All Time XI: Fiorentina

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Nata nel 1926, dalla fusione tra Fiorentina Libertas e Club Sportivo Firenze (anche se la a�?capostipitea�� A? il Florence FC, fondato nel 1898), la a�?Violaa�� A? stata la prima squadra italiana a vincere una coppa europea UEFA, con la Coppa delle Coppe 1961. Inizialmente vestente una maglia biancorossa, leggenda narra che una lavandaia distratta abbia causato la nascita dalla caratteristica e affascinante maglia viola, usata per la prima volta il 22 settembre 1929, in una��amichevole contro la Roma.

Vincitrice anche di due Scudetti (1956 e 1969), 6 Coppe Italia (1940, 1961, 1966, 1975, 1996 e 2001) e una Supercoppa Italiana (1996), la Fiorentina a�?all timea�� si schiera alla��italiana:

1 (portiere) a�� Giuliano SARTI: Da Firenze sono passati tanti portieri importanti, da Albertosi a Superchi passando per Giovanni Galli e Toldo, fino al francese Frey. Ma, dopo attenta analisi, ho deciso di optare per Giuliano Sarti, che i piA? ricordano per aver difeso la parta della a�?Grande Intera�� di Herrera e Moratti padre, ma che A? stato prima, e per quasi un decennio, il a�?numero 1a�� della Viola. Pescato nei dilettanti della Bondenese nel 1954, il primo anno fa da riserva al capitano Leonardo Costagliola, ma giA� la stagione seguente A? promosso titolare, e con lui in porta la Fiorentina vince il suo primo, storico Scudetto. La��anno seguente i a�?gigliatia�? arrivano fino alla finale di Coppa dei Campioni, dove si arrendono solo al Real Madrid campione in carica. Una finale persa chiude anche la stagione dopo: A? quella di Coppa Italia, contro la Lazio. Dopo una��annata senza sussulti, nel 1958-a��59, ecco nel 1960 una��altra finale di Coppa Italia, anche questa persa, stavolta contro la Juve che quella��anno centra la doppietta nazionale, vincendo pure lo Scudetto. Cosa che la manda in Coppa dei Campioni, spalancando ai toscani le porte della neonata Coppa delle Coppe, che la Fiorentina andrA� a vincere (nella doppia finale con gli scozzesi del Rangers di Glasgow, perA?, in porta va il suo giovane vice Ricky Albertosi), trionfando finalmente anche in Coppa Italia. La squadra arriva in fondo alla nuova competizione continentale anche la��anno seguente, ma stavolta viene sconfitta, per mano della��AtlA�tico Madrid, sebbene solo al a�?replaya�?, dato che la prima finale era finita 1 a 1. La seconda A? un netto 3 a 0 per gli spagnoli, ma in porta stavolta non ca��A? lui, ma Albertosi come la��anno prima. In viola rimane ancora una��altra stagione, quindi nella��estate 1963 passa alla��Inter, con cui vincerA� tutto: subito la Coppa dei Campioni, bissata la��anno successivo, con il a�?corredoa�? di Scudetto e Coppa Intercontinentale. Questi ultimi due arrivano pure la��anno dopo; il ciclo della a�?Grande Intera�� A? perA? alla fine, e si conclude la stagione seguente, con la doppia sconfitta in finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic di Glasgow e con lo Scudetto perso in favore della Juventus alla��ultima giornata, con la��Inter sconfitta dal Mantova proprio a causa di un errore di Sarti. Rimane in nerazzurro un altro anno, poi nel 1968 approda proprio alla Juventus, per fare da secondo a Roberto Anzolin. Se ne va al termine di quella��unica stagione bianconera, per giocare un ultimo anno coi dilettanti della��Unione Valdinievole, quindi si ritira. Appena appesi guanti e scarpini al chiodo, ha una breve esperienza sulla panchina della Lucchese, quindi il suo impegno col calcio proseguirA� a livello dilettantistico, collaborando con la��Audace Galluzzo, e dedicandosi alla carriera imprenditoriale. Poche soddisfazioni in Nazionale, con sole 8 presenze. A� stato perA? il portiere del Resto del Mondo nella��amichevole contro la Spagna per i 65 anni del mitico portiere iberico Ricardo Zamora, nel 1967.

2 (terzino destro) a�� Ardico MAGNINI: Nativo di Pistoia, inizia nelle giovanili della Pistoiese, squadra della sua cittA�. Debuttante in prima squadra nella stagione 1947-a��48, in Serie B, nelle due seguenti A? titolare, nel ruolo di mezzala. Acquistato dalla Fiorentina nel 1950, inizialmente fa da rincalzo, sempre in quel ruolo, trovando piA? spazio nella stagione successiva. Quindi, dal 1952, ecco la��intuizione della��allenatore Luigi Ferrero, che lo reinventa terzino. Nei cinque anni da titolare nel nuovo ruolo conquista il primo storico scudetto della a�?Violaa�� nella stagione 1955-a��56, e la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Real Madrid la��anno successivo. Lascia nel 1958, dopo la finale di Coppa Italia persa contro la Lazio, per trasferirsi al Genoa. Coi liguri rimane due stagioni, quindi passa al Prato, dove dopo un solo anno lascia il calcio giocato. Tornato alla Pistoiese come membro dello staff tecnico, lo allena in due diverse, brevi circostanze, nel 1962 e nel 1963. Quindi ne diviene a tutti gli effetti la��allenatore per la stagione 1964-a��65. Conta 20 presenze in Nazionale, con la quale ha disputato i Mondiali 1954.

3 (terzino sinistro) a�� Sergio CERVATO: Nativo della provincia padovana, inizia con una squadra locale, il Tombolo. Nel 1946, a 17 anni, si trasferisce al Bolzano, dove gioca un anno con la formazione giovanile, e il seguente in prima squadra, tra i dilettanti. Fa quindi diversi provini per squadre professionistiche: scartato dalla Sampdoria, approda alla Fiorentina. RimarrA� per 11 stagioni, per un totale di 334 presenze e oltre 30 reti. Era infatti un terzino col vizio del gol, specialista sui calci piazzati. Coi toscani vince il primo storico Scudetto della stagione 1955-a��56, giocando poi la finale di Coppa dei Campioni la��anno successivo, persa contro il a�?Grande Reala��. Nel 1959 passa alla Juventus, dove in due stagioni conquista altrettanti Scudetti, compreso quello della stella. Inoltre, a causa di un rinvio a settembre della finale di Coppa Italia della stagione precedente, fu grande protagonista della conquista del trofeo da parte dei bianconeri, segnando una doppietta nel 4 a 1 alla��Inter. Si trasferisce quindi alla SPAL, dove rimane per 4 stagioni, prima del ritiro nel 1965. Passato ad allenare la De Martino (antesignana della Primavera) dei ferraresi, lanciando un certo Fabio Capello, la��anno seguente allena il Pescara, quindi il Trani e infine, per due stagioni, la��Empoli. Torna quindi alla Fiorentina come responsabile del settore giovanile prima e come osservatore poi. Per lui 28 presenze e 4 reti in Nazionale, con la partecipazione al Mondiale 1954. A� scomparso, dopo lunga malattia, nel 2005.

4 (mediano) a�� Giuseppe a�?Beppea�? CHIAPPELLA: Arrivato relativamente tardi al calcio a�?che contaa�?, esordisce col Pisa in Serie B a 22 anni. Dopo tre stagioni coi nerazzurri, nel 1949 passa alla Fiorentina, con cui giocherA� fino al ritiro, nel 1960. A� tra i protagonisti del primo, storico Scudetto viola, nella stagione 1955-a��56, cui segue a��la��anno dopo a��l a finale di Coppa dei Campioni, persa col Real Madrid campione in carica. Una finale persa chiude anche la stagione dopo: A? quella di Coppa Italia, contro la Lazio, una sconfitta bissata nel 1960 con una��altra finale di Coppa Italia persa, stavolta contro la Juve. Con questa partita Chiappella chiude la sua carriera da calciatore, da capitano, per iniziare subito quella di allenatore, ovviamente sulla panchina della Fiorentina, in tandem con la��ex grande centravanti ungherese NA�ndor Hidegkuti. Al primo anno la coppia centra subito una fantastica doppietta Coppa Italia-Coppa delle Coppe, questa��ultima alla sua primissima edizione. La��anno dopo A? di nuovo finale di Coppa delle Coppe, stavolta persa. I due vengono quindi rimpiazzati da Ferruccio Valcareggi, che rimane per una stagione e mezza, fino alla��esonero cui segue il ritorno di Chiappella, che porta la squadra al quarto posto in campionato e fino alle semifinali di Coppa Italia. La stagione seguente A? ancora quarto posto e finale di Mitropa Cup, trofeo che la Fiorentina vince la��anno seguente, conquistando anche la Coppa Italia. Trofei che gli valgono il a�?Seminatore da��Oroa�� come miglior allenatore della Serie A. Allena la a�?Violaa�� anche la stagione successiva, iniziando poi anche quella 1967-a��68, venendo perA? esonerato. Riparte, nel 1968, da Napoli, dove rimarrA� per 5 stagioni, centrando risultati importanti come il terzo posto del 1971 e la finale, persa, di Coppa Italia la��anno seguente. Nel 1973 va a Cagliari, dove rimane una stagione e mezza, ripartendo poi dalla��Inter, che alle due stagioni, lasciando dopo la finale di Coppa Italia 1977 persa nel derby col Milan. Fermo per qualche mese, nel 1978 prende in corsa la a�?suaa�? Fiorentina, portandola alla salvezza, che tuttavia non gli vale la conferma. Va quindi al Verona, con quale retrocede, ritirandosi a fine stagione. Per lui anche 17 presenze in Nazionale. A� scomparso nel 2009. Con 329 partite A? secondo per presenze in Serie A del Club (e quinto assoluto con 357). Nel ruolo, merita una citazione il brasiliano Carlos Dunga, attuale CT del Brasile, e protagonista della Fiorentina a cavallo tra gli Anni a��80 e a��90, vestendo anche la fascia di capitano.

5 (stopper) a�� Giuseppe a�?Pinoa�? BRIZI: Cresciuto nella Robur Macerata 1905, squadra della sua cittA�, a 17 anni approdata alla Maceratese, altro club locale, con cui debutta in Serie C. Dopo tre stagioni in biancorosso, nel 1962 approda alla Fiorentina. Vi gioca fino al 1976, mettendo insieme 389 presenze che ne fanno il secondo assoluto dietro Antognoni. Il suo primo successo in viola A? la Coppa Italia 1965-a��66, cui segue pochi mesi dopo la Mitropa Cup. Quindi, nel 1968-a��69 ecco lo Scudetto della Fiorentina a�?Ye-Yea�� e poi, da capitano, Coppa Italia e Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1975. Dopo una��ultima stagione agonistica, disputata tornando alla Maceratese, Brizi lascia il calcio giocato nel 1977. Due anni piA? tardi A? sulla panchina della stessa societA� marchigiana, che porta subito alla promozione dalla D alla Serie C2, sfiorando la��anno seguente il salto in C1. Dopo una stagione di stop, nel 1982 va al Lanciano, venendo perA? esonerato nel giro di pochi mesi. Nella stagione successiva torna alla Maceratese, quindi prende in corsa la Fermana, che lo conferma la��anno dopo, ma poi lo esonera. Torna quindi alla Maceratese, occupandosi del settore giovanile, e tornando brevemente in panchina nella stagione 1996-a��97. Con la��Italia ha vinto la medaglia da��oro ai Giochi del Mediterraneo 1963, non debuttando mai perA? con la Nazionale maggiore. Citazione da��obbligo per Francesco Rosetta, capitano della Fiorentina del primo Scudetto, che la stagione successiva arrivA? fino alla finale di Coppa dei Campioni, arrendendosi solo al Grande Real detentore del trofeo.

6 (libero) a�� Daniel PASSARELLA: a�?El Gran CapitA�na�?, a�?El Caudilloa�?, a�?El Kaisera�?. Tre soprannomi che definiscono bene la leadership di questo giocatore. Formatosi nel piccolo Sarmiento, nel 1974 a�� a 21 anni a�� approda al River Plate. Ci rimane fino al 1982, vincendo 6 titoli: 1975 Metropolitano and Nacional, 1977 Metropolitano, 1979 Metropolitano and Nacional e 1981 Nacional. Nel 1976, inoltre, viene eletto Giocatore Argentino della��Anno. Dopo il Mondiale 1982 si trasferisce in Italia, alla Fiorentina, dove rimane per 4 stagioni, passando poi alla��Inter. A seguito dei due campionati in nerazzurro, torna in Patria, per giocare una��ultima annata nel River, lasciando il calcio giocato nel 1989, approdando praticamente subito sulla panchina del River stesso, rimanendovi fino alla��estate del 1994, quando lascia per diventare CT della��Argentina, dopo aver vinto il campionato al debutto, la��Apertura 1991 e quella 1993. Il suo quadriennio alla guida della Nazionale si conclude con la��eliminazione ai quarti di Francia a��98. Dopo circa un anno di stop, torna a fare il CT, stavolta per la��Uruguay, ma nei due anni alla guida della a�?Celestea�? raccoglie scarsi risultati, e lascia a qualificazioni mondiali in corso. Approda in corsa sulla panchina del Parma, nel 2001 (dopo aver solo sfiorato quella della��Inter), in una delle avventure piA? disastrose della storia del calcio, con 5 sconfitte su 5 partite, che ne chiudono in fretta e furia la permanenza in Emilia. Torna in pista nel 2002, accettando la panchina dei messicani del Monterrey, coi quali centra subito la vittoria in campionato, venendo perA? esonerato nella stagione successiva. Rimane in Messico, diventando allenatore del Toluca, quindi si trasferisce in Brasile, al Corinthians, durando appena due mesi (marzo-maggio 2005). Torna sulla panchina del River Plate nel gennaio 2006, rimanendovi fino al novembre 2007. Due anni piA? tardi vince, per soli sei voti, le elezioni alla��interno del club, diventandone presidente. Lascia al termine del suo incarico quadriennale, nel dicembre 2013, dopo esser stato la��unico presidente del River ad essere retrocesso in a�?serie Ba�?. Con la Nazionale argentinaA� ha disputato 70 partite, mettendo a segno ben 22 reti. A� la��unico giocatore ad aver fatto parte di entrambe le squadre argentine che hanno vinto un Mondiale. Nel 1978, nella��edizione casalinga, era addirittura il capitano, ed A? stato inserito nella Top 11 del torneo. A Mexico a��86, invece, era ai margini della squadra: formalmente messo fuori causa da alcuni problemi fisici, pare che in veritA� sia stato fatto fuori per volontA� di Maradona (che ne ha ereditato la fascia), con la��avvallo del CT Bilardo. Ha preso inoltre parte, sempre da capitano, alla Copa AmA�rica 1979 e la Mondiale 1982. Come CT, oltre ad aver guidato la squadra a Francia a��98, la��ha condotta anche alla��oro nei Giochi Panamericani 1995, al secondo posto nella King Fahd Cup (antesignana della Confederations Cup) 1995, alla��argento olimpico di Atlanta a��96 e in due edizioni della Copa AmA�rica (1995 e 1997, anno in cui A? eletto Miglior Allenatore del Sudamerica). A� il miglior difensore-goleador del campionato argentino con 99 reti in 238 partite, e della Nazionale, con 22 in 70 match. A� secondo in assoluto, con 182 (in 568 partite), dietro solo a Ronald Koeman. Nel 2000 A? stato decretato quale miglior difensore centrale nella storia del calcio sudamericano.

7 (ala destra) a�� Kurt HAMRIN: In una��ideale Top 5 dei migliori giocatori della Fiorentina, non mancherebbero Kurt Hamrin e Julinho. Sfortunatamente, giocavano entrambi nello stesso ruolo, e quindi con rammarico uno va lasciato fuori. Il brasiliano, in termini assoluti, forse era leggermente superiore, ma Hamrin a Firenze ha scritto la storia, mentre Julinho A? rimasto a�� purtroppo a�� solo tre stagioni. Ecco quindi il perchA� della scelta dello svedese. Cresciuto in alcuni club a�?minoria�?, a 15 anni entra nel settore giovanile della��AIK di Stoccolma, debuttando in prima squadra due anni piA? tardi, nel 1951. Rimane in Patria fino al 1956, quando viene portato in Italia dalla Juventus. Debutta con una doppietta alla Roma, ma la sua stagione A? tormentata dai malanni fisici e cosA�, per far posto a Charles e Sivori (non proprio due qualunquea��), viene ceduto al Padova del a�?Parona�� Rocco, cui si deve in soprannome a�?Fainaa�� al giocatore. In veneto segna 20 reti in 30 partite, trascinando la squadra al suo miglior risultato di sempre, il terzo posto in Serie A. Lo acquista la Fiorentina, per rimpiazzare proprio Julinho, e in viola raggiungerA� la��apice della sua carriera. Nove stagioni, 362 presenze e 208 reti, che ne fanno il piA? grande bomber di sempre della storia della a�?Violaa��, con la quale vince la prima Coppa delle Coppe della storia, nel 1961, da capocannoniere, segnando anche il gol-vittoria nella gara di ritorno. Ed A? sempre lui che, nella finale della��anno dopo, dA� il pareggio alla Fiorentina che porta al a�?replaya�?, poi perso contro la��AtlA�tico Madrid per 3 a 0. Coi toscani vince anche due volte la Coppa Italia, nel 1961 e nel 1966, quando segna la��1 a 0 (finirA� 2 a 1) nella finale contro il Catanzaro, e sarA� capocannoniere del torneo, alzando il trofeo da capitano. Altrettante le finali perse nella coppa nazionale: nel 1958 contro la Lazio e nel 1960 contro la Juventus. Nel 1967 si ricongiunge con Rocco, raggiungendolo al Milan, con cui vince subito Scudetto e Coppa delle Coppe, segnando i due gol con cui il Milan in finale batte la��Amburgo. La��anno dopo arriva la Coppa dei Campioni, con la quale si congeda dal Milan, passando al Napoli. Dopo due stagioni in azzurro, giocando poco a causa della��etA� avanzata e dei problemi fisici, si ritira. Pochi mesi dopo, diventa in corsa la��allenatore della Pro Vercelli, venendo perA? esonerato nel giro di poco tempo. Scegli quindi di non proseguire con la carriera di allenatore, e di tornare in Svezia. Qui riprende brevemente a giocare coi dilettanti della��IFK Stoccolma, scendendo in campo 10 volte e segnando 5 reti. Con la sua Nazionale ha segnato 16 reti in 32 partite, prendendo parte al Mondiale casalingo del 1958, nel quale la Svezia si ferma solo in finale, contro il Brasile del giovane PelA�. Hamrin sarA� il miglior marcatore della sua squadra nel torneo, con 4 reti. Una doppietta decisiva, contro la��Ungheria, nella fase a gironi, quindi la prima rete (2 a 0 finale) contro la��URSS nei quarti, e la��ultima rete nel 3 a 1 alla Germania Ovest campione del Mondo in carica in semifinale.

8 (regista) a�� Giancarlo DE SISTI: Cresciuto nel settore giovanile della Roma, con cui vince due campionati Juniores consecutivi (1960 e 1961), debutta in prima squadra a 17 anni, nel febbraio 1961 (e vincendo la Coppa delle Fiere). Dalla stagione successiva diventa stabilmente parte dei a�?grandia�? e, due anni dopo, diviene finalmente titolare, vincendo la Coppa Italia. Nella Capitale gioca una��altra stagione poi, nel 1965, viene ceduto alla Fiorentina. In viola fa subito il bis in Coppa Italia quindi, dopo esser diventato capitano nel 1967, nel 1968-a��69 ecco il secondo e, ad oggi, ultimo storico Scudetto della Fiorentina. Rimane in Toscana fino al 1974, quando torna poi alla Roma, giocando altre 5 stagioni prima del ritiro, nel 1979. Inizia subito il corso per allenatori, entrando nello staff tecnico della stessa Roma. Nel gennaio 1981, come primo incarico, prende in corsa la a�?suaa�? Fiorentina, portandola dalla lotta per non retrocedere al quinto posto finale. La��anno seguente sfiora lo Scudetto, perso solo alla��ultima giornata, col pareggio 0 a 0 a Cagliari, mentre la Juventus vinceva a Catanzaro (rigore di Brady), conquistando la seconda stella. Rimane alla guida della a�?Violaa�� fino a metA� della stagione 1984-a��85, quando A? costretto a lasciare per problemi di salute. Rientra nel gennaio 1986, subentrando sulla panchina della��Udinese, che porta alla salvezza. Confermato anche per la stagione successiva, non riesce ad evitare alla squadra la retrocessione in B, anche a causa dei 9 punti di penalizzazione in classifica. Per quasi tre anni sta fermo, poi nel 1991 diviene CT della Nazionale Militare, vincendo il Mondiale di categoria. Approda quindi sulla panchina della��Ascoli, dove viene esonerato a gennaio. Da allora non ha piA? allenato, subendo anzi una sorta di ostracismo da parte del mondo del calcio, che lui attribuisce a cattivi rapporti con Luciano Moggi. Nel 2001 diviene responsabile del settore giovanile della Lazio, incarico che ricoprirA� per tre anni. Dal 2009 allena la rappresentativa dei parlamentari italiani, e ambasciatore del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC. Con la Nazionale ha giocato 29 partite, andando a segno in 4 occasioni. Ha preso parte al vittorioso Europeo 1968 e al Mondiale 1970, nel quale la��Italia conquistA? il secono posto finale, dopo aver giocato la cosiddetta a�?Partita del Secoloa��, il 4 a 3 in semifinale contro la Germania Ovest. Commentatore radio-televisivo, A? giornalista dal 1988. A� stato anche attore, interpretando se stesso nel film a�?La��allenatore nel pallonea��. Fin dalla��inizio della sua carriera A? soprannominato a�?Picchioa��, che in romanesco significa a�?trottolaa��.

9 (centravanti) a�� Gabriel BATISTUTA: Argentino, cresce nelle giovanili del Newella��s Old Boys di Rosario, coi quali nel 1988 debutta nel calcio professionistico, lanciato da Marcelo Bielsa. La��anno seguente si mette in mostra, in prestito al Deportivo Italiano, nel Torneo di Viareggio 1989, di cui sarA� il capocannoniere. Quindi, tornato in Argentina, viene ceduto dagli Old Boys al River Plate, dove segna 17 reti, ma ha problemi caratteriali con la��allenatore, Daniel Passarella, che a un certo punto lo mette addirittura fuori rosa. Passa allora agli odiatissimi a�?cuginia�? del Boca Juniors, coi quali nella seconda annata, con una conoscenza del calcio italiano come Oscar Washington TabA�rez in panchina, esplode: vittoria del campionato da capocannoniere e doppietta proprio al River in una sfida di Copa Libertadores. Convocato in Nazionale per la Copa AmA�rica, vincerA� il trofeo da capocannoniere, venendo immediatamente acquistato dalla Fiorentina. In viola rimarrA� per 9 stagioni (le ultime 5 da capitano), fino al 2000, segnando 207 reti (secondo assoluto, a una sola rete da Hamrin) in 331 partite. Nella stagione 1994-a��95 vince il titolo di capocannoniere della Serie A con 26 reti, stabilendo tra la��altro il record delle 11 giornate in cui A? andato consecutivamente a segno. La��annata seguente arriva la vittoria in Coppa Italia (da capocannoniere) segnando, nella finale con la��Atalanta, sia nella finale di andata sia in quella di ritorno. Pochi mesi dopo, una sua doppietta stende il Milan campione da��Italia nella sfida di Supercoppa Italiana 1996. A� il suo secondo e ultimo successo con la maglia della Fiorentina. Nella��estate del 2000 passa alla Roma, per la cifra record di 70 miliardi delle vecchie lire, e con 20 reti in 28 presenze contribuisce massicciamente allo Scudetto della squadra allenata da Fabio Capello. Vince quindi la sua seconda Supercoppa Italiana, proprio ai danni della a�?suaa�? Fiorentina, in una stagione comunque poco felice, in quanto tormentata dagli infortuni. La terza annata nella Capitale si conclude a metA�, col passaggio per sei mesi alla��Inter, dove in veritA� brilla molto poco. Sceglie quindi di chiudere la carriera in Qatar, alla��Al-Arabi, con cui firma un biennale. Nella prima stagione mette a segno un impressionante bottino di 25 reti in sole 18 partite di campionato, ma la stagione successiva gioca solo 3 partite, prima di ritirarsi dal calcio giocato a causa dei numerosi infortuni. Dopo aver smesso di giocare, si A? dedicato alla carriera imprenditoriale, fondando una compagnia di costruzioni. Nel gennaio 2012 A? tornato nel mondo del calcio, come dirigente del ColA?n, lasciando la��anno successivo. Con la Nazionale ha giocato 78 partite, mettendo a segno 56 reti, che ne fanno il cannoniere assoluto della��Argentina. Oltre alla citata Copa AmA�rica 1991, ha preso parte al torneo continentale anche nel 1993 (vinta grazie a una sua doppietta nella finale contro la Colombia) e 1995 (di nuovo capocannoniere, nonostante la��Argentina esca ai quarti di finale). Ha disputato 3 Mondiali (1994, 1998 e 2002) e 2 King Fahd Cup (antesignana della Confederations Cup), con un primo e un secondo posto, rispettivamente nel 1992 e nel 1995, in entrambi i casi segnando una doppietta nella gara da��esordio.

10 (trequartista) a�� Giancarlo ANTOGNONI: Nativo della provincia di Perugia, viene scoperto dal Torino nella piccola realtA� del San Marco Juventina. I granata, perA?, lo lasciano libero dopo una sola amichevole giocata, e lui si accasa alla��Asti MaCoBi, con cui a 16 debutta in prima squadra, tra i Dilettanti. Due stagioni con gli astigiani bastano per fare il grande salto in Serie A, dato che nel 1972, a 18 anni, approda alla Fiorentina. Con la Viola giocherA� fino al 1987, diventandone il piA? grande giocatore di tutti i tempi. Diventatone capitano nel 1978, col i gigliati Antognoni ha vinto a�?soloa�? una Coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese, entrambe nel 1975 (rispettivamente battendo in finale Milan e West Ham). Particolarmente sfortunato per quanto riguarda gli infortuni, nel 1981 uno scontro con la��allora portiere del Genoa Martina rischiA? di costargli la vita. RiportA? infatti la frattura delle ossa craniche, e smise momentaneamente di respirare. Rientrato dopo mesi, riuscA� comunque a guadagnarsi la convocazione per il Mondiale 1982, vinto poi dalla��Italia. Titolare pressochA� inamovibile nello scacchiere disegnato dal CT Bearzot, fu costretto a saltare la finale per infortunio. Chiusa la��esperienza fiorentina (con 429 presenze a�� che ne fanno il primatista assoluto – e 72 reti), giocA? per due stagioni nel campionato svizzero, col Losanna. Ritiratosi nel 1989, la��anno dopo torna a Firenze come osservatore. Diventa quindi team manager e, infine, direttore generale. Suo la��acquisto del giocatore che piA? tatticamente gli sia somigliato in viola: il portoghese Rui Costa (che senza Antognoni, sarebbe il a�?10a�� di questa squadra). Rimane fino al 2001, quando lascia dopo la��esonero della��allenatore turco Fatih Terim, che lui avrebbe voluto confermare. In mezzo, anche una��esperienza da tecnico ad interim a�� in coppia con Luciano Chiarugi a�� sul finire della stagione 1992/a��93, terminata con la retrocessione in B della squadra. Dopo aver lasciato la Fiorentina A? andato a lavorare in FIGC, come dirigente accompagnatore delle Nazionali giovanili. Gli A? stato invece negato qualsiasi spazio di ritorno alla Viola, viste le diverse incomprensioni con la��attuale proprietA�. In maglia azzurra ha collezionato 73 presenze, mettendo a segno 7 reti, e partecipando anche al Mondiale 1978 (quarto posto finale) e, nel 1980, ad Europeo e Mundialito. Nel 2010 A? stato insignito del premio a�?Golden Foota��, nella categoria a�?Leggende del Calcioa��.

11 (ala sinistra/seconda punta) a�� Miguel MONTUORI: Argentino di origini napoletane, vede la sua carriera svilupparsi inizialmente in Cile, dove si mette in mostra con la�� Universidad CatA?lica. Nel 1953 vince il titolo nazionale, mentre la��anno seguente A? capocannoniere con 24 reti in 26 partite. Nella��estate del 1955 viene acquistato dalla Fiorentina, con cui vince subito il primo storico Scudetto dei viola, contribuendovi in maniera determinante con 13 reti in 32 presenze. La��anno dopo aumenta il suo score, con 14 gol in 30 match, piA? una rete in Coppa dei Campioni (nei quarti di finale agli svizzeri del Grasshopers), manifestazione nella quale la Viola si arrenderA� solo in finale al Real Madrid campione in carica. Al terzo anno in Italia, va ancora in doppia cifra in campionato (12 reti in 30 partite) e con 4 gol in 9 match trascina la Fiorentina alla finale di Coppa Italia, persa poi contro la Lazio. La stagione seguente ha un exploit realizzativo, con 22 reti in 27 presenze in campionato. Gioca con la Fiorentina una��altra stagione e mezza (centrando la doppietta Coppa delle Coppe-Coppa Italia nel 1961, dopo aver perso la finale del trofeo nazionale la��anno precedente, nonostante un suo gol), quando A? poi costretto al ritiro dopo il distacco della retina a causa di una pallonata, ricevuta in una��amichevole. Rimane in Italia per un altro decennio, tentando senza fortuna la carriera di allenatore. Torna quindi in Cile, provando anche qui a far fortuna in panchina, ma sempre con scarsi risultati. Tornato in Italia nel 1988 in condizioni economiche difficili, si stabilisce a Firenze in una casa acquistata per lui dagli ex compagni viola, allenando i giovani della��Isolotto, formazione dilettantistica locale. Muore 10 anni piA? tardi, a causa di un male incurabile. Come oriundo ha vestito anche la maglia azzurra, con 12 presenze e 2 reti, indossando anche la fascia di capitano in due occasioni.

ALL. Fulvio BERNARDINI: Calciatore tra i piA? forti che il football italiano abbia espresso negli Anni a��20 e a��30, cresciuto nella Lazio ma divenuto poi una bandiera della Roma (con, nel mezzo, una��esperienza biennale alla��Inter), inizia la carriera in panchina con la��allora societA� romana MATER-Motori Alimentatori Trasformatori Elettrici Roma, dove svolge il ruolo di giocatore-allenatore dal 1939 al 1945, anno di scioglimento della squadra, guidandola in Serie C e poi alla promozione in Serie B e quindi nei campionati romani di guerra 1944 e 1945. Torna ad allenare nel 1949, ingaggiato dalla Roma, venendo perA? esonerato quasi subito. Riparte la stagione seguente dalla Reggina, in Serie C, per poi allenare per due stagioni in B il Vicenza. Nel 1953 va alla Fiorentina, che conduce fino al primo storico Scudetto del 1956, che gli vale il a�?Seminatore da��Oroa��. Se ne va due anni dopo, per accasarsi alla Lazio. Due stagioni in biancoceleste (vincendo subito la Coppa Italia) e un anno di stop, quindi ecco la��approdo nel 1961 al Bologna. Sotto le Due Torri rimane per 4 annate, centrando lo Scudetto nel 1964. Nel 1965 passa alla Sampdoria, che guiderA� fino al 1971. Va quindi a Brescia, come direttore sportivo, e in quel ruolo scoprirA� a�?Spilloa��Altobelli. Lascia nel 1973, per diventare la��anno dopo CT della Nazionale, succedendo a Valcareggi dopo il disastro del Mondiale a��74. Rimane in carica fino al 1977, quando lascia al suo vice Bearzot. Torna quindi alla Samp, ricoprendo per due anni la��incarico di direttore generale. Lascia quindi il mondo del calcio a causa di problemi di salute: A? infatti affetto da SLA, che se lo porterA� via nel 1984. Conta 26 presenze e 3 reti con la Nazionale, con la quale ha vinto la Coppa Internazionale 1930, e preso parte pure alla��edizione successiva. In azzurro ha inoltre vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928. Nel 1944 A? stato, per qualche mese reggente della FIGC. Detto a�?Fuffoa��, ma anche a�?Professorea�� data la laurea in Scienze Economiche, A? stato considerato un innovatore tattico, anche se lui sosteneva che la forza di una squadra venisse dai a�?piedi buonia�?, piA? che dagli schemi. A lui A? intitolato il centro sportivo della Roma, a Trigoria.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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