All Time XI: Brescia

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SarA� anche una squadra che non ha vinto nulla (vabbA?, a parte la Coppa Anglo-Italiana 1993-a��94 e la Coppa della��Amicizia Italo-svizzera nel 1967a��), il Brescia, ma non stiamo certo parlando di una a�?cenerentolaa�� del calcio italiano.

Primatista di tornei di Serie B giocati, con 58, ha lanciato o visto passare di qua talenti di caratura mondiale a�� compreso un Pallone da��Oro (Roby Baggio) e diverse stelle internazionali (come Pep Guardiola o il a�?Maradona dei Carpazia�� Gheorghe Hagi) -, e sfiorata la��Europa nel 2001, con la qualificazione alla��Intertoto, persa poi solo in finale per la regola dei gol in trasferta.

SocietA� dal vivaio floridissimo, ha vinto un Campionato Primavera (1974-a��75) e il Torneo di Viareggio 1996, schierando Andrea Pirlo, Emiliano Bonazzoli, Aimo Diana e Roberto Baronio, che siglA? il definitivo 3 a 1 della finale con un pallonetto da 60 metri, che scavalcA? un a�?certoa�? Gianluigi Buffona��

Nella versione a�?all timea��, le a�?Rondinelle si schierano col 3-5-2/5-3-2 scelta che, nostro malgrado, ci costringe a lasciar fuori alcuni a�?mostri sacria�� della storia calcistica bresciana, dal giA� citato Hagi, alle ali Egidio Salvi (con 397 secondo solo a Bonometti per presenze) e Maurizio Neri, ad Evaristo Beccalossi:

1 (portiere) a�� Giuseppe PERUCHETTI: Originario di Gardone Val Trompia, inizia a giocare con la squadra paesana, il a�?Giuseppe Bernardellia��. Qui rimane fine al 1926, quando parte per il servizio militare, al termine del quale si accasa alla formazione bresciana del Boifava. Quindi, dopo un campionato col Villa Cogozzo, nel 1928 viene tesserato dal Brescia. Con le a�?Rondinellea�� rimane per 7 stagioni, fino al passaggio alla��Inter avvenuto nel 1936. Coi nerazzurri gioca fino al 1940 (vincendo 2 Scudetti a�� 1938 e 1940 a�� e la Coppa Italia 1938-a��39), quando lascia il campo per diventare allenatore della squadra milanese, portandola al secondo posto in classifica. Nonostante il risultato, a fine stagione lascia la panchina meneghina per tornare clamorosamente a giocare, accasandosi alla Juventus. Coi bianconeri gioca fino al 1944, vincendo la Coppa Italia nel 1942. Nel Dopoguerra, intraprende nuovamente la carriera di allenatore, guidando in due diversi periodi la Reggina. Per lui anche 2 presenze in Nazionale. Scomparso nel 1995, con 196 apparizioni A? primatista assoluto di presenze in Serie A con la maglia del Brescia.

2 (terzino destro) a�� Aimo DIANA: Bresciano doc, dopo i primi calci nella Voluntas Brescia nel 1995, a 17 anni, arriva al settore giovanile delle a�?Rondinellea��. Lanciato in prima squadra nella stagione 1996-a��97 in Serie B, nella seguente A? titolare in Serie A, ma la squadra finisce il campionato con la retrocessione. Dopo una��altra stagione in B, nel 1999 passa al Verona in Serie A, in prestito. Rientrato al Brescia, nel frattempo risalito nella massima serie, gioca un altro campionato da titolare in A, venendo poi acquistato dal Parma, con cui vince subito la Coppa Italia. La stagione seguente la passa per metA� coi ducali e poi in prestito alla Reggina quindi, nel 2003, viene acquistato dalla Sampdoria. Dopo 3 stagioni coi doriani, passa al Palermo, dove rimane un anno e mezzo e poi passa al Torino. Coi granata rimane fino al febbraio 2010, quando passa in prestito agli svizzeri del Bellinzona. Rientrato al Toro, nel gennaio 2011 va nuovamente in prestito agli elvetici, dove conclude la stagione. Nella��estate 2011 passa al Lumezzane, in Prima Divisione. A fine stagione rimane senza contratto e, dopo 6 mesi di stop forzato, nel gennaio 2013 firma col Trento, in Serie D, fino alla fine della stagione, dopo la quale si ritira e intraprende la carriera da allenatore, venendo ingaggiato per la guida dei Giovanissimi Nazionali del FeralpiSalA?, venendo successivamente promosso alla guida della formazione Berretti. Per lui anche 13 presenze e una rete in Nazionale.

3 (terzino sinistro) a�� Marek KOZMINSKI: Polacco di Cracovia, cresce in una delle formazioni locali, la��Hutnik Nowa Huta. Dopo 3 stagioni in prima squadra, nel 1992 arriva in Italia, alla��Udinese, che lo notano alle Olimpiadi di Barcellona, dove la Polonia conquista la medaglia da��argento. Coi friulani rimane 5 stagioni, quindi si trasferisce al Brescia. Con le a�?Rondinellea�� rimane 4 stagioni e mezza, risultando uno dei protagonisti della squadra guidata in panchina da Mazzone e in campo da Roby Baggio, che conquista la��Europa. Ne gennaio 2002 passa alla��Ancona, con cui chiude la stagione e poi lascia la��Italia, accasandosi ai greci del PAOK Salonicco. Dopo sola mezza stagione, lascia i greci per tornare in Patria, al Gornik Zabrze, con cui chiude stagione e carriera. Con la Polonia ha giocato 45 partite (una rete), prendendo parte al Mondiale del 2002.

4 (libero) a�� Fabio PETRUZZI: Romano, cresciuto nelle giovanili giallorosse, esordisce in prima squadra nel febbraio 1990. Viene quindi mandato in prestito in C1, alla Casertana, con cui conquista la promozione in B. Dopo una��altra stagione coi rossoblA? torna a�?alla basea��, collezionando perA? solo 6 presenze. Va quindi nuovamente in prestito, alla��Udinese. Tornato alla Roma, col nuovo allenatore Carletto Mazzone trova finalmente spazio, conquistando anche la Nazionale. Titolare anche sotto la gestione Zeman, con la��arrivo nel 1999 di Fabio Capello non trova piA? spazio. Raggiungi quindi Mazzone al Brescia, e con le a�?Rondinellea�� conquista un fantastico settimo posto in classifica, che vale la qualificazione Intertoto. Nella��estate successiva, la squadra conquista la finale della manifestazione, cedendo solo per la regola dei gol in trasferta ai francesi del PSG. Rimane in Lombardia fino al 2004, quando si trasferisce al Bologna, ricongiungendosi nuovamente con Mazzone. Gioca coi felsinei la sua ultima stagione agonistica, quindi si ritira e torna alla Roma come allenatore della formazione Allievi. Quindi, dopo un periodo da commentatore radiofonico, torna in panchina nel 2008 al Mentana Jenne, e poi al Guidonia Montecelio. Tornato a fare la��opinionista, nel 2014 torna in panchina, guidando gli Allievi Regionali del Montespaccato.

5 (stopper sinistro) a�� Daniele ADANI: Emiliano di Correggio, cresce nelle giovanili del Modena, arrivando in prima squadra nella stagione 1991-a��92, a 18 anni. Nel 1994 viene acquistato dalla Lazio, che a novembre lo manda in prestito al Brescia. Riscattato dalle a�?Rondinellea��, rimane con la formazione bresciana fino al 1999, quando viene acquistato dalla Fiorentina. Coi viola rimane fino al fallimento del 2002, conquistando la Coppa Italia nella stagione 2001-a��02. Svincolato si accasa alla��Inter, dove rimane per 2 stagioni prima di tornare al Brescia nella��estate 2004, rescindendo perA? il contratto a metA� stagione, dopo alcune scontri con gli ultras della squadra. Riparte la stagione successiva alla��Ascoli, in Serie A, quindi seguono 2 stagioni nella��Empoli. Rimasto senza contratto nel 2008, dopo un periodo di stop si accasa ai dilettanti della Sammartinese, squadra del suo paese, con cui gioca fino al 2011, anno del suo ritiro. Appesi gli scarpini al chiodo, dopo una breve parentesi come allenatore in seconda a Vicenza, intraprende una brillante carriera da commentatore televisivo, trovandosi talmente a suo agio nel ruolo da rifiutare la��offerta di Roberto Mancini di affiancarlo come vice nella sua avventura bis alla��Inter. Per Adani anche 5 presenze in Nazionale, tutte in amichevole, durante la gestione di Giovanni Trapattoni come CT.

6 (stopper destro) a�� Daniele BONERA: Bresciano doc, cresciuto nel settore giovanile delle a�?Rondinellea��, debutta in prima squadra nella stagione 1999-a��00 in Serie B, conquistando la promozione. Seguono 2 stagioni da titolare in A, che gli valgono la��acquisto da parte del Parma. Coi ducali rimane per 4 stagioni, quindi nel 2006 viene acquistato dal Milan. Coi rossoneri conquista subito la Champions League e, nella stagione successiva, Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Coi rossoneri rimane fino al termine della stagione 2014-a��15 (conquistando anche uno Scudetto nella stagione 2010-a��11 e la Supercoppa Italiana nella successiva), nella quale A? uno dei capitani del club. Senza contratto, firma con gli spagnoli del Villareal. Per lui anche 16 presenze con la Nazionale maggiore e ben 34 con quella Under-21, con la quale disputa 2 Europei di categoria (quello vinto nel 2004 e quello precedente nel 2002) e la��Olimpiade di Atene, dove conquista la medaglia di bronzo.

7 (mezzala destra) a�� Antonio FILIPPINI: Bresciano, cresciuto nella locale formazione della Voluntas, a 17 anni approda alla Primavera del Brescia. Dopo 2 stagioni nelle giovanili delle a�?Rondinellea��, va in prestito per 3 anni alla��Ospitaletto. Rientrato alla base nel 1995, rimane a Brescia fino al gennaio del 2004, risultando uno dei principali protagonisti della miglior epoca bresciana insieme al fratello gemello Emanuele. Dopo 6 mesi al Palermo (con cui vince il campionato di Serie B), passa una stagione alla Lazio, e la successiva al Treviso. Nel 2006 si trasferisce al Livorno, dove rimane per 4 stagioni. Nel 2010, rimasto senza contratto, torna per una��ultima stagione al Brescia e poi si ritira, divenendo immediatamente allenatore dei Giovanissimi Nazionali della squadra. La��anno dopo, scelto dal fratello dirigente, passa alla guida della formazione Berretti della FeralpiSalA?, che guida per 2 campionati, quindi si iscrive al corso allenatori di Coverciano. Citazione per il romeno Ioan SabA?u, colonna della squadra ai tempi di Lucescu.

8 (mediano) a�� Stefano BONOMETTI: Anche lui bresciano purosangue e cresciuto nel settore giovanile delle a�?Rondinellea��, debutta in prima squadra nella stagione 1978-a��79 in Serie B, a 17 anni. Rimane fino al 1989 quando, a causa di alcune incomprensioni con la��allenatore del tempo, si trasferisce alla��Ancona, sempre in Serie B. Ma giA� dalla stagione successiva torna al Brescia, rimanendovi fino al 1996, e conquistando a capitano il Trofeo Anglo-Italiano 1993-a��94. Dopo una��ultima stagione coi dilettanti del Tecnoleno, nel 1997 torna a Brescia come allenatore degli Allievi Nazionali. Quindi, nel 1999, viene promosso alla guida della Primavera, mentre nel 2001 subentra sulla panchina del Fiorenzuola, in Serie C2. Si iscrive quindi al corso di Coverciano, e nella stagione 2002-a��03 guida la Berretti della��Inter. Nel 2004 approda sulla panchina del Montichiari, che guida fino al 2007, anno in cui viene promosso alla carica di Direttore Generale. Lascia nel 2011, per diventare Direttore Sportivo del Mantova, venendo perA? licenziato dopo 6 mesi. Con 420 apparizioni, A? recordman assoluto di presenze con la maglia del Brescia.

9 (centravanti) a�� Andrea CARACCIOLO: Milanese, arriva nelle giovanili del Milan a 8 anni, uscendone a 13 per passare alla Solbiatese prima ed alla��Alcione poi. Nel 1998, a 17 anni, si trasferisce al Sancolombano, dove gli viene cambiato il ruolo da difensore centrale ad attaccante, e gioca 2 stagioni nella prima squadra, in Serie D. Nel 2000 passa al Como, in C1, che a metA� stagione lo presta in C2, alla Pro Vercelli. Notato dal Brescia, viene acquistato nella��estate nel 2001 e lanciato ventenne in Serie A da Mazzone nel turno della��Epifania del 2002. Prestato al Perugia nella stagione seguente, nonostante la��annata in Umbria sia stata negativa (22 presenze e 2 sole reti) nel 2003 gli viene data fiducia nel rimpiazzare Luca Toni, passato al Palermo. La��Airone ripaga il credito offertogli con una stagione da 12 reti 31 presenze. Lo stesso bottino (ma con 34 partite giocate) lo raccoglie la��anno seguente, quindi va al Palermo, sostituendo nuovamente Toni, approdato alla Fiorentina. Dopo 2 stagioni in rosanero, passa alla Sampdoria; la scelta si rivela poco felice e cosA�, nel gennaio 2008, torna al Brescia, scendendo in B, e segnando 7 reti in 15 partite, che trascinano le a�?Rondinellea�� ai playoff promozione, sfortunatamente non centrata. La stagione seguente i gol sono 15 in 31 presenze, ma ancora una volta il Brescia manca la promozione ai playoff. Il terzo tentativo A? quello buono: da vice-capitano segna 24 reti in 35 presenze nella stagione regolare (secondo nella classifica marcatori), e il gol-vittoria nella finale promozione contro il Torino. La stagione del ritorno in A lo vede segnare 12 reti in 33 partite, e passare poi al Genoa, in comproprietA�. Dopo 6 mesi col Grifone passa in prestito al Novara quindi, a fine stagione, grazie alle buste torna definitivamente al Brescia, di cui da questa stagione A? capitano a tutti gli effetti. Con 141 reti in 312 partite, A? il maggior realizzatore di sempre nella storia del club. Citazione da��obbligo per Virginio De Paoli, uno dei giocatori piA? amati di sempre, secondo bomber di sempre con 102 reti. Ma va ricordato che da qui sono passati, in ordine sparso, a�?Spilloa�� Altobelli, Raducioiu e il citato Toni, tra gli altri.

10 (seconda punta) a�� Roberto BAGGIO: Vicentino di Caldogno, dopo i primi passi nella squadra locale, a 13 anni entra nelle giovanili del Vicenza. Debutta in prima squadra a 16 anni, nella��ultima giornata della stagione 1982-a��83 in Serie C1. Dalla stagione 1984-a��85 A? inserito stabilmente tra i grandi, dopo 110 reti in 120 presenze nel Settore Giovanile. Con 12 reti in 29 partite, contribuisce in maniera determinante alla promozione del Vicenza in Serie B, venendo acquistato dalla Fiorentina. Nella��ultima presenza, perA?, sa��infortuna gravemente, perdendo le ultime 5 gare del torneo coi veneti e tutto il campionato successivo, di A, con la Viola. Tornato in campo nel Torneo di Viareggio 1986 e poi in Coppa Italia, esordisce in Serie A nel settembre dello stesso anno, ma si infortuna nuovamente nella partita successiva, rientrando in campo solo a fine stagione, quando centra anche la sua prima rete nella massima serie, con un gol su punizione nella��1 a 1 contro il Napoli che vale la salvezza matematica per la sua squadra. Gioca a Firenze anche le 3 stagioni successive, finalmente senza problemi fisici, mettendo insieme 52 reti in 121 partite (che vanno ad assommarsi alle 3 messe a segno in 15 partite dei primi 2 anni, per un totale di 136 apparizioni e 55 gol), arrivando fino alla finale tutta italiana di Coppa UEFA, persa contro la Juve. In quella��estate passa, tra mille polemiche e contestazioni, proprio ai bianconeri, acquisto-vetrina del nuovo corso targato Montezemolo (in societA�) e Maifredi (in panchina). La stagione della a�?nuovaa�� Juventus A? deludentissima: parte con la cinquina subita contro il Napoli in Supercoppa Italiana (di Baggio il gol della bandiera per la a�?Vecchia Signoraa��) e si conclude con un settimo posto in campionato, che preclude alla squadra la��accesso in Europa, passando per la��eliminazione in semifinale di Coppa delle Coppe ad opera del Barcellona, e per quella ai quarti di Coppa Italia contro la Roma. Per Baggio, perA?, la��annata A? ottima: segna alla��esordio in tutte le competizioni (Supercoppa Italiana, Coppa Italia, Campionato e Coppa delle Coppe), A? il miglior cannoniere della squadra in campionato con 14 reti in 33 presenze, ed A? inoltre capocannoniere della Coppa delle Coppe, con 9 centri in 8 partite. Coi 3 gol nelle 5 apparizioni di Coppa Italia, fanno 27 marcature in 47 match. Unico a�?neoa�?, il rifiuto a calciare un rigore contro la sua ex squadra, la Fiorentina, che poi Luigi De Agostini si farA� parare. Alla Juve, dopo il fallimento del nuovo corso, tornato Boniperti dietro la scrivania e il Trap in panchina: Roby rimane grande protagonista, con 18 reti in 32 presenze in campionato (secondo nella classifica marcatori), e 4 gol in 8 partite di Coppa Italia, compresa una decisiva doppietta alla��Inter nei supplementari dei quarti di finale. Baggio segna poi il gol-vittoria nella finale di andata contro il Parma, che ribalterA� perA? il risultato al a�?Tardinia��, vincendo il primo trofeo della sua futura epopea. Nominato capitano, nella stagione 1992-a��93 ha la sua miglior annata bianconera: 21 reti in 27 presenze in campionato (di nuovo secondo nella classifica dei bomber), 3 gol in 7 apparizioni nella Coppa Italia e, soprattutto, 6 centri in 9 partite di Coppa UEFA, compresa una doppietta nella finale da��andata contro i tedeschi del Borussia Dortmund, che vale la conquista del trofeo. A fine anno vince il Pallone da��Oro, continuando poi a guidare la Juventus a suon di gol, chiudendo la stagione 1993-a��94 con 22 centri in 41 match. Il triennio del Trap-bis, perA?, ha portato a�?soloa�? la Coppa UEFA della��anno precedente, e quindi alla Juventus si cambia nuovamente: in societA� arriva la a�?Triadea�� Moggi-Giraudo-Bettega, che per la panchina scommette sul a�?prospettoa�� Marcello Lippi. La nuova Juve arriva in fondo a tutte le competizioni, in un serrato duello col Parma; i bianconeri si aggiudicano lo Scudetto e hanno la meglio sui ducali nella doppia finale di Coppa Italia, mentre i ragazzi di Nevio Scala beffano i torinesi in quella di Coppa UEFA. Il contributo di Baggio A? perA? limitato: gioca metA� delle partite a causa di un brutto infortunio che lo tiene fuori per 5 mesi, e in piA? inizia a brillare la stella del giovane Del Piero, che completa con Vialli e Ravanelli un tridente superlativo. Queste considerazioni, unite a qualche screzio con Lippi e alle schermaglie con la dirigenza per il rinnovo del contratto, fanno si che a fine stagione si consumi il clamoroso divorzio. Baggio va in scadenza, ma la a�?legge Bosmana�� ancora non esiste, e quindi il suo cartellino va comunque acquistato in regime di svincolo. La Juventus lo cede alla��Inter, la squadra di cui tra la��altro Baggio era tifoso da bambino. Ma, pur di non darla vinta alla Triade, Baggio si accorda col Milan, e alla fine la Juve lo accontenta. Lascia la a�?Signoraa�� dopo 200 partite e 115 gol. In rossonero rivince subito lo Scudetto, ma anche in questo caso non ne A? protagonista assoluto: pur giocando spesso da titolare, tra acciacchi e continue sostituzioni segna solo 7 reti in 28 presenze in campionato. Va un poa�� meglio in Coppa UEFA, con 3 centri in 5 match. La stagione seguente va decisamente peggio: andatosene Capello, il Milan ingaggia la��uruguaiano Tabarez, che ha fatto bene a Cagliari. Ma la scelta si rivela infelice, e il tecnico sudamericano viene esonerato; gli subentra Arrigo Sacchi, che lascia in fretta e furia la guida della Nazionale per un clamoroso e romantico quanto fallimentare ritorno sulla panchina rossonera. Baggio conclude la stagione con 33 presenze e 9 reti soltanto, tra campionato e coppe: per la prima volta dopo 8 stagioni non va in doppia cifra di reti. Alla guida del a�?Diavoloa�� torna Fabio Capello, che fa subito capire al giocatore di non voler puntare su di lui. Baggio viene ceduto al Parma, ma il parere contrario della��allenatore degli emiliani Carlo Ancelotti e i mugugni dello spogliatoio fanno clamorosamente saltare la trattativa. Alla fine il giocatore accetta la sfida di ripartire dalla��ambizioso Bologna e, nonostante diverse incomprensioni col tecnico Renzo Ulivieri (compreso una fuga dal ritiro dopo aver saputo di non essere tra gli undici titolare per la sfida contro la Juve), conclude una stagione coi fiocchi, con 22 gol in 30 partite di campionato, suo massimo bottino di sempre in Serie A. Numeri che gli valgono il ritorno in Nazionale per i Mondiali del 1998 e la��acquisto da parte della��Inter. In nerazzurro gioca a singhiozzo, penalizzato dai soliti acciacchi e risucchiato nel vortice di una��annata stortissima, con ben 4 diversi allenatori a sedersi sulla panchina della squadra. Si toglie comunque qualche soddisfazione, come la doppietta rifilata in Champions League al Real Madrid campione in carica, che vale la��accesso ai quarti di finale della manifestazione (dove poi la��Inter sarA� eliminata dal Manchester United poi trionfatore). Chiude la��annata con 10 reti in 35 partite, anche se i gol in campionato sono solo 5. La sua seconda stagione nerazzurra A? quasi un calvario: ad Appiano Gentile arriva Marcello Lippi, che gli dA� poco spazio e col quale, dopo i primi screzi ai tempi juventini, rompe definitivamente. Chiude la stagione con 7 centri in 24 partite, ma A? una sua doppietta negli spareggi contro il Parma che dA� alla��Inter la qualificazione ai preliminari di Champions. Chiusa la stagione con questa personalissima soddisfazione, rescinde il contratto con la��Inter e, dopo aver valutato e rigettato una��offerta della Reggina, si accasa al Brescia, dove lo vuole fortemente Carletto Mazzone. Col tecnico romano Baggio stabilisce un rapporto speciale: subito nominato capitano, diventa il trascinatore delle a�?Rondinellea��. In 4 stagioni colleziona 101 presenze e 46 reti, andando sempre in doppia cifra in campionato. Spettacolare, per quanto sfortunata, la sua seconda stagione bresciana, quella 2001-a��02, nella quale segna in campionato praticamente una rete a partita, chiudendo con 11 centri in sole 12 presenze. Un nuovo grave infortunio, infatti, gli fa perdere buona parte della stagione, ma A? protagonista di un recupero lampo nella speranza di centrare la convocazione per i Mondiali 2002, che poi non otterrA�. Lascia il Brescia e il calcio giocato al termine della stagione 2003-a��04, ritirandosi momentaneamente a vita privata. Nella��agosto 2010 viene nominato presidente del Settore Tecnico della FIGC, incarico da cui si dimette polemicamente ne gennaio 2013. Pur in possesso del patentino da tecnico, non ha mai allenato. Con la Nazionale ha giocato 56 partite, segnando 27 reti e prendendo parte a 3 Mondiali: 1990 (terzo posto), 1994 (secondo posto) e 1998, andando a segno con almeno 2 reti in tutte e 3 le manifestazioni. Memorabili, in particolare, le sue prestazioni nei primi due casi: a Italia a��90 si fa conoscere dal Mondo con lo splendido gol alla Cecoslovacchia nel girone di qualificazione, andando poi a segno anche nella a�?finalinaa�? contro la��Inghilterra. A USA a��94, poi, A? il grande trascinatore della��Italia: partito sottotono, e protagonista di un memorabile screzio col CT Sacchi, a�?reoa�� di averlo sostituito dopo la��espulsione del portiere Pagliuca per far posto al a�?dodicesimoa�� Marchegiani nella sfida contro la Norvegia durante la fase a gironi, si sblocca (dopo un digiuno azzurro di 9 partite) agli ottavi con una doppietta alla Nigeria, segnando poi una rete ai quarti con la Spagna e, soprattutto, la splendida doppietta contro la Bulgaria in semifinale. Infortunatosi proprio in questa��ultima partita, stringe i denti giocando la finale, sfiorando la rete e sbagliando poi il rigore decisivo nella sfida dal dischetto che dA� la vittoria della Coppa del Mondo al Brasile. A 5 anni dalla sua ultima convocazione, nel 2004 gioca la partita da��addio alla��azzurro, in una��amichevole contro la Spagna. Con 45 reti, A? primatista assoluto di marcature con la maglia del Brescia in A.

11 (mezzala sinistra) a�� Emanuele FILIPPINI: Gemello di Antonio, ne condivide la carriera fino al 2002, con i primi calci nella Voluntas, il biennio nella Primavera del Brescia, le 3 stagioni in prestito alla��Ospitaletto e il ritorno a�?alla basea�� nel 1995. Rimane con le a�?Rondinellea�� fino al 2002, quando si trasferisce al Parma. Nel gennaio 2004 si ricongiunge al fratello, coi 6 mesi a Palermo, la stagione alla Lazio e quella al Treviso. Nel 2006 le strade dei 2 si separano nuovamente, con Antonio al Livorno ed Emanuele al Bologna; un distacco che dura una stagione soltanto, visto che in quella successiva anche Emanuele si trasferisce in Toscana, dove gioca fino al 2009, anno del suo ritiro. Nel gennaio 2010 entra nello staff tecnico dei Giovanissimi Nazionali del Brescia, e dalla stagione successiva A? allenatore degli Allievi Regionali. Nel 2012 si trasferisce al FeralpiSalA? come responsabile del Settore Giovanile, ingaggiato il fratello per guidare la Berretti. Entrambi lasciano la societA� al termine della stagione 2013-a��14.

ALL. Carlo MAZZONE: Romano e romanista, cresce nel Settore Giovanile giallorosso, mettendo insieme anche 2 presenze in prima squadra, nella��annata 1958-a��59, prima di trasferirsi in prestito alla Spal. Quindi, dopo una stagione al Siena, in Serie C, nel 1960 si trasferisce alla��Ascoli. Qui, nella stagione 1968-a��69, chiude la��annata da giocatore-allenatore, quindi si ritira per diventare a tutti gli effetti la guida dei marchigiani. Rimane sulla panchina del a�?Picchioa�� fino al 1975, a conclusione di un triennio fantastico con doppio salto dalla C alla A, e conseguente salvezza. Approda quindi alla Fiorentina, dove rimane per 3 stagioni, allenando per la prima volta anche in Europa, dato che la a�?Violaa�� disputa la Coppa delle Coppe e la Coppa di Lega Italo-Inglese, che vince. La seconda stagione in Toscana la chiude con un promettentissimo terzo posto finale in classifica, dietro la��imprendibile coppia torinese, nello storico a�?Scudetto dei 51 puntia�� vinto dalla Juventus. Il terzo anno, perA?, si chiude con un deludente tredicesimo posto finale, che gli costa la panchina. Mazzone si accasa quindi al neopromosso Catanzaro, centrando 2 salvezze in altrettante stagioni. Torna quindi ad Ascoli, dove rimane per altri 5 campionati, quindi passa al Bologna, in Serie B, ma fallisce la��obiettivo promozione e non viene confermato. Rimane fermo per qualche mese, prima di subentrare in corsa sulla panchina del Lecce, sfiorando la promozione in Serie A, centrata la��anno successivo. Guida i salentini fino al 1990 quindi, dopo una stagione al Pescara, passa al Cagliari che nel 1993 conduce alla qualificazione UEFA, meritandosi finalmente la chiamata della a�?suaa�� Roma. Guida i giallorossi per 3 stagioni, lanciando in prima squadra Francesco Totti quindi, dopo un breve stop, torna in corsa al Cagliari, con cui retrocede in B. Nonostante la mancata salvezza, viene chiamato alla guida del Napoli, ma rassegna le dimissioni dopo sole 4 giornate. Riparte nel 1998 dal Bologna, dove rilancia Beppe Signori (arrivato al posto di Roby Baggio), conquistando la Coppa Intertoto e arrivando fino alle semifinali di Coppa UEFA e Coppa Italia. Una stagione anche a Perugia, e poi nel 2000 arriva al Brescia, convincendo Roby Baggio a seguirlo, e dove si inventerA� Andrea Pirlo regista. Porta il Brescia a sfiorare la��Europa (finale Intertoto 2001 persa solo per la regola del gol in trasferta contro il PSG), e a 3 salvezze consecutive. Nel 2003 torna nuovamente al Bologna, dove rimane 2 stagioni. Rimasto fermo per alcuni mesi, nel febbraio 2006 subentra a Roberto Donadoni sulla panchina del Livorno, guidandolo fino a fine stagione. SarA� la sua ultima panchina. Con 795 partite, detiene il record assoluto di panchine in Serie A. Citazioni da��obbligo per due tecnici stranieri: il magiaro Imre Schoffer, tecnico bresciano in due diversi periodi, negli Anni a��20 e a��30; e il romeno Mircea Lucescu, alla guida delle a�?Rondinellea�� dal 1991 al 1994. Menzione anche per Renato Gei, giA� bomber bresciano negli Anni Quaranta, e tecnico dal 1963 al 1967, con uno storico ottavo posto in Serie A nel 1966.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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