All Time XI: Lazio

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Oltre 110A�anni di storia, di cuiA�una novantina passati nella��eterna lotta per il dominio cittadino di Roma, contro i ‘cugini’ giallorossi.

Questa A? la Lazio, squadra che col suo primo storico Scudetto, nel 1974, lanciA? perennemente nella��immaginario collettivo una squadra, quella guidata in panchina da Tommaso Maestrelli e trascinata in campo dai gol di Chinaglia, entrata nella leggenda, con le sue risse, i suoi aneddoti e le sue tragedie.

Una squadra che ritrova fulgore negli Anni Novanta, con la��arrivo della��impero (di carta, si scoprirA� poi) di Cragnotti: una crescita costante, fino ai trionfi nazionali ed internazionali a cavallo tra Secondo e Terzo Millennio.

La Lazio ‘all time’ va (metaforicamente) in campo con un classico 4-4-2:

1 (portiere) a�� Luca MARCHEGIANI: Immagino che vi sareste aspettati di trovare uno tra a�?Boba�? Lovati (capitano nella vittoria della Coppa Italia 1958, e poi una vita in societA� come tecnico delle giovanili, della prima squadra e dirigente) e Felice Pulici (portiere dello storico Scudetto del a��74, e poi anche lui dirigente di lungo corso). Invece ho scelto il portiere del miglior decennio della storia laziale. Nativo di Ancona, inizia nelle giovanili dello Jesi, che lo aggrega ai a�?grandia�? nella stagione 1984-a��85, nella quale non scende perA? mai in campo. Dopo una stagione in prestito alla formazione dilettantistica della��Aurora Latini, torna alla base, giocando titolare in Serie C2. Una buona annata, che lo porta al passaggio al Brescia, in Serie B. La��anno dopo viene acquistato dal Torino, in Serie, conquistandosi in corso da��opera il posto da titolare, che mantiene fino alla��estate 1993, quando passa finalmente alla Lazio, dopo aver vinto la Coppa Italia coi granata. Con la squadra capitolina rimane 10 stagioni, vincendo lo Scudetto 1999-a��00, 2 Coppe Italia (1998 e 2000), 2 edizioni della Supercoppa Italiana (1998 e 2000, la prima alzata con la fascia di capitano al braccio per la��assenza di Nesta), la Coppa delle Coppe 1998-a��99 e la Supercoppa Europea 1999. Dopo lo Scudetto, nella��estate del 2000, la Lazio acquista Angelo Peruzzi, a cui farA� da ‘dodicesimo’ per tre anni senza polemica alcuna. A contratto non rinnovato, nel 2003 passa al Chievo, dove vive una seconda giovinezza, disputando due ottime stagioni e appendendo quindi guantoni e scarpini al chiodo. Dopo il ritiro ha avviato una brillante carriera di commentatore sportivo per Sky. Da laziale, con la Nazionale ha disputato i Mondiali statunitensi del 1994, entrando nel secondo match di qualificazione dopo la��espulsione del titolare Pagliuca (nel famoso cambio con Roby Baggio che dava del matto a Sacchi) contro la Norvegia, giocando poi il terzo match contro il Messico e la��ottavo di finale contro la Nigeria. TornerA� solo due anni piA? tardi, in amichevole, in quella che sarA� la��ultima delle sue 9 presenze azzurre. Citazione, infine, per Ezio Sclavi, portiere della Lazio negli Anni a��20-a��30.

2 (terzino destro) a�� Paolo NEGRO: Cresciuto nelle giovanili del Brescia, viene acquistato a soli 18 anni dal Bologna, che lo lancia subito in Serie A e in Coppa UEFA. Dopo due anni in rossoblA?, torna a Brescia, dove si ferma per una sola stagione, essendo stato acquistato dalla Lazio nella��estate 1993. Per lui 12 stagioni nella Capitale, mettendo in bacheca lo Scudetto 1999-a��00, 3 Coppe Italia (1998, 2000 e 2004) 2 edizioni della Supercoppa Italiana (1998 e 2000), una Coppa delle Coppe (1998-a��99) e una Supercoppa Europea (1999). Detiene inoltre il record di partite disputate in Europa in maglia laziale, con 64. Dopo aver perso centralitA� nella squadra nelle ultime stagioni e aver avuto qualche dissapore col neo presidente Lotito, nella��estate 2005 Negro passa al Siena, dove disputa due campionati di Serie A e poi si ritira. Torna in campo nella stagione 2010-a��11, nel ruolo di giocatore-allenatore al Cerveteri, nel campionato di Promozione (con Pino Wilson come direttore tecnico), venendo esonerato dopo pochi mesi. Nel gennaio 2012 approda sulla panchina dello Zagarolo, in Serie D, rimanendovi fino alla stagione successiva. Intraprende quindi il corso per allenatori a Coverciano, tornado in panchina nel gennaio 2015, alla guida della Primavera del Latina, lasciando l’incarico dopo solo un mese. Riparte un anno e mezzo piA? tardi dall’Eccellenza umbra, con la Voluntas Spoleto, venendo esonerato dopo 7 mesi. Dall’estate 2017 guida gli esordienti del Cragnotti FC, club fondato dall’omonimoA�figlio dell’ex patronA�biancoceleste. Da laziale ha disputato, vincendolo, la��Europeo Under-21 1994. Quindi, con la Nazionale maggiore, ha giocato 8 partite, prendendo parte ad Euro 2000. Assolutamente da ricordare, nel ruolo Sergio Petrelli, terzino destro dello Scudetto a��74, Diego Zanetti, ex capitano della squadra negli Anni a��60 e Massimo Oddo, campione del Mondo 2006 con la��Italia da laziale, poi capitano, e in ballottaggio fino alla��ultimo per il posto in questa squadra ‘all time’.

3 (terzino sinistro) a�� Giuseppe FAVALLI: Cresciuto nel florido vivaio della Cremonese, debutta in prima squadra nella��aprile 1989, in Serie B. In quella stagione conquista coi grigiorossi la promozione, facendo qualche mese piA? tardi anche il debutto nella massima categoria. Rimane a Cremona fino alla��estate 1992 quando, dopo aver vinto la��Europeo Under-21 e preso parte alle Olimpiadi di Barcellona, viene acquistato dalla Lazio. Qui, nonostante la��avvicendarsi di diversi tecnici, ha praticamente sempre il posto fisso, da terzino sinistro negli anni piA? floridi, quindi da difensore centrale sul finale di carriera. Nella Capitale rimane fino al 2004: 12 stagioni in cui mette insieme complessivamente 401 presenze, primato assoluto per il club. Per lui anche 6 reti. Nei suoi anni laziali conquista lo Scudetto 1999-a��00, 3 Coppe Italia (1998, 2000 e 2004) 2 edizioni della Supercoppa Italiana (1998 e 2000), una Coppa delle Coppe (1998-a��99) e una Supercoppa Europea (1999). Dopo la��Europeo 2004 lascia, da capitano, per trasferirsi a parametro zero alla��Inter. In nerazzurro rimane 2 anni (vincendo in entrambi i casi la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana 2005, cui si aggiunge poi lo Scudetto a tavolino per i fatti di Calciopoli) quindi, dopo che la societA� non gli rinnova il biennale, firma con in Milan. In rossonero vince subito la Champions League, quindi al secondo anno arrivano Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Quindi, dopo altre due stagioni col ‘Diavolo’, lascia il calcio giocato nella��estate 2010. Impossibile, nel ruolo, non dedicare un passaggio su Luigi Martini, ‘3’ della squadra di Maestrelli, leader della��opposizione nello spogliatoio dominato da Wilson e Chinaglia, e piA? tardi parlamentare per due legislature.

4 (difensore centrale) a�� Giuseppe ‘Pino’ WILSON: Per i laziali A? IL capitano, il condottiero della squadra di Maestrelli che vinse lo storico Scudetto 1973-a��74. Nato in Inghilterra da padre britannico e madre napoletana, si trasferisce da bambino nella cittA� partenopea, entrando nel settore giovanile della��Internapoli. A 17 anni gioca in Serie D, nel Dopolavoro Cirio, che viene poi assorbito proprio dalla��Internapoli, squadra con la quale torna quindi a giocare. Dopo una prima stagione in cui inizia a trovare spazio, nella seconda A? titolarissimo, e conquista la promozione dalla Serie D. Dopo due campionati di C, viene acquistato dalla Lazio, nella��estate del 1969. Non andrA� piA? via, fino al ritiro dal calcio giocato, avvenuto nel 1980 in seguito alla squalifica di tre anni per il Calcioscommesse. Nel 1971 dopo la caduta in B, viene scelto proprio da Maestrelli, come capitano, e guiderA� la squadra a una��immediata risalita nella massima serie, che culminerA� col mitico Scudetto a��74. Per lui anche un titolo statunitense, quando nella��estate 1978 gioca coi New York Cosmos della��amico di sempre Chinaglia, al quale dopo lo Scudetto aveva ceduto la fascia di capitano, restituitagli dalla��anno successivo. Per Wilson sole tre partite in Nazionale, di cui due nel polemico Mondiale 1974. Dopo la��addio al calcio giocato A? divenuto avvocato, creandosi anche una carriera come opinionista radiofonico. A� stato anche direttore tecnico del Cerveteri.

5 (regista) a�� Juan SebastiA�n VERA�N: Argentino di La Plata, inizia nel club della sua cittA�, la��Estudiantes, del quale il padre (dal quale eredita il soprannome: ‘la Strega’ il genitore, ‘la Streghetta’ il figlio) A? stato una bandiera. Passato al Boca Juniors e messosi in mostra con la Nazionale argentina, nella��estate del 1996 approda in Italia, alla Sampdoria. Dopo due belle stagioni in blucerchiato, viene acquistato a peso da��oro dal Parma di Tanzi, con cui vince Coppa UEFA e Coppa Italia, passando la stagione successiva alla Lazio, voluto dal suo scopritore europeo, Sven Goran Eriksson. Al suo debutto in biancoceleste conquista la Supercoppa Europea, chiudendo la stagione con la doppietta Scudetto (cui contribuisce con 8 reti)-Coppa Italia. Al secondo anno A? subito Supercoppa Italiana, ma poi in campionato le cose non vanno alla grandissima, complice qualche acciacco e il a�?caso passaportia��. Ceduto per quasi 30 milioni di sterline al Manchester United, in Inghilterra non riesce ad ambientarsi del tutto, non diventando un pilastro dei ‘Red Devils’ (con cui vince una Premier) come lo A? stato alla Lazio. Ceduto dopo due stagioni al nuovo Chelsea di Abramovich, incorre in una��annata piuttosto deludente, e torna quindi in Italia, in prestito alla��Inter del suo vecchio compagno di squadra Mancini. Due stagioni in nerazzurro, vincendo in entrambe la Coppa Italia (e poi a tavolino lo Scudetto 2005-a��06), quindi il ritorno al a�?suoa�? Estudiantes. In biancorosso gioca altri sei anni, vincendo due campionati Apertura (2006 e 2010) e, soprattutto, la Copa Libertadores (nel 2009) da capitano della squadra, come sue padre prima di lui. Lascia nel giugno 2012, annunciando il ritiro, giocando poi alcune partite nel campionato amatoriale platense, con la maglia del Coronel di Brandsen, squadra nella quale milita il cugino. Assunto quindi la��incarico di direttore sportivo della��Estudiantes nel dicembre 2012, pochi mesi piA? tardi decide di tornare in campo nella��estate 2013, giocando una��ultima annata prima del definitivo ritiro. Nella��ottobreA�2014 diviene presidente del ‘suo’Estudiantes’. Non puA? mancare, nel ruolo, una citazione per Mario Frustalupi, regista della Lazio di Maestrelli. E mi piace poi nominare Gabriele Pin, a�?metronomoa�? della Lazio a cavallo tra la fine degli Anni a��80 e i primi Anni a��90.

6 (difensore centrale) a�� Alessandro NESTA: Il giocatore simbolo della Lazio bella e vincente della��era Cragnotti, oltre che uno dei difensori italiani piA? forti di sempre. Cresciuto nelle giovanili biancocelesti, viene lanciato in prima squadra da Dino Zoff, che lo fa debuttare non ancora maggiorenne nel marzo 1994. Con la��arrivo di Zdenek Zeman viene lanciato in pianta stabile in prima squadra (e nel frattempo vince lo Scudetto Primavera), divenendo ben presto titolare. Nella��estate 1996 vince la��Europeo Under-21, venendo poi convocato per la��Europeo con la Nazionale maggiore in sostituzione della��infortunato Ferrara, debuttando perA? solo pochi mesi piA? tardi. Nella stagione 1997-a��98 ecco giungere il primo trofeo con la Lazio a�?dei grandia�?: la Coppa Italia, con anche un suo gol (decisivo) nella finale di ritorno col Milan (che a San Siro aveva vinto 1 a 0) vinta per 3 a 1. Divenuto titolare inamovibile anche in Nazionale, ai Mondiali a��98 subisce un bruttissimo infortunio, che gli fanno perdere la prima parte della stagione successiva. Al rientro in campo, nel dicembre 1998, gli viene assegnata la fascia di capitano, con cui alza la Coppa delle Coppe vinta in quella stagione e, qualche mese piA? tardi, la Supercoppa Europea strappata al Manchester United trionfatore in Champions League. La��annata si conclude con lo Scudetto 1999-a��00, quello vinto in rimonta sulla Juventus alla��ultima giornata. In quella stessa stagione arriva anche il bis in Coppa Italia. La stagione successiva si apre con la vittoria della seconda Supercoppa Italiana (anche se la prima non la��ha giocata causa infortunio), ma poi inizia la spirale dei guai Cirio-Cragnotti e cosA�, dopo una��ulteriore stagione a�?a casaa�?, nella��estate 2002, dopo lo sfortunato Mondiale nippocoreano, si trasferisce al Milan. In rossonero vince subito la Champions League, nella finale tutta italiana di Manchester contro la Juventus (ai rigori) e la Coppa Italia. Quindi verranno 2 edizioni della Supercoppa Europea (2003 e 2007) e altrettante di quella italiana (2004 e 2011), 2 Scudetti (2004 e 2011), una��altra Champions League (2006-a��07) e un Mondiale per Club (2007). Dopo 10 stagioni lascia i rossoneri nella��estate 2012, accettando la��offerta dei canadesi del Montreal Impact, partecipanti alla MLS statunitense, con cui vince il torneo canadese 2013, lasciando di lA� a poco il calcio giocato, dopo una fugace apparizione in India. Dal febbraioA�2014A�fa parte dello staff tecnico della medesima squadra canadese. Dall’estate 2015 A? l’allenatore del Miami FC, nuova squadra (che ha, tra i suoi ‘sostenitori’, anche Paolo Maldini) che dal 2016 partecipa alla NASL, sorta di Serie B a stelle e strisce. Con la squadra della Florida rimane fino al novembre 2017, quando rassegna le dimissioni. Con la Nazionale italiana ha giocato 78 partite, prendendo parte, oltre ai giA� citati Euro a��96 e Francia a��98, anche agli Europei 2000 e 2004 e ai Mondiali 2002 e, soprattutto, 2006, dove conquisterA� la Coppa del Mondo (anche se per lui sarA� amara, visto la��infortunio nella terza partita della fase a gironi, che la��ha poi costretto a non scendere piA? in campo per il resto del torneo).

7 (ala destra) a�� Renzo GARLASCHELLI: Nativo del Pavese, la sua carriera inizia nella formazione dilettantistica del Santa��Angelo, con cui debutta in Serie D nella stagione 1968-a��69, mettendo insieme a�� nonostante la giovane etA� a�� 32 presenze e 6 gol. Prestazioni che gli valgono la��acquisto del Como, con cui gioca tre campionati di Serie B, sfiorando nella��ultimo anno la promozione nella massima serie. Che conquista comunque, venendo acquistato dalla Lazio neopromossa. In biancoceleste rimane per dieci stagioni, vincendo lo storico Scudetto 1973-a��74 (da secondo marcatore della squadra, dietro Chinaglia, con 10 reti e conquistando il rigore, nella partita col Foggia, che trasformato da Chinaglia diede la certezza del Tricolore alla squadra di Maestrelli), mettendo complessivamente insieme oltre 200 presenze e 64 gol. Lasciata la Lazio nel 1982, torna ‘a casa’, disputando due campionati di C2 con il Pavia, chiudendo la carriera con la promozione della squadra in C1. Dopo il ritiro si A? dato alla carriera di opinionista radiofonico.

8 (centrocampista) a�� Luciano RE CECCONI: Centrocampista ‘di lotta e di governo’, dopo i primi passi nella��Aurora Cantalupo, cresce nelle giovanili della Pro Patria, nella cui prima squadra debutta nella��aprile del 1968, in Serie C. Titolare giA� dalla stagione successiva, viene quindi acquistato dal Foggia, su indicazione della��allenatore Tommaso Maestrelli. In Puglia rimane per tre stagioni, prima che il suo a�?maestroa�? riesca a riaverlo con sA�, alla Lazio. Al suo primo campionato in biancazzurro diventa subito un titolare inamovibile, totalizzando 29 presenze e segnando una rete. Con la sua grinta ed il suo correre a perdifiato, diventa subito uno degli idoli della tifoseria ed una delle colonne della squadra, che arriva terza a due soli punti dalla Juventus. Conquista il primo storico Scudetto laziale la��anno successivo, segnando due reti, di cui una bellissima in casa contro il Milan alla��ultimo minuto. Punto fermo anche nelle stagioni successive, la sua carriera e la sua vita hanno una brusca fine il 18 gennaio 1977, quando uno scherzo si trasforma in tragedia. Con il compagno di squadra Pietro Ghedin e un amico, Re Cecconi entra in una gioielleria e, secondo i racconti, gridando a�?Questa A? una rapina!a�?. Il titolare del negozio, giA� vittima di alcuni furti, tira fuori la rivoltella e spara, uccidendo Re Cecconi. Impossibile, per quanto riguarda la mediana laziale, non dedicare un passaggio a Salvador Gualtieri, oriundo che resse la mediana biancoceleste negli Anni a��40. A� giusto inoltre citare anche Diego Simeone, anima della Lazio scudettata di Eriksson.

9 (centravanti) a�� Giorgio CHINAGLIA: SembrerA� scontato trovare, a vestire la maglia a�?numero 9a��, Giorgione. E invece, credetemi, non A? stato affatto cosA� semplice decidere il ballottaggio tra lui e Silvio Piola (nove stagioni in biancazzurro, il record assoluto di reti con 159 e un Mondiale, quello del 1938, vinto da laziale. E, sempre da laziale, A? stato due volte capocannoniere della Serie A, nella stagione 1936-a��37 e in quella 1942-a��43, in entrambi i casi con 21 reti). Ma a�?Long Johna�? A? IL simbolo della Lazio, il primo giocatore cui pensi quando devi nominare un calciatore biancoceleste. Nativo di Carrara, emigra giovanissimo con la famiglia in Galles, dove inizia a giocare a calcio (e a rugby). Nonostante vivesse a Cardiff, snobba la squadra cittadina (il City, ‘reo’ di avergli proposto un provino prima di prenderlo) e si accasa ai grandi rivali dello Swansea City. Dopo due stagioni con i ‘Cigni’, rientra in Italia per adempiere al servizio militare, e gioca nella Massese, in Serie C. Passa quindi alla��Internapoli, dove incontra il futuro a�?gemelloa�? laziale Pino Wilson e dove in due anni in prima squadra segna 24 reti in 66 partite, contribuendo inoltre alla vittoria dello Scudetto giovanile Beretti, segnando il gol-vittoria nella finalissima nazionale contro la��Empoli. Acquistato, in coppia con Wilson, dalla Lazio, non risente affatto del doppio salto dalla C alla A, segnando 12 reti in 28 partite. La��anno dopo il suo contributo A? sottotono, con sole 9 reti in 30 match, e infatti la squadra retrocede in B. Ma con le sue 21 reti (capocannoniere) torna subito in A e, dopo le 10 reti della stagione 1972-a��73 (che valgono un clamoroso secondo posto, con vittoria in campionato sfumata solo alla��ultima giornata), si scatena con le 24 della��anno successivo (oltre alle 6 in 4 partite di Coppa UEFA e le 4 in 8 match di Coppa Italia), che gli valgono il titolo di capocannoniere e, soprattutto, il primo storico Scudetto della Lazio. Convocato per i Mondiali a��74, A? il centravanti titolare della Nazionale (nella quale ha debuttato con gol nel 1972, da giocatore di B, nella��1 a 1 amichevole contro la Bulgaria. Segnando poi anche nelle due successive gare giocate, una��amichevole contro la Jugoslavia e il match di qualificazione ai Mondiali contro il Lussemburgo). Ma nel primo match, sostituito, manda platealmente a quel paese in mondovisione il CT Valcareggi, segnando irrimediabilmente il suo rapporto con la��azzurro. Escluso nel successivo match contro la��Argentina, viene riproposto nella terza e decisiva sfida con la Polonia, venendo perA? sostituito alla��intervallo con la��Italia sotto 2 a 0. Il match finirA� 2 a 1 e la squadra sarA� cosA� eliminata al primo turno (in azzurro Chinaglia giocherA� soltanto altre tre partite, la��anno successivo: due di qualificazione alla��Europeo a��76, segnando il gol-vittoria contro la Finlandia, e una��amichevole a Mosca contro la��URSS). La��anno col Tricolore sul petto lo vede portare la fascia di capitano e segnare 14 reti in campionato. Gioca quindi una��ultima stagione, nemmeno completa, chiudendo con 8 gol in 27 partite in campionato, e 3 in altrettanti match di Coppa UEFA. Lascia, nella primavera 1976, per trasferirsi nel campionato nordamericano, accettando la��offerta dei mitici New York Cosmos. Con la squadra della Grande Mela rimarrA� fino al 1985, segnando valanghe di gol: la bellezza di 231 in 234 match, praticamente uno a partita. SarA� 5 volte capocannoniere (1976, 1978A� e nel triennio 1980-1982 di fila) e vincerA� 4 titoli nazionali (1977, 1978, 1980 e 1982). Ritiratosi, torna in campo cinque anni piA? tardi, nel febbraio 1990, nel campionato abruzzese di Seconda Categoria, con il Villa San Sebastiano, con cui giocherA� poi tutto il campionato successivo, fino al giugno 1991. Della Lazio A? stato anche presidente, nei primi Anni a��80, chiudendo perA? in fretta la��esperienza per problemi di natura economica. Amante della vita borderline, nel dopo ritiro fa il commentatore TV, fa il presidente di calcio e tenta di ricomprare la Lazio, ma fallisce nel tentativo, con strascico giudiziario che lo costringe a stabilirsi nei ‘suoi’ amati States, dove muore il primo aprile 2012. A� seppellito a Roma, vicino al ‘quasi padre’ Tommaso Maestrelli, allenatore della a�?suaa�? Lazio.

10 (ala sinistra) a�� Vincenzo Da��AMICO: Entrato da bambino nel COS Latina, formazione dilettantistica della sua cittA� natale, passa quindi alla��ALMAS Roma e, a sedici anni, entra nelle giovanili della Lazio, vincendo subito il campionato a�?De Martinoa��. Convocato quasi da subito anche in prima squadra, esordisce tra i ‘grandi’ non ancora diciottenne, nel maggio 1972, in Serie B. Qualche mese dopo un brutto infortunio lo costringe a perdere praticamente tutta la stagione successiva, che ne rimanda il debutto in Serie A alla��ottobre 1973, in casa contro la Sampdoria. Conquistato il posto da titolare, gioca complessivamente 27 partite nella magica annata del primo storico Scudetto laziale, conquistando il premio come miglior giovane del campionato. Rimane alla Lazio fino al 1980, tra alti e bassi (infortuni e vita non propriamente da atleta), diventando capitano nella��ultima stagione, nella quale trascina alla salvezza una squadra falcidiata dal Calcioscommesse. Ceduto per problemi di bilancio (e con la squadra comunque retrocessa, da��ufficio) al Torino, dopo una sola stagione in granata torna alla ‘sua’ Lazio, dove gioca altri cinque campionati (2 di B, 2 di A e poi ancora un ultimo in B). Si trasferisce quindi alla Ternana, con la quale disputa due campionati di C2, dopo i quali si ritira. Si A? quindi avviato a una brillante carriera di commentatore televisivo, dapprima nelle emittenti locali e, dal 1999, in RAI. Saltuariamente ha anche allenato nelle giovanili della Lazio, per la quale ha fatto anche la��osservatore. Dal 2007 al 2009 A? stato presidente della Virtus Latina, che lascia dopo la fusione che ha dato i natali alla��attuale US Latina. Ha fatto quindi il direttore generale della��Adrano, squadra siciliana di Serie D.

11 (seconda punta) a�� Giuseppe SIGNORI: Cresciuto nelle giovanili della��Inter, ne viene scartato nel 1984, e si trasferisce al Leffe, dove milita due stagioni (una in D e la seguente in C2), venendo poi acquistato dal Piacenza. Dopo una prima stagione (Serie C1) in chiaroscuro, viene prestato al Trento, rientrando in Emilia la stagione successiva, disputando il suo primo campionato di Serie B. Ceduto al Foggia, trova in Zeman la��allenatore giusto, segnando in doppia cifra in entrambi i tornei di B disputati coi a�?Satanellia�?, e conquistando la promozione in A. Al primo anno nella massima serie, segna 11 reti in 32 partite, venendo poi acquistato dalla Lazio e conquistando anche la chiamata in Nazionale. Al suo primo anno nella Capitale vince la classifica cannonieri, con 26 reti in 32 partite, a cui si sommano i 6 centri in altrettanti match in Coppa Italia. Bissa il titolo di re dei bomber la��anno successivo, quando mette a segno 23 reti in 24 match, quasi uno a partita. Convocato per i Mondiali statunitensi, viene schierato dal CT Sacchi principalmente come esterno sinistro di centrocampo, motivo per cui si rifiuta di giocare la finale di Pasadena. Dopo USA a��94 diventa capitano e firma una��altra stagione da 20 gol, che gli vale la cessione miliardaria al Parma, bloccata perA? dalla rivolta di piazza dei tifosi. Ripaga questo grande affetto vincendo nuovamente la classifica cannonieri, con 24 reti in 31 partite, cui ne seguono 15 in 32 incontri nella stagione successiva. Nella��estate 1997 arriva sulla panchina laziale Sven Goran Eriksson, che nel ruolo di seconda punta si porta da Genova la bandiera sampdoriana Roberto Mancini, suo fedelissimo, escludendo spesso dai titolari Beppe-gol. Il quale, dopo un riscaldamento infinto e senza entrare in campo in una partita di coppa, rompe con la��allenatore e chiede la cessione. Passa in prestito proprio alla Sampdoria, dove arriva sfiduciato e fuori forma, mettendo a segno la miseria di 3 reti in 17 giornate. Rientrato alla base, viene prestato al Bologna, dove rinasce come Roby Baggio prima di lui. Tra campionato e coppe, nel suo primo anno coi felsinei segna 23 reti in 47 partite. Acquistato a titolo definitivo, rimane sotto le Due Torri per altre 5 stagioni, diventando capitano e segnando complessivamente 84 reti in 178 partite. Dopo due superflue esperienze alla��estero (in Grecia con la��Iraklis e in Ungheria con il Sapron), lascia il calcio giocato, entrando da subito nella squadra di opinionisti della RAI, e passando successivamente a Mediaset. Tra il 2008 e il 2009 A? stato per 8 mesi consulente di mercato della Ternana.

ALL. Sven Goran ERIKSSON: Sarebbe stato facile (e scontato), per quel che ha rappresentato nella storia laziale, scegliere Tommaso Maestrelli. Ma la��All Time XI ha come regola quella di mettere da parte il piA? possibile i sentimenti, e basarsi sui dati oggettivi. E, da questo punto di vista, A? incontestabile che Sven Goran Eriksson sia stato il piA? grande allenatore biancoceleste di sempre. Svedese, inizia ad allenare a soli 28 anni, come vice al Degerfors, di cui la��anno dopo diviene allenatore. Ben figura, tanto che la��anno successivo viene chiamato dal prestigioso IFK GA�teborg, dove vince subito la Coppa di Svezia. Il secondo anno A? di transizione, ma nel terzo ecco la��exploit, con doppietta campionato-coppa nazionale e un sorprendente successo in Coppa UEFA. Risultati che gli valgono la chiamata dei portoghesi del Benfica, che prende in corsa nella stagione 1982-a��83, centrando subito una��altra doppietta campionato-coppa nazionale, e torna anche in finale di Coppa UEFA, stavolta perA? perdendola. La��anno dopo A? bis in campionato, dopo il quale arriva la chiamata italiana. Viene infatti scelto dalla Roma, fresca di sconfitta in finale di Coppa dei Campioni, per rimpiazzare il connazionale Nils Liedholm, tornato al Milan. Coi giallorossi rimane tre stagioni, vincendo una Coppa Italia e sfiorando lo Scudetto nella stagione 1985-a��86. Approda quindi sulla panchina della Fiorentina, dove rimane per due stagioni, senza ottenere risultati convincenti. Torna quindi al Benfica, che allena per altre tre stagioni, centrando subito la Supercoppa nazionale, vincendo un altro campionato nella stagione 1990-a��91 e portando la squadra fino alla finale di Coppa dei Campioni 1990, persa contro il Milan di Sacchi, campione in carica. Torna quindi in Italia, alla Sampdoria, e anche qui, come fu per il primo trasferimento in Italia, arriva sulla panchina di una squadra fresca di sconfitta in finale di Coppa dei Campioni e alla fine del ciclo di un grande allenatore straniero (in questo caso Boskov, che tra la��altro va proprio alla Roma). Rimane 5 anni, vincendo nuovamente la Coppa Italia (1993-a��94) e facendo sempre giocar bene la squadra, nonostante giocatori che non erano certo quelli del ciclo precedente. Nel 1997 approda sulla panchina della Lazio: in campionato la squadra arriva solo settima, ma vince ben 4 derby (i due di campionato piA? due in Coppa Italia), la ‘solita’ Coppa Italia e arriva in finale di Coppa UEFA, dove si arrende solo alla��Inter del primo, straripante Ronaldo. La seconda stagione si apre con la vittoria in Supercoppa Italiana contro la Juventus, e si chiude col successo in Coppa delle Coppe, preludio a una stagione fantastica. Il 1999-a��00 della Lazio targata Eriksson si apre col successo in Supercoppa Europa, contro il Manchester United detentore della Champions. E si chiude con la doppietta Scudetto-Coppa Italia. Arriva quindi la Supercoppa Italiana 2000, dopo la quale Eriksson annuncia di aver accettato la��incarico di CT della Nazionale inglese. Dopo alcuni mesi divisi tra Londra e Roma, la��allenatore svedese si dimette dalla Lazio, lasciando dopo tre anni e mezzo, nei quali ha vinto almeno un titolo in ognuna delle stagioni passate alla guida della compagine capitolina. La��esperienza alla guida della Nazionale inglese si rivelerA� infelice per il tecnico svedese, che lascia dopo i Mondiali 2006. TornerA� a guidare un club la��anno seguente, accettando la panchina del Manchester City a proprietA� thailandese. Esperienza fallimentare, come tutte le successive, sia da CT di Messico e Costa da��Avorio, sia da allenatore di Leicester CityA�che del Guangzhou R&F (derby con Lippi), sia da dirigente al Notts County, in Thailandia e a Dubai.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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