All Time XI: Benfica

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Andiamo ora a conoscere la��All Time XI della squadra piA? prestigiosa della nazione lusitana.
Che, nonostante il dominio degli ultimi 25 anni, non A? il Porto. BensA� il Benfica di Lisbona, e se ve lo dico io che fin da bambino simpatizzavo per i a�?cuginia�? dello Sportinga��

Le a�?Aquilea�? sono la squadra che, nel 1961, succede al Real Madrid nel dominio europeo, dopo le cinque Coppa dei Campioni consecutive. E che impediscono che il trofeo rimanga comunque in Spagna, dato che in finale battono il Barcellona del trio ungherese Kubala-Kocsis-Czibor e di Luisito SuA�rez, che a sua volta aveva fatto fuori proprio i connazionali campioni in carica, agli ottavi. Ma A? nel a��62 che i rossi di Lisbona entrano nella storia, perchA� vincono la loro seconda Coppa dei Campioni consecutiva battendo in finale il Real Madrid, in uno spettacolare 5 a 3, e trovandosi sotto due a zero dopo poco piA? di 20 minuti. Nella doppietta europea grande merito ha la��allenatore, il a�?santonea�? ungherese BA�la Guttmann, che dopo il trionfo contro i madridisti, chiede alla societA� un adeguamento di stipendio. Sentendosi rispondere con un a�?nieta�?, lascia la squadra sdegnato, lanciando la famosa maledizione che in effetti sembra aver avuto effetto. Il Benfica perde subito la Coppa Intercontinentale, quindi la sua terza finale europea consecutiva, facendosi rimontare dal Milan del ParA?n Rocco. Due anni dopo A? la��altra milanese, la��Inter, a stopparla alla��ultimo atto di Coppa Campioni. Ne passano altri tre e nel a��68, a Wembley, ecco una��altra finale persa, contro il Manchester United. Nel 1983 perde la finale di Coppa UEFA coi belgi della��Anderlecht, quindi altre due sconfitte in finale di Coppa dei Campioni: nel 1988 contro gli olandesi del PSV e nel 1990 di nuovo contro il Milan. La��ultima caduta A? di questa��anno, in finale di Europa League contro il Chelsea. In totale, dalla��anatema di Guttmann, il Benfica ha perso sette finali europei, di cui cinque di Coppa dei Campioni (un record, purtroppo per me tristemente detenuto insieme alla Juventus). Nonostante le disgrazie europee, in Patria il Benfica non se la��A? certo passata male, sia prima sia dopo Guttmann. Ha infatti vinto 35 a�?scudettia�?A�eA�25 coppe nazionali – record in entrambi i casi – piA?A�tutta una��altra serie di trofei a�?minoria�?.

Le schieriamo con un offensivo 4-2-4, dove il a�?10a�? A? libero di svariare. La numerazione A? quella tradizionale portoghese, per cui i centrali difensivi hanno il a�?3a�� e il a�?4a��, il terzino sinistro il a�?5a�� e il mediano il a�?6a��:

1 (portiere) a�� Manuel BENTO: GiA� dalla prima scelta, siamo andati sul difficile. Altrettanto meritevole di essere portiere di sempre del Benfica era infatti JosA� Henrique, tra la��altro predecessore di Bento nel ruolo. Alla fine hanno prevalso i venta��anni di militanza di questa��ultimo, e la sua storia un poa�� particolare. A� infatti cresciuto nelle giovanili degli arcirivali cittadini dello Sporting Lisbona, che perA? lo cedono al F.C. Barreirense, dove inizia la sua carriera professionistica. Dopo sei stagioni passa, a 24 anni, al Benfica, dove inizialmente A? la riserva proprio di Henrique. Dalla seconda stagione tra i due comincia la rivalitA� per il posto e, dopo tre anni di coabitazione, nel 1976 Bento diventa il titolare, a 28 anni, dopo aver giA� vinto tre campionati. Al primo anno da a�?numero 1a�? indiscusso, vince nuovamente il campionato (terzo consecutivo), conquista la Nazionale ed A? giocatore della��anno in Portogallo. Rimane titolare fino al 1986 quando, a 38 anni e dopo un brutto infortunio ai Mondiali messicani, non ritroverA� piA? la forma migliore, rimanendo comunque con la squadra a�� prima da dodicesimo e poi da terzo portiere a�� fino al 1992, quando si ritirerA� a 44 anni, dopo 20 di Benfica. In tutto ha vinto 10 campionati, 6 coppe nazionali (di cui le ultime tre consecutivamente) e due Supercoppa del Portogallo. In Nazionale A? stato titolare fino alla��infortunio del 1986, dove era capitano, come pure alla��Europeo 1984, nel quale il Portogallo arrivA? terzo. Ereditata la fascia dal compagno Humberto Coelho, la cederA� poi al bomber dei a�?cuginia�?, Manuel Fernandes, chiudendo una striscia di 15 anni di capitani della Nazionale a�?made in Benficaa�?.

2 (terzino destro) a�� AntA?nio VELOSO: Formatosi nella Sanjoanense, squadra della sua cittA� con la quale debutta da professionista, passa poi al Beira-Mar, dove disputa due buone stagioni che gli fanno guadagnare il passaggio al Benfica, nel 1980. Ci rimarrA� fino al 1995, anno del suo ritiro dalla��attivitA� agonistica. Difensore versatile, poteva essere schierato anche da centrale e da terzino sinistro, ma A? stato a destra che ha dato il meglio di sA�. Al primo anno vince subito il campionato e nel 1983 centra la doppietta a�?scudettoa�?-coppa nazionale, ma il a�?mini-tripletea�? gli sfugge per la sconfitta nella finale di Coppa UEFA contro la��Anderlecht. La sconfitta internazionale che piA? gli pesa, perA?, A? quella nella finale di Coppa dei Campioni 1988, contro il PSV. A� infatti suo il decisivo errore dal dischetto. Due anni dopo non ha la possibilitA� di rifarsi, dato che A? non gioca la sfida col Milan per infortunio (e in ogni caso il Benfica perde). Nel frattempo, dopo il ritiro di ShA�u, A? divenuto capitano della squadra. A fine carriera avrA� collezionato 7 titoli portoghesi, 5 coppe nazionali e 3 Supercoppa del Portogallo. Con la Nazionale ha partecipato alla��Europeo 1984, in cui il Portogallo A? arrivato terzo. A� il padre di Miguel Veloso,A�centrocampista del Genoa, nonchA� genero del ‘patron’ del Grifone, Enrico Preziosi.

3 (difensore centrale) a�� Humberto COELHO: Definito da alcuni il a�?Beckenbauer portoghesea�?, Coelho arriva nel settore giovanile del Benfica da quello della Ramaldense, a sedici anni. A 18 anni A? giA� titolare, tanto che sei mesi piA? tardi A? giA� in Nazionale. Dopo 5 titoli portoghesi e tre coppe nazionali, nel 1975 si traferisce in Francia, al PSG. I risultati non sono esaltanti e cosA�, dopo due stagioni e un breve passaggio in Nord America (ai Las Vegas Quicksilvers, dove gioca EusA�bio), torna a�?a casaa�?, giocando altre sette stagioni con le a�?aquilea�?, vincendo altri 3 a�?scudettia�? e 4 Coppa del Portogallo. Ha inoltre capitanato la squadra, allenata da Sven Goran Eriksson, nella sfortunata doppia finale di Coppa UEFA persa con la��Anderlecht nel 1983. In Nazionale A? stato capitano per dieci anni, ereditando la fascia proprio da EusA�bio. Chiusa la carriera da calciatore, ha intrapreso quella di allenatore, specializzandosi nel ruolo di CT. Dopo aver raggiunto la panchina della Nazionale portoghese, infatti, ha allenato anche il Marocco, la Corea del Sud e la Tunisia.

4 (difensore centrale) a�� LUISA?O: Brasiliano, cresciuto nello Sporting AtlA�tico Juventus e affermatosi poi nel Cruzeiro (con cui vince una Coppa Brasiliana e il campionato statale del Minas Gerais), A? al Benfica dal 2003, e ne A? la��indiscusso leader e capitano. Cattivo e rissoso, A? insuperabile di testa, roccioso, e pericoloso in attacco sui calci piazzati. Dopo una prima stagione di ambientamento, diventa una colonna nella squadra allenata dal Trap, che vince lo scudetto e sfiora il double, perdendo la finale di coppa nazionale, che aveva invece vinto la��anno precedente. Nel suo carnet si aggiungono poiA�altri 4A�titoli nazionali (2009-a��10 – dove accanto a lui, al centro della difesa, ca��A? il connazionale David Luiz, ora al Chelsea, mentre il terzino sinistro A? la��attuale madridista Fabio Coentrao – e 2014-2016), un’altra coppa nazionale (2013-’14),A�3A�Supercoppe Portoghesi (2005, 2014 e 2016) e 7A�successi in Coppa di Lega (2009-2012 e 2014-2016). Ha perA? perso, in pieno asservimento alla maledizione di Guttmann, 2 finali consecutive di Europa League (2013 e 2014). A� stato per parecchi anni un punto fermoA�della Nazionale brasiliana, con la quale ha vinto da titolare la CA?pa AmA�rica 2004 (dopo aver preso parte a quella del 2001, il suo primo torneo in maglia verdeoro, e partecipando poi anche a quella del 2011), e disputato 2A�Mondiali (2006 e 2010) e 3 Confederations Cup (2005A�e 2009), vincendo entrambe le volte questa��ultima.

5 (terzino sinistro) a�� Fernando CRUZ: Nato a Lisbona, entra ragazzino nelle giovanili del Benfica, e a 20 anni A? giA� titolare. Gioca dapprima come centrale di sinistra con la difesa a 3, poi diventa terzino sinistro col passaggio a 4 nel pacchetto arretrato. Con le a�?Aquilea�? ha vinto 8 campionati e 4 coppe nazionali, oltre ad aver disputato tutte e cinque le finali di Coppa Campioni giocate dal Benfica negli Anni Sessanta, vincendo le prime due (1961 e 1962) e perdendo le tre successive (1963, 1965 e 1968, nella quale ha la sfortuna di dover marcare un Georgie Best al top). Lascia nel 1970, per andare a chiudere la carriera in Francia, al PSG, dove gioca la sua ultima stagione. Fa parte della Nazionale che al Mondiale a��66 raggiunge il terzo posto, ma non scende mai in campo. CuriositA�: in undici stagioni con la maglia del Benfica ha segnato un solo goal, in coppa

6 (mediano) a�� MA�rio COLUNA: Originario del Mozambico, allora colonia africana del Portogallo, inizia la carriera in uno dei due club della sua cittA�, il Grupo Desportivo de LourenA�o Marques (ora Desportivo Maputo), che A? una sorta di a�?filialea�? del Benfica. Dove viene inviato nel 1954, a diciannove anni, iniziando subito alla grandissima con 14 goal in 26 partite e vincendo il suo primo a�?scudettoa�?. Ne vincerA� altri 9, oltre a 7 coppe nazionali. Cui vanno ovviamente aggiunti i due trionfi consecutivi in Coppa dei Campioni, lasciando il segno in entrambe le occasioni. Nel 1961 segna il terzo goal del Benfica, che risulterA� decisivo per le sorti finali del match col Barcellona, finito 3 a 2. La��anno dopo A? la��autore del goal che riporta in pareggio, sul 3 a 3, la sfida con il Real Madrid, prima che si scateni EusA�bio con la sua doppietta che vale la vittoria finale. Dalla stagione successiva cede il numero 10 al suo giovane a�?eredea�?, arretrando sulla linea mediana e divenendo capitano della squadra. Ha la fascia al braccio nella finale persa col Milan, la prima dopo la a�?maledizione di Guttmanna�?. La terrA� fino al 1970, anno in cui passa ai francesi del Lione, coi quali rimane una sola stagione prima di tornare in Portogallo, dove si diverte un ultimo anno da giocatore/allenatore coi dilettanti della�� Estrela Portalegre. Con la Nazionale ha conquistato il terzo posto ai Mondiali del a��66, dove vestirA� quasi sempre la fascia di capitano in luogo del compagno di club Germano, che dopo il torneo gliela cede definitivamente. Scompare il 25 febbraio 2014, poche settimane dopo la morte dell’ex compagno EusA�bio.

7 (ala destra) a�� NENA�: Attaccante rapido e compatto, ha passato tutta la sua carriera al Benfica, con cui debutta in prima squadra nel 1968, a 19 anni. GiocherA� fino ai 37, lasciando alla fine del campionato 1985-a��86, nel quale vince la��ultima delle sue 8 Coppa di Portogallo. Cui aggiunge la bellezza di 10 a�?scudettia�? e due supercoppe nazionali. Ha perso invece la sua unica finale europea, quella della Coppa UEFA 1982-a��83, dove entra dalla panchina nel match da��andata, e gioca con numero 10 quella di ritorno. Terzo goleador di sempre della squadra (con 360 goal), ne A? stato il top scorer per nove stagioni consecutive. A� recordman assoluto di presenze, con 575.

8 (regista) a�� SHA�U: Di origini cinesi e nato in Mozambico, ShA�u Han ha passato interamente la sua carriera al Benfica. Scoperto da un tenente della��esercito, arriva a Lisbona nel 1970 e, dopo un paio di stagioni nelle giovanili, fa il suo debutto in prima squadra. Soprannominato “PA�zinhos de lA?” (piedi di lana), i primi anni lotta per ritagliarsi spazio in squadra, che conquisterA� definitivamente nel 1975. RimarrA� in squadra fino al 1989, passando gli ultimi tre anni da capitano e vincendo in tutto 9 campionati, 6 coppe nazionali, una CA?pa Iberica e due volte la Supercoppa di Portogallo. A� inoltre in campo sia nelle doppia finale di Coppa UEFA persa con la��Anderlecht nel 1983, sia soprattutto in quella di Coppa Campioni del 1988 persa ai rigori col PSVEindhoven, e da lui giocata da capitano e col glorioso numero 10 sulle spalle. Chiusa la carriera agonistica, ricoprirA� vari incarichi, sia tecnici sia dirigenziali, alla��interno del a�?suoa�? amato club.

9 (centravanti) a�� JosA� A?GUAS: Nato in Angola, altra colonia portoghese al tempo, inizia nella squadra della sua cittA� natale, Lobito, con cui debutta anche in prima squadra. A venta��anni approda al Benfica, e dalla��inizio segna goal a grappoli, che lo fanno diventare la star della squadra prima della��esplosione di EusA�bio. In rosso vince 5 campionati, 7 coppe nazionali e, soprattutto le due Coppa dei Campioni consecutive. In entrambe le occasioni sarA� capitano e primo marcatore della sua squadra, segnando la��1 a 1 contro il Benfica e accorciando le distanze col Real Madrid dopo la doppietta di Puskas. Lascia dopo la finale persa la��anno seguente, che peraltro lui non gioca, chiudendo la carriera con una stagione negli austriaci della��Austria Vienna. Col Benfica sarA� 5 volte capocannoniere del campionato Portoghese, segnando almeno 23 goal in 10 delle 13 stagioni disputate con le a�?Aquilea�? (il suo picco A? stato 43, nel 1960-a��61). A� il secondo marcatore di sempre del club, dietro ad EusA�bio, con 374 goal in 384 match disputati. Suo figlio Rui sarA� a sua volta un cannoniere della squadra, segnando piA? di 100 goal, nei due diversi periodi in cui ha indossato la maglia rossa.

10 (seconda punta/trequartista) a�� EUSEBIO: Mozambicano di origine, veloce come una pantera (infatti era anche chiamato a�?Pantera Neraa�?, e correva i 100 metri in 11 secondi) EusA�bio A? semplicemente il piA? grande giocatore della storia del calcio lusitano. Cresciuto nella povertA� piA? assoluta, si mette in mostra nel club della sua cittA�, lo Sporting Clube de LourenA�o Marques (ora noto come Maxaquene), dove gioca dai 15 ai 18 anni, segnando 77 goal in 42 partite. Prestazioni che lo fanno entrare nel mirino anche di alcune squadre italiane, in primis la Juventus, ma la madre non vuol sentire ragioni e si oppone a far partire il figlio ancora minorenne. A 18 anni arriva il trasferimento al Benfica, su segnalazione della��ex giocatore brasiliano JosA� Carlos Bauer, che dapprima lo propone ai connazionali del San Paolo e, dopo che questi non si dimostrano interessati, ne parla con BA�la Guttmann, che era stato suo allenatore in Patria. Deve perA? star fermo per un poa�� di tempo, a causa di una disputa sul suo trasfrimento, in quanto il suo club mozambicano era una succursale dello Sporting Lisbona, gli storici rivali cittadini delle a�?aquilea�?. Debutta quindi in una��amichevole nel maggio a��61, segnando una tripletta. La sua prima partita ufficiale A? la settimana successiva, nei turni eliminatori della Coppa portoghese, il giorno dopo che il resto della squadra ha vinto la Coppa dei Campioni contro il Barcellona. Schierato con la squadra riserva, segna la��unico goal del Benfica nel 4 a 1 subito contro il Vitoria Setubal, ma sbaglia un rigore. Dieci giorni dopo debutta in Nazionale, quindi partecipa col Benfica al a�?Torneo di Parigia��, dove in finale i portoghesi trovano il Santos di PelA�. Sul 4 a 0 per i brasiliani, Guttmann manda in campo il giovane EusA�bio che, dopo il quinto goal Brasiliano, segna una tripletta in neanche 20 minuti, e guadagnandosi poi un rigore, che un compagno fallirA�. Con numeri del genere, la a�?Perla Neraa�? diventa ben presto un fattore determinante della squadra, e infatti sarA� lui la��uomo della vittoria nella finale di Coppa Campioni del 1962, dato che sul tre pari A? una sua doppietta a fissare il risultato sul 5 a 3 per il Benfica. Un exploit che lo fa arrivare, alla sua prima stagione da professionista, al secondo posto nella classifica del Pallone da��Oro, dietro al cecoslovacco Josef Masopust, stella del Mondiale cileno. Lo vincerA� tre anni piA? tardi, alla seconda finale di Coppa Campioni persa in tre anni, dopo quella del 1963 col Milan (dove segnA? il goal del vantaggio portoghese). Si mette alle spalle gli interisti Facchetti e SuA�rez, che gli anno soffiato la a�?coppa dalle grandi orecchiea�?. La��anno dopo A? il grande protagonista dei Mondiali: sarA� capocannoniere e porterA� il Portogallo ad un passo dalla Finale: solo gli inglesi padroni di casa e poi vincitori riescono a fermare i lusitani, che chiuderanno al terzo posto grazie alla vittoria nella a�?finalinaa�? contro la��Unione Sovietica di Jascin. In quella��anno arriva nuovamente secondo nella classifica per il Pallone da��Oro, ad un punto dal vincitore Bobby Charlton. Con la beffa che A? stato proprio di un giornalista portoghese, offeso per una��intervista non concessa, il voto decisivo. Nel 1968 perde la terza finale consecutiva di Coppa Campioni, contro il Manchester United, dopo aver fatto faville in semifinale contro la Juventus, segnando sia alla��andata sia al ritorno e vincendo la Scarpa da��Oro (alla prima edizione) come miglior bomber europeo. Nel 1975, dopo 15 anni e (oltre alla Coppa Campioni del a��62) 11 a�?scudettia�?, 5 coppe nazionali, 7 titoli di capocannoniere e 638 goal in 614 partite, lascia in Benfica per tentare la��avventura nordamericana. Dopo un fugace passaggio ai Boston Minutemen e ai messicani del Monterrey, si traferisce in Canada, ai Toronto Metros-Croazia, con cui nel 1976 vince il titolo, segnando 18 goal in 25 partite. A 34 anni, A? il suo ultimo exploit, dato che la��etA� comincia ad avanzare e gli acciacchi a farsi sentire. Torna in Portogallo, giochicchiando per il Beria-Mar, quindi torna negli USA, ai Las Vegas Quicksilvers, dove A? piA? spesso fuori per infortunio che in campo. Fa un altro rapido ritorno in patria, giocando in a�?Serie Ba�? con la��UniA?o de Tomar, prima di tornare nuovamente in America, dove gioca una stagione nella locale seconda serie, coi New Jersey Americans e a fine stagione si ritira, facendo poi una manciata di apparizioni nella formazione di calcetto dei Buffalo Stallions. A� stato capitano della Nazionale nel biennio 1971-1973, di lui il a�?monumentoa�? madridista Alfredo Di Stefano ha detto: A�Per me sarA� per sempre il piA? grande giocatore di tutti i tempiA�.A�A� scomparso nel gennaio 2014.

11 (ala sinistra) a�� AntA?nio SIMA�ES: Ala sinistra guizzante, si forma nella��Almada, prima di approdare quindicenne al Benfica. Brucia talmente le tappe che a 18 anni e 4 mesi A? titolare nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, risultandone il piA? giovane vincitore di sempre. Rimane al Benfica fino al 1975 quando, dopo aver vinto il suo decimo titolo nazionale in 14 anni, segue il compagno EusA�bio negli Stati Uniti. Disputa una stagione con i Boston Minutemen, quindi nella pausa del campionato nordamericano torna in Patria per disputare qualche partita con la��Estoril. Riparte quindi per gli USA, dove passa una stagione ai San JosA� Earthquakes (nei quali giocherA� poi anche Georgie Best), per poi tornare nuovamente in Portogallo, dove milita nella��Uniao Tomar. Quindi altro ritorno negli States, dove gioca fino al 1979 nelle leghe minori con New Jersey Americans e Dallas Tornado, prima di passare al calcetto, chiudendo definitivamente con la��attivitA� agonistica nel 1982. Oltre ai 10 a�?scudettia�? e alla Coppa Campioni del a��62, ci sono 5 coppe nazionali e, purtroppo per lui, le tre finali europee perse negli Anni Sessanta. Con la Nazionale disputa il Mondiale 1966, andando in goal contro il Brasile e vincendo il bronzo.

ALL. Cosme DAMIA?O: Certo, BA�la Guttmann A? la��allenatore delle due vittorie consecutive in Coppa dei Campioni, e la sua famigerata maledizione gli ha riservato un posto a�� tutta��altro che simpatico a�� nella storia del calcio. Ma in quella di questo club, non si puA? non citare Cosme DamiA?o, allenatore, giocatore e dirigente dei primi pioneristici tempi, agli inizi del Novecento. Inizia a giocare nel Benfica nel 1908, divenendone subito capitano. Dalla��anno successivo ricopre il ruolo di giocatore/allenatore, sdoppiandosi fino al 1916, quando appende le scarpette al chiodo, allenando la squadra per altri dieci anni. Al tempo non esisteva un campionato nazionale portoghese, ma ha vinto 8 titoli locali: 5 da giocatore/allenatore e 3 stando solo in panchina. Nel 1913 fonda la testata giornalistica O Sport Lisboa, che dirige fino al 1931, anno in cui viene eletto presidente della��Assemblea Generale del Benfica. A lui sono intitolati sia i premi stagionali ai giocatori, sia il museo della squadra, inaugurato il 26 luglio 2013.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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