All Time XI: Leicester City

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Come presentare il Leicester City?

Difficile trovare un modo diverso dal raccontare che è la squadra di uno dei più incredibili miracoli sportivi nella storia, non solo del calcio, ma in generale.

Le ‘Foxes’ non spuntano proprio dal nulla, avendo vinto 3 Coppe di Lega e aver giocato anche qualche finale di FA Cup.

Ma sicuramente nessuno pensava, specialmente nel cacio miliardario di oggi, con certe potenze (le due squadra di Manchester, il Chelsea, l’Arsenal, il Liverpool, ecc.) candidate alla vittoria finale, che potesse essere proprio la squadra allenata (quasi per caso) da Ranieri a conquistare la Premier League 2015-’16.

Tuttavia, proprio perché non è una squadra “nata ieri”, scoprite quali altre ‘leggende’ hanno vestito la maglia blu delle ‘Volpi’, in questo 4-4-2 ‘all time’:

1 (portiere) – Gordon BANKS: OK, Peter Shilton è nato e cresciuto qui. Ma Gordon Banks è Gordon Banks!

Nativo di Sheffield, muove i primi passi calcistici nel Millspaugh, e poi nel Rawmarsh Welfare. Nel 1953, a 16 anni, entra nell’academy del Chesterfield (arrivando alla finale della FA Youth Cup 1956, persa contro il Manchester United dei ‘Busby Babes’), con cui debutta in prima squadra nel 1958, alla soglia dei 21 anni. Gli basta quella prima stagione tra i ‘grandi’ per attirare l’interesse del Leicester City, cui approda nel 1959. Vi rimarrà fino al 1967 (vincendo la Coppa di Lega 1963-’64, e perdendola in finale l’anno successivo, dopo aver perso anche 2 finali di FA Cup, nel 1961 e nel 1963), quando farà appunto spazio a Shilton, trasferendosi allo Stoke City. Coi ‘Potters’ gioca fino all’autunno del 1972 quando, dopo uno spaventoso incidente d’auto, perde in parte la vista, ed è costretto al ritiro alla fine della stagione 1972-’73. In quella precedente aveva conquistato con lo Stoke la sua seconda Coppa di Lega. Tornerà in campo nel 1977, trasferendosi nella NASL, dove gioca per i Fort Lauderdale Strikers (in America c’era stato già 10 anni prima, giocando coi Cleveland Stokers, ossia la versione a stelle e strisce dello Stoke nel torneo della United Soccer Association, dove giocò anche il ‘nostro’ Cagliari come Chicago Mustangs), vincendo il premio come miglior portiere del campionato. Quindi, dopo un’apparizione nel campionato irlandese col St. Patrick’s Athletic, torna negli USA, disputando una seconda stagione coi Strikers, e ritirandosi poi in maniera definitiva. Nel dicembre 1977 inizia la sua carriera da tecnico, entrando nello staff del Port Vale, di cui l’anno seguente guiderà la squadra riserve. Nella stagione 1979-’80 arriva il suo primo incarico da capo allenatore, alla guida dei dilettanti del Telford United, che lascia nel novembre 1980 per problemi di salute, venendo poi esonerato. Gli viene offerto un posto come venditore di biglietti della lotteria, che accetta, ma il contratto non viene rispettato e lascia. Con l’Inghilterra ha giocato 73 partite, vincendo il Mondiale casalingo nel 1966 (con inserimento nella Top11 del torneo), e prendendo parte anche a quello del 1970. Ha inoltre conquistato il terzo posto all’Europeo 1968. È stato per 6 volte di fila (1966-1971) Portiere dell’Anno per la FIFA, Sportivo dell’Anno per il Daily Express nel 1971 e nel 1972, e Calciatore dell’Anno per i giornalisti sportivi nel 1972. Dal 1970 è Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. Citazione per il successore di Banks e Shilton (che rimpiazzò Banks anche allo Stoke), Mark Wallington, che ha peraltro difeso la porta del Leicester per più tempo di loro, giocando per le ‘Volpi’ dal 1971 al 1985, collezionando 460 presenze (terzo assoluto).

2 (terzino destro) – Steve WHITWORTH: Nato a Coalville, non lontano da Leicester, cresce nel Settore Giovanile delle ‘Foxes’, debuttando in prima squadra nel 1970, a 18 anni. Rimane con City fino al 1979, vincendo la Charity Shield 1971 proprio grazie a un suo gol. Passato al Sunderland, vi rimane 2 stagione, e altrettanto fa al Bolton e al Mansfield Town. Nel 1985 passa al Barnet, con cui rimane fino al ritiro, avvenuto nel 1989. Nelle ultime 3 stagione è anche vice-allenatore del club. Per lui anche 7 presenze con la Nazionale inglese. Citazione per John Sjoberg.

3 – David NISH: Cresciuto nel piccolo Measham Social Welfare, lo scova qui il Leicester, cui approda nel 1966, a quasi 19 anni. Conquistatosi subito uno spazio importante, gioca con le ‘Volpi’ fino al 1972, dopo aver conquistato da capitano la Charity Shield a inizio stagione. Passato al Derby County, coi ‘Rams’ rimane per 7 stagioni, vincendo campionato e Charity Shield nel 1975. Nel 1979 si trasferisce quindi negli Stati Uniti, giocando sia nel calcio tradizionale (con Tulsa Roughnecks e Seattle Sounders), sia in quello indoor (di nuovo coi Seattle Sounders e con i San José Earthquakes). Tornato nel Leicestershire nel 1982, continua per qualche tempo a giocare coi dilettanti dello Shepshed Charterhouse.

4 (difensore centrale) – Matt ELLIOTT: Raro caso di inglese naturalizzato scozzese, muove i primi passi nel Leatherhead, piccolo club delle leghe minori del Surrey. Vi rimane fino al 1987, quando approda ad un altro club della zona, l’Epsom&Ewell. Qui gioca una stagione soltanto, dato che viene notato ed acquistato dal Charlton, club della massima serie, con cui però riesce a fare una sola presenza. Decide allora di andare a cercare più spazio nelle serie minori, accasandosi al Torquay United, dove resta fino al marzo 1992, quando finisce la stagione con lo Scunthorpe United, in prestito. Riscattato, rimane fino al novembre 1993, quando si accasa all’Oxford United. Ne gennaio 1997 ecco il trasferimento al Leicester City, con cui vince subito la Coppa di Lega. Nel 2000 vince la seconda, alzandola al cielo da capitano, dopo aver segnato le due reti della vittoria nella finale contro il Tranmere Rovers (2 a 1). Rimane al Leicester fino al 2004, quando passa in prestito all’Ipswich Town. Qui, dopo solo 10 partite di campionato, subisce un grave infortunio, che lo costringe al ritiro nel gennaio 2005. Torna nel mondo del calcio 3 anni e mezzo più tardi, entrando nello staff tecnico del Hednesford Town, nelle serie minori. Diviene quindi vice all’Oadby Town fino all’ottobre 2010, quando assume lo stesso incarico con lo Stafford Rangers. Pochi mesi dopo ne diviene allenatore, dopo le dimissioni del tecnico Tim Flower (‘suo’ portiere al Leicester). Chiusa questa esperienza a fine stagione, rimane per quasi 3 anni fuori dai giochi. Nel gennaio 2014 torna di fatto a lavorare per il Leicester, guidando per 6 mesi un club thailandese affiliato alle ‘Foxes’, l’Army United. Rientra quindi nelle Midlands, lavorando all’interno del club fino al settembre 2015, quando diviene allenatore delle squadre di calcio sia maschile sia femminile dell’Università De Montfort. Con la Scozia ha collezionato 18 presenze con una rete, prendendo parte ai Mondiali 1998. In quell’anno è stato Giocatore dell’Anno del Leicester. Citazione per il nordirlandese John O’Neill, qui per un decennio.

5 (difensore centrale) – Wes MORGAN: Giamaicano nato a Nottingham, a 11 anni entra nelle giovanili di uno dei due principali club cittadini, il Notts County (quello cui deve le sue maglie bianconere la Juventus…). 4 anni più tardi, nel 1999, il club lo lascia libero, e lui si accasa al Dunkirk, un club semiprofessionistico delle Midlands. Qui attira l’attenzione dell’altra squadra della sua città, il Forest (reso celebre dall’impresa di Brian Clough, che lo portò dalla ‘B’ al titolo nazionale e poi a 2 Coppe dei Campioni consecutive), che lo ingaggia e lo aggrega alla squadra riserve. Viene aggregato alla prima squadra nel 2002 e, nel febbraio 2003 viene mandato in prestito al Kidderminster Harriers, in Terza Divisione (l’equivalente della nostra Serie D), per fargli fare esperienza in vista del lancio definitivo. Tornato alla base, diviene a tutti gli effetti membro della prima squadra, che gioca in First Division/Championship (la nostra Serie B). Nel 2005 la squadra retrocede il League One, dove rimane per 3 stagioni, prima di riconquistare la cadetteria. Morgan rimane col Forest fino al gennaio 2012, quando si trasferisce al Leicester City, sempre in Championship (e 6 mesi dopo è già capitano). Al termine della stagione 2013-’14 arriva l’agognata promozione in Premier League e, dopo una salvezza all’ultimo respiro, anche il ‘miracolo’ del trionfo targato Ranieri, e con Morgan capitano. Suo il gol dell’1 a 1 all’Old Trafford contro lo United, che – col conseguente 2 a 2 del Tottenham in casa del Chelsea – certifica matematicamente il trionfo delle ‘Volpi’. Con la Giamaica ha giocato 25 partite, prendendo parte, nel 2015, alla Copa América e alla Gold Cup, chiusa al secondo posto. Dopo esser stato per 3 volte nella Top11 della Championship (2011, 2013, 2014), quest’anno è entrato in quella della Premier (insieme ai compagni Kanté, Mahrez e Vardy). È stato Giocatore dell’Anno del Leicester per la stagione 2013-’14. Citazione per Steve Walsh, con le ‘Foxes’ dal 1986 al 2000, e capitano della squadra che vinse la Coppa di Lega nella stagione 1996-’97.

6 (centrocampista centrale) – Graham CROSS: Nato e cresciuto a Leicester e nel Leicester, debutta in prima squadra nel 1960, ancora minorenne. Vi rimarrà fino all’inverno del 1975, quando passa in prestito al Chesterfield per concludere la stagione. Nel 1976 viene ceduto al Brighton&Hove Albion, mentre l’anno dopo passa al Preston North End. Qui rimane una stagione e mezza, per poi chiudere la carriera con gli ultimi 6 mesi al Lincoln City, nel 1979. Con le ‘Volpi’, di cui detiene il record di presenze sia in assoluto (599), sia per quanto riguarda le apparizioni in massima serie (414), in FA Cup (59) e in Coppa di Lega (40), ha vinto la Coppa di Lega 1963-’64 (perdendo la finale l’anno successivo) e il campionato di Seconda Divisione 1970-’71. 2 le finali di FA Cup, entrambe perse: nel 1963 e nel 1969. Citazione per Paul Ramsay, nordirlandese che stazionò nella mediana ‘blu’ per tutti gli Anni Ottanta.

7 (ala destra) – Riyad MAHREZ: Algerino nato in Francia, muove i primi passi nel Sarcelles, squadra della sua cittadini natale. Nel 2009, a 18 anni, passa al Quimper, nell’equivalente francese della nostra Serie D. Qui lo nota il Le Havre che lo ingaggia (soffiandolo alle più blasonate PSG e Marsiglia, che non avevano convinto il ragazzo), aggregando alla sua squadra riserve. Nel 2011 debutta in prima squadra, in Ligue2. La lascia nel 2014, acquistato dal Leicester, in Championship, contribuendo alla promozione nella massima serie inglese con 19 presenze e 3 reti. Dopo un primo anno di Premier di adattamento, con una salvezza raggiunta all’ultimo respiro, in questa stagione esplode definitivamente tutto il suo talento, contribuendo in maniera determinante alla storica vittoria in campionato del club, grazie a 17 reti e 11 assist in 35 partite. Numeri e prestazioni che gli valgono il premio come Giocatore dell’Anno sia per quanto riguarda quello assegnato dalla Premier League stessa, sia per quello deciso dal voto dei colleghi giocatori. Con la Nazionale algerina ha giocato 24 partite e segnato 4 reti, prendendo parte al Mondiale 2014 e alla Coppa d’Africa 2015. Sempre nel 2015 ha vinto il premio come Calciatore Algerino dell’Anno. Citazione per Hughie Adcock, ala degli Anni ’20 e ’30, e per Mal Griffiths, protagonista in maglia blu sull’arco di 3 decadi.

8 (centrocampista centrale) – Dave GIBSON: Scozzese di Edimburgo, inizia nelle giovanili del Livingston United. Da qui, nel 1956, passa non ancora diciottenne all’Hibernian, dove rimane fino al 1962, anno in cui viene acquistato dal Leicester. Con le ‘Volpi’ gioca fino al 1970, conquistando la Coppa di Lega nella stagione 1963-’64 (persa in finale l’anno successivo), segnando sia nell’andata a Stoke (1 a 1), sia nel ritorno casalingo (3 a 2, segna il secondo gol per i suoi). Ha inoltre disputato 2 finali di FA Cup, entrambe perse (1963 e 1969). Nel settembre 1970 passa all’Aston Villa, rimanendovi 2 stagioni. Ne gioca altrettante con l’Exeter City, ritirandosi nel 1974. Dopo il ritiro trova impiego come postino, per poi gestire un centro residenziale di cura proprio vicino a Leicester. Con la Scozia ha giocato 7 partite, segnando 3 reti.

9 (centravanti) – Arthur CHANDLER: La gioia e le emozioni dello storico successo in Premier League potrebbero far assegnare senza ulteriori analisi il posto a Jamie Vardy, il bomber con la storia fiabesca (dalla fabbrica al professionismo, fino al titolo) i cui gol hanno garantito il successo alla squadra di Ranieri. Ma, per il momento, quello di Vardy è il fuoco “di una notte”, e per i rigorosi parametri di questa rubrica non è abbastanza. Eccoci allora andare alla scoperta di Chandler che, rivelatosi relativamente tardi (già 25enne) nel QPR, arriva al Leicester a quasi 28 anni, nel 1923. Vi giocherà fino al 1935, segnando la bellezza di 273 reti in 419 partite, che ne fanno il bomber assoluto nella storia del club. Detiene inoltre il record per il maggior numero di gol segnati in campionato (259) e nella massima serie (203), per il maggior numero di gol segnati in una singola partita (6) e per il maggior numero di segnature multiple da 3 gol e oltre (12 triplette, un poker, 3 cinquine e i 6 gol di cui sopra). Se ne va nel 1935, giocando 10 partite (con 6 reti) al Notts County e poi ritirandosi. Torna quindi al Leicester, ricoprendo vari ruoli all’interno della società e rimanendo a vivere in città fino alla scomparsa, avvenuta nel 1984. Citazione per Emile Heskey, formatosi qui e poi autore di cose importanti con la maglia del Liverpool.

10 (attaccante) – Gary LINEKER: Nato a Leicester, cresciuto nelle giovanili delle ‘Foxes’, debutta in prima squadra nel 1978, non ancora diciottenne. Rimane al City fino al 1985, anno in cui è capocannoniere della First Division. Passato all’Everton, coi ‘Toffees’ vince subito la Community Shield e nuovamente lo scettro di re dei bomber. Nel 1986 si trasferisce in Spagna, al Barcellona, dove in 3 stagioni vince la Coppa del Re (1987-’88) e la Coppa delle Coppe (l’anno successivo). Torna quindi in Inghilterra, accasandosi al Tottenham, rimanendo anche qui per 3 stagioni, e conquistando il titolo di capocannoniere il primo anno, la FA Cup nel secondo e la Community Shield il terzo. Si trasferisce quindi in Giappone, al Grampus Eight Nagoya, con cui gioca fino al ritiro, avvenuto nell’autunno del 1994. Dopo il ritiro si avvia a una brillante carriera di commentatore radio-televisivo e sulla carta stampata, divenendo inoltre uno dei vip calcistici più seguiti su Twitter, dove sono famose le sue battute e i suoi azzardati pronostici. Ha inoltre recitato in diversi spot pubblicitari e, nel 2014, ha fondato una sua compagnia di produzione di film e video. Con l’Inghilterra ha giocato 80 partite, segnando 48 reti. Ha disputato 2 Mondiali (1986 – dove è capocannoniere con 6 reti e viene inserito nella Top11 del torneo – e 1990, chiuso al quarto posto dopo la finalina persa contro l’Italia, e nel quale segna 4 gol) e altrettanti Europei (1988 e 1992, quest’ultimo da capitano). È arrivato secondo nella classifica del Pallone d’Oro 1986 e, nel 1990, ha vinto il premio Fair Play della FIFA per non essere mai stato ammonito o espulso. Citazione doverosa per Arthur Rowley, grande ‘numero 10’ degli Anni Cinquanta.

11 (ala sinistra) – Mike STRINGFELLOW: Cresciuto nel Mansfield Town, nelle cui giovanili entra 14enne nel 1957, debutta in prima squadra nel 1960, a 17 anni. Vi rimane fino al gennaio 1962 quando passa al Leicester, con cui giocherà fino al 1975. Con le ‘Volpi’ vince la Coppa di Lega 1963-’64, segnando il primo gol per il Leicester nella finale di ritorno vinta 3 a 2 contro lo Stoke City. Infortunatosi gravemente nel 1968, al rientro in campo non è più quello di prima, ma si rende comunque utile con un utilizzo part-time. Nel 1975 lascia il calcio professionistico, andando a giocare coi dilettanti del Nuneaton Borough, e aprendosi un’edicola ad Enderby, vicino a Leicester.

ALL. Claudio RANIERI: Lo scozzese Matt Gillies, negli Anni ’60, portò il primo trofeo della storia del club, la Coppa di Lega 1963-’64, arrivando in finale anche la stagione seguente, dopo aver perso anche 2 finali di FA Cup (1961 e 1963) e aver guidato la squadra per un decennio. Negli Anni ’90, il nordirlandese Martin O’Neill riportò la squadra in Premier League, vincendo poi 2 Coppe di Lega (1997 e 2000), e perdendone un’altra solo in finale (1999). È destino, quindi, che il tecnico ‘all time’ dei Leicester City sia uno straniero. E si potrebbe forse non scegliere colui che ha portato le ‘Foxes’ addirittura a vincere il titolo nazionale?

Romano del rione San Saba, testaccino e romanista puro sangue, cresce nelle giovanili giallorosse, giocando anche un paio di partite in prima squadra. Dopo un’onesta carriera da calciatore tra Catanzaro (8 stagioni), Catania (2 stagioni) e Palermo (altre 2), nel 1986 si ritira ed inizia la carriera da allenatore, alla Vigor Lamezia, in Interregionale. L’anno dopo è alla Campania Puteolana, in Serie C1, dove fa un buon campionato che gli vale la chiamata del decaduto Cagliari, precipitato nella medesima categoria. Coi sardi vince subito la coppa di categoria ma, soprattutto, in 2 anni li riporta in Serie A, conquistando poi la salvezza. Risultati che gli valgono la chiamata del Napoli, il primo del post-Maradona, riportandolo in Europa (Coppa UEFA). Pochi mesi dopo viene però esonerato. Riparte la stagione seguente dalla Fiorentina, appena retrocessa in Serie B. La riporta subito in A e, due anni dopo, conquista la qualificazione UEFA e la vittoria in Coppa Italia. Apre quindi la sua ultima stagione alla guida dei viola vincendo la Supercoppa Italiana contro il Milan di Capello, campione d’Italia: è la prima volta che il trofeo non lo conquistano i detentori dello Scudetto. Rimasto senza panchina, nel settembre 1997 accetta in corsa la chiamata degli spagnoli del Valencia, che porta alla qualificazione Intertoto e, da lì, a quella in Coppa UEFA. Alla sua prima annata valenciana dall’inizia, conquista la qualificazione in Champions League (quarto posto nella Liga) e, soprattutto, la Coppa del Re, battendo in finale per 3 a 0 l’Atlético Madrid, al quale subito dopo si accasa. L’esperienza è sfortunata e, nel marzo 2000, Ranieri rassegna le dimissioni. Riprende a lavorare 6 mesi dopo, subentrando in settembre sulla panchina inglese del Chelsea. Rimane quasi 4 stagioni, conquistando nell’ultima le semifinali di Champions League e il secondo posto in campionato. Non confermato dal nuovo proprietario Abramovich (che punta su Mourinho), il tecnico romano torna al Valencia, con cui vince subito la Supercoppa Europea contro il Porto (proprio la squadra da cui è arrivato il suo successore a Londra) campione d’Europa in carica. A febbraio viene però eliminato in Coppa UEFA e quindi esonerato. Rimane senza panchina per 2 anni, fino al subentro del febbraio 2007 su quella del Parma, condotto ad un’insperata salvezza. Questo risultato, unito all’importante esperienza internazionale già accumulata, gli vale la chiamata delle Juve, appena tornata in Serie A dopo l’anno di ‘purgatorio’ seguito alle vicende di ‘Calciopoli’. Riporta subito i bianconeri in Champions League, grazie al terzo posto in campionato. La stagione seguente, però, un cammino poco fortunato in Europa e qualche risultato poco confortante in campionato gli costano l’esonero, a 2 giornate dalla fine, e con la squadra terza (il subentrato Ciro Ferrara la porterà al secondo posto). Qualche mese dopo subentra a Luciano Spalletti, realizzando il suo sogno di allenare la Roma. Dalla terza giornata in poi sarà il tecnico che farà più punti ma, lo 0 dopo le prime 2 giornate comporta che i giallorossi non riescano a soffiare il titolo all’Inter, che farà Triplete. Guida Totti e compagni fino al febbraio della stagione seguente, quando rassegna le dimissioni. A settembre subentra a Gasperini proprio sulla panchina dell’Inter, rescindendo dopo 6 mesi in concomitanza con l’eliminazione dalla Champions League e della sconfitta in campionato contro la sua ex Juventus. Riparte dal Monaco, nella cadetteria francese, riportandolo subito in Ligue1 dove, nella stagione successiva, conquista il secondo posto dietro solo al PSG. Nonostante questo risultato non viene confermato, e firma quindi con la Grecia per divenirne CT. Dopo 3 sconfitte e un pareggio, a novembre viene esonerato. Rimane fermo fino all’avvio della stagione 2015-’16, quando il Leicester punta un po’ a sorpresa su di lui per sostituire Nigel Pearson, costretto alle dimissioni per una storiaccia sfondo razzista che ha coinvolto suo figlio (giocatore della squadra riserve del club). Partito addirittura come allenatore candidato al primo esonero secondo i bookmakers, guida le ‘Volpi’ in una straordinaria cavalcata verso forse nemmeno sognato titolo nazionale, che gli vale anche il Premio Bearzot. Soprannominato ‘Tinkerman’ (quello che aggiusto tutto alla meglio, ma anche “l’indeciso”, per via dei cambi di formazione) ai tempi del Chelsea, dopo la vittoria col Leicester diviene ‘Thinkerman’ (il pensatore) e, soprattutto, ‘King Claudio’.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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