All Time XI: Bologna

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Ai felsinei A? dedicata questa nuova puntata di a�?All Time XIa��, un pezzo che scrivo davvero volentieri perchA� ho sempre avuto simpatia per la squadra rossoblu che, ricordiamolo, ha un passato davvero glorioso. Basti pensare che ha in bacheca ben sette scudetti, tanti quanti il Torino e gli stessi che mettono insieme complessivamente il Napoli e le due romane. E poi lo allena Stefano Pioli, un mister che a me piace davvero tanto e che gradirei vedere sulla a�?miaa�? panchina, in futuro.

Ma ora bando alle ciance, si parte!

Il Bologna di tutti i tempi si schiera con il 4-2-3-1, con questi 11 in campo:

1 (portiere) a�� Mario GIANNI: Genovese, inizia la carriera professionistica nel Pisa, col quale nel 1921 gioca la finale scudetto persa contro la Pro Vercelli. Dopo tre stagioni sotto la torre, ecco il passaggio alle Due Torria��In rossoblu rimarrA� dal 1924 al 1936, anno in cui si ritira dopo aver vinto il suo (e del Bologna) terzo scudetto, dopo quelli del a��25 e del a��29. Soprannominato a�?Gatto Magicoa�? per la sua agilitA�, nel palmarA?s conta anche le due Mitropa Cup (antesignana della Coppa dei Campioni) del 1932 e 1934. Appesi i guanti al chiodo, A? divenuto allenatore iniziando nel 1938 col Molinella, in Serie C, centrando subito la promozione tra i cadetti. Seguiranno Prato, Amatori Bologna, Imola e Carrarese.

2 (terzino destro) a�� Tazio ROVERSI: Arrivato a Bologna sedicenne, acquistato dalla piccola squadra del suo paese, Moglia (MN), fa tutta la trafila dalle giovanili alla prima squadra, ma sul piA? bello si rompe un menisco e al rientro fatica ad imporsi. A 21 anni si conquista perA? il posto da titolare, che manterrA� per un decennio, fino al suo passaggio alla��Hellas Verona, con cui giocherA� due stagioni, prima di passare al Carpi dove chiuderA� la carriera dopo altri due anni, nel 1983. Coi rossoblu vince due volte la Coppa Italia, nel 1970 e nel 1974, oltre alla Coppa di Lega Italo-Inglese del 1971. Era invece un giovane aggregato alla prima squadra la��anno dello scudetto 1963-a��64. Nel Bologna A? secondo solo a Bulgarelli come numero di presenze, avendone totalizzato ben 459.

3 (terzino sinistro) a�� Felice GASPERI: Bolognese doc, inizia nelle giovanili rossoblu come mezzala sinistra, arretrato poi nel ruolo di terzino dalla��allenatore austriaco Felsner. Tra giovanili e prima squadra sarA� nella rosa del Bologna per diciassette anni, fino al 1938, vincendo i primi 4 scudetti dei felsinei (a��25, a��29, a��36 e a��37), oltre alle due Mitropa Cup e il Torneo Internazionale della��EXPO Universale di Parigi del 1937, suo ultimo trofeo. In azzurro ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, chiuso perA? nei grandi eventi dagli juventini Umberto Caligaris prima e Pietro Rava poi.

4 (mediano) a�� Michele ANDREOLO: Nato in Uruguay da genitori di origine salernitana, si chiama in veritA� Miguel Angel, poi italianizzato. In alcuni documenti il cognome ha la a�?ia�? al posto della a�?ea�?. Muove i primi passi nel Libertad F.C. di Dolores, cittadini dove vive. Qui viene notato dal Nacional, una delle grandi di Montevideo, cui approda nel 1932, a venta��anni. Nonostante la giovane etA�, diventa quasi subito un punto fermo della squadra, con cui vince il titolo nazionale nel 1933 e nel 1934, questa��ultimo vinto in finale contro gli odiati a�?cugini del PeA�arol. Le sue prestazioni lo fanno arrivare alla convocazione in Nazionale, con la quale disputa il Campeonato Sudamericano de Football (il a�?papA�a�? della Copa America) del 1935 in PerA?, conquistando il trofeo. Sbarca quindi in Italia, portando subito il Bologna ad un livello superiore, facendone la��erede della Juventus del Quinquennio da��Oro. Con lui A? infatti subito scudetto per i felsinei, che centreranno pure il bis la��anno successivo. Nel campionato 1937-a��38 il Bologna arriva solo quarto, ma vince perA? il Torneo Internazionale della��EXPO di Parigi. Andreolo vince anche il Mondiale a��38 con la��Italia, giocando da oriundo e venendo addirittura inserito nella��11 ideale del torneo. Quindi ecco nuovamente lo scudetto, poi un secondo posto e, nel 1940-a��41, di nuovo il primato in campionato, che concluderA� il secondo periodo da��oro del Bologna. Andreolo rimane altre due stagioni, poi si accasa alla Lazio, vincendo al primo colpo il Campionato romano di Guerra, finita la quale passa al Napoli, dove rimane tre stagioni. Quindi scende in Serie C, passando una stagione a Catania e poi una a ForlA�, al termine della quale smette, proprio mentre il a�?suoa�? Uruguay vince il Mondiale in casa del Brasile, nel celeberrimo a�?Maracanazoa�? del 1950. Chiuso col calcio giocato, diventa allenatore senza troppe fortune. Soprannominato a�?el Chivoa�?, era un implacabile rigorista: in carriera ne ha fallito soltanto uno, in un Bologna-Fiorentina.

5 (difensore centrale) a�� Eraldo MONZEGLIO: Nativo del Monferrato, cresce e si afferma nel Casale, che nel 1924 lo lancia nella massima serie, in una partita contro la��Inter. Attira da subito la��interessi degli osservatori e, nel 1926, il Casale monetizza il suo talento cedendolo al Bologna. Sotto le Due Torri rimarrA� per 9 stagioni, disputando 252 incontri in campionato, cui si aggiungono le 10 presenze nella Mitropa Cup, vinta nel 1932 e 1934. Col Bologna ha vinto anche lo scudetto 1928-a��29 e da bolognese ha preso parte al Mondiale 1934, giocato da titolare e vinto. Nel 1935 passa alla Roma, dove rimane 4 stagioni, partecipando anche al Mondiale 1938, dove perA? gioca una sola partita, per poi appendere le scarpe al chiodo. Dopo la guerra intraprende la carriera di allenatore, iniziando al Como in Serie B. Quindi due stagioni alla Pro Sesto, sempre in B e quindi il salto al Napoli, dove rimarrA� per ben sette stagioni consecutive, record ancora oggi imbattuto. Va quindi alla Samp, dove rimane per quattro campionati, vincendo anche il premio Seminatore da��Oro nella stagione 1959-a��60. Torna quindi a Napoli come direttore tecnico, in a�?tandema�? con Bruno Pesaola, mentre la stagione successiva subentra in corsa al brasiliano Amaral sulla panchina della Juventus. Esperienza che ne chiude di fatto la carriera a grandi livello, anche se ogni tanto tornerA� in panchina (al Lecco e un paio di volte al Chiasso). Questa��anno A? stato inserito nella a�?Hall of Famea�? del calcio italiano. CuriositA�: durante il Fascismo, divenne amico del Duce (al Mondiale), tanto da diventarne la��allenatore personale dei figli.

6 (difensore centrale) a�� Francesco JANICH: Cresciuto nelle sempre floride giovanili della��Atalanta, debutta in Serie A diciannovenne e, dopo due stagioni nella prima squadra dei bergamaschi, passa alla Lazio, vincendo subito la Coppa Italia. Dopo tre annate a Roma, ecco il trasferimento al Bologna, dove A? il libero titolare per piA? di un decennio, conquistando anche la Nazionale, con la quale prende parte a due Mondiali, nel a��62 e nel a��66. In rossoblu vincerA� il mitico scudetto del a��64 allo spareggio con la��Inter, e la sua seconda personale Coppa Italia, nel 1970. Lascia nel a��72 per giocare la sua ultima stagione agonistica in Serie C, alla Lucchese, quindi appende le scarpe al chiodo. Smessa la��attivitA� agonistica, diventa dirigente sportivo, facendo il direttore generale a Napoli, quindi il direttore sportivo al Como, alla Lazio, alla Triestina e al Bari. Quindi passa a�?dalla��altra parte della barricataa�?, aprendo una��agenzia di procuratori, quindi torna a fare il dirigente al Manfredonia. A� stato poi direttore sportivo del Pomezia dal 2007 al fallimento della societA�.

7 (ala destra) a�� Marino PERANI: Compatta e frizzante ala destra dal cross precisissimo e con una buona propensione per il goal, iniziA? nelle floride giovanili della��Atalanta. Debutta in A a 16 anni, e la��anno dopo A? giA� titolare. Il suo talento viene notato dal Bologna, che lo acquista quasi diciannovenne nel 1958. Dopo un primo campionato di apprendistato, viene mandato al Padova del Paron Rocco a a�?farsi le ossaa�?, per poi rientrare alla base, dove sarA� titolare inamovibile dal 1960 al 1974. A� tra i protagonisti dello scudetto 1963-a��64 e del doppio trionfo in Coppa Italia (1970 e 1974, edizione nella quale salterA� perA? la finale). In bacheca conta inoltre una Mitropa Cup (A? autore a�� su rigore – del momentaneo 2 a 1 nella sfida finale in trasferta contro i cecoslovacchi dello Slovan Nitra, che finiriA� poi 2 a 2. Il Bologna trionferA� 3 a 0 al ritorno in casa) e la Coppa di Lega Italo-Inglese del 1970 (segna anche qui in finale, a Manchester contro il City, marcando la rete del momentaneo 1 a 0 felsineo. Il match si concluderA� 2 a 2 che, grazie alla vittoria da��andata a Bologna, significa trofeo per i rossoblu). Con la Nazionale ha preso parte ai Mondiali del a��66, scendendo in campo nel famigerato match contro la Corea del Nord. Smessa la��attivitA� agonistica (dopo oltre 400 partite ufficiali col Bologna e una fugace esperienza in Canada, coi Toronto Metros – che diverranno poi Metros-Croatia e infine Blizzard – ), Perani entra come tecnico nel settore giovanile della squadra, e i buoni risultati raccolti fanno si che nel 1978 la societA� affidi a lui la panchina dopo la��esonero del a�?santonea�? Bruno Pesaola. La��esperienza dura solo sette partite, perchA� a causa dei risultati negativi viene a sua volta esonerato per far posto a Cesarino Cervellati, a�?storicoa�? vice allenatore nonchA� suo predecessore nel ruolo di numero 7 della squadra (in una tradizione che, prima di loro, aveva visto nel ruolo il campione del Mondo 1938 Amedeo Biavati, il a�?re del doppio passoa�?). Cervellati centra la salvezza, ma la panchina viene nuovamente assegnata a Perani per il campionato successivo. Come per il suo a�?gemelloa�?, raggiunta la salvezza non viene confermato e passa quindi alla��Udinese, subendo la��esonero. Nella stagione successiva subentra in corsa sulla panchina del Brescia, in B, ma non riesce a salvare la squadra, che scivola in C1, e lui resta di nuovo a piedi. Torna in pista con un altro subentro, alla Salernitana, mentre la��anno successivo A? finalmente chiamato da una squadra dalla��inizio: il Parma, in C1. Vince il campionato e approda in B, ma la squadra va male e subisce un altro esonero anticipato. Negli anni successivi trova ingaggi solo in corsa in C1 e C2, girovagando tra Padova, Sanremo, Reggio Emilia e Ravenna, con cui chiude per un lungo periodo nel 1990. Torna su una panchina sette anni piA? tardi, allenando i dilettanti bolognesi della��Iperzola. Lasciata definitivamente la panchina, diventa opinionista calcistico in varie trasmissioni sportive sulle reti tv locali.

8 (regista) a�� Giacomo BULGARELLI: Semplicemente, il Bologna fatto giocatore, la bandiera delle bandiere. Recordman di presenze (490), capitano dello storico scudetto 1963-a��64 (settimo e ultimo – ad oggi – della squadra felsinea), quello vinto allo spareggio contro la��Inter campione da��Europa. Regista abile nella��innescare le punte, e non estraneo al goal, A? stato talmente legato alla a�?suaa�? squadra da rifiutare offerte suntuose come ad esempio quella del Milan. Nel finale di carriera, anche a causa degli acciacchi dovuti agli infortuni, ha arretrato il suo raggio da��azione trasformandosi in libero. Ha chiuso la sua carriera nel 1975, con due partite disputate con gli statunitensi della��Hartford Bicentennials, con una bacheca che, oltre al citato scudetto, vanta pure 2 vittorie in Coppa Italia (1970 e 1974), la Mitropa Cup del 1961 e la Coppa di Lega Italo-Inglese 1970. Con la Nazionale ha preso parte alle Olimpiadi di Roma 1960, ai Mondiali 1962 e 1966 (era capitano nella disastrosa sfida con la Corea del Nord) e alla��Europeo 1968, seppur senza scendere in campo. Dopo il ritiro ha intrapreso una brillante carriera da commentatore tecnico delle sfide calcistiche in tv, affermandosi soprattutto come voce storica di TMC-Telemontecarlo. Dopo la prematura scomparsa a causa di una grave malattia, gli A? stato dedicato il a�?Premio Bulgarelli Number 8a�?, che ogni anno premia il miglior giocatore nel ruolo a livello mondiale. Il premio finora A? andato a Xavi del Barcellona e ad Andrea Pirlo della Juventus.

9 (centravanti) a�� Angelo SCHIAVIO: Nato a Bologna, e cresciuto nelle giovanili rossoblA?, dopo un anno in prestito alla sezione calcistica della Fortitudo Bologna (le a�?aquilea�? del basket), torna a�?a casaa�?, esordendo non ancora maggiorenne contro la Juventus, il 28 gennaio 1923, prendendo il posto del centravanti titolare Cesare Alberti, infortunatosi. Giocando al posto di questa��ultimo a�� al fianco di Giuseppe Della Valle, altro nome storico nella��immaginaria a�?Hall of Famea�� del Bologna – , chiude il campionato con sei reti in undici partite. Un bottino di tutto rispetto. La stagione successiva aiuta la squadra ad arrivare fino alle finali del Nord Italia (con la storica vittoria, firmata proprio da lui, sul campo della Pro Vercelli, imbattuto da dieci anni), dove la squadra cede il passo al Genoa, che vincerA� poi lo scudetto. Tricolore che il Bologna conquista la��anno successivo, trascinatovi dai goal proprio di Schiavio, nel frattempo conquistatosi anche la maglia della Nazionale (con cui disputa le Olimpiadi di Amsterdam del 1928, conquistando la medaglia di bronzo). La��anno dopo segna 26 goal in 23 partite, migliorandosi nel 1928-a��29 con 29 reti in altrettante partite, nella��anno del secondo scudetto per lo a�?squadrone che tremare il Mondo faa�?. SarA� capocannoniere nel 1931-a��32 con 25 reti, portando inoltre il Bologna alla vittoria della Mitropa Cup. La��anno dopo A? vice con 28, secondo solo allo juventino Felice a�?Farfallinoa�? Borel. Nel 1934 arriva la seconda Mitropa Cup e, soprattutto, il trionfo al Mondiale di casa, che lui firma in prima persona col goal del 2 a 1 nella finale con la Cecoslovacchia. SarA� la sua ultima partita in azzurro, la numero 21, con un bottino di 15 reti. Vince altri due scudetti, nel 1936 e nel 1937, sebbene in questa��ultimo torneo il suo contributo sia minimale (due sole presenze, peraltro condite da due goal). La stagione successiva A? la��ultima: in campionato gioca solo sei partite senza segnare nemmeno un goal, ma contribuisce alla vittoria del Bologna al Trofeo Internazionale della��EXPO Universale di Parigi, e lascia poi il posto ad un altro grande bomber della storia rossoblu: Ettore Puricelli (cui faranno seguito il danese Harald Nielsen e Beppe Savoldi). Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto con 361 partite e 249 goal (primo marcatore assoluto del Bologna) in carriera, rimane alla��interno della societA�, allenandola anche per un breve e sfortunato periodo nel 1946. Dal 1953 al 1958 sarA� poi membro di tre diverse Commissione Tecniche FIGC alla guida della Nazionale al tempo.

10 (trequartista) a�� Helmut HALLER: Nativo di Augsburg, muove i primi passi nella squadra della sua cittA�, prima di arrivare al Bologna nel 1962. Centrocampista offensivo, genio e sregolatezza, gli piaceva fare la bella vita e tirare tardi la notte. Assist man formidabile, coi sui passaggi filtranti farA� vincere per due anni di fila la classifica marcatori ad Harald Nielsen, bomber dello scudetto del a��64, col quale poi litigherA�. A Bologna rimane sei anni, segnando una media di otto goal a campionato e in doppia cifra tra tutte le competizioni, rappresentando una sorta di erede della��ispiratore offensivo del grande Bologna che faceva tremare il mondo, la mezzala vicentina Bernardo Perin. Passa quindi alla Juventus, dove rimane 5 anni e vince i due scudetti consecutivi della gestione Vycpalek, il tecnico che ha la��intuizione di spostarlo alla��ala destra. Chiude la��esperienza bianconera (segnata da qualche turbolenza, come la notte passata per night in Inghilterra, dopo una sfida di Coppa UEFA col Wolverhampton, che gli costerA� la��esclusione dal derby col Torino la domenica seguente) con la finale di Coppa Campioni del a��73 persa contro la��Ajax, nella quale entra a partita in corso, sostituendo Bettega (In quella��anno perde anche la finale di Coppa Italia, mentre nel a��71 la Juventus aveva clamorosamente buttato via una Coppa delle Fiere praticamente giA� vinta, contro il Leeds United). Torna quindi al suo Augsburg, nel frattempo retrocesso nella a�?Serie B tedescaa�?, per provare a risollevarlo. Con le sue dieci reti in campionato porta la squadra ai playoff, ma la promozione in Bundesliga non riesce. Gioca una��altra buona annata a pieno regime, quindi gli acciacchi iniziano a farsi sentire e al terzo campionato salta metA� partite. Passa quindi allo Schwenningen, ma gioca solo due partite e la stagione successiva torna a�?a casaa�?, mettendo perA? insieme solo 15 partite in due stagioni, e ritirandosi definitivamente. Ottima pure la sua carriera in Nazionale: debuttante ad appena diciannove anni nel 1958, partecipa a tre Mondiali: 1962, 1966 (secondo posto, segnerA� il primo goal della Germania nella a�?miticaa�? finale con la��Inghilterra, e sei goal in tutto il torneo: secondo solo al capocannoniere Eusebio) e 1970 (terzo posto, giocando perA? solo il match da��esordio e uscendo poi per infortunio). Di lui la��allenatore dello storico settimo scudetto rossoblu, Fulvio Bernardini, disse: A� Era capace di creare possibilitA� eccezionali, inventare passaggi stupendi per un compagno che gli andava a genioA�. Molto piA? iperbolico, in linea con la sua figura, lo storico e istrionico presidente Dalla��Ara: A� Vale tre volte SA�vori, perchA� SA�vori ha il sinistro, Haller ha due piedi. E poi ha un presidente come meA�.

11 (ala sinistra) a�� Enzo PASCUTTI: Friulano, cresce nel piccolo club a�?di casaa�? del Pozzuolo. LA� lo scova il Bologna, che lo porta sotto le Due Torri non ancora maggiorenne. Debutta dopo la maggiore etA�, nel campionato 1955-a��56, mettendosi subito in mostra con 11 goal in 18 partite. Da lA� A? stato titolare per 12 campionati, protagonista degli ottimi risultati degli Anni Sessanta. Ala frizzante e con una notevole propensione al goal, tanto da detenere per qualche decennio il record di partite consecutive in cui A? andato a rete (10), per la Serie A. Ha totalizzato piA? di 130 goal in oltre 300 partite disputate, tra cui il secondo dei tre goal bolognesi nella finale di ritorno della Mitropa Cup del 1961, vinta dai rossoblu. A� stato inoltre uno dei pilastri del a�?miticoa�? scudetto del 1964. In Nazionale ha giocato due Mondiali, quello cileno del 1962 e quello inglese del 1966. Sfortunatamente per lui, perA?, la sua figura in azzurro A? legata al controverso episodio del pugno al terzino sovietico Dubyns’kyj, arcigno marcatore del CSKA di Mosca. Lo scontro tra i due gli costA? il cartellino rosso e la fama di rissaiolo, anche se in veritA� quel pugno non ci fu mai. Ma lui restA? marchiato, e gli venne pure addossata la colpa della sconfitta azzurra nel match, con conseguente eliminazione dalla fase finale della��Europeo 1964. Ritiratosi nel 1969 dopo una��ultima stagione da a�?uomo spogliatoioa�? (solo 3 presenze per lui), prese il patentino di seconda categoria, allenando club di Serie D emiliano-romagnola come Baracca Lugo, Russi e Sassolese, che con lui in panchina si fonde col Sassuolo e lui diventa allenatore dei neroverdi. Sulla quale tornerA� dopo piA? di dieci anni, nel 1986, sempre in Serie D. Nel film a�?La��Allenatore nel Pallonea�?, Lino Banfi/Oronzo CanA� saluta il giocatore Luciano Spinosi, che subito non lo riconosce e gli dA� del a�?leia�?. CanA� lo rimbrotta, rammentandogli che si conoscono da tempo, e Spinosi a�?confermaa�?: A�[a��] La famosa pelataa��sei Pascutti, la grande ala sinistra del Bologna degli Anni SessantaA�a��

ALL. Hermann FELSNER: Austriaco, dopo una carriera da giocatore nel Wiener Sport-Club, arriva sulla panchina del Bologna a�� che cercavano un esponente della a�?scuola danubianaa�? – rispondendo a un annuncio pubblicato sui giornali viennesi, divenendo il primo allenatore professionista dei felsinei, nel 1920. Uomo colto e raffinato, maniaco della tattica e molto attento alla��affinamento dei fondamentali, cambiA? ruolo a piA? di un giocatore, incrementando da subito in maniera esponenziale la forza della squadra. Alla sua prima stagione, 1920-a��21, raggiunge la finale dei gironi regionali del Nord contro la Pro Vercelli nel 1920-21, la squadra del momento, che passa a fatica e poi vince il titolo. Di nuovo in finale di Lega Nord nel 1923-24, stavolta A? il Genoa a fermare la corsa verso la finalissima nazionale. La rivincita arriva la stagione successiva, quando la squadra di Felsner eliminerA� nella finale del Nord proprio il Grifone dopo una��estenuante serie di cinque incontri, di cui tre di spareggio, per andare poi a trionfare nella doppia finalissima con la��Alba Roma e conquistare il primo storico scudetto del Bologna. Nel 1925-26 i rossoblu si fermano nuovamente in finale di Lega Nord, questa volta ad opera della Juventus. Nel 1927 la squadra arriva seconda dietro il Torino, cui sarA� revocato il titolo, che non viene perA? riassegnato. Nel 1928-29 ecco il secondo scudetto per il Bologna, vinto in tre partite proprio contro il Torino. Nasce il mito de “lo squadrone che tremare il mondo fa”, ed A? Felsner ad esserne il principale artefice, tanto che a Bologna lo chiamavano “il Mago”, oppure “il Dottore”, per via della sua laurea e per la sua scienza calcistica. Molto meno formale il nomignolo che gli appioppa invece il mediano Genovesi: “l’umazz”, per via dell’imponente statura. Nel a��31 lascia per approdare alla Fiorentina, ma in viola non va oltre un quarto e un quinto posto e quindi lascia dopo due sole stagioni. Scende in B, alla Sampierdarenese (a�?antenataa�? della Sampdoria), conducendola subito alla promozione in A. Rimane altri due anni, prima del clamoroso passaggio ai a�?cuginia�? del Genoa, coi quali centra al primo anno il successo in Coppa Italia. Successo che gli vale la chiamata del Milan, sconfitto in semifinale di coppa. Traguardo cui riporta il Diavolo dopo aver eliminato nei quarti il a�?suoa�? Bologna. Cui torna nella stagione successiva, rivincendo subito lo scudetto. Fallisce il bis per un soffio la��anno successivo, perdendo il titolo solo alla��ultima giornata, in favore della��Ambrosiana-Inter, ma lo rivince nella��annata successiva, che A? la fine del grande ciclo bolognese. La stagione successiva, infatti, i rossoblu arrivano solo settimi e, complice anche la Guerra, torna in Patria. Torna per una terza volta al Bologna nel 1947, come direttore tecnico, ma lascia dopo una sola stagione per tornare ad allenare, a Livorno. Vi rimane due stagioni, dopodichA� si ritira definitivamente e torna definitivamente in Austria, dove morirA� nel 1977.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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