All Time XI: Genoa

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É il club calcistico più antico d’Italia, essendo stato fondato nel 1893, e quello che ha vinto i primi tre Scudetti della storia del calcio nostrano.

Il “Grifone”, sebbene non possa vantare i titoli della Juventus o delle milanesi, è a tutti gli effetti una “nobile” del calcio, e non solo di quello italiano. Basti pensare che è stata inserita nel ‘Club of Pioneers’, associazione che raggruppa i club di calcio più antichi del mondo, che oltre ai rossoblù vede farne parte gli inglesi dello Sheffield FC e gli spagnoli del Recreativo Huelva. Nel 2011 il Genoa è stato inoltre inserito nel ‘Internationa Bureau of Cultural Capitals’, una sorta di UNESCO dedicata allo sport.

Il suo palmarès comprende 9 Scudetti (1898, 1899, 1900, 1902, 1903, 1904, 1915, 1923 e 1924), una Coppa Italia (1936-’37), una Coppa Anglo-Italiana (1996) una Coppa dell’Amicizia (1963) e due vittoria nella Coppa delle Alpi (1962 e 1964).

Il Genoa di tutti i tempi scende (idealmente) in campo con il 3-4-3:

1 (portiere) – Giovanni DE PRÀ: Genovese, muove i primi passi nelle piccole formazioni locali Serenitas ed U.S. Albarese, prima di approdare alla Spes, dove gioca dal 1917 a 1921. Dopo una prova maiuscola contro il Genoa, l’allenatore del “Grifone”, l’inglese William Garbutt lo vuole in rossoblù, dove rimarrà fino al ritiro, nel 1933, conquistando due Scudetti nel 1922-’23 e 1923-’24. Con la Nazionale disputò 19 incontri, giocando le Olimpiadi parigine del 1924 e quelle di Amsterdam nel 1928 (medaglia di bronzo), e contribuendo alla vittoria della Coppa Internazionale 1927-1930. Dopo il ritiro fu per molti anni dirigente genoano, occupandosi al contempo della diffusione dei valori sportivi tra i giovani della città. Leggenda narra che abbia rifiutato il trasferimento a Torino (non si sa bene se alla Juventus o al Toro), presentandosi sino alla sede della squadra acquirente per comunicare il proprio rifiuto con un “Grazie, ma sono genoano”.

2 (stopper destro) – Vincenzo TORRENTE: Dopo i primi calci in Prima Categoria nella Cetarese, squadra della sua cittadina natale, entra nel settore giovanile della Nocerina, debuttando in Serie C1 a soli sedici anni. Notato dal dirigente genoano Spartaco Landini, Torrente arriva in rossoblù in prestito per disputare il Torneo di Viareggio 1985 con la Primavera, venendo poi acquistato definitivamente. Rimane fino al 2000, collezionando oltre 400 partite in campionato, partecipando alla mitica vittoria di Anfield, campo del Liverpool, inviolato a livello internazionale fino a quel momento, e conquistando la Coppa Anglo-Italiana 1995-‘96. Dopo un’ultima stagione agonistica all’Alessandria, intraprende la carriera di allenatore, tornando nel settore giovanile del Genoa. Allena gli Allievi Nazionali, quindi prende brevemente in mano la prima squadra e diventandone poi il vice, prendendo di seguito in mano la Primavera nella stagione 2004-’05. Nella seguente allena la Beretti, quindi ancora la Primavera, e poi il ritorno agli Allievi Nazionali. Nel 2009 taglia il “cordone ombelicale” col Genoa, accettando la sua prima panchina professionistica, a Gubbio, voluto dal suo ex allenatore in rossoblù Gigi Simone, direttore tecnico del club. In due stagioni, porta la squadra dalla C2 alla B, lasciando poi la squadra per accettare l’offerta del Bari. Due stagioni in Puglia e poi si ricongiunge con Gigi Simoni alla Cremonese, venendo però esonerato nel marzo di quest’anno.

3 (stopper sinistro) – Renzo DE VECCHI: Milanese, muove i primi passi nell’Ausonia Minerva, prima di entrare nelle giovanili del Milan, nella cui prima squadra debutta ad appena 15 anni, conquistando da subito le simpatie dei tifosi, che lo soprannominano “Figlio di Dio”. Acquistato a suon di soldi (del tempo) dal Genoa nel 1913, rimarrà in rossoblù fino a fine carriera, nel 1930, giocando per il “Grifone” ben 18 stagioni, le ultime tre da giocatore-allenatore, conquistando 3 Scudetti (1915, 1923 e 1924), mettendo insieme 286 presenze e 40 reti in campionato. Lasciato il Genoa, allena per tre anni il Rapallo, tornando quindi sulla panchina rossoblù nella stagione 1934-’35, che conclude con la vittoria del proprio girone del campionato di Serie B, e la “Coppa del Presidente”, sorta di Supercoppa di B disputata tra le vincitrici dei due gironi. Lascia a fine stagione, tornando su una panchina, quella del Brescia, per una stagione, oltre dieci anni dopo. Per lui anche 43 presenze in Nazionale e tre Olimpiadi disputate: 1912, 1920 e 1924. É scomparso nel 1967. Obbligatoria la citazione per Fosco Becattini, detto “Palla di Gomma”, secondo assoluto per presenze con 425.

4 (esterno destro) – Ottavio BARBIERI: Genovese, inizia a tirare calci nella Stella Audace, passando quindi al Santa Margherita e, infine, al Genoa. Inizialmente aggregato come riserva, debutta ventenne nel 1919, in una vittoria per 8 a 0 sul campo del Giovani Calciatori Grifone. Al Genoa rimane fino al 1932, centrando la doppietta in campionato 1923 e 1924. Si trasferisce quindi ai rivali cittadini della Sampierdarenese, dove gioca la sua ultima stagione, allenando al contempo la seconda squadra. Va quindi ad allenare la squadra de L’Aquila, passando poi al Rapallo e quindi all’Entella. Dopo due anni alla guida dell’Atalanta (con promozione in Serie A al primo tentativo), eccolo approdare nuovamente al Genoa, come vice di William Garbutt. Tattico molto capace, dopo due anni da vice torna ad allenare il Rapallo per una stagione, cui ne fa seguito una allo Spezia e quindi alla squadra dei Vigili del Fuoco La Spezia, con cui vincerà il Campionato di Guerra Alta Italia del 1944, utilizzando il “Mezzosistema” da lui ideato. Dopo la guerra allena la Sampierdarenese (nella sua ultima stagione prima di diventare Sampdoria), quindi torna brevemente al Genoa, per poi allenare due anni in B il “suo” Spezia. Una stagione al Seregno, sempre in B, e poi il ritorno su una panchina di A, alla Lucchese, che deve lasciare in corsa per malattia, morendo poco dopo. Per lui 21 presenze in azzurro, compresa la partecipazione alle Olimpiadi del 1924. Meritevoli di citazione, nel ruolo, un prodotto “di casa” come Stefano Eranio, punto di forza del battagliero Genoa “europeo” a cavallo tra gli Anni ’80 e ’90. E Marco Rossi, bandiera di queste ultime stagioni.

5 (esterno sinistro) – BRANCO: Terzino brasiliano dal tiro assassino, muove i primi passi nel Guarany di Bagé, la sua città natale, dove lo scova l’Internacional di Porto Alegre, che lo lancia nel calcio professionistico. Passa quindi alla Fluminense, dove rimane per cinque anni, conquistandosi la Nazionale brasiliana, con cui disputa il suo primo mondiale a Mexico ’86, dopo il quale approda per la prima volta in Italia, al Brescia. Due stagioni con le “Rondinelle”, cui segue il trasferimento ai portoghesi del Porto, con i quali in due stagioni vince campionato (1989-’90) e Supercoppa nazionale (1990). Dopo il suo secondo mondiale (1990), torna in Italia, al Genoa. In rossoblù diventa uno degli elementi cardine della squadra di Bagnoli che si guadagnerà l’Europa. Al “Grifone” rimane per tre stagioni, decidendo poi di tornare in Patria, al Gremio. L’anno successivo passa la Corinthians, prendendo anche parte ad USA ’94, suo terzo Mondiale consecutivo, nel quale vince finalmente il titolo. Torna quindi brevemente alla Fluminense, per vestire poi la maglia del Flamengo e nuovamente quella dell’Internacional. Nell’estate 1995 torna in Europa, agli inglesi del Middlesbrough, dove rimane due stagioni, facendo poi nuovamente ritorno in Brasile per qualche apparizione col Mogi Mirim, prima di tentare l’avventura statunitense nei New York Metrostars, per poi chiudere definitivamente col calcio giocato nel 1998, vestendo per l’ultima volta la maglia della Fluminense, con cui aveva vinto il titolo brasiliano nel 1984. Nel 2006 è direttore delle Nazionali giovanili del Brasile, quindi dal 2007 al 2009 va a dirigere il settore giovanile della “sua” Fluminense, quindi tra il 2012 e il 2013 allena Figueirense, Sobradinho e Guarani. Col Brasile, oltre ai tre citati Mondiali ha giocato anche due edizioni della Copa América, conquistando un primo (1989) e un secondo (1991) posto.

6 (libero) – Gianluca SIGNORINI: Non è genovese. Non è cresciuto nel vivaio rossoblù, né il Genoa è stata l’unica squadra per cui ha giocato, e non detiene nemmeno particolari record di squadra. Eppure è indiscutibilmente considerato “la” bandiera del “Grifone”, il solo e unico “Capitano”. Pisano, cresce nelle giovanili della squadra della sua città, debuttando in prima squadra nella stagione 1978-’79. In quella successiva è al Pietrasanta, passando poi al Prato. Una stagione anche qui e poi l’approdo al Livorno, dove rimane due stagioni, prima di accasarsi alla Ternana. Anche qui un solo anno, come alla Cavese in quello successivo. Ecco poi l’approdo al Parma di Sacchi, dove rimane due stagioni mettendosi in mostra, tanto che arriva la chiamata della Roma. In giallorosso gioca però una sola stagione in chiaroscuro, prima del passaggio al Genoa, nel 1988. Al primo anno col “Grifone” centra subito la promozione in Serie A. Divenuto capitano, rimane fino al 1995, anno in cui torna “a casa”, nel Pisa, giocandovi per due stagioni, prima di appendere le scarpette al chiodo e diventare direttore sportivo dei nerazzurri. Nel febbraio 1998 affianca il nuovo allenatore Alessandro Mannini in panchina, come vice, tornando poi al suo ruolo in società, che mantiene fino alla fine della stagione successiva, al termine della quale accetta la proposta dell’ex presidente genoano Spinelli di diventare responsabile del settore giovanile del Livorno. Poco tempo dopo gli viene diagnosticata la SLA, che lo porta alla morte, il 6 novembre 2002, a soli 42 anni. Il Genoa ne ritira la maglia numero ‘6’, e gli intitola il proprio centro sportivo. A Signorini è intitolata anche la gradinata dello stadio di Pisa.

7 (mediano) – Gennaro RUOTOLO: Notato nella squadra del suo paese natale, Santa Maria a Vico, nel 1984 viene ingaggiato dal Sorrento, con cui conquista subito la promozione dalla C2 alla C1. Dopo un’altra stagione coi campani, passa all’Arezzo, in Serie B, rimanendo anche qui per due anni, e finendo quindi al Genoa. In rossoblù gioca per 14 stagioni, mettendo insieme il record assoluto di presenze in campionato, tra A e B, con 444, condite da 36 reti. Nell’estate del 2002 passa al Livorno dell’ex presidente genoano Spinelli, ma trova poco spazio e quindi emigra per alcuni mesi in Arabia Saudita, all’Al-Ittihad, con cui vince il campionato. Tornato a Livorno, vive una seconda giovinezza, giocando da protagonista nella squadra che agguanta la storica promozione in Serie A, rimanendo poi altre due stagioni nella massima serie, seppur con un ruolo da comprimario. Nel 2006 torna al “suo” Sorrento, dove rimane una stagione e mezza, per coi chiudere col calcio giocato dopo i sei mesi nel campionato di Promozione con il Massa Lubrense. Torna a Livorno come vice allenatore di Leo Acori, prendendone il posto quando questi viene esonerato, portando la squadra alla promozione in A. Confermato, viene poi sollevato dall’incarico vedendosi poi affidata la panchina della Primavera. Viene richiamato in prima squadra in aprile, ma non riesce a salvare la squadra. Passa quindi al Savona, neopromosso in Seconda Divisione, venendo esonerato dopo pochi mesi. Torna in pista nel dicembre 2011, subentrando sulla panchina del “solito” Sorrento, ma non viene riconfermato a fine stagione. Chiamato in corsa, pochi mesi dopo, a Treviso, è protagonista di un tira e molla sulla sua nomina e conferma a causa dei problemi societari. Alla fine viene definitivamente esonerato nel marzo 2013, e da allora è fermo. Ha all’attivo anche una presenza in Nazionale. Citazione per Edoardo Pasteur, “cagnaccio” degli albori, sei Scudetti per lui tra i l 1898 e il 1904.

8 (regista) – Mario BORTOLAZZI: Veronese, cresce nella locale formazione denominata Tebaldi, dove lo nota il Mantova, che lo acquista e lo fa esordire sedicenne tra i professionisti, in Serie C, nella stagione 1980-’81. Dopo un’altra annata coi virgiliani, viene acquistato dalla Fiorentina, dove in tre stagioni trova pochissimo spazio. Approdato ad un Milan in ricostruzione nel 1985, colleziona solo sette presenze in campionato, e l’anno seguente viene prestato al Parma di Sacchi, che ne benedice poi il ritorno al Milan con lui. Ma lo spazio (nella stagione dello Scudetto) è ancora limitato, e così Bortolazzi si trasferisce “a casa”, al Verona di Bagnoli, dove è titolare ma rimane una sola stagione, andando poi all’Atalanta. Anche a Bergamo si ferma un solo anno, prima di approdare finalmente al Genoa. Qui rimane otto stagioni, mettendo insieme oltre 250 gara di campionato, cui vanno aggiunte quelle in Coppa Italia e in Europa. Anche lui è tra i protagonisti della storica vittoria del Genoa ad Anfield, contro il Liverpool. Col Genoa vince anche la Coppa Anglo-Italiana 1995-’96. Lasciato il “Grifone”, nel 1998, va in Inghilterra, al West Bromwich Albion, tornando in Patria la stagione successiva, dove lo accoglie il Livorno dell’ex presidente genoano Spinelli. Vi rimane una stagione, spostandosi poi al Lecco, dove – nella seconda stagione – incontra Roberto Donadoni come allenatore, il quale se lo porta poi proprio a Livorno, dove Bortolazzi disputa la sua ultima stagione da giocatore. Diviene vice dello stesso Donadoni proprio a Livorno, nella seconda esperienza di quest’ultimo in Toscana, seguendolo poi sulla panchina della Nazionale, a Napoli e a Parma, dove il rapporto si interrompe.

9 (centravanti) – Tomàs SKUHRAVY: É stata la maglia più difficile da assegnare. I numeri (leggasi media-gol), avrebbero potuto dire Diego Milito, che però a Genova è rimasto soltanto per due stagioni e mezza, la maggior parte delle quali in Serie B. A quel punto si è trattato di un ballottaggio tra Roberto Pruzzo e Tomáš Skuhravý. Benché il primo sia cresciuto in rossoblù ed abbia una media di reti a partita leggermente migliore, alla fine ho scelto il poderoso attaccante ceco, noto per la lunga chioma e per quella capriola d’esultanza dopo ogni marcatura. Dopo i primi passi nel TJ Sokol Přerov nad Labem, approda allo Sparta Praga, nelle cui giovanili cresce, affacciandosi alla prima squadra nella stagione 1982-’83, mettendo insieme 8 presenze e 1 rete. Nell’annata successiva (in cui vince la coppa nazionale) gioca di più (21 presenze con 3 gol), ma per il lancio definitivo la società decide di mandarlo in prestito. Approda quindi all’Union Cheb, dove rimane per due stagioni: nella prima segna solo 4 reti in 28 partite, ma nella seguente arriva il suo exploit, con 13 centri in 30 presenze. Crescita che gli vale il ritorno allo Sparta, dove rimane altri 4 anni, vincendo tutti gli anni il campionato, a cui si aggiungono anche due coppe nazionali (1988 e 1989), per complessivi 55 gol in 113 presenze. Dopo Italia ’90 (dove è vice-capocannoniere con 5 reti, compresa una tripletta alla Costa Rica negli ottavi di finale), rimane nella Penisola, ingaggiato dal Genoa. Col “Grifone” disputa 5 campionati di Serie A, con 57 reti in 155 partite, che ne fanno il massimo cannoniere di sempre del Genoa nella Serie A a girone unico. A queste vanno aggiunte le 3 reti in Coppa UEFA nella stagione 1991-’92. Con la squadra retrocessa in B, rimane solo per la prima parte della stagione 1995-’96 (8 presenze e un solo centro), passando poi nel mercato invernale ai portoghesi dello Sporting Lisbona, dove gioca però solo 4 partite, non segnando alcuna rete. Tenta quindi il ritorno in Patria, al Viktoria Zizkov, dove però non riesce a scendere mai in campo a causa degli infortuni, dando conseguentemente l’addio al calcio giocato. In Nazionale ha disputato 43 match con 11 gol per la Cecoslovacchia unita, e 6 partite con 3 reti per la squadra della Repubblica Ceca. Nel 1991 è stato Calciatore Cecoslovacco dell’Anno. Stabilitosi a Varazze, ha lavorato come commentatore televisivo per l’emittente locale Telenord. Da questa stagione allena i Giovanissimi 2001 dell’Ischia Isolaverde.

10 (ala destra) – Juan Carlos VERDEAL: Argentino, si forma nell’Huracàn Comodoro Rivadavia, approdando poi al calcio professionistico a vent’anni, col passaggio all’Estudiantes. Dopo due stagioni emigra in Brasile, alla Fluminense, dove nel periodo 1941-1942 colleziona 27 presenze e 7 reti. Si trasferisce quindi alla Juventude do Sao Paulo, dove rimane fino al 1945, accettando poi l’offerta dei venezuelani del Dos Caminos. L’anno seguente approda finalmente in Italia, al Genoa, divenendo da subito un idolo della tifoseria. In rossoblù rimane per quattro stagioni, che poi in verità saranno tre, poiché l’ultima la perde tutta per infortunio. Mette comunque insieme l’ottimo bottino di 31 reti in 98 partite, oltre a rifornire di assist il centravanti dell’epoca, Riccardo Dalla Torre, arrivato assieme a lui nel 1946. Lasciata Genova nel 1950, si sposta in Francia, al Lille, dove però gioca la miseria di sei partite e sei mesi più tardi passa al Valenciennes, dove rimane due stagioni e mezza, in Ligue 2, conquistando anche una storica finale di Coppa di Francia. Trasferitosi in Algeria, gioca nei locali tornei non ufficiali fino allo scoppio della guerra, nel 1955, che lo costringe al ritorno in Patria. Intrapresa la carriera di allenatore, guiderà tra gli altri il Racing de Avellaneda e l’Almagro. Si trasferisce poi in Brasile, dove rimarrà fino alla morte, nel 1999. A Genova era tornato nel 1976, invitato dalla società per partecipare alla festa del ritorno in Serie A, durante la quale sfila sotto la Nord, ricevendo una manifestazione d’affetto tale che, si narra, lo convinse a farsi seppellire con una cravatta rossoblù precedentemente ricevuta in dono.

11 (ala sinistra) – Virgilio Felice LEVRATTO: Eroe del Vado vincitore della prima storica edizione della Coppa Italia (suo il gol-vittoria nella finale contro l’Udinese), dopo una stagione al Verona e una disputa sul suo acquisto (aveva firmato anche per la Juventus), approda al Genoa nel 1925. Al “Grifone” rimane per sette stagioni, collezionando 188 presenze e 84 reti in campionato, prima di passare all’Inter, all’epoca denominata Ambrosiana, dove rimane due stagioni. Altrettante le passa alla Lazio, per poi tornare in Liguria, al Savona, in Serie C, dove intraprenderà anche la carriera di giocatore-allenatore, cosa che farà poi anche allo Stabia nella stagione 1940-’41. Gioca un’ultima stagione, alla Cavese, quindi lascia il calcio giocato per diventare allenatore a tutti gli effetti, iniziando al Colleferro. Due anni più tardi è di nuovo sulla panca del Savona, cui faranno seguito Messina, Arsenale Messina, Lecce e ancora Savona. Nel 1953 va alla Fiorentina come vice di Fulvio Bernardini, vincendo lo Scudetto sempre sfuggitogli da giocatore nella stagione 1955-’56. Quando il “Fuffo” passa alla Lazio, torna a fare il capo allenatore per una stagione al Finale Ligure. Dopo tre anni di stop torna nella stagione 1962-’63, allenando il Cuneo, in quello che sarà il suo ultimo incarico. Muore nel 1969. Per lui 28 presenze e 11 reti in Nazionale, con due partecipazioni olimpiche: 1924 e 1928 (medaglia di bronzo, conquistata anche grazie ai suoi 4 gol nel torneo). Nel suo palmarès azzurro anche la Coppa Internazionale 1927-1930. Impossibile non citare, per questa maglia, due uruguagi: “Pato” Aguilera, idolo negli anni di Bagnoli e, soprattutto, Julio César Abbadie, detto “el Pardo”, sgusciante e tecnicissima ala sinistra nella seconda metà degli Anni Cinquanta, scomparso pochi mesi fa.

ALL. William GARBUTT: Per scegliere l’allenatore ho fatto ancora più fatica che nell’assegnare la maglia numero ‘9’. Gigi Simoni, Franco Scoglio, Osvaldo Bagnoli; tutti allenatori che a Genova hanno lasciato un ottimo ricordo (specie “il Professore”), ma che non hanno vinto praticamente nulla, né hanno avuto quella continuità sulla panchina del”Grifone”. Cosa che, ad esempio, ha avuto e ancora ha Giampiero Gasperini, che infatti è stato papabilissimo per la scelta (e non a caso la squadra è schierata col suo schema). Ma alla fine ho deciso di andare a pescare tra i “pionieri”, e così sono giunto al ballottaggio tra William Garbutt e James Richardson Spensley, colui che ha guidato il club nei successi dei primissimi anni. Ma si tratta di un calcio in cui il campionato si giocava nell’arco di poche giornate, davvero fuori dalla possibilità di un giudizio credibile. Ecco quindi perché la scelta di Garbutt. Inglese, nativo di Hazel Grove, ex ala di Arsenal e Blackburn, aveva smesso prematuramente di giocare a causa di un grave infortunio all’inguine. Dopo il ritiro, si trasferisce a Genova per lavorare come portuale, venendo assunto pochi mesi più tardi, nel luglio 1912, quale allenatore del Genoa. Rimane fino al 1927, vincendo tre Scudetti (1915, 1923 e 1924). Passa quindi alla neonata Roma, dove rimane due stagioni (vincendo subito la Coppa CONI), prima di trasferirsi al Napoli, che guiderà fino al 1935, anno in cui va in Spagna, all’Athletic Bilbao, col quale vince subito il campionato spagnolo. Ma nel dicembre 1936 decide di lasciare la Penisola Iberica, tornando in Italia, dove allena per un breve periodo il Milan, tornando la stagione successiva a guidare il “suo” Genoa per altre tre stagioni, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Finito il conflitto, è per altre due stagioni alla guida del “Grifone”, prima di ritirarsi definitivamente. Rientrato in Patria, è scomparso nel 1964. Si deve a lui l’abitudine, nel nostro calcio, di appellare come “mister” l’allenatore.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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