All Time XI: Hellas Verona

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In un momento di (lucida?!) follia, mi A? saltata alla mente la��idea di provare a stilare la formazione ideale di ogni tempo (piA? la��allenatore) per questa o quella squadra, cercando di essere il piA? oggettivo possibile. Come riuscirci? Ad esempio cercando di a�?storicizzarea�? il contesto e sapendo equilibrare il giudizio tra il valore del giocatore in sA� e la��effettivo apporto rappresentato nella��economia (e nella storia) della squadra.

Mi sovviene subito un esempio calzantissimo, riguardante la mia squadra, la Juve: Roby Baggio. Penso che il valore del Divin Codino sia noto a tutti e incontestabile. Ma ha davvero lasciato lo stesso tipo di segno che possono aver lasciato Boniperti, Sivori, Platini, Del Piero?

Altra cosa ovviamente da evitare sono le simpatie personali. Un giocatore puA? starci particolarmente a cuore indipendentemente o non solo per le sue qualitA� tecniche, ma magari per il carattere, per la simpatia, ecc. Ad esempio da ragazzino per me la��idolo era Alessio Tacchinardi: buon giocatore senza dubbio, ma non stiamo parlando del piA? grande centrocampista della storia bianconera, per cui non posso metterlo anche se nel mio team ideale non mancherA� mai.

Fatte queste premesse, A�apriamo le danze dando il via alla rubrica con la��All Time XI gialloblu.

Che non puA? nA� deve essere, per via dei facili sentimentalismi, essere assimilato in tutto e per tutto alla formazione che vinse lo storico e clamoroso scudetto, e che ogni veronese doc (anche se non tifoso della��Hellas) manda a memoria, un poa�� come la��Inter del Mago Herrera o la��Ital-Juve degli Anni Ottanta.

E questo nonostante in panchina vada, in effetti, il primo vero artefice di quel miracolo sportivo: Osvaldo Bagnoli.

Ecco dunque il a�?suoa�? Hellas di tutti i tempi, schierato alla��italiana, con terzino destro marcatore e quello sinistro di spinta, le mitiche ali da��attacco e il a�?10a�? coadiuvato da due a�?colleghia�? piA? disciplinati, libero di accendersi.

1 (portiere) – Aldo OLIVIERI: Immagino colpirA� il fatto che la scelta non sia caduta sul mitico Garellik dello scudetto ma, ad essere obiettivi, tolta appunto la��annata di grazie 1984-a��85, Garella A? stato un portiere con piA? bassi che alti, tanto A? vero che prima di conquistare il Tricolore, era piA? noto per le papere che per i a�?miracolia�?. Olivieri, di contro, A? stato uno dei migliori portieri della sua epoca, titolare della��Italia che nel 1938 bissava il titolo mondiale. Noto soprattutto per i suoi voli spettacolari, che gli valsero il soprannome di a�?Gatto Magicoa��, Olivieri era veronese doc, essendo originario di San Michele Extra, e in gialloblu fu anche allenatore. In tarda etA�, fu protagonista di un buffo episodio legato alla��ambito politico-amministrativo quando Michela Sironi, allora sindaco di Verona, dichiarA? di volergli intitolare un campo sportivo, ignorando che Olivieri fosse ancora vivo e vegeto (mentre in Italia questo tipo di a�?riconoscimentoa�? puA? essere solo postumo). A� forse il primo di una lunga tradizione di portieri di grande valore, tecnico e/o carismatico, passati in casa Hellas, quali tra gli altri il pararigori Gregori, Cervone, un giovanissimo Peruzzi, il primo esplosivo Frey per arrivare alla��attuale numero uno Rafael.

2 (terzino destro) – Diego CAVERZAN: Il Ferroni dello scudetto visse una stagione di grazia, ma nei suoi cinque anni sotto la��Arena, Diego da Montebelluna ha rappresentato una��ottima espressione del terzino vecchio stampo trapiantato nel calcio degli Anni Novanta. Ottima spinta, ma anche e soprattutto capacitA� di copertura, abnegazione e tanto cuore. Uno dei leader della favolosa squadra che conquistA? la promozione in A con Perotti nel 1995-a��96, A? rimasto legato ai colori e alla societA� tanto da tornarvi dopo aver finito la carriera in altri lidi, prima come allenatore delle giovanili e poi come secondo di Remondina nella��inferno della serie C.

3 (terzino sinistro) – Paolo VANOLI: Come per la��altra fascia, immagino molti si aspettassero il Luciano Marangon del Tricolore. Invece la a�?3a�� tocca a quello che nella cavalcata del Verona di Perotti di cui sopra (e nelle due stagioni successive) A? stato il a�?gemelloa�? di Caverzan, ossia Paolino Vanoli. Guascone al limite della��irriverente, fu una delle armi segrete della promozione in A, categoria nella quale dimostrA? di poter stare ampiamente, approdando poi al Parma della��era-Tanzi (centrando nel 1999 il a�?mini-Tripletea�? Coppa Italia/Coppa UEFA/Supercoppa Italiana), quindi alla Fiorentina pre-fallimento (bis di Coppa Italia, con goal in finale proprio contro il Parma). GiocherA� anche nei gloriosi Rangers di Glasgow, prima di chiudere la carriera nel CastelnuovoSandrA� e intraprendere poi la strada della panchina, in D, al Domegliara. Diventa quindi tecnico federale, facendo dapprima il vice a Zoratto alla��Under-17 (e osservatore per la��Under-21), divenendo da questa��anno CT della��Italia Under-16. Come per la porta, anche in questo ruolo il Verona ha una grande tradizione: da De Agostini al croato Seric, passando a��tra gli altri- per Pusceddu e Falsini.

4A�(libero) -A�Roberto TRICELLA: Capitano dello scudetto, leader della squadra sia a livello carismatico che tattico. Libero elegante e dotato di buona tecnica, ebbe solo la sfortuna di giocare in una��epoca in cui nel ruolo ci sono stati dei a�?mostria�?. Ma il fatto che la Juve abbia scelto lui per rimpiazzare il ritirato Scirea, dice giA� molto. Arrivato a Verona a 20 anni, dopo essersi formato nella��Inter, ha giA� 2 anni di esperienza in squadra quando arriva Bagnoli. Col quale diventa la��asse portante della squadra insieme a Di Gennaro, centrando subito la promozione in A e dando poi il via alla cavalcata che culminerA� con lo storico scudetto e la��avventura europea. In Nazionale A? sfortunato: va ai Mondiali a��86, ma alla fine Bearzot preferisce puntare ancora su Scirea. Quindi, quando rimpiazza proprio questa��ultimo in bianconero, ecco che emerge definitivamente Franco Baresi.

5 (stopper) – Martin LAURSEN: Immagino che tanti si sarebbero aspettati il Fontolan dello scudetto o magari, per celebrare la storia della��Hellas nella sua interezza, la colonna degli Anni Venti e Trenta, il recordman di presenze in gialloblu Luigi Bernardi. E invece la scelta cade su questo danesone che a Verona sa��A? fermato solo tre anni, il primo dei quali in serie B e giocando anche poco. Ma nella sua prima stagione in A, rimessosi dalla��infortunio, fa le fortune del Verona di Prandelli che sfiora la qualificazione europea, imponendosi come uno dei migliori centrali del campionato. Epica la sua partita nel 2 a 0 che al Bentegodi vede la��inizio del fatale crollo finale della Juve di Ancelotti, che cederA� poi lo scudetto alla Lazio (quello del famigerato acquitrino di Perugia). La��anno dopo tiene quasi da solo in piedi la difesa di un Verona indebolito dalla cessioni e dalla��addio della��attuale CT azzurro, e che si salva solo agli spareggi nella tesissima doppia sfida con la Reggina (che darA� la gloria tra i tifosi a Michele Cossato). Le sue prestazioni fanno si che finisca al Milan, dove perA? non trova continuitA�, anche se riesce comunque a giocare quasi tutta la Champions del 2003, quella vinta ai rigori con la Juve a Manchester. Dopo una��altra stagione poco esaltante tra le fila rossonere (nonostante scudetto e Supercoppa Italiana), lascia la Penisola per trasferirsi in Inghilterra, alla��Aston Villa. Con la squadra di Birmingham rinasce, anche se si tratta solo di una scintilla perchA� poi gli infortuni lo frenano. Ai Villans rimarrA� 5 anni, diventandone anche capitano, e ritirandosi a 31 per i troppi acciacchi.

6A�(mediano) a�� Hans-Peter BRIEGEL: Il a�?panzera�� non sarA� amato come la��altro straniero dello scudetto, Elkjaer, ma di certo occupa comunque i primissimi posti. Con la sua prestanza aveva il compito di a�?fare legnaa�? per Di Gennaro e coprire le avanzate di Marangon. Al Verona arriva sulla soglia dei trenta��anni, da giocatore giA� affermato, con due Europei (di cui uno vinto) e un Mondiale disputati tutti da titolare, dopo una carriera tutta passata al Kaiserslautern. Ci resta solo due anni (poi passerA� alla Sampdoria), ma bastano per farne un idolo. La sua avventura veronese si conclude col Mondiale a��86, dove A? di nuovo titolare e dove perde la sua seconda finale consecutiva, cedendo alla��Argentina di Maradona dopo essersi inchinato agli azzurri quattro anni prima (comunque, su quattro tornei per Nazioni, ha centrato ben tre finali).

7 (ala destra) – Pietro FANNA: Uno dei giocatori piA? amati in assoluto nella storia gialloblu. Ala vecchio stampo, negli anni da��oro era difficile stragli dietro, e chi lo marcava aveva le proprie belle gatte da pelare. Carriera iniziata nella��Udinese, si mette poi in mostra nella��Atalanta, anticamera della��arrivo alla Juve. Inizialmente fatica ad imporsi, poi trova i suoi spazi, e nel biennio a��80-a��82 diventa un elemento importante della rosa bianconera. La��arrivo di Boniek fa perA? si che nel ruolo di ala destra scali Bettega, e cosA� per Pierino gli spazi si chiudono di nuovo. Col Verona rinasce e incanta, tanto da trovare lo scudetto e poi una seconda chance tra le grandi, con la��Inter. Anche qui come a Torino, perA?, non riesce ad essere primattore, e torna quindi in Riva alla��Adige, dove termina la carriera, entrando poi anche in societA�, occupandosi delle giovanili.

8 (centrocampista) a�� Emiliano MASCETTI: La vera e propria bandiera della��Hellas, recordman di presenze in serie A con la maglia gialloblu, sta a Facchetti nella��Inter o Boniperti nella Juve. Al Verona ha dato il meglio sia in campo (ricoprendo varie posizioni nella zona nevralgica) sia fuori, dato che era il deus ex machina societario nel Verona che vinse lo scudetto. I suoi primi sei anni nel Verona li inizia in B con Liedholm in panchina e con una��immediata promozione nella massima serie, per concluderli col mitico 5 a 3 sul Milan. Dopo un biennio al Toro, tornA? per un altro quinquennio, inaugurato con la prima stagione di Valcareggi su una panchina dopo il disastro della Nazionale ai Mondiali del a��74. Quella squadra, che in mediana vede accanto a Mascetti un certo Francesco Guidolin, arriverA� alla finale di Coppa Italia, poi persa contro il Napoli 4 a 0, ma in bilico fino a tre quarti di gara, quando un autogoal del portiere gialloblu Ginulfi, diede il via alla goleada partenopea, dopo che Zigoni aveva centrato un palo.

9 (attaccante) – Luca TONI:A�Emiliano di Frignano, muove i primi passi nel club locale, le Officine Meccaniche Frignanesi, entrando poi a 13 anni nelle giovanili del Modena. Nella stagione 1994-a��95 debutta in prima squadra, in C1, collezionando 7 presenze con 2 reti. Confermato per la stagione successiva, nel 1996 sale in B, in comproprietA� alla��Empoli, che a fine stagione lo riscatta, per poi girarlo, sempre in compartecipazione, al Fiorenzuola, nuovamente in C1, dove fatica a trovare spazio. Tornato alla��Empoli, va in prestito alla Lodigiani in C1 e qui ha il suo primo exploit, con 15 reti in 31 partite. Nuovamente riscattato dalla��Empoli, viene girato al Treviso, in Serie B, dove segna 15 gol in 35 apparizioni. Numeri che gli valgono la Serie A, con la��acquisto da parte del Vicenza. Alla sua prima esperienza nella massima serie segna 9 reti in 31 partite, che non bastano per salvare i vicentini. Lui rimane comunque in A, acquistato dal Brescia, dove il primo anno segna 13 reti, mentre il secondo lo perde quasi tutto per infortunio. Riparte quindi dalla B, dove lo acquista la��ambizioso Palermo, che lui trascina subito alla promozione segnando ben 30 gol in 45 partite (capocannoniere del torneo). La stagione seguente i suoi 20 centri in 35 apparizioni valgono per i neopromossi rosanero la qualificazione alla Coppa UEFA, e per lui si aprono le porte della Nazionale e quelle della Fiorentina. In viola diventa subito capocannoniere, con 31 gol in 38 partite quindi, dopo il trionfo al Mondiale 2006, rinuncia al trasferimento alla��Inter e aiuta i toscani nel post-Calciopoli, segnando 16 reti in 29 apparizioni. Ottiene quindi la cessione ai tedeschi del Bayern Monaco, con cui firma un contratto principesco e firma una prima stagione fantastica, fatta della tripletta interna Bundesliga-Coppa di Germania-Coppa di Lega, col titolo di capocannoniere sia in campionato (24 reti) sia in Coppa UEFA (10 gol), e la doppietta che vale la vittoria nella finale della coppa nazionale. Dopo una seconda stagione buona dal punto di vista personale (18 gol in 36 presenze tra le varie competizioni) ma avara di successi di squadra, Toni finisce ai margini per volere del tecnico Van Gaal, e cosA� nel gennaio 2010 torna in Italia, alla Roma. I sei mesi nella capitale sono tutta��altro che esaltanti, come i seguenti sei al Genoa. Nel gennaio 2011 approda quindi alla Juventus, nella disastrosa stagione con Delneri in panchina. La��arrivo di Conte lo vede nuovamente ai margini: dopo sei mesi fuori squadra, nel gennaio 2012 emigra negli Emirati Arabi, alla��Al-Nasr. Dopo la��esperienza in terra araba, viene dato per finito; il suo rientro alla Fiorentina, invece, lo vede segnare 8 reti in 27 presenze,A� nonostante sia a�?bomber di scortaa�� in campionato. Non confermato, nella��estate 2013 firma con la��Hellas Verona, dove vive una seconda giovinezza. Coi suoi 20 gol in 34 presenze porta i gialloblA?, neopromossi, a sfiorare la qualificazione europea. Confermato dopo gli iniziali propositi di ritiro, diviene capitano della squadra, trascinandola nuovamente a una tranquilla salvezza. Ad oggi, sono 19 in 35 presenze, i gol realizzati. Che, sommati ai 20 della��annata precedente, lo portano ad essere il piA? prolifico marcatore di sempre in Serie A per il Verona. Per lui, con la��Hellas, anche 3 presenze e 2 reti in Coppa Italia.

10 (regista) a�� Antonio DI GENNARO: Cresciuto nella Fiorentina, ebbe la sfortuna di giocare nel medesimo ruolo del monumento gigliato Antognoni. Quando la societA� decise di non pensare a una transizione ma di continuare a puntare sulla sua bandiera, il ragazzo fu costretto a cambiare aria. E cosA�, dopo un passaggio a Perugia, venne il Verona, condividendo dalla��inizio la��avventura di Bagnoli. La��asse con Tricella fu il cervello della��Hellas campione da��Italia, nel quale lui portava il numero a�?10a��, sfornando assist per il tandem Galderisi-Elkjaer. Al Verona A? rimasto per 7 anni, conquistando anche la Nazionale, con Bearzot che gli affidA? la regia degli azzurri nello sfortunato Mondiale del 1986, dove la��Italia campione in carica uscA� al primo girone.

11 (attaccante) – Preben ELKJAER LARSEN: Il Sindaco, la��eroe, la��unico in grado di poter sfidare Zigoni nella classifica di popolaritA� tra i tifosi gialloblu. Simbolo della��Hellas che vince lo scudetto, conquista il suo posto nella storia firmando il celeberrimo goal senza scarpino contro la��odiatissima Juventus, oltre al goal scudetto a Bergamo. Pescato da Mascetti in un campionato non certo esaltante come quello belga dopo essersi messo in mostra a Euro a�?84, a�?Cavallo Pazzoa�? seppe farsi amare da subito e, anche se non fu mai un vero e proprio bomber (nella��anno dello scudetto segnA? piA? goal il mediano Briegel di lui, 9 a 8 il bottino finale), quel suo a�?vizioa�? di segnare goal belli e importanti lo fece sembrare un cecchino implacabile (come invece si dimostrA? peraltro in Europa: 4 goal in 4 match in Coppa Campioni, 5 goal in 7 match in Coppa UEFA). Quel suo primo magico anno al Verona lo portA? a sfiorare il Pallone da��Oro, secondo solo a Platini. Ai Mondiali 1986 fece un figurone con la sua Danimarca, completando un biennio da favola. Solo lui poteva togliere il posto in squadra a Gianfranco Zigoni, il mitico ‘Zigo-gol’ tanto amato dai tifosi, versione ‘maccheronica’ (senza offesa) del grande Georgie Best..

ALL. Osvaldo BAGNOLI: Scelta che piA? facile non si poteva, per il condottiero del Verona dello scudetto. Persona semplice e molto umana, il classico maestro di calcio che sa forgiare una squadra, tirandone fuori piA? di quanto i singoli elementi avrebbero potuto dare collocati in una��altra realtA� (infatti nessun giocatore di quella��Hellas ha fatto sfracelli da altre parti. Al massimo era arrivato giA� con un gran curriculum, come nel caso di Briegel). Pur senza ripetere il a�?miracoloa�? veronese, dimostrA? tutte le sue doti anche a Genova, sponda rossoblA?, dove fa bellissima figura soprattutto in Coppa UEFA, giungendo fino alla semifinale con la��Ajax, dopo aver eliminato il Liverpool andando a vincere ad Anfield. RimarrA� perA? sempre legato a Verona e al Verona, nel quale aveva militato anche da giocatore.

 

Federico Zuliani

 

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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