All Time XI: Borussia Dortmund

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Se il Bayern Monaco A? la squadra tedesca per antonomasia, dalla seconda metA� degli Anni Novanta, seppur con alti e bassi, A? emerso un contendente che ha attirato la��attenzione di tutti: il Borussia Dortmund.

I gialloneri di Westfalia, che stasera sfidano il Napoli, dopo alcuni successi a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta erano un poa�� spariti ma sul finire del Secondo Millennio sono prepotentemente riemersi, scalando il tetto da��Europa e del Mondo.

La loro formazione di tutti i tempi si schiera con un 5-3-2 tipico della tradizione tedesca per diversi anni:

1 (portiere) a�� Stefan KLOS: Devo dire che ho iniziato subito con un dubbio, perchA� a me piace particolarmente Roman Weidenfeller, attuale portiere (e vicecapitano) dei gialloneri. PerA? la sua carriera A? stata meno sfavillante di quella di Klos, che oltretutto ha vinto sia la Champions League sia la Coppa Intercontinentale (entrambi, invece, hanno realizzato un a�?back-to-backa�? per quanto riguarda gli a�?scudettia�?). Nativo proprio di Dortmund, Klos A? arrivato al Borussia dai a�?cugini poveria�? della��Eintracht (dopo essersi formato nel TuS Eving-Lindenhorst) nel 1990, non ancora ventenne. Dopo una prima stagione di apprendistato, al secondo anno diventa titolare, soffiando il posto a Wolfgang De Beer (che rimarrA� comunque anche dopo la��addio di Klos, e che attualmente A? il preparatore dei portiere della squadra), recitando un ruolo da protagonista nella seconda a�?era da��oroa�? del Borussia Dortmund. Con lui in porta, i gialloneri arrivano in testa a pari punti con lo Stoccarda nel campionato 1991-a��92, ma il titolo va ai a�?Rossia�?, che hanno una miglior differenza reti e il vantaggio nello scontro diretto. La��anno successivo il Borussia arriva alla finale di Coppa UEFA, dove viene sconfitto nel doppio confronto dalla Juve del Trap e dei due Baggio (Roby e Dino). Sono le prove generali dei successi del triennio successivo: nel 1995 il Borussia vince il campionato, cosa che non succedeva da piA? di trenta��anni, e poi anche la Supercoppa di Germania. La��anno dopo centra la medesima accoppiata, prima della��apoteosi del 1997, anno in cui i tedeschi si vendicano con gli interessi della Juve, battendoli in finale di Champions League (anche se Klos subisce un goal di tacco da Del Piero) e chiudendo la��anno con la vittoria in Coppa Intercontinentale. Dopo aver praticamente tutto, lascia nelA� mercato invernale della stagione successiva, 1998-a��99, per accasarsi agli scozzesi Rangers di Glasgow. In Scozia passa tutta la seconda metA� (esatta) della sua carriera, facendo incetta di titoli e coppe nazionali, guadagnandosi addirittura la��introduzione nella a�?Hall of Famea�� dei a�?Gersa�?.

2 (esterno destro) a�� Stefan REUTER: Soprannominato a�?Turboa�? per la sua velocitA�, Reuter era un jolly a�?vecchia manieraa�?, schierabile sia in mediana sia sulla��esterno, A? nella posizione di laterale destro (sia nella difesa a quattro che in quella a 3/5) che ha dato il meglio di sA�. Messosi in mostra nelle giovanili del TSV 1860 DinkelsbA?hl, squadra della cittadina in cui A? nato, approda sedicenne nella��accademia del Norimberga, facendo quasi subito qualche apparizione in prima squadra. Dopo aver vinto con la Germania Under-16 il titolo europeo di categoria, diventa un elemento sempre piA? presente del club, fino a diventarne titolare inamovibile. Le sue convincenti prestazioni gli valgono la chiamata del Bayern Monaco, cui si traferisce nel 1988, vincendo subito il campionato. Nella stagione successiva bissa lo a�?scudettoa�? e, soprattutto, fa parte dei 22 chiamati da Beckenbauer per Italia a��90. Mondiale che la Germania vincerA� e Reuter metterA� anche piede in campo, sostituendo il romanista Berthold in un ideale passaggio di consegne, visto che poi il titolare diverrA� lui. Dopo il trionfo italiano, Reuter manca il terzo a�?scudettoa�? di fila col Bayern, ma si consola con la Supercoppa di Germania, nella quale tra la��altro apre le marcature nel 4 a 1 che i bavaresi rifilano al Kaiserslautern. Passa quindi alla Juventus, in coppia col compagno di squadra Kohler, fortemente voluto dal Trap per la sua avventura bis in bianconero. La��allenatore di Cusano Milanino lo schiera sia in mediana sia nel suo ruolo naturale di terzino destro e, nonostante la Juve conquisti un ottimo secondo posto dietro la corazzata del primo Milan di Capello, il suo A? un campionato altalenante, e a fine stagione viene rispedito in patria. A� cosA� che inizia la sua avventura al Borussia Dortmund: vi rimarrA� per dodici anni, fino al ritiro della��attivitA� agonistica avvenuto nel 2004. Coi gialloneri vive sia la��epoca da��ora del triennio a��95-a��97 (Champions League, Coppa Intercontinentale, doppietta in campionato e in Supercoppa di Germania) sia la��exploit di inizio millennio con lo a�?scudettoa�? 2001-2002. Nel frattempo continua a far parte stabilmente della Nazionale: dopo il secondo posto alla��Europeo del a��92, vince il trofeo continentale nella��edizione successiva, quella inglese del 1996. Sfortunato, invece, il suo rapporto coi Mondiali: niente USA a��94, mentre ha un ruolo piA? che altro da comprimario a Francia a��98, giocando da titolare solo il match inaugurale. Finita la carriera, entra nei quadri dirigenziali del club, assegnato alla��ufficio marketing. Lavoro che lascia dopo poco piA? di un anno per diventare team manager del Monaco 1860. Lascia nel febbraio del 2009, dopo tre anni, e sta fermo per un poa��, prima di divenire general manager della��Augsburg (tra la��altro squadra acerrima rivale di quella per cui lavorava precedentemente) nel febbraio 2012.

3 (esterno sinistro) a�� DEDEa��: Notato appena ventenne nella��Atletico Mineiro, il Borussia lo porta in Germania nel 1998 per rimpiazzare JA�rg Heinrich, passato alla Fiorentina. Classico esterno brasiliano piA? ala che terzino, si mostra subito a sua agio in giallonero, specie dalla seconda stagione quando a Dortmund sbarca anche il connazionale EvanA�lson, vera e propria ala da��attacco, con cui forma un devastante a�?trenoa�? sulla��out sinistro. Sul quel lato si vola ancor di piA? due anni dopo quando, a far coppia con DedA�, arriva un altro brasiliano, Ewerthon, ancora piA? esplosivo e portato al goal di EvanA�lson, che viene dirottato al ruolo di terzino destro. Il nuovo a�?trenoa�? carioca A? uno degli elementi essenziali per il ritorno alla vittoria in Bundesliga, corredata anche da una finale persa di Coppa UEFA, contro il Feyenoord. DedA� A? un elemento imprescindibile della squadra fino al 2008, quando inizia ad essere frenato dagli acciacchi e dal contemporaneo emergere nel ruolo del giovane talento di casa Schmelzer (attuale terzino sinistro titolare dei gialloneri e della Nazionale tedesca). Dopo due stagioni passate a fare il rincalzo, nel 2010 DedA� viene addirittura retrocesso nella squadra riserve e, a fine stagione, non gli sarA� rinnovato il contratto. Il giocatore si accorda allora con i turchi del EskiAYehirspor, coi quali tuttora gioca nella SA?perLig.

4 (stopper) a�� JA?rgen KOHLER: Entrato a 10 anni nel TB Jahn della natia Lambsheim, questo arcigno ed elegante difensore approda diciassettenne al piccolo Waldhof Mannheim, giocando fin da subito con continuitA� e guadagnandosi la prima chiamata in Nazionale, a 21 anni. Nel 1987 passa al Colonia, disputando due ottime stagioni che gli valgono la presenza da titolare fisso alla��Europeo del 1988 e la chiamata del Bayern Monaco, cui approda la��anno successivo. Coi bavaresi vince subito la Bundesliga, cui in estate aggiunge il titolo di Campione del Mondo giocando da titolare a Italia a��90. Dopo una��altra stagione in Baviera (con vittoria nella Supercoppa di Germania), si traferisce insieme al compagno Reuter alla Juventus, fortemente voluto da Trapattoni per la sua avventura bis in bianconero. Kohler dimostra subito tutta la sua forza, facendo fare un importante salto di qualitA� al reparto difensivo della squadra, e tenendo testa a Van Basten nelle sfide col Milan degli a�?Invincibilia�?. Nei tre anni del Trap-bis conquista due secondi posti in campionato, la Coppa UEFA ai danni proprio del Borussia Dortmund e una finale di Coppa Italia persa col primo Parma a�?dei miracolia�? del suo futuro allenatore giallonero Nevio Scala. Dopo USA a��94 A? al centro della difesa anche alla��inizio della��era Lippi, conquistando lo scudetto che a Torino mancava da nove anni, pur giocando a mezzo servizio per qualche problema fisico. A trenta��anni e con la��impressione che il meglio la��abbia ormai dato, la Juventus lo cede senza troppi patemi al Borussia Dortmund, che sembra un pensionato per giocatori a�?presunti bollitia�? della Serie A (e della Juve in particolare). Qui ritrova il suo ex partner di difesa brasiliano Julio CA�sar, Reuter e MA�ller (venendo poi raggiunto la��anno dopo anche dal portoghese Paulo Sousa). In giallonero vince subito la Supercoppa Nazionale e la Bundesliga e la��Europeo con la Nazionale, mentre la��anno dopo replica la Supercoppa e vince soprattutto la Champions League contro la a�?suaa�? Juve. Segue la Coppa Intercontinentale, che non A? perA? il suo ultimo successo. Dopo il suo terzo e ultimo Mondiale, infatti, rimane ancora in giallonero negli anni del piccolo declino seguito ai grandi successi internazionali, riuscendo a partecipare al sussulto che la squadra ha alla��inizio del Terzo Millennio, vincendo il campionato 2001-2002 con la��ex Sammer in panchina. Chiusa quindi la carriera proprio alla��indomani di questo a�?scudettoa�?, diventa CT della��Under-21 tedesca. Incarico che lascia nella primavera successiva per diventare direttore sportivo del Bayer Leverkusen. Lascia alla fine della stagione 2003-2004 iniziando un periodo di stop che finisce nel dicembre del 2005 quando accetta in corsa la panchina del Duisburg. Esperienza fallimentare che si conclude dopo cinque mesi, e che lo vede per un poa�� allontanarsi dal mondo del calcio. Torna due anni piA? tardi, come allenatore e direttore sportivo del piccolo Aalen, ma A? costretto a lasciare la panchina sul finire di stagione a causa di un problema cardiaco. Qualche mese piA? tardi lascia pure la carica di DS, prendendosi un altro piccolo stop. Torna in pista nel gennaio 2012, in qualitA� di allenatore della squadra Under-19 del Bonner, ma lascia dopo soli tre mesi per diventare il direttore sportivo della sua prima squadra da professionista, il Waldhof Mannheim.

5 (stopper) a�� Sebastian KEHL: Nato difensore centrale, impostato inizialmente addirittura come libero, A? stato successivamente spostato nel ruolo di mediano, venendo comunque riproposto nella linea difensiva al bisogno. Sinistro naturale A? stato impiegato anche come terzino, e viste queste qualitA� viene perfetto per fare lo stopper sinistro della difesa a cinque. Dopo aver iniziato a giocare in alcune formazioni minori della sua cittA�, Fulda, a sedici anni approda alla��Hannover e a diciotto A? giA� titolare, nella a�?serie Ba�? tedesca. Notato dal a�?santonea�? Volker Finke, approda nel 2000 al Frigburgo, con cui conquista la qualificazione alla Coppa UEFA. Il suo talento fa breccia tra gli osservatori del Borussia Dortmund, che nel mercato a�?di riparazionea�? della stagione successiva lo strappano in corsa ai a�?Brasiliani di Breisgaua�?, soffiandolo niente meno che al Bayern Monaco. La��apporto di Kehl A? da subito importante, dato che col suo arrivo il Borussia sistema definitivamente la squadra (fortissima la a�?triadea�? centrale di difesa, formata da lui, da Christian WA�rns e da Cristoph Metezelder) e torna a vincere la Bundesliga, mentre lui si guadagna la convocazione per i Mondiali 2002. Dopo un altro stagione da difensore, viene avanzato a centrocampo, confermandosi comunque da Nazionale. Arriva infatti la chiamata anche per Euro 2004 (dove peraltro non gioca mai), e gioca poi anche ai Mondiali casalinghi del 2006 nei quali, dopo una breve apparizione negli ottavi, disputa da titolare in mezzo al campo la semifinale con la��Italia e la a�?finalinaa�? col Portogallo. Subito dopo il bronzo mondiale, perA?, arrivano i guai: sa��infortuna gravemente alla prima di campionato, e gli acciacchi successivi alla��incidente faranno si che giochi la miseria di 45 partite di campionato in tre stagioni. Nel frattempo, e nonostante questo, nel 2008 il neo allenatore Klopp gli consegna la fascia di capitano, lasciata da WA�rns che si A? ritirato (primo trofeo da a�?skippera�?, la Supercoppa di Germania, vinta contro il Bayern). I problemi fisici continuano, tanto che nella stagione 2010-a��11, quella del ritorno sulla vetta della Bundesliga, fa solo tre presenze, giocando di piA? con la squadra riserve per ritrovare la forma. Va meglio nelle due annate successive, nonostante la��emergere di Sven Bender nel ruolo di mediano. Fa la sua parte nel bis in campionato e nella conquista della Coppa di Germania, alzando il trofeo dopo il 5 a 2 rifilato al Bayern. Trova il suo spazio anche nella stagione successiva, anche se passa in panchina la finale a�?fratricidaa�? di Champions League persa col Bayern. Si rifA� parzialmente qualche mese fa, quando entra dopo la��intervallo al posto di Bender nella sfida di Supercoppa, nella quale i gialloneri battono i bavaresi freschi di Triplete, e al primo match ufficiale con Guardiola in panchina. Ora, col doppio KO della coppia centrale titolare della squadra (Subotic-Hummels), A? tornato al suo ruolo originario, anche perchA� in mezzo ca��A? un certo affollamento (visto che, oltre a Bender, ca��A? pure il dualismo Gundogan/Sahin in regia).

6 (libero) a�� Matthias SAMMER: Nato nella��allora Germania Est, inizia da bambino nella Dinamo Dresda, la squadra della sua cittA�. Dopo tutta la trafila nelle giovanili, a diciotto anni arriva il debutto in prima squadra, allenata da suo padre Klaus. Inizialmente giocato da attaccante, ma nella stagione successiva viene spostato alla��ala sinistra dal nuovo allenatore Eduard Geyer, conquistandosi anche la chiamata in Nazionale. Durante la sua terza annata arriva la collocazione definitiva, come mediano di regia in mezzo al campo. Nella stagione 1988-a��89, la prima in cui gioca nel suo ruolo dalla��inizio, arriva lo a�?scudettoa�? della DDR e un percorso europeo che si ferma solo alle semifinali di Coppa UEFA, eliminazione arrivata per mano dei a�?cugini occidentalia�?, che poi perderanno la finale col Napoli di Maradona. La��anno dopo va ancora meglio, poichA� al bis a�?scudettoa�? si affianca la vittoria della coppa nazionale. Dopo la riunificazione tedesca passa proprio allo Stoccarda, dove rimane due anni, nel secondo dei quali vince la Bundesliga (la prima a campionati riunificati), e segnando rispettivamente 11 e 9 goal. Dopo la��Europeo a��92 (nel quale viene schierato sia in difesa sia in mediana), passa alla��Inter di Bagnoli, dove ha il non facile compito di rimpiazzare il connazionale MatthA�us. A Milano perA? rimane solo sei mesi, non trovando a�� strano per un calciatore tedesco a�� la��ambientamento nel calcio italiano. Se ne va dopo solo 11 partite di campionato giocate, condite perA? da 4 goal, di cui uno alla Juve (nel 3 a 1 delle a�?tre Sa�?: segnarono infatti Sosa, Shalimov e, appunto Sammer). Passa al Borussia Dortmund, col quale giocherA� fino al ritiro, e trovando le migliori annate della sua carriera. Inizia subito bene, dato che in quel primo mezzo campionato segna 10 goal in 17 partite. La stagione successiva Hitzfield ha la��intuizione di arretrarlo nel ruolo di libero, scelta che dalla��anno dopo darA� ampiamente i suoi frutti. Il Borussia vince due Bundesliga e due supercoppe nazionali consecutive (e in entrambe le annate Sammer A? giocatore tedesco della��anno). Si arriva quindi alla��Europeo 1996, dove Sammer A? il trascinatore della Germania che vince il titolo continentale, e lui risulta miglior giocatore del torneo, anticamera addirittura del trionfo a fine anno nella corsa al Pallone da��Oro (probabilmente il piA? immeritato della storiaa��). La��ascesa di Sammer continua con la Champions League vinta da capitano contro la Juventus nel 1997. Qui, di fatto, finisce la sua epopea: si infortuna infatti alla��inizio della stagione successiva, saltando sia la sfida si Supercoppa Europea che il Borussia perde col Barcellona, sia la��incontro di Coppa Intercontinentale che vedrA� i tedeschi, guidati da Nevio Scala, diventare campioni del Mondo per club. Dopo aver giocato solo tre partite, si ritira a fine stagione, per tornare in pista nel 2000 come vice della��allenatore Udo Lattek. A fine stagione viene promosso capoallenatore: il primo anno centra un promettente terzo posto, mentre nella��annata successiva riporto lo a�?scudettoa�? in Westfalia, raggiungendo pure la finale di Coppa UEFA. La��anno successivo A? ancora sul gradino piA? basso del podio, mentre la sua quarta e ultima annata A? piuttosto deludente (sesto posto finale) e lui lascia, andando ad allenare una��altra sua ex squadra da calciatore, lo Stoccarda. Qui centra la qualificazione in Champions League, ma a fine stagione rassegna le dimissioni. Dopo un anno di a�?riposoa�?, viene nominato direttore tecnico della Federazione tedesca, incarico che lascia nel 2012 per diventare a�� a sorpresa a�� direttore sportivo del Bayern Monaco, unico a non aver mai indossato la maglia rossa dei bavaresi tra i principali dirigenti. Al suo primo anno centra il a�?Tripletea�? targato Heynckes di qualche mese fa.

7 (interno destro) a�� Aki SCHMIDT: Centrocampista dalle marcate attitudini offensive, ha giocato la��intera carriera nel Borussia Dortmund, entrando in prima squadra nel 1956, subito dopo il primo storico titolo nazionale dei gialloneri. A� uno dei talenti della prima a�?era da��oroa�? della squadra, cui regalerA� il bis in campionato nel 1957, conquistando anche la chiamata in Nazionale, tanto che la��anno dopo gioca nella Germania campione in carica al mondiale svedese. Dopo la finale di campionato persa nel a��61 contro il Norimberga, nel a��63 arriva il suo secondo a�?scudettoa�?, che A? storico: A? infatti la��ultimo campionato tedesco organizzato su base regionale, perchA� poi nascerA� la Bundesliga. Schmidt segna il terzo e ultimo goal del Borussia, prima di quello della bandiera per il Colonia realizzato da Schnellinger, per il 3 a 1 finale. Nel a��65 arriva la Coppa di Germania, e anche qui Schmidt ci mette lo zampino: suo infatti il goal che apre il match, finito 2 a 0 ai danni della��Alemannia Aachen. Vittoria che porta il Borussia a partecipare alla Coppa delle Coppe, che la squadra arriverA� a vincere, battendo in finale il Liverpool 2 a 1 ai supplementari. Il goal degli inglesi A? di Hunt, la cui rivincita arriverA� qualche mese piA? tardi, nella finale mondiale tra Inghilterra e Germania. Schmidt gioca altre due stagioni e poi si ritira, diventando la��allenatore del SSV Jahn Regensburg. Passa quindi al Kickers Offenbach, neopromosso in Bundesliga, centrando subito la vittoria in Coppa di Germania. La dirigenza della squadra A? perA? poi coinvolta in uno scandalo di partite truccate e corruzione e lui se ne va al PreuAYen MA?nster, lasciando dopo una sola stagione per accasarsi al FK Pirmasens. Qui passa un biennio, poi si ferma un anno, prima di tornare sulla sua prima panchina, quella del SSV Jahn Regensburg, rimanendo perA? anche qui una sola annata, e chiudendo poi per sempre la carriera di allenatore. Torna quindi al suo club del cuore, il Borussia Dortmund, dove tutta��ora A? il responsabile del rapporto con la tifoseria.

8 (mediano) a�� Michael ZORC: Nativo di Dortmund, inizia a giocare a 7 anni nella squadra a�?di quartierea�? del TuS Eving-Lindenhorst, poi a 16 anni corona il suo sogno entrando nelle giovanili del Borussia. Nel 1991 entra a far parte della prima squadra, dopo aver vinto la��Europeo Under-19 e il Mondiale Under-20 con la Nazionale tedesca di categoria (e giocando da titolare tutte le partite). A venta��anni A? titolare inamovibile, diventando ben presto capitano e segnando anche diversi goal, grazie alla sua bravura sui calci piazzati. La sua carriera A? pressochA� alla fine, quando il Borussia inizia a vincere, ma dA� comunque il suo prezioso contributo: ad esempio segnando 15 goal ne biennio a��94-a��96, quando i gialloneri centrano la doppietta in Bundesliga. A 34 anni e con qualche acciacco sulle spalle, perde il posto fisso in squadra, ma il valore apportato dalla sua leadership A? indiscutibile. A� in panchina nella finale di Champions League contro la Juve ma al minuto 89, con la coppa ormai saldamente tra le mani, la��allenatore Hitzfield lo manda in campo per godersi il meritato tributo, e sarA� proprio lui poi ad alzare la coppa nel cielo bavarese della��Olympiastadion di Monaco. A� invece titolare e va pure in goal nella sfida al Cruzeiro (la cui porta era difesa dal futuro milanista Dida) per la Coppa Intercontinentale. A� infatti sua la marcatura che apre il match (chiuso poi dal bomber a�?di scortaa�? Heiko Herrlich), vinto per 2 a 0 (nonostante i brasiliano avessero ingaggiato la��attaccante campione del Mondo a��94 Bebeto solo e specificatamente per questa partita). Chiusa la stagione da campione del Mondo per club, decide di chiudere anche definitivamente col calcio, a 36 e dopo 17 stagioni da professionista, disputate tutte in maglia giallonera, di cui A? il giocatore con piA? presenze in assoluto (oltre 600) e anche il secondo goleador di sempre. Dopo lo stop dalla��attivitA� agonistica diventa direttore sportivo del club: si deve a lui la riorganizzazione che ha portato la rifioritura del settore giovanile, formando in casa gran parte dei talentini che hanno riportato al successo il Borussia Dortmund guidato in panchina dal a�?santonea�? Klopp. In bacheca, come giocatore, ha messo anche la Coppa di Germania 1988-a��89 e tre supercoppe nazionali, mentre da dirigente ci sono lo a�?scudettoa�? del 2001-a��02 e, appunto, i successi degli ultimi anni (2 a�?scudettia�? una coppa nazionale e una Supercoppa di Germania) che hanno portato il Borussia a sfiorare nuovamente il trionfo europeo nel a�?derbya�? che nel maggio di questa��anno ha incoronato il Bayern.

9 (centravanti) a�� Robert LEWANDOWSKI: Polacco, inizia da bambino nel Varsovia Warsaw, squadra minore della sua cittA�. A 17 passa ad una��altra squadra della cittA�, il Delta, dove gioca praticamente subito nella formazione dei grandi. Passa quindi al Legia Varsavia, dove gioca nella squadra riserve, quindi nel 2006 la��approdo allo Znicz PruszkA?w, squadra che milita nella��equivalente della nostra Prima Divisione. Vince il titolo di capocannoniere, trascinando con 15 goal la squadra in a�?serie Ba�?, dove A? di nuovo re dei bomber, con 21, e non ha ancora compiuto i venta��anni. Con queste premesse si trasferisce al Lech PoznaA�, dopo che gli Sporting GijA?n, appena promossi nella Liga, non ne concludono la��acquisto. Debutta segnando nel primo turno di Coppa UEFA, quindi alla prima di campionato va in goal di tacco, concludendo il torneo al secondo posto nella classifica cannonieri, con 14 goal in 30 match (piA? 4 in Europa). La vincerA� la��anno successivo, con 18 centri in 28 partite, cui ne vanno aggiunti 2 in Coppa UEFA e uno nella Supercoppa di Polonia. Nei due anni al Lech vince la coppa nazionale il primo anno e la��accoppiata a�?scudettoa�? e Supercoppa nel secondo. Con numeri e prestazioni del genere, la��interesse sul giocatore si fa ampio, ma A? il Borussia Dortmund a spuntarla. Il primo anno A? di apprendistato e lui parte dietro al paraguayano Lucas Barrios, guadagnando comunque un discreto spazio, specie nel finale di stagione, che chiuderA� con 8 goal (il primo dei quali nel derby con lo Schalke04), dando il suo contributo nella conquista del titolo nazionale. La stagione successiva toglie il posto da titolare a Barrios ed esplode, segnando 22 reti in 34 partite di Bundesliga, che rivince, stavolta in accoppiata con la Coppa di Germania, nella cui finale segna una tripletta nel 5 a 2 inflitto al Bayern Monaco. Arriva inoltre il debutto in Champions League, che la��anno successivo sarA� il suo grande palcoscenico: con i suoi 10 goal trascina il Borussia fino alla finale a�?fratricidaa�? col Bayern, dopo aver rifilato 4 goal nella semifinale da��andata contro il Real Madrid. In campionato stabilisce il record di dodici partite consecutive andando a rete, chiudendo il torneo con 24 centri, solo uno in meno del capocannoniere Kiessling del Bayer Leverkusen. A fine stagione annuncia la��intenzione di non rinnovare col Borussia, entrando quindi nel suo ultimo anno di contratto. La squadra decide comunque di non cederlo, e cosA� ha iniziato anche questa stagione in giallonero, vincendo la Supercoppa di Germania nella��ennesima sfida col Bayern, squadra che fino a qualche mese fa sembrava la principale candidata a ingaggiarlo (ultimamente invece il giocatore A? stato piA? vago sul suo prossimo approdo; evidentemente le scelte di Guardiola hanno fatto si che coi bavaresi ci sia stato un raffreddamento). Nonostante i venti da��addio, non si sta certo risparmiando: in questa stagione ha giA� segnato 9 goal in 11 partite di Bundesliga (compresa una tripletta allo Stoccarda), 1 goal in due match di Coppa nazionale e 3 goal in quattro incontri di Champions League.

10 (interno sinistro) a�� Andreas MA�LLER: Centrocampista di ottima qualitA�, regista ma con licenza di spaziare su tutta la mediana, si puA? definire una sorta di vice- MatthA�us con piA? tecnica ma molta meno leadership. Come stile di gioco lo si potrebbe definire una sorta di a�?Iniesta ante litterama�?, un poa�� regista e un poa�� centrocampista da��assalto. Nato a Francoforte, muove i primi passi nel piccolo BSC Schwarz-WeiAY 1919 Frankfurt, poi a 14 entra nelle giovanili della a�?veraa�? squadra della cittA�, la��Eintracht. Con le a�?Aquilea�? debutta in prima squadra a 18 anni, nella stagione 1985-a��86. Ma A? in quella successiva che inizia a conquistare una spazio consistente, mettendo in mostra le sue abilitA�. Alla sua seconda vera stagione parte talmente bene che nel mercato invernale lo acquista il Borussia Dortmund. Dopo i primi sei mesi di ambientamento, diviene un elemento fondamentale dei gialloneri, conquistando la Coppa di Germania e la chiamata in Nazionale, anche grazie ai ben 11 goal segnati in 29 partite di Bundesliga. Un altro campionato in doppia cifra (10 goal in 32 partite) gli fa guadagnare un posto tra i 22 di Italia a��90, diventando campione del Mondo con la Germania. Dopo il Mondiale torna alla��Eintracht, disputando due annate ancora migliori, segnando 16 e 12 reti, e guadagnandosi il posto anche per Euro a��92, dove gioca quasi sempre da titolare (saltando perA? la finale). Dopo la competizione continentale passa alla Juventus, dove Trapattoni fatica un poa�� a trovargli la��esatta collocazione tattica: A? un poa�� interno sinistro, un poa�� ala e un poa�� trequartista, e i commentatori sostengono si pesti i piedi con Roby Baggio. Nonostante questo il primo anno A? assolutamente soddisfacente, con 10 goal in 26 partite in campionato (la squadra arriverA� perA? solo quarta) e la conquista della Coppa UEFA, proprio ai danni del Borussia. Il secondo anno il suo rendimento A? piA? altalenante, la Juve nelle coppe non va oltre i quarti in UEFA, anche se in campionato arriva seconda a pochi punti (tre) dal Milan. Quella��estate, mentre partecipa al Mondiale statunitense, in casa Juve parte la rivoluzione della Triade e di Marcello Lippi, e per questo giocatore difficile da collocare tatticamente e dal carattere tutta��altro che facile, non ca��A? posto. Ed ecco quindi il ritorno al Borussia Dortmund: vince subito la Bundesliga (contribuendo con bel 14 reti in 30 partite), cui seguono un altro titolo nazionale e due successi consecutivi in Supercoppa di Germania. E, dopo la vittoria alla��Europeo con la Nazionale (saltando perA? per squalifica la finale), la Champions League del a��97, proprio contro la Juventus. Quindi la Coppa Intercontinentale e la partecipazione a Francia a��98. Dopo il Mondiale francese, gioca una��altra buona stagione in giallonero, ma la successiva A? alquanto problematica per via degli acciacchi, giocando solo la metA� delle partite e segnando la miseria di tre goal. Persa la centralitA� nel Borussia che la��aveva contraddistinto, lascia per passare alla squadra a�?nemicaa�? per eccellenza, lo Schalke04. Con la squadra della Ruhr vince subito la Coppa di Germania, bissandola la��anno successivo (andando anche in goal). Dopo una��ulteriore stagione in bianco blu, torna al suo primo amore, la��Eintracht di Francoforte, per disputare la sua ultima stagione e lasciare poi il calcio giocato nel 2004. Riappare nel calcio tre anni piA? tardi, prendendo possesso della panchina del Viktoria Aschaffenburg, squadra delle serie minori, che lascia perA? a fine stagione per diventare direttore sportivo del Kickers Offenbach, incarico che durerA� tre anni.

11 (seconda punta) a�� Friedhelm KONIETZKA: Inizialmente pensavo di inserire in questa posizione di a�?seconda puntaa�? lo svizzero Stephane Chapuisat, protagonista dei successi della seconda metA� degli Anni Novanta, e autore di piA? di 100 goal in giallonero. Ma, facendo le mie consuete ricerche per la compilazione del a�?All Time XIa�?, mi sono imbattuto nella figura di a�?Timoa�?. Nato in Westfalia, inizia a giocare nella squadra della sua cittadina, il VfB 08 di LA?nen, lavorando nel frattempo in una miniera di carbone. Notato da Max Merkel, allenatore della��epoca del Borussia, viene ingaggiato nel 1958 col non facile compito di diventare la��erede di Alfred Preissler, il bomber dei primi due storic titoli nazionali del Borussia, vinti in succedanea. Al suo primo anno fa un poa�� di apprendistato al fianco di Preissler, che poi si ritira lasciandogli pieno campo. Konietka segna goal a grappoli, contribuendo in maniera sostanziosa alla vittoria del campionato tedesco 1963, la��ultimo organizzato su base regionale. In quella��anno nasce infatti la Bundesliga, e lui ne sarA� il primo marcatore assoluto, andando in goal al primissimo minuto della sfida tra i gialloneri e il Werder Brema. In quel campionato e in quello successivo, che sarA� per lui la��ultimo col Borussia A? vicecapocannoniere e nel a��65 mette in bacheca pure la Coppa di Germania, stabilendo inoltre il record di partite consecutive in cui A? andato a rete, che sarA� battuto solo da Lewandowki quasi quaranta��anni dopo. Lascia la Westfalia dopo questo successo, per approdare al Monaco 1860, con cui vince subito il campionato e il titolo di capocannoniere della Coppa delle Fiere, mentre in Bundesliga A? per la terza volta consecutiva secondo tra i bomber. Coi bavaresi rimane una��altra stagione, poi si traferisce in Svizzera, al Winterthur, dove gioca per quattro stagioni, appendendo poi le scarpe al chiodo. Rimane perA? il terra elvetica, diventando subito la��allenatore dello Zurigo, dove rimarrA� per sette stagioni, dal 1971 al 1978, mettendo in bacheca tre a�?scudettia�? consecutivi (1974-1976), cui vanno sommati tre successi nella Coppa di Svizzera (1972, 1973, 1977). Notevole anche la��exploit europeo del 1977, quando lo Zurigo uscirA� dalla Coppa dei Campioni solo in semifinale, eliminato dal Liverpool che poi trionferA�. Lascia quindi lo Zurigo ma non la Svizzera, passando agli Young Boys nel 1978 e, due anni piA? tardi, al Grasshoppers. Nel 1982 torna in patria alla��Hessen Kassel, passando la stagione successiva al Bayer Uerdingen. Anche qui fa una sola annata, poi allena brevemente il a�?suoa�? Borussia Dortmund, quindi torna nuovamente in svizzera per un altro triennio al Grasshoppers, cui segue una��ultima stagione allo Zurigo. Dopo due anni di stop torna ad Uerdingen, quindi lascia nuovamente per tornare a vivere in Svizzera, dove dopo due anni di stop sarA� per una sola stagione sulla panchina del Lucerna. Si ritira in maniera definitiva, ottiene la cittadinanza svizzera e, nel 2012, decide di morire tramite eutanasia legale.

ALL. Ottmar HITZFELD: Modesto giocatore che ha passato la maggior parte della sua carriera in Svizzera, A? proprio in terra elvetica che inizia ad allenare. Dopo una stagione a�?di rodaggioa�? allo Zug 94, passa 4 campionati alla��Aarau. Il primo anno vince la coppa nazionale, attirando da subito la��attenzione dei club maggiori. Alla fine firma, nel 1988 per il Grassopher, dove in tre anni vince sempre qualcosa: Coppa di Svizzera il primo anno, a�?tripletea�? campionato-coppa nazionale-supercoppa nazionale il secondo, un altro a�?scudettoa�? il terzo. A� questo filotto che gli vale il ritorno in Patria, con la chiamata del Borussia Dortmund. Il primo anno porta subito la squadra dal decimo al secondo posto in Bundesliga, mentre la��anno dopo arriva fino alla finale di Coppa UEFA, persa contro la Juventus del Trap, (cui succederA� poi sulla panchina del Bayern). Sotto la sua guida, la crescita dei gialloneri continua, fino ad arrivare al a�?triennio da��oroa�? 1995-1997, nel quale arrivano due campionati con annessa doppietta in Supercoppa di Germania e, soprattutto, la Champions League vinta in finale contro la Juventus di Lippi, campione in carica e favoritissima. Pur con una squadra fatta principalmente di a�?scartia�? del calcio italiano (a partire da 4 ex della Juventus stessa: MA�ller, Kohler, Paulo Sousa e Reuter a�� il quinto, Julio CA�sar, non giocA? la finale -, piA? la��ex interista Sammer e la��ex laziale Riedle), la squadra tedesca infligge un 3 a 1 che lascia poco spazio alle recriminazioni (nonostante un arbitraggio piuttosto a�?casalingoa�? a�� si giocava in Germania a�� e gli errori tecnico-tattici di Lippi). Questo straordinario risultato lo porta a vincere il premio come miglior allenatore del mondo per quella��anno, ma il suo carattere inflessibile (che gli A? valso il soprannome di a�?der Generala�?) ha nel frattempo logorato il suo rapporto con lo spogliatoio e la societA�. La quale, non potendo cacciarlo visto la��amore che la piazza ha per lui, lo promuove direttore sportivo, sostituendolo in panchina col a�?nostroa�? Nevio Scala, che guiderA� la squadra alla vittoria nella Coppa Intercontinentale 1997. Ma lui vuole allenare e cosA�, dopo un solo anno da dirigente, interrompe il suo rapporto con Borussia e lascia la Westfalia per la Baviera, diventando allenatore del Bayern Monaco. Dove in quattro anni vincerA� tutto in Patria e a livello internazionale, venendo poi richiamato in corsa durante la terza deludentissima stagione della gestione Magath. Orchestra quindi il rilancio del Bayern targato Luca Toni e Ribery, prima di annunciare la volontA� di lasciare tornando nella a�?suaa�? Svizzera, di cui diviene CT, guidandola fino ai Mondiali 2014.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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