All Time XI: Chievo Verona

55075Con la risalita in serie A dell’ Hellas a Verona A? finalmente tornato il derby. Le polemiche sulla valenza o meno della sfida le lasciamo ai tifosi, noi ci occupiamo di storia.

Avendo giA� raccontato quella ultracentenaria della��Hellas, andiamo stavolta a vedere quale A? la formazione di tutti i tempi del Chievo. Che non avrA� un passato glorioso come i a�?cuginia�?, ma con la sua storia ha comunque fatto scalpore ed attirato attenzione, una��attenzione positiva sulla cittA�.

Il Ceo All Time XI si schiera ovviamente col modulo che gli ha dato piA? soddisfazioni, il 4-4-2:

1 (portiere) a�� Stefano SORRENTINO: Finita nel 1995 la��era di Enzo Zanin, si sono alternati diversi giocatori tra i pali della porta clivense, e nessuno ne A? stato il titolare per piA? di due stagioni consecutive. Fino alla��arrivo di Stefano Sorrentino, cui un Chievo appena tornato in A affida la sua porta. E fa benissimo, dato che Sorrentino A? sempre uno dei portieri col piA? alto rendimento della massima serie, e si costruisce una fama di gran para rigori. Cresciuto nel settore giovanile della Lazio, passa poi a quello della Juventus, da cui si traferisce poi ai cugini del Toro, seguendo il padre Roberto, preparatore dei portieri. Inizia in prestito alla Juve Stabia e poi al Varese, in C1, dove fa bene e viene riportato alla base. Inizia come vice di Luca Bucci, divenendo poi il titolare. Col fallimento dei granata nel 2005, si traferisce in Grecia, alla��AEK Atene, dove rimane due stagioni, scegliendo poi la Spagna, destinazione Recreativo Huelva (il piA? antico club calcistico spagnolo). Dopo una sola stagione con gli iberici, torna in Patria grazie al Chievo, affermandosi definitivamente, ed entrando sempre nel mirino di squadra ambiziose durante le sessioni di mercato. Dopo un paio di trasferimenti falliti (specie al Genoa, dove sembrava ormai sicuro di andare), viene finalmente accontentata la sua voglia di cambiare aria, con il passaggio a metA� stagione nello scorso campionato al Palermo. Scelta poco fortunata, dato che i siciliani retrocedono, anche per un paio di papere clamorose del portiere, sempre impeccabile in riva alla��Adige. Rimasto in rosanero anche per questa stagione, dopo i saliscendi della gestione Gattuso, sa��A? ripreso (come tutta la squadra) con la��arrivo del suo primo allenatore veronese, Beppe Iachini. Con lui al momento sono in testa alla classifica del campionato di Serie B, conquistata a suon di goal.

2 (terzino destro) a�� Fabio MORO: Formatosi nel settore giovanile del Milan, uscito da questo inizia la sua carriera professionistica a Ravenna, dove disputa una buona stagione in C1, tanto che lo acquista il Torino, col quale debutta a venta��anni in Serie A, collezionando 8 presenze. Scende quindi i B, a Salerno, dove fa una��altra bella stagione e viene acquistato dal Monza. Fa bene soprattutto la seconda stagione, tanto che lo acquista il Parma di Malesani, ma un gravissimo infortunio sul finire di campionato coi brianzoli, fa si che coi ducali non giochi nemmeno un minuto, oltre che rischiare la carriera. I ducali lo cedono a metA� stagione al Chievo, in B, per ritrovare la forma migliore. Cosa che avviene, tanto che la stagione successiva A? il terzino destro titolare inamovibile nella cavalcata verso la Serie A, e si conferma tale pure nella prima storica stagione nella massima serie, segnando il suo primo goal proprio a quel Milan che la��aveva cresciuto. Rimane un giocatore del Chievo fino al 2010, quando ormai A? piA? uomo-spogliatoio che altro, entrando nello staff dirigenziale come assistente de team manager Marco Pacione. Attualmente fa parte dello staff tecnico del neo allenatore Eugenio Corini, suo ex compagno di Ceo.

3 (terzino sinistro) – Salvatore LANNA: Originario di Carpi di Modena, cresce nelle giovanili della squadra locale, passando poi non ancora diciottenne alla Reggina. Sullo stretto fa parte della rosa che conquista la promozione in Serie B nel a��95. Viene rimandato al Carpi, in C1, dove disputa una��ottima stagione che gli vale la chiamata del Chievo. I primi anni in riva alla��Adige sono interlocutori per la��ancora giovane Lanna (A? arrivato a venta��anni), che fatica a togliere il posto da titolare ad Andrea Guerra, titolarissimo con Malesani. La svolta arriva con Delneri, che lo promuove titolare nella��anno della promozione in A, ruolo che poi Lanna mantiene (divenendo anche vice capitano quando la fascia passa da Da��Angelo a Da��Anna) fino alla��arrivo di Andrea Mantovani, con cui si gioca il posto per un paio di stagioni, prima di lasciargli definitivamente il posto nel 2007, passando al Torino, che A? proprio la��ex squadra del suo competitor. Seguono quindi due anni a Bologna e quindi il doppio salto in Prima Divisione, alla Reggiana. Entra nello staff tecnico degli emiliani, venendo poi promosso in corsa allenatore dopo la��esonero di Mangone. Portata a termine la stagione, inizia ad allenare nelle giovanili reggiane, lasciando perA? per diventare vice di Corini al Chievo, dopo la��esonero di Di Carlo. Passa quindi nel settore giovanile clivense, per tornare al ruolo di vice con la recente chiamata bis del Genio, arrivato per sostituire la��esonerato Giuseppe Sannino.

4A�(stopper) a�� Lorenzo Da��ANNA: Anche se nel suo ruolo sono passati dal Chievo giocatori piA? forti di lui, e che proprio da Veronello hanno spiccato il volo verso una carriera decisamente piA? vincente (tanto per fare un esempio: Barzagli, che dal Chievo passa al Palermo conquistandosi il posto al Mondiale vinto del 2006), erano appunto di passaggio (il citato Barzagli ha giocato solo una stagione in gialloblu). Lui invece al Chievo ca��A? stato per tredici stagioni consecutive, formando per molti anni una collaudata coppia con a�?Icioa�? Da��Angelo, da cui erediterA� la fascia di capitano. Che a sua volta lo storico a�?numero 6a�? clivense aveva ricevuto da Rolando Maran, di cui proprio Da��Anna prese il posto al centro della difesa. Lui ca��A? nella storica promozione in A, e poi nel Chievo dei miracoli che al primo anno nella massima serie conquista subito la��accesso alla Coppa UEFA, e quando grazie a Calciopoli il Chievo fa addirittura i preliminari di Champions. Ha smesso col calcio nel 2008, dopo un anno passato a metA� tra Piacenza e Treviso, tornado poi in via Galvani per fare da assistente al DS Giovanni Sartori. Nel 2012, quando il Chievo caccia Di Carlo e chiama Corini, sostituisce sulla panchina della Primavera Nicolato, divenuto vice del Genio. Dopo gli ottimi risultati coi ragazzi (portati, dopo aver eliminato Napoli e Juventus, fino alle semifinali nazionali, dove a stoppare la corsa gialloblu saranno i laziali poi campioni da��Italia), diviene capo allenatore del SA?dtirol-Alto Adige in Lega Pro, come Da��Angelo prima di lui. E, proprio come il suo a�?gemelloa�?, sfortunatamente viene esonerato in ottobre.A�

5A�(regista) a�� Eugenio CORINI: Cresciuto in quella grande fucina (specie di registi: vedi alla voce Pirlo) che A? il settore giovanile del Brescia, approda ventenne alla Juventus del Trap-bis dove, nonostante la giovane etA� e gli importanti giocatori che ha davanti, collezione comunque quasi cinquanta presenze (con due goal) in due stagioni. Ceduto alla Samp nella��affare Vialli, disputa una��annata discreta, poi viene ceduto in prestito al Napoli. La prima stagione trova poco spazio, la seconda addirittura finisce fuori rosa dopo solo tre partite, a causa di un litigio con la��allenatore Vincenzo Guerini, e conclude quini la stagione nella a�?suaa�? Brescia. Quindi la Samp lo presta nuovamente, al Piacenza, dove gioca un buon campionato e viene acquistato dal Verona. Parte bene, ma poi si rompe il crociato anteriore destro e per lui finisce il campionato. La squadra retrocede, e lui la��anno dopo A? con la��Hellas in B, perfettamente ripresosi. La��anno successivo arriva Cesare Prandelli, lui non A? un punto fermo, e viene scambiato coi a�?cuginia�? del Chievo, in cambio della��esterno Martino Melis. Il Verona vince il campionato, mentre Corini si rompe nuovamente i legamenti. Tuttavia si riprende completamente anche stavolta, divenendo il faro della mediana clivense, in un crescendo che, sotto la guida di Delneri, porta dapprima la promozione in A e poi addirittura la qualificazione UEFA. Disputa una��altra stagione in gialloblu e poi accetta la��importante offerta del Palermo, desideroso di tornare in A. Missione compiuta, col corredo di ben 12 reti da parte di Corini, che ripete quanto fatto col Chievo: la��anno dopo della promozione, subito la qualificazione alla Coppa UEFA. Altre due ottime stagioni in Sicilia, poi la��addio a�� da capitano a�� per incomprensioni con la societA�, e il trasferimento al Torino, firmando un annuale. Fa bene, e la societA� gli rinnova il contratto, ma lui dice che sarA� la��ultimo anno perchA� senti gli acciacchi e infatti gioca poche partite e poi si ritira. Conseguito il patentino da allenatore, nel 2010 firma col Portogruaro, neopromosso in Serie B (ai danni del Verona), ma si dimette prima ancora che la stagione inizi, per divergenze con la societA�. Prende in corsa il Crotone, ma con una sola vittoria in undici partite viene esonerato. La stagione successiva arriva una��altra chiamata in corsa, a Frosinone, in Prima Divisione. In campionato arriva ottavo, ma a fine stagione rescinde. Qualche mese dopo arriva il terzo subentro consecutivo: a chiamarlo A? il a�?suoa�? Chievo, che lui conduce alla salvezza. In estate perA? i suoi programmi non coincidono con quelli della societA�, e non viene quindi confermato. Al suo posto viene chiamato Beppe Sannino, che dopo una serie di risultati negativi e il costante ultimo posto in classifica, viene esonerato. Campedelli, ammettendo di aver sbagliato a non confermare il Genio, lo richiama, e adesso Corini A? pronto al debutto bis sulla panchina del Ceo con un match niente male: il derby.

6 (libero) a�� Maurizio Da��ANGELO: Semplicemente IL capitano. Anche se Pellissier ha giocato piA? partite, anche se Da��Anna A? stato a�?piA? fedelea�? alla maglia, per tutti A? a�?Icioa�? la bandiera del Chievo. Napoletano da��origine, ha passato quasi tutta la sua carriera nel Nord Italia, iniziando tra i dilettanti vicentini, prima col Trissino e poi con la Marzotto Valdagno. Arriva al Chievo nel 1988, in C2, e la squadra centra subito la promozione. Ma lui A? ancora acerbo (classe a��69) e rimane nella categoria, tornando in presto al Valdagno. Un altro anno di prestito, ai piemontesi del Derthona, ed ecco arrivare per lui il ritorno alla corte gialloblu. Lotta un paio da��anni per il posto in squadra, poi nel 1993 con la promozione ad allenatore di Alberto Malesani, diventa titolare e la squadra conquista subito la storica promozione in Serie B. Da lA� in poi Da��Angelo sarA� una colonna portante della squadra. Nel 1995 diventa capitano, e sempre piA? leader della squadra, fino alla a�?miracolosaa�? promozione in Serie A e al bellissimo primo campionato nella massima serie, sotto la guida di Gigi Delneri. Dopo il primo anno in A, inizia a dover lasciar spazio a giocatori piA? freschi, avendo giA� 33 anni. Al suo posto emerge Nicola Legrottaglie, che con una��ottima stagione si conquista la chiamata della Juventus. CosA�, a metA� stagione, decide di lasciare per coronare il sogno di giocare nella squadra della sua cittA�, il Napoli, che naviga in pericolose acque in Serie B. Contribuisce alla salvezza della squadra, e torna quindi in riva alla��Adige, dove di fatto ricopre il ruolo di capitano non giocatore. Non mette infatti mai piede in campo fino alla��ultima giornata, dove nel match col Bologna fa la sua passerella finale, salutando i tifosi e il calcio giocato. Entra quindi nello staff tecnico della squadra, come vice di Mario Beretta. A 3 giornate dalla fine la squadra A? in piena lotta per non retrocedere e la societA�, non convinta che Beretta abbia il gruppo in pugno, lo esonera promuovendo proprio Da��Angelo. Il quale, con due vittorie e il punto strappato alla��Olimpico contro la Roma nella��ultima giornata, salva la squadra. Torna quindi a fare il vice, per Bepi Pillon e, quando questi viene esonerato e rimpiazzato con Delneri, a�?Icioa�? passa al ruolo di osservatore. Il Chievo retrocede, la societA� cambia lo staff tecnico e lui conclude, al momento definitivamente, la sua avventura in gialloblu. Dopo aver fallito al debutto come capoallenatore al SA?dtirol-Alto Adige, entra nello staff tecnico del a�?maestroa�? Delneri, che segua prima alla Juve e poi al Genoa.

7 (ala destra) – LUCIANO: Arrivato in Italia come Eriberto grazie al Bologna, che lo nota nel Palmeiras, nei suoi due anni al Bologna (1998-2000) combina poco, peccando di indisciplina tattica, nonostante la��apprezzata velocitA� supersonica. I felsinei lo cedono quindi volentieri al Chievo in B, e qui Eriberto esplode, segnalandosi come uno dei fattori determinanti nella storica promozione in A. La consacrazione successiva arriva nella��annata successiva, quando il a�?Chievo dei miracolia�? vola con lui sulla fascia, facendolo diventare uno dei crack del mercato. Quando ormai la sua redditizia cessione alla Lazio (in coppia col a�?gemelloa�? Manfredini, che gioca sulla��altra fascia) A? cosa fatta, confessa di non essere la��Eriberto classe a��78 che tutti credono, bensA� di chiamarsi Luciano e di avere tre anni in piA?. Il trasferimento salta, il Chievo ci rimette un sacco di soldi, ma si tiene il giocatore, che A? perA? squalificato per sei mesi. Al rientro in campo fatica un poa��, sia per il lungo stop sia perchA� la vicenda della falsa identitA� la��ha inevitabilmente frastornato. Viene quindi prestato alla��Inter, facendo una��impressione tutta��altro che esaltante, e collezionando la miseria di cinque presenze in campionato e due in Coppa Italia e quindi dopo sei mesi viene rispedito a Verona. Non se ne andrA� piA? fino alla��addio tutta��altro che dolce di questa estate, quando la societA� non gli rinnova il contratto in scadenza considerandolo ormai troppo in lA� con gli anni. Le prime tre stagioni del suo Chievo-bis sono altalenanti, ma quando il Chievo deve ripartire dalla B, lui torna un fattore, ed A? tra i trascinatori della squadra di Iachini che torna subito in Serie A. Da lA� torna ad essere un elemento importante per la squadra, nel frattempo adattandosi ad un ruolo meno di spinta, come mezzo destro di qualitA� nel centrocampo a tre. Scaricato come detto alla fine della��ultima stagione, si accorda col Mantova, in seconda divisione. Ma la sua avventura dura poco, e a ottobre rescinde.

8 (centrocampista) a�� Michele MARCOLINI: Inizia da bambino nel Vado, la squadra vincitrice della prima storica edizione della Coppa Italia nel 1922. Dopo il passaggio in un altro paio di formazioni locali, entra a 14 anni nelle giovanili del Toro. LA� fa tutta la trafila, fino alla Primavera, con la quale disputa il derby di finale scudetto contro la Juventus di un giovane Alex Del Piero e di un altro futuro clivense, Christian Manfredini. Il Toro lo cede al Sora, con cui disputa tre buoni campionati di C1, tanto che lo acquista il Bari in Serie A, con cui resta quattro stagioni, la��ultima delle quali si conclude con la retrocessione in B. Nella serie cadetta gioca perA? col Vicenza, che lo acquista dai pugliesi, e le tiene per due stagioni prima di cederlo alla��Atalanta. Coi bergamaschi conquista subito la promozione in A e, dopo la retrocessione, la��immediato ritorno nella massima serie. Passa quindi al Chievo, ormai trentunenne, e molti pensano che il suo debba essere il ruolo del rincalzo da��esperienza. Diventa invece una colonna del Chievo per le cinque stagioni successive, dimostrando intelligenza tattica, giocando da interno, da regista, da finto trequartista. A 36 anni lascia il Chievo per il Padova, giocando un ottimo campionato di B, al termine del quale perA? la societA� non gli rinnova il contratto. Si accorda quindi col Lumezzane in Prima Divisione e del quale, dopo essersi ritirato alla fine della��ultima stagione, diventa allenatore. Tra i suoi giocatori, due ex Chievo: il centrale di difesa Davide Mandelli e il regista Vincenzo Italiano.

9 (attaccante) a�� Sergio PELLISSIER: Personalmente A? un giocatore che non mi A? mai piaciuto, ma bisogna arrendersi davanti alla��evidenza: A? lui il giocatore simbolo del Chievo, di cui A? il piA? presente di sempre e il secondo marcatore assoluto (il primissimo per quanto riguarda la Serie A). In gialloblu arriva nel 2000, dopo essere cresciuto nelle giovanili del Toro (con cui vince un Torneo di Viareggio) e dopo due buone stagioni in C1 col Varese. Il Chievo perA? lo presta subito alla SPAL dove, dopo una prima stagione di ambientamento, esplode nella seconda con 14 reti in 30 match. La dirigenza decide quindi di riportarlo a casa e da allora, 2002, il valdostano ha giocato sempre e solo per il Chievo, conquistandosi anche la convocazione in Nazionale, dove debutta con goal in una��amichevole del 2009 contro la��Irlanda del Nord. La sua miglior stagione in A A? quella 2005-a��06 al termine della quale, grazie ai fatti di Calciopoli, il Chievo accede addirittura ai preliminari di Champions, trascinatovi dai suoi 13 goal in 34 partite.A� Dopo aver fatto clamorosamente la differenza nel campionato di B 2007-a��08, con 22 centri in 37 presenze, va in doppia cifra nella massima serie per tutte e tre le stagioni successive, prima di un calo piuttosto vistoso, che la��ha visto rimanere a lungo a digiuno di goal e, con la��arrivo di Corini, perdere anche il posto in squadra.

10 (esterno sinistro) a�� Cyril THEREAU: Pescato col solito fiuto dal DS Giovanni Sartori nel campionato belga, il francese A? una sorta di Iaquinta: fisico da prima punta, ma capacitA� di giocare negli spazi, finanche da attaccante esterno. Il primo anno non A? dei migliori: la��allenatore Pioli preferisce schierare Moscardelli (un suo pupillo, se lo porterA� a Bologna) al fianco di Pellissier, e alla fine ThA�rA�au colleziona 23 presenze e due miseri goal, uno per girone (alla��andata, in pieno recupero, quello della vittoria in casa col Cesena, al ritorno quello della bandiera in una sconfitta per 4 a 1 a Cagliari). Il cambio in panchina, con la��arrivo di Di Carlo, gli offre un poa�� di spazio in piA?, anche se il giocatore sembra ancora stentare, prima della svolta tattica: da seconda punta passa al ruolo di trequartista, e il campionato suo e della squadra svolta. I goal saranno 6, piA? uno in Coppa Italia. E arriviamo alla��ultima stagione, quella della consacrazione: si riparte con Di Carlo, che poi salta e arriva Corini, e anche lui punta sul francese. Che viene schierato da attaccante esterno nel tridente, da trequartista e da seconda punta. Finisce il campionato in doppia cifra (11 goal), andando sempre a segno nelle ultime tre giornate (4 goal) e segnando reti importanti come quella della vittoria al 90A� contro la Roma alla��Olimpico, quella splendida su punizione nel 2 a 0 al Cagliari e infilando anche la Juve (nella sconfitta casalinga per 2 a 1) e la Fiorentina. Questa sua capacitA� di andare al goal e giocare in diversi ruoli lo fa essere perfettamente adatto per il gioco di Delneri, amante dello spostare un attaccante esterno sulla fascia per trasformare di fatto il suo 4-4-2- in un 4-2-4.

11 (attaccante) a�� Massimo MARAZZINA: Debutta in Serie A, ventenne, nella disastrata Inter della��esonero di Bagnoli e degli spaesati olandesi Bergkamp e Jonk, che riesce perA? incredibilmente a vincere la Coppa UEFA. Nel vivaio nerazzurro Marazzina ca��era arrivato dal Fanfulla, ma evidentemente ad Appiano Gentile credono poco in lui, che viene quindi ceduto al Foggia. Il primo anno in Puglia, sotto la guida di Catuzzi che deve affrontare la pesante ereditA� di Zeman, A? un rincalzo con davanti Kolyvanov, Mandelli, Cappellini e Bresciani. Ma giA� la stagione seguente, con la squadra retrocessa in B, giocando 25 partite condite da 5 goal. Ed eccolo al Chievo, dove nella stagione 1996-a��97 A? la prima alternativa alla coppia da��attacco titolare formata da Cerbone e Michele Cossato. Ma la��anno dopo, con la partenza di Super Mike per Venezia, diventa lui il titolare, seppur in alternanza con Cossato Jr., che segna piA? di lui pur giocando meno. Nonostante questo, rimane sostanzialmente titolare anche la stagione successiva, specie col passaggio in corsa dalla guida di Mimmo Caso al duo Miani-Balestro. A� proprio con questi due, nella��annata successiva, che Marazzina esplode. 30 partite e 16 goal, che gli valgono la chiamata in Serie A della Reggina. Coi calabresi va subito in rete, firmando il goal-vittoria che stende la sua ex squadra, la��Inter, causando la famosa sfuriata di Lippi che disse che il presidente avrebbe dovuto cacciarlo e poi prendere a calci nel sedere i giocatori (Moratti fece solo la prima delle due cose, sfilando alla��Under-21 Tardelli). Alla fine della stagione avrA� messo insieme 5 goal, troppo pochi per salvare la squadra, che infatti retrocede dopo lo spareggio thrilling contro la��Hellas Verona, salvato da una��inzuccata di Michele Cossato, ex compagno di Marazzina al Chievo. Dove il giocatore torna per la prima stagione in assoluto dei gialloblu in Serie A, andando a formare una fortunatissima coppia con Bernardo Corradi, nel tandem da��attacco ideato da Delneri. Segna 13 reti, mettendo nel mirino soprattutto le grandi: va a segno infatti con Juventus (andata e ritorno), Inter (andata e ritorno) e Milan (solo andata), trascinando la squadra a un miracoloso quinto posto e conseguente qualificazione UEFA e conquistandosi la convocazione in Nazionale (tre presenze per lui, sotto la guida del Trap). La��anno dopo fatica a trovare la chimica col nuovo partner da��attacco, che dopo la partenza di Corradi (passato alla Lazio) A? in alternanza Federico Cossato o il tedesco Bierhoff (ex Milan e Udinese) a fine carriera. Nelle prime 15 giornate, da titolare, segna la miseria di tre goal, bucando come suo costume entrambe le milanesi (oltre che la��Empoli). Alla penultima da��andata finisce in panchina, alla��Olimpico contro la Roma. Entra a mezza��ora dalla fine, e con lui in campo il Chievo vince, anche se il goal partita lo segna Cossato. Evidentemente la panchina non va giA? al giocatore, che in allenamento la settimana successiva litiga con Delneri. La��allenatore lo mette fuori squadra alla vigilia del match contro la Juve, dove il Chievo prende quattro pappine e Marazzina perde la��opportunitA� di completare il suo lavoro di cecchinaggio con le grandi, sul modello della��anno prima. RimarrA� fuori rosa fino alla riapertura del mercato, quando passa in prestito alla Roma. Nella Capitale combina poco: solo sette apparizioni e nessun goal, e a fine stagione torna per la terza volta in riva alla��Adige. Ma Delneri non lo vuol vedere nemmeno in fotografia, e cosA� viene ceduto alla Samp, chiudendo definitivamente la sua storia con la squadra che la��ha portato addirittura in Azzurro. Fallisce anche alla Samp, che dopo sei mesi lo presta al Modena, dove segna la miseria di tre goal e la squadra retrocede in B. Dove lui si ferma a giocare, ma con una squadra ben piA? gloriosa: il Torino. In granata rinasce e con 16 goal trascina la squadra al ritorno in Serie A, ma il tutto A? vanificato dal fallimento della societA�. Svincolato, firma col Siena, ma non si ambiente e, dopo sei mesi, riscende in B, per aiutare una��altra nobile decaduta, ossia il Bologna. Coi rossoblA? vive una seconda giovinezza, col picco alla terza stagione, quando insacca la bellezza di 23 goal e porta la squadra alla promozione, che arriverA� assieme al a�?suoa�? Chievo, con un estenuante testa a testa fra le due squadre per il primo posto (che andrA� ai gialloblu, nonostante siano i felsinei a prevalere negli scontri diretti). Fa quindi due stagioni in A da comprimario, smettendo nel 2010, dopo essersi svincolato e non aver trovato una��offerta soddisfacente per proseguire la carriera.

ALL. Luigi DELNERI: La versione calcistica della��ispettore Clouseau, deve tutta la sua fama al periodo passato in riva alla��Adige. Arrivato nel 2000, dopo uno sfortunato ritorno alla Ternana (dove aveva fatto molto bene nel biennio 1996-a��98), centra subito la storica promozione in Serie A. La��anno dopo fa ancora meglio, portando la squadra a�� esordiente assoluta a�� al quinto posto finale (e nel girone da��andata ha tenuto per diverse settimane addirittura la vetta) e conseguente qualificazione UEFA. La��anno dopo, pur avendo perso al calciomercato quasi tutti i giocatori migliori, conquista comunque un piA? che nobile settimo posto. La��anno dopo ancora cessioni, ma la squadra fa comunque bene, arrivando sempre sopra metA� classifica (nono posto). Questi ottimi risultati, conquistati con un gioco spumeggiante, gli valgono addirittura, nel 2004, la chiamata del Porto campione da��Europa in carica, per sostituire JosA� Mourinho andato al Chelsea. La��avventura portoghese si rivela perA? un fiasco colossale: spaventati dai suoi metodi di lavoro, i senatori della squadra gli tramano contro, ottenendone la��esonero prima ancora che il campionato inizi. Si accasa quindi alla Roma, subentrando a Rudi VA�ller, che aveva preso la guida della squadra dopo le improvvise dimissioni di Cesare Prandelli, costretto a lasciare per la��aggravarsi della salute della moglie. La stagione romanista A? stregata, e lascia anche lui anzitempo, dopo tre sconfitte consecutive (con Juventus, Palermo e Cagliari). Accetta quindi la sfida di Palermo, dove ritrova il a�?suo pilotaa�? Corini. Ma il rapporto con Zamparini A? pessimo, e a gennaio arriva la��esonero. Torna al Chievo in corsa, sostituendo Pillon, ma non riesce a salvare la squadra, che retrocede in B, dove non era piA? scesa da quando lui la��aveva portata al a�?miracoloa�?. Al terzo fallimento (quarto, se si considera la brevissima parentesi straniera) deve ripartire dalla provincia, e lo fa a Bergamo. Con la��Atalanta passa due campionati buoni, centrando dapprima un bellissimo nono posto, e la��undicesimo la��anno successivo, nonostante il ridimensionamento intrapreso dalla societA�. Arriva quindi la chiamata della Sampdoria, e qui la stella di Delneri torna a brillare: conduce infatti i blucerchiati fino alla qualificazione ai preliminari di Champions, e ad essere la mina vagante del campionato, grazie soprattutto alla coppia da��attacco formata da Pazzini e Cassano, che tra alti e bassi riesce comunque a gestire. Segue quindi i suoi dirigenti doriani Marotta e Paratici nel grande salto alla Juventus: deve essere la��anno della riscossa per i bianconeri, dopo il fallimento della��anno precedente. Delneri parte male (sconfitta a Bari al debutto, quindi pareggio 3 a 3 casalingo contro la sua ex squadra, la Samp. E, dopo il 4 a 0 rifiliato alla��Udinese, ecco i tre goal presi in casa col Palermo), ma poi la squadra ingrana e alla sosta natalizia la Juve arriva pienamente in corsa per il titolo. Ma il nuovo anno A? terribile: si rompe Quagliarella e arriva la��inatteso tracollo casalingo col Parma. La squadra va in caduta libera: finirA� il campionato al settimo posto, e fuori dalle coppe europee, dove per altro ha appena incassato tutta��altro che un figurone: fuori dalla��Europa League ai gironi, dopo sei pareggi su sei. Dopo alcuni tentennamenti non viene riconfermato, e rimane fermo per tutta la stagione successiva. Nella��ottobre 2012 arriva in corsa al Genoa: debutta con 5 sconfitte consecutive e alla fine sarA� esonerato dopo 13 incontri, con sole due vittorie, due pareggi e ben nove KO. Forse tra qualche tempo ci sarA� una nuova possibilitA� di rifarsi per il tecnico di Aquileia ma, nonostante gli ultimi anni siano stati piA? di ombre che di luci, nessuno potrA� togliergli il suo piccolo posto nella storia del calcio, quale principale artefice del a�?Chievo dei miracolia�?.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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