All Time XI: Dinamo Kiev

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La Dinamo Kiev è stata una delle più importanti squadre della fu Unione Sovietica e, successivamente, la squadra di riferimento del calcio ucraino.

27 campionati e 20 coppe nazionali (tra epoca e sovietica e indipendente), 2 Coppe delle Coppe e una Supercoppa Europea battendo la corazzata Bayern Monaco campione d’Europa in carica, questo il palmarès principale della compagine gialloblu.

Una squadra legata, più che ai tanti campioni che ne hanno vestito la maglia, ad un tecnico che – a suo tempo – ha rivoluzionato il calcio sovietico (e, in parte, quello europeo): il ‘Colonnello’ Lobanovskyi.

Ma la Dinamo è stata protagonista – seppur non in maniera diretta – della famigerata ‘Partita della Morte’, dove la squadra dei fornai di Kiev (molti dei quali ex giocatori proprio della Dinamo) affrontò quella dei soldati della contraerea nazista occupante.

È la storia che ha ispirato il celeberrimo film ‘Fuga per la Vittoria’ di John Houston, con Sylvester Stallone, Michael Caine e tanti ex calciatori, tra cui Pelé.

Ma, sfortunatamente, la storia non ebbe il lieto fine del film: i calciatori ucraini furono perseguiti, internati nei campi di concentramento, e alcuni di loro giustiziati…

La Dinamo Kiev “di tutti i tempi” si schiera con un offensivissimo 4-4-2, che è quasi un 4-2-4:

1 (portiere) – Oleksandr SHOVKOVSKIY: Nato a Kiev, entra a 11 anni nell’academy della Dinamo, lasciando da allora il club solo per un periodo brevissimo in prestito al CSKA Kiev, nel 1993, dopo aver giocato con le 2 squadre riserve dei gialloblu. Tornato alla base, debutta in prima squadra per non lasciarla più, conquistandosi in breve la maglia da titolare che tuttora indossa. Il suo palmarès conta 14 campionati vinti (1994-2001, 2003, 2004, 2007, 2009, 2015 e 2016), 10 coppe nazionali (1996, 1998-2000, 2003-2007, 2014 e 2015), 6 Supercoppe d’Ucraina (2004, 2006, 2007, 2009, 2011 e 2016), 4 Coppe della CSI (1996-1998 e 2002) e 2 Memorial Lobanovskyi (2003 e 2004). Con 618 è recordman assoluto di presenze nella storia della Dinamo. È stato Miglior Portiere dell’Europa League nel 2010/’11, 2 volte miglior portiere del campionato ucraino (2011 e 2012) e ben 9 volte Portiere Ucraino dell’Anno (1994, 1997-1999, 2003-2006 e 2011). Con Shevchenko e Anatoly Tymoshchuk è stato scelto quale Miglior Giocatore nella Storia dell’Ucraina Indipendente. Con la Nazionale (lasciata nel 2012) ha collezionato 92 presenze, disputando il Mondiale 2006.

2 (terzino destro) – Volodymyr BEZSONOV: Nativo di Kharkiv, cresce nel Settore Giovanile della squadra locale, il Metalist, col quale debutta tra i ‘grandi’ nel 1975. La stagione seguente è già alla Dinamo Kiev, dove giocherà fino al 1990, vincendo 6 campionati sovietici (1977, 1980, 1981, 1985, 1986 e 1990), 4 Coppe dell’URSS (1978, 1985, 1987 e 1990) e 3 supercoppe sovietiche (1980, 1985 e 1986), oltre alla Coppa delle Coppe 1985-’86. Lasciata la squadra col ‘fuggi fuggi’ post-sovietico del 1990, si accasa al Maccabi Haifa, in Israele, dove gioca la sua ultima stagione – conquistando il double campionato-coppa nazionale – e poi si ritira. Intraprende quindi la carriera di allenatore, iniziando col CSKA Kiev nel 1993. L’anno dopo è sulla panchina del Borisfen quindi, dopo 3 anni ‘a spasso’, torna al CSKA nel 1997, rimanendovi fino al 2000. Vi torna poi nel 2001, quindi nel 2002 diviene CT del Turkmenistan, incarico che lascia l’anno successivo. Torna in panchina nel 2006, allo Zorja Luhans’k, e poi al Charkiv. Dal 2008 al 2010, infine, guida il Dnipro. Con la Nazionale sovietica ha collezionato 79 presenze e segnato 4 reti, partecipando a 3 Mondiali (1982, 1986 e 1990) e all’Europeo 1988, chiuso col secondo posto finale. Precedentemente, a livello giovanile, ha preso parte al Mondiale Under-20 del 1977, conquistando il titolo e il premio quale miglior giocatore del torneo. Ha anche fatto parte della squadra olimpica che ha preso parte ai Giochi del 1980. Citazione per Oleh Luzhny, capitano dell’era post-sovietica di Lobanovskyi. Menzione anche per Oleh Gusev, attuale ‘padrone’ della fascia destra della Dinamo.

3 (difensore centrale) – Vladyslav VASHCHUK: Nato ad Ashgabat, in Turkmenistan, ma cittadino ucraino, entra a 13 anni nel Settore Giovanile della Dinamo Kiev. 4 anni più tardi, nel 1992, viene promosso nella Dinamo-3 e, dalla stagione successiva, in prima squadra. Vi giocherà per 10 stagioni, conquistando 8 titoli nazionali consecutivi (1994-2001) e 4 Coppe d’Ucraina (1996 e 1998-2000). Si trasferisce quindi in Russia, allo Spartak Mosca, tornando in Patria dopo una sola stagione, accasandosi al Chornomorets. Vi rimane un anno e mezzo, quindi a metà dell’annata 2005-’06 torna alla Dinamo Kiev, con cui vince subito la Coppa d’Ucraina. La stagione seguente vale la tripletta nazionale, con campionato, coppa e supercoppa. Rimane alla Dinamo una terza stagione, quindi passa al Lviv, lasciando a metà annata per tornare al Chornomorets, con cui gioca poi anche l’anno seguente. Chiude quindi la carriera con un’ultima stagione al Volyn Lutsk. Con l’Ucraina, dopo aver debuttato nell’Under-21 a 17 anni (collezionando 22 presenze), ha giocato 63 partite (con una rete), disputando il Mondiale 2006, dopo il quale ha lasciato la Nazionale.

4 (ala destra) – Serhiy REBROV: Nativo della regione di Donetsk, nel 1990 entra 16enne nelle giovanili dello Shakhtar, debuttando l’anno dopo in prima squadra. Nell’estate 1992 approda alla Dinamo Kiev, dove rimane fino al 2000, vincendo in tutte le 8 stagioni il campionato (nel 1997-’98, mentre nel 1996, 1998 e 1999 è Miglior Giocatore del Campionato) è capocannoniere del torneo) e 5 coppe nazionali (1993, 1996 – segna il primo gol nel 2 a 0 della finale – e 1998-2000). Si trasferisce in Inghilterra, al Tottenham Hotspur, dove vive 2 stagioni tutt’altro che esaltanti, tanto che le 2 successive del suo contratto le passa in prestito ai turchi del Fenerbahçe, con cui nel 2003-’04 conquista la vittoria in campionato. Arrivato in scadenza, firma un annuale col West Ham, al tempo militanti nella B inglese, segnando un solo gol in campionato (in 27 presenze) e uno in Coppa di Lega. Dopo il mancato rinnovo con gli ‘Hammers’, torna alla Dinamo Kiev. Rimane per 2 stagioni e mezza, vincendo la Coppa d’Ucraina il primo anno, e centrando la tripletta casalinga nel secondo, con campionato, coppa nazionale e Supercoppa d’Ucraina. Chiude la carriera con 2 annate nei russi del Rubin Kazan, vincendo altrettanti campionati. Subito dopo il ritiro, torna alla Dinamo come tecnico, venendo nominato vice allenatore della squadra riserve. Nell’aprile 2014, dopo l’esonero di Blokhin, viene nominato allenatore ad interim della prima squadra. Il mese successivo viene confermato, ed è tuttora l’allenatore della Dinamo Kiev, che ha portato subito alla vittoria della Coppa d’Ucraina, e al double campionato-coppa nazionale nel 2015, e al bis in campionato e alla vittoria della supercoppa nazionale nel 2016. Con la Nazionale ha giocato 75 incontri, segnando 15 reti e prendendo parte al Mondiale 2006. Giocatore Ucraino dell’Anno nel 1996 e nel 1998, è il primo marcatore della storia del campionato ucraino, con 123 gol (in 261 match). Citazione doverosa per Volodymyr Muntyan, colonna della Dinamo degli Anni ’70.

5 (terzino sinistro) – Anatoliy DEMYANENKO: Nato a Dnipropetrovsk, muove i primi passi nella scuola calcio Dnipro-75, che lascia a 18 anni per approdare al Dnipro, principale squadra della città. Gli basta una stagione in prima squadra per essere acquistato dalla Dinamo Kiev, con cui debutta ventenne nel 1979. Gioca in gialloblu fino al 1990, conquistando 5 campionati sovietici (1980, 1981, 1985, 1986 e 1990), 4 coppe nazionali (1982, 1985, 1987 e 1990), 3 Supercoppe dell’URSS (1980, 1985 e 1986) e la Coppa delle Coppe 1985-’86, sollevata da capitano al cielo di Lione. Lasciata la Dinamo dopo gli sviluppi geopolitici del 1990, gioca mezza stagione coi tedeschi del Magdeburgo. L’annata seguente è in Polonia, al Widzew Łódź, quindi torna alla Dinamo per chiudere la carriera con un’ultima stagione, che lo vede finire in bellezza col double campionato-Coppa d’Ucraina. Appesa gli scarpini al chiodo, intraprende immediatamente la carriera di allenatore, sedendosi sulla panchina di una squadra minore di Kiev, il CSKA. La squadra si fonde poco tempo dopo col Borysfen Boryspil, e lui viene confermato come membro dello staff tecnico. L’anno seguente torna alla Dinamo Kiev, sempre come membro dello staff tecnico, di cui farà parte fino al 2005, quando viene promosso allenatore. Vince subito la Coppa d’Ucraina, e l’anno dopo fa ancora meglio, centrando il treble interno campionato-coppa nazionale-Supercoppa d’Ucraina. La terza stagione parte però in maniera poco felice, e nel settembre 2007 si dimette. Nel gennaio 2008 prende in corsa il Neftchi Baku, in Azerbaigian, guidandolo fino al terzo turno dei playoff di Coppa UEFA, ma venendo esonerato dopo appena 2 partite di campionato, risultanti in altrettante sconfitte. Rimane senza panchina fino al 2010, quando si trasferisce in Uzbekistan, al Nasaf Qarshi, che guida per 2 stagioni (vincendo, nel 2011, la AFC Cup, secondo trofeo continentale della confederazione calcistica asiatica), quindi nel 2012 torna in Ucraina, al Volyn Lutsk, per quella che – ad oggi – è stata la sua ultima panchina. Con la Nazionale sovietica ha giocato 80 partite (con 6 gol), prendendo parte a 3 Mondiali (1982, 1986 da capitano, e 1990) e all’Europeo 1988, chiuso al secondo posto. Ha inoltre, con l’Under-21 sovietica, preso parte all’Europeo di categoria nel 1980, vincendo il premio come miglior giocatore del torneo. Nel 1982 è stato Giocatore Ucraino dell’Anno, mentre nel 1985 ha centrato la doppietta vincendo, oltre a quel premio, anche quello come miglior giocatore sovietico.

6 (difensore centrale) – Oleksandr HOLOVKO: Cresciuto nel Tavriya Simferopol, con lo stesso club debutta in prima squadra nel 1992, vincendo subito il titolo nazionale. Nel 1995 viene acquistato dalla Dinamo Kiev, con cui vince 6 campionati consecutivi (1996-2001), più un altro nella stagione 2002-’03, cui si aggiungono anche 5 coppe nazionali (1996, 1998-2000 e 2003). Se ne va, da capitano (lo era diventato nel 1999), nel 2004 trasferendosi in Cina, al Qingdao Beilaite, quindi torna in Patria per concludere la carriera dove l’aveva iniziata, al Tavriya Simferopol, dove gioca le ultime 2 stagioni e, nel 2006, si ritira. Subito dopo inizia la carriera di tecnico federale, come membro dello staff dell’Under-17. Dal 2007 al 2010 guida l’Under-18, nel 2010-2011 l’Under-19, quindi passa all’Under-16, cui segue l’Under-17. Nel 2013-2015 guida Under-18 e Under-19, quindi contemporaneamente l’Under-16 e l’Under-20, fino alla nomina a CT dell’Under-21, incarico che tuttora ricopre. Con la Nazionale ha giocato 58 partite

7 (seconda punta) – Anrdyi SHEVCHENKO: Ucraino, prodotto del vivaio della Dinamo Kiev, nel quale entra a 10 anni. Dopo tutta la trafila nelle giovanili e un triennio nella squadra “2”, a 18 anni arriva il salto in prima squadra. Dopo una prima stagione (1994-’95) in cui si divide tra prima e seconda squadra, eccolo entrare in pianta stabile nella formazione principale, mettendosi subito in mostra con 16 reti in 31 partite nel suo primo campionato da titolare. É però col ritorno sulla panchina gialloblu del mitico colonnello Lobanovski, “santone” dei successi che hanno visto dominare la squadra ucraina nel quindicennio che va dal 1975 alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nelle due stagioni al servizio del colonnello Shevchenko esplode: 19 reti in 23 partite in campionato (capocannoniere), 8 su 8 nella coppa nazionale (capocannoniere) e 6 reti in 10 partite di Champions, tra cui spiccano le tre rifilate in un tempo al Barcellona in un clamoroso 0 a 4 al Camp Nou nella stagione 1997-’98. 18 reti in 26 partite di campionato (nuovamente capocannoniere), 5 in 4 partite di coppa nazionale e, soprattutto, 10 (2 sono nei preliminari) in 14 partite di Champions (capocannoniere), che trascinano la Dinamo Kiev fino alla semifinale, dove la squadra è eliminata dal Bayern Monaco. Dopo questi exploit, conditi da 5 campionati ucraini consecutivi (1995-1999) e da tre coppe nazionali (1996, 1998, 1999), Shevchenko passa al Milan per circa 25 milioni di Euro. Al suo primo anno in Italia vince subito la classifica cannonieri, con 24 centri in 32 partite. Deve però aspettare fino alla stagione 2002-’03 per mettere qualche trofeo in bacheca, ma sarà valsa l’attesa. In una stagione in cui il Milan in campionato stenta e in cui lui deve star fuori diverso tempo per un infortunio al menisco, chiude l’annata con la vittoria in Coppa Italia e, soprattutto, col trionfo nella finale “fratricida” di Champions League contro la Juventus, sfida nella quale trasforma l’ultimo e decisivo rigore della serie finale dopo lo 0 a 0 dei supplementari. La stagione successiva la inaugura segnando il gol vittoria nella sfida di Supercoppa Europea col Porto di Mourinho (che al termine di quella stagione succederà proprio al Milan sul tetto d’Europa) e la conclude con la conquista dello Scudetto, arricchito dal titolo di capocannoniere (nuovamente con 24 reti in 32 partite). L’annata 2004-’05 parte ancora meglio, dato che all’esordio stende con una tripletta la Lazio nel match di Supercoppa Italiana. A dicembre riceve il Pallone d’Oro e coi suoi goal contribuisce a portare nuovamente in finale di Champions League il Milan. Ma se due anni prima la fortuna ha aiutato il Milan ad avere la meglio su una squadra che in campionato l’aveva stracciato, stavolta è l’avversario, il Liverpool, a sovvertire il pronostico, in una delle finali più pazze di sempre. Il Milan va all’intervallo sul 3 a 0, ma al 90° il risultato è di 3 a 3. Dopo i supplementari che non cambiano l’inerzia della gara, ecco nuovamente la lotteria dei rigori. Anche stavolta a Sheva tocca l’ultimo, ma Dudek si rivela più bravo di Buffon e ipnotizza il bomber, che stavolta il rigore decisivo lo fallisce. Nel frattempo il munifico presidente russo del Chelsea, Roman Abramovich, vuole portare il giocatore a Londra, le voci sull’assenso del giocatore al passaggio si fanno insistenti, ma alla fine Shevchenko resta a Milanello, giocando un’altra stagione ricca di goal: 19 in 28 gare per quanto riguarda il campionato e, soprattutto, 9 in 12 gare di Champions League. 4 le segna in un solo match, ai turchi del Fenerbahce, nella fase a gironi, conquistando nuovamente il titolo di capocannoniere della massima competizione europea. Dopo i Mondiali 2006, lascia davvero il Milan (dopo 173 goal in 296 partite), per trasferirsi – con un anno di ritardo – al Chelsea. Dove, nonostante l’esordio con goal nella Community Shield, fatica ad entrare nelle grazie dell’allenatore Mourinho, che comunque lo schiera con una discreta continuità, permettendogli di dare il suo contributo nella conquista della FA Cup (6 presenze e 3 goal) e della Coppa di Lega (3 reti in 4 partite). Cosa che non fa invece nella stagione successiva, tenendo il giocatore spesso in panchina, in un’annata che nasce però “storta”, tanto che a metà stagione arriverà l’esonero del “santone” portoghese. La squadra, affidata al consulente tecnico Grant, arriverà clamorosamente fino alla finale di Champions, contro un’altra squadra inglese, il Manchester United. Saranno i “Red Devils” ad aggiudicarsi il trofeo ai calci di rigore, in un match che Shevchenko passerà tutto in panchina. Dopo il fallimento inglese, torna in prestito al Milan, ma non è più lo Sheva di un tempo e il “revival” è un flop totale: 18 presenze e 0 reti in campionato, un gol nell’unica partita di Coppa Italia e un altro nelle 7 presenze in Champions. I rossoneri non lo riscattano, e il giocatore torna quindi a Londra. Gioca una partita di Premier, poi viene accontentato nella richiesta di tornare al “suo” club, la Dinamo Kiev. A casa gioca per tre stagioni, vincendo la coppa nazionale nel 2011 e chiudendo col calcio giocato nell’estate del 2012, dopo aver guidato la Nazionale ucraina (con la quale ha disputato 111 incontri, mettendo a referto 48 reti) nell’Europeo “casalingo”. Si è quindi dato alla carriera politica, ma con scarso successo. Dopo aver diversificato per un po’ i suoi interessi, nel 2016 entra nello staff tecnico della nazionale ucraina, come vice del CT Fomeneko, di cui a luglio prende il posto. Curiosità: come vice sceglie Mauro Tassotti, anche lui ex milanista, come anche un altro membro dello staff, Andrea Maldera. Citazione assolutamente doverosa per Igor Belanov, una delle più grandi stelle del calcio sovietico.

8 (centrocampista) – Volodymyr VEREMEYEV: Inizia la carriera nel Zirka Kirovohrad, con cui debutta a 18 anni in prima squadra, nel 1966. Nel 1968 passa alla Dinamo Kiev, per non lasciarla più: vi giocherà fino al 1982, vincendo 7 campionati (1968, 1971, 1974, 1975, 1977, 1980 e 1981), 3 Coppe dell’URSS (1974, 1978 e 1982) e, nel 1975, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea. Anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo, nel 1982, rimane legato alla Dinamo: dal 1985 al 1991 è direttore del club, quindi affianca – come vice – il suo ex allenatore Lobanovskyi sulle panchine di Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Nel frattempo, nel 1993, è per un breve periodo vice presidente della Dinamo, cui torna nel 1997 come consulente, incarico che tuttora mantiene. Con l’URSS ha giocato 26 partite e segnato 2 reti, conquistando la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1976.

9 (centrocampista) – Leonid BURYAK: Nato ad Odessa, muove i primi passi in alcuni club minori della città, quali Prodmash e Sport School No. 6. Nel 1968, a 15 anni, entra nel Settore Giovanile del principale club cittadino, il Chornomorets, debuttando in prima squadra 3 anni più tardi, nel 1971. Nel 1973 passa alla Dinamo Kiev, diventandone da subito un punto fermo. Vi gioca fino al 1984, vincendo 5 campionati sovietici (1974, 1975, 1977, 1980 e 1981), 3 Coppe Sovietiche (1974, 1978, 1982), la Coppa delle Coppe 1974-’75 e la Supercoppa Europea 1975. Si trasferisce quindi alla Torpedo Mosca, dove rimane 2 anni (vincendo la coppa nazionale nel 1986) prima di passare ad un altro club ucraino, il Metalist di Charkiv, vincendo pure qui la Coppa Sovietica, dopo la quale si trasferisce in Finlandia, giocando un anno nel KePs Kemi, e il successivo nel Vantaan Pallo-70, in entrambi i casi col ruolo di giocatore-allenatore. Lascia quindi il calcio giocato ed emigra negli Stati Uniti, andando ad allenare per 2 anni alla University of Evansville. Torna quindi in Ucraina, sulla panchina del Nyva Ternopil, quindi dal 1984 al 1988 è alla guida del Chornomorets. Contemporaneamente, dal 1996 è vice-CT dell’Ucraina, incarico che manterrà fino al 2000. Nel 1999, nel frattempo, passa sulla panchina dell’Arsenal di Tula. Dopo 2 anni di stop, nel 2002 diviene CT dell’Ucraina, incarico che lascia l’anno successivo. Ancora uno stop, quindi nel 2005 ecco il ritorno alla Dinamo Kiev, prima come tecnico, poi come direttore sportivo, incarico che lascia nel 2007. Solamente 5 anni dopo torna ad allenare, alla guida dell’Oleksandriya, sua ultima panchina. Con la Nazionale sovietica ha giocato 49 partite e segnato 8 reti, vincendo la medaglia di bronzo alle Olimpiadi 1976 e partecipando al Mondiale 1982. Citazione per il suo successore, l’ex juventino Oleksandr Zavarov, che proprio qui conquistò la ribalta europea che lo portò poi a vestire – con dubbio successo – la maglia bianconera.

10 (ala sinistra) Andriy YARMOLENKO: Nata in Russia da genitori ucraini, fa ben presto ritorno con la famiglia a Chernihiv, città di origine dei suoi. Muove i primi passi nel calcio in due formazioni locali, lo Yunist prima e il Desna poi, quindi a 13 anni entra nell’academy della Dinamo Kiev. Ritenuto però non fisicamente all’altezza, viene lasciato libero. Dopo alcuni tentativi con formazioni minori della Capitale (Lokomotyv e Vidradnyi), fa ritorno a Chernihiv, tornando a giocare per il suo primo club da bambino, lo Yunist. Passa quindi al Polissia, tornando poi anche al Desna, con cui nel 2006, a 17 anni, debutta tra i ‘grandi’. Gli bastano 9 partite, in cui segna 4 reti, per guadagnarsi una seconda chiamata dalla Dinamo Kiev. La prima stagione la gioca con la squadra riserve, segnando 9 reti in 37 partite, e debuttando con un gol in prima squadra, alla quale viene aggregato stabilmente dalla stagione successiva nella quale, con 5 reti in 3 partite, è capocannoniere in Coppa d’Ucraina. Dall’annata seguente si conquista definitivamente il posto da titolare, che mantiene tuttora. Ad oggi, con la Dinamo ha vinto 3 campionati (2009, 2015 e 2016), 2 coppe nazionali consecutive (2014 – da capocannoniere – e 2015) e 4 Supercoppe d’Ucraina (2007, 2009 – trasformando l’ultimo rigore –, 2011 e 2016). Con la Nazionale ucraina ha segnato 22 reti (le ultime 2 delle quali decisive per eliminare la Slovenia ai playoff e qualificare l’Ucraina all’Europeo 2016) in 55 presenze, e preso parte all’Europeo 2012. Nel 2013 e nel 2014 è stato Miglior Calciatore Ucraino dell’Anno, mentre nel 2011 e nel 2014 è stato MVP del campionato ucraino.

11 (attaccante) – Oleh BLOKHIN: Il più grande giocatore nella storia della Dinamo, nelle cui giovanili è entrato a 10 anni, nel 1962. A 17 debutta in prima squadra, giocandovi fino al 1988, anno in cui si trasferisce in Austria, al Vorwärts Steyr. Lascia da recordman di presenze (ora è secondo assoluto) e reti (primato che dura tuttora), rispettivamente con 581 e 266. Nel suo ventennio (circa) di Dinamo ha conquistato 8 campionati sovietici (1971, 1974, 1975, 1977, 1980, 1981, 1985 e 1986), 5 Coppe Sovietiche (1974 – secondo dei 3 gol in finale -, 1978 – decisiva doppietta in finale, compreso il gol-vittoria nei supplementari-, 1982, 1985 – gol del momentaneo 2 a 0, prima del 2 a 1 finale – e 1987), 3 Supercoppe dell’URSS (1981, 1986 e 1987) e, soprattutto, 2 Coppe delle Coppe (1975 e 1986, segnando il terzo gol nella prima finale e il secondo nella seconda, finite entrambe 3 a 0, rispettivamente contro gli ungheresi del Ferencvaros, e contro gli spagnoli dell’Atlético Madrid. Nel secondo caso sarà anche capocannoniere del torneo) e la Supercoppa Europea 1975 nella quale, tra andata e ritorno, segna tutti i gol-vittoria contro il Bayern Monaco campione d’Europa (0 a 1 nell’andata in Baviera, 2 a 0 nel ritorno casalingo) L’anno dopo gioca la sua ultima stagione agonistica, coi ciprioti dell’Aris Limassol, quindi appende gli scarpini al chiodo e intraprende da subito la carriera di allenatore, ai greci dell’Olympiacos. Alla prima stagione porta la squadra al secondo posto in campionato, bissato nella stagione successiva, nella quale arriva anche la vittoria nella coppa nazionale. La terza stagione si interrompe a metà, nel gennaio 1993. Riparte, la successiva, sempre in Grecia, al PAOK di Salonicco, dove rimane una sola stagione. Nel dicembre 1994 prende in corsa lo Ionikos, che guida fino al febbraio 1997. Torna quindi brevemente al PAOK, dopodiché nel novembre 1998 prende in corsa l’AEK Atene, lasciando a fine stagione. Sta fermo quasi un anno, poi torna allo Ionikos nel marzo del 2000, fino al gennaio 2002. 18 mesi dopo, nel gennaio 2003, diviene CT dell’Ucraina, che qualifica al Mondiale 2006, arrivando fino ai quarti, dove la squadra sarà eliminata dall’Italia poi vincitrice del torneo. Lascia nel dicembre 2007 per firmare col Mosca FC: esperienza sfortunata, che si conclude dopo una sola stagione. Blokhin non allena più fino all’aprile 2011, quando torna alla guida della ‘sua’ Nazionale, guidandola nell’Europeo casalingo del 2012. Nel settembre di quell’anno approda finalmente sulla panchina della Dinamo, lasciando il mese dopo quella della Nazionale. Nonostante l’accordo quadriennale, una serie di risultati negativi portano al suo esonero nell’aprile 2014, e da allora è fermo. Da giocatore è stato una colonna dell’Unione Sovietica, collezionando 112 presenze e segnando 42 gol (recordman assoluto in entrambe le categorie). Con la mitica maglia vergata ‘CCCP’ ha giocato 2 Mondiali (1982 e 1986). Ha disputato anche 2 Olimpiadi (1972 e 1976), conquistando in entrambi i casi la medaglia di bronzo. Pallone d’Oro 1975, è stato Calciatore Sovietico dell’Anno per 3 anni consecutivi (1973-1975) e Calciatore Ucraino dell’Anno per 9 volte, di cui 7 consecutive (tranne nel 1979, ininterrottamente dal 1972 al 1981). È stato, infine, 5 volte capocannoniere del campionato sovietico (4 consecutive 1972-1975 e 1977), di cui è recordman per presenze (432) e reti (211).

ALL. Valeriy LOBANOVSKYI: Originario di Kiev, arrivato al calcio professionistico da giocatore proprio con la Dinamo (è calciatore ucraino dell’anno nel 1962 e nel 1963), inizia ad allenare nel 1969, un anno dopo il suo ritiro. Guida per 4 anni il Dnipro, ricevendo quindi la chiamata proprio della Dinamo, che alla vigilia dell’annata 1974 gli affida la guida tecnica della squadra. La condurrà fino al 1990, con un intervallo di due anni tra il 1982 e il 1984, conquistando 7 campionati sovietici (1974, 1975, 1977, 1980, 1981, 1985 e 1986), 6 coppe nazionali (1974, 1978, 1982, 1985, 1987 e 1990), 3 Supercoppe dell’URSS (1980, 1985 e 1986) e, soprattutto, centrando 3 importanti successi europei: un bis in Coppa delle Coppe (1975 e 1986) e la Supercoppa Europea 1975. Contemporaneamente alla permanenza sulla panchina della Dinamo, guida in diverse fasi anche la Nazionale dell’Unione Sovietica: nel biennio 1975-1976 (conducendo l’URSS al bronzo olimpico ai Giochi di Montreal), in quello 1982-1983 e, soprattutto, dai Mondiali 1986 a quelli del 1990, con in mezzo il secondo posto agli Europei 1988. Nel 1990, grazie anche agli sconvolgimenti geopolitici che stavano avvenendo, lascia l’Unione Sovietica, e si trasferisce negli Emirati Arabi Uniti, divenendone CT della Nazionale. Mantiene l’incarico fino al 1993, passando quindi alla guida del Kuwait, dove rimane fino al 1996. Nel gennaio 1997 torna sulla panchina della Dinamo, vincendo 5 campionati ucraini di fila (1997-2001), arricchite da 3 coppe nazionali consecutive (1998-2000) e una presenza sempre temuta in Europa. Durante questo secondo periodo a Kiev, diviene anche CT dell’Ucraina: incaricato nel marzo 2000, verrà sollevato dall’incarico l’anno dopo, a causa della fallita qualificazioni ai Mondiali 2002, sfumata ai playoff. Guida la Dinamo fino al 7 maggio 2002, quando viene colpito da un ictus. Morirà 6 giorni dopo, durante un’operazione al cervello, resasi necessaria per le conseguenze dell’ictus stesso. Divenuto una leggenda sia per i successi che per aver cambiato lo stile calcistico della tradizione sovietica con le sue nuove (al tempo) metodologie di allenamento, il ‘Colonnello’ ha ricevuto il titolo di ‘Eroe di Ucraina’, la massima onorificenza del suo Paese. Dopo la sua morte gli è stato intitolato lo stadio della Dinamo, e dal 2005 si disputa un torneo in sua memoria.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.