All Time XI: Chievo Verona

55075Con la risalita in serie A dell’ Hellas a Verona è finalmente tornato il derby. Le polemiche sulla valenza o meno della sfida le lasciamo ai tifosi, noi ci occupiamo di storia.

Avendo già raccontato quella ultracentenaria dell’Hellas, andiamo stavolta a vedere quale è la formazione di tutti i tempi del Chievo. Che non avrà un passato glorioso come i “cugini”, ma con la sua storia ha comunque fatto scalpore ed attirato attenzione, un’attenzione positiva sulla città.

Il Ceo All Time XI si schiera ovviamente col modulo che gli ha dato più soddisfazioni, il 4-4-2:

1 (portiere) – Stefano SORRENTINO: Finita nel 1995 l’era di Enzo Zanin, si sono alternati diversi giocatori tra i pali della porta clivense, e nessuno ne è stato il titolare per più di due stagioni consecutive. Fino all’arrivo di Stefano Sorrentino, cui un Chievo appena tornato in A affida la sua porta. E fa benissimo, dato che Sorrentino è sempre uno dei portieri col più alto rendimento della massima serie, e si costruisce una fama di gran para rigori. Cresciuto nel settore giovanile della Lazio, passa poi a quello della Juventus, da cui si traferisce poi ai cugini del Toro, seguendo il padre Roberto, preparatore dei portieri. Inizia in prestito alla Juve Stabia e poi al Varese, in C1, dove fa bene e viene riportato alla base. Inizia come vice di Luca Bucci, divenendo poi il titolare. Col fallimento dei granata nel 2005, si traferisce in Grecia, all’AEK Atene, dove rimane due stagioni, scegliendo poi la Spagna, destinazione Recreativo Huelva (il più antico club calcistico spagnolo). Dopo una sola stagione con gli iberici, torna in Patria grazie al Chievo, affermandosi definitivamente, ed entrando sempre nel mirino di squadra ambiziose durante le sessioni di mercato. Dopo un paio di trasferimenti falliti (specie al Genoa, dove sembrava ormai sicuro di andare), viene finalmente accontentata la sua voglia di cambiare aria, con il passaggio a metà stagione nello scorso campionato al Palermo. Scelta poco fortunata, dato che i siciliani retrocedono, anche per un paio di papere clamorose del portiere, sempre impeccabile in riva all’Adige. Rimasto in rosanero anche per questa stagione, dopo i saliscendi della gestione Gattuso, s’è ripreso (come tutta la squadra) con l’arrivo del suo primo allenatore veronese, Beppe Iachini. Con lui al momento sono in testa alla classifica del campionato di Serie B, conquistata a suon di goal.

2 (terzino destro) – Fabio MORO: Formatosi nel settore giovanile del Milan, uscito da questo inizia la sua carriera professionistica a Ravenna, dove disputa una buona stagione in C1, tanto che lo acquista il Torino, col quale debutta a vent’anni in Serie A, collezionando 8 presenze. Scende quindi i B, a Salerno, dove fa un’altra bella stagione e viene acquistato dal Monza. Fa bene soprattutto la seconda stagione, tanto che lo acquista il Parma di Malesani, ma un gravissimo infortunio sul finire di campionato coi brianzoli, fa si che coi ducali non giochi nemmeno un minuto, oltre che rischiare la carriera. I ducali lo cedono a metà stagione al Chievo, in B, per ritrovare la forma migliore. Cosa che avviene, tanto che la stagione successiva è il terzino destro titolare inamovibile nella cavalcata verso la Serie A, e si conferma tale pure nella prima storica stagione nella massima serie, segnando il suo primo goal proprio a quel Milan che l’aveva cresciuto. Rimane un giocatore del Chievo fino al 2010, quando ormai è più uomo-spogliatoio che altro, entrando nello staff dirigenziale come assistente de team manager Marco Pacione. Attualmente fa parte dello staff tecnico del neo allenatore Eugenio Corini, suo ex compagno di Ceo.

3 (terzino sinistro) – Salvatore LANNA: Originario di Carpi di Modena, cresce nelle giovanili della squadra locale, passando poi non ancora diciottenne alla Reggina. Sullo stretto fa parte della rosa che conquista la promozione in Serie B nel ’95. Viene rimandato al Carpi, in C1, dove disputa un’ottima stagione che gli vale la chiamata del Chievo. I primi anni in riva all’Adige sono interlocutori per l’ancora giovane Lanna (è arrivato a vent’anni), che fatica a togliere il posto da titolare ad Andrea Guerra, titolarissimo con Malesani. La svolta arriva con Delneri, che lo promuove titolare nell’anno della promozione in A, ruolo che poi Lanna mantiene (divenendo anche vice capitano quando la fascia passa da D’Angelo a D’Anna) fino all’arrivo di Andrea Mantovani, con cui si gioca il posto per un paio di stagioni, prima di lasciargli definitivamente il posto nel 2007, passando al Torino, che è proprio l’ex squadra del suo competitor. Seguono quindi due anni a Bologna e quindi il doppio salto in Prima Divisione, alla Reggiana. Entra nello staff tecnico degli emiliani, venendo poi promosso in corsa allenatore dopo l’esonero di Mangone. Portata a termine la stagione, inizia ad allenare nelle giovanili reggiane, lasciando però per diventare vice di Corini al Chievo, dopo l’esonero di Di Carlo. Passa quindi nel settore giovanile clivense, per tornare al ruolo di vice con la recente chiamata bis del Genio, arrivato per sostituire l’esonerato Giuseppe Sannino.

(stopper) – Lorenzo D’ANNA: Anche se nel suo ruolo sono passati dal Chievo giocatori più forti di lui, e che proprio da Veronello hanno spiccato il volo verso una carriera decisamente più vincente (tanto per fare un esempio: Barzagli, che dal Chievo passa al Palermo conquistandosi il posto al Mondiale vinto del 2006), erano appunto di passaggio (il citato Barzagli ha giocato solo una stagione in gialloblu). Lui invece al Chievo c’è stato per tredici stagioni consecutive, formando per molti anni una collaudata coppia con “Icio” D’Angelo, da cui erediterà la fascia di capitano. Che a sua volta lo storico “numero 6” clivense aveva ricevuto da Rolando Maran, di cui proprio D’Anna prese il posto al centro della difesa. Lui c’è nella storica promozione in A, e poi nel Chievo dei miracoli che al primo anno nella massima serie conquista subito l’accesso alla Coppa UEFA, e quando grazie a Calciopoli il Chievo fa addirittura i preliminari di Champions. Ha smesso col calcio nel 2008, dopo un anno passato a metà tra Piacenza e Treviso, tornado poi in via Galvani per fare da assistente al DS Giovanni Sartori. Nel 2012, quando il Chievo caccia Di Carlo e chiama Corini, sostituisce sulla panchina della Primavera Nicolato, divenuto vice del Genio. Dopo gli ottimi risultati coi ragazzi (portati, dopo aver eliminato Napoli e Juventus, fino alle semifinali nazionali, dove a stoppare la corsa gialloblu saranno i laziali poi campioni d’Italia), diviene capo allenatore del Südtirol-Alto Adige in Lega Pro, come D’Angelo prima di lui. E, proprio come il suo “gemello”, sfortunatamente viene esonerato in ottobre. 

(regista) – Eugenio CORINI: Cresciuto in quella grande fucina (specie di registi: vedi alla voce Pirlo) che è il settore giovanile del Brescia, approda ventenne alla Juventus del Trap-bis dove, nonostante la giovane età e gli importanti giocatori che ha davanti, collezione comunque quasi cinquanta presenze (con due goal) in due stagioni. Ceduto alla Samp nell’affare Vialli, disputa un’annata discreta, poi viene ceduto in prestito al Napoli. La prima stagione trova poco spazio, la seconda addirittura finisce fuori rosa dopo solo tre partite, a causa di un litigio con l’allenatore Vincenzo Guerini, e conclude quini la stagione nella “sua” Brescia. Quindi la Samp lo presta nuovamente, al Piacenza, dove gioca un buon campionato e viene acquistato dal Verona. Parte bene, ma poi si rompe il crociato anteriore destro e per lui finisce il campionato. La squadra retrocede, e lui l’anno dopo è con l’Hellas in B, perfettamente ripresosi. L’anno successivo arriva Cesare Prandelli, lui non è un punto fermo, e viene scambiato coi “cugini” del Chievo, in cambio dell’esterno Martino Melis. Il Verona vince il campionato, mentre Corini si rompe nuovamente i legamenti. Tuttavia si riprende completamente anche stavolta, divenendo il faro della mediana clivense, in un crescendo che, sotto la guida di Delneri, porta dapprima la promozione in A e poi addirittura la qualificazione UEFA. Disputa un’altra stagione in gialloblu e poi accetta l’importante offerta del Palermo, desideroso di tornare in A. Missione compiuta, col corredo di ben 12 reti da parte di Corini, che ripete quanto fatto col Chievo: l’anno dopo della promozione, subito la qualificazione alla Coppa UEFA. Altre due ottime stagioni in Sicilia, poi l’addio – da capitano – per incomprensioni con la società, e il trasferimento al Torino, firmando un annuale. Fa bene, e la società gli rinnova il contratto, ma lui dice che sarà l’ultimo anno perché senti gli acciacchi e infatti gioca poche partite e poi si ritira. Conseguito il patentino da allenatore, nel 2010 firma col Portogruaro, neopromosso in Serie B (ai danni del Verona), ma si dimette prima ancora che la stagione inizi, per divergenze con la società. Prende in corsa il Crotone, ma con una sola vittoria in undici partite viene esonerato. La stagione successiva arriva un’altra chiamata in corsa, a Frosinone, in Prima Divisione. In campionato arriva ottavo, ma a fine stagione rescinde. Qualche mese dopo arriva il terzo subentro consecutivo: a chiamarlo è il “suo” Chievo, che lui conduce alla salvezza. In estate però i suoi programmi non coincidono con quelli della società, e non viene quindi confermato. Al suo posto viene chiamato Beppe Sannino, che dopo una serie di risultati negativi e il costante ultimo posto in classifica, viene esonerato. Campedelli, ammettendo di aver sbagliato a non confermare il Genio, lo richiama, e adesso Corini è pronto al debutto bis sulla panchina del Ceo con un match niente male: il derby.

6 (libero) – Maurizio D’ANGELO: Semplicemente IL capitano. Anche se Pellissier ha giocato più partite, anche se D’Anna è stato “più fedele” alla maglia, per tutti è “Icio” la bandiera del Chievo. Napoletano d’origine, ha passato quasi tutta la sua carriera nel Nord Italia, iniziando tra i dilettanti vicentini, prima col Trissino e poi con la Marzotto Valdagno. Arriva al Chievo nel 1988, in C2, e la squadra centra subito la promozione. Ma lui è ancora acerbo (classe ’69) e rimane nella categoria, tornando in presto al Valdagno. Un altro anno di prestito, ai piemontesi del Derthona, ed ecco arrivare per lui il ritorno alla corte gialloblu. Lotta un paio d’anni per il posto in squadra, poi nel 1993 con la promozione ad allenatore di Alberto Malesani, diventa titolare e la squadra conquista subito la storica promozione in Serie B. Da lì in poi D’Angelo sarà una colonna portante della squadra. Nel 1995 diventa capitano, e sempre più leader della squadra, fino alla “miracolosa” promozione in Serie A e al bellissimo primo campionato nella massima serie, sotto la guida di Gigi Delneri. Dopo il primo anno in A, inizia a dover lasciar spazio a giocatori più freschi, avendo già 33 anni. Al suo posto emerge Nicola Legrottaglie, che con un’ottima stagione si conquista la chiamata della Juventus. Così, a metà stagione, decide di lasciare per coronare il sogno di giocare nella squadra della sua città, il Napoli, che naviga in pericolose acque in Serie B. Contribuisce alla salvezza della squadra, e torna quindi in riva all’Adige, dove di fatto ricopre il ruolo di capitano non giocatore. Non mette infatti mai piede in campo fino all’ultima giornata, dove nel match col Bologna fa la sua passerella finale, salutando i tifosi e il calcio giocato. Entra quindi nello staff tecnico della squadra, come vice di Mario Beretta. A 3 giornate dalla fine la squadra è in piena lotta per non retrocedere e la società, non convinta che Beretta abbia il gruppo in pugno, lo esonera promuovendo proprio D’Angelo. Il quale, con due vittorie e il punto strappato all’Olimpico contro la Roma nell’ultima giornata, salva la squadra. Torna quindi a fare il vice, per Bepi Pillon e, quando questi viene esonerato e rimpiazzato con Delneri, “Icio” passa al ruolo di osservatore. Il Chievo retrocede, la società cambia lo staff tecnico e lui conclude, al momento definitivamente, la sua avventura in gialloblu. Dopo aver fallito al debutto come capoallenatore al Südtirol-Alto Adige, entra nello staff tecnico del “maestro” Delneri, che segua prima alla Juve e poi al Genoa.

7 (ala destra) – LUCIANO: Arrivato in Italia come Eriberto grazie al Bologna, che lo nota nel Palmeiras, nei suoi due anni al Bologna (1998-2000) combina poco, peccando di indisciplina tattica, nonostante l’apprezzata velocità supersonica. I felsinei lo cedono quindi volentieri al Chievo in B, e qui Eriberto esplode, segnalandosi come uno dei fattori determinanti nella storica promozione in A. La consacrazione successiva arriva nell’annata successiva, quando il “Chievo dei miracoli” vola con lui sulla fascia, facendolo diventare uno dei crack del mercato. Quando ormai la sua redditizia cessione alla Lazio (in coppia col “gemello” Manfredini, che gioca sull’altra fascia) è cosa fatta, confessa di non essere l’Eriberto classe ’78 che tutti credono, bensì di chiamarsi Luciano e di avere tre anni in più. Il trasferimento salta, il Chievo ci rimette un sacco di soldi, ma si tiene il giocatore, che è però squalificato per sei mesi. Al rientro in campo fatica un po’, sia per il lungo stop sia perché la vicenda della falsa identità l’ha inevitabilmente frastornato. Viene quindi prestato all’Inter, facendo un’impressione tutt’altro che esaltante, e collezionando la miseria di cinque presenze in campionato e due in Coppa Italia e quindi dopo sei mesi viene rispedito a Verona. Non se ne andrà più fino all’addio tutt’altro che dolce di questa estate, quando la società non gli rinnova il contratto in scadenza considerandolo ormai troppo in là con gli anni. Le prime tre stagioni del suo Chievo-bis sono altalenanti, ma quando il Chievo deve ripartire dalla B, lui torna un fattore, ed è tra i trascinatori della squadra di Iachini che torna subito in Serie A. Da lì torna ad essere un elemento importante per la squadra, nel frattempo adattandosi ad un ruolo meno di spinta, come mezzo destro di qualità nel centrocampo a tre. Scaricato come detto alla fine dell’ultima stagione, si accorda col Mantova, in seconda divisione. Ma la sua avventura dura poco, e a ottobre rescinde.

8 (centrocampista) – Michele MARCOLINI: Inizia da bambino nel Vado, la squadra vincitrice della prima storica edizione della Coppa Italia nel 1922. Dopo il passaggio in un altro paio di formazioni locali, entra a 14 anni nelle giovanili del Toro. Lì fa tutta la trafila, fino alla Primavera, con la quale disputa il derby di finale scudetto contro la Juventus di un giovane Alex Del Piero e di un altro futuro clivense, Christian Manfredini. Il Toro lo cede al Sora, con cui disputa tre buoni campionati di C1, tanto che lo acquista il Bari in Serie A, con cui resta quattro stagioni, l’ultima delle quali si conclude con la retrocessione in B. Nella serie cadetta gioca però col Vicenza, che lo acquista dai pugliesi, e le tiene per due stagioni prima di cederlo all’Atalanta. Coi bergamaschi conquista subito la promozione in A e, dopo la retrocessione, l’immediato ritorno nella massima serie. Passa quindi al Chievo, ormai trentunenne, e molti pensano che il suo debba essere il ruolo del rincalzo d’esperienza. Diventa invece una colonna del Chievo per le cinque stagioni successive, dimostrando intelligenza tattica, giocando da interno, da regista, da finto trequartista. A 36 anni lascia il Chievo per il Padova, giocando un ottimo campionato di B, al termine del quale però la società non gli rinnova il contratto. Si accorda quindi col Lumezzane in Prima Divisione e del quale, dopo essersi ritirato alla fine dell’ultima stagione, diventa allenatore. Tra i suoi giocatori, due ex Chievo: il centrale di difesa Davide Mandelli e il regista Vincenzo Italiano.

9 (attaccante) – Sergio PELLISSIER: Personalmente è un giocatore che non mi è mai piaciuto, ma bisogna arrendersi davanti all’evidenza: è lui il giocatore simbolo del Chievo, di cui è il più presente di sempre e il secondo marcatore assoluto (il primissimo per quanto riguarda la Serie A). In gialloblu arriva nel 2000, dopo essere cresciuto nelle giovanili del Toro (con cui vince un Torneo di Viareggio) e dopo due buone stagioni in C1 col Varese. Il Chievo però lo presta subito alla SPAL dove, dopo una prima stagione di ambientamento, esplode nella seconda con 14 reti in 30 match. La dirigenza decide quindi di riportarlo a casa e da allora, 2002, il valdostano ha giocato sempre e solo per il Chievo, conquistandosi anche la convocazione in Nazionale, dove debutta con goal in un’amichevole del 2009 contro l’Irlanda del Nord. La sua miglior stagione in A è quella 2005-’06 al termine della quale, grazie ai fatti di Calciopoli, il Chievo accede addirittura ai preliminari di Champions, trascinatovi dai suoi 13 goal in 34 partite.  Dopo aver fatto clamorosamente la differenza nel campionato di B 2007-’08, con 22 centri in 37 presenze, va in doppia cifra nella massima serie per tutte e tre le stagioni successive, prima di un calo piuttosto vistoso, che l’ha visto rimanere a lungo a digiuno di goal e, con l’arrivo di Corini, perdere anche il posto in squadra.

10 (esterno sinistro) – Cyril THEREAU: Pescato col solito fiuto dal DS Giovanni Sartori nel campionato belga, il francese è una sorta di Iaquinta: fisico da prima punta, ma capacità di giocare negli spazi, finanche da attaccante esterno. Il primo anno non è dei migliori: l’allenatore Pioli preferisce schierare Moscardelli (un suo pupillo, se lo porterà a Bologna) al fianco di Pellissier, e alla fine Théréau colleziona 23 presenze e due miseri goal, uno per girone (all’andata, in pieno recupero, quello della vittoria in casa col Cesena, al ritorno quello della bandiera in una sconfitta per 4 a 1 a Cagliari). Il cambio in panchina, con l’arrivo di Di Carlo, gli offre un po’ di spazio in più, anche se il giocatore sembra ancora stentare, prima della svolta tattica: da seconda punta passa al ruolo di trequartista, e il campionato suo e della squadra svolta. I goal saranno 6, più uno in Coppa Italia. E arriviamo all’ultima stagione, quella della consacrazione: si riparte con Di Carlo, che poi salta e arriva Corini, e anche lui punta sul francese. Che viene schierato da attaccante esterno nel tridente, da trequartista e da seconda punta. Finisce il campionato in doppia cifra (11 goal), andando sempre a segno nelle ultime tre giornate (4 goal) e segnando reti importanti come quella della vittoria al 90° contro la Roma all’Olimpico, quella splendida su punizione nel 2 a 0 al Cagliari e infilando anche la Juve (nella sconfitta casalinga per 2 a 1) e la Fiorentina. Questa sua capacità di andare al goal e giocare in diversi ruoli lo fa essere perfettamente adatto per il gioco di Delneri, amante dello spostare un attaccante esterno sulla fascia per trasformare di fatto il suo 4-4-2- in un 4-2-4.

11 (attaccante) – Massimo MARAZZINA: Debutta in Serie A, ventenne, nella disastrata Inter dell’esonero di Bagnoli e degli spaesati olandesi Bergkamp e Jonk, che riesce però incredibilmente a vincere la Coppa UEFA. Nel vivaio nerazzurro Marazzina c’era arrivato dal Fanfulla, ma evidentemente ad Appiano Gentile credono poco in lui, che viene quindi ceduto al Foggia. Il primo anno in Puglia, sotto la guida di Catuzzi che deve affrontare la pesante eredità di Zeman, è un rincalzo con davanti Kolyvanov, Mandelli, Cappellini e Bresciani. Ma già la stagione seguente, con la squadra retrocessa in B, giocando 25 partite condite da 5 goal. Ed eccolo al Chievo, dove nella stagione 1996-’97 è la prima alternativa alla coppia d’attacco titolare formata da Cerbone e Michele Cossato. Ma l’anno dopo, con la partenza di Super Mike per Venezia, diventa lui il titolare, seppur in alternanza con Cossato Jr., che segna più di lui pur giocando meno. Nonostante questo, rimane sostanzialmente titolare anche la stagione successiva, specie col passaggio in corsa dalla guida di Mimmo Caso al duo Miani-Balestro. É proprio con questi due, nell’annata successiva, che Marazzina esplode. 30 partite e 16 goal, che gli valgono la chiamata in Serie A della Reggina. Coi calabresi va subito in rete, firmando il goal-vittoria che stende la sua ex squadra, l’Inter, causando la famosa sfuriata di Lippi che disse che il presidente avrebbe dovuto cacciarlo e poi prendere a calci nel sedere i giocatori (Moratti fece solo la prima delle due cose, sfilando all’Under-21 Tardelli). Alla fine della stagione avrà messo insieme 5 goal, troppo pochi per salvare la squadra, che infatti retrocede dopo lo spareggio thrilling contro l’Hellas Verona, salvato da un’inzuccata di Michele Cossato, ex compagno di Marazzina al Chievo. Dove il giocatore torna per la prima stagione in assoluto dei gialloblu in Serie A, andando a formare una fortunatissima coppia con Bernardo Corradi, nel tandem d’attacco ideato da Delneri. Segna 13 reti, mettendo nel mirino soprattutto le grandi: va a segno infatti con Juventus (andata e ritorno), Inter (andata e ritorno) e Milan (solo andata), trascinando la squadra a un miracoloso quinto posto e conseguente qualificazione UEFA e conquistandosi la convocazione in Nazionale (tre presenze per lui, sotto la guida del Trap). L’anno dopo fatica a trovare la chimica col nuovo partner d’attacco, che dopo la partenza di Corradi (passato alla Lazio) è in alternanza Federico Cossato o il tedesco Bierhoff (ex Milan e Udinese) a fine carriera. Nelle prime 15 giornate, da titolare, segna la miseria di tre goal, bucando come suo costume entrambe le milanesi (oltre che l’Empoli). Alla penultima d’andata finisce in panchina, all’Olimpico contro la Roma. Entra a mezz’ora dalla fine, e con lui in campo il Chievo vince, anche se il goal partita lo segna Cossato. Evidentemente la panchina non va giù al giocatore, che in allenamento la settimana successiva litiga con Delneri. L’allenatore lo mette fuori squadra alla vigilia del match contro la Juve, dove il Chievo prende quattro pappine e Marazzina perde l’opportunità di completare il suo lavoro di cecchinaggio con le grandi, sul modello dell’anno prima. Rimarrà fuori rosa fino alla riapertura del mercato, quando passa in prestito alla Roma. Nella Capitale combina poco: solo sette apparizioni e nessun goal, e a fine stagione torna per la terza volta in riva all’Adige. Ma Delneri non lo vuol vedere nemmeno in fotografia, e così viene ceduto alla Samp, chiudendo definitivamente la sua storia con la squadra che l’ha portato addirittura in Azzurro. Fallisce anche alla Samp, che dopo sei mesi lo presta al Modena, dove segna la miseria di tre goal e la squadra retrocede in B. Dove lui si ferma a giocare, ma con una squadra ben più gloriosa: il Torino. In granata rinasce e con 16 goal trascina la squadra al ritorno in Serie A, ma il tutto è vanificato dal fallimento della società. Svincolato, firma col Siena, ma non si ambiente e, dopo sei mesi, riscende in B, per aiutare un’altra nobile decaduta, ossia il Bologna. Coi rossoblù vive una seconda giovinezza, col picco alla terza stagione, quando insacca la bellezza di 23 goal e porta la squadra alla promozione, che arriverà assieme al “suo” Chievo, con un estenuante testa a testa fra le due squadre per il primo posto (che andrà ai gialloblu, nonostante siano i felsinei a prevalere negli scontri diretti). Fa quindi due stagioni in A da comprimario, smettendo nel 2010, dopo essersi svincolato e non aver trovato un’offerta soddisfacente per proseguire la carriera.

ALL. Luigi DELNERI: La versione calcistica dell’ispettore Clouseau, deve tutta la sua fama al periodo passato in riva all’Adige. Arrivato nel 2000, dopo uno sfortunato ritorno alla Ternana (dove aveva fatto molto bene nel biennio 1996-’98), centra subito la storica promozione in Serie A. L’anno dopo fa ancora meglio, portando la squadra – esordiente assoluta – al quinto posto finale (e nel girone d’andata ha tenuto per diverse settimane addirittura la vetta) e conseguente qualificazione UEFA. L’anno dopo, pur avendo perso al calciomercato quasi tutti i giocatori migliori, conquista comunque un più che nobile settimo posto. L’anno dopo ancora cessioni, ma la squadra fa comunque bene, arrivando sempre sopra metà classifica (nono posto). Questi ottimi risultati, conquistati con un gioco spumeggiante, gli valgono addirittura, nel 2004, la chiamata del Porto campione d’Europa in carica, per sostituire José Mourinho andato al Chelsea. L’avventura portoghese si rivela però un fiasco colossale: spaventati dai suoi metodi di lavoro, i senatori della squadra gli tramano contro, ottenendone l’esonero prima ancora che il campionato inizi. Si accasa quindi alla Roma, subentrando a Rudi Völler, che aveva preso la guida della squadra dopo le improvvise dimissioni di Cesare Prandelli, costretto a lasciare per l’aggravarsi della salute della moglie. La stagione romanista è stregata, e lascia anche lui anzitempo, dopo tre sconfitte consecutive (con Juventus, Palermo e Cagliari). Accetta quindi la sfida di Palermo, dove ritrova il “suo pilota” Corini. Ma il rapporto con Zamparini è pessimo, e a gennaio arriva l’esonero. Torna al Chievo in corsa, sostituendo Pillon, ma non riesce a salvare la squadra, che retrocede in B, dove non era più scesa da quando lui l’aveva portata al “miracolo”. Al terzo fallimento (quarto, se si considera la brevissima parentesi straniera) deve ripartire dalla provincia, e lo fa a Bergamo. Con l’Atalanta passa due campionati buoni, centrando dapprima un bellissimo nono posto, e l’undicesimo l’anno successivo, nonostante il ridimensionamento intrapreso dalla società. Arriva quindi la chiamata della Sampdoria, e qui la stella di Delneri torna a brillare: conduce infatti i blucerchiati fino alla qualificazione ai preliminari di Champions, e ad essere la mina vagante del campionato, grazie soprattutto alla coppia d’attacco formata da Pazzini e Cassano, che tra alti e bassi riesce comunque a gestire. Segue quindi i suoi dirigenti doriani Marotta e Paratici nel grande salto alla Juventus: deve essere l’anno della riscossa per i bianconeri, dopo il fallimento dell’anno precedente. Delneri parte male (sconfitta a Bari al debutto, quindi pareggio 3 a 3 casalingo contro la sua ex squadra, la Samp. E, dopo il 4 a 0 rifiliato all’Udinese, ecco i tre goal presi in casa col Palermo), ma poi la squadra ingrana e alla sosta natalizia la Juve arriva pienamente in corsa per il titolo. Ma il nuovo anno è terribile: si rompe Quagliarella e arriva l’inatteso tracollo casalingo col Parma. La squadra va in caduta libera: finirà il campionato al settimo posto, e fuori dalle coppe europee, dove per altro ha appena incassato tutt’altro che un figurone: fuori dall’Europa League ai gironi, dopo sei pareggi su sei. Dopo alcuni tentennamenti non viene riconfermato, e rimane fermo per tutta la stagione successiva. Nell’ottobre 2012 arriva in corsa al Genoa: debutta con 5 sconfitte consecutive e alla fine sarà esonerato dopo 13 incontri, con sole due vittorie, due pareggi e ben nove KO. Forse tra qualche tempo ci sarà una nuova possibilità di rifarsi per il tecnico di Aquileia ma, nonostante gli ultimi anni siano stati più di ombre che di luci, nessuno potrà togliergli il suo piccolo posto nella storia del calcio, quale principale artefice del “Chievo dei miracoli”.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.