All Time XI: Leeds United

Leeds Peacocks

Se la vostra passione per il calcio tende alla ‘malattia’ come per scrive, immagino conosciate Brian Clough e la sua storia.

È altrettanto probabile che ne abbiate sentito parlare (anche) grazie al film tratto dal libro ‘il Maledetto United’.

Ecco, lo United in questione non era quello più celebre, quello di Manchester, ma quello di Leeds.

Cloughie arriva qui nel 1974, per sostituire il suo più detestato rivale: Don Revie.

Revie è appena stato nominato CT dell’Inghilterra proprio in virtù del suo importantissimo decennio (circa) alla guida del Leeds United, che portò dalla B inglese al titolo nazionale (vinto 2 volte oltre a una FA Cup, una Coppa di Lega, una Charity Shield), e dandogli anche una dimensione europea, con 2 vittorie in Coppa della Fiere (più un’altra persa all’ultimo atto) e il raggiungimento di una finale di Coppa delle Coppe (nel 1973, sconfitto dal Milan).

Clough fece subito scintille coi ‘Revie Boys’, perse la Charity Shield e venne cacciato dopo appena 44 giorni, in quella che fu la sua annata orribile.

In quella stagione, infatti, il suo ex club, il Derby County, con cui non si era lasciato bene, vinse il campionato (come aveva fatto con lui qualche stagione prima). Mentre il Leeds, dopo il suo esonero, arrivò alla finale di Coppa dei Campioni, arrendendosi solo al Bayern Monaco detentore del trofeo.

Sarà il canto del cigno per il ‘Dirty Leeds’ e la sua epoepa.

I ‘Whites’ torneranno al successo nel 1992, vincendo l’ultimo campionato prima del varo della Premier League, e la Community Shield, per riaffacciarsi infine alla ribalta un decennio più tardi, a cavallo del Secondo e Terzo Millennio, arrivando fino alle semifinali di Champions League nel 2001, con una squadra dal sapore esotico: capitanato da un sudafricano (Radebe) e trascinato da una coppia d’attacco australiana (il fantastico duo Viduka-Kewell), il Leeds di O’Leary seppe far scalpore, prima di affondare in una marea di debiti e cambi di proprietà, che lo hanno infine portato nelle mani di un italiano: Massimo Cellino, l’ex padre-padrone del Cagliari.

I ‘Bianchi’ vanno idealmente in campo, in questa formazione ‘all time’, con il più classico dei 4-4-2:

1 (portiere) – John LUKIC: È stata la scelta più difficile. Tolto John Charles, gli altri giocatori di movimento sono tutti parte del ‘Dirty Leeds’ di Revie (e, a dirla, tutta, per 6 mesi anche il ‘Gigante Buono’ ci ha giocato) quindi, almeno sul portiere, volevo differenziarmi. Anche perché il gallese Gary Sprake non era impeccabile, ed ha pure avuto la fortuna di avere davanti il Leeds più forte di sempre. Non a caso, i tifosi non hanno votato per lui, quando è toccato loro mettere insieme la formazione ideale di ogni tempo dei ‘Whites’. Scelta caduta su Nigel Martyn, estremo difensore del Leeds arrivato fino alle semifinali di Champions League nel 2001, sul quale pensavo di puntare anch’io. E invece, alla fine, ecco il terzo incomodo: John Lukic.

Inglese di origine serbe, è un prodotto del vivaio del Leeds, con quale debutta nel 1979, a 19 anni. Divenuto ben presto titolare, rimane fino al 1983, quando chiede di essere ceduto all’Arsenal, che punta su di lui per il dopo-Jennings. Così a Londra Nord, dopo una stagione e mezza di apprendistato, diviene il ‘numero 1’ dei ‘Gunners’. Lo rimane fino al 1990, quando l’Arsenal acquista dal QPR David Seaman, cresciuto anche lui nel Leeds, e chi di Lukic era stato il secondo nella stagione 1981-’82. Lukic non intende ricambiare il favore, e così torna al Leeds, dopo aver vinto un campionato (1988-’89) e una Coppa di Lega (1986-’87) con la squadra di ‘Highbury’. Ad ‘Elland Road’ conquisterà nuovamente il titolo nazionale (1991-’92) e la Charity Shield 1992. Se ne va nuovamente nel 1996, dopo la finale persa di Coppa di Lega contro l’Aston Villa, e lo fa ancora per l’Arsenal. Il primo anno è, stavolta si, il vice di Seaman, quindi dal 1997 è addirittura il terzo portiere, dopo l’arrivo dell’austriaco Manninger (visto poi anche in Italia, principalmente alla Juve). Si ritira al termine della stagione 2000-’01, dopo che nel suo secondo periodo all’Arsenal ha fatto parte della squadra che centrò il double campionato-FA Cup 1997-’98, vincendo poi la Community Shield 1998 e 1999. È stato Giocatore Leeds dell’Anno nel 1980. Ora svolge l’attività di preparatore dei portieri.

2 (terzino destro) – Gary KELLY: Irlandese, inizialmente attaccante, muove i primi passi nel Drogheda United, squadra della sua città natia. Nel 1990, a 16 anni, passa al Settore Giovanile dell’Home Farm, club dublinese rinomato per la bravura nel formare/sfornare giovani talenti. Qui lo nota subito il Leeds United, che a fine stagione lo porta in Inghilterra, facendolo debuttare non ancora 18enne in prima squadra, collezionando 2 presenze nell’annata che vide il Leeds conquistare il suo ultimo titolo nazionale, che fu anche l’ultimo in assoluto prima della nascita della Premier League. Alla sua prima stagione da titolare, la 1993-’94, entra nella Top11 del campionato, a 20 anni ancora da compiere e conquistandosi anche la Nazionale. Da allora, infortuni a parte, sarà titolare per oltre un decennio, fino al 2006 (quando è nella Top11 della Championship, l’attuale Serie B inglese), vivendo solo la sua ultima stagione da comprimario. Ma, piuttosto di andare in un altro club, preferisce smettere, a soli 32 anni, nel 2007. Per numerosi anni vice capitano, è l’unico giocatore non dell’era-Revie ad aver collezionato più di 500 presenze (531, per l’esattezza) col Leeds. Con la sua Nazionale ha messo insieme 51 presenze – con 2 reti – disputando 2 Mondiali (1994 e 2002). Curiosità: sia nel Leeds sia nell’EIRE ha giocato con suo nipote, Ian Harte, anche lui terzino, ma dal lato opposto. Citazione doverosa per Paul Reaney, ‘2’ dello United dell’epoca d’oro.

3 (terzino sinistro) – Terry COOPER: Nato nello Yorkshire, quindi in ‘zona Leeds’, nel 1962, a 18 anni ancora da compiere, si presenta al campo di allenamento dello United per un provino. Viene preso, e lanciato subito in prima squadra. Per qualche anno farà la spola tra i ‘grandi’, le giovanili e la squadra riserva, fino alla definitiva promozione come terzino sinistro titolare a partire dal 1966. Tra i protagonisti del ‘Dirty Leeds’ di Revie, nell’aprile 1972 si rompe una gamba, infortunio che segnerà di fatto la fine del suo regno sul lato sinistro della difesa dei ‘Whites’. Rimane infatti fuori per ben 20 mesi e, quando torna, gli hanno ormai soffiato il posto. Rimane fino al 1975, quando si trasferisce al Middlesbrough. Col ‘Boro’ gioca per 3 stagioni, cui ne seguono 2 col Bristol City, lasciati nel 1980 per passare ai rivali cittadini del Rovers, con l’incarico di giocatore-allenatore. L’anno dopo è con altri Rovers, quelli di Doncaster (dove, oltre a giocare, fa da vice al suo ex compagno Bremner), quindi eccolo tornare al Bristol City, di nuovo come giocatore-allenatore. Ricopre quella carica per 2 anni, poi si ritira e dal 1984 al 1988 rimane al Bristol City come allenatore a tempo pieno. Passa quindi all’Exeter City, guidandolo per 3 stagioni. Nel 1991 passa al Birmingham City, guidandolo subito alla promozione dalla Third alla Second Division, e rimandovi fino alle dimissioni del dicembre 1993. Sei mesi più tardi torna all’Exeter City, guidandolo per una sola stagione, dopo la quale lascia e smette di allenare. Dal 1996 al 2007 è capo degli osservatori del Southampton per l’area europea. Con l’Inghilterra ha collezionato 20 presenze, prendendo parte al Mondiale 1970. Col Leeds ha vinto 2 campionati (1969 e 1974), 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971), la FA Cup 1971-’72, la Charity Shield 1969 e la Coppa di Lega 1967-’68, proprio grazie a un suo gol nella finale contro l’Arsenal. Citiamo qui Paul Madeley, uno dei migliori ‘utility player’ di sempre, schierato in tutti ruoli a parte quello di portiere, e primo sostituto di Cooper dopo l’infortunio.

4 (mediano) – Billy BREMNER: Scozzese, formatosi nelle strutture calcistiche del sistema scolastico locale, fa provini con Arsenal e Chelsea, ma rifiuta entrambe le squadre poiché a Londra non si è trovato bene. A portarlo 17enne in Inghilterra è dunque il Leeds, nel 1959. Debutta in prima squadra 6 mesi dopo, in una stagione che per lo United si chiuderà con la retrocessione in Second Division. Schierato all’ala destra, fatica a trovare continuità e medita di tornarsene in Scozia. Il cambio in panchina avvenuto nel marzo 1961, però, cambia la storia sua e del Leeds. Con la squadra impelagata nei bassifondi della B inglese, l’allenatore si dimette e la squadra viene affidata al giocatore Don Revie. All’ex centravanti passato dal campo alla panchina occorrono un paio di stagione per trovare a quadra, ma alla fine ci riesce: nell’annata 1963-’64 sposta Bremner in mediana, accoppiandolo con Johnny Giles, acquistato nientemeno che dal Manchester United. L’irlandese canta, lo scozzese porta la croce e il Leeds riconquista la massima serie. Appena risalito, il Leeds arriva secondo in campionato e raggiunge la finale di FA Cup: conclusisi 0 a 0 i tempi regolamentari, il Liverpool va in vantaggio dopo appena 3 minuti di extra time, con Roger Hunt. È proprio Bremner, 7 minuti più tardi, a firmare il momentaneo 1 a 1, prima che il gol di Ian St. John assegni il trofeo ai ‘Reds’. L’anno dopo è ancora secondo posto in campionato, mentre in quello successivo arriva la prima finale europea, quella di Coppa delle Fiere contro la Dinamo Zagabria, che vince in casa per 2 a 0, impattando poi a reti inviolate ad ‘Elland Road’. In questa stagione Bremner inizia a portare la fascia di capitano, che diviene definitivamente sua a partire dalla stagione 1967-’68, con l’addio dello skipper Bobby Collins. Alla sua prima annata da capitano effettivo, Bremner conduce i ‘Bianchi’ alla vittoria proprio in Coppa delle Fiere, contro gli ungheresi del Ferencvaros, e a quella della Coppa di Lega (vittoria in finale per 1 a 0 contro l’Arsenal). La stagione seguente è quella della consacrazione definitiva, con la prima storica vittoria del campionato da parte del Leeds United. Quella seguente si apre con la conquista dalla Charity Shield, ma si chiude con un’altra finale persa di FA Cup: il Leeds si fa rimontare per due volte dal Chelsea, che portano così il match al replay, vinto in rimonta ai supplementari dai ‘Blues’. In campionato i ‘Bianchi’ arrivano secondi, la prima di 3 volte consecutive. L’anno dopo ecco la seconda Coppa delle Fiere, superando nella doppia finale la Juventus con un 2 a 2 a Torino e un 1 a 1 in casa. Nel 1971-’72 ecco di nuovo arrivare la FA Cup (1 a 0 in finale all’Arsenal), che porta la squadra l’anno seguente in Coppa delle Coppe. Il Leeds arriva fino in fondo (anche grazie a un gol di Bremner in semifinale), ma all’ultimo atto deve cedere il passo al Milan (1 a 0). Il capitano salterà la sfida per squalifica. Una decina di giorni prima il Leeds aveva sfiorato la doppietta in FA Cup, perdendo però anche questa finale: 1 a 0 contro il Sunderland. Dopo una stagione con 2 finali perse, lo United si rifà conquistando nuovamente il campionato, in quello che sarà il suo ultimo successo per molto tempo. A fine stagione Revie lascia per diventare CT dell’Inghilterra e, a sorpresa, come suo successore viene scelto Brian Clough, storico rivale del predecessore. Lo spogliatoio, Bremner in testa (anche perché il posto lo voleva lui…), ha un rigetto per ‘Cloughie’, cacciato dopo soli 44 giorni e una partenza disastrosa, con tanto di Charity Shield persa ai rigori contro il Liverpool, con tanto di espulsione proprio di Bremner (arrivato alle mani con Kevin Keegan, anch’egli cacciato dall’arbitro). Col cambio di tecnico il Leeds fa strada soprattutto in Europa, raggiungendo la finale di Coppa dei Campioni, dove solo il Bayern Monaco detentore del trofeo riesce a fermarne i sogni di gloria. Finisce lì, di fatto, l’era della squadra cattiva e vincente costruita da Revie. Bremner rimane un’altra stagione, quindi nel settembre 1976 accetta l’offerta dell’Hull City (che lo nomina subito capitano) in Second Division, ma non riesce a guidare le ‘Tigri’ alla promozione. Rimane un’altra stagione, quindi si ritira e intraprende quasi subito la carriera di allenatore, prendendo in corsa la guida dei Doncaster Rovers, in Quarta Divisione, nel novembre 1978. Rimane fino all’ottobre 1985 (nella stagione 1980-’81 centra la promozione), quando lascia per accettare la chiamata del ‘suo’ Leeds. Rimarrà alla guida della squadra per circa 3 anni, fino all’esonero del settembre 1988. Riparte la stagione successiva tornando al Doncaster, dove rimane fino alle dimissioni del novembre 1991, con cui dà anche l’addio definitivo al mondo del calcio, reinventandosi conferenziere. È morto nel dicembre 1997, a causa di un attacco cardiaco dopo una brutta polmonite. Con la Scozia ha giocato 54 partite (3 le reti), capitanandola al Mondiale 1974. Nel 1970 è stato Calciatore dell’Anno per l’Associazione Giornalisti Sportivi, mentre nell’annata 1973-’74 è stato inserito nella Top11 del campionato. Con 772 ‘gettoni’, è secondo per presenze solo a Jackie Charlton (a +1 su di lui). Citazione per David Batty, colonna dell’ultimo titolo dei ‘Bianchi’ (1991-’92), nato proprio a Leeds e che nello Yorkshire ha iniziato e chiuso.

5 (difensore centrale) – Jackie CHARLTON: Fratello maggiore del Bobby del Manchester United, entra nelle giovanili del Leeds (squadra in cui hanno militato 3 fratelli della madre) a 15 anni, nel 1950. Due anni dopo è già in prima squadra, giocandovi tutta la propria ventennale carriera, fino al ritiro avvenuto nel 1973. Coi ‘Pavoni’ vince il campionato nella stagione 1968-’69 (cui seguiranno 3 secondi posti consecutivi), la FA Cup 1971-’72, la Coppa di Lega 1967-’68, la Charity Shield 1969 (suo il gol del momentaneo 2 a 0 contro il Manchester City, il match finirà 2 a 1) e 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971). Appesi gli scarpini al chiodo, intraprende immediatamente la carriera di allenatore, accettando la panchina del Middlesbrough, in Second Division (la B inglese del tempo). Vince subito il campionato, portando il ‘Boro’ nella massima serie, e guidandolo fino al 1977, quando lascia a fine stagione. Propostosi per rimpiazzare il suo ex tecnico al Leeds, Revie, nel ruolo di CT dell’Inghilterra, non viene preso in considerazione, e rimane ‘a spasso’ per qualche mese, fino alla chiamata in corsa dello Sheffield Wednesday, nell’ottobre dello stesso anno, in Third Division. Due stagioni dopo centra la promozione, rimanendo alla guida della squadra fino al termine della stagione 1982-’83. Rimane fermo per quasi un anno, tornando in corsa al ‘Boro’ nel marzo 1984, in Seconda Divisione, col quale centra un’insperata salvezza. Gli viene quindi affidata la panchina del Newcastle, neopromosso in First Division, nel quale fa debuttare Paul Gascoigne. Lascia durante il pre-campionato della stagione successiva, dopo contrasti coi tifosi sul mercato della squadra. Pochi mesi più tardi, nel dicembre 1985, viene nominato CT dell’Irlanda: è il primo straniero a ricevere quell’incarico. Porta l’EIRE all’Europeo 1988 e, poi, a 2 qualificazioni Mondiali consecutive: 1990 (arriva fino ai quarti di finale, eliminata poi dall’Italia padrona di casa) e 1994 (dove, al debutto, batte per 1 a 0 l’Italia di Sacchi nella fase a gironi e si qualifica per gli ottavi, dove sarà eliminata dall’Olanda). Si dimette nel 1996, dopo aver fallito la qualificazione per gli Europei. Quindi si ritira a vita privata. Con l’Inghilterra ha collezionato 35 presenze, mettendo a segno 6 reti. Ha preso parte a 2 Mondiali: quello casalingo vinto nel 1966, e quello del 1970. Ha inoltre partecipato all’Europeo 1968, chiuso dai ‘Leoni’ al terzo posto. Nel 1967 è stato Calciatore dell’Anno per l’Associazione Stampa Sportiva, mentre come allenatore ha vinto per 4 volte, di cui 3 consecutive (1987-1989 e 1993), il Philips Sports Manager of the Year, riservato ai tecnici irlandesi o operanti in Irlanda. È primatista assoluto di presenze nella storia del club con 773.

6 (difensore centrale) – Norman HUNTER: Entrato quindicenne nel Settore Giovanile del Leeds, debutta in prima squadra nel 1962, a 19 anni ancora da compiere. Diviene subito un elemento imprescindibile per Don Revie, che ne fa un titolare inamovibile, incarnando perfettamente lo stile aggressivo e cattivo del ‘Dirty Leeds’, tanto da guadagnarsi il soprannome di ‘Mordigli le Gambe’. Col Leeds rimane fino all’ottobre 1976 quando, dopo aver vinto 2 campionati (1969 e 1974, senza dimenticare i 3 secondi posti consecutivi dal 1970 al 1972), la FA Cup 1971-’72, la Coppa di Lega 1967-’68, la Charity Shield 1969 e 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971) e aver sfiorato la Coppa dei Campioni (finale persa nel 1975 contro il Bayern Monaco campione in carica), si trasferisce al Bristol City, dove rimane per 3 stagioni. Nel 1979 scende in Third Division, al Barnsley allenato da Allan Clarke, suo ex compagno al Leeds. Quando quest’ultimo lascia la guida della squadra proprio per la chiamata dei ‘Whites’, gli subentra Hunter come giocatore-allenatore. Continua nel doppio ruolo fino al gennaio 1983, quando appende gli scarpini al chiodo e prosegue come allenatore a tempo pieno, fino all’esonero del febbraio 1984. Una settimana dopo entra nello staff tecnico del West Bromwich Albion, rimanendovi fino al termine della stagione successiva, quando viene ingaggiato come allenatore dal Rotherham United. Sarà esonerato nel dicembre 1987. Tra il settembre e l’ottobre 1988 è, per 3 partite, l’allenatore ad interim del ‘suo’ Leeds, dopo l’esonero di Bremner. La stagione successiva entra nello staff tecnico del Bradford City, affiancando un altro ex dei tempi del Leeds, il gallese Terry Yorath, venendo esonerato con lui nel febbraio 1990. Chiude qui la sua carriera da tecnico, iniziando quella di conferenziere e commentatore tecnico per la radio. Con l’Inghilterra ha collezionato 28 presenze e 2 reti, partecipando a 2 Mondiali (quello vinto in casa nel 1966 e quello successivo del 1970) e ad un Europeo (quello del 1968 chiuso al terzo posto). Nel 1974 è stato il primo in assoluto a vincere il premio Giocatore dell’Anno assegnato dall’AssoCalciatori britannica, entrando quell’anno nella Top11 del torneo. È stato Giocatore Leeds dell’Anno nel 1971. Doverosa citazione per Lucas Radebe, capitano sudafricano del Leeds che sfiorò la finale di Champions League nel 2001.

7 (ala destra) – Peter LORIMER: Scozzese di Dundee, viene presto notato dagli osservatori dei club inglesi e, dopo il suo mancato approdo al Manchester United, nel 1962 si trasferisce 15enne al Settore Giovanile del Leeds, che nel settembre dello stesso anno lo fa debuttare in prima squadra (detiene ancora il record come più giovane debuttante nella storia del club). Tornato a giocare coi coetanei, diviene un membro stabile della formazione titolare a 20 anni, dalla stagione 1966-’67. Messosi presto in luce per il suo potentissimo tiro, riceve vari soprannomi legati a questa caratteristica, quali ‘HotShot (Tiro Bollente)’, ‘Lash (Frusta)’ e ‘Thunderboots (Scarpe di Tuono)’. Gioca coi ‘Whites’ fino al 1979, contribuendo in maniera determinante all’epopea della squadra di Don Revie. Mette in bacheca 2 campionati (1969 e 1974, senza dimenticare i 3 secondi posti consecutivi dal 1970 al 1972), la FA Cup 1971-’72, la Coppa di Lega 1967-’68, la Charity Shield 1969 e 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971). Ci sono inoltre 2 finali europee perse: quella di Coppa delle Coppe 1973 contro il Milan e, soprattutto, quella di Coppa dei Campioni 1975 contro i campioni in carica del Bayern Monaco. Lasciato il Leeds va a giocare nella NASL nordamericana coi Toronto Blizzard, quindi torna in Inghilterra per un campionato con lo York City, prima di ripetere l’esperienza canadese. Rimane in Canada anche per i 3 anni successivi, cambiando però squadra: si trasferisce infatti ai Vancouver Whitecaps, dove rimane fino al 1983, anno in cui gioca 3 partite in prestito agli irlandesi dell’UCD di Dublino. Torna quindi al Leeds, retrocesso nel frattempo in Seconda Divisione, e vi rimane per 3 stagioni., l’ultima delle quali da capitano. Chiude quindi la carriera con qualche apparizione nel Whiby Town, nel campionato regionale, e giocando le ultime partite ufficiali in Israele, nell’Hapoel Haifa. Dopo il ritiro diviene un apprezzato commentatore tecnico in radio ed editorialista sul giornale di Leeds, lo Yorkshire Evening Post. Dal 2004 è stato per un decennio nel board del club, in rappresentanza dell’associazione tifosi. Oggi si occupa del ‘match programme’ delle partite interne del Leeds. Con la Scozia ha giocato 21 partite e segnato 4 reti, prendendo parte al Mondiale 1974. Giocatore dell’Anno del Leeds 1972, con 238 reti è il bomber di sempre del club.

8 (attaccante) – Allan CLARKE: Nativo dello Staffordshire, inizia la sua carriera nel Walsall, debuttando in prima squadra nel 1963, non ancora 17enne. Nel marzo 1966 passa al Fulham, che lascia 2 anni più tardi per accasarsi al Leicester City, che conduce fino alla finale di FA Cup (segnando il gol che in semifinale elimina il WBA, la squadra per cui faceva il tifo da bambino), persa poi 1 a 0 contro il Manchester City. Con le ‘Volpi’ rimane una stagione soltanto, perché nel 1969 viene acquistato dal Leeds United. Coi ‘Whites’ gioca fino al 1978, segnando 151 reti, spesso decisive, in 351 partite, contribuendo alla vittoria di 2 campionati (1969 e 1974), della FA Cup 1971-’72 (suo il gol-vittoria nella finale con l’Arsenal), della Charity Shield 1969 e della Coppa delle Fiere 1970-’71 (suo il gol del momentaneo 1 a 0 nella finale casalinga di ritorno con la Juventus. La partita finirà 1 a 1 ma, in virtù del 2 a 2 di Torino, lo United si aggiudica il trofeo per la regola del maggior numero di gol in trasferta). Dopo 2 stagioni a basso rendimento, a causa di un grave infortunio, nel 1978 lascia il Leeds e scende in Quarta Divisione, assumendo la carica di allenatore-giocatore del Barnsley. Con 12 reti in 34 partite (che gli valgono l’inserimento nella Top11 del torneo) lo trascina all’immediata promozione in Third Division, dove arriva settimo l’anno successivo. Questi buoni risultati convincono il Leeds a puntare su di lui e così, nel settembre 1980, appende gli scarpini al chiodo e diventa l’allenatore dello United. Rimane 2 stagioni, la seconda delle quali si chiude con la retrocessione e l’esonero. Riparte nel febbraio 1983 dallo Scunthorpe United, centrando nuovamente la promozione dalla Quarta alla Terza Serie. L’anno dopo, però, la squadra retrocede subito, e lui lascia. Sta una stagione senza panchina, quindi nel 1985 torna al Barnsley. Lo guida per poco più di 4 stagioni, fino all’esonero nel novembre 1989. Riparte la stagione successiva dal Lincoln City, venendo però esonerato dopo nemmeno 6 mesi. Sarà la sua ultima panchina. Successivamente si dedica alla carriera imprenditoriale, ritirandosi poi a vita privata proprio a Scunthorpe. Con l’Inghilterra ha giocato 19 partite, mettendo a segno 10 reti e partecipando al Mondiale 1970. Giocatore Leeds dell’Anno nel 1973, l’anno seguente viene inserito nella Top11 della First Division. Citazione per Tom Jennings, bomber scozzese del Leeds degli Anni Venti.

9 (centravanti) – John CHARLES: Gallese di Swansea, inizia nelle giovanili della squadra locale. Nel 1948, a 17 anni, si trasferisce al Leeds, trovando da subito spazio in prima squadra, inizialmente come centrale difensivo. Coi ‘Pavoni’ gioca fino al 1957, sua unica stagione in First Division, della quale è subito re dei bomber con 38 centri in 40 partite. Arriva quindi in Italia, alla Juventus, dopo 154 reti in 316 partite (nonostante le prime 4 stagioni da difensore, nelle quali segna infatti solo 4 reti in 109 presenze) con lo United, centrando subito lo Scudetto e il titolo di capocannoniere, con 28 gol in 34 presenze. L’anno dopo mette in bacheca la Coppa Italia, aprendo le marcature nella finale vinta contro l’Inter per 4 a 1. La terza stagione è quella del double campionato-coppa nazionale, e anche stavolta Charles è protagonista in finale. Segna l’1 a 0, poi porta la partita ai supplementari dopo che la Fiorentina aveva ribaltato l’iniziale vantaggio bianconero. Nel 1961 arriva il terzo Scudetto quindi, dopo un’ultima stagione in bianconero (105 reti in 182 presenze), nel 1962 torna al Leeds, in Second Division. Ci rimane solo sei mesi (11 partite e 3 gol), quindi torna in Italia, alla Roma, per concludere la stagione. Dopodiché torna in Patria, al Cardiff City, in Second Division, dove rimane 3 stagioni. Chiude con l’Hereford United, nel campionato regionale, con una stagione da 37 reti in 51 partite. Passa quindi all’incarico di giocatore-allenatore, non scendendo però più in campo per 3 stagione. Torna in campo nella stagione 1970-’71, con 12 reti in 34 presenze tra campionato e coppe. Chiusa questa annata, torna in Galles sempre come giocatore-allenatore al Merthytr Tydfil, che guida fino al 1974 senza mai scendere in campo. Lascia quindi momentaneamente il calcio per gestire un pub di sua proprietà. Torna nel 1986, come dirigente della squadra canadese degli Hamilton Steelers, che l’anno seguente guida in panchina. Con la sua Nazionale ha giocato 38 partite, segnando 15 reti e prendendo parte al Mondiale 1958. È morto nel 2004. Con 157 reti è il secondo bomber di tutti i tempi del club, dietro solo a Lorimer. Citazione per Charlie Keetley, centravanti del Leeds tra gli Anni ’20 e ’30. Da non dimenticare, poi, l’australiano Mark Viduka, bomber della squadra che arrivò fino alle semifinali di Champions League, all’inizio di questo Millennio.

10 (regista) – Johnny GILES: Irlandese dell’area di Dublino, muove i primi passi in un club locale, lo Stella Maris. Qui lo scopre il Manchester United, nella cui academy entra nel 1956, a 16 anni. L’anno dopo approda in prima squadra, dove rimarrà fino al 1963, anno in cui saluta vincendo la FA Cup. Scende al Leeds, in Seconda Divisione, dopo che coi ‘Red Devils’ non è più titolare fisso. Qui Revie lo trasforma da ala destra a centrocampista centrale, ruolo in cui forma un’invalicabile coppia con Bremner. Lascia i ‘Whites’ dopo la finale di Coppa dei Campioni del 1975, persa contro il Bayern Monaco detentore del trofeo. Si trasferisce in Seconda Divisione, al West Bromwich Albion come giocatore-allenatore, dopo aver vinto con lo United 2 campionati (1969 e 1974), la FA Cup 1971-’72, la Coppa di Lega 1967-’68, la Charity Shield 1969 e 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971). Col WBA centra subito la promozione nella massima serie, portando la squadra ad un ottimo settimo posto la stagione successiva, ma dimettendosi nell’aprile 1977 per accettare la panchina degli irlandesi dello Shamrock Rovers, sempre come giocatore-allenatore, e vincendo la coppa nazionale il primo anno. Dal 1981 al 1983, è anche l’allenatore dei canadesi del Vancouver Whitecaps, nel campionato nordamericano NASL (che si giocava quando i tornei europei erano fermi). Nel 1983 si ritira come giocatore e torna sulla panchina del WBA, che guida per poco più di una stagione, fino alle dimissioni all’inizio dell’annata 1985-’86 (curiosità: gli subentra suo cognato, l’ex compagno al Manchester United Nobby Stiles). Dal 1973 al 1980 è stato, caso più unico che raro, giocatore-CT dell’EIRE, la cui maglia ha indossato 59 volte, segnando 5 reti. Membro della Top11 del campionato nella stagione 1973-’74, è stato indicato dalla Federazione irlandese quale suo miglior giocatore del XX Secolo. Citazione per Bobby Collins, il primo vero faro di Don Revie. Menzione anche per Gary McAllister, metronomo del Leeds campione nel 1992.

11 (ala sinistra) – Eddie GRAY: Scozzese, formatosi nel sistema calcistico scolastico, sogna di entrare nel Settore Giovanile del Celtic, di cui è tifoso. Ma, alla fine, è il Leeds ad assicurarselo, all’età di 16 anni. Giocherà sempre e solo per i ‘Whites’, fino al ritiro avvenuto nel 1983, quando è già sulla panchina del club. Dal 1982, infatti, con la squadra appena retrocessa, diviene giocatore-allenatore. Guida il Leeds fino al 1985, quindi è per una stagione alla testa del Whitby Town. Ne seguono 2 al Rochdale e una all’Hull City. Decide quindi di lasciare la carriera da ‘manager’ e torna al Leeds come tecnico delle giovanili. Nel 2003-’04 gli viene affidata in corsa la panchina della squadra, in lotta per non retrocedere, ma non riesce a salvarla e dopo la caduta in Second Division lascia il club. Si dedica alla carriera di commentatore radiotelevisivo, cosa che lo riporta nel 2008 allo United, dove commenta le partite per la radio ufficiale del club. Attualmente lo fa sul canale tematico dei ‘Pavoni’, di cui dal 2013 è anche ambasciatore. Giocatore dell’Anno del Leeds nel 1982, in bianco ha vinto 2 campionati (1969 e 1974, senza dimenticare i 3 secondi posti consecutivi dal 1970 al 1972), la FA Cup 1971-’72, la Coppa di Lega 1967-’68, la Charity Shield 1969 e 2 Coppe delle Fiere (1968 e 1971), giocando inoltre le finali perse di Coppa delle Coppe (1973) e Coppa dei Campioni (1975). Con la Scozia per lui 12 partite e 3 reti. Citazione per Gary Speed, gallese cresciuto nel Leeds, tragicamente morto suicida quando era CT della sua Nazionale. Menzione anche per l’australiano Harry Kewell, talentino del Leeds di inizio Terzo Millennio.

ALL. Don REVIE: Nato a Middlesbrough, attaccante, dopo aver giocato per Leicester City, Hull City, Manchester City e Sunderland, nel 1958, il 31enne Revie approda al Leeds United, in Seconda Divisione, dove viene subito nominato capitano. Nel marzo 1961, dopo le dimissioni del tecnico Jack Taylor, la squadra viene affidata a lui col ruolo di giocatore-allenatore. Lo manterrà anche l’anno successivo, quindi appende le scarpette al chiodo per dedicarsi esclusivamente alla carriera di allenatore, scrivendo la storia del Leeds. Dapprima lo riporta nella massima serie, poi stabilizzandolo come club di vertice, infine portando in bacheca la maggior parte dei titoli della storia dei ‘Peacocks’. Al primo anno in First Division sfiora un clamoroso double nazionale, col titolo perso solo per la differenza reti (dopo essere arrivato in testa a pari punti col Manchester United) e sconfitta nella finale di FA Cup (solo ai supplementari contro il Liverpool). I primi successi arrivano nella stagione 1967-’68, con la vittoria della Coppa di Lega e, soprattutto, della Coppa delle Fiere persa in finale l’anno prima. L’anno seguente ecco finalmente il successo in campionato, cui seguono 3 secondi posti consecutivi, la vittoria della Charity Shield 1969, e quella della FA Cup nel 1972 (a fronte di altre 2 finali perse, nel 1970 e nel 1973). In mezzo, il bis nella Coppa delle Fiere 1970-’71. Nel 1973 il Leeds perde la finale di Coppa delle Coppe (contro il Milan, dopo aver perso 10 giorni prima anche quella di FA Cup), ma l’anno seguente si festeggia nuovamente, con la riconquista del titolo nazionale. Per Revie è il modo migliore per chiudere, e infatti lascia subito dopo per accettare l’incarico di CT dell’Inghilterra. Gli subentrerà, a sorpresa, il suo acerrimo rivale Brian Clough. Nel frattempo la sua esperienza alla guida dei ‘Leoni’ si rivelerà fallimentare: fallisce la qualificazione all’Europeo 1976 e, con l’approdo in bilico anche per il Mondiale 1978, nel luglio 1977 si dimette per diventare CT della Nazionale degli Emirati Arabi Uniti. Li guida fino al 1980, passando poi sulla panchina dell’Al-Nasr di Dubai, dove resta 4 anni. Chiude la carriera nel 1985, dopo una stagione con gli egiziani dell’Al-Ahly. Due anni dopo gli viene diagnosticata la SLA, di cui muore nel maggio 1989. Criticato nel suo periodo al Leeds per aver costruito una squadra cattiva e non esattamente leale, ebbe il merito di darle una mentalità vincente, cui contribuì anche con il cambio della divisa: dal tradizionale gialloblu (rimasto come completo da trasferta), al bianco del vincentissimo Real Madrid. Seppe inoltre puntare forte sul vivaio, lanciando giocatori che poi si rivelarono fondamentali nella costruzione del suo squadrone, così come l’intuizione di spostare Bremner dall’ala destra al centro del campo.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.