All Time XI: Cagliari

Cagliari_Calcio_1920_Old_(Cagliari_US_50's)

Una squadra orgoglio di una Regione, di un popolo tutto, quello sardo, cosA� vicino e cosA� lontano. CosA� speciale.

Uno storico Scudetto, quello del 1970, con Gigi Riva a trascinare la squadra del a�?filosofoa�? Scopigno. Ma anche, una ventina da��anni dopo, una a�?piccolaa�? che riesce a conquistarsi un posto in Coppa UEFA, quando la Serie A era davvero il campionato piA? bello del Mondo e in Coppa dei Campioni/Champions League ci andava solo chi arrivava prima, e quindi la��Europa era ancora piA? ardua da conquistare.

Il Cagliari a�?di tutti i tempia�? va in campo a�?alla��italianaa�?:

1 (portiere) a�� Enrico ALBERTOSI: Mossi i primi passi nella Pontremolese, squadra della sua cittA�, entra poi nelle giovanili dello Spezia, debuttando in prima squadra a 19 anni. Notato dalla Fiorentina, viene acquistato dai viola, e per cinque stagioni fa da vice a Giuliano Sarti. Quando questi, nel 1963, passa alla Grande Inter, il suo vice viene promosso titolare, e difenderA� la porta dei toscani per altre 5 stagioni, conquistando la maglia 1 della Nazionale (nella quale aveva debuttato giA� nel 1961, durante una��amichevole giocata proprio a Firenze, e vinta dagli Azzurri per 4 a 1 contro la��Argentina). Dopo la��Europeo 1968 (nel quale ha dovuto lasciare per infortunio il posto da titolare nella��Italia a Zoff), si trasferisce a Cagliari, e mentre lui se ne va (dopo aver messo in bacheca la Coppa delle Coppe 1960-a��61, due Coppe Italia a�� 1961 e 1966 a�� e la Mitropa Cup 1966), la Viola vince lo Scudetto. Ma Albertosi si rifA� prontamente la��anno seguente, dando un contributo determinante con le sue parate allo storico Scudetto del Cagliari, subendo un numero record di sole 11 reti. Rimane in Sardegna fino al 1974, anno in cui si trasferisce al Milan. Coi rossoneri vince la Coppa Italia 1976-a��77 e, soprattutto, lo Scudetto a�?della stellaa�? nel 1979, sulla soglia dei 40 anni. A� la��ultimo sussulto: nella stagione seguente, infatti, viene coinvolto nello scandalo del a�?Calcioscommessea�? e squalificato per due stagioni. Al termine della squalifica, nonostante in quasi 43 anni, torna a giocare, ingaggiato dai marchigiani della��Elpidiense, con cui disputa due campionati di C2, prima di ritirarsi definitivamente. In azzurro ha disputato 34 incontri, giocando da titolare due Mondiali, quello 1966 e quello 1970, e disputandone altrettanti da riserva: quello 1962 come terzo portiere e quello del 1974 come vice di Zoff, che dal 1972 la��ha superato nelle gerarchie azzurre.

2 (terzino destro) a�� Mario MARTIRADONNA: Barese, cresciuto nel Melfi, approda quindi al Teramo, con cui disputa il campionato di C 1959-a��60, venendo poi acquistato dalla Reggiana. Con gli emiliani disputa due campionati di B, passando quindi al Cagliari. Anche qui i campionati nella cadetteria sono due, il secondo dei quali si conclude con la promozione in A. Rimane in Sardegna fino alla fine della carriera, chiusa dopo la stagione 1972-a��73, vincendo coi rossoblA? lo storico Scudetto 1969a��70. Ritiratosi a vita privata dopo la fine della carriera, si A? occupato di allenare formazioni giovanili locali, in Sardegna dove A? rimasto. A� scomparso nel 2011.

3 (terzino sinistro) a�� Mario TIDDIA: Sardo purosangue, di Sarroch, cresce nelle giovanili cagliaritane. Dopo una stagione in prestito alla��Olbia, fa ritorno alla base nel 1958. Vissuta la��onta della Serie C, A? poi parte integrante della squadra che conquista la Serie A nel 1964. Lascia il calcio giocato nel 1968, dopo oltre 200 presenze in maglia rossoblA?. Divenuto membro dello staff tecnico e poi vice, nel 1976 viene promosso allenatore in corsa, nel tentativo di salvare la squadra. La��impresa non gli riesce, ma a�?si vendicherA�a�?, riconquistando la A alla guida del a�?suoa�? Cagliari nella stagione 1978-a��79. Rimane quindi altre due stagioni, con un ottavo e un nono posto nella massima serie. Lasciati i rossoblA?, allena brevemente il Pescara in B, quindi per una stagione la Torres in C2. Nel 1983 torna al Cagliari, nuovamente retrocesso in B, ma non riesce a riportarlo in A e lascia a fine stagione, fermandosi poi per tre anni, fino alla nuova chiamata dei rossoblA?, nel frattempo sprofondati in C1. Dopo un altro anno di stop, allena il La Palma in C2, centrando la promozione in C1. Quindi, dopo aver guidato il Grosseto, in D, nella stagione 1991-a��92, chiude con al carriera di allenatore. Scomparso nel 2009, era detto a�?Cincinnatoa�?.

4 (centrocampista centrale) a�� Daniele CONTI: Figlio di Bruno, grande ala destra della Roma, muove i primi passi nel vivaio giallorosso, dove gioca anche il fratello maggiore Andrea (per lui un carriera in Serie C e poi in Svizzera), capitano della Primavera. Lanciato in prima squadra a 17 anni, dalla��allora allenatore Carlos Bianchi, balla tra giovanili e prima squadra per tre stagioni, collezionando 5 presenze in campionato e 1 in Coppa Italia. Nel dicembre 1998, alla sua prima da titolare in campionato, va anche in rete, contro il Perugia. Quella, perA?, A? la sua ultima stagione nella Capitale; nella��estate del 1999 viene infatti ceduto in comproprietA� al Cagliari, con lo scopo di a�?farsi le ossaa�?. La prima annata in Sardegna non A? certo delle migliori, con sole dieci presenze tra campionato e Coppa Italia e coi rossoblA? che retrocedono in B. Nonostante ciA?, gli isolani ne riscattano il cartellino, e dalla stagione successiva Conti inizia a conquistarsi sempre piA? spazio, diventando ben presto titolare inamovibile. Ritrovata la A dopo quattro stagioni tra i cadetti, aiuta il Cagliari a rimanere ininterrottamente nella massima serie per tutto la��ultimo decennio, segnando anche qualche rete, specie alla a�?suaa�? Roma. Nel 2010, dopo il ritiro del capitano (e in seguito anche tecnico della squadra) Diego LA?pez, eredita la fascia, che veste tutta��ora, dopo averla inizialmente persa praticamente subito, quando nella��ottobre del 2010, il mister Bisoli (pure lui ex giocatore del Cagliari) lo mette fuori squadra assieme al vice Massimo Agostini. Litigio rientrato dopo pochi giorni, con Conti che torna saldamente alla guida in campo della squadra e negli spogliatoi. Ad oggi ha vestito la maglia del Cagliari 453 volte, che ne fanno il primatista assoluto della squadra per presenze. Ha anche messo a segno 50 reti.

5 (stopper) a�� Comunardo NICCOLAI: Toscano, famoso – suo malgrado – per la propensione alle autoreti, inizia la sua carriera nel Montecatini, che collabora con alcune societA� sarde, tra cui la Torres, cui si trasferisce nel 1963. Dopo una��ottima stagione in C, viene acquistato dal Cagliari, dove rimarrA� fino al 1976, vincendo lo storico Scudetto 1969-a��70. Trasferitosi al Perugia, vi rimane un solo anno, quindi torna in Toscana, in Serie C, per la sua ultima stagione agonistica, disputata col Prato. Nei primi Anni a��90 A? stato CT della Nazionale italiana femminile. Ha preso parte al Mondiale 1970, subentrando nel primo match alla��infortunato Rosato. Per lui, in totale, 3 presenze in azzurro, le altre due in amichevoli. Della Nazionale A? stato poi osservatore. In una votazione online, i tifosi gli anno preferito, seppur di poco (31% contro 30%) Matteo Villa, a Cagliari per un decennio.

6 (libero) a�� Pierluigi CERA: Scrivo con particolare orgoglio di Pierluigi Cera, visto che A? nativo di Legnago, la mia cittadina. Qui lo scova il Verona, nel quale cresce e debutta in prima squadra a 17 anni, sul finire della stagione 1957-a��58, contro il Milan. Con la squadra retrocessa in B, il giovane Cera trova subito ampio spazio, e alla fine sarA� una presenza costante nella mediana gialloblA? per sei stagioni, prima del passaggio al Cagliari. Integratosi subito come uno dei cardini della squadra, ne diviene capitano nella��estate 1969, alla vigilia della stagione piA? importante della storia del Cagliari. A� infatti quella dello storico Scudetto, che per Cera significa anche cambio di ruolo: un infortunio del titolare Tomasini, infatti, convince la��allenatore Scopigno ad arretrare il suo capitano, che in quel ruolo disputerA� una grande stagione, tanto da giocare da titolare in quella posizione il Mondiale 1970 con la Nazionale italiana. Se ne va nel 1973, passando al Cesena, che nella stagione 1975-a��76 porta ad un straordinario piazzamento UEFA. La��anno dopo, perA?, la squadra retrocede in B, e Cera la segue, giocando fino al 1978. Rimane poi come dirigente fino al 2000, ricoprendo diversi incarichi, tra cui quello di direttore sportivo.

7 (ala destra) a�� Angelo DOMENGHINI: Prodotto dal a�?solitoa�? bacino di talenti che A? la��Atalanta, dopo due ottimi campionati di A in quel di Bergamo (e la Coppa Italia 1962-a��63, vinta grazie alla sua tripletta, in finale contro il Torino) viene acquistato dalla Grande Inter, dove si ritaglia un ruolo particolare. A�, infatti, una specie di dodicesimo: ufficialmente non titolare in nessun ruolo, occupa in veritA� un poa�� tutte le posizioni davanti, a seconda delle necessitA�, un poa�� come Johnny Rep nei a�?Dodici Apostolia�? (12, appunto) del Grande Ajax dei primi Anni a��70. Dopo 5 stagioni, nelle quali conquista 2 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali consecutive, viene ceduto al Cagliari, come parziale contropartita per il ritorno a Milano del bomber Boninsegna, cresciuto nel vivaio interista e poi affermatosi proprio al Cagliari, dopo diverse altre tappe. Giunto sulla��isola, Domenghini vince subito lo storico Scudetto, cui contribuisce con 8 reti in 30 partite. GiA� in Nazionale (con cui ha vinto la��Europeo 1968, segnando il gol del pareggio nella finale contro la Jugoslavia, portando la squadra al a�?replaya�?), gioca da titolare il Mondiale 1970, con la��Italia che si classifica seconda, dopo aver ceduto solo al Brasile in finale e aver disputato la a�?Partita del Secoloa�?, il celebre 4 a 3 con la Germania Ovest. Suo la��unico gol nella fase gironi, quello della vittoria contro la Svezia, che si rivelerA� decisivo per la��approdo ai quarti di finale. In Sardegna resta fino al 1973, giocando oltre 120 partite e mettendo a segno una ventina di reti. Passato alla Roma, vi rimane una sola stagione, quindi scende in B al Verona, aiutando i gialloblA? a tornare in A, ma lui salta tutto il campionato per infortunio. Va quindi a Foggia, sempre nella massima serie, quindi scende in C, dove disputa una��ottima stagione da giocatore/allenatore e poi passa al Trento, in C1, chiudendovi la carriera. Intraprende subito quella in panchina, allenando la��Asti, quindi a piA? riprese il Derthona, ma anche Torres, Sambenedettese, Novara e Battipagliese, nella stagione 1991-a��92, la��ultima in cui ha un incarico.

8 (centrocampista centrale) a�� NENA�: Brasiliano, cresciuto nel Santos di cui il padre era stato capitano, vince praticamente tutto (seppur non da protagonista) con lo squadrone di PelA�. Protagonista con tre reti nella��amichevole che il a�?Peixea�? gioca a Torino contro la Juve, viene acquistato quasi seduta stante dai bianconeri piemontesi. Nonostante una stagione da 11 reti in 28 partite, gli scarsi risultati e la difficile convivenza col capitano Sivori fanno si che il giocatore venga ceduto dopo solo un anno, al Cagliari. Dalla��isola non se ne andrA� piA?: 12 stagioni, lo storico Scudetto del a��70 da assoluto protagonista e un totale, tra campionato e coppe varie, di 382 presenze (che ne fanno lo straniero con piA? gettoni nella storia del club sardo), impreziosite da oltre 30 reti. Chiusa la carriera al termine della stagione 1975-a��76, diventa subito allenatori nelle giovanili rossoblA?. Quindi, nel 1978, passa alla guida della Primavera della Fiorentina, facendo la��en plein al primo colpo con campionato e Coppa Italia di categoria e la vittoria al Torneo di Viareggio. Nel 1981 passa ad allenare la prima squadra del Santa��Elena Quarto, in C2, mentre la��anno dopo A? in C1, alla Paganese. Trovando piA? soddisfazione nel dedicarsi ai ragazzi, la��anno dopo torna al Cagliari, dove per 5 anni allena nelle giovanili, prima di passare alla Juventus, dove rimane fino al 2000, prima come tecnico e poi come osservatore. Ha inoltre collaborato, in radio e tv, con la mitica Gialappaa��s, partecipando a varie edizioni di a�?Mai Dire Gola��. La sua scomparsa, qualche settimana fa, ne ha fatto tornare vivo il ricordo, commosso.

9 (centravanti) a�� David SUAZO: Honduregno, cresce nel Club Deportivo Olimpia, la societA� piA? importante del suo Paese da��origine, con cui vince campionato e coppa nazionale. Notato al Mondiale Under-20 1999 dal tecnico uruguagio Oscar TabA�rez, alla sua seconda esperienze cagliaritana, approda in quella��estate in rossoblA?. Nel suo primo anno, in A, fa soprattutto apprendistato, mentre la squadra retrocede. In B inizia a conquistarsi sempre piA? spazio, segnando 12 reti il primo anno, 9 il secondo, 10 il terzo e ben 19 il quarto, grazie ai quali il Cagliari riconquista la A. Al suo primo anno da titolare nella massima serie, nonostante qualche infortunio segna comunque 7 reti in 22 partite. La��anno seguente A? quello della��exploit: 22 reti in 37 presenze, cui si assommano le 3 reti in 5 match di Coppa Italia. I suoi gol salvano il Cagliari e gli valgono la��Oscar AIC come miglior straniero del campionato. Buona anche la stagione successiva, con 14 gol in 36 partite, per quella che sarA� la��ultima annata in Sardegna. Nella��estate 2007, infatti, dopo un acceso derby milanese di mercato, passa alla��Inter. In nerazzurro disputa una stagione in chiaroscuro (vincendo perA? lo Scudetto), e con il cambio di allenatore (da Mancini a Mourinho), non rientra piA? nei piano, passando quindi in prestito ai portoghesi del Benfica. Anche con le a�?Aquilea�? (con cui vince la Coppa di Lega) A? sfortunato, visti i diversi acciacchi che ne limitano la��utilizzo, e a fine stagione non viene quindi riscattato, rientrando alla��Inter. Rimane fino a dicembre, curiosamente facendo una singola presenza in ognuna delle quattro competizione disputate dai nerazzurri, quindi passa in prestito al Genoa. Col a�?Grifonea�? gioca 14 match, mettendo a referto la miseria di 3 reti. Rientrato nuovamente alla��Inter, salta tutta la stagione 2010-a��11 per infortunio. Andato in scadenza di contratto, sembra pronto al romantico rientro a Cagliari, ma alla fine la trattativa salta, e lui si accasa al Catania. Tormentato anche in questo caso dagli infortuni, a stagione ancora in corso annuncia il ritiro dal calcio giocato. Due mesi dopo torna a Cagliari, come osservatore quindi, nel 2014, entra nello staff tecnico della squadra, affiancando il tecnico Ivo Pulga, rientrato per subentrare a Diego LA?pez. Torna nello staff cagliaritano nell’aprile 2015, affiancando il subentrante Gianluca Festa. Soprannominato a�?Pantera Neraa�?, col Cagliari ha segnato 102 reti (di cui 44 in Serie A) in 276 presenze. Con la sua Nazionale, 55 apparizioni e 17 centri, partecipando al Mondiale 2010, alla Copa AmA�rica 2001 (sorprendente terzo posto finale) e alla CONCACAF Gold Cup 2003. Ha altresA� preso parte alle Olimpiadi di Sidney del 2000.

10 (trequartista) a�� Enzo FRANCESCOLI: Uruguaiano, chiamato a�?el Principea�? per la��eleganza con cui stava in campo, A? un giocatore la cui memoria negli anni si A? andata un poa�� spegnendo, ma per spiegarne il valore, basti pensare che Zinedine Zidane, non proprio uno qualunque, ha chiamato il suo primogenito Enzo proprio in onore di questo giocatore. Tifoso del PeA�arol, entra nel vivaio della sua squadra del cuore, che lascia poco dopo non sentendosi apprezzato. Adocchiato dal River Plate, passa un provino con la squadra argentina, ma non la raggiunge preferendo proseguire gli studi. Approda quindi nel settore giovanile dei Wanderers, altra squadra di Montevideo, con la quale debutta nella massima serie uruguaiana nel 1980, a 19 anni ancora da compiere. Nel 1983 approda finalmente a Buenos Aires, dove rimarrA� fino al 1986, vincendo il titolo nella sua ultima stagione (corredato dal primato nella classifica cannonieri, come giA� nel Metropolitano 1984, mentre nel 1985 A? stato Giocatore della��Anno). Va in Francia, dove gioca tre ottime stagioni col Racing Club di Parigi (suscitando la��interesse della Juventus come potenziale erede di Platini) e una, molto brillante, con la��Olympique Marsiglia (A? qui che Zidane si innamora calcisticamente di lui), vincendo il campionato francese e aggiudicandosi il premio come miglior straniero di quella stagione. Dopo Italia a��90, approda proprio nella penisola, ingaggiato dal Cagliari. In Sardegna (dove approda coi connazionali a�?Pepea�? Herrera e Daniel Fonseca) rimane tre stagioni, mettendo insieme un centinaio di presenze e segnando una ventina di reti, tra cui una molto bella rifilata alla Sampdoria con lo scudetto sul petto, alla prima giornata del torneo 1991/a��92. Trascina la squadra a una storica qualificazione UEFA nel 1992/a��93, suo ultimo anno in rossoblA?. Passa poi al Torino, dove rimane una sola e sfortunata annata. A 33 anni, pare sul viale del tramonto: il ritorno al River Plate dimostrerA� che non era cosA�. Il suo secondo periodo coi a�?Milionariosa�? A? infatti il piA? brillante della sua carriera: al primo anno mette a segno 23 reti in 38 partite, tra campionato e coppe, centrando la vittoria della��Apertura 1994 e nuovamente il titolo di capocannoniere. Successivamente segnerA� altri 44 gol in 82 partite, vincendo anche la��Apertura 1996 e 1997, e il Clausura 1997, anno in cui arriva anche la Supercopa Sudamericana, che lui alza da capitano. Ma A? la��anno prima che arriva il successo piA? importante di tutti: la Copa Libertadores, la��equivalente sudamericano della Champions League. Trofeo che dA� diritto ai a�?Milionariosa�? di giocarsi la Coppa Intercontinentale contro la Juventus regina da��Europa, ma a trionfare saranno proprio i bianconeri, per 1 a 0 grazie alla rete siglata dal Alex Del Piero. Nel 1995 A? stato nuovamente Giocatore della��Anno (e, soprattutto, a�?Pallone da��Oroa�? sudamericano, come nel 1984), a dieci anni dalla prima volta. Lascia il River e il calcio giocato agli inizi 1998, a causa di problemi fisici dovuti alla��insonnia. Con la Nazionale uruguagia, ha disputato 73 incontri, andando a segno 17 volte, giocando due Mondiali (1986 e 1990, il secondo da capitano) e cinque edizioni della Copa AmA�rica, vincendo le prime due (1983 a�� segnando in finale e risultando miglior giocatore del torneo – e 1987) e la��ultima (1995, da capitano e ancora come miglior giocatore. Segna due reti, di cui una decisiva per la vittoria sul Paraguay nella fase a gironi, e il suo rigore nella sequenza dal dischetto che decise la finale), con un secondo posto nel 1989 (due gol per lui) e una��eliminazione ai quarti nel 1993. Smesso col calcio giocato, ha fatto il procuratore e il commentatore televisivo. A� tornato al River Plate nel dicembre 2013, assumendo la��incarico di direttore sportivo.

11 (ala sinistra) a�� Gigi RIVA: Detto a�?Rombo di Tuonoa�?, A? la��emblema assoluto del Cagliari, oltre che uno dei piA? grandi calciatori italiani di sempre. Originario del Varesotto, dopo i prima passi nei dilettanti locali del Laveno Mombello (giocando, seppur giovanissimo, in prima squadra, e mettendo a segno oltre sessanta reti in due stagioni), entra nelle giovanili del Legnano, con cui debutta praticamente subito in prima squadra, e al suo primo campionato di Serie C segna 6 reti in 23 partite. Notato dagli osservatori del Cagliari, nella��estate 1963 approda in Sardegna, per non andarsene piA?. Alla prima stagione in rossoblA?, con 8 reti, contribuisce alla promozione in Serie A dei sardi. Da lA� in poi sarA� un amore sviscerato tra quella terra e il giocatore, che gioca per il Cagliari fino a fine carriera (rifiutando qualsiasi ipotesi di passaggio a squadre piA? blasonate, in primis la Juventus, che gli fece sempre una corte sfrenata), avvenuta di fatto il 1A� febbraio 1976 quando, dopo uno scontro col milanista Bet, subisce la��ennesimo infortunio della carriera, quello che ne decreta la fine anticipata, a soli 31 anni. A� ovviamente grande protagonista dello storico Scudetto cagliaritano del 1969-a��70, di cui A? principale artefice coi suoi 21 gol in 28 presenze, che gli valgono il titolo di capocannoniere del torneo, il terzo per lui dopo quello della��anno prima (20 reti) e del 1966-a��67 (18 gol). A� stato per tre volte capocannoniere anche della Coppa Italia: 1965, 1969 e 1973. In totale, per il Cagliari ha segnato 207 reti (in 374 partite) ufficiali, che ne fanno il piA? grande bomber rossoblA? di tutti i tempi. Grandioso anche il rapporto con la maglia azzurra, con cui debutta in amichevole nel giugno 1965 contro la��Ungheria: 42 presenze e 35 reti, che ne fanno il primo bomber assoluto della Nazionale italiana, che ha lasciato dopo il Mondiale 1974. Ha segnato il primo gol azzurro nella finale a�?replaya�? vinta per 2 a 0 contro la Jugoslavia alla��Europeo 1968. Tre le reti al Mondiale, tutte a Mexico a��70: doppietta ai padroni di casa nei quarti di finale e il momentaneo 3 a 2 per la��Italia nella a�?Partita del Secoloa�? contro la Germania. Appesi gli scarpini al chiodo, ha fondato una scuola calcio, la prima nata in Sardegna. Quindi, nella stagione 1986-a��87 A? stato per qualche mese presidente del Cagliari. Approda quindi alla FIGC, come assistente del neo-presidente (al tempo) federale, Antonio Matarrese, che lo nomina dirigente accompagnatore/team manager della Nazionale italiana. Incarico che lascerA� solo nel 2013, per problemi di salute. Da dirigente azzurro ha a�?disputatoa�? 6 Mondiali, collezionando la vittoria del 2006, il secondo posto di USA a��94 e il terzo ad Italia a��90. Mi piacerebbe segnalare che, senza Riva, avrebbero potuto senza problemi conquistarsi questa maglia due giocatori che sono stati importanti nella storia a�?recentea�? del Cagliari, come la��uruguagio Daniel Fonseca o il belga di origini brasiliani LulA? Oliveira.

ALL. Manlio SCOPIGNO: Cresciuto a Rieti, dove inizia anche la carriera da calciatore, dopo un grave infortunio che gli frega la carriera, si dedica alla panchina, ripartendo proprio da Rieti. Dopo aver allenato anche Todi e Ortona, diventa vice di Roberto Lerici a Vicenza. Quando questa��ultimo viene esonerato, consiglia alla societA� di affidare la squadra al suo secondo, che inizia cosA� la sua vera carriera in panchina. Tre stagioni e mezza, con un sesto posto come miglior risultato, che gli valgono la chiamata del Bologna. Esperienza sfortunata, che lo vede esonerato. Alla��inizio della stagione successiva, la 1966-a��67, ecco la chiamata del Cagliari, che porta al sesto posto, risultato che non basta perA? per la conferma. Dopo un anno di stop (nel quale A? piA? volte vicino a rimpiazzare niente meno che il a�?Magoa�? Herrera sulla panchina della��Inter), torna a Cagliari, che conduce subito al secondo posto in classifica. A� il preludio al a�?miracoloa�? 1969-a��70, con la conquista dello Scudetto. Rimane in Sardegna per altre due stagioni, quindi decide di prendersi un anno sabbatico. Riparte la stagione successiva alla Roma, dimettendosi perA? dopo solo sei partite. Chiude con un biennio a�?bisa�? al Vicenza, prendendo la squadra in corsa, non riuscendo a salvarla, e accettando di guidarla comunque anche in B. Lasciata la panchina per motivi di salute, non ha piA? allenato. A� scomparso nel 1993. Detto a�?il Filosofoa�?, a lui sono intitolati: il premio per il Miglior Allenatore della Serie A, lo stadio di Rieti e la tribuna stampa del a�?Santa��Eliaa�� di Cagliari.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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