finale in questa��ultima) e alle Olimpiadi 2000, conquistando la medaglia da��oro e segnando il gol del 2 a 2 finale che porta poi alla vittoria ai rigori contro la Spagna (Etoa��o trasformerA� il secondo per la compagine africana). A livello di riconoscimenti individuali, Etoa��o A? stato Giocatore Africano della��Anno 4 volte (2003-2005 e 2010, dopo esser stato Miglior Giovane Africano nel 2000) ed MVP del campionato russo nella stagione 2012/a��13. A� stato inoltre capocannoniere in Spagna nel 2005-a��06 e 2 volte in Coppa da��Africa (2006 e 2008), torneo nel quale A? primatista assoluto di marcature. A� anche il primo assoluto di sempre tra i bomber del Maiorca. A� stato poi inserito in diverse Top 11 UEFA (anche Miglior Attaccante nel 2006) e FIFA, nel cui World Player Award 2005 A? arrivato terzo.

10 (attaccante destro) a�� Lionel MESSI: Nonostante io sia un a�?ronaldistaa�� (inteso come pro Cristiano Ronaldo), stiamo oggettivamente parlando di quello cheA�nell’ultimo decennio A? stato il giocatore piA? forte del mondo. Recordman di vittorie nel Pallone da��Oro con 5, di cui 4 conquistati consecutivamente (2009-2012 e 2015), viaggia a una media-gol che sfiora la��uno a partita (523 inA�601 partite, che ne fanno giA� il piA? prolifico bomber di sempre nella storia del club). La��unico vero erede (bravo e buono) in Nazionale di Maradona, al quale perA? deve ancora invidiare la vittoria di un Mondiale. Per il resto non puA? certo lamentarsi, dato che, a 30A�anni, A? stufo (si fa per dire)A�di polverizzare record, sia di squadra (dove A? arrivato nel 2000, a 13 anni, facendo tutta la trafila delle giovanili a�� segnando gol a grappoli a�� e debuttando nella Liga a 21 anni, nella��ottobre 2004) sia individuali. Oltre a una bacheca invidiabile, fatta di 4A�Champions League (2006, 2009, 2011 e 2015: nella prima salta la finale per infortunio, ma nelle due successiveA�va in gol in entrambi i casi, sempre contro il Manchester United, sempre segnando il secondo gol, e in quella del 2011 risultando anche a�?Man of the Matcha��), 8A�a�?scudettia�? (2005, 2006, 2009-2011, 2013, 2015 e 2016), 3A�Mondiali per Club (2009, 2011 e 2015, segnando in finale il gol-vittoria ai supplementari nel primo caso; aprendo e chiudendo il 4 a 0 al Santos nel secondo; e segnando il primo dei tre gol al River Plate nel terzo. Nei primi dueA�tornei A? stato anche eletto Miglior Giocatore), 3A�Supercoppe Europee (2009, 2011 e 2015, segnando il primo gol nella seconda A�e una doppietta nella terza, conclusasi con un rocambolesco 5-4 nella sfida tutta spagnola con in Siviglia, al termine della quale A? stato nominato ‘Man of the Match’) 5A�Coppe del Re, di cui 3 consecutive (2009, 2012 e 2015-2017, andando in gol in tutte le finali tranne in quella del 2016) e 7A�Supercoppe di Spagna (2005, 2006, 2009-2011 a�� triennio nel quale va sempre a segno con marcature multiple e decisive per la vittoria finaleA�-, 2013 e 2016, dove segna il definitivo 3 a 0 nella gara di ritorno). A� stato per 4A�volte consecutive capocannoniere della Champions League (2009-2012), e poi di nuovo nel 2015;A�4 volte capocannoniere della Liga (2010, 2012, 2013 e 2017), campionato del quale A? stato per 5 volte di fila Giocatore della��Anno (2009-2013), tornando a conquistare il riconoscimento nel 2015. 5A�volte anche capocannoniere della Coppa del Re (2009, 2011, 2014, 2016 e 2017). A questi si aggiungono: Scarpa da��Oro per 4A�volte (2010, 2012, 2013 e 2017), Miglior Giocatore del Mondiale 2014 e anche diversi riconoscimenti giovanili, tra cui il Golden Boy nel 2005 e il Bravo Award nel 2007. Infine A? entrato nel a�?Guinness dei Primatia�� per aver segnato il maggior numero di goal in un anno solare (2012), ben 91. Con la Nazionale argentina, di cui A? capitano, ha giocato 143A�partite e segnato 74A�reti, partecipando a 3 Mondiali (2006, 2010 e 2014, con secondo posto finale in questa��ultimo) e a 4A�edizioni della Copa AmA�rica (2007, 2011, 2015 e 2016) con 3 secondi posti (2007, 2015 e 2016). A livello giovanile ha partecipato e vinto da Miglior Giocatore e capocannoniere il Mondiale Under-20 (2005). A� stato inoltre membro della Nazionale Olimpica ai Giochi 2008, vincendo la��oro.

11 (attaccante sinistro) a�� Hristo STOICHKOV: Il Pallone da��Oro 1994 A? uno dei giocatori piA? amati dai tifosi nella storia del Barcellona, dove arriva nel a��90, dopo aver vinto tutto (compresa la Scarpa da��Oro come miglior cannoniere europeo) in patria col CSKA di Sofia. Ala sinistra vecchio stampo, dalle accelerazioni fulminee e dal dribbling ubriacante, aveva una confidenza importante col goal pur non essendo un attaccante pure, abile nei calci piazzati e con la passione per i tiri improvvisi e a�?impossibilia�? (per fare un paragone, ovviamente con le dovute proporzioni, potremmo guardare a Quagliarella, specie ai tempi della sua esplosione nella Samp di Novellino e nel tridente a Udine, dove partiva largo). Pilastro del a�?Dream Teama�? di Cruyff, carattere fumantino, ha fatto vedere cose eccelse soprattutto duettando con RomarA�o, nella versione piA? bella della squadra dei primi Anni Novanta, che ebbe la sola (gravissima) colpa di sottovalutare il Milan nella finale di Champions del 1994. Lasciato il Barcellona la��anno successivo, face una pessima stagione alla��allora ricco e ambizioso Parma di Tanzi, per poi tornare al Camp Nou dove fece benino nella stagione di Robson ma non ingranA? con la gestione Van Gaal, tanto che se ne andA? a stagione in corso per tornare in Bulgaria al a�?suoa�? CSKA, andando poi a svernare tra Arabia Saudita, Giappone e Stati Uniti. Lasciato il calcio giocato entra nello staff tecnico del BarA�a, con particolare compito nella��allenamento degli attacanti. La��anno dopo diviene CT della Bulgaria, che da giocatore aveva trascinato fino alle semifinali del Mondiale statunitense, fermato solo da uno stratosferico Roby Baggio (e dalla��arrembante e sorprendente Svezia nella finalina). Una��esperienza di tre anni assolutamente fallimentare, e conclusasi con le sue dimissioni nella��aprile, dopo scontri con diversi calciatori. Qualche mese dopo A? sulla panchina del Celta Vigo, ma ad ottobre A? giA� esonerato. Torna in pista dopo quasi due anni, ripartendo dai sudafricani del Mamelodi Sundowns, ma il marzo successivo lascia. Dopo un no alla panchina della Nazionale del Vietnam, nel gennaio 2012 sostituisce al Litex Lovech il suo ex a�?gemelloa�? Lubo Penev, divenuto CT della Bulgaria. Dopo un anno e mezzo ecco la grande occasione, in questa stagione, di allenare il a�?suoa�? CSKA. Ma la��avventura dura qualche settimana, e senza nemmeno la formalizzazione del contratto, a causa del fallimento finanziario del club. Citazione per la��ungherese ZoltA�n Czibor, protagonista della Grande Ungheria, e membro della squadra che per prima riuscA� ad eliminare il Real Madrid in Coppa dei Campioni, nel 1960-a��61. In quella stagione il BarA�a raggiunse la finale, persa 3 a 2 contro il Benfica, e fu proprio di Czibor la��ultima rete (sul 3 a 1), che illuse inutilmente i catalani.

ALL. Johan CRUYFF: Da��accordo, la cosiddetta a�?influenza olandesea�? la��ha introdotta il suo maestro Michels, e il picco della filosofia di gioco barcelonista la��ha improntata Guardiola. Ma A? stato il a�?Profeta del Gola�? ha introdurre una certa mentalitA�, una certa filosofia di gioco, un modo di essere e di stare in campo, grazie al suo a�?Dream Teama�?. Che aveva certamente qualche campione e tanti buonissimi giocatori, ma non certo la��Invincibile Armata di cui ha potuto godere Pep. Eppure ha portato a casa i trionfi di cui abbiamo dato conto nella��introduzione ma, soprattutto, ha disegnato una strada che rimane tutta��oggi il marchio di fabbrica del BarA�a. GiA� uno dei giocatori piA? forti nella Storia del Calcio, inizia ad allenare nel 1985, al a�?suoa�� Ajax, vincendo subito la Coppa da��Olanda. Trofeo che bissa la��anno seguente, guidando inoltre la squadra alla vittoria della Coppa delle Coppe. Rimane una��ulteriore stagione, poi nel 1988 approda sulla panchina del Barcellona, infilando un filotto di 7 stagioni con almeno un successo. Si parte il primo anno con la Coppa delle Coppe, nel secondo tocca alla Coppa del Re, quindi seguono 4 titoli nazionali consecutivi, abbinati alla Supercoppa di Spagna nel 1991 e nel 1992, e ai trionfi continentali della Coppa dei Campioni 1991-a��92 e della Supercoppa Europea 1992. Chiude il ciclo la Supercoppa di Spagna 1994. Nel 1996, dopo una stagione senza titoli a�� la��unica a�� chiude il suo rapporto col BarA�a, anche a causa di contrasti con la dirigenza. Non allenerA� piA? (anche per i problemi di cuore che la��hanno brevemente fermato nel 1991), ma torna al Barcellona come consigliere durante la presidenza Laporta, che lo nomina Presidente Onorario nel marzo 2010. A luglio, il nuovo presidente Rosell lo priva della carica. Dal 2009 al 2013 A? stato CT della rappresentativa catalana. Tra il 2011 e il 2012 A? tornato brevemente alla��Ajax come dirigente, ed ha lavorato coi messicani del Chivas de Guadalajara come consulente. E’ morto il 24 marzo 2016.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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