All Time XI: Bayern Monaco

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La squadra simbolo della Bundesliga (nonostante non ci fosse nella prima edizione del campionato) e del calcio tedesco, nonostante abbia cominciato ad affermarsi tardi in Patria.

Ma che dagli Anni Settanta in poi ha preso il volo, dominando per distacco su tutte le connazionali e divenendo uno dei primi club da��Europa e nel Mondo, sia da un punto di vista del prestigio sportivo, sia come potenzialitA� economico-commerciale.

Detiene il record tedesco per le vittorie in campionato (25), coppa nazionale (17) e Coppa di Lega (6), cui si aggiungono le 5 supercoppe nazionali (anche se una, la prima del 1982, non A? ufficialmente considerata).

In Europa, A? tra le poche squadre (le altre sono Juventus a�� la prima a completare la��opera -, Ajax e Chelsea) ad aver vinto tutte le competizioni continentali: 5 trionfi (la tripletta 1974-1976, 2001 e 2013) in Coppa dei Campioni/Champions League (e altrettante finali perse), una vittoria in Coppa delle Coppe (1966-a��67), una in Coppa UEFA (1995-a��96) e una Supercoppa Europea (2013).

Senza dimenticare i 3 successi nella Coppa Intercontinentale/Mondiale per Club (1976, 2001 e 2013).

Il Bayern di tutti i tempi lo schieriamo con una formazione camaleonte, che si snoda tra 4-3-3, 4-4-2, e 4-2-3-1, grazie alla sagacia tattica del suo numero 10 e, in generale dei suoi centrocampisti. E con le ali pronte a scambiarsi di posizione, potendo giocare su ambo i lati o anche in appoggio alla prima punta:

1 (portiere) a�� Sepp MAIER: Bavarese di nascita, entra a 15 anni nelle giovanili del club, per non lasciarlo piA? fino al ritiro dal calcio giocato. Approda in prima squadra nel 1962, a 18 anni, come riserva, nella squadra che viene promossa dalla terza alla seconda serie. Il primo anno di a�?Liga Regionalea�� lotta per la maglia da titolare, che conquista la��anno dopo, vincendo il campionato e approdando nel massimo campionato. Alla prima stagione in Bundesliga salta tre partite: saranno le uniche. Seguiranno tredici stagioni senza lasciare nemmeno una volta la sua porta, e vincendo le tre Coppa Campioni consecutive dal 1974 al 1976, 4 a�?scudettia�� (di cui i tre consecutivi 1972-1974), la��Intercontinentale del 1976, la Coppa delle Coppe 1966-a��67 e 4 coppe nazionali. Con la Germania, dopo essere stato il terzo portiere al Mondiale a��66 (dopo un solo anno di a�?serie Aa��) A? il numero 1 della Germania dal Mondiale a��70, dove i tedeschi conquistano il terzo posto dopo la��eliminazione in semifinale contro la��Italia nella cosiddetta a�?Partita del Secoloa��. Due anni dopo vince la��Europeo, quindi il Mondiale a��74. Poi arrivano la sconfitta in finale a Euro a��76 (sconfitta ai rigori contro la Cecoslovacchia, dopo aver rimontato due goal alla squadra di Panenka, che gli segnA? il rigore decisivo col a�?cucchiaioa��) e il deludente Mondiale a��78. A dimostrazione della sua classe e personalitA�, gli allori personali arrivano nella seconda metA� degli Anni Settanta, quando nel frattempo il Bayern ha perso i suoi giocatori migliori e non vince piA?. SarA� infatti Giocatore della��Anno in Germania nel 1975, 1977 e 1978, e chiuderA� la carriera da capitano, dopo aver ereditato la fascia dal a�?Kaisera�� Beckenbauer. Appesi i guantoni (A? stato il primo a portare quelli a�?gigantia��) al chiodo, sta per quasi un decennio fuori dalla mischia, prima di diventare a�� nel 1988 a�� preparatore dei portieri della Nazionale. ManterrA� la��incarico fino alla��ottobre del 2004 quando, dopo la��Europeo, A? in disaccordo col CT Klinsmann (altro ex Bayern) sulla��idea di promuovere titolare Jens Lehmann a spese di Oliver Kahn, suo protetto e colonna dei bavaresi. Continua invece a ricoprire il medesimo incarico (iniziato nel 1994) al Bayern fino al 2008, anno in cui annuncia il ritiro, in concomitanza proprio con quello del suo pupillo Kahn (che, come lui, lascia da capitano). A? il recordman di presenze nel club, con 686.

2 (terzino destro) a�� Philipp LAHM: A� la��attuale capitano della squadra, colui che ha alzato la a�?coppa dalle grandi orecchiea�? nel cielo di Wembley, dopo il 2 a 1 ai connazionali del Borussia Dortmund, nella finale di Champions League del 2013 (riscatto quasi immediato dopo aver perso, sempre da capitano, il rocambolesco ultimo atto contro i londinesi del Chelsea, in casa, la��anno prima). Lahm A? nato e cresciuto a Monaco e nel Bayern Monaco, nel quale fa le giovanili e col quale debutta poi in prima squadra nel 2001, a 18 anni. In quello stesso anno vince il primo di due campionati Under-19 consecutivi, il secondo da capitano. Dopo aver guidato la squadra giovanile, arriva anche il debutto in Champions, sostituendo alla��ultimo minuto il francese Lizarazu in un match dei gironi eliminatori. In quella prima stagione da elemento a tutti gli effetti della prima squadra trova pochissimo spazio, nonostante possa giocare su entrambi i lati come terzino o anche in mediana. A fine campionato viene perciA? mandato in prestito allo Stoccarda, dove rimane due anni. Qui, la��allenatore Magath lo schiera come terzino sinistro, invece che nel piA? consono ruolo sul lato opposto; operazione che genera ottimi risultati, dato che il ragazzo si piazza secondo nella classifica del Giocatore della��Anno della Bundesliga, e si guadagna la convocazione in Nazionale per la��Europeo 2004. La stagione successiva A? perA? complicata: il cambio di allenatore e alcuni infortuni gli fanno disputare un campionato sottotono, e che si conclude comunque col ritorno alla a�?casa madrea�?. Qui, dopo essersi ripreso dalla��ultimo infortunio, parte giocando nella squadra B, ma piano piano inizia a ritagliarsi il suo spazio, contendendo a Lizarazu la maglia da titolare come terzino sinistro. Questa sua lotta A? premiata con la convocazione per il Mondiale casalingo del 2006, dove la Germania esce in semifinale contro la��inarrestabile Italia di Lippi, ma Lahm disputa un ottimo torneo, tanto che viene inserito nella squadra ideale. Dopo il Mondiale diventa il terzino sinistro titolare del Bayern, ruolo che ricoprirA� per tre stagioni, pur manifestando la sua preferenza per il lato destro (e pensando anche di lasciare il club, tanto che nel 2008 il suo passaggio al Barcellona di Guardiola pareva cosa fatta, dopo un buon Europeo giocato su entrambi i lati). A� con la��avvento del a�?santonea�� olandese Louis Van Gaal, che finalmente Lahm torna a giocare nel suo ruolo preferito, conquistando subito la finale di Champions League, persa poi contro la��Inter del a�?Tripletea��. Al Mondiale sudafricano Lahm A? capitano della Nazionale per la��infortunio di Ballack e, dopo il ritiro di questa��ultimo, lo diventa definitivamente. Deve invece aspettare la��anno successivo, con la��addio di Van Bommel, per ricevere anche la fascia del Bayern. E, come giA� detto, capitanare la squadra a due finali di Champions consecutive, affermandosi nel contempo come uno dei terzini destri piA? forti del mondo. Con la��arrivo sulla panchina bavarese di Pep Guardiola, il giocatore A? stato impiegato anche da interno destro, se non addirittura da a�?volantea�� davanti alla difesa. Ruoli che il giocatore ha ricoperto con abnegazione, ma facendo chiaramente intendere di volersi riprendere quanto prima la sua amata fascia destra, dove infatti A? ora tornato a giocare. Ad oggi il suo palmarA?s consta di: 7 titoli nazionali (di cui i primi 6 sempre in abbinata con la Coppa di Germania, fatto statistico forse unico nel genere), la Champions 2012-a��13 di cui dicevamo prima, 2 Supercoppe di Germania (2010 e 2012), una Coppa di Lega (2007) e i primi trofei della��era-Guardiola, la Supercoppa Europea 2013 e il Mondiale per Club 2013. Vanta 113 e 5 reti in Nazionale, dalla quale si A? ritirato dopo aver vinto da capitano il Mondiale 2014, a sfatare una sorta di maledizione da a�?re senza coronaa��: prima del trionfo nella Coppa del Mondo, infatti, vantava due secondi posti europei (al torneo Under-19 del 2002 e a quello a�?maggiorea�? del 2008) e due terzi posti consecutivi ai Mondiali (2006 e 2010).

3 (terzino sinistro) a�� Paul BREITNER: Arrivato al Bayern diciannovenne nel 1970, due anni dopo A? giA� la��erede di Schnellinger nel ruolo di terzino sinistro della Nazionale, con cui vince la��Europeo 1972, e poi anche il Mondiale del a��74 in Olanda, trasformando il rigore che, in finale contro i padroni di casa, riportA? in pareggio la Germania dopo un altro penalty, quello di Neskeens (a firmare la vittoria finale fu un altro uomo-Bayern: Gerd MA?ller). In entrambe le manifestazioni A? incluso nel Top Team del torneo. Dopo il trionfo olandese, la Coppa dei Campioni e il terzo a�?scudettoa�? consecutivo (oltre a una Coppa di Germania nel 1970-a��71), se ne va al Real Madrid, dove rimane per tre anni. Coi a�?blancosa�? centra subito il double Liga-Copa del Rey, replicando il successo in campionato la��anno successivo. Nel 1977 torna in patria, disputando una stagione nella��anonimo club Eintracht Braunschweig, unico in grado di permettersi il suo lauto ingaggio essendo il club della JA�germeister. Segna dieci goal in campionato e 15 in totale, ma i suoi atteggiamenti da star indispettiscono i compagni e lui decide di andarsene. Riesce a tornare al a�?suoa�? Bayern grazie ai buoni uffici di Hoeness, cui era molto legato e che nel frattempo A? entrato nella dirigenza del club. Trasformatosi in centrocampista sinistro, forma un a�?binarioa�? fenomenale con Rummenigge, cui lascerA� la fascia di capitano (ereditata nel 1980 da Schwarzenbeck) nel 1983, anno del ritiro dalla��attivitA� agonistica. Nel suo secondo stint al Bayern rinasce fino a diventare giocatore tedesco nella��anno nel 1981, anno in cui A? secondo nella corsa al Pallone da��Oro, proprio dietro a Rummenigge. Vince due campionati (1979-a��80 e 1980-a��81), coppa e supercoppa nazionali (1982), e perde la finale di Coppa Campioni 1982. Anno in cui torna a disputare un Mondiale, segnando il goal tedesco della bandiera nella finale con la��Italia. Cosa che lo fa entrare nello speciale a�?cluba�? dei calciatori che hanno segnato in due diverse finali mondiali (gli altri sono il francese Zinedine Zidane e il duo brasiliano PelA�-VavA�). Nel 1994 la FIFA la��ha inserito nel suo Top Team dei Campionati del Mondo di tutti i tempi, facendo del Bayern la��unica squadra ad avere piA? di un rappresentante (la��altro A? Beckenbauer). Come tanti altri campioni del passato A? rimasto nella a�?grande famigliaa�� del club bavarese, con un ruolo da consulente tecnico e come capitano della squada a�?all-starsa��. Col brasiliano NA�lton Santos e col a�?nostroa�� Paolo Maldini, si gioca il titolo di piA? forte terzino sinistro di sempre.

4 (difensore centrale) a�� Klaus AUGENTHALER: In ballottaggio fino alla��ultimo con Hans-Georg Schwarzenbeck, ha infine prevalso su questa��ultimo, a�?gemelloa�� di Beckenbauer, proprio perchA� giocare di fianco a a�?Kaiser Franza�� deve essere stato certamente piA? facile che prenderne il posto, come toccato appunto ad Augenthaler. Che nella sua carriera professionistica ha militato solo nel Bayern, che lo prelevA? diciottenne dalla��FC Vilshofen, club nelle cui giovanili era entrato da bambino. Augenthaler fa il suo debutto in prima squadra nel 1976, nella��ultima stagione del suo a�?maestroa��. Con la��avvento degli Anni a��80 inizia il suo ciclo vincente, che lo vedrA� mettere in bacheca 7 Bundesliga (1980, 1981, 1985-1987, 1989 e 1990), 3 Coppe di Germania (1982, 1984 e 1986) e altrettante supercoppe nazionali (1982, 1987 e 1990). Sfortunatissimo, invece, in campo europeo: con lui il Bayern perde due finali di Coppa Campioni su due (1982 e 1987), anche se in veritA� nella seconda non gioca per squalifica. Dal 1984 e fino al ritiro, avvenuto nel 1991, A? capitano della squadra. Con la Nazionale tedesca gioca 27 incontri e partecipa a due Mondiali. Nel 1986 fa panchina, ma nel a��90 A? lui a guidare la difesa (in tandem col compagno Kohler) della squadra che vince il trofeo. Dopo aver smesso con la��attivitA� agonistica, entra nello staff tecnico del Bayern, allenando da subito a livello giovanile, e ricoprendo poi per 5 anni la��incarico di vice in prima squadra (guidandola ad interim per un incontro nel 1996). PrenderA� poi la via della carriera di capo allenatore fuori dalla��ambiente del club bavarese, con alterne fortune e uscendo dal giro che conta nel 2007, dopo la��esperienza sulla panchina del Wolfsburg (e dopo aver guidato anche Bayer Leverkusen e Norimberga, in Patria, e il Graz in Austria). Fermo dal 2011, A? di oggi la notizia che ha accettato la panchina del Donaustauf, nella settima serie tedesca.

5 (difensore centrale) a�� Franz BECKENBAUER: Uno dei primissimi in tutte le classifiche tra i calciatori di ogni tempo e, probabilmente, il miglior difensore di sempre. Anche se nasce regista di centrocampo, cosa che favorirA� la sua propensione a guidare la difesa, tanto col Bayern quanto in Nazionale. Propensione che, unita alla��eleganza di movimenti, gli fece guadagnare il soprannome di a�?Kaiser/Imperatorea��. A� il secondo uomo di calcio nella storia, dopo il brasiliano Zagallo, ad aver vinto il Mondiale sia da calciatore sia da allenatore, e la��unico che, nel primo caso, vestiva pure la fascia di capitano. Al Bayern arriva a 14 anni e, dopo la classica trafila nelle giovanili, debutta diciannovenne in prima squadra, nella stagione 1964-a�?65 della Lega Regionale Sud, aiutando la squadra a centrare la promozione in Bundesliga. Al primo anno nella massima serie tedesca vince la Coppa di Germania, nel secondo la Coppa delle Coppe, nel terzo fa il bis in Coppa nazionale, e al quarto ecco la doppietta a�?scudettoa��- coppa nazionale. Nel frattempo ha conquistato il posto fisso in Nazionale, con cui A? in campo sia nella finale Mondiale a��66 contro la��Inghilterra, sia nello storico Italia-Germania 4 a 3 a Mexico a��70. Ed A? proprio con gli Anni Settanta che diventa capitano e arriva alla��apice della sua carriera, con tre titoli nazionali consecutivi (1972-1974), accompagnati da altrettanti successi finali in Coppa dei Campioni (1974-1976). A ciA? unisce la��Intercontinentale del 1976, una��altra Coppa di Germania (1970-a��71) e la doppietta Europeo (1972) a�� Mondiale (1974) con la Germania Ovest. Emigra quindi nella Lega Nord Americana, per giocare nei New York Cosmos di PelA� e Chinaglia, vincendo tre titoli in quattro anni (1977, 1978 e 1980) e una Trans-Atlantic Cup (1980). Torna quindi in Patria, disputando due stagioni con la��Amburgo, nella seconda delle quali vince la Bundesliga (e la��anno dopo la squadra vincere la Coppa Campioni col famigerato gol di Magath nella finale di Atene contro la Juventus), tornando nuovamente ai Cosmos per una��ultima stagione, vincendo nuovamente la Trans-Atlantic Cup. Dopo la��Europeo del 1984 diviene CT della Germania, con cui arriva in finale nel 1986, perdendo contro la��Argentina di Maradona, di cui si vendicherA� quattro anni dopo a Italia a��90, quando le due squadre si ritrovano nuovamente di fronte per la��ultimo atto, e stavolta a prevalere sono i teutonici. In mezzo, un terzo posto (a pari merito con la��Italia) agli Europei del 1988, eliminato in semifinale da quella��Olanda che poi vincerA� il titolo. Lasciata la nazionale da campione del Mondo, per tentare la carriera da allenatore di club. Ad invogliarlo A? la��ambizioso Olympique Marsiglia di Bernard Tapie. Ma la��avventura A? tutta��altro che piacevole per il Kaiser, che si dimette dopo quattro mesi (e la squadra vincerA� il campionato e perderA� solo ai rigori la finale di Coppa dei Campioni, a Bari, contro la Stella Rossa di Belgrado). Diventa quindi dirigente del Bayern, accomodandosi in panchina in due diverse stagioni, per sostituire in corsa la��allenatore sollevato dal club. Nella stagione 1993-a��94 gestisce la squadra per tutto il girone di ritorno, arrivando alla vittoria finale in campionato. Nel 1996 la a�?sforzoa�? dura solo qualche mese (da aprile a giugno), ma quanto basta per vincere la Coppa UEFA, unico trofeo che da giocatore del Bayern non aveva vinto. Nel frattempo, dopo lo a�?scudettoa�� vinto, era diventato anche presidente, carica che ricoprirA� per 15 anni (1994-2009). In tutto questo ha vinto pure due Pallone da��Oro (1972 e 1976) ed A? la��unico giocatore, assieme al brasiliano Djalma Santos ad essere entrato per tre volte di fila nella Top 11 di un Mondiale (1966, 1970, 1974, che poi sono tutti quelli che ha giocato).

6 (centrocampista centrale) a�� Lothar MATTHA�US: Roccioso, veloce, intelligente tatticamente, dal tiro forte e preciso, A? un prodotto piA? o meno locale, essendo anche lui bavarese. Si forma nel piccolo 1. FC Herzogenaurach, squadra che rappresenta la localitA� da cui spicca il volo la Puma. Qui lo nota il Borussia MA�nchengladbach di Jupp Heynckes, squadra che negli Anni Settanta successe proprio al Bayern nel dominio nazionale. A� subito titolare, tanto da guadagnarsi non ancora ventenne la convocazione per la��Europeo del 1980, che la Germania vince (mentre col club perde la finale tutta tedesca di Coppa UEFA con la��Eintracht Francoforte). Seguono la convocazione al Mondiale 1982 (il primo dei suoi cinque: un record) e per la��Europeo 1984, cui arriva dopo una��altra finale persa col club, quella di Coppa di Germania. La sconfitta arriva proprio contro il Bayern con quale firmerA� da lA� a qualche mese, e tra la��altro lui sbaglia il primo rigore della serie. La partenza A? subito delle migliori, dato che arriva immediatamente la vittoria in Bundesliga, la prima di una tripletta che sarA� arricchita da una Coppa di Germania, da una supercoppa nazionale e da due Fuji Cup, che A? il suo ultimo trofeo del suo primo periodo al Bayern. Nel quale ca��A? anche una finale di Coppa dei Campioni persa (dopo quella del Mondiale 1986 contro la��Argentina di Maradona, che A? lui a marcare): quella del 1986-a��87, nella quale il Bayern va in vantaggio e poi si fa rimontare 2 a 1 dal Porto. Un triste presagio, come vedremo tra poco. Dopo la��Europeo 1988 passa alla��Inter del Trap, con cui vince subito lo scudetto 1988-a��89, cui fa seguito alla��inizio della stagione successiva la Supercoppa Italiana (che lui non gioca). Quindi, dopo aver vinto da capitano il Mondiale a Italia a��90 con annesso Pallone da��Oro, ecco la Coppa UEFA (nella finale tutta italiana con la Roma, nella quale va in goal su rigore nel match da��andata) e il primissimo FIFA World Player Award della storia. Dopo una��ultima stagione avara di successi (e senza il suo a�?mentorea�? Trapattoni richiamato alla Juventus dopo il fallimento della��operazione-Maifredi) e dopo aver saltato Euro a��92 per infortunio (la Germania perderA� la finale contro la sorprendentissima Danimarca), torna al Bayern. Inizialmente riprende il suo abituale ruolo di regista, ma successivamente avendo perso velocitA� viene arretrato a libero, ruolo nel quale si rilancia alla grande, conquistando la convocazione in Nazionale per il suo quinto Mondiale (1998) e per la Confederations Cup 1999. Nel suo secondo periodo al Bayern vince 4 campionati, due Coppa di Germania, due Fuji Cup e 3 Coppa di Lega consecutive (1997-1999). Ma perde nuovamente in finale di Champions, ne nello stesso modo di 12 anni prima: Bayern in vantaggio 1 a 0 che si fa rimontare fino al 2 a 1. Per il giocatore A? una mezza tragedia dato che ha ormai 38 anni, ed A? la��ultima possibilitA� per lui di vincere il titolo che gli manca, oltretutto da capitano (fascia ereditata nel 1994 dal portiere Aumann, andato a togliersi lo sfizio di una��ultima stagione in Turchia dopo una carriera tutta spesa a Monaco). Rimane un altro anno, andandosene a marzo dopo una scintillante vittoria per 4 a 1 sul Real Madrid (che vincerA� poi la coppa), per tentare la��avventura americana. Ma ormai non ha piA? niente da dire, e la sua esperienza coi MetroStrars di New York A? tutta��altro che scintillante. Appende quindi le scarpe al chiodo, dopo aver disputato la��ennesimo torneo con la Nazionale: Euro 2000 (ne avrebbe fatti sei se nel 1992 non fosse stato rotto e se nel 1996 fosse stato fatto fuori dalla a�?guerra di poterea�� con la��ex amico/compagno Klinsmann e col CT Berti Vogts). Dopo un anno a�?di riposoa��, intraprende una carriera da allenatore tutta��altro che scintillante, che la��ha visto allenare anche in Brasile e in Israele, oltre a fare il CT in maniera fallimentare per ben due nazionali, tra la��altro vicine geograficamente e quindi rivali: Ungheria e Bulgaria. Esonerato la��ultima volta nel settembre 2011, da allora A? fermo. Continua, invece, la carriera da commentatore televisivo, iniziata in contemporanea con quella da allenatore. Attualmente collabora con una tv iraniana e con una del Brasile.

7 (ala destra/sinistra) a�� Franck RIBERY: La classica ala di una volta, direbbero i romantici del calcio. Spunto improvviso, dribbling ubriacante, gusto per la��assist, tocco fino e carattere da vendere, che non guasta mai. Si puA? forse dire che a�?Scarfacea�� non corrisponda a queste peculiaritA�? No, non si puA? dire. Anzi, le incarna perfettamente. Nato a Boulogne-sur-mer, muove i primi passi in un club cittadino, il Conti. Quindi, a 13 anni entra nel Settore Giovanile del Lille, che lascia 3 anni dopo a�� nel 1999 a�� per tornare a�?a casaa��, al Boulogne, con cui la��anno seguente debutta in prima squadra. Rimane fino al 2002, anno in cui intraprende un tour che lo vede non militare per piA? di una stagione nelle varie squadre cui approda. Si susseguono AlA?s, Stade Brestois e Metz, dove rimane addirittura solo 6 mesi, per passare poi nel gennaio 2005 ai turchi del Galatasaray, coi quali vince la coppa nazionale, segnando il gol che apre il roboante 5 a 1 inflitto in finale agli odiatissimi rivali del FenerbahA�e. Subito dopo rompe col club turco e, approfittando di alcuni mancati pagamenti, riesce a liberarsi a parametro zero, firmando con la��Olympique Marsiglia. Due stagioni dopo, nel 2007, lascia la��OM (nel quale aveva sfavillato, a cavallo tra gli Anni a��80 e a��90, il suo illustre concittadino a�� sono entrambi di a�� Papin, poi transitato anche lui da queste parti), e approda in Baviera, centrando subito la Coppa di Lega (ultima della storia, essendo poi stata cancellata come manifestazione), cui segue la doppietta campionato-coppa nazionale. Cosa che gli riesce pure nel 2009-a��10, anno in cui in Bayern conquista pure la finale di Champions, perdendola contro la��Inter di Mourinho. Dopo il fallimento della seconda stagione targata Van Gaal, ecco la definitiva consacrazione sotto la saggia guida di Jupp Heynckes: di nuovo in finale di Champions nel 2012, persa in casa contro il Chelsea e un campionato a a�?studiarea�� il Borussia Dortmund, prima di emularlo e strapazzarlo nella stagione conclusasi con la vittoria nella finale a�?fratricidaa�� della Champions League 2012-a�?13. Nella vittoria piA? importante, quella di Wembley per il massimo trofeo europeo (punto piA? alto di un Treble piA? Supercoppa di Germania assolutamente da leggenda), i goal li segnano Mandzukic e proprio Robben ma, in entrambi i casi, A? il francese a fornire la��assist. Spettacolare, in particolar modo, quello di tacco per il goal vittoria della��olandese, quando stava ormai per scoccare il novantesimo. Anche in virtA? di ciA?, sembra favorito per la conquista del Pallone da��Oro 2013, anche se la coppia Messi-Cristiano Ronaldo A? sempre in agguato e, alla fine, sarA� il portoghese a spuntarla. Sfortunatamente per lui quello A? stato la��ultimo e piA? alto picco, dato che le stagioni seguenti, in particolare la corrente e quella precedente, A? stato martoriato dagli infortuni (contribuendo comunque anche lui a conquistare altri 2 campionati e soprattutto, nel completare il suo sfavillante 2013, Supercoppa Europea (segnando il gol del momentaneo 1 a 1 e trasformando il suo tiro dal dischetto nella lotteria dei rigori che ha visto i bavaresi prevalere sul Chelsea, tanto da conquistarsi il premio come a�?Man of the Matcha��) e Mondiale per Club (dove apre il 3 a 0 in semifinale contro il Guangzhou Evergrande di Marcello Lippi a�� mini vendetta per la finale di Berlino 2006 a�� e conquistando in finale un nuovo titolo di a�?Man of the Matcha��). Complicato il rapporto con la Nazionale francese, tra litigi, squalifiche e scandali. Zidane stesso la��ha indicato come suo erede nei Blues, ma le cose sono andate decisamente in maniera diversa, tanto che RibA�ry ha giA� lasciato la Nazionale, dopo 16 reti in 81 presenze, e senza aver vinto nulla. a�?Scarfacea�� A? uno dei migliori nella Francia che perderA� solo ai rigori la finale del Mondiale 2006 contro la��Italia, ma 4 anni piA? tardi A? tra i ribelli che si ammutinano contro il CT francese Domenech, mentre la squadra viene eliminata clamorosamente giA� nella fase a gironi (come la��Italia campione in carica, peraltro). Il Mondiale 2014, invece, lo perde per infortunio. Con i a�?gallettia�� ha preso parte anche alla��Europeo 2008 e a quello 2012. CuriositA�: Ribery A? convertito alla fede musulmana, e il suo a�?altroa�� nome A? Bilal Yusuf Mohammed. Che perA?, a differenza del grande cestista americano Lew Alcindor/Kareem Abdul Jabbar, non ha scelto di mettere sulla maglia, come fece invece il grande centro dei Los Angeles Lakers.

8 (interno destro) a�� Mehmet SCHOLL: Nato a Karlsruhe da padre e madre turchi, fino ai cinque anni di cognome fa YA?ksel. Poi, quando i genitori si separano e la madre si risposa col signor Scholl, ne prende il cognome. Entra nella��accademia della squadra della sua cittA�, il Karlsruher, alla��etA� di 12 anni e, tra settore giovanile e prima squadra, vi rimane per dieci anni. Debutta nella stagione 1989-a��90, subentrando a un compagno al 78A�, e andando a segno al 90A�. Nelle due stagioni successive guadagna sempre piA? spazio, attirando le attenzioni del Bayern, che lo acquista nella��estate del 1992, e lo saluterA� con una��apposita partita da��addio, nel 2007. Nelle sue quindici stagioni bavaresi, Scholl ha vinto una Champions (2000-a��01), una Coppa Intercontinentale (2001), 8 campionati, una Coppa UEFA (1995-a��96), 5 coppe nazionali e altrettante coppe di Lega (di cui 4 consecutive tra il 1997 e il 2000). Nel curriculum, anche la finale di Champions persa in maniera clamorosa contro il Manchester United nel 1999. Con la Nazionale non ha mai disputato un Mondiale, ma ha preso parte a due edizioni degli Europei, vincendone una (1996, la��altra A? quella del 2000) e alla Confederations Cup 1999. Centrocampista ad alto tasso di fosforo, bravo a innescare le punte, abile nel dribbling e dotato di confidenza con il goal (specie su calcio piazzato), dopo il ritiro ha iniziato una doppia carriera come allenatore nelle giovanili del Bayern da un lato e di commentatore sportivo dalla��altro. Dopo aver allenato gli Under-13 e il Bayern II, ha lasciato (momentaneamente?) la panchina per dedicarsi esclusivamente al suo ruolo di analista tecnico in televisione. Impossibile non menzionare (si sono giocati il posto fino alla��ultimo), Bastian Schweinsteiger, che ha vinto tutto con la squadra nella��ultimo decennio, prima di accettare la corte degli inglesi del Manchester United.

9 (centravanti) a�� Gerd MA?LLER: Semplicemente nato per il goal. Cecchino clamoroso, rapace da��area come nessun altro (un Paolo Rossi piA? spietato, un Pippo Inzaghi meno a�?rozzoa��), in Nazionale ha addirittura piA? goal (68) che presenze (62). Non a caso A? noto come a�?Der Bombera��, e penso non serva traduzione. Gli basta una stagione nella squadra della sua cittA�, NA�rdlingen (che gli ha intitolato lo stadio locale), dove a soli diciotto anni segna a�� seppur nei dilettanti – 51 (!) goal in 31 partite, per ritrovarsi ai biancorossi della a�?capitalea�? (anche la sua cittadina A? in Baviera). Al primo anno trascina la squadra alla promozione in Bundesliga con 33 goal in 26 partite. Nella massima serie milita per 14 stagioni, vincendo il titolo di capocannoniere sette volte, di cui tre consecutive tra il 1972 e il 1974 (in questo triennio in campionato sono 106 goal in 100 partite). SarA� anche 4 volte capocannoniere in Coppa dei Campioni (tre consecutive 1973-1975) e altrettante in Coppa di Germania. In totale col Bayern, di cui A? cannoniere di tutti i tempi, ha segnato 566 goal in 607 partite ufficiali (398 a�� 365 in Bundesliga piA? i 33 del primo anno di Bayern a�� in 453 partite di campionato; 78 in 62 partite in Coppa di Germania; 69 in 77 partite nelle coppe europee, di cui 35 in 35 partite di Coppa dei Campioni, 20 in 25 partite di Coppa delle Coppe, 7 in 8 partite di Coppa delle Fiere e 4 in 6 partite di Coppa UEFA, 3 in 3 partite in Supercoppa Europea; 1 in Coppa Intercontinentale; 6 goal in 6 match nei playoff che valsero la promozione in a�?serie Aa�� del Bayern, 12 goal in 5 partite in Coppa di Lega, 2 goal in 2 partite in una coppa locale). I suoi goal sono valsi le tre Coppa Campioni consecutive (1974-a��76), 4 campionati, 4 Coppa di Germania, una Coppa Intercontinentale (1976) e una Coppa delle Coppe (1966-a��67). Oltre al Pallone da��Oro 1970, vinto anche grazie allo straordinario score di 10 goal in 6 partite al Campionato del Mondo, anche se le sue reti non sono bastate a far vincere il Mondiale alla Germania, stoppata in semifinale dalla��Italia nel famoso 4 a 3. Si rifarA� quattro anni dopo, segnando il goal della vittoria nella finale contro la��Olanda, dopo aver vinto anche la��Europeo due anni prima (sempre segnando in finale: suoi 2 dei 3 goal con cui la Germania stese la��Unione Sovietica, dopo i due che aveva rifilato ai padroni di casa del Belgio in semifinale). Lasciato il Bayern, A? andato a chiudere la carriera nella Lega Nord Americana, giocando per tre stagioni in Florida, con i Fort Lauderdale Strikers (segnando 38 goal in 71 partite). Dopo un periodo di buio durato dieci anni, tra depressione e alcolismo, A? convinto dagli ex compagni del Bayern a darsi una ripulita, ricevendo in cambio un incarico nello staff tecnico delle giovanili. Nelle quali, con varie mansioni, A? stato ininterrottamente impiegato dal 1992, fino al divampare della demenza senile che la��ha tristemente colpito negli ultimi anni.

10 (interno sinistro) a�� Uli HOENESS: Qui nonostante una carriera stroncata ben prima dei trenta��anni, a dimostrazione della��importanza ricoperta in campo (e pensando anche a cosa avrebbe potuto ancora dare). Arriva al Bayern a 18 anni nel 1970, voluto fortemente dalla��allenatore della��epoca, Udo Lattek, che nota questa guizzante ala sinistra nel TSG Ulm 1846, la squadra della sua cittA�, cui era approdato dopo 6 anni nella��altra formazione cittadina, il VfB Ulm. A� subito titolare, e con la squadra conquista un secondo posto in campionato e la coppa nazionale. Nei tre anni successiva infila la tripletta in Bundesliga, cui segue il filotto in Coppa dei Campioni (1974-1976, segnando una doppietta nel 4 a 0 contro la��Atletico Madrid nella prima, mentre nella seconda subisce la��infortunio che poi gli stroncherA� la carriera) e la Coppa Intercontinentale (1976). Nel frattempo A? entrato a far stabilmente parte anche della Nazionale, con cui debutta segnando nel marzo 1972, guadagnandosi la convocazione per la��Europeo che gioca da titolare (come mezzo destro a centrocampo la Germania farA� suo. In quella stessa estate fa parte della��Olimpica che gioca in casa, ma che non riesce a superare il secondo turno a gironi, fallendo la��accesso alle semifinali. Si rifA� col Mondiale 1974, dove A? il regista della squadra e nel quale segna anche un goal alla Svezia. Nuova delusione, invece, con la��Europeo 1976, nel quale la Germania campione in carica perde la finale ai rigori contro la Cecoslovacchia, e il rigore decisivo lo sbaglia proprio Hoeness, che A? nel frattempo tornato a fare la��esterno da��attacco. Dopo questa esperienza, comincia a risentire dei danni causati dalla��infortunio, e dopo una stagione in tono minore, viene mandato in prestito al Norimberga, nella speranza di trovare la forma dei tempi migliori e rimettersi al servizio del Bayern. Ma riesce a giocare appena 11 partite, ed A? poi costretto a ritirarsi, quando ha solo 27 anni. Diviene quasi subito direttore commerciale e poi generale del club, dirigendone la��esponenziale crescita e avviando il ritorno al top dopo la fine del ciclo legato a Beckenbauer. Far tornare Breitner sarA� la sua prima mossa da dirigente. Con lui al timone societario, il Bayern diverrA� la squadra tedesca per eccellenza, oltre che una potenza dal punto di vista economico-finanziario e commerciale. Dopo tanti anni da dirigente, nel 2009 succede al a�?solitoa�� Beckenbauer quale presidente del club, incarico da cui A? costretto a dimettersi nel marzo 2014 a causa di uno scandalo finanziario che la��ha visto a�?sacrificarsia�� per evitare a�?rognea�� al club, finendo in carcere. Scontato il suo debito con la Giustizia, A? stato riaccolto a braccia aperte dal club: attualmente ricopre un incarico di dirigente del Settore Giovanili, ma sono in molti a scommettere su un suo ritorno al timone di comando quanto prima.

11 (ala sinistra/destra) a�� Karl-Heinz RUMMENIGGE: Formatosi nelle giovanili del club della sua cita natale (Lippstadt), sbarca in Baviera a diciannove anni, nel 1974. Non A? il classico centravanti a�?panzera�?, quanto piuttosto un attaccante di movimento che puA? benissimo adattarsi da seconda punta o da esterno (e arretrerA� fino al ruolo di interno di centrocampo, sul finire di carriera). Inizialmente non A? un punto fermo della squadra, tanto che non scende in campo nella finale di Coppa dei Campioni 1974-a��75, cui pure aveva contribuito, andando anche in goal contro i francesi del Saint Etienne. I verdi di Francia li ritrova in finale la��anno successivo, e stavolta ca��A? lui e non lo svedese Torstensson a completare il tridente con Gerd MA?ller e Uli Hoeness. Ma A? a metA� della sua decennale carriera bavarese che a�?Kallea�� diventa un a�?fattorea�� della squadra, con la��arrivo in panchina della��ungherese PA?l Csernai. Rummenigge passa dalla��ala destra a quella sinistra, formando un a�?binarioa�� dalla��intesa perfetta con Breitner, che da terzino si A? trasformato in mezzo sinistro. A� quindi uno dei giocatori dominanti dei primi Anni Ottanta, nei quali col Bayern vince due campionati (1979-a��80 e 1980-a��81), due coppe nazionali (1981-a��82 e 1983-a��84) e una Supercoppa di Germania (1982). Nel frattempo in Nazionale vince la��Europeo 1980 (andando a segno nel primo match contro la Cecoslovacchia ed entrando nel Top 11 del torneo) ed A? capitano nella finale persa contro la��Italia (cui aveva segnato, nel 1977, il suo primo goal in Nazionale, durante una��amichevole) al Mundial a��82. Lo stesso anno perde anche la finale di Coppa Campioni contro la��Aston Villa. Nel frattempo vince tre volte in quattro anni la classifica cannonieri in Bundesliga e, soprattutto, A? Pallone da��Oro nel 1980 e nel 1981. Lascia il Bayern dopo lo sfortunato Europeo 1984 per approdare alla��Inter, dopo che nella��ultima stagione bavarese aveva ereditato dal a�?gemelloa�� Breitner la fascia di capitano (ed aver vinto il suo ultimo titolo di capocannoniere). In nerazzurro parte bene, ma A? spesso messo fuori causa dagli acciacchi. Dopo tre anni in cui non vince nulla (e perde una��altra finale mondiale, quella di Mexico a��86 contro la��Argentina), e ormai sul viale del tramonto, si trasferisce agli svizzeri del Servette, dove rimane due stagioni, la seconda delle quali conclusa vincendo la classifica cannonieri. A� il secondo bomber di tutti i tempi del Bayern dopo Gerd MA?ller. Attualmente A? presidente del Comitato Esecutivo del club, e leader della��ECA, la a�?Confindustriaa�� dei club calcistici europei piA? importanti.

ALL. Ottmar HITZFELD: Al Bayern, i potenziali a�?allenatore-iconaa�� non sono certo mancati; basti pensare a Jupp Heynckes, che ha allenato la squadra in tre diversi periodi, iniziando nel 1987 con la Supercoppa nazionale (cui ne seguA� una��altra, oltre a 2 a�?scudettia��) e finendo con la��en plein 201-a��13 (Treble piA? Supercoppa di Germania). Oppure ci sarebbe Udo Lattek, il tecnico che diede il via al periodo da��oro degli Anni Settanta, vincendo tre campionati consecutivi e la prima Coppa dei Campioni. E che poi ha guidato la squadra per un altro quadriennio, dal 1983 al 1987, vincendo altri 3 a�?scudettia�� e 2 coppe nazionali, prima di lasciare il posto proprio ad Heynckes. Ma la��allenatore che piA? ha avuto continuitA� di successi e lasciato un chiaro segno di presenza a�?carismaticaa�? A? stato Ottmar Hitzfield. Modesto giocatore che ha passato la maggior parte della sua carriera in Svizzera, A? proprio in terra elvetica che inizia ad allenare. Dopo una stagione a�?di rodaggioa�� allo Zug 94, passa 4 campionati alla��Aarau. Il primo anno vince la coppa nazionale, attirando da subito la��attenzione dei club maggiori. Alla fine firma, nel 1988 per il Grassopher, dove in tre anni vince sempre qualcosa: Coppa di Svizzera il primo anno, tripletta campionato-coppa nazionale-supercoppa nazionale il secondo, un altro a�?scudettoa�� il terzo. Questo filotto lo riporta in patria, al Borussia Dortmund. Il primo anno porta subito la squadra dal decimo al secondo posto in Bundesliga. La��anno dopo la porta fino alla finale di Coppa UEFA, persa contro la Juventus del Trap, cui succederA� proprio sulla panchina del Bayern. Sotto la sua guida, la crescita dei gialloneri continua, fino al trienno 1995-1997, nel quale arrivano due campionati, due Supercoppa di Germania e, soprattutto, la Champions League vinta in finale contro la Juventus di Lippi, campione in carica. Vince il premio come miglior allenatore del mondo per quella��anno, ma il suo carattere inflessibile (che gli A? valso il soprannome di a�?der Generala��) ha nel frattempo logorato il suo rapporto con lo spogliatoio e la societA�. La quale, non potendo cacciarlo visto la��amore che la piazza ha per lui, lo promuove direttore sportivo, sostituendolo in panchina col a�?nostroa�� Nevio Scala, che guiderA� la squadra alla vittoria nella Coppa Intercontinentale 1997. Ma lui vuole allenare, ed eccolo sbarcare in Baviera. Il primo anno vince subito il campionato, ma perde due finali: quella di Coppa di Germania ai rigori contro il Werder Brema e soprattutto quella di Champions League col Manchester United, in una delle partite piA? a�?assurdea�� della storia. Per consolarsi (si fa per dire), ecco una��altra vittoria in campionato, questa volta corroborata dalla rivincita sul Werder in Coppa di Germania. In Champions la corsa si ferma in semifinale: il Bayern A? eliminato dal Real Madrid che poi vincerA� la coppa. La vera rivincita arriva perA? la��anno successivo quando il Bayern conquista, oltre al suo terzo a�?scudettoa�� consecutivo, la Champions sfuggita clamorosamente due anni prima. SarA� una vittoria sofferta, ai rigori (contro il Valencia), ma alla quale il Bayern arriverA� eliminando le ultime due squadre vincitrici: il Manchester United (nei quarti) e il Real Madrid campione in carica (in semifinale). Un trionfo, completato qualche mese dopo con la vittoria nella��Intercontinentale, mentre in campionato ca��A? a�?soloa�� un terzo posto. Pochi mesi, perA?, e si torna subito a regime con una��altra doppietta campionato-coppa nazionale. La stagione successiva A? perA? a mani vuote, e il Bayern preferisce cambiare. Il sostituto A? Felix Magath, che parte benissimo, centrando la doppietta Bundesliga-Coppa di Germania sia il primo anno (inaugurato con la Coppa di Lega) sia il secondo. Ma il terzo va malissimo, e a febbraio il Bayern richiama Hitzfield. Il quale, dopo i 3 mesi da a�?tappabuchia��, accetta poi di guidare la squadra anche per il campionato seguente, gestendo la rinascita del club che rimasto addirittura fuori dalla Champions dopo un decennio. Arrivano Ribery e Luca Toni (tra gli altri), e Hitfield compie una��altra impresa: Coppa di Lega, Coppa di Germania (vinta grazie alla doppietta in finale della��italiano), e Bundesliga (protagonista sempre Toni, che finirA� la stagione da capocannoniere). Manca di un soffio il a�?cappottoa��, dato che in Coppa UEFA la squadra esce in semifinale. Ma a�?Il Generalea�� A? contento cosA� e, dopo aver annunciato la volontA� di lasciare a fine anno, torna nella sua seconda patria, la Svizzera, dove diventa CT della Nazionale. La lascia dopo il Mondiale 2014, annunciando il ritiro.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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