All Time XI: Celtic

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Tornano le coppe europee e, tra le avversarie delle italiane, per tradizione e palmarA?s spicca su tutte la squadra che affronterA� il Milan: il Celtic di Glasgow.

Personalmente sono sempre stato un ammiratore dei loro acerrimi rivali, i Rangers: piA? bello il nome, piA? a�?regalea�? il colore delle maglie. E poi mi sono sempre sentito piA? affine al protestantesimo che al cattolicesimoa��

Ma non si puA? negare che, seppur secondi ai a�?cuginia�? come numero di titoli, i Celtic siano comunque una squadra tra le piA? prestigiose al Mondo. Inoltre, rispetto ai rivali cittadini, hanno in bacheca quella Coppa dei Campioni che dalla��altra parte di Glasgow A? sempre stata un miraggioa��

Prima di affrontare la formazione all time dei Bhoys, cito una��esperienza diretta coi loro tifosi: lo scorso anno ho finalmente messo piede allo Juventus Stadium proprio in occasione della sfida col Celtic, valevole per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Noi gli avevamo rifilato tre pappine giA� alla��andata in Scozia, per cui a livello di passaggio del turno non ca��era storia. Eppure loro si sono fatti il loro bel tot di chilometri, hanno cantato a squarciagola fino alla fine, anche dopo il secondo round di tre goal. Alla fine, ubriachi persi e a torso nudo nonostante il freddo e la pioggia, hanno lasciato in maniera civilissima lo stadio, salutandoci, facendosi le foto con noi e augurandoci addirittura che fosse la nostra squadra a vincere la Coppa. Sono un a�?rangera�?, ma vi stimo un sacco, cari Bhoys.

E ora veniamo al Celtic di tutti i tempi, schierato con un 4-4-2 che si trasforma in 4-2-4, vista la��offensivitA� delle due ali:

1 (portiere) a�� Pat BONNER: Scoperto nella natia Irlanda, nel Keadue Rovers dal mitico allenatore Jock Stein, arriva al Celtic Park a 18 anni, nel 1978. Se ne andrA� solo venta��anni dopo, con nel palmarA?s 4 campionati, 3 coppe nazionali e una Coppa di Lega e soprattutto con ben 642 presenze in maglia biancoverde. Titolare fino al 1995, dopo la��ultima vittoria in Coppa di Scozia diventa una sorta di capitano non giocatore e assistente della��allenatore Tommy Burns. LascerA� il club, dopo venta��anni di onorata militanza, dopo che Burns a�� nel frattempo esonerato a�� accetta in corsa la panchina del Reading. Diventa poi preparatore dei portieri della sua Nazionale e poi direttore tecnico della federazione irlandese. Coi verdi, di cui A? stato anche capitano, ha disputato la��Europeo 1988 e due Mondiali: Italia a��90 (dove para un rigore con la Romania e la squadra arriva fino ai quarti, eliminata dalla��Italia) e USA a��94 (dove troverA� di nuovo, stavolta battendola, la��Italia, nel match inaugurale per gli Azzurri). Nonostante i tifosi abbiano votato il portiere della squadra campione da��Europa a�� Ronnie Simpson a�� nel loro undici ideale (anche perchA� scozzese), per me A? Bonner il vero a�?numero 1a�? all time dei Bhoys.

2 (terzino destro) a�� Danny McGRAIN: Iniziata la carriera da giovanissimo nel Maryhill, approda poi alle giovanili del Celtic, facendo parte della cosiddetta a�?Quality Street Ganga�?, ossia un gruppo di ragazzi cresciuti nei dintorni di Glasgow che si misero in luce nel team riserve. Assaggiata la prima squadra giA� nel 1967, non ancora maggiorenne, McGrain diventa titolare nel 1970, subentrando a Jim Craig, ormai nella parte finale della carriera. Da lA� A? stato inamovibile fino al 1987, anno in cui lascia, dopo venta��anni, il Celtic, del quale nelle ultime dieci stagioni A? stato capitano, per dare una mano alla��Hamilton Academical a salire nella massima serie e poi appende le scarpe al chiodo. Questo nonostante nel 1974 gli fosse stato diagnosticato il diabete. Coi Celtic ha vinto 7 campionati, 5 coppe nazionali e due Coppa di Lega. Con la Nazionale ha disputato due Mondiali: quello del 1974 e quello del 1982, dove ha giocato la sua ultima partita con la Scozia. Nel post carriera ha avuto una breve esperienza come capo allenatore della��Arbroath, nella Second Division scozzese. Arrivato in corsa nel novembre del 1992, si A? dimesso nel gennaio 1994 per propbelmi di salute. Dal 1997 fa parte dello staff tecnico del Celtic, dove ha ricoperto vari ruoli, fino ad essere promosso alla guida della squadra riserve, carica che tutta��ora ricopre. I suoi interventi in scivolata sono diventati talmente un marchio di fabbrica da essere immortalati in una canzone dal gruppo rock scozzese dei Big Wednesday che, nel 1996, hanno pubblicato un singolo dal titolo a�?Sliding in like McGraina��, ossia a�?entrando in scivolata come McGraina�?.

3 (terzino sinistro) a�� Tommy GEMMELL: Terzino di spinta, come Maldini schierato a sinistra nonostante destro naturale, possedeva anche un tiro potente, che gli ha fruttato piA? di 60 goal con la maglia del Celtic (non male, per un terzino!). Ai Bhoys arriva nel 1961, a 18 anni, prelevato dal Coltness United. In biancoverde ha vinto sei titoli nazionali consecutivi, 4 coppe nazionali e 5 Coppa di Lega consecutive. Oltre ovviamente alla Coppa dei Campioni del a��67, nella cui finale segnA? il goal del pareggio, dopo il vantaggio della��Inter siglato da Mazzola su rigore. SarA� suo anche il goal della��iniziale vantaggio degli scozzesi nella finale europea del a��70, ribaltata poi dal Feyenoord. Se ne va nel 1971, dopo dieci anni, per vestire la maglia degli inglesi del Nottingham Forest. Dopo due stagione tutta��altro che esaltanti lascia e, dopo una velocissima esperienza negli Stati Uniti coi Miami Toros, torna in Patria, al Dundee (da non confondere coi a�?cuginia�? del Dundee United). Al primo anno (1973-a��74) vince la Coppa di Lega battendo in finale proprio il a�?suoa�? Celtic. Coi a�?Dark Bluesa�? gioca quattro stagioni, quindi si ritira per diventarne la��allenatore, carica che ricoprirA� per tre annate. Dopo 6 anni di stop arriva la chiamata della��Albion Rovers, che allena per una sola stagione. Vi tornerA� brevemente dopo altri 6 anni.

4 (regista) a�� Bobby MURDOCH: Entrato quindicenne nel settore giovanile del Celtic, viene poi mandato in prestito per due stagioni ai Cambuslang Rangers. Partito inizialmente come centrocampista offensivo, viene arretrato con la��arrivo di Jock Stein, che lo affianca alla��esperto Bertie Auld. I suoi lanci a�?alla Pirloa�? innescano i compagni della linea offensiva, senza dimenticare la sua stessa propensione al goal, dato che terrA� una media sulla doppia cifra, sfondando il muro dei 100 goal. Col Celtic rimane fino al 1973, vincendo la Coppa Campioni a��67, 8 campionati consecutivi, 5 coppe nazionali e 5 Coppa di Lega, anche queste consecutive. Passa al Middlesbrough, primo acquisto della��allora nuovo manager Jackie Charlton (a�?fratellinoa�? del Bobby dello United), dove fa da chioccia al giovane connazionale Souness (che poi sarA� a�� beffa a�� un giocatore importante dei Rangers), e centrando la promozione nella massima serie al primo tentativo. Dopo altri due anni si ritira, andando ad allenare nelle giovanili del club. Tra il 1981 e il 1982 sarA� anche allenatore della prima squadra, subentrando al dimissionario John Neal, ma sarA� una��esperienza negativa. A� scomparso nel 2001, primo dei a�?Leoni di Lisbonaa�? a passare a miglior vita.

5 (difensore centrale) a�� Billy McNEILL: Semplicemente IL capitano. Votato appunto miglior di sempre nel ruolo (ricoperto dal 1962 fino al ritiro, tredici anni dopo) dai tifosi, nel 2002. Arrivato nel 1957, dal Blantyre Victoria, giocherA� sempre e solo col Celtic fino al ritiro, nel 1975. Ha vinto i nove campionati consecutivi della��a�?era Steina�?, cui vanno aggiunte sette coppe nazionali e 6 vittorie in Coppa di Lega. Ma la soddisfazione maggiore A? stata alzare la Coppa dei Campioni da capitano, nel 1967. In maglia biancoverde ha giocato 789 partite ufficiali (corredate da 37 goal), che ne fanno il a�?celticoa�? con piA? presenze in assoluto. Era chiamato a�?Cesarea�?, per la��elegante imperiositA� con cui guidava la difesa. Chiuso col calcio giocato, intraprende la carriera di allenatore; prende in corsa il Clyde nella��aprile del a��77, e pochi mesi dopo A? la��allenatore della��Aberdeen. Ci rimane una sola stagione, perchA� poi viene indicato da Stein come successore ideale al a�?suoa�? Celtic. Vince subito il campionato e, nelle 5 stagioni totali, vince 3 campionati, una Coppa e una Supercoppa di Scozia. Passa quindi al Manchester City (dopo aver a�?rischiatoa�?, due anni prima, di approdare allo United), che in due anni riporta nella massima serie, centrando la salvezza al terzo. Inizia anche il quarto, ma lascia dopo qualche mese per passare alla��Aston Villa (in Inghilterra anche gli allenatori possono cambiare squadra a stagione in corso), ma la��avventura a Birmingham A? sfortunata e si conclude con la retrocessione. Torna quindi al Celtic e, come la sua prima volta, vince il campionato al primo colpo. Questa volta in abbinata con la coppa nazionale, e per giunta nella��anno del centenario della squadra. Vince la coppa anche la��anno successivo, poi rimane altre due stagioni avare di successi, quindi lascia e si ritira. Nel 1998 diventa direttore sportivo della��Hibernian, tornando anche brevemente in panchina, alla fine della stagione 1997-a��98, dopo la��esonero della��allenatore Duffy. Poi si dA� senza successo alla politica. A� ambasciatore ufficiale del Celtic nel mondo.

6 (difensore centrale) a�� John CLARK: a�?Gemelloa�? di McNeill, arriva al Celtic come lui a 17 anni (dal Larkhall Thistle) nel 1958, rimane fino al a��71, quando si traferisce al Morton, dove passa due stagioni e poi chiude la carriera. Impostato come a�?liberoa�?, la sua abilitA� di spazzare la��area gli ha fatto guadagnare il soprannome di a�?The Brusha�?, ossia a�?La Spazzolaa�?. Col Celtic ha vinto la Coppa dei Campioni del 1967, i primi sei scudetti del a�?filottoa�? targato Stein, conditi da 4 coppe nazionali e 5 successi consecutivi in Coppa di Lega. Dopo oltre dieci anni dal ritiro, inizia ad allenare partendo dal Cowdenbeath, dove rimane una sola stagione. Dopo una breve esperienza allo Stranraer, approda al Clyde, dove rimane per cinque stagioni. Quindi torna al Celtic, per ricoprire una mansione piuttosto particolare: A? infatti il a�?kit mana�?, colui che si occupa di sistemare e preparare le divise della squadra. Dopo piA? di venta��anni svolge tutta��ora quel compito, che nella tradizione anglosassone A? tutta��altro che sminuente.

7 (ala destra) a�� Jimmy JOHNSTONE: Ala tecnica, veloce e dalla buona confidenza col goal, A? stato votato dai tifosi come il piA? grande giocatore di sempre nella storia del Celtic. Soprannominato a�?Lord of the Winga�? (a�?Il Signore della��Alaa�?, gioco di parole tra a�?winga�? e a�?ringa�?), fu notato ad appena tredici anni nel Thorniewood United, coi biancoverdi che lottarono col Manchester United per accaparrarselo. Debutto in prima squadra a 17 anni, nel 1961, e vi rimane fino al 1975 vincendo la Coppa dei Campioni del 1967 (anno in cui si classifica terzo nella corsa al Pallone da��Oro), i nove a�?scudettia�? consecutivi, 4 coppe nazionali e 5 Coppa di Lega. Lascito in Celtic si traferisce in America, ai San JosA� Earthquakes, coi quali gioca 10 partite per poi andare in Inghilterra, allo Sheffield United. Coi biancorossi disputa una stagione e mezza, giocando pochissimo, e a metA� del secondo anno torna in patria al Dundee, allenato dal suo ex compagno Tommy Gemmell. Proprio il legame col mister fa si che si conceda un approccio tutta��altro che professionale, e anche questa esperienza si chiude velocemente e in maniera tutta��altro che entusiasmante. Giochicchia altre due annate, una allo Shelbourne e una alla��Elgin City, quindi si ritira.

8 (centrocampista) a�� Paul McSTAY: Soprannominato a�?the Maestroa�?, A? cresciuto nel Celtic, unica squadra per cui abbia giocato in carriera. Arrivato a 16 anni, a diciotto debutta in prima squadra, nella quale giocherA� quindici anni, vincendo tre a�?scudettia�?, 4 coppe nazionali e una Coppa di Lega. I tifosi la��hanno votato nel top 11 di tutti i tempi della squadra, della quale A? stato capitano dal 1990 fino al ritiro. A� secondo solo a McNeill come presenze con la maglia biancoverde, avendone totalizzate ben 678 (con 72 goal), davanti a quel Roy Aitken (669) da cui aveva ereditato i gradi di capitano. Quello con la fascetta al braccio A? per lui un rapporto indissolubile: A? stato infatti capitano, oltre che nel club, in tutte le Nazionali in cui ha giocato: dalla��Under-16 alla Nazionale maggiore, passando per la��Under-20, la��Under-21 e, soprattutto, la��Under-18, con cui ha vinto la��Europeo di categoria. A dimostrazione del suo legame e con il Celtic e con la fascia di capitano, parla anche la��albero genealogico: i suoi fratelli Willie e Raymond hanno giocato pure loro in maglia biancoverde, mentre i suoi prozii Jimmy e Willie McStay hanno entrambi portato la fascia al braccio prima di lui.

9 (centravanti) a�� Jimmy McGRORY: Nella formazione a�?di semprea�? votata dai tifosi Bhoys, il ruolo di centravanti A? andato al cannoniere svedese (con capelli afro) Henrik Larsson (passato poi anche nel Barcellona di Rijkaard, con cui ha vinto la Champions League 2006), che in biancoverde ha davvero segnato a raffica. Ma meritevole sarebbe stato anche Stevie Chalmers, centravanti a�?celticoa�? per oltre un decennio e, soprattutto, autore del goal partita nella finale di Coppa dei Campioni del 1967, contro la��Inter. Ma McGrory A? una vera e propria leggenda nella storia del Celtic, oltre che il piA? grande cannoniere biancoverde di tutti i tempi. a�?Allevatoa�? in alcune formazioni locali minori, McGrory firma coi cattolici di Glasgow nel 1922. La prima stagione A? di puro apprendistato, e cosA� la��anno dopo viene mandato in prestito a�?a farsi le ossaa�?. Operazione perfettamente riuscita, dato che Clydebank in 33 partite segna 16 goal, compreso quella della vittoria proprio contro il Celtic, che lo riporta a casa prima ancora che la stagione finisca. Alla sua prima stagione da titolare segna 30 goal in 36 partite, dopodichA� inanella una serie di sette annate in cui segna ben piA? di un goal a partita, con picchi clamorosi come le 59 reti in 41 match enl 1936-a��27 o le 62 in 46 partite della��anno successivo. In totale, coi Celtic ha segnato 522 reti in 501 partite (spesso di testa, nonostante sotto il metro e settanta, grazie ai suoi spettacolari tuffi, che gli sono valsi il soprannome di a�?Human Tornado/Tornado Umanoa�?), vincendo tre campionati e cinque coppe nazionali. Lasciato il calcio giocato, diviene la��allenatore del Kilmarnock, dove rimane per otto stagioni, prima di tornare nel a�?suoa�? club come guida tecnica. Vi rimarrA� per circa 20 anni, prima di cedere il posto a Jack Stein, che guiderA� la squadra sul tetto da��Europa. Con McGrory in panchina, il Celtic ha vinto un campionato (1953-a��54), tre coppe nazionali e due vittorie consecutive in Coppa di Lega. La prima delle quali grazie ad un mitico 7 a 1 rifilato agli odiatissimi a�?cuginia�? dei Rangers, divenuto anche il tema di una canzone.

10 (seconda punta) a�� Kenny DALGLISH: Uno dei piA? talentuosi giocatori del calcio scozzese, A? stato soprattutto un pilastro del grande Liverpool degli Anni a��70-a��80. Ma, prima di andare a fare incetta di successi in riva al Mersey, a�?King Kennya�? A? stato un pilastro dei Bhoys. Dotato di una tecnica individuale di livello superiore, A? anche giocatore eclettico, tanto che viene schierato da prima come da seconda punta, da esterno su entrambe le fasce e anche da centrocampista avanzato. Formatosi nel Cumbernauld United, approda al Celtic a 17 anni, nel 1968. Dopo la trafila nella squadra riserve e inizia a fare qualche apparizione in prima squadra, prima di diventarne titolare nel 1971. Alla sua prima vera stagione mette insieme 50 presenze e 23 goal tra campionato e coppe. Seguiranno altre 5 stagione dove andrA� sempre oltre i 20 goal, con la��exploit del 1972-a��73, in cui realizza ben 41 reti in 53 match. Nel a��77 se ne va al Liverpool per rimpiazzare niente meno che Kevin Keegan e vincerA� tutto il possibile (ne parleremo quando toccherA� ai a�?Redsa�?), lasciando i biancoverdi con 4 campionati (di cui tre vinti consecutivamente), 4 coppe nazionali e una Coppa di Lega (1974-a��75). Da a�?celticoa�? giocherA� con la Nazionale il Mondiale a��74. TornerA� al Celtic nel 1999, come direttore sportivo, scegliendo come allenatore John Barnes, suo ex giocatore al Liverpool. Quando nel febbraio successivo questi salta per gli scarsi risultati, in panchina va Daglish, che conduce la squadra alla vittoria in Coppa di Lega e poi lascia, rompendo con la societA� e rinunciando quindi anche al ruolo dirigenziale. Una frattura che lo terrA� per quasi un decennio fuori dai giochi, prima di tornare al a�?suoa�? Liverpool.

11 (ala sinistra) a�� Bobby LENNOX: Scoperto nella squadra giovanile della��Ardeer Recreation, Lennox fu preso in prova dal Celtic nel 1961, debuttando in prima squadra nel marzo della��anno successivo. Ala dalla velocitA� formidabile (per questo fu soprannominato a�?Buzz Bomba�?), non era funambolico come il suo a�?gemelloa�? Johnstone, ma aveva piA? confidenza col goal. A� infatti il secondo marcatore di sempre nella storia del Celtic, con 273 reti (in 571 partite). Dopo aver vinto la Coppa dei Campioni nel 1967 e tutti i dieci titoli nazionali (di cui 9 consecutivi) della��era Stein (oltre a 8 coppe nazionali e sei Coppa di Lega, di cui 5 consecutive), lascia sul finire del campionato 1977-a��78 (la��ultimo con in panchina il suo a�?maestroa�?) per tentare la��avventura nordamericana con gli Houston Hurricane. Ma alla��inizio della nuova stagione A? giA� tornato a casa. Rivince subito il titolo nazionale, la��anno dopo la Coppa di Scozia e, nella sua ultima stagione il suo dodicesimo e ultimo a�?scudettoa�?. Di lui, la leggenda del Real Madrid, Alfredo Di Stefano, ha detto di averlo molto ammirato, e di essere rimasto impressionato piA? da lui che da Johnstone, durante la sua partita da��addio (come avversario era stato scelto il Celtic, in quanto campione da��Europa in carica). Ancora piA? esplicito il commento di Bobby Charlton, icona del Manchester United: a�?Se avessi avuto Lennox nella mia squadra, avrei potuto giocare per sempre. A� stato uno dei migliori giocatori offensivi che io abbia vistoa�?. E la��ha detto uno che ha giocato con Georgie Best alla��alaa��

ALL. John a�?Jocka�� STEIN: GiA� giocatore dei Celtic, dopo il ritiro diviene allenatore della squadra riserve, vincendo subito il campionato di categoria, battendo in finale i a�?solitia�? Rangers. Sul finire della stagione 1959-a��60 subentra in corsa sulla panchina del Dunfermline, in lotta per non retrocedere. Salva la squadra, che la��anno dopo vince la Coppa di Scozia, battendo in finale proprio il Celtic. Lascia la squadra nel marzo del a��64, iniziando in anticipo la sua avventura sulla panchina della��Hibernian, con cui si era giA� accordato. A Edimburgo inizia subito bene, vincendo la Summer Cup, facendo un bel campionato, e battendo in amichevole niente meno che il Real Madrid. A quel punto arriva la��offerta degli inglesi del Wolverhampton e, chiedendo un incontro al presidente del Celtic per domandargli consiglio, approfitta per offrirsi come allenatore, avendo saputo la��intenzione del club di sostituire dopo venta��anni lo storico a�?bossa�? McGrory. Inizialmente gli viene invece offerta la possibilitA� di fare da vice al prescelto per la sostituzione, Sean Fellon, che era giA� il vice di McGrory (e che, da giocatore, aveva ceduto la fascia di capitano proprio a Stein). Stein rifiuta, e allora il presidente Kelly gli propone di formare un ticket con Fellon. Ma Stein A? risoluto nel suo insistere per essere la��unico a�?capoa�?, e a�?minacciaa�? di accettare la��offerta dei Wolves. Con le spalle al muro, il presidente accetta e nomina Stein capoallenatore. Il primo protestante a sedere sulla panchina della squadra cattolica per eccellenza (e si dice fosse questo il motivo per cui inizialmente Kelly era riluttante ad affidare la��incarico a Stein). Annunciato la��incarico per la nuova stagione, Stein lascia in anticipo la panchina degli Hibs per raggiungere subito i biancoverdi, dopo aver eliminato i Rangers nei quarti di finale della coppa nazionale. Le semifinali le disputa ugualmente, ma sulla panchina dei Bhoys, eliminando il Motherwell al replay con un secco 3 a 0, dopo che lo primo scontro si era concluso in paritA� (2 a 2). Dalla��altra parte, il a�?suoa�? Hibernian, da lui abbandonato, viene eliminato dalla��altra ex squadra di Stein, in Dunfermline. Sul quale, alla��atto finale, i Celtic hanno la meglio per 3 a 2, in rimonta. A� bastato quindi un mese, al nuovo allenatore, per regalare alla squadra un trofeo che mancava da piA? di dieci anni. Successo immediato che gli vale anche la panchina della Nazionale scozzese, che assume part-time dopo la��addio del a�?rangera�? Ian McColl, che la��aveva lasciata per andare al Sunderland, in pieno svolgimento delle Qualificazioni Mondiali. Stein debutta con una vittoria (contro la Finlandia), poi perde in casa con la Polonia (con la quale invece il suo predecessore aveva strappato un pareggio in trasferta). Arrivano quindi una��altra vittoria con la Finlandia e, soprattutto, quella casalinga contro la��Italia. Il ritorno con gli Azzurri A? decisivo, dato che le squadre sono a pari punti e gli scozzesi hanno lo scontro diretto a favore. Stein, nonostante la squadra sia parecchio rimaneggiata, non rinuncia al suo solito gioco offensivo, e ne paga lo scotto: la��Italia stravince 3 a 0 e si qualifica a danno degli scozzesi per il Mondiale 1966, in Inghilterra. Nel frattempo, alla sua prima stagione completa, Stein riporta il Celtic al successo in campionato dopo 12 anni. SarA� il primo titolo di una serie di nove consecutivi, e la stagione si concluderA� con la vittoria anche in Coppa di Lega, e col raggiungimento delle semifinali di Coppa delle Coppe (eliminazione operata dal Liverpool, ma col dubbio di un goal annullato per fuorigioco tutta��altro che netto, che avrebbe qualificato gli scozzesi) e la sconfitta coi Rangers nella finale di coppa nazionale. Degli insuccessi nelle coppe (europea e nazionale) Stein si rifA� con gli interessi la��anno successivo: nella stagione 1966-a��67, infatti, il Celtic realizza il primo storico a�?Tripletea�? del calcio europeo (il primo assoluto, invece, A? del Santos di PelA� nel 1962. Anche se va detto che in quella��epoca non esisteva un campionato nazionale brasiliano, e che i bianconeri di Oa��Rey disputavano quindi quello statale/regionale di San Paolo). Bis in campionato, vittoria della Coppa di Scozia (2 a 0 in finale alla��Aberdeen) e, soprattutto, il trionfo in Coppa dei Campioni, vincendo 2 a 1 in rimonta la finale contro la��Inter del a�?Magoa�? Herrera, scrivendo la leggenda dei a�?Leoni di Lisbonaa�? (cittA� che ospitava la finale). Per non farsi mancare nulla, il Celtic di Stein rivince anche la Coppa di Lega, la seconda di quelle che saranno cinque di fila (e sei in totale). La stagione successiva fallisce la��assalto alla Coppa Intercontinentale (sconfitta alla a�?bellaa�? con gli argentini del Racing de Avellaneda, nella famigerata a�?Battaglia di Montevideoa�? con 4 espulsi tra i biancoverdi e due nelle fila argentine, tra cui il futuro CT Alfio a�?Cocoa�? Basile), ma continua la inarrestabile marcia sul suolo nazionale. Nel 1970 arriva anche la seconda finale di Coppa dei Campioni, che stavolta perA? sarA� lo specchio di quella trionfale con la��Inter: A? infatti proprio il Celtic, stavolta, ad andare in vantaggio e poi farsi rimontare dalla��avversario, gli olandesi del Feyenoord (allenato dalla��austriaco Ernst Happel, primo allenatore nella storia a vincere il massimo trofeo europeo con due squadre diverse. AhimA?, la sua seconda Coppa Campioni la alzerA� ad Atene, da coach della��Amburgo, contro la Juve). Il dominio del Celtic di Stein dura fino al 1974: la��anno dopo, infatti, lo a�?scudettoa�? torna ai Rangers, e i biancoverdi arrivano a�?soloa�? terzi. Si consolano perA? con la doppietta di coppa, vincendo sia quella nazionale sia quella di Lega. La stagione successiva A? addirittura contrassegnata da un clamoroso zero alla voce successi, e magari non A? un caso che per la maggior parte della��annata sulla panchina Stein non vi sia. Vittima infatti di un quasi mortale incidente stradale, deve lasciare momentaneamente al suo storico vice/rivale Fellon. Torna in pieno possesso della squadra nella stagione 1976-a��77, il ritorno lo festeggia nel migliore dei modi, con la doppietta campionato-coppa nazionale. Un sussulto che perA? non nasconde la fine di un ciclo, cosa della quale anche Stein si rende conto, e infatti al termine della stagione successiva, di nuovo senza successi, decide di lasciare, nominando (come da tradizione del calcio anglosassone) il suo successore, che sarA� lo storico capitano Billy McNeill. Non convinto della��offerta dirigenziale fattagli dalla societA� (che, invece di offrirgli un posto nel board della squadra, gli popone un incarico da manager nella propria agenzia di scommesse), accetta la��offerta degli inglesi del Leeds United. Nel frattempo, perA?, si dimette dal proprio incarico il CT della Scozia, Ally MacLeod, e Stein fa sapere di essere interessato, per la gioia della federazione. Ma non di quella del focoso presidente del Leeds, che non ne vuol sapere di spartirsi la��allenatore con la nazionale scozzese, e vieta a Stein di avviare una trattativa. La��allenatore rassegna allora le dimissioni, accettando la��incarico di CT, dopo soli 44 giorni sulla panchina dei a�?Peacocksa�?, come fece prima di lui il mitico Brian Clough (che poi vinse tutto col Nottingham Forest), protagonista del film a�?Il Maledetto Uniteda�?. Con la Nazionale fallisce la qualificazione a Euro a��80, ma si rifA� prontamente centrando la partecipazione al Mundial a��82, nel quale la Scozia esce al primo turno solo per la differenza reti, dopo aver vinto 5 a 2 con la Nuova Zelanda, perso 4 a 1 (andando perA? in vantaggio) col favoritissimo Brasile e pareggiato 2 a 2 con la��Unione Sovietica. Nel 1985, dopo aver vinto la prima edizione della Rous Cup (competizione svoltasi nella seconda metA� degli Anni a��80, che vedeva dapprima sfidarsi in un match secco Scozia e Inghilterra, riprendendo la tradizione della a�?British Home Championshipa�?. Poi, le due suddette squadre sfidarsi in torneo con una terza ospite, sempre sudamericana), con un pareggio 1 a 1 in Galles assicura alla Scozia lo spareggio con la��Australia per la��accesso ai Mondiali a��86. Subito dopo il match di Cardiff, perA?, A? colpito da un attacco di cuore e muore. Una scomparsa tragica e improvvisa, che lascia sgomento in primis il suo vice, che lo onorerA� centrando la��accesso ai Mondiali. Era la��allenatore della��Aberdeen, un certoa��Alex Ferguson, che penso conosciate tutti. A Stein A? intitolata la curva dei tifosi di casa al Celtic Park, e una statua che lo raffigura con tra le mani la Coppa dei Campioni campeggia alla��ingresso dello stadio. A� unanimemente considerato uno dei piA? grandi allenatori di sempre, e un punto di riferimento per i manager del calcio britannico.

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Federico Zuliani

 

 

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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