All Time XI: Juventus

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Era il primo di novembre del 1897, quando un gruppo di studenti – capitanati dai fratelli Canfari, Enrico ed Eugenio – del liceo a�?Massimo Da��Azeglioa�� di Torino, radunatisi attorno a una panchina nei pressi della scuola, fondarono la Juventus.

Quel manipolo di ragazzi entrA? qualche giorno piA? tardi in un negozio di abbigliamento, con una richiesta in linea con le loro misere tasche da studentelli: dateci quello che costa meno.

Uscirono con delle maglie di percalle rosa, pantaloncini e farfallino nero, e berretto bianco. Debuttarono cosA�, tra lo scherno e la derisione, contro gli esperti avversari della��FC Torinese. Ma, a fine a partita, dopo che quei ragazzi in rosa seppero dimostrare il loro valore, guadagnandosi il rispetto indipendentemente dal colore indossato.

Colore che, come A? evidente, successivamente mutA? in favore delle strisce bianconere: colpa/merito della��imprenditore John Savage, appassionato calciofilo. Questi, prese in simpatia i giovani in rosa e si offrA� di procurare loro delle nuove maglie, dato che le originali ormai non tenevano piA? nemmeno il migliore dei rattoppi. La scelta cadde su quella che venne intesa come una naturale evoluzione del rosa: il rosso, mutuato dagli inglesi del Nottingham Forest. Savage prese contatti nella cittadina britannica, ma per un qualche errore di comunicazione, le divise che arrivarono a Torino furono quella della��altra squadra della cittA� del celeberrimo sceriffo nemico di Robin Hood: quelle a strisce bianconere del Notts County (e per ciA? scelto per la��amichevole inaugurale dello Stadium).

Era il 1903, quindi quel bianconero A? da oltre 110 anni indissolubilmente legato alla a�?Vecchia Signoraa��. PiA? di un secolo, dunque, fatto di tante vittorie come di tante amarezze, di cadute pesanti e maestosi ritorni, di polemiche, rivalitA� e tribunali. E di tanti, tantissimi campioni assoluti del calcio. Nessuna squadra in Italia (e sfido chiunque ad asserire il contrario) ha potuto schierare il numero di a�?mitia�? che puA? vantare nel suo pantheon la Juventus. Capirete quindi che farne la formazione di tutti i tempi A? stato particolarmente arduo, e certe esclusioni sono state dolorosissime. Tanto che, confesso, ancora mentre scrivo questa introduzione su qualche ruolo sono ancora combattuto.

VabbA?, ormai A? arrivato il momento di andare online, quel che A? fatto A? fatto: la mia Juve di tutti i tempi A? dunque questa, schierata con un 4-2-3-1:

1 (portiere) a�� Gianluigi BUFFON: Carrarese puro sangue e tifoso della squadra locale (tanto da essersela poi comprata), inizia da centrocampista alla scuola calcio Canaletto di La Spezia. Torna quindi a Carrara, dove gioca nelle giovanili delle localo formazioni dilettantistiche del Perticata e del Bonascola. A 13 anni arriva al Parma, dove diventa portiere dopo aver giocato a�?per casoa�? tra i pali a causa delle assenze dei compagni coi guantoni. Dimostratosi subito a suo agio come estremo difensore, scala ben presto le varie formazioni giovanili, tanto che a 17 anni A? giA� aggregato alla prima squadra. Che lo schiera a sorpresa, per la squalifica del titolare Bucci e le condizioni non ottimali del vice Nista, nella delicata sfida contro il Milan del 19 novembre 1995. La partita finisce 0 a 0, grazie anche alle ottime prestazioni del ragazzino, che si conquista il posto da titolare, giocando anche in Coppa UEFA e conquistandosi una maglia per la��Europeo Under-21 che la��Italia di Cesare Maldini vincerA� (terzo titolo di fila) ai rigori contro la titolatissima Spagna, facendo da vice ad Angelo Pagotto. Diventa titolare nel biennio successivo, macchiandosi anche di un clamoroso errore che costa alla��Italia in match contro i pari etA� inglesi, durante le qualificazioni. Errore che si dimostrerA� poi decisivo, dato che gli azzurrini (campioni in carica), mancano clamorosamente la qualificazione alla fase finale. Nel frattempo Gigi (che ha vinto la medaglia da��oro con la��Under-23 ai Giochi del Mediterraneo 1997) sa��A? conquistato la Nazionale maggiore, e al Mondiale 1998 A? addirittura il secondo portiere (partito come a�?terzoa�?, scalA? per la��infortunio di Peruzzi che ridiede il posto da titolare a Pagliuca). Dopo il Mondiale, vive la sua stagione di maggior successo col Parma, grazie al doppio trionfo in Coppa Italia e Coppa UEFA, con la formazione guidata da Alberto Malesani. La stagione successiva, coi Ducali vince anche la Supercoppa Italiana, avviandosi verso la sua prima manifestazione per nazionali da titolare, la��Europeo 2000. Sa��infortuna perA? a una mano prima della��inizio del torneo, saltandolo. Rientrato dalla��infortunio, gioca la sua ultima stagione col Parma, che lo cede alla Juventus nella��estate 2001 per 105 miliardi di lire, cifra mai pagata per nessun altro portiere. Con la Juventus vince lo Scudetto al primo colpo, bissandolo la��anno successivo (e vincendo anche la Supercoppa Italiana), nel quale perde perA? la finale di Champions League tutta italiana col Milan, dopo che in semifinale era stato decisivo parando un rigore a Figo del Real Madrid. Dopo un terzo anno particolari soddisfazioni (a parte la seconda Supercoppa Italiana consecutiva a inizio stagione), che sancisce la fine del Lippi-bis, torna campione da��Italia nel biennio di Capello, titoli poi cancellati per i fatti di Calciopoli. Nella��estate 2006 A? grande protagonista nella vittoria azzurra ai Mondiali tedeschi, vincendo il a�?Premio Yashina�� come miglior portiere del torneo, e arrivando secondo nella classifica finale del Pallone da��Oro dietro un altro ex parmense, il capitano azzurro Fabio Cannavaro. Dopo il Mondiale, rimane alla Juventus nonostante la retrocessione da��ufficio in Serie B, centrando subito la risalita in A. A� alla Juve tutta��ora, e ne A? anche divenuto capitano dopo la��addio di Alex Del Piero. Coi bianconeri a�� nel dopo-Calciopoli a�� ha vinto gli ultimi 6 campionati consecutivamente (2012-2017), 3 Coppe Italia consecutive (2015-2017, cui va aggiunta la finale persa nel 2012) e 3 Supercoppe Italiane (2012, 2013 e 2015). Ha inoltre nuovamente raggiunto la finale di Champions League, giocandosi il a�?Tripletea�� col Barcellona nel 2015 e con il Real Madrid nel 2017, uscendo perA? sconfitto in entrambi i casi. Con la Nazionale, oltre ai tornei succitati, ha preso parte anche agli Europei 2008 e 2012 (secondo posto in questa��ultimo), al Mondiale 2010 (giocando solo il primo tempo del match inaugurale, a causa di un infortunio alla schiena) e a quello 2014, e alla Confederations Cup nel 2009 e nel 2013 (chiusa al terzo posto). Capitano dal rientro in squadra nel 2011, A? il giocatore piA? presente di sempre nella storia della Nazionale italiana e tra tutte le Nazionali UEFA con 176 gettoni, di cui 80 da capitano (record italiano anche questo). Dal 1999 ha vinto 8 volte il trofeo AIC come portiere della��anno, di cui 6 consecutive (2001-2006), e successivamente A? stato inserito 4 volte nella Top 11 del Gran GalA� del Calcio, che ha sostituito il precedente premio (2012, 2014-2016). 5 volte portiere della��anno per la��IFFHS (2003, 2004, 2006, 2007 e 2017), A? stato nominato dallo stesso istituto quale portiere del decennio per la��era 2001-2011. Nel 2003 A? stato miglior calciatore (e miglior portiere) delle competizioni UEFA, mentre ha vinto il titolo di migliore giocatore europeo Under-23 sia nel 1998 sia la��anno successivo. Nel 2006 ha ricevuto il Premio Yashin, mentre nel 2013-a��14 A? stato inserito nella Top11 della��Europa League, e la stagione seguente in quella della Champions League, cosa ripetutasi per la��annata 2016-a��17. Nel 2017 ha conquistato la prima edizione assoluta del The Best FIFA Goalkeeper Award, quale miglior portiere al mondo. Stesso riconoscimento lo ha ricevuto dalla UEFA, bissando il premio del 2003. Ha stabilito il record di imbattibilitA� per un portiere in Serie A, non subendo reti per 974 minuti ufficiali. In parallelo a questo record, ha stabilito anche quello per il numero di partite consecutive in Serie A senza subire reti, con 10. A? il giocatore con piA? presenze in Coppa dei Campioni/Champions League con la maglia della Juve (114), ed A? inoltre primatista assoluto per minuti giocati in tutte le competizioni con la maglia della a�?Vecchia Signoraa��, per la quale A? anche leader per trofei vinti, con 17. A livello generale A? il portiere con presenze in Serie A: 635. Tra club e Nazionale ha disputato oltre 1000 partite ufficiali, di cui 649 con la maglia bianconera (secondo assoluto nella storia del club dietro a Del Piero).

2 (terzino destro) a�� Antonello CUCCUREDDU: In ballottaggio fino alla��ultimo con il certamente piA? celebrato Gentile, alla fine la scelta A? caduta su di lui. Anche perchA�, finchA� A? stato nei suoi anni migliori, la maglia numero a�?2a�� (dopo aver giocato sia a sinistra, sia in mediana, ed avendo indossato addirittura anche la a�?10a��!) A? stata sua, con a�?Gheddafia�� schierato a sinistra. Sardo di Alghero, muove i primi passi nella squadra della sua cittA� quindi, nel 1967 a non ancora 18 anni passa alla Torres, in Serie C. Dopo una sola stagione a Sassari, viene acquistato dal Brescia, debuttando cosA� in Serie A. Gli basta quella sola annata nella massima serie per conquistarsi la chiamata della Juventus, nella��estate 1969. Rimane 12 anni in bianconero, divenendo una vera e propria colonna nella squadra degli Anni a��70, nei quali vince lo Scudetto praticamente un anno si e un anno no (6 titoli: 1972, 1973, 1975, 1977, 1978 e 1981), con tutti e tre gli allenatori campioni in bianconero di quel decennio: Vycpalek, Parola e ovviamente il Trap. Tecnico, portato alla spinta e dotato di buona confidenza col goal (sua la rete-Scudetto nel 1973) grazie al suo passato da centrocampista, raggiunge il suo picco con la a�?battaglia di Bilbaoa�?, vincendo il primo trofeo internazionale (Coppa UEFA 1976-a�?77) della storia della Juve. Poi deve giocoforza far spazio alla��emergente Cabrini, con Gentile portato a destra e lui a fare da cambio-chioccia ad entrambi, rimanendo alla corte della Signora per altri quattro anni, fino al 1981, vincendo anche una Coppa Italia (1978-a��79). Passa alla Fiorentina, dove rimane per 3 stagioni (sostituito poi proprio da Gentile) quindi, dopo un anno a Novara in Serie C2, si ritira nel 1985. Divenuto poi allenatore, torna alla Juventus nel 1989, alla guida della Primavera bianconera. Con risultati straordinari, dato che centra la doppietta Scudetto-Viareggio nel 1994, con una squadra ricca di talento, a partire dal capitano: un certo Alessandro Del Piero. Sfortunatamente, non riuscirA� a spiccare il volo come mister e, fatti salvi un paio di exploit (a Crotone e Grosseto, in entrambi i casi promozione dalla C alla B vincendo in campionato, rispettivamente nel 2000 e nel 2007), in panchina collezionerA� soprattutto dispiaceri (leggi esoneri), tra Acireale, Ternana, Avellino, Torres, Perugia, Pescara, Alghero e anche una��esperienza in Arabia Saudita, alla��Al-Ittihad.

3 (terzino sinistro) a�� Antonio CABRINI: Dici terzino sinistro e, juventino o no, non puA? che venirti in mente il a�?Bella��Antonioa��. Cresciuto nella Cremonese e formatosi poi nella��Atalanta (al tempo veri e propri a�?vivai esternia�? della Juventus), arriva in bianconero nel 1976 che ha 19 anni e, dopo un primo anno di apprendistato (dietro al tandem Cuccureddu-Gentile), diventa titolare inamovibile, conquistando quasi subito lo stesso spazio in Nazionale, con la quale fa un figurone ai Mondiali argentini del 1978 (Miglior Giovane del torneo), prima della consacrazione nella notte di Madrid a��82. Con la Juve ha vinto tutto quello che ca��era da vincere, in Italia, in Europa e nel Mondo: 6 Scudetti: (1977, 1978, 1981, 1982, 1984 e 1986), 2 Coppe Italia (1979 e 1983) le 4 coppe europee (Coppa UEFA 1977, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea 1984, Coppa dei Campioni 1985) e la Coppa Intercontinentale 1985. Se ne va nel 1989, giocando per 2 stagioni col Bologna, prima del ritiro dalla��attivitA� agonistica. In azzurro ha totalizzato 73 presenze, con 9 reti e vincendo appunto il Mundial a�?82. Ha giocato anche il Mondiale 1986, mentre nel 1980 ha preso parte sia alla��Europeo sia al Mundialito. Ha inoltre disputato la��Europeo Under-21 del 1978. Sfortunata, dopo il ritiro, la carriera da allenatore, iniziata nel 2000 ad Arezzo, in C1, e proseguita tra un esonero e la��altro con Crotone, Pisa, Novara e una��esperienza da CT della Siria, cui A? seguita quella alla guida della��Italia Femminile. E si potrebbe dire che non poteva esserci posto migliore possibile, per il a�?Bella��Antonioa�� che fece innamorare tante tifose, bianconere e non.

4 (mediano) a�� Luisito MONTI: Argentino, figlio di emigranti italiani (romagnoli, per la��esattezza), inizia col General Mitre, quindi nel 1921, ventenne, arriva alla��HuracA�n. Una buona stagione, terminata con la conquista del campionato, gli vale la��interesse del Boca Juniors, col quale firma, ma lascia poco dopo senza essere mai sceso in campo. Si trasferisce quindi al San Lorenzo de Almagro (la squadra del Papa), dove rimane fino al 1930 (con brevi intervalli per giocare nel campionato a�?paralleloa�� allora presente in Argentina, dove fa alcune comparsate con Club AtlA�tico Palermo ed Alvear), vincendo 3 campionati (1923, 1924 e 1927). Dopo una��annata con lo Sportivo Palermo, nel 1931 arriva in Italia, alla Juventus, su suggerimento del connazionale a�?Mumoa�� Orsi. Nella Juventus campione da��Italia vince subito lo Scudetto, contribuendo in maniera determinante agli ultimi 4 del cosiddetto a�?Quinquennio da��Oroa��. Gioca coi bianconeri fino alla stagione 1938-a��39, lasciando in corso da��opera a causa di un grave infortunio, dopo aver vinto in bianconero anche una Coppa Italia (1937-a��38). Dopo il ritiro diviene immediatamente allenatore, accettando la��offerta della Triestina. Una stagione poco fortunata, chiusa col dodicesimo posto in classifica, che gli costa la riconferma. Dopo un anno e mezzo di stopo, arriva in corsa alla Juventus, che a fine stagione non lo riconferma. Scende quindi in Serie C, al Varese, conquistando subito la promozione in B. Dopo aver allenato i lombardi anche nel Campionato di Guerra 1944, fino il conflitto riparte dalla Serie C, alla Fossanese. Poi si ferma di nuovo, ma nel gennaio 1946 subentra a Peppino Meazza sulla panchina della��Atalanta, in Serie A, portandola al nono posto finale. Confermato, viene poi esonerato a novembre. Riparte la stagione successiva a Vigevano, in B, chiudendo il campionato con la retrocessione. Decide quindi di lasciare la carriera di allenatore e tornare in Argentina. Qui, perA?, accetta quasi subito la chiamata del suo vecchio club, la��HuracA�n, guidandolo per una stagione. Quindi, dopo un periodo di stop, A? brevemente di nuovo in Italia, sulla panchina del Pisa, in Serie B, incarico dopo il quale smette definitivamente di allenare e torna in Patria, dove muore nel settembre 1983. In Nazionale, debutta con la��Argentina nel 1924, giocando e vincendo la Copa AmA�rica 1927, e disputando con la a�?SelecciA?na�� il primo Mondiale della storia, quello del 1930, chiuso al secondo posto finale e nel quale segna due reti: quella della vittoria per 1 a 0 contro la Francia nella fase a gironi; e quella che apre il 6 a 1 inflitto agli Stati Uniti in semifinale. Con la��Argentina gioca anche le Olimpiadi 1928, conquistando la medaglia da��argento e segnando il gol del momentaneo 1 a 1 nella finale persa contro la��Uruguay. Nel 1932, come oriundo, debutta con la��Italia, in amichevole contro la��Ungheria. In azzurro disputa e vince i Mondiali 1934 e la Coppa Internazionale 1933-1935. A� inoltre assoluto protagonista della��amichevole giocata a Londra, contro la��Inghilterra, e divenuta celeberrima come la a�?Battaglia di Highburya��, nella quale la��Italia uscA� onorevolmente sconfitta per 3 a 2, con Monti che giocA? la��intero match nonostante un alluce rotto.

5 (stopper) a�� Carlo PAROLA: Se almeno una volta nella vita avete tenuto in mano una bustina di figurine o un album Panini, saprete bene di chi stiamo parlando. Magari non sapete che quella rovesciata non A? affatto un goal, bensA� un salvataggio a�?disperatoa�? della propria porta. Carletto Parola era infatti un difensore, e quel 15 gennaio del 1950 a Firenze lo stopper bianconero anticipA? il centrattacco viola Pandolfini, prima che questi colpisse indisturbato andando a rete. Quella��anno la Juve vinse lo scudetto (atteso dal calciatore per dieci stagioni), il primo di Parola (e il primo dopo la sciagura di Superga, che spazzA? via il dominante Grande Torino), che ne vincerA� un altro da giocatore (stagione 1951-a�?52) e poi 3 da allenatore. Ovviamente sempre al servizio della Signora, lui torinese di nascita e formatosi nel vivaio, passando pure dal Dopolavoro FIAT. Debutta in prima squadra nel 1939, e tre anni dopo arriva il suo primo successo in bianconero, la Coppa Italia 1941-a��42. Rimane alla Juve fino al 1954 quindi, dopo una stagione alla Lazio, si ritira. Rimane in biancoceleste un altro anno, come vice allenatore, quindi inizia la carriera in proprio sulla panchina della��Anconitana, che guida per 3 stagioni. Torna quindi alla Juventus, affiancando il direttore tecnico Renato Cesarini, centrando il primo double campionato-coppa nazionale nella storia del calcio italiano. La stagione seguente parte male e Cesarini salta: Parola A? confermato, con a fianco la��ex giocatore del Milan Gunnar Gren: sarA� nuovamente Scudetto, quello della prima stella. Non confermato, viene perA? richiamato dopo due giornate, stavolta con pieni poteri, ma la squadra finisce a metA� classifica e lui viene nuovamente allontanato. Riparte in corsa dal Prato, addirittura in Serie C, conquistando subito la vittoria in campionato e la promozione in B, ma lasciando a fine stagione. Quindi, dopo due anni senza ingaggi, nel 1965 approda sulla panchina del Livorno, nella stagione 1965-a��66. Non confermato, viene poi richiamato in corsa la��anno successivo. Dopo un altro anno di stop, nel 1968 va a Napoli, come preparatore, quindi la��anno seguente riparte nuovamente come allenatore in Serie C, a Novara. Conquista anche qui subito la promozione, rimanendo sulla panchina piemontese per altre 4 stagioni. Nel 1974 lo richiama infine la Juventus, con cui vince subito lo Scudetto. La��anno seguente perA? lo smacco del secondo posto dietro il Torino gli costa la conferma, aprendo la strada alla��era di Giovanni Trapattoni. Rimane comunque legato per qualche tempo alla squadra della quale A? stato anche capitano, come osservatore. Fu la��ultimo allenatore di Boniperti da calciatore (fu proprio questa��ultimo, divenuto presidente, a richiamarlo per sostituire Vycpalek, dopo che da giocatore ne aveva ereditato la fascia di capitano) e il primo in bianconero di Scirea, che ora va idealmente ad affiancare in questa formazione a�?all timea�?. In Nazionale per lui 10 presenze e la partecipazione al Mondiale 1950. A� morto nel 2000, dopo lunga malattia, nella a�?suaa�� Torino.

6 (libero) a�� Gaetano SCIREA: A livello di a�?nobiltA� bianconeraa�� rappresenta un simbolo, forse piA? ancora di Boniperti o Del Piero. Milanese di Cernusco sul Naviglio, dopo i primi passi nella Serenissima San Pio X, entra ne vivaio della��Atalanta. Con gli orobici debutta in prima squadra nella stagione 1972-a��73, in Serie A, conquistandosi definitivamente il posto in quella successiva, in B, mettendo definitivamente in mostra le sue doti che gli valgono, a 21 anni, il passaggio alla Juventus, che non lascerA� piA?. Libero moderno, con una��ottima capacitA� di avanzare sia per portar palla sia per andare a fare qualche goal, A? noto a tifosi ed avversari per la sua signorilitA� e pacatezza, tanto che non A? mai stato espulso. EreditA� la maglia numero sei da Salvadore, storico interprete del ruolo e capitano, giocando da titolare giA� dalla sua prima stagione, quella 1974-a��75. Con la Juve del Trap vince anche lui tutto come Cabrini, alzando i trofei piA? importanti (la Coppa Campioni, la��Intercontinentale e la Supercoppa Europea) da capitano (fascia ereditata da Furino), dopo che giA� aveva fatto le veci nella finale di Coppa Coppe. Pilastro anche della Nazionale (78 presenze e 2 reti), ha disputato 3 Mondiali, vincendo da protagonista quello del 1982, e capitanando la sfortunata spedizione messicana del 1986 (il terzo A? quello del 1978). Ha preso parte anche alla��Europeo 1980, chiuso dalla��Italia al quarto posto, venendo inserito nella Top 11 del torneo. Si ritira nel 1988, dopo 552 gare ufficiali giocate con la Vecchia Signora (a quel tempo primato assoluto), con un palmarA?s fatto di 7 Scudetti (1975, 1977, 1978, 1981, 1982, 1984 e 1986), 2 Coppe Italia (1979 e 1983) e tutti i successi internazionali di cui sopra: Coppa UEFA (1976-a��77), Coppa delle Coppe (193-a��84), Supercoppa Europea 1984, Coppa dei Campioni (1984-a��85) e Coppa Intercontinentale 1985. Appese le scarpette al chiodo, affianca il vecchio amico Dino Zoff a�� appena divenuto allenatore dei bianconeri a�� facendogli da vice. Proprio svolgendo il suo ruolo, A? tragicamente scomparso in un incidente stradale in Polonia, il 3 settembre 1989, dove si era recato per visionare i prossimi avversari di coppa della Juventus. Dopo la sua tragica morte, la curva dei tifosi bianconeri A? stata a lui intitolata. Gli A? stato successivamente dedicato il viale che scorre davanti allo Juventus Stadium, denominato a�?corso Gaetano Scireaa��. Intitolato a lui anche un torneo giovanile riservato alla categoria Allievi, il premio a�?fair playa�� alla tifoseria piA? corretta della Lega Serie A, e il a�?Premio Nazionale Carriera Esemplarea��, che ogni anno dal 1993 viene assegnato ad un calciatore che si sia particolarmente distinto per i valori rappresentati dal grande a�?Gaea��. Gli Stadio hanno dedicato a lui e alla bandiera interista Facchetti la bellissima e commovente canzone a�?Gaetano e Giacintoa��.

7 (trequartista destro) a�� Alessandro DEL PIERO: La bandiera della��epoca moderna, detentore di praticamente tutti i record della storia della Juventus (a partire da presenze e gol, con 705 e 290 rispettivamente), campione esemplare per il comportamento dentro e fuori il campo. Arrivato dal Padova con le stigmate del talentino tutto da scoprire, si dimostra subito un vincente con la Primavera bianconera di Cuccureddu, che da capitano guida alla conquista di uno Scudetto di categoria e di un Torneo di Viareggio (suo il golden-gol che permette alla Juve di battere la Fiorentina nei supplementari del replay, curiosamente per 3 a 2a��) che mancavano da decenni. Il Trap (nella sua avventura bis) gli fa assaggiare il calcio che conta, che a sua volta nota questo ragazzo dopo una fantastica tripletta contro il Parma, il 20 marzo 1994. In quella��estate alla Juve cambia da tutto, dato che iniziano la��era della Triade e quella di Marcello Lippi. Con la��allenatore viareggino, complici anche i guai fisici di Roby Baggio, Del Piero diventa di fatto titolare, andando a comporre con Vialli e Ravanelli il super tridente che riporterA� lo scudetto a Torino dopo quasi un decennio. La��esplosione del ragazzo (immortalabile nel fantastico goal al volo che sancisce il 3 a 2 finale contro la Fiorentina, al termine di una��epica rimonta iniziata dallo 0 a 2), convince la societA� a rinunciare a Baggio, e da lA� il volo di Del Piero sarA� definitivamente spiccato. Conquista Champions League e Coppa Intercontinentale da protagonista (suo il gol-vittoria a Tokio, contro il River Plate), oltre a macinare Scudetti. Dopo il bruttissimo infortunio del a��98 la sua carriera sembra destinata a un rapido declino, ma la sua forza di volontA� e la sua encomiabile professionalitA� fanno si che si riprenda il ruolo che gli spetta, diventando anche capitano della squadra. Nel 2006, fresco del Mondiale vinto, non ha remore nello scendere in B con la squadra, retrocessa per i fatti di Calciopoli. La trascina subito in A vincendo la classifica cannonieri tra i cadetti, per poi fare il bis la��anno dopo nella ritrovata massima serie. Resta alla Juve fino al ritrovato Scudetto che apre la��era-Conte, regalando ancora meraviglie che gli valgono, ad esempio, la standing ovation del a�?Santiago Bernabeua�� lasciando poi nel 2012 per disaccordi col presidente Andrea Agnelli, e tentando la��avventura del calcio australiano, invece che inseguire i miliardi degli sceicchi. Chiusa la��esperienza biennale a Sidney, gioca nella Indian Super League, coi Delhi Dynamos. Pur non avendo ufficialmente annunciato il ritiro dal calcio giocato, quella indiana rimane la sua ultima esperienza su un campo di calcio, prima di iniziare a lavorare per Sky, come commentatore e conduttore. Tra i suoi record, anche quello di aver avuto come a�?casaa��, in bianconero, ben cinque stadi diversi, dal campo della Primavera allo Stadium che gli ha tributato un addio strappalacrime, passando per il Comunale, il Delle Alpi e la��Olimpico. Capocannoniere anche in Champions League (1997-a��98) e in Coppa Italia (2005-a��06), A? stato Miglior Calciatore Italiano AIC per due volte, a dieci anni di distanza la��una dalla��altra (1998 e 2008). Con la Nazionale ha messo insieme 91 presenze, segnando 27 reti e partecipando, oltre al citato Mondiale 2006, anche a quelli del 1998 e del 2002. Ha inoltre disputato 4 Europei: 1996, 2000 (secondo posto finale), 2004 e 2008. Il suo palmarA?s bianconero A? fatto di 6 Scudetti (1995, 1997, 1998, 2002, 2003 e 2012), piA? i 2 (2005 e 2006) revocati con a�?Calciopolia��; una Champions League (1995-a��96, piA? 3 finali perse: 1997, 1998 e 2003), una Coppa Intercontinentale (1996), una Supercoppa Europea (1996) una Coppa Italia (1994-a��95) e 4 Supercoppe Italiane (1995, 1997, 2002 a�� vinta grazie a una sua doppietta – e 2003).

8 (centrocampista) a�� Marco TARDELLI: Ammetto che la numero 8 A? stata una delle maglie incerte fino alla��ultimo. Ma, alla fine, a�?Schizzoa�� – schierato anche da terzino, ma A? da centrocampista di sinistra che ha costruito la sua formidabile carriera – ha prevalso. Originario del lucchese, cresce poi a Pisa, giocando dapprima nella piccola formazione del San Martino, per approdare poi 18enne al Pisa, in Serie C. Passa quindi al Como, in Serie B, e la stagione seguente eccolo finalmente alla Juve. In dieci anni bianconeri ha vinto 5 Scudetti (1977, 1978, 1981, 1982 e 1984), 2 Coppe Italia (1979 e 1983) e tutti i trofei continentali (Coppa UEFA 1977; Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea 1984, Coppa dei Campioni 1985). Dopo la��Heysel passa alla��Inter, dove rimane due stagioni avare di successi (unica soddisfazione, una doppietta al Real Madrid in semifinale di Coppa UEFA), passando quindi al San Gallo. Con gli svizzeri disputa la sua ultima stagione da calciatore e poi si ritira, divenendo immediatamente (1988) CT della��Italia Under-16. Due anni dopo entra nello staff della��Under-21 come vice di Cesare Maldini. Ricopre questo incarico per 3 anni, quindi lascia per diventare allenatore del Como. Dopo due stagioni coi lariani passa al Cesena, quindi nella��estate 1996 torna al fianco di Maldini Senior come vice, stavolta nella Nazionale maggiore. Lascia la��anno seguente, quando viene promosso CT della��Under-21, dopo aver guidato la��Under-23 alla��oro nei Giochi del Mediterraneo 1997. Con gli azzurrini vince la��Europeo di categoria nel 2000, lasciando pochi mesi dopo per rimpiazzare in corsa Marcello Lippi sulla panchina della��Inter. La stagione A? da incubo e, a fine stagione, non viene confermato. Torna ad allenare un anno e mezzo dopo, quando a�� sempre in corsa a�� arriva al Bari. Confermato dopo la prima stagione, viene esonerato nella��ottobre 2003. Riparte nella primavera del 2004 come CT della��Egitto, incarico da cui salta dopo soli 6 mesi. Torna nuovamente in pista nel febbraio 2005, ad Arezzo, ma viene esonerato dopo 3 mesi. Nel dopo-Calciopoli, diviene membro del CdA della Juventus, dimettendosi dopo un anno ritenendo di non essere tenuto in debita considerazione e coinvolto nelle decisioni. Dal maggio 2008 al settembre 2013 A? vice di Trapattoni come CT della��Irlanda. Quindi diviene uno degli opinionisti fissi della storica trasmissione RAI a�?Domenica Sportivaa��. Con la Nazionale ha giocato 81 partite e segnato 6 reti, vincendo da protagonista il Mundial a��82, andando in goal nella Finale, da cui poi la sua celeberrima esultanza correndo e urlando come un pazzo. In azzurro ha disputato anche altri 2 Mondiali (1978 e 1986) e, nel 1980, Mundialito ed Europei, guadagnandosi la��inserimento nella Top 11 di questa��ultimo. A� stato anche capitano della Nazionale, dopo il ritiro di Dino Zoff e fino a Mexico a��86 (dove non A? mai perA? sceso in campo, lasciando la fascia alla��ex compagno bianconero Scirea). Giocatore grintoso e di carattere, garantiva pure un discreto a�� per il ruolo – apporto di goal.

9 (centravanti) a�� Giampiero BONIPERTI: La Juventus fatta persona. La Juve A? (anche) Boniperti e Boniperti A? la Juve. Binomio indissolubile, quello tra la a�?Vecchia Signoraa�� e il biondino di Barengo. Debutta in maglia bianconera a 18 anni, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, per non lasciarla letteralmente piA?, dato che ne sarA� poi dirigente, presidente, amministratore delegato e presidente onorario. Fino alla��avvento di Del Piero, ha detenuto quasi tutti i record possibili nella storia della societA�. Inizialmente centravanti, seppe nel tempo adattarsi in diversi ruoli, facendo spazio alla��etA� e ad altri grandi giocatori che nel frattempo lo affiancavano, a partire alla mitica coppia Charles-Sivori, con cui andA? a formare il cosiddetto a�?Trio Magicoa�?. Da calciatore ha vinto 5 scudetti (1950, 1952,1958, 1960 e 1961), 2 Coppe Italia consecutive (1959 e 1960) e una classifica marcatori (1947-a��48 con 27 reti). Da dirigente (entra in societA� subito dopo aver lasciato il calcio giocato dopo la conquista della��ultimo Scudetto, con la vittoria 9 a 1 contro la��Inter, nel contestatissimo recupero/spareggio nel quale i nerazzurri schierarono la Primavera per protesta) tutto quello che la Juventus ha conquistato dagli Anni Settanta (diventa presidente nel 1971, riportando a Torino lo Scudetto dopo 5 anni di a�?magraa��) fino alla��avvento della a�?Triadea�� Moggi-Giraudo-Bettega (1994). Sfortunata la carriera in Nazionale (38 presenze e 8 reti) con la quale, privata della��ossatura del Grande Torino, non collezionA? certo successi importanti. In Azzurro disputA? 2 Mondiali: quello del a�?Maracanazoa�� del 1950 e in Ungheria nel 1954, da capitano. Gli resta comunque la soddisfazione di essere la��unico giocatore ad aver segnato con la Nazionale italiana in tre diversi decenni. Impegnatosi anche in politica, nel 1994 A? stato eletto al Parlamento Europeo nelle fila di Forza Italia.

10 (trequartista centrale) a�� Michel PLATINI: Attualmente presidente della��UEFA, il francese A? stato uno dei simboli del calcio che forse piA? di tutti ha cambiato il rapporto delle masse popolari con questo sport, gli Anni Ottanta. Arrivato in bianconero dopo il Mundial a��82 (e dopo aver vinto anche in Francia, col Nancy prima e il St. Etienne poi), in soli cinque anni a�?Le Roia�� seppe affermarsi come uno dei giocatori piA? forti di sempre, conquistando tre Palloni da��Oro consecutivi in concomitanza con le tre classifiche cannonieri vinte (1983-1985), e segnando da star assoluta la grande epopea bianconera in Europa. Cresciuto nella�� AS JA�uf, squadra della sua cittadina natale, a 17 anni viene acquistato dal Nancy, dove rimane per 7 stagioni, fino al 1979, vincendo a�� da capitano – la Coppa di Francia nel 1977-a��78 (suo il gol-partita nella finale contro il Nizza). Passato al St. Etienne, vi rimane 3 anni, vincendo il campionato nella stagione 1980-a��81 (e perdendo due finale consecutive di coppa nazionale, nel 1981 e nel 1982, in questa��ultimo caso nonostante una sua doppietta). Sbarca quindi a Torino (dopo aver a�?rischiatoa��, qualche anno prima, di passare alla��Inter), vincendo subito la Coppa Italia (con una doppietta decisiva nella finale di ritorno contro il Verona), ma incappando nella clamorosa sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni 1983, contro la��Amburgo. La seconda stagione A? quella della doppietta Scudetto-Coppa delle Coppe, cui seguono la Supercoppa Europea (1984), la tragica Coppa dei Campioni 1985 (A? lui a trasformare il rigore della vittoria a�?mutilataa��, nella finale della��Heysel contro il Liverpool), la Coppa Intercontinentale 1985 (suo il gol del momentaneo 1 a 1 e, soprattutto, il rigore decisivo dopo i supplementari) e un altro Scudetto (1985-a��86)A� LasciA? nel 1987 (dopo 222 presenze e 103 reti), a soli 32 anni, dopo il deludente primo campionato della��era post-Trap. Persona dotata di intelligenza e senso della��umorismo, mai banale, ha fallito solo in panchina, dove come CT della Francia, carica assunta nel novembre 1988, uscA� al primo turno alla��Europeo 1992, dopo il quale ha lasciato la panchina. Ma sa��A? ampiamente rifatto con la scalata ai vertici a�?politicia�� del calcio europeo, prima della a�?cadutaa�� arrivata con la squalifica nella��ambito delle indagini sulla��ex presidente della FIFA, Sepp Blatter, che gli sono costate la successione prima, e la guida della��UEFA poi. Con la Francia ha giocato 72 partite, mettendo a segno 41 reti, vincendo la��Europeo 1984 (da capitano, capocannoniere e Miglior Giocatore del torneo, andando a segno in tutte le partite disputate). Ha inoltre preso parte a 3 Mondiali: 1978, 1982 (quarto posto finale) e 1986 (terzo posto). Nel 1976 ha fatto parte della Nazionale Olimpica che prese parte ai Giochi di Montreal.

11 (trequartista sinistro) a�� Omar SIVORI: Uno dei a�?numeri 10a�� piA? iconici del calcio, e della storia juventina in particolare. Argentino di origini italiane, cresce nel River Plate, dove lo lancia la��ex gloria bianconera Renato Cesarini. A? proprio lui a suggerirlo alla sua ex societA�, che lo acquista nella��estate del 1957, assieme al centravanti gallese John Charles. Con Boniperti andranno a formare il a�?Trio Magicoa��, in una delle squadre bianconere piA? amate dai tifosi. Rimane alla Juventus fino al 1965 (le ultime due stagioni da capitano), andandosene al Napoli per il cattivo rapporto con la��allenatore Heriberto Herrera. Nei suoi 8 anni a Torino, il a�?CabezA?na�� dal carattere irascibile e dal sinistro magico metterA� a segno 174 reti in 259 partite, conquistando 3 Scudetti e altrettante Coppe Italia (andando in gol nella prima finale e non disputando la��ultima). Naturalizzato italiano, A? stato il primo giocatore a�?nostranoa�� in assoluto a conquistare il Pallone da��oro, nel 1961. Ha vinto anche una classifica marcatori. Coi partenopei gioca per 3 annate, quindi lascia il calcio giocato e torna in Patria per fare la��allenatore, guidando Rosario Central, Estudiantes e poi anche la Nazionale argentina, fino al 1973. TornerA� poi brevemente su una panchina nel 1979, al Racing Club. Torna quindi in Italia, spesso ospite di trasmissioni sportive, specie sulle reti Fininvest/Mediaset. Stabilitosi poi definitivamente in Argentina, A? morto nel 2005 nella sua tenuta chiamata a�?La Juventusa��. A? apparso, interpretando sA� stesso, nel film con protagonista Alberto Sordi a�?Il presidente del Borgorosso Football Cluba��.

ALL. Giovanni TRAPATTONI: Immagino che, arrivati alla voce allenatore, abbiate tutti pensato a un ballottaggio tra Trapattoni e Lippi, con la strada sbarrata a qualsiasi altro nome. Devo invece confidarvi che, fino alla��ultimo, nella mia testa A? girato quello di Carlo Carcano, la guida della Juve del a�?Quinquennio da��Oroa��. Ma poi ho dovuto per forza di cose togliere dalla��equazione questa mia passione per la Juve degli Anni Trenta (che ha rischiato di farmi inserire pure Ferrari in luogo di Tardelli), e prendere atto che in effetti bisognava scegliere uno dei due nomi poco sopra citati. E qui, pur essendo la mia juventinitA� esplosa del tutto con la��era-Lippi, debbo alla fine scegliere il caro buon vecchio Trap. A� lui, nella��immaginario popolare, a�?La��Allenatorea�� della Juve. Ed A? lui che ha dato una dimensione internazionale/mondiale alla squadra, facendole vincere il suo primo titolo europeo, e poi tutti i trofei che contano, in Europa e nel Mondo. Inoltre ha allenato quella che per me (come ho scritto nel mio primo pezzo per SportBloggers) A? stata la piA? forte Juventus di sempre, quella della sciagurata nottata di Atene. Forse gli A? sempre mancato quel quid per andare a vincere oltre il a�?minimo garantitoa�� (con le squadra che si ritrovava, era piA? difficile perdere), ma A? comunque la��allenatore piA? vincente della storia bianconera, nella quale ha di fatto dominato per un decennio, cui aggiungere una Coppa UEFA nella sua esperienza bis, quando seppe comunque fare della Juve la��unica alternativa credibile alla��invincibile Milan di Capello, spazzato poi via proprio da quel Lippi cui ha conteso la palma di migliore, uscendone comunque vincitore, alla fine. Milanese di Cusano, cresciuto nelle giovanili del Milan, A? uno dei pupilli di Nereo Rocco, che ne fa il suo a�?mastinoa�? in mediana. Col Milan rimane fino al 1971, vincendo due Scudetti (1961-a��62 e 1967-a��68), due Coppa dei Campioni (1963 e 1969), una Coppa Intercontinentale (1969), una Coppa delle Coppe (1968) e una Coppa Italia (1966-a��67). Dopo una��ultima stagione disputata al Varese, torna la Milan come vice della��ex compagno Cesare Maldini, al cui fianco centra la��accoppiata Coppa delle Coppe-Coppa Italia nella stagione 1972-a��73. Nella stagione successiva, dopo la��esonero del vecchio sodale, gli subentra, dando il via alla sua a�?miticaa�? carriera di allenatore. Dopo una stagione di stop, torna sulla panchina rossonera, stavolta dalla��inizio, nel campionato 1975-a��76, affiancato dal a�?maestroa�? Rocco come direttore tecnico. Viene sollevato dalla��incarico a quattro giornate dalla fine, ma questo non gli impedisce di essere scelto da Giampiero Boniperti per il rilancio della Juventus. In bianconero vince tutto il possibile, in Italia (6 Scudetti: 1977 a�� al primo colpo a�� 1978, 1981, 1982, 1984 e 1986; e 2 Coppe Italia: 1979 e 1983) e alla��estero (Coppa UEFA 1977, Coppa delle Coppe 1984, Supercoppa Europea 1984, Coppa dei Campioni 1985 e Coppa Intercontinentale 1985), passando poi alla��Inter e vincendo anche qui lo Scudetto (1988-a��89) e la Coppa UEFA (1990-a��91), oltre che la Supercoppa Italiana 1989. Torna quindi alla Juventus, dove vince nuovamente (A? la terza: un record) la Coppa UEFA (1992-a��93), ma non riesce a ritrovare i fasti del suo decennio bianconero precedente. Lascia nel 1994 (dopo un triennio) per far spazio al nuovo corso di Marcello Lippi e della a�?Triadea��, approdando sulla panchina dei tedeschi del Bayern Monaco, dove rimane una sola stagione senza successi. Accetta quindi la sfida di Cagliari, rassegnando le dimissioni nella prima metA� della stagione a causa di scarsi risultati. Riparte per la Baviera la stagione successiva, vincendo in due stagioni una Bundesliga (il primo anno), una Coppa di Germania e una Coppa di Lega (il secondo anno). Torna quindi nuovamente in Patria, allenando per due stagioni la Fiorentina, poi nel 2000 diventa CT della Nazionale italiana. Il suo quadriennio A? tutta��altro che brillante, col fallimento polemico del Mondiale nippo-coreano del 2002 e la��ancor piA? disastroso Europeo del 2004, nel quale la��Italia esce al primo turno. Chiuso la��esperienza azzurra, allena per una stagione i portoghesi del Benfica, con cui vince il campionato. Torna quindi in Germania, allo Stoccarda, venendo esonerato a febbraio. Riparte qualche mese piA? tardi in Austria, al Red Bull Salisburgo, vincendo il campionato al primo tentativo. Chiuso il biennio austriaco, torna a fare il CT, stavolta per la��Eire, sfiorando la qualificazione al Mondiale 2010, estromesso solo agli spareggi con la Francia, e vittima di un clamoroso gol irregolare (con strascico polemico nelle indagini sulla FIFA). Guida gli irlandesi alla��Europeo 2012, lasciando la��anno dopo in seguito al fallito tentativo di qualificare la squadra per i Mondiali brasiliani del 2014. Viene quindi ingaggiato dalla RAI, come opinionista alla a�?Domenica Sportivaa�� e, soprattutto, come commentatore tecnico delle partite della Nazionale.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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