All Time XI: Milan

n_ac_milan_logo-2910102

 

Una societA� di grande tradizione, di grandi campioni transitati alla��ombra della Madonnina, per una squadra che si A? caratterizzata soprattutto per la sua propensione internazionale.

Il Milan A? stato, infatti, il primo club italiano ad aver vinto la Coppa dei Campioni, e anche quello che ne ha vinte di piA? con 7 (1963, 1969, 1989, 1990, 1994, 2003 e 2007), contro le 3 della��Inter e le 2 della Juventus. In generale, A? secondo solo al Real Madrid (12), per trionfi nella massima manifestazione continentale. Le finali sono in tutto 11, tenendo conto anche di quelle perse: nel 1958 proprio contro il Real; A�le due cadute di Capello, con la��Olympique Marsiglia nel 1993 e con la��Ajax (che aveva giA� a�?giustiziatoa�� Inter e Juventus nel 1972 e nel 1973) nel 1995; e infine quella clamorosa ai rigori contro il Liverpool, nel 2005, dopo essersi fatti rimontare dal 3 a 0 della��intervallo a 3 a 3 al novantesimo.

Allargando il raggio oltre i confini europei, il Milan A? stato, fino al sorpasso degli egiziani della��Al-Alhy, il club con piA? titoli internazionali al Mondo (che A? cosa diversa da dire a�� erroneamente a�� a�?il club piA? titolato al Mondoa�?).

Ma lasciamo le chiacchiere e tuffiamoci nella��11 a�?definitivoa�� del Diavolo, schierato con un 4-3-1-2 molto a�?alla��italianaa��:

1 (portiere) a�� Lorenzo BUFFON: Devo dire che qui la vicenda sa��A? fatta da subito complicata. Il Milan non ha la tradizione di altre squadre in materia di ‘grandi portieri’. I suoi o sono stati a�?soloa�? buoni oppure complessivamente sono stati sA� importanti, ma dando il meglio da altre parti. Penso ad esempio, per questa��ultima categoria, a Giovanni Galli: A? vero che ha vinto tutto col Milan di Sacchi, ma il meglio la��aveva giA� dato a Firenze. Idem Ricky Albertosi, grande sotto la Fiesole e a Cagliari, giA� nella parte del a�?tramontoa�? in rossonero. Nella prima categoria, invece, metterei Fabio Cudicini, il ‘Ragno Nero’, Christian Abbiati (ha avuto picchi importanti, ma non ha mai fatto quel salto di qualitA� necessario), Sebastiano Rossi (clamorosamente sopravvalutato: con la squadra che gli giocava davanti, poteva anche andare a bersi qualche caffA?), Dida (che ha avuto giusto un paioA� di grandi stagioni, sulle quali ha vissuto di rendita, con diverse cadute verso il basso). Alla fine ho deciso quindi di scegliere Lorenzo Buffon, il ‘guardiano’ del Diavolo targato Gre-No-Li.
Friulano di Majano, muove i primi passi a Portogruaro (al tempo la squadra si chiamava Portogruarese), giocando nelle giovanili e debuttando poi in prima squadra, nel campionato Promozione 1948-a��49. Passa quindi al Milan, inizialmente come riserva, ma conquistando ben presto la maglia da titolare, nonostante i soli venta��anni. La stagione successiva, la prima da a�?numero 1a�? vince subito lo Scudetto, che conquisterA� poi anche nelle stagioni 1954-a��55, 1956-a��57 e 1958-a��59. Ai tricolori aggiunge anche due vittorie nella Coppa Latina (1951, 1956), torneo che succede alla Mitropa Cup e anticipa la Coppa dei Campioni. Dopo la��ultimo Scudetto e dieci stagioni nelle fila rossonere, viene ceduto al Genoa (in cambio del suo ‘grande rivale’ Giorgio Ghezzi – altro nome preso in considerazione per questa squadra -, per diversi anni portiere della��Inter nonchA� ex fidanzato della moglie di Buffon, la subrette Edy Campagnoli), dove gioca solo la prima metA� della stagione, tornando poi nel mercato a�?di riparazionea�? a Milano, ma stavolta sulla sponda interista. Coi nerazzurri gioca tre stagioni, vincendo un altro Scudetto (1962-a��63), dopo il quale viene ceduto alla Fiorentina nella��affare che porta la��estremo difensore Giuliano Sarti alla corte del Mago Herrera. A Firenze fa per una stagione il vice proprio di Ricky Albertosi, che qualche anno dopo sarA� rossonero. Scende quindi in Serie C, giocando una stagione alla��Ivrea e tre nel Martina di Martinafranca. Ha allenato per un breve periodo i dilettanti del Santa��Aracangelo, intraprendendo poi la carriere di talent scout per il settore giovanile del Milan, incarico che continua a seguire. Alterno il suo rapporto con la Nazionale: inizialmente poco considerato, tanto che sarA� convocato prima dalla selezione del a�?Resto da��Europaa�? per sfidare i a�?maestria�? inglesi (primo italiano del Dopoguerra, e secondo assoluto dopo Olivieri) che in azzurro, debutta con la��Italia nel novembre 1958. In azzurro disputa, da capitano, lo sfortunatissimo Mondiale cileno del 1962, alla cui conclusione uscirA� dal giro della Nazionale.

2 (terzino destro) a�� Mauro TASSOTTI: Romano, A? cresciuto nelle giovanili della Lazio, con la quale ha debuttato in Serie A, nel 1978, contro la��Ascoli, mettendo insieme 14 presenze in campionato, nonostante abbia appena 18 anni (e vincendo al contempo la Coppa Italia Primavera). La��anno successivo A? giA� titolare, disputando 27 partite e conquistandosi una maglia per la��Europeo Under-21 del 1980. Dopo la competizione continentale, passa al Milan, retrocesso in Serie B, e da quel momento non lascerA� piA? i colori rossoneri. I suoi primi anni col Diavolo sono avari di soddisfazioni (unico successo, la Mitropa Cup 1981-a��82), tra la Serie B e le grane societarie. Tutto svolta con la��acquisto della squadra da parte di Silvio Berlusconi e la��arrivo sulla panchina rossonera di Arrigo Sacchi. Con la��allenatore romagnolo, Tassotti va a comporre uno dei quartetti difensivi piA? celebri della storia, e diventa anche vice capitano della squadra (dietro a Franco Baresi). Nella��era berlusconiana vince uno Scudetto (1987-a��88), una Supercoppa Italiana (1988), due Coppa dei Campioni, due Coppa Interncontinentale e due Supercoppa Europea consecutive (1989 e 1990) con Sacchi. Cui seguono 4 Scudetti (di cui tre consecutivi), tre Supercoppa Italiana consecutive (1992-1994), una Champions League (1994) e una Supercoppa Europea (1994) sotto la guida di Fabio Capello. Lascia dopo la sfortunatissima stagione 1996-a��97, quella della��esonero di Tabarez e del ritorno di Arrigo Sacchi, con un misero undicesimo posto in campionato. Viene subito nominato allenatore della squadra Primavera, alla cui guida rimane fino al 2001, vincendo due edizioni del Torneo di Viareggio (1999 e 2001), dopo la seconda delle quali affianca Cesare Maldini sulla panchina della prima squadra, dopo la��esonero di Alberto Zaccheroni. Diviene quindi ufficialmente allenatore in seconda nella��autunno del 2001, quando Carlo Ancelotti subentra a Fatih Terim. Rimane come vice sia con Leonardo sia con Massimiliano Allegri, al quale subentra dopo la��esonero per guidare la squadra nel vittorioso match di Coppa Italia contro lo Spezia (3 a 1), prima di lasciare la panchina a Clarence Seedorf, e facendo da vice pure alla��olandese. Sulla panchina rossonera ha vinto due Champions League (2003 e 2007), due edizioni della Supercoppa Europea 2003 e 2007), un Mondiale per Club (2007), uno Scudetto (2003-a��04), una Coppa Italia (2002-a��03) e una Supercoppa Italiana (2004) con Ancelotti e uno Scudetto (2010-a��11) con Allegri.A�Spostato successivamente al ruolo diA�responsabile del monitoraggio dei giocatori di proprietA� rossonera in prestito ad altre squadre, dal 2016 A? vice CT dell’Ucraina al fianco di un altro ex milanista, Adriy Shevchenko.

3 (terzino sinistro) a�� Paolo MALDINI: Una vita con e per il Milan. Da molti considerato il piA? grande interprete del ruolo nella Storia del Calcio, nonostante fosse destro naturale. Figlio da��arte, dato che suo padre Cesare A? stato capitano del Milan (lo diventerA� anche lui, dalla stagione 1997-a��98, succedendo a Franco Baresi), entra a 10 anni nelle giovanili rossonere, nonostante simpatizzi per la Juventus. Debutta in prima squadra a 16 anni, lanciato da Nils Liedholm contro la��Udinese, il 20 gennaio 1985. Dalla stagione successiva diviene titolare, individuato subito come la��erede naturale, nel ruolo, di Antonio Cabrini e Giacinto Facchetti a livello nazionale, e del tedesco Schnellinger per quanto riguarda la storia del Milan. Da allora giocherA� sempre e solo per il Milan (oltre che per la Nazionale), smettendo al termine della stagione 2008-a��09, dopo aver messo insieme un record di 902 presenze con la maglia rossonera, cosA� ripartite: 658 in campionato, 182 nelle coppe internazionali e 72 in Coppa Italia. Il suo palmarA?s comprende 7 Scudetti (1988, 1992-1994, 1996, 1999, 2004) , 5 trionfi in Coppa Campioni/Champions League (1989, 1990, 1994, 2003, 2007) e altrettanti nella Supercoppa Europea (1989, 1990, 1994, 2003, 2007) e in quella Italiana 1988, 1992-1994, 2004), 3 Mondiali per Club/Coppa Intercontinentale (1989, 1990, 2007), una Coppa Italia (2002-2003) e una Coppa Italia Primavera (1984-a��85). A questi titoli si aggiungono, a livello individuale, i seguenti premi: Trofeo Bravo (1989) come miglior giocatore europeo under21, World Soccer Player of the Year (1994), Miglior Difensore Oscar del Calcio AIC (2004), Premio Scirea alla Carriera (2002), Miglior difensore UEFA (2007), Premio Facchetti (2008) e Premio UEFA alla Carriera (2009). Nel 2012 A? stato inoltre inserito nella a�?Hall of Famea�� del calcio italiano. Detiene i seguenti record, oltre a quello di presenze nel Milan: piA? giovane esordiente con la maglia del Milan: 16 anni e 208 giorni (in Udinese-Milan del 20 gennaio 1985), record di presenze in Campioni/Champions League con il Milan (139), record di presenze in Serie A (647, tutte con la stessa squadra), maggior numero di stagioni disputate in Serie A (25, tutte consecutive e con la stessa squadra), record di presenze nelle competizioni UEFA per club (174, tutte con la stessa squadra), record di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (8, record condiviso con Francisco Gento, eroe del Real Madrid), record assoluto di minuti giocati ai Mondiali (2216), record di presenze nel derby di Milano (56). A livello di Nazionale, viene convocato dal padre, CT della��Under-21, per il Campionato Europeo di categoria del 1986, bissando la��esperienza anche due anni piA? tardi. Nel frattempo debutta, nel marzo 1988, anche in Nazionale Maggiore, con la quale disputerA� la��Europeo in quella��anno, giocando tutte le partite. Divenuto in fretta un punto fermo degli Azzurri, disputerA� altri due Europei (1996 e 2000) e, soprattutto, quattro edizioni dei Mondiali (1990, 1994, 1998, 2002), non riuscendo perA? a centrare nessun successo. Con la Nazionale ha collezionato complessivamente 126 presenze (terzo di sempre dopo Gigi Buffon e Fabio Cannavaro), di cui 74 da capitano (secondo solo ai co-primatisti Fabio Cannavaro e Gigi Buffon, arrivati a 79). Fascia ereditata, anche in questo caso, da Franco Baresi, dopo i Mondiali USA a��94). La sua maglia, la a�?3a��, appunto, A? stata ufficialmente ritirata dal Milan. Dopo il ritiro, si A? spesso parlato del fatto che un rapporto non buono con Adriano Galliani, deus ex machina societario, ne abbia impedito la��ingresso nella ‘stanza dei bottoni’. Il suo nome si A? fatto con insistenza quando sembrava che Barbara Berlusconi fosse in procinto di liquidare Galliani e prendere il totale controllo della societA�, ma poi la ‘pax di Arcore’, voluta da Berlusconi padre, ha portato alla permanenza in societA� di Galliani, facendo saltare la��ipotesi-Maldini. Un’ipotesi tornata poi in auge con il passaggio della proprietA� dalla famiglia Berlusconi alla cordata cinese attualmente sulla tolda di comando, ma anche in questo caso non se ne A? fatto piA? nulla, dopo alcune schermaglie a mezzo stampa con la nuova dirigenza. E’ tra i soci fondatori del Miami FC, club statunitense che milita nella NASL, la seconda lega professionistica americana. Nella storia del club rossonero, detiene i seguenti record: presenze (902), presenze in Serie A (647, record assoluto, oltre che societario), presenze in competizioni UEFA (174, anche in questo caso record non solo milanista, ma assoluto), presenze in Coppa dei Campioni/Champions League (139), piA? giovane esordiente (16 anni e 208 giorni), stagioni disputate in A (25, consecutive. Anche record assoluto, a pari merito con Francesco Totti), numero di finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate (8, nuovamente record assoluto, in coabitazione col madridista Francisco Gento).

4 (mezzala sinistra) a�� Nils LIEDHOLM: Svedese, cresce nel Valdemarsviks, squadra della sua cittA� natale. Tra i professionisti debutta nel 1942, con la��IK Sleipner. 4 anni piA? tardi passa alla��IFK NorrkA�ping, con cui vince due campionati consecutivi. Dopo la��oro olimpico di Londra a��48, gioca una��ultima stagione con i bianco-blu, approdando successivamente al Milan, assieme al compagno di squadra Gunnar Nordahl (grandissimo bomber) e al connazionale Gunnar Gren dal Goteborg. I tre formeranno il mitico Gre-No-Li, grande protagonista dei successi milanisti degli Anni Cinquanta. In rossonero Liedholm gioca per 12 stagioni, conquistando 4 Scudetti (1950-a��51, 1954-a��55, 1956-a��57 e 1958-a��59), e due edizioni della Coppa Latina (1951 e 1956). Fallito per un soffio, invece, la��assalto alla Coppa dei Campioni: il Milan arriva in finale nel a��58, contro i campioni in carica del Real Madrid. Va due volte in vantaggio, prima con Schiaffino e poi con Grillo, ma si fa rimontare entrambe le volte (da Di Stefano e Rial). La partita va ai supplementari, e sarA� Gento, a dare la vittoria ai ‘blancos’. Lasciata la carriera agonistica nel 1961, Liedholm rimane al Milan (del quale A? stato capitano dal 1956, dopo la��addio del suo ‘gemello’ Nordahl), entrando nello staff tecnico di Nereo Rocco. Dopo due anni da assistente, diviene capo allenatore per tre stagioni, fino al 1966, quando passa alla��Hellas Verona. Dopo due anni sulla panchina gialloblu A? a Varese per un altro biennio, coi seguono due anni alla Fiorentina. Approda alla Roma nel 1973, rimanendovi per 4 stagioni e tornando poi al Milan. Dopo due anni e lo Scudetto 1979 (quello della stella, per i rossoneri), torna nella Capitale nello spumeggiante quinquennio che vede la Roma come vera rivale della super Juventus di Trapattoni nella prima metA� degli Anni Ottanta. Lascia nel 1984, con lo storico Scudetto 1983, 3 successi in Coppa Italia (1980, 1981 e 1984) e la finale di Coppa dei Campioni persaA�’in casa’ ai rigori col Liverpool. Torna nuovamente al Milan, dove viene esonerato a poche giornate dalla fine della terza stagione (gli subentra ad interim Fabio Capello, poi partirA� la��epopea sacchiana). Riparte nuovamente dalla Roma, dove allena altre due stagioni, poi si ritira (1989). Torna in panchina nel 1992, in tandem con Mariolino Corso, a Verona (dove aveva allenato negli Anni Sessanta), subentrando alla��esonerato Fascetti ma non riuscendo a salvare la squadra dalla B. Ricompare a bordo campo una��ultima volta (in accoppiata con Ezio Sella), nel 1997, alla Roma, dopo la��esonero di Carlos Bianchi. Da allenatore romanista ha vinto entrambi i suoi ‘Seminatore da��Oro’ (1974-a�?75 e 1983). Con la sua Nazionale, nella quale ha disputato 23 match con 12 reti, oltre al trionfo olimpico di Londra puA? contare il secondo posto al Mondiale casalingo del 1958, dove fu capitano e nel quale mise a segno due reti, compresa quella che in finale diede il momentaneo 1 a 0 alla Svezia, poi travolta per 5 a 2 dal Brasile della��allora stellina PelA�. Detto ‘il Barone’, A? scomparso nel 2007.

5 (stopper) a�� Cesare MALDINI: Triestino doc come il ‘ParA?n’ Rocco, cresce nel settore giovanile degli alabardati, coi quali esordisce in prima squadra sul finire della stagione 1952-a��53. La stagione successiva, che vede tornare sulla panchina giuliana proprio Rocco, diventa titolare e viene subito nominato capitano. Viene quindi ceduto al Milan, dove rimarrA� fino al 1966, giocando piA? di 400 partite ufficiali e divenendo anche capitano della squadra. E sarA� proprio lui, da capitano, ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni (la prima in assoluto per una squadra italiana) vinta a Wembley nel 1963, contro i campioni in carica del Benfica. In panchina ca��A? sempre il maestro Rocco, arrivato due anni prima, e che come a Trieste gli consegna la fascia. Dopo aver messo in bacheca anche 4 Scudetti (1955, 1957, 1959, 1962) e una Coppa Latina (1956), disputa una��ultima stagione giocando per il Torino, allenato a�� tanto per cambiare a�� da Rocco. Torna al Milan da vice, assieme al suo maestro, cui succede nel 1972. Alla sua prima stagione da capo allenatore, centra la doppietta Coppa delle Coppe-Coppa Italia. La stagione successiva perA? le cose non vanno troppo bene, tanto da venire esonerato e sostituito dal suo vice, la��ex compagno di squadra Giovanni Trapattoni. Riparte la stagione successiva da Foggia, dove rimane due stagioni, passando poi alla Ternana. Dopo un anno di stop, A? a Parma, dove rimane due stagioni portando la squadra dalla C1 alla B. Entra quindi nello staff tecnico federale, assumendo il ruolo di vice del CT Enzo Bearzot. Quando questi lascia, dopo il fallimentare Mondiale messicano del 1986, rimpiazza Azeglio Vicini sulla panchina della��Under-21, dato che proprio il suo predecessore A? stato promosso alla Nazionale maggiore. Nei dieci anni con la��Under, vince tre Europei di categoria consecutivi (1992-1996), guidando la squadra anche a due Olimpiadi (Barcellona a��92 e Atlanta a��96) e ai Giochi del Mediterraneo del a��93. Quando, nel dicembre a��96, Arrigo Sacchi si dimette improvvisamente da CT per tornare alla guida del Milan, la FIGC promuove lui, che guiderA� la squadra ai Mondiali francesi a��98, caratterizzati dal dualismo tra Del Piero e Baggio e dalla��uscita ai quarti, solo ai calci di rigore, contro i padroni di casa che saranno poi campioni. Torna quindi nei quadri societari del Milan come a�?consigliere tecnicoa�?, tornando quindi in panchina nel marzo del 2001, in coppia con Tassotti, al posto della��esonerato Zaccheroni. Accetta quindi la��incarico di CT del Paraguay, che qualifica al Mondiale nippocoreano del 2002, portandolo poi fino agli ottavi di finale. Torna quindi al Milan come osservatore, ricoprendo al contempo il ruolo di opinionista sportivo per il canale tv arabo Al Jazeera. Con la Nazionale italiana, da giocatore, ha disputato il Mondiale cileno del 1962, venendo inserito nella formazione Top11 del torneo, e ne A? stato poi anche capitano. E’ mancato nell’aprile 2016.

6 (libero) a�� Franco BARESI: Semplicemente, IL Milan. PiA? di Rivera, piA? del Gre-No-Li, piA? degli olandesi e di tutti i grandi attaccanti o fantasisti che hanno vestito la maglia del Diavolo. Uno dei piA? grandi interpreti del ruolo di ‘libero’ nella storia del calcio.
Bergamasco di Travagliato, a 15 anni affronta, insieme al fratello maggiore Giuseppe, un provino con la��Inter. Beppe viene preso, mentre Franco scartato. Gli va meglio col Milan, anche se viene accolto nel settore giovanile rossonero solo al terzo provino. Debutta in Serie A nella��aprile del 1978, non ancora diciottenne, in una vittoria esterna del Milan (2 a 1) sul campo del Verona. La��anno dopo Liedholm lo lancia definitivamente come titolare, nella stagione dello Scudetto a�?della stellaa�?. Nel 1980, dopo aver preso parte sia alla��Europeo Under-21 che a quello con la Nazionale maggiore (senza perA? mettere mai piede in campo) scende in B con la squadra, retrocessa da��ufficio per il calcio scommesse, riportandola prontamente in A. Al termine della stagione successiva, nonostante la nuova retrocessione (questa volta avvenuta sul campo), viene portato da Bearzot ai vittoriosi Mondiali di Spagna a��82 (ma anche qui non vedrA� mai il campo), disputando nuovamente anche la��Europeo Under-21. Al rientro in Italia viene nominato, a soli 22 anni, capitano del Milan, col quale vince nuovamente il campionato cadetto. Forgiato dal Barone, diviene poi la guida in campo e il pilastro del super Milan di Sacchi prima e Capello poi. Nel frattempo ha ereditato dal grande Scirea il ruolo di leader della difesa della Nazionale, disputando la��Europeo 1988 e il Mondiale ‘casalingo’ del a��90, dopo il quale diventa capitano anche degli Azzurri. Con Sacchi vince uno Scudetto (1987-a��88), una Supercoppa Italiana (1988) e, soprattutto, due edizioni consecutive della Coppa dei Campioni, della Coppa Intercontinentale e della Supercoppa Europea nel biennio 1989-1990. Con la��arrivo in panchina del suo ex compagno Fabio Capello, la squadra diventa ancora piA? solida in difesa, stabilendo il record di 58 partite senza sconfitte, e a guidarla magistralmente A? sempre Baresi. Sotto la guida di a�?don Fabioa�? mette in bacheca 4 Scudetti (i tre consecutivi 1992-1994 e quello 1995-a��96), una Coppa dei Campioni (1994), una Supercoppa Europea (1994) e tre Supercoppa Italiana consecutive (1992-1994). Al contempo, dopo averla momentaneamente lasciata, trascina la Nazionale al Mondiale statunitense del a��94, infortunandosi al menisco nella seconda partita del girone, contro la Norvegia. Rientra, miracolosamente, per la finale col Brasile, giocando una partita memorabile, ma sbagliando il primo rigore degli Azzurri, e commuovendo poi col suo pianto tutta Italia. Lascia quindi definitivamente la Nazionale per concentrarsi solo sul Milan, con cui smette di giocare alla fine della disastrata stagione 1996-a��97. Ritirata la sua maglia numero a�?6a��, la societA� lo nomina vice presidente, anche se si tratta di un ruolo piA? onorifico che effettivo. Proprio per questo, nel 2002 accetta a sorpresa la��offerta degli inglesi del Fulham per diventarne direttore sportivo. Lascia la��incarico dopo due mesi e mezzo, in seguito a frizioni con la��allenatore, il francese Jean Tigana. Torna quindi al Milan, entrando nel settore giovanile come allenatore della Primavera. Nel 2006 viene a�?retrocessoa�? alla formazione Beretti, che allena per due anni, tornando poi a fare il dirigente nel settore marketing della societA�. Un post calcio giocato decisamente al di sotto delle attese: il suo essere prolungamento in campo tanto di Sacchi quanto di Capello, faceva pensare per lui una grande carriera da allenatore, ma non A? stato cosA�. Con l’avvento della nuova proprietA� cinese, diventa brand ambassador del club. Soprannominato inizialmente ‘Piscinin’, diventerA� poi – anche per un parallelo col grande Beckenbauer – ‘Kaiser Franz’.

7 (seconda punta) a�� Anrdyi SHEVCHENKO: Ucraino, prodotto del vivaio della Dinamo Kiev, nel quale entra a 10 anni. Dopo tutta la trafila nelle giovanili e un triennio nella squadra ‘2’, a 18 anni arriva il salto in prima squadra. Dopo una prima stagione (1994-a��95) in cui si divide tra prima e seconda squadra, eccolo entrare in pianta stabile nella formazione principale, mettendosi subito in mostra con 16 reti in 31 partite nel suo primo campionato da titolare. A� perA? col ritorno sulla panchina gialloblu del mitico colonnello Lobanovski, ‘santone’ dei successi che hanno visto dominare la squadra ucraina nel quindicennio che va dal 1975 alla dissoluzione della��Unione Sovietica. Nelle due stagioni al servizio del colonnello Shevchenko esplode: 19 reti in 23 partite in campionato (capocannoniere), 8 su 8 nella coppa nazionale (capocannoniere) e 6 reti in 10 partite di Champions, tra cui spiccano le tre rifilate in un tempo al Barcellona in un clamoroso 0 a 4 al Camp Nou nella stagione 1997-a��98. 18 reti in 26 partite di campionato (nuovamente capocannoniere), 5 in 4 partite di coppa nazionale e, soprattutto, 10 (2 sono nei preliminari) in 14 partite di Champions (capocannoniere), che trascinano la Dinamo Kiev fino alla semifinale, dove la squadra A? eliminata dal Bayern Monaco. Dopo questi exploit, conditi da 5 campionati ucraini consecutivi (1995-1999) e da tre coppe nazionali (1996, 1998, 1999), Shevchenko passa al Milan per circa 25 milioni di Euro. Al suo primo anno in Italia vince subito la classifica cannonieri, con 24 centri in 32 partite. Deve perA? aspettare fino alla stagione 2002-a��03 per mettere qualche trofeo in bacheca, ma sarA� valsa la��attesa. In una stagione in cui il Milan in campionato stenta e in cui lui deve star fuori diverso tempo per un infortunio al menisco, chiude la��annata con la vittoria in Coppa Italia e, soprattutto, col trionfo nella finale ‘fratricida’ di Champions League contro la Juventus, sfida nella quale trasforma la��ultimo e decisivo rigore della serie finale dopo lo 0 a 0 dei supplementari. La stagione successiva la inaugura segnando il gol vittoria nella sfida di Supercoppa Europea col Porto di Mourinho (che al termine di quella stagione succederA� proprio al Milan sul tetto da��Europa) e la conclude con la conquista dello Scudetto, arricchito dal titolo di capocannoniere (nuovamente con 24 reti in 32 partite). La��annata 2004-a��05 parte ancora meglio, dato che alla��esordio stende con una tripletta la Lazio nel match di Supercoppa Italiana. A dicembre riceve il Pallone da��Oro e coi suoi goal contribuisce a portare nuovamente in finale di Champions League il Milan. Ma se due anni prima la fortuna ha aiutato il Milan ad avere la meglio su una squadra che in campionato la��aveva stracciato, stavolta A? la��avversario, il Liverpool, a sovvertire il pronostico, in una delle finali piA? pazze di sempre. Il Milan va alla��intervallo sul 3 a 0, ma al 90A� il risultato A? di 3 a 3. Dopo i supplementari che non cambiano la��inerzia della gara, ecco nuovamente la lotteria dei rigori. Anche stavolta a Sheva tocca la��ultimo, ma Dudek si rivela piA? bravo di Buffon e ipnotizza il bomber, che stavolta il rigore decisivo lo fallisce. Nel frattempo il munifico presidente russo del Chelsea, Roman Abramovich, vuole portare il giocatore a Londra, le voci sulla��assenso del giocatore al passaggio si fanno insistenti, ma alla fine Shevchenko resta a Milanello, giocando un’altra stagione ricca di goal: 19 in 28 gare per quanto riguarda il campionato e, soprattutto, 9 in 12 gare di Champions League. 4 le segna in un solo match, ai turchi del Fenerbahce, nella fase a gironi, conquistando nuovamente il titolo di capocannoniere della massima competizione europea. Dopo i Mondiali 2006, lascia davvero il Milan (dopo 173 goal in 296 partite), per trasferirsi – con un anno di ritardo a�� al Chelsea. Dove, nonostante la��esordio con goal nella Community Shield, fatica ad entrare nelle grazie della��allenatore Mourinho, che comunque lo schiera con una discreta continuitA�, permettendogli di dare il suo contributo nella conquista della FA Cup (6 presenze e 3 goal) e della Coppa di Lega (3 reti in 4 partite). Cosa che non fa invece nella stagione successiva, tenendo il giocatore spesso in panchina, in una��annata che nasce perA? ‘storta’, tanto che a metA� stagione arriverA� la��esonero del a�?santonea�? portoghese. La squadra, affidata al consulente tecnico Grant, arriverA� clamorosamente fino alla finale di Champions, contro una��altra squadra inglese, il Manchester United. Saranno i ‘Red Devils’ ad aggiudicarsi il trofeo ai calci di rigore, in un match che Shevchenko passerA� tutto in panchina. Dopo il fallimento inglese, torna in prestito al Milan, ma non A? piA? lo Sheva di un tempo e il ‘revival’ A? un flop totale: 18 presenze e 0 reti in campionato, un gol nella��unica partita di Coppa Italia e un altro nelle 7 presenze in Champions. I rossoneri non lo riscattano, e il giocatore torna quindi a Londra. Gioca una partita di Premier, poi viene accontentato nella richiesta di tornare al ‘suo’ club, la Dinamo Kiev. A casa gioca per tre stagioni, vincendo la coppa nazionale nel 2011 e chiudendo col calcio giocato nella��estate del 2012, dopo aver guidato la Nazionale ucraina (con la quale ha disputato 111 incontri, mettendo a referto 48 reti) nella��Europeo ‘casalingo’. Si A? quindi dato, con scarso successo, alla carriera politica. Dal 2016 A? CT della Nazionale ucraina, con Mauro Tassotti come vice.

8 (mezzala destra) a�� Gennaro Ivan ‘Rino’ GATTUSO:A�Calabrese della provincia di Cosenza nel 1990, a 12 anni, supera un provino con il Perugia e si trasferisce in Umbria. Con il ‘Grifo’A�debutta in prima squadra a 17 anni, e l’anno dopo fa anche il suo esordio in A. Nel frattempo, porta gli umbri a vincere 2 Scudetti Primavera consecutivi, attirando le attenzione di alcuni osservatori stranieri, tanto che nell’aprile 1997 si accasa ai Rangers di Glasgow, in Scozia. E’ uno dei primissimi casi di ragazzi italiani che passano direttamente dalle giovanili di club nostrani alle prime squadre di club stranieri, soprattutto d’Oltremanica. Coi ‘Gers’ rimane fino all’ottobre 1998, quando viene riportato in Italia dalla Salernitana. Gli basta quella stagione, nemmeno intera, in Campania, per attirare le attenzioni dei principali club della massima serie. A spuntarla A? il Milan, con cui giocherA� dall’estate 1999 alla fine della stagione 2011-’12, conquistando 2 Scudetti (2004 e 2011), 2 Champions League (2003 e 2007), 2 Supercoppe Europee (2003 e 2007), un Mondiale per Club (2007), una Coppa Italia (2002-’03) e 2 Supercoppe Italiane (2004 e 2011). Chiude con il calcio l’anno seguente, dopo una stagione con gli svizzeri del Sion, dei quali A? stato per 4 partite giocatore-allenatore. Appesi gli scarpini al chiodo, intraprende immediatamente la carriera di allenatore, accettando la panchina del Palermo, in Serie B, ma venendo esonerato dopo sole 6 giornate. La stagione seguente A? in Grecia, all’OFI Creta, ma si dimette dopo pochi mesi a causa dei gravi problemi societari del club. Nell’estate del 2015 firma con il Pisa, in Lega Pro, portandolo all’immediata promozione in B, e rimanendo sulla panchina dei toscani anche nella stagione seguente, chiusa con la retrocessione. Lasciata la compagine pisana, nell’estate 2017 A? il nuovo tecnico della Primavera del Milan, che lascia a novembre quando viene nominato alla guida della prima squadra, dopo l’esonero di Vincenzo Montella. 73 presenze e un gol in Nazionale, con la quale ha vinto il Mondiale 2006, e disputato inoltre quelli del 2002 e del 2010. 2 le partecipazioni agli Europei (2004 e 2008), e una alla Confederations Cup (2009). Con l’Under-21 ha vinto l’Europeo di categoria nel 2000.

9 (centravanti) a�� Marco VAN BASTEN: Probabilmente, il centravanti puro piA? completo della Storia del Calcio. Il ‘Cigno di Utrecht’ muovi i primi passi entrando a sei anni nella scuola calcio della��UCS EDO, squadra amatoriale della cittA�. La��anno dopo passa ad una��altra societA� di Utrecht, la��UVV, dove rimane per nove anni, passando poi alla��USV Elinkwijk, sempre a Utrecht, dove lo notano gli osservatori della��Ajax, che lo portano ad Amsterdam, dove approda ufficialmente il primo luglio 1981. Dopo qualche partita giocata con lo Jong Ajax, nella��aprile 1982 debutta in prima squadra, contro il NEC di Nijmegen, andando subito in goal e vincendo il suo primo campionato. La stagione successiva A? la primissima alternativa in attacco, e insidia il posto di centravanti titolare a Wiem Kieft, Scarpa da��Oro in carica, che a fine campionato (concluso col bis della vittoria in campionato e la vittoria in Coppa da��Olanda) si traferisce in Italia (incredibile ma vero al a�?piccoloa�?, con tutto il rispetto possibile, Pisa), lasciandogli campo libero. Nei suoi quattro anni da centravanti titolare, segna 117 goal in 112 partite, vincendo per quattro volte di fila il titolo di capocannoniere, che contribuiscono alla conquista di un altro a�?scudettoa�? nel 1984-a��85 e gli valgono la Scarpa da��Oro nel 1986, anno in cui vince la sua seconda Coppa da��Olanda. Nella��ultima stagione porta a casa la terza coppa nazionale, segnando i due decisivi goal nei tempi supplementari della finale, vinta dopo aver messo direttamente la firma sulla conquista del suo primo titolo europeo, la Coppa delle Coppe. Suo, infatti, il goal che stende i tedeschi della��Est della Lokomotiv Lipsia. Passa quindi al Milan, da qualche anno nelle mani del miliardario Berlusconi, e fresco della��arrivo di Arrigo Sacchi in panchina. La squadra vince subito lo scudetto, anche se il contributo di Van Basten A? minimale, dato che per via di un infortunio gioca solo 11 partite di campionato, segnando la miseria di tre goal. Si rifA� ampiamente in estate, quando trascina la Nazionale olandese alla vittoria finale, segnando uno dei gola piA? belli della storia. Dopo il successo oranje, arriva il Pallone da��Oro, quindi la vittoria in Coppa dei Campioni, nella cui finale con la Steaua Bucarest segna una doppietta (e altrettanto fa il suo ‘gemello’ Gullit) che ne aumenta il bottino di capocannoniere del torneo, andando poi in rete anche nella primissima edizione della Supercoppa Italiana, vinta contro la Sampdoria, chiudendo la��anno solare col secondo Pallone da��Oro consecutivo. Al suo terzo anno di Milan ecco la Supercoppa Europea (segna nel match di andata a Barcellona, finito 1 a 1) quindi ecco la Coppa Intercontinentale e il bis in Coppa dei Campioni. A� inoltre capocannoniere della Serie A, ma il Milan perde clamorosamente lo scudetto alla��ultima giornata, nel remake della a�?Fatal Veronaa��. Dopo i Mondiali italiani del 1990 la squadra conquista di nuovo la Supercoppa Europea (ma lui salta entrambi i match) e la Coppa Intercontinentale, Marco litiga con Sacchi e il suo contributo stagione A? decisamente sotto i suoi standard. Riparte alla grande con la��arrivo di Fabio Capello, rivincendo lo scudetto e la classifica marcatori, segnando ben 25 goal in 31 partite. Nella��estate la��Olanda arriva alle semifinali della��Europeo (ed A? proprio lui a sbagliare il rigore decisivo, contro i futuri campioni della Danimarca), al rientro dal quale vince nuovamente la Supercoppa Italiana, segnando il primo dei due goal con cui il Milan ha la meglio sul Parma rivelazione di Nevio Scala. Parte alla grande sia in campionato (12 reti in 9 partite) sia in coppa (6 goal in 5 match, anche se in veritA� per farli gliene bastano due: sigla una doppietta con la��Olimpia Lubiana e addirittura un poker contro il Goteborg. Ci vorranno venta��anni perchA� un altro giocatore segni una quaterna in Champions. SarA� Leo Messi, non uno qualunque), vincendo il suo terzo Pallone da��Oro, ma poi inizia il calvario della caviglia. Sostituito alla��intervallo del match con la��Ancona, alla 13A� di campionato, rientro quasi un girone dopo, alla 12A� di ritorno, subentrando a Savicevic contro la��Udinese. Torna quindi titolare proprio con la��Ancona, andando anche in goal. SarA� la��ultimo della sua carriera. Gioca quindi la successiva partita con la Roma e poi sparisce nuovamente di scena, tenuto a riposo per schierarlo nella finale di Coppa dei Campioni contro il Marsiglia. La��olandese parte titolare, ma A? evidente che non A? affatto in forma, e la coppa va ai francesi, mentre quella sarA� la sua ultima partita da giocatore. Si opera subito dopo, per la quarta volta, ma A? tutto inutile: salta due intere stagioni quindi, dopo essere andato in ritiro con la squadra nella��estate del 1995, annuncia il ritiro dal calcio giocato. Dopo essersi dedicato per anni al golf, torna nel calcio nel 2003, come allenatore dello Jong Ajax. La��anno successivo viene nominato a sorpresa CT della Nazionale olandese: inserisce in squadra diversi giovani, con cui propone un calcio spumeggiante e spettacolare, qualificandosi per il Mondiale 2006, dove esce agli ottavi contro il Portogallo. Due anni dopo la squadra A? una delle grandi favorite della��Europeo: al debutto nel girone rifila tre reti alla��Italia campione del Mondo, battendo poi la Francia 4 a 1 e la Romania 2 a 0. Esce perA? clamorosamente nei quarti, perdendo ai supplementari per 3 a 1 contro la Russia del connazionale Hiddink, che con la sua esperienza trova la chiave per imbavagliare la spumeggiante ma ancora acerba squadra olandese. Van Basten lascia la��incarico subito dopo il torneo e diventa allenatore del a�?suoa�? Ajax, fallendo la qualificazione in Champions e dimettendosi a una manciata di giornate dalla fine del campionato. Dopo tre anni di stop arriva la chiamata della��Heerenveen, quindi il passaggio alla��AZ Alkmaar, che lascia dopo pochi mesi per problemi di salute.A�E’ quindi vice del CT della Nazionale olandese, Danny Blind, incarico che lascia dopo un anno per entrare nei quadri dirigenziali della FIFA, dove assume l’incarico – che tuttora ricopre – di responsabile delloA�sviluppo tecnico delle tecnologie applicate al calcio e all’arbitraggio.

10 (regista) a�� Gianni RIVERA: Per molti, il piA? grande milanista di tutti tempi. Sicuramente un giocatore importante, anche a livello di personalitA�, e per questo a�?divisivoa��. Celebre la��avversione del grande Gianni Brera nei suoi confronti (lo ribattezzA? a�?Abatinoa��). Altrettanto celebre il suo tormentato rapporto con la Nazionale, vedasi in primis la famigerata staffetta con Sandro Mazzola.
Alessandrino, ha iniziato da ragazzino nella squadra della sua cittA�, con la quale debutta in Serie A non ancora sedicenne, nel campionato 1958-a��59. Dopo le 25 presenze e 6 reti nella stagione successiva, viene acquistato dal Milan, diventandone un punto fermo per 19 stagioni, per un totale di 658 partite e 164 reti. Al secondo anno, appena diciottenne, A? giA� un trascinatore della squadra: le sue 10 reti in 27 partite contribuiscono in maniera determinante alla conquista dello Scudetto cui segue, la��anno successivo, il primo trionfo di una squadra italiana in Coppa dei Campioni. Nel 1966-a��67, annata in cui diventa capitano, succedendo a Cesare Maldini, A? la volta della Coppa Italia, trofeo che vincerA� poi altre tre volte, nel a��72, nel a��73 e, infine, nel a��77. Nel 1967-a��68 arrivano la Coppa delle Coppe il secondo Scudetto, cui accompagna nuovamente la vittoria in Coppa dei Campioni la��anno successivo. Stavolta il tutto A? completato dalla conquista della Coppa Intercontinentale. Successi in serie che gli valgono il Pallone da��Oro 1969: si tratta della prima volta per un italiano (i precedenti erano ‘oriundi’). Dopo qualche stagione un poa�� in flessione, torna su straordinari livelli nel 1972-a��73: vince il titolo di capocannoniere in campionato, con 17 goal in 28 partite, ed alza la sua seconda Coppa delle Coppe. Dalla stagione successiva, perA?, iniziano le frizioni col presidente Buticchi, che caccia il a�?ParA?na�� Rocco a�� mentore del a�?Golden Boya�� a�� e dichiara pubblicamente di voler cedere Rivera al Torino in cambio di Claudio Sala (dopo aver tentato anche lo scambio con la Fiorentina per arrivare a Giancarlo Antognoni). Dopo una��altra stagione di rapporti tribolati, Rivera annuncia il clamoroso addio al calcio, nella primavera del a��75, con propositi di rilevare addirittura il controllo societario della squadra. Buticchi lascia la mano, e Rivera torna in campo nel novembre del a��75, riprendendosi cosA� la fascia di capitano passata nel frattempo a Romeo Benetti. Chiude al termine della stagione 1978-a��79, col suo terzo Scudetto, quello della stella per il Milan. In panchina ca��A? Nils Liedholm, che centellina le presenze del capitano, ma lo schiera nella decisiva partita col Bologna, quella che dA� la certezza al Milan di essere per la decima volta nella sua storia Campione da��Italia. Immediatamente dopo il suo ritiro, viene nominato vice presidente, carica che manterrA� fino alla��arrivo alla presidenza di Silvio Berlusconi, con quale ha da subito un rapporto conflittuale, che si protrarrA� negli anni anche per questioni politiche. Entrato in Parlamento con la Democrazia Cristiana nel 1987, infatti, nella Seconda Repubblica si schiererA� nel campo del centrosinistra, tanto che arriverA� addirittura a sfidare direttamente lo stesso Berlusconi, nel collegio Milano 1 alle Elezioni Politiche del 2001 (a vincere, sia nel collegio, sia in generale, sarA� il Cavaliere). Nel 2010 A? entrato in FIGC, come presidente del Settore Giovanile e Scolastico. Quindi, nel 2013, A? succeduto a Roby Baggio alla guida del Settore Tecnico di Coverciano. Con la Nazionale ha disputato 60 partite (mettendo a segno 14 reti), prendendo parte a 4 edizione del Campionato del Mondo (1962, 1966, 1970, 1974), segnando la rete della vittoria nella a�?Partita del Secoloa��, il 4 a 3 sulla Germania nella semifinale mondiale del a��70. Ha preso inoltre parte ad un Europeo, quello del a��68, vinto proprio dalla��Italia.

11 (trequartista) a�� KAKAa��: Brasiliano di Gama, nato da un famiglia borghese e benestante (lontano quindi dal mito del talento sbucato dalle favelas piA? disperate), Ricardo Izecson dos Santos Leite, entra a 12 anni nel settore giovanile del San Paolo, debuttando in prima squadra nel febbraio 2001, contro il Botafogo in una partita del a�?Torneo Rio-Sao Pauloa�?. Tre giorni piA? tardi, debutta anche nel campionato statale paulista, bagnando la��esordio con un goal. Un mese dopo, con una doppietta, regala al a�?Tricolora�? il torneo in cui aveva debuttato da professionista, stendendo lo stesso Botafogo. Dopo due anni e mezzo in prima squadra, in cui mette insieme piA? di cento presenze e sfiorando i 50 goal, passa al Milan (fresco campione da��Europa), che lo acquista per circa 8 milioni di Euro. Nonostante la��iniziale scetticismo, dovuto alla giovane etA� e anche a quel nome un poa�� cosA�, il ragazzo si conquista ben presto il posto in squadra, a discapito di Rui Costa, contribuendo con 10 reti (in 30 presenze) alla conquista dello Scudetto. La stagione seguente porta in dote la Supercoppa Italiana, ma A? caratterizzata soprattutto dalla cocente delusione per la clamorosa sconfitta ai rigori nella finale di Champions League contro il Liverpool. A� la��annata seguente, perA?, che vede il ragazzo fare il definitivo salto di qualitA�, con 14 reti in campionato e 5 in Champions League, prestazioni che lo fanno arrivare al Mondiale 2006 (il secondo per lui, dopo quello vinto nel 2002), come uno dei giocatori piA? attesi. Il torneo non A? in veritA� un granchA� per il Brasile, ma KakA� torna ancora piA? forte, firmando la sua miglior stagione in rossonero: non tanto in campionato, dove i goal sono solo 8, quanto in Champions League, dove coi suoi 10 centri (capocannoniere) trascina la squadra alla finale di Atene, nella a�?rivincitaa�? col Liverpool dopo il clamoroso ribaltamento di due anni prima. Il Diavolo alza la coppa al cielo e per Ricky, a fine anno, ca��A? il Pallone da��Oro. La��importante riconoscimento personale giunge assieme al FIFA World Player e al Golden Ball come miglior giocatore del Mondiale per Club, che conquista segnando il terzo gol del Milan (risultato finale di 4 a 2 sugli argentini del Boca Juniors), dopo aver firmato la terza rete anche nel match di Supercoppa Europea contro il Siviglia (finito 3 a 1). Il giocatore torna inoltre a segnare cifre importanti in campionato, con 15 reti il 30 partite. La stagione successiva A? (momentaneamente) la��ultima di KakA� al Milan: in campionato, con 16 reti in 31 partite, A? la migliore, nonostante il a�?caosa�? creatosi durante il mercato a�?di riparazionea�? attorno alla sua cessione ai munifici sceicchi del Manchester City. Di fatto la societA� la��ha praticamente ceduto agli inglesi; ma il ragazzo non A? convinto della destinazione e quindi dopo il suo rifiuto partono gli annunci in pompa magna sul legame tra il ragazzo e il Milan. Che, sei mesi piA? tardi, alla fine del campionato 2008-a��09, lo cede al Real Madrid, destinazione questa si gradita a KakA�, per oltre 60 milioni di Euro. In maglia merengue non riesce mai ad essere il giocatore conosciuto in rossonero, faticando sia sotto la gestione Pellegrini (cosa che non gli impedisce di prendere parte al suo terzo Campionato del Mondo), sia soprattutto dopo la��avvento di Mourinho, con quale passa un triennio da comprimario. La��arrivo sulla panchina galactica di Carletto Ancelotti, la��allenatore del a�?booma�� del calciatore, fa pensare a un possibile rilancio di KakA�, ma in societA� hanno in mente nuovi colpi di mercato nel settore avanzato (Bale), e giocatori piA? giovani su cui puntare (da Modric al canterano JesA�). E cosA� ecco prospettarsi il clamoroso ritorno sotto la Madunina: KakA� torna al Milan (dopo aver vinto, col Real, un campionato, una Copa del Rey e una Supercoppa di Spagna), riprende la a�?suaa�� maglia numero 22 e viene nominato vice capitano. Sa��infortuna subito, prendendo la decisione di rinunciare allo stipendio fino a che non sarA� ritornato in campo. Rientrato, pur non essendo il KakA� che ha fatto innamorare il popolo milanista, ha dimostrato di poter essere ancora decisivo (vedasi la doppietta alla��Atalanta e una stagione complessivamente da 37 presenze e 9 reti), nonostante la stagione della squadra sia tutta��altro che di quelle fortunate. Nonostante questo, a fine stagione rescinde coi rossoneri e firma con gli statunitensi della��Orlando City, che lo mandano in prestito al San Paolo, in attesa che inizi la stagione MLS, nella quale debutta con un gol su punizione nel marzo 2015. Li lascia nell’ottobre 2017, a conclusione del campionato. Due mesi piA? tardi annuncia l’addio al calcio giocato. Col Milan KakA� ha giocato 307 partite segnando 104 goal. Nella Nazionale brasiliana (con la quale ha partecipato a due edizioni della Confedrations Cup, vincendole entrambe) le presenze sono 89, con 29 reti.

ALL. Nereo ROCCO: Il Milan ha una sorta di ‘sesto senso’ per i grandi allenatori. Da ‘Gipo’ Viani a Carlo Ancelotti, passando per Fabio Capello e Liedholm stesso. Due piA? di tutti, perA?, hanno rappresentato una a�?pietra miliarea�? nella categoria: Arrigo Sacchi e Nereo Rocco. Dopo averci pensato e ripensato, valutando anche la natura della squadra che si andava delineando, ho optato per il ‘ParA?n’.
Triestino, a 15 anni entra nel settore giovanile della squadra della cittA�. Con gli alabardati, esordisce in Serie A nella��ottobre del 1929. Dalla stagione successiva, a soli 18 anni, diviene titolare, nel ruolo di mezzala. Rimane ‘a casa’ fino al 1937 quando, dopo oltre 200 partite e quasi 70 reti, si trasferisce al Napoli. Tre anni in riva al Golfo e poi si traferisce a Padova per un biennio, al termine del quale torna in terra giuliana, per giocare nella squadra ‘di guerra’ del 94A� Reparto Trieste. Chiude con calcio giocato nella stagione 1946-a��47 nella Libertas Trieste. Chiuso col calcio giocato, inizia subito allenatore, iniziando con la a�?suaa�? Triestina. Al primo anno in panchina, porta la squadra a un fantastico secondo posto in campionato, dietro solo al Grande Torino. Dopo altre due stagioni, lascia in maniera piuttosto traumatica la Triestina, trasferendosi a Treviso, in Serie B. I suoi tre anni trevigiani sono piuttosto anonimi, come lo A? il suo seguente ritorno a Trieste, conclusosi con la��esonero dopo una sconfitta casalinga per 6 a 0 contro (i casi della vita) il Milan. Riparte da Padova, che prima salva dalla C e poi riporta in Serie A. A Padova rimane fino al 1961, anno in cui approda al Milan (nel mezzo ha allenato anche la Nazionale Olimpica a Roma a��60). Affida le chiavi della squadra al giovanissimo Rivera e vince subito lo Scudetto il primo anno e la Coppa dei Campioni la stagione successiva. Passa quindi al Torino, dove rimane 4 stagioni: le prime tre da allenatore, la quarta da direttore tecnico. Torna quindi al Milan, centrando subito la doppietta Scudetto-Coppa delle Coppe. La��anno dopo ecco il bis in Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale. Rimane fino al febbraio 1974, quando lascia per divergenze con la societA�, dopo aver vinto nuovamente la Coppa delle Coppe (1973) e aver centrato una doppietta in Coppa Italia (1971-a��72 e 1972-a��73). Riparte da Firenze, dove rimane una sola, deludente stagione, andandosene prima delle fasi finali di Coppa Italia, che per ironia della sorte la Viola vincerA�. Torna a Padova come direttore tecnico una stagione, ricoprendo poi lo stesso ruolo al Milan per circa due anni, tornado in panchina nel 1997, dopo la��esonero di Pippo Marchioro, vincendo nuovamente la Coppa Italia. Con questo successo chiude la sua carriera, che gli A? valsa anche un ‘Seminatore da��Oro’, nel 1962-a��63. E’ scomparso nel 1979

A�

Federico Zuliani

Federico Zuliani

About Federico Zuliani

View all Posts

Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.