All Time XI: Inter

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A� tempo di a�?Derby da��Italiaa�?, ed A? quindi giunto il momento di stilare la��undici di sempre della��Inter.

Nata nel 1908 dalla��iniziativa di alcuni soci dissidenti del Milan, la��Internazionale (questo il nome ufficiale) due anni piA? tardi A? giA� Campione da��Italia. Unica squadra del calcio italiano ad aver sempre e solo militato in Serie A, A? anche la��unica ad aver vinto nella stessa stagione Coppa dei Campioni/Champions League, Scudetto e Coppa Italia, in quello che viene comunemente definito a�?Tripletea�?. Detiene, con Juventus e Torino, il record di Scudetti vinti consecutivamente, con 5.

Essendo una delle a�?Tre Grandia�? del calcio italiano, va da sA� che di campioni a sua disposizione la ‘Beneamata’ ne ha avuti parecchi. Ecco quindi che, necessariamente, tanti fuoriclasse non hanno trovato posto. Ma, da��altra parte, si gioca in 11, e un a�?allenatorea�? delle scelte le deve pur farea��

Bando alle ciance, ora, e addentriamoci nella Top11 nerazzurra “di sempre”, schierata con un 4-3-1-2:

1 (portiere) a�� Walter ZENGA: Giuliano Sarti A? stato il a�?guardianoa�? della Grande Inter targata Moratti Sr.-Mago Herrera. E, nel recentissimo passato, Julio Cesar A? stato una garanzia costante della��Inter, in primis per quanto riguarda il Triplete. Eppure, quando si pensa al a�?numero uno dei numeri 1a�? interisti, non puA? che venire in mente Walter Zenga. Milanese doc, entra nelle giovanili interiste a 11 anni, iniziando dai Pulcini. Il primo prestito per a�?farsi le ossaa�? arriva a 18 anni, destinazione Salernitana, in C1. In Campania non ha perA? fortuna, e cosA� la��annata successiva scende in C2, al Savona. Nel 1980 succede a Stefano Tacconi, suo predecessore nelle giovanili interiste (li separano tre anni di differenza) tra i pali della Sambenedettese, con la quale conquista la promozione in Serie B, rimanendo anche la stagione successiva. Rientra quindi alla��Inter, dove inizia come a�?dodicesimoa�? di Ivano Bordon, giocando titolare in Coppa Italia e divenendo titolare anche in campionato dalla stagione successiva. Con la��Inter rimane fino al 1994 (vincendo il mitico a�?Scudetto dei recorda�? nel 1988-a��89, sotto la guida del Trap, due Coppa UEFA a�� 1990-a��91 e 1993-94 a�� e la Supercoppa Italiana 1989), quando sarA� poi ceduto alla Sampdoria (come avvenne al suo predecessore Bordon) nello scambio che porta ad Appiano Gentile colui che ha ereditato il posto di portiere titolare in Azzurro proprio da Zenga, ossia Gianluca Pagliuca. A Genova rimane due stagioni, travagliate dagli infortuni, quindi accetta la��offerta di scendere in B per difendere la porta del Padova. Coi veneti gioca solo una ventina di partite, poi si trasferisce nel neonato (al tempo) campionato statunitense, rimanendo per due stagioni ai New England Revolution, la seconda delle quali in qualitA� di giocatore-allenatore. Da lA� ha iniziato la sua carriera in panchina, e da allenatore ha girato il Mondo, guidandoA�anche squadre molto prestigiose come la Steaua Bucarest in Romania (vincendo il campionato) e la Stella Rossa di Belgrado nella��ex Jugoslavia (con la doppietta a�?scudettoa�?-coppa nazionale). In Italia, dopo aver allenato con successo il Catania nella stagione 2008-a��09, passa al Palermo, dove la sua avventura A? perA? durata poche giornate. Riparte dall’Arabia Saudita, all’Al-Nassr, ma anche qui le cose vanno male e viene esonerato dopo pochi mesi. Si trasferisce quindi a Dubai, al’Al-Nasr, dove rimane dal gennaio 2011 al giugno 2013, quando A? esonerato. Pochi mesi piA? tardi firma per l’Al-Jazira, negli Emirati Arabi, rescindendo dopo pochi mesi. Una stagione di stop e quindi, nell’estate 2015, la chiamata alla guida della Sampdoria. Portiere della��anno IFFHS nel triennio 1989-1991, con la Nazionale ha disputato due Mondiale: da terzo portiere quello del 1986 in Messico e da titolare quello casalingo del a��90, dove un suo errore in uscita costA? alla��Italia il gol del pareggio di Caniggia nella semifinale con la��Argentina che eliminerA� poi gli Azzurri ai rigori. Titolare alla��Europeo 1988, in totale ha collezionato 58 presenze, cui si aggiungono le 15 con la��Under-21, con la quale ha disputato le Olimpiadi 1984 (facendo il secondo al romanista Tancredi) e la��Europeo di categoria nel 1986.

2 (terzino destro) a�� Giuseppe a�?Beppea�? BERGOMI: Lo a�?Zioa�?, storica bandiera nerazzurra, approda nelle giovanili interiste a sedici anni, dopo essersi formato nella Settalese. Meneghino purosangue anche lui, esordisce in prima squadra nel gennaio del 1980, in Coppa Italia contro la Juve. Il debutto in Serie A arriva la��anno successivo, a 17 da poco compiuti, in trasferta a Como. La stagione successiva (chiusa con la vittoria della Coppa Italia) A? giA� titolare, tanto da guadagnarsi un posto tra i 22 azzurri della spedizione mondiale del 1982. Gioca, addirittura da titolare, la finale di Madrid del trionfo azzurro per 3 a 1 sulla Germania Ovest. Scala le gerarchie interne fino a diventare vice-capitano anche se, con la��utilizzo part-time di Beppe Baresi, la fascia A? di fatto sua. Con i a�?gradia�? al braccio solleverA� la Coppa UEFA 1990-a��91, vinta nella finale tutta italiana contro la Roma. Si ripeterA� nel 1993-a��94, mentre la sua terza Coppa UEFA (record) la vincerA� senza disputare la finale. Con la��Inter ha vinto anche la Supercoppa Italiana 1989 e, soprattutto, lo Scudetto a�?dei recorda�? 1988-a��89. Ha lasciato la��Inter, ritirandosi, al termine della stagione 1998-a��99, dopo aver collezionato 756 presenze (condite da 28 goal), record superato solo da Javier Zanetti. Con la Nazionale, dopo il vittorioso Mundial a��82, ha disputato anche quello messicano del 1986 e, da capitano, quello a�?casalingoa�? del 1990. Escluso dal giro azzurro con la��avvento di Arrigo Sacchi, torna in Nazionale nel 1998, sotto Cesare Maldini, disputando il suo quarto Mondiale, per un totale di 81 partite con la��Italia, con la quale ha disputato anche gli Europei 1988 (da capitano). Con la��Under-21 ha partecipato agli Europei di categoria sia nel 1982 sia nel 1984. Appesi gli scarpini al chiodo, e colpevolmente ignorato dalla societA�, diventa commentatore tecnico per la pay-tv, su Tele+ prima e su Sky poi. Nel febbraio 2008 torna finalmente alla��Inter, prendendo in corsa la panchina della squadra Esordienti, ma la��esperienza dura solo pochi mesi. Si trasferisce quindi ai dilettanti della��Accademia Internazionale, dove guida gli Allievi allo scudetto di categoria. Dopo questo successo approda al Monza, dove allena due stagioni: la prima la formazione Allievi, quindi quella Beretti. Seguono, nella medesima categoria, due anni alla��AtalantaA�e poi, sempre nei Beretti, il Como, squadra contro cui debuttA? da giocatore in A.

3 (terzino sinistro) a�� Giacinto FACCHETTI: Nativo di Treviglio, cresce nella squadra cittadina, la Trevigliese, prima di approdare, diciottenne, alla��Inter. Dopo un paio di stagioni di apprendistato, diviene titolare inamovibile della squadra che sarA� sempre ricordata come la a�?Grande Intera�� del Mago Herrera. Sotto la guida del a�?santonea�? sudamericano, Facchetti vince 3 volte lo Scudetto (1962-a��63, 1964-a��65 e 1965-a��66) e, soprattutto, centra la doppietta sia in Coppa dei Campioni sia in Coppa Intercontinentale nel biennio 1964-a�?1965. Un altro Scudetto arriverA� nella stagione 1970-a��71, iniziata con un altro Herrera in panchina (il paraguayano Heriberto, detto HH2 per differenziarlo da Helenio, e giA� Campione da��Italia con la Juventus a�� da cui era arrivato la��anno precedente – nel 1966-a��67), ma portata al trionfo dalla��allenatore della Primavera, Giovanni Invernizzi, che cogestA� la squadra coi a�?senatoria�?. Chiude col calcio giocato al termine della stagione 1977-a��78, con la conquista della Coppa Italia (senza giocare la finale), dopo 634 partite (terzo assoluto) e 75 reti. Lasciato il campo, diviene dirigente accompagnatore della Nazionale ai Mondiali 1978, quindi ha una��esperienza come vice presidente della��Atalanta, nei primi Anni a��80. Torna alla��Inter con la��avvento (bis) della famiglia Moratti, dapprima come Direttore Generale, e in seguito come Direttore Sportivo. Nel 2001, a seguito della scomparsa del a�?miticoa�? Peppino Prisco, diviene vice presidente. Quindi, nel gennaio 2004, dopo le dimissioni di Massimo Moratti, A? presidente della squadra, carica che ricoprirA� fino alla scomparsa nel settembre 2006. La sua A? stata una grande carriera anche in Nazionale, con cui ha debuttato nel marzo 1963, nella sua prima stagione da titolare nel club. Prende parte alla sua prima manifestazione internazionale col Mondiale inglese del a��66, dopo il quale diventa capitano della squadra. Con la fascia al braccio alza la Coppa Europa per Nazioni nel 1968, guidando poi gli Azzurri nel a�?miticoa�? Mondiale 1970, quello del 4 a 3 alla Germania in semifinale, poi perso col Brasile alla��ultimo atto. Sfortunato il suo ultimo torneo con la maglia azzurra, dato che si tratta della disastrosa spedizione al Mondiale a��74. In Azzurro giocherA� fino al 1977, collezionando 94 presenze, 70 delle quali da capitano. Quasi un paradosso, se si pensa che invece nella��Inter ha avuto la fascia solo nella��ultima stagione, dove ha giocato part-time. Considerato il primo terzino da��attacco della storia del calcio europeo (la carriera la��ha perA? poi chiusa da libero), A? probabilmente il vero giocatore simbolo della storia interista. Dopo la sua scomparsa, la societA� ha deciso di ritirare il a�?suoa�? numero, il a�?3a��.

4 (mezzala destra) a�� Javier ZANETTI: Argentino, arrivato alla��Inter quasi a�?di nascostoa�?, come ‘contorno’ al piA? pubblicizzato acquisto della��attaccante Sebastian Rambert, si A? imposto quasi subito, evolvendo da terzino da��attacco a esterno di centrocampo e quindi ad interno destro del centrocampo a tre (il suo ruolo migliore, probabilmente), fino al mediano e alla��esterno sul lato opposto. Cresciuto nella��Independiente di Avellaneda, passa poi al Tallares, con cui fa il suo debutto nel calcio professionistico. Dopo due campionati col Banfield, nel 1995 approda alla��Inter, scrivendone la storia. In maglia nerazzurra ha disputato finora 858 partite (record assoluto), di cui 615 a�� piA? 3 spareggi a�� in Serie A (altro record interista e assoluto tra i giocatori stranieri). Il suo palmarA�s conta lo storico Triplete 2010, insieme ad altri 4 scudetti (quello riassegnato per i fatti di Calciopoli e i tre successivi), 4 Supercoppe Italiane (2005, 2006, 2008, 2010) e altrettante vittorie in Coppa Italia (2004-a��05, 2005-a��06, 2010-a��11, oltre a quella del Triplete). In campo internazionale puA? contare anche il Mondiale per Club 2010 e la Coppa UEFA 1997-a��98, unico torneo non vinto da capitano. Ha infatti iniziato a portare la fascia dal 1999, ereditandolaA�da Bergomi, e portandola fino al ritiro, avvenuto al termine della stagione 2013-’14 (tralasciando il breve intermezzo in cui la��ha indossata Ronaldo). Con la Nazionale argentina ha debuttato nel 1994, disputando 145 match (altro record), ma la sua avventura con la SelcciA?n A? stata tutta��altro che vincente. A parte la vittoria dei Giochi Panamericani nel 1995 e la trascurabile Kirin Cup nel 2003 (piA? la��argento olimpico ad Atlanta a��96), infatti, non ci sono altri successi con la��Albiceleste, nonostante le 5 edizioni di Copa AmA?rica (1995, 1999, 2004, 2007, 2011) e i due Mondiali (1998 e 2002) disputati. A� stato capitano sotto la guida del CT Bielsa quindi, dopo il ritiro di Ayala, A? tornato a vestire la fascia con la��avvento sulla panchina di Alfio Basile, prima di cederla a Mascherano (che poi, a sua volta, la cederA� a Messi). Chiamato a�?Pupia�? fin da ragazzo (nome scelto per la fondazione benefica da lui fondata assieme alla moglie), arrivA? in Italia accompagnato dal soprannome ‘El Tractor’. Poi A? divenuto – e tuttora A? nonostante il ritiro -, molto semplicemente, ‘Il Capitano’.

5 (stopper) a�� Walter SAMUEL: Argentino, noto come a�?Il Muro/The Walla�? per la sua soliditA� e durezza, cresce nelle giovanili del Newella��s Old Boys, con cui debutta in prima squadra nel 1996. La��anno seguente viene acquistato dal Boca Juniors, dove in tre anni vince la��Apertura 1998, il Clausura 1999 e, soprattutto, la Copa Libertadores 2000, dopo la quale lascia gli a�?Xeneizesa�?. Nella��estate del 2000, infatti passa alla Roma, con cui vince subito lo Scudetto. Rimane fino al 2004, mettendo in bacheca anche la Supercoppa Italiana 2001, prima di passare per 25 milioni di Euro al Real Madrid. Dopo una stagione tribolata e senza titoli, i a�?Blancosa�? lo sbolognano alla��Inter, che fa un affarone. Con i nerazzurri rimane 9 stagioni, circa metA� delle quali disputate solo in parte causa infortuni. Ma, quando sta bene, il a�?Muroa�? A? invalicabile, come dimostrato nella stagione 2009-a��10, nella quale non ha ad esempio saltato una partita di Champions, che a fine anno mette in bacheca, nel punto piA? alto del famoso a�?Tripletea�? targato Mourinho (in questa stagione A? eletto Difensore della��Anno del campionato italiano). Con la��Inter vince anche 4 Scudetti consecutivi dal 2006 al 2010, piA? quello assegnato a tavolino per i fatti di a�?Calciopolia�?. In bacheca finiscono anche un Mondiale per Club (2010) 3 edizioni della Coppa Italia (2006, 2010 e 2011), 4 Supercoppe Italiane (2005, 2006, 2008 e 2010, che sommate a quella vinto con la Roma fanno ben 5). Arrivato in scadenza di contrattoA�nel 2014,A�ha firmato con gli Svizzera del Basilea, con cui ha conquistato gli ottavi di finale di Champions League. Con la Nazionale argentina ha giocato 56 partite (con 5 reti), disputando 2 Mondiali (2002 e 2010), una Copa AmA�rica (1999) e una Confederations Cup (2005) chiusa col secondo posto finale.

6 (libero) a�� Armando PICCHI: Livornese (lo stadio della cittA� toscana A? a lui dedicato), entra nelle giovanili amaranto a 14 anni, debuttando in prima squadra a 19 anni, nella stagione 1954-a��55, come mezzala. Arretrato a terzino destro, diventa presto titolare, rimanendo a�?a casaa�? fino al 1959, anno in cui passa alla SPAL. A Ferrara rimane solo un anno, poichA� nella��estate del 1960 viene acquistato dalla��Inter. Arrivato sempre come terzino destro, viene arretrato al ruolo di libero dal a�?Magoa�? Herrera, sul finire della stagione 1961-a��62. Al termine della stagione successiva, HH1 designa Picchi capitano dopo la partenza di a�?Macistea�? Bolchi. TerrA� la fascia fino al 1967, anno in cui lascia la��Inter per il Varese, dopo aver vinto 3 Scudetti (1962-a��63, 1964-a��65 e 1965-a��66), 2 Coppa dei Campioni (1963-a��64 e 1964-a��65) e 2 Coppa Intercontinentale (1964 e 1965). Nella seconda stagione varesina ricopre la��incarico di giocatore-allenatore, non riuscendo a salvare la squadra dalla retrocessione in B. La stagione successiva arriva in corsa sulla panchina del a�?suoa�? Livorno quindi, a sorpresa, approda sulla panchina della Juventus. Ma non riuscirA� nemmeno a completare la stagione, dato che la malattia se lo porta via a 35 anni, nel maggio 1971.

7A�(trequartista) a�� Alessandro a�?Sandroa�? MAZZOLA: Figlio di Valentino, stella tra le stelle del a�?Grande Torinoa��, nel settore giovanile interista viene scoperto e valorizzato da Peppino Mazzola. Debutta, con goal in prima squadra il 10 giugno 1961, nel famigerato replay della partita di campionato con la Juventus (sospesa dalla��arbitro e inizialmente assegnata ai nerazzurri a tavolino) nel quale la��Inter, per protesta, schiera una squadra di soli giovani, perdendo 9 a 1 (sei reti di Sivori, per i bianconeri). Il giovane Sandrino trasformerA� dal dischetto il rigore del gola della bandiera. Dopo una sola presenza anche nel campionato successivo, Helenio Herrera lo lancia definitivamente in prima squadra, e al suo primo vero campionato tra i grandi segna 10 goal (in 23 partite) e vince lo Scudetto. La��anno dopo arriva la Coppa dei Campioni, che Mazzola vince da capocannoniere e segnando 2 delle 3 reti con cui i nerazzurri battono (3 a 1) il grande Real Madrid. Nel 1964-a��65 arrivano, nella��ordine: la Coppa Intercontinentale (Mazzola va a segno nel match di ritorno, contro gli argentini della��Indipendiente), il secondo Scudetto (col titolo di capocannoniere) e il bis in Coppa dei Campioni. Quindi A? ancora doppietta Coppa Intercontinentale (doppietta per Mazzola nel 3 a 0 della��andata, sempre contro la��Indipendiente. Il ritorno si concluderA� 0 a 0) – Scudetto. Al termine di questa stagione fa parte della Nazionale che affronta i Mondiali inglesi del 1966. Nel 1970 succede a Mariolino Corso come capitano della squadra, e alla sua prima stagione con la fascia al braccio la��Inter torna alla Scudetto, arrivando poi secondo (dietro a Johann Cruyff) nella classifica del Pallone da��Oro. Rimane in attivitA� fino al 1977, anche se la sua partita da��addio la giocherA� solo un anno piA? tardi, in una��amichevole a Pechino contro la Nazionale cinese. Smessi i panni del calciatore, entra subito nello staff dirigenziale del club, rimanendovi fino al 1984 (e facendosi la fama di silurare i giocatori a�?troppoa�? amati) per poi approdare al Genoa. Torna alla��Inter, come direttore sportivo, nel 1995 e cedendo il testimone quattro anni piA? tardi alla��ex compagno/rivale Lele Oriali. Dal 2000 al 2003 A? stato responsabile del mercato al Torino, la squadra di suo padre. Ad oggi fa la��opinionista televisivo. Con la Nazionale, dopo il Mondiale a��66, ha disputato e vinto la��Europeo 1968, quindi ha fatto parte della spedizione al Mondiale del a��70, dove A? stato suo malgrado protagonista della famigerata a�?staffettaa�? con Rivera. Con la Nazionale disputerA� anche il Mondiale a��74, che mette disastrosamente fine alla��era del CT Valcareggi e dA� il lA� al ricambio generazionale in maglia azzurra. Maglia con cui gioca 70 match, segnando 22 reti, tra cui una al debutto, nel a��63, in amichevole contro il Brasile di PelA�, vincitore la��anno prima del Mondiale in Cile.

8 (centrocampista centrale) a��A�Lothar MATTHA�US: Tedesco, arrivato dopo la��Europeo 1988 dal Bayern Monaco (squadra nella quale ha giA� vinto molto) centra subito lo Scudetto con la��Inter a�?dei recorda�? guidata dal Trap, Alla vittoria in campionato fa seguito, alla��inizio della stagione successiva la Supercoppa Italiana (che lui non gioca). Quindi, dopo aver vinto da capitano il Mondiale a Italia a��90 con annesso Pallone da��Oro, ecco la Coppa UEFA (nella finale tutta italiana con la Roma, nella quale va in goal su rigore nel match da��andata) e il primissimo FIFA World Player Award della storia. Dopo una��ultima stagione avara di successi (e senza il suo a�?mentorea�? Trapattoni richiamato alla Juventus dopo il fallimento della��operazione-Maifredi) e dopo aver saltato Euro a��92 per infortunio (la Germania perderA� la finale contro la sorprendentissima Danimarca), torna al Bayern. Inizialmente riprende il suo abituale ruolo di regista, ma successivamente avendo perso velocitA� viene arretrato aA� libero, ruolo nel quale si rilancia alla grande, conquistando la convocazione in Nazionale per il suo quinto Mondiale (1998) e per la Confederations Cup 1999. Nel suo secondo periodo bavarese vince 4 campionati, due Coppa di Germania, due Fuji Cup e 3 Coppa di Lega consecutive (1997-1999). Ma, come giA� successo nel 1987, perde nuovamente in finale di Champions, nello stesso modo di 12 anni prima: Bayern in vantaggio 1 a 0 che si fa rimontare fino al 2 a 1. Per il giocatore A? una mezza tragedia dato che ha ormai 38 anni, ed A? la��ultima possibilitA� per lui di vincere il titolo che gli manca, oltretutto da capitano. Rimane un altro anno, andandosene a marzo dopo una scintillante vittoria per 4 a 1 sul Real Madrid (che vincerA� poi la coppa), per tentare la��avventura americana. Ma ormai non ha piA? niente da dire, e la sua esperienza coi MetroStrars di New York A? tutta��altro che scintillante. Appende quindi le scarpe al chiodo, dopo aver disputato la��ennesimo torneo con la Nazionale: Euro 2000 (ne avrebbe fatti sei se nel 1992 non fosse stato rotto e se nel 1996 fosse stato fatto fuori dalla a�?guerra di poterea�? con la��ex amico/compagno Klinsmann e col CT Berti Vogts). Dopo un anno a�?di riposoa�?, intraprende una carriera da allenatore tutta��altro che scintillante, che la��ha visto allenare anche in Brasile e in Israele, oltre a fare il CT in maniera fallimentare per ben due nazionali, tra la��altro vicine geograficamente e quindi rivali: Ungheria e Bulgaria. Esonerato la��ultima volta nel settembre 2011, da allora A? fermo.

9 (centravanti) a�� RONALDO LuA�s NazA?rio de Lima: La��Inter puA? vantare una grande tradizione di bomber che hanno lasciato il segno: da Angelillo al a�?Principea�? Diego Milito, passando per Boninsegna, Altobelli, la��accoppiata Serena-Diaz, Klinsmann, Ibrahimovic ed Etoa��o (e anche Meazza, che pur abbiamo utilizzato in altro ruolo, ma che inizialmente era un super centravanti). Nessuno di loro, perA?, puA? essere considerato alla��altezza del a�?Fenomenoa��. Ronaldo LuA�s NazA?rio de Lima nasce e cresce a Rio de Janeiro, nel quartiere Bento Ribeiro, ed inizia col calcetto. Al calcio a�?a 11a�? a sedici anni, ingaggiato dal A�SA?o CristA?vA?o, col quale si mette subito in luce, tanto che la��anno seguente lo acquista il Cruzeiro, esordendo nella massima serie a 17 anni ancora da compiere. Dopo essere diventato titolare, segnando 12 reti in 14 partite nella seconda parte del campionato 1993 (anno nel quale vince la Coppa del Brasile) e 18 in 22 match in quello successivo, partecipa alla vincente spedizione del Brasile al Mondiale USA a��94, dopo il quale si trasferisce in Olanda, al PSV Eindhoven. Coi a�?tulipania�? rimane due stagioni, segnando tra campionato e coppe la bellezza di 54 reti in 57 partite, vincendo la Coppa da��Olanda nella seconda e ultima stagione. Passa quindi al Barcellona per 20 milioni di dollari, e coi blaugrana A? subito protagonista: vince Coppa delle Coppe, Copa del Rey, Supercoppa di Spagna e classifica cannonieri. Manca perA? la vittoria in campionato, che A? appannaggio del Real Madrid di Capello. Dopo una stagione del genere, A? la��uomo mercato del momento, e la��allora munifico presidente interista Massimo Moratti non se lo fa scappare. La��Inter versa nelle casse dei catalani i 48 miliardi (cui se ne sono aggiunti altri 3,5 dopo una vertenza FIFA) della clausola rescissoria, e porta il ragazzo a Milano. La��impatto del brasiliano A? devastante: la��Inter diventa subito la prima sfidante alla Juventus di Lippi, che da qualche anno domina in Italia e in Europa, lui realizza 25 reti in campionato (34 in totale), ma il sogno-Scudetto sa��infrange contro Iuliano, nel famigerato scontro diretto contro i bianconeri, vittoriosi per 1 a 0. Quella prima stagione si rivelerA�, suo malgrado, irripetibile per il Fenomeno, fresco di vittoria del Pallone da��Oro, e protagonista assoluto della vittoria in Coppa UEFA della squadra. La stagione successiva inizia con polemiche e preoccupazioni, dopo il malore che il giocatore ha avvertito prima della finale Mondiale contro la Francia. Sospetti di doping e di problematiche inerenti la salute si susseguono, penalizzando il ragazzo, che gioca alla��incirca mezzo campionato (19 partite, condite da ben 14 centri, che alla��Inter dei 4 allenatori a�� Simoni, Lucescu, Castellini, Hodgson -A� non bastano per fare meglio della��ottavo posto in campionato), e combina poco o nulla in Champions League. Nel 1999 sulla panchina interista arriva la��allenatore del a�?nemicoa�?, il condottiero juventino Marcello Lippi. A far coppia con Ronnie arriva a�?Boboa�? Vieri, pagato 90 miliardi di lire alla Lazio. Ma la coppia a�?scoppiaa�? presto: Vieri A? spesso ai box per i cronici guai muscolari, mentre il brasiliano a novembre (dopo 7 partite e 3 goal di campionato) si rompe il tendine rotuleo del ginocchio destro. Rimandato in campo ad aprile, nella finale da��andata di Coppa Italia contro la Lazio, dopo sei minuti si distrugge nuovamente il ginocchio facendo semplicemente una finta, in una diretta tv drammatica, con allenatore e compagni che non riescono a nascondere la��ansia e la sofferenza del momento. Ronaldo rientrerA� solo alla fine del 2001, perdendo tutto un campionato. Quella del ritorno in campo A? la sua ultima stagione in nerazzurro, e si conclude nel peggiore dei modi, con il a�?drammaa�? del 5 maggio, quello Scudetto praticamente giA� vinto e invece perso in favore della a�?solitaa�? Juve. Ronaldo rompe con la��allenatore Cuper, e va da Moratti col classico proposito del a�?o io o luia�?. Il presidente, noto per assecondare sempre i suoi campioni a discapito dei mister, sceglie a sorpresa di schierarsi con Cuper e cede il giocatore, protagonista di un grande Mondiale vinto (da capocannoniere) col Brasile che gli frutterA� il suo secondo Pallone da��Oro, al Real Madrid. Coi a�?blancosa�? (coi quali vince subito la Coppa Intercontinentale, andando a segno e venendo premiato come a�?Man of the Matcha��) disputa quattro ottime stagioni, con 100 reti tonde in 164 partite, ma poi la��avvento di Capello e di nuovi giocatori a�� e qualche altro acciacco fisico a�� lo fanno finire un poa�� in disparte. CosA�, dopo mezza stagione con sole 13 partite e 4 goal, a gennaio 2007 sbarca clamorosamente al Milan. La��esperienza rossonera A? falcidiata dagli infortuni: in una stagione e mezza gioca solo 20 partite, corredate da 9 misere reti. Torna quindi in Patria, giocando due anni e mezzo col Corinthians, col quale vince un campionato paulista e una coppa nazionale. Annuncia il ritiro nel giorno di San Valentino del 2011, tra le lacrime, anche per via di un problema alla tiroide, che influisce sulla sua propensione ad ingrassare. Lasciato il calcio giocato diventa procuratore e manager, dedicandosi al contempo a una carriera da giocatore professionista di poker. Con il Brasile ha giocato 98 partite, mettendo a segno 62 goal (secondo solo a PelA?) e vincendo, oltre ai due Mondiali, una Confederations Cup (1997) e due edizioni consecutive della Copa AmA?rica (1997 e 1999), la seconda fregiandosi pure del titolo di capocannoniere. Con 15 reti (in 19 partite) A? primatista assoluto di marcature nella storia dei Campionati del Mondo (4 nel 1998, 8 nel 2002 e 3 nel 2006. Era nella rosa anche a USA a��94, ma non A? sceso in campo nemmeno un minuto).

10A�(mezzala sinistra) a�� Luis a�?Luisitoa�? SUAREZ: Spagnolo di La CoruA�a, dopo aver mosso i primi passi nella formazione del Perseverancia, approda quattordicenne al Fabril, la formazione B della squadra della sua cittA� natale, il Deportivo. Con la prima squadra debutta nel dicembre 1953, in una rovinosa sconfitta per 6 a 1 contro il Barcellona. A fine campionato lo acquistano proprio i blaugrana, che lo mandano a�?a farsi le ossaa�? in Seconda Divisione, al La EspaA�a Industrial (che anni piA? tardi diventerA� il Barcellona B). La stagione successiva rientra a�?alla basea�?, ma la sua carriera sboccia definitivamente tre anni piA? tardi, quando sulla panchina dei catalani arriva Helenio Herrera. Col a�?Magoa�? alla guida (e grazie al supporto del trio ungherese delle meravglie Kubala-Kocsis-Czibor), il Barcellona vince subito la Coppa delle Fiere (e Suarez segna i primi due dei sei goal che il Barcellona rifila al London XI nella finale di ritorno) e quindi campionato (14 reti in 26 partite per Luisito) e coppa nazionale. La stagione 1959-a��60 si chiude col bis in campionato (13 reti in 23 match) e un nuovo successo in Coppa delle Fiere. A fine per Suarez ca��A? il Pallone da��Oro e, al termine di quella��annata sportiva, il passaggio alla��Inter per raggiungere il a�?mentorea�? Herrera. In nerazzurro Suarez rimane 9 stagioni, guidando con la sua sapiente regia la squadra ai trionfi che la faranno diventare la a�?Grande Intera�?. 3 Scudetti (1962-a��63, 1964-a��65 e 1965-a��66), 2 Coppa dei Campioni (1963-a��64 e 1964-a��65) e 2 Coppa Intercontinentale (1964 e 1965), questo il suo palmarA?s interista. Lascia nel 1970, per trasferirsi alla Sampdoria, dove gioca per tre stagioni prima di appendere le scarpette al chiodo. Intraprende subito la carriera di allenatore, sempre a Genova ma, clamorosamente, sulla��altra sponda della cittA�. Diviene infatti tecnico delle giovanili del Genoa, che lascia dopo un solo anno per la chiamata della a�?suaa�? Inter. Sulla panchina nerazzurra dura perA? solo una stagione, e con scarsi risultati. La stagione successiva allena la Spal, quindi il Como, poi il Cagliari e infine il ritorno a�?a casaa�?, al Deportivo La CoruA�a. In tutti i casi rimanendo solo per una stagione. Dopo un anno sabbatico, nel 1980 diviene CT della��Under-21 spagnola, incarico che ricoprirA� per otto anni, prima di approdare alla Nazionale maggiore, con la quale partecipa a Italia a��90. Termina la��incarico la��anno successivo, per poi tornare a gravitare nella��orbita della��Inter. Prende in mano la squadra brevemente nel 1992 e poi ancora nel 1995. Simpatico e dalla battuta fulminante, da anni imperversa in diverse trasmissione sportive. Con la Nazionale, nella quale ha debuttato con goal nel 1957, ha vinto la��Europeo 1964, e disputato i Mondiali 1962 e 1996. Nel Pallone da��Oro, oltre alla citata vittoria nel 1960, ha collezionato due secondi posti (1961 e 1964) e un terzo posto (1965).

11A�(seconda punta) a�� Giuseppe a�?Peppinoa�? MEAZZA: Milanese di Porta Vittoria, dopo i primi calci dati in strada coi coetanei, approdA? dodicenne al Gloria F.C., squadra militante in un campionato minore. Dopo un provino fallito col Milan, a 14 anni entra nel settore giovanile della��Inter. Ammirato dal giocatore della prima squadra Fulvio Bernardini, viene segnalato da questa��ultimo alla��allenatore nerazzurro del tempo, A?rpA?d Weisz, che lo aggrega alla formazione dei grandi ad appena 16 anni. A 17 gioca giA� in prima squadra, debuttando nella Coppa Volta, e guadagnandosi il soprannome di a�?Balillaa�?, utilizzato riferendosi a lui da un compagno piA? grande (siamo in piena era fascista, e i ragazzini sono inquadrati della cosiddetta a�?Opera Nazionale Balillaa��), stupito per la scelta della��allenatore di lanciarlo cosA� giovane. In quel debutto, a�?PepA�na�? segna tre goal, conquistandosi subito la fiducia dei compagni. Rimane alla��Inter, nel frattempo ribattezzata Ambrosiana, fino al 1940 quando, dopo esser stato fermo per un anno intero a causa di un infortunio che sembra averne compromesso la carriera (e dopo 348 partite e 241 reti), riparte coi a�?cuginia�? del Milan. Rimane in rossonero due stagioni (42 partite e 11 reti), andando anche in goal contro la��Inter. Stessa cosa farA� nella stagione 1942-a��43, giocando con la Juventus (27 match e 10 goal). Quindi, durante la guerra, disputa il campionato Alta Italia 1994 col Varese (20/7). Alla ripresa dei campionati, dopo la fine del conflitto mondiale, gioca la stagione 1945-a��46 con la��Atalanta (14 incontri e 2 marcature, e diventando in corsa giocatore-allenatore), quindi chiude la carriera nella a�?suaa�? Inter, giocandovi una��ultima stagione da giocatore-allenatore con 17 partite e 2 goal. Diviene allenatore a tutto tondo la stagione successiva, accettando poi la��offerta dei turchi del Besiktas, primo allenatore italiano alla��estero. Torna quindi in Italia, allenando per due stagioni la Pro Patria. Quindi, nel biennio 1952-1953 A? CT della Nazionale. Torna sulla panchina nerazzurra nella stagione 1955-a��56 e poi, brevemente, nel 1957. Diventa quindi responsabile del settore giovanile, scoprendo Sandro Mazzola. Con la Beneamata ha vinto tre Scudetti (1929-a��30, 1937-a��38, 1939-a��40, i primi due da capocannoniere, titolo che vincerA� anche nel 1935-a�?36) e una Coppa Italia (1939), capitanando la squadra dal 1931 al suo primo addio nel a��40, ereditando la fascia da quel Leopoldo Conti cui deve il soprannome a�?Balillaa�?. Nella stagione 1941-a��42 A? stato capitano anche al Milan. Sono da ricordare di lui la tecnica eccezionale, il dribbling ubriacante e le celebri punizioni a foglia morta con cui aggirava la barriera. Proficua anche la sua esperienza con la Nazionale, con la quale esordA� (a venta��anni da compiere) con una doppietta il 9 febbraio 1930 in un Italia-Svizzera 4-2. L’11 maggio dello stesso anno, alla sua quarta presenza in azzurro, rifila tre reti ai a�?maestria�? ungheresi, nel 5 a 0 in trasferta con cui la��Italia vince la prima edizione della a�?Coppa Internazionalea��. Con 4 goal (pur non giocando da centravanti a�� ruolo ricoperto dal bolognese Schiavio a�� ma da interno/mezzala di destra) contribuisce in maniera fondamentale alla vittoria della��Italia nei Mondiali del a��34, dei quali sarA� eletto miglior giocatore del torneo. Segna quindi le due reti azzurre nella celeberrima a�?Battaglia di Highburya��, dove una��Italia in 10 e sotto di tre goal, riesce a mettere paura ai a�?maestria�? inglesi in casa loro. Dopo la vittoria, nel 1935, della terza edizione della a�?Coppa Internazionalea��, Meazza guida da capitano la��Italia al bis mondiale, col successo a Francia a��38. Segna un solo goal, su rigore, ma decisivo: A? quello che dA� la vittoria in semifinale contro il Brasile, calciato tenendosi su i pantaloncini con una mano a causa della rottura della��elastico degli stessi. SarA� il suo trentatreesimo e ultimo centro in azzurro, secondo solo a Gigi Riva (35). Viveur, amante di donne, auto e champagne, fu il primo calciatore italiano a raggiungere una fama di livello internazionale, attirando addirittura sponsorizzazioni personali. Scomparso nel a�?79, a lui A? dedicato lo stadio di Milano noto come S. Siro. La��utilizzo in questa posizione del a�?Balillaa�?, costringe a tagliare un grandissimo del passato interista come la��ala ungherese IstvA?n Nyers, assoluto protagonista della doppietta-Scudetto 1952-a��53 e 1953-a��54.

ALL. Helenio HERRERA: I piA? giovani avrebbero magari scelto senza dubbio alcuno lo a�?Special Onea�� JosA� Mourinho, ma la��epopea del a�?Magoa�� ha fatto la storia del calcio, cambiandolo, influenzandolo.

Argentino, emigra poi con la famiglia in Marocco, spostandosi poi in Francia, dove disputa una modesta carriera da calciatore e dove inizia ad allenare (giocando, anche) al Puteaux, nella stagione 1944-a��45. Seguono tre stagioni sulla panchina Stade FranA�ais, quindi il trasferimento in Spagna, al Real Valladolid. Dopo mezza stagione coi bianco-viola, approda alla��Atletico Madrid, vincendo subito due campionati di fila. Dopo una terza stagione al di sotto delle aspettative ha due brevi esperienze, al Malaga e al Deportivo La CoruA�a. Riparte quindi dal Siviglia, dove rimane tre stagioni prima di trasferirsi in Portogallo, al Belenenses. Coi lusitani resta due stagioni, dopodichA� arriva la��occasione importante tanto attesa: il Barcellona. Coi catalani vince subito la Coppa delle Fiere (1958) e il campionato, bissato poi la��anno successivo. Nel frattempo, alcuni contrasti con la stella a�?blaugranaa�? Kubala agevolano il lieto fine del corteggiamento del presidente interista Angelo Moratti, rimasto affascinato dal gioco della��allenatore in una doppia sfida di Coppa delle Fiere. Alla prima stagione interista porta la squadra al terzo posto, nella stagione della clamorosa protesta per la scelta della federazione di rigiocare Juventus-Inter, che vedrA� la Primavera nerazzurra soccombere per 9 a 1 sotto i colpi di Sivori (6 reti in quel match) e compagni. La��annata seguente il piazzamento A? al secondo posto, dietro i a�?cuginia�? milanisti, ma intanto si stanno inserendo tassello dopo tassello i giocatori che faranno poi la sua a�?Grande Intera�?. Su tutti spicca Luisito Suarez, cervello del a�?suoa�? Barcellona ed estensione in campo di HH. La terza stagione A? quella della consacrazione della��inseguimento allo Scudetto: la��Inter A? campione da��Italia grazie anche agli arrivi di Burgnich e Jair e del lancio definitivo di Facchetti e Sandrino Mazzola. La��anno dopo ecco la Coppa dei Campioni, mentre il bis in campionato fallisce solo allo spareggio in favore del Bologna. La��apoteosi arriva perA? con la stagione 1964-a��65: Coppa Intercontinentale, Scudetto, bis in Coppa dei Campioni e Coppa Italia sfuggita solo in finale (sconfitta per 1 a 0 contro la a�?solitaa�? Juve). La��anno dopo i risultati sono quasi identici: ancora Coppa Intercontinentale e Scudetto, ma stavolta sia la Coppa Italia sia soprattutto la Coppa dei Campioni finiscono alle semifinali. Di fatto la��epopea della a�?Grande Intera�� del Mago finisce qui: la��annata successiva, infatti, i nerazzurri arrivano vicino a tutto ma non vincono nulla. In Coppa Italia escono di nuovo in semifinale, ma a pesare sono le sconfitte in campionato e in Coppa dei Campioni. Nella corsa Scudetto, la��Inter crolla a Mantova alla��ultima giornata, subendo il sorpasso della Juve (tanto per cambiare), mentre in Europa perde la finale contro gli scozzesi del Celtic di Glasgow dopo essere andata in vantaggio. Se ne vanno il capitano Picchi, Burgnich e Jair, ma il rinnovamento non funziona: la squadra arriva solo quinta in campionato e il a�?Magoa�� se ne va alla Roma, dove vince subito la Coppa Italia e dove rimane fino al 1973. Torna quindi alla��Inter per una sola, sfortunata stagione, nella quale deve lasciare anzitempo la��incarico per una crisi cardiaca. Dopo un periodo di inattivitA�, nel marzo 1979 approda al Rimini, che lotta per non retrocedere dalla Serie B alla Serie C, non riuscendo a salvare la squadra. Nonostante questo, viene clamorosamente richiamato al Barcellona, dove allena per due stagioni, chiudendo con la conquista della Coppa del Re 1981 la sua straordinaria carriera. Lasciata la panchina, torna in Italia, dove A? simpatico protagonista di vari talk show calcistici in tv, e dove si spegne nel 1997.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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