All Time XI: Monaco

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Non una a�?nobile del calcioa�? nel senso allegorico del termine, ma probabilmente la piA? nobile in senso letterale.

A� infatti la squadra del Principato piA? glamour del Mondo, quello di Grace Kelly, dei super yacht e dei bolidi del celeberrimo Gran Premio, degli scandali a�?rosaa�? della famiglia Grimaldi, del Premio Internazionale del Circo, della beneficenza fastosa, ecc.

Ma A? anche un club che i suoi successi li ha comunque ottenuti: 7 campionati, 5 coppe nazionali, 4 Supercoppe di Francia e una Coppa di Lega, oltre a due finali europee perse: quella di Coppa delle Coppe nel 1992 e, soprattutto, quella di Champions League nel 2004, dopo una splendida cavalcata (vittoria del girone, eliminazione del Real Madrid ai quarti e del Chelsea in semifinale, coppia da��attacco Morientes-Prso ai primi due posti della classifica cannonieri del torneo) con alla guida la��attuale CT francese Didier Deschamps.

Il Monaco a�?all timea�? va idealmente in campo con un offensivo 4-3-3:

1 (portiere) a�� Jean-Luc ETTORI: Nativo di Marsiglia, muove i primi passi nella��INF Vichy, che lascia a venta��anni per trasferirsi al Monaco. Non cambierA� mai squadra, disputando ben 19 stagioni coi monegaschi, dei quali A? recordman assoluto di presenze con 755. In bacheca ha messo tre a�?scudettia�? (1978, 1982 e 1988), tre edizioni della Coppa di Francia (1980, 1985 e 1991), una Supercoppa francese (1985) e una finale persa di Coppa delle Coppe (1992). Per lui anche 9 presenze con la Francia, con la quale ha disputato da titolare il Mondiale 1982. Ritiratosi, A? subito divenuto il preparatore dei portieri del team, rimanendo fino al 2005 e ricoprendo anche per un breve periodo la carica di allenatore nella stagione 1994-a��95. Lasciato il ruolo di preparatore, assume quello di direttore sportivo, carica che ricopre per tre anni. Dopo un periodo di stop, nella��estate 2011 entra a far parte dello staff tecnico degli svizzere del Neuchatel Xamax, ma una partenza da brividi porta alla��esonero di tutto il team dopo poco piA? di un mese. Dal 2013 A? consigliere del presidente del F.C. Tours. Citazione da��obbligo per Fabien Barthez, portiere campione del Mondo a Francia a��98.

2 (terzino destro) a�� Manuel AMOROS: Nativo di Nimes, dopo i primi passi nel Gallia Club Lunel, cresce nelle giovanili del Monaco, debuttando nella squadra B nella stagione 1979-a��80, a 17 anni. Dalla stagione seguente A? in prima squadra, dove rimarrA� per 9 annate, vincendo il campionato francese nel 1982 e nel 1988, e la Coppa di Francia nel 1985 (con due ulteriori finali perse, nel 1984 e nel 1989). Passato alla��Olympique di Marsiglia, con la squadra di Bernard Tapie vince tre a�?scudettia�? consecutivi e, soprattutto, la storica Champions League 1993 contro la��invincibile Milan di Fabio Capello. Lui perA? non gioca la finale, perdendo quindi la possibilitA� di rifarsi rispetto alla��ultimo atto di due anni prima, quando il suo errore dal dischetto nella lotteria dei rigori, diede la Coppa dei Campioni alla Stella Rossa di Belgrado. Dopo il trionfo europeo passa al Lione, dove rimane due stagioni prima di rientrare a Marsiglia, e disputare la��ultima annata agonistica della sua carriera. Con la Nazionale francese, nella quale ha debuttato nel 1982, A? stato uno dei protagonisti dello a�?squadronea�? capitanato da Michel Platini. Ha collezionato 82 presenze, disputando i Mondiali 1982 e 1986 (rispettivamente conclusi con un quarto e un terzo posto e, nel primo caso, da miglior giovane del torneo, e nel secondo come componente della Top 11 della Coppa del Mondo) e gli Europei 1984 e 1992, vincendo il primo e vestendo la fascia di capitano (ereditata da Luis Fernandez nel 1988) nel secondo. Nel 2010 ha svolto per un breve periodo la��incarico di CT delle Comore, quindi dal 2012 al 2014 ha guidato la Nazionale del Benin. Da citare Georges Casolari, tutta una carriera nel Monaco, coi successi degli Anni a��60 in bacheca.

3 (difensore centrale) a�� Luc SONOR: Mossi i primi passi nel CS Sedan Ardennes, inizia la carriera da professionista al Metz, dove approda nel 1979, a 17 anni. Rimane coi a�?Granatsa�� per 7 stagioni (vincendo la Coppa di Francia nel 1984), quindi approda al Monaco. Coi monegaschi rimane 9 stagioni, vincendo il campionato nella stagione 1987-a��88 e la Coppa di Francia nel 1991. Dopo una breve parentesi nel Saint-Denis FC, gioca mezza stagione con gli scozzesi della��Ayr United. Quindi fa ritorno in Patria, per qualche apparizione con le formazioni minori di SR Colmar e AS Corbeil-Essones, dando la��addio definitivo al calcio nel 2000. Dal 2007 fa parte dello staff tecnico del St. Etienne. Ha collezionato anche 9 presenze con la Nazionale francese.

4 (centrocampista sinistro) a�� Emmanuel a�?Manua�? PETIT: Originario della��Alta Normandia, inizia a giocare nel club locale della��Arques-la-Bataille. Quindi, a 18 anni, approda al Monaco, scovato da ArsA?ne Wenger, che ne fa da subito uno dei pilastri dei suoi successi monegaschi. Rimane fino al 1997, quando da capitano vince la Ligue 1, secondo successo in biancorosso dopo la Coppa di Francia 1991. Si trasferisce in Inghilterra, alla��Arsenal del a�?maestroa�? Wenger, con cui centra subito il double campionato-FA Cup. Rimane coi a�?Gunnersa�� per altre due stagioni, vincendo in entrambe la Charity Shield. Passato al Barcellona, rimane in Spagna una sola a�� piuttosto deludente a�� stagione, per tornare poi in Inghilterra, al Chelsea. La sua esperienza coi a�?Bluesa�� A? fortemente penalizzata dagli infortuni, che gli fanno perdere praticamente tutta la sua terza e ultima stagione, dopo la quale non gli viene rinnovato il contratto. Falliti i tentativi di recupero, propedeutici al trovare una nuova squadra, nel gennaio 2005 annuncia il suo ritiro. Con la Nazionale francese ha messo insieme 63 presenze e 6 reti, tra cui 2 nel vittorioso Mondiale casalingo del 1998: il gol-vittoria contro la Danimarca nella fase a gironi e, soprattutto, il definitivo 3 a 0 nella finale contro il Brasile, dopo un entusiasmante coast-to-coast. Con la Francia ha vinto anche la��Europeo del 2000, e preso parte al torneo continentale nel 1992 e al Mondiale 2002.

5 (terzino sinistro) a�� Patrice EVRA: Nato a Dakar, in Senegal, figlio di un diplomatico, con la famiglia si trasferisce ad appena un anno in Belgio, e a tre in Francia, nella��area di Parigi. Inizia a giocare in alcune formazioni locali minori, come il CO Les Ulis e il CSF BrA�tigny, entrando poi a 16 anni nelle giovanili del PSG. Rilasciato dopo poco dal principale club della capitale, torna al BrA�tigny, giocando alcuni tornei giovanili. Durante uno di questi, lo nota un talent scout italiano, che lo porta a fare un provino col Torino. I granata rimangono favorevolmente impressionati, e gli propongono un contratto nel settore giovanili, ma lui preferisce accettare la��offerta del Marsala, club siciliano della��allora Serie C1, che gli offre un contratto da professionista. Dopo una��ottima stagione in Sicilia, passa al Monza, in Serie B. Trova perA? pochissimo spazio, e a fine stagione torna in Francia, al Nizza, che milita nella serie cadetta, la Ligue 2. Schierato prevalentemente nella squadra riserve, viene chiamato in prima squadra dalla��allenatore italiano Sandro Salvioni (una lunga esperienza nella giovanili del Parma), che lo trasforma definitivamente da ala a terzino sinistro, e nella sua seconda e ultima stagione in Costa Azzurra Evra sarA� votato come miglior terzino sinistro della Ligue 2. Acquistato dal Monaco nella��estate 2002, rimane nel Principato per tre stagioni e mezza, vincendo la Coppa di Lega al primo anno, e centrando la storica finale di Champions League nel secondo. Nel gennaio 2006 passa al Manchester United: passa quel primo mezzo campionato ad adattarsi alla Premier League, per divenire nelle stagioni successive uno dei terzini sinistri piA? forti al mondo, se non il piA? forte. Rimane alla��Old Trafford fino alla��estate 2014, mettendo in bacheca 5 campionati (2007-2009, 2011 e 2013), 5 Community Shield (2007, 2008, 2010, 2011, 2013), 3 Coppe di Lega (2006, 2009, 2010), il Mondiale per Club 2008 e la Champions League 2007-a��08, oltre ad altre due finali perse (2009 e 2011) della stessa massima competizione europea. Alla scadenza del contratto con lo United, nonostante la��offerta di rinnovo e di succedere a Vidic come capitano, decide di tornare in Italia, firmando un biennale con la Juventus. Con la Nazionale francese debutta nel 2004, quando A? tra i pre-convocati per la��imminente Europeo, ma non verrA� poi incluso nei 23 che prenderanno parte al torneo. Non convocato nemmeno per il Mondiale 2006, torna a far parte dei a�?Gallettia�� del post finale di Berlino, partecipando alla��Europeo 2008. Al Mondiale 2010, con la decisione del controverso CT Domenech di relegare in panchina la stella Thierry Henry, Evra riceve la fascia di capitano. Tra gli ispiratori della��ammutinamento contro lo staff tecnico, viene momentaneamente bandito dalla Nazionale. Richiamato nel marzo 2011, partecipa alla��Europeo 2012 e al Mondiale 2014, anche se non gli viene piA? riassegnata la fascia di capitano. Citazione per Patrick ValA�ry, per un decennio a�� tra giovanili e prima squadra a�� coi biancorossi, e protagonisti dei successi della��era-Wenger.

6 (difensore centrale) a�� Armand FORCHERIO: Monegasco doc, ha giocato sempre e solo per il Monaco. Jolly difensivo, ha debuttato in prima squadra a venta��anni, nel 1961, con la Supercoppa di Francia, vinta dai biancorossi campioni nazionali in carica. Nel 1963 ha contribuito alla doppietta campionato-Coppa di Francia. In campo fino al 1972, dopo il ritiro allena per due stagioni la��Arles-Avignon. Due anni dopo arriva la chiamata del Monaco, dove viene perA? esonerato pochi mesi piA? tardi, rimpiazzato dal suo a�?mentorea�� Lucien Leduc. TornerA� anni dopo per dirigere il settore giovanile, che guiderA� fino al 2008.

7 (centrocampista destro) a�� Jean PETIT: Nato a Tolosa, inizia nella squadra della sua cittA�, entrandone nel settore giovanile a 9 anni. A 18 passa al Luchon, dove rimane per due stagioni prima di approdare al Monaco, dove passerA� tutta la sua carriera professionistica, giocando coi monegaschi fino al ritiro, avvenuto nel 1982, dopo aver vinto il suo secondo titolo nazionale (il primo nel 1978, anno in cui A? pure Giocatore Francese della��Anno). Per lui anche la vittoria nella Coppa di Francia 1980. Ritiratosi, entra nello staff del team, di cui dal 1987 (promosso da un certo ArsA?ne Wenger) al 2005 A? ininterrottamente vice allenatore, se non per i brevi momenti in cui diviene allenatore ad interim (la prima volta sostituendo proprio la��attuale a�?bossa�? della��Arsenal). Torna nel 2011, affiancando due italiani: prima Marco Simone e poi Claudio Ranieri. Attualmente ricopre ancora quella��incarico, affiancando il portoghese Leonardo Jardim. Ha giocato 12 partite (segnando una rete) con la Nazionale francese, disputando il Mondiale 1978.

8 (ala destra) a�� Ludovic GIULY: Nato a Lione, dopo i primi passi nella��ASCMO-Monts d’Or Azergues, cresce nel club della sua cittA�, debuttando in prima squadra a 18 anni e mettendosi in luce per tecnica e velocitA�, tanto da guadagnarsi il soprannome di a�?Elfo Magicoa��. Nella sua terza stagione in prima squadra, ad appena 20 anni, esplode definitivamente mettendo a segno 16 reti in 37 partite di campionato. Rimane a Lione per una��altra mezza stagione quindi, nel gennaio 1998, approda al Monaco. Nel Principato rimane 6 stagioni e mezza, conquistando la Ligue 1 nel 2000, la Coppa di Lega nel 2003 (grande protagonista in finale, con la doppietta che apre e chiude il 4 a 1 al Sochaux) e risultando assoluto protagonista della squadra che raggiunge, nel 2004, la finale di Champions League contro il Porto della��allora emergente Mourinho. Proprio il suo infortunio, dopo una ventina di minuti, viene considerato il fattore determinante per la sconfitta della squadra monegasca, che era arrivata alla��ultimo atto con un gioco spumeggiante e facendo fuori squadre importanti, facendola apparire come favorita rispetto ai portoghesi. Passa quindi al Barcellona, con cui vince subito la Liga, bissata la stagione successiva, quando la squadra vince anche la Supercoppa di Spagna (suo il primo gol nella finale da��andata) e, soprattutto, la Champions. League. Nella sua terza e ultima stagione in Catalogna, nella quale vede definitivamente il suo posto in squadra passare ad un certo Leo Messi, fa il bis in Supercoppa di Spagna, segnando nuovamente nella finale da��andata. Approda quindi in Italia, alla Roma, dove rimane una sola stagione che si apre con la Supercoppa nazionale e si chiude con la Coppa Italia. Torna in Patria, al PSG, dove rimane tre stagioni, vincendo la Coppa di Francia nel 2010, in finale proprio contro il Monaco, al quale ritorna nella stagione 2011-a��12, per aiutare il a�?suoa�� club a tornare in Ligue 1. Nominato subito capitano, la stagione successiva viene a�?tagliatoa�� da Claudio Ranieri, e si accasa al Lorient, con cui gioca la sua ultima stagione da professionista. Annunciato il ritiro, torna al Monts d’Or Azergues Foot, club dilettantistico con quale aveva mosso i primi passi, e che gli ha intitolato il proprio stadio. Sfortunata la carriera con la Francia: persi per infortunio il Mondiale 2002 e la��Europeo 2004, ha totalizzato appena 17 presenze, con 3 reti, peraltro vincendo la Confederations Cup 2003, manifestazione nella quale va anche a segno, nella fase a gironi.

9 (centravanti) a�� Delio ONNIS: Una tradizione di grandi a�?numeri 9a�? come George Weah e poi David Trezeguet, fino al recentissimo Radamel Falcao. O, per andare un poa�� indietro coi tempi, Christian Dalger, negli Anni a��70. Ma nessuno ha fatto le fortune del Monaco come la��argentino Delio Onnis. Nato in Italia (per la precisione a Giuliano di Roma in Ciociaria, da una famiglia di origini sarde), e per questo soprannominato a�?El Tanoa�� (appunto, la��italiano), si trasferisce da bambino con la famiglia in Argentina, diventandone cittadino. A 15 anni entra nelle giovanili del Club Almagro, dove rimane per un lustro, fino al passaggio a�?tra i grandia�? col Club de Gimnasia y Esgrima La Plata. Dopo un triennio coi a�?Lupia��, Onnis attraversa la��oceano e approda in Francia, allo Stade de Reims. Nel club che al centro della��attacco schierA? il mito Just Fontaine rimane per due annate, per poi trasferirsi al Monaco, nel 1973. Coi monegaschi rimane per 7 stagioni, vincendo un campionato francese (1977-a��78), una Coppa di Francia (1980) e due volte il titolo di capocannoniere (nel 1975 e nel 1980. Nel 1977, invece, sarA� capocannoniere nella serie cadetta. A parte il primo anno, negli altri sei A? stato o primo o secondo tra i bomber. Curiosamente, tutte le volte che non A? stato il re dei goleador, A? stato battuto dal connazionale Carlos Biachi). nonchA� un campionato e una Coppa di Francia. Nel 1980 passa al Tours, dove rimane per tre stagioni, e nelle prime due A? di nuovo capocannoniere. Lo A? anche alla sua prima annata al Tolone, dove disputa le sue ultime tre stagioni prima di abbandonare la��attivitA� agonistica. A� il bomber assoluto del club con 223 reti (in a�?solea�? 263 presenze) e della Ligue 1 in generale con 299. Mai convocato in Nazionale, dopo il ritiro ha tentato la carriera di allenatore, guidando per una stagione (1990-a��91) la sua ultima squadra da giocatore, ossia il Tolone. Quindi, nel triennio 1992-1995 A? stato sulla panchina del Paris FC.

10 (centrocampista centrale) a�� Claude PUEL: Nativo di Castres, inizia a tirare i primi calci nelle giovanili della squadra locale. Nel 1977, a 16 anni, entra nel settore giovanile del Monaco, squadra con cui disputerA� tutta la sua carriera professionistica fino al ritiro, nel 1996. Coi monegaschi, di cui A? secondo assoluto per presenze con 602, ha vinto due campionati (1982 e 1988), 3 coppe nazionali (1980, 1985 e 1991), e la Supercoppa francese 1985. Appesi gli scarpini al chiodo, entra nello staff tecnico della squadra come preparatore atletico e allenatore della Squadra B. Nel gennaio 1999 viene promosso alla guida della prima squadra, che nella stagione seguente a�� la prima dalla��inizio della sua carriera professionistica a�� porta alla vittoria del titolo nazionale. In quella successiva mette in bacheca la Supercoppa di Francia, ma a fine stagione il contratto non gli viene rinnovato, chiudendo un periodo di ben 24 anni col Monaco. Dopo una stagione di stop, nel 2002 diviene allenatore del Lilla, dove rimane per 6 stagioni, accettando quindi la chiamata del Lione, campione in carica da 7 anni consecutivi, e fresco di double campionato-coppa nazionale. In tre stagioni non vince alcun trofeo, centrando come massimo risultato le semifinali di Champions League nel 2010, dove la squadra sarA� eliminata dai tedeschi del Bayern Monaco, poi sconfitti in finale dalla��Inter del a�?Tripletea��. Nel 2011, con un anno di anticipo sulla scadenza contrattuale, lascia il Lione e, dopo un anno sabbatico, approda sulla panchina del Nizza, che guida tutta��ora.

11 (ala sinistra) a�� Thierry HENRY: Uno dei piA? grandi calciatori nella storia del calcio francese. Nato e cresciuto in un sobborgo di Parigi, inizia fin da piccolissimo a giocare con varie squadrette di quartiere, nelle quali viene notato dagli scout del Monaco alla��etA� di 13 anni, dopo averlo visto segnare tutti i goal di una vittoria per 6 a 0 della sua squadra. Prima di portarlo nel Principato, i monegaschi lo mandano al celeberrimo centro di formazione per giovani calciatori di Clairefontaine, per poi aggregarlo alle proprie formazioni giovani nel 1992, a 15 anni. Coincidenze della vita, la��allenatore della prima squadra A? ArsA�ne Wenger, che lo fa debuttare nella massima serie un paio di anni dopo, schierandolo come ala sinistra nonostante abbia giA� in testa per lui un futuro da attaccante puro. Nella sua seconda stagione in prima squadra A? giA� la��alternativa numero uno agli attaccanti titolari, e vince pure il premio come miglior giocatore giovane del campionato. Torneo che vince nel 1996-a��97, alla prima stagione da titolare, col Monaco di Tigana che la��anno successivo vince la Supercoppa di Francia e arriva fino alle semifinali di Champions League, dove sarA� la Juventus a stoppare la corsa dei biancorossi, di cui colpisce soprattutto la qualitA� del tridente da��attacco, che vede al centro tal David Trezeguet, affiancato dal nigeriano Ikpeba a destra e appunto da Henry a sinistra. La stagione successiva, dopo aver vinto il Mondiale casalingo con la Francia, gioca solo sei mesi con la squadra che la��ha lanciato, perchA� a gennaio si traferisce proprio alla Juventus, disastrata dopo un quadriennio di successi, col clamoroso cambio in panchina da Lippi ad Ancelotti, e senza la sua stella Del Piero che sa��A? sfasciato un ginocchio. La��attuale allenatore del Milan lo schiera assurdamente come esterno sinistro nel 3-5-2, con compiti quasi da terzino e tra difficoltA� tattiche e di ambientamento, Henry si rivela un flop clamoroso in bianconero, specie in rapporto ai 30 miliardi di lire sborsati per il suo cartellino. A fine stagione il suo vecchio maestro Wenger decide di offrigli una possibilitA� alla��Arsenal, e la Juve non si fa certo pregato dato che riesce a piazzare un giocatore che non ha sfondato, e allo stesso esorbitante prezzo cui la��aveva acquistato. Al suo arrivo a Londra, viene immediatamente schierato da centravanti, al posto del connazionale Anelka passato al Real Madrid, riprendendo le file del progetto che Wenger aveva giA� in mente ai tempi del Monaco. La��esperimento inizialmente appare fallimentare, dato che nelle prime otto giornate di campionato Henry non segna un goal che sia uno. Ma poi si scatena, concludendo la stagione con un bottino di 26 centri (tra campionato e coppe), mentre la��Arsenal arriva secondo in campionato e pure in Coppa UEFA, perdendo la finale contro il Galatasaray. In estate vince la��Europeo con la Nazionale, ma poi col club deve di nuovo accontentarsi di secondi posti, dato che i Gunners arrivano nuovamente dietro lo United in Premier League, e perdono la finale di FA Cup contro il Liverpool. La successiva A? perA? la stagione della consacrazione, dato che la��Arsenal centra il Double campionato-Coppa da��Inghilterra, e lui vince il titolo di capocannoniere. Dopo un Mondiale sottotono, riprende subito a vincere col club grazie alla conquista della Community Shield, mentre a fine anno ci sarA� il bis in FA Cup, incontro nel quale sarA� nominato a�?Man of the Matcha�?, oltre a vincere il titolo di calciatore della��anno sia nelle votazioni dei giornalisti, sia in quelle dei colleghi, sia in quelle dei tifosi, primo nella storia a centrare una tripletta del genere. Che ripeterA� la��anno successivo, divenendo anche il primo calciatore a vincere il titolo di MVP per due anni di fila. Non prima perA? di aver vinto la Confederations Cup 2003 con la Francia, conquistando sia il titolo di capocannoniere sia quello di miglior giocatore del torneo. Nel 2003-a��04 vince nuovamente la Premier e la classifica cannonieri, aggiudicandosi anche la Scarpa da��Oro come miglior bomber europeo. Dopo un Euro 2004 sfortunato, si rifA� con un altro titolo di capocannoniere della Premier ed europeo, e con le vittorie in Community Shield ed FA Cup. Saranno i suoi ultimi successi con la��Arsenal. Nel frattempo, col passaggio di Vieira alla Juve diventa capitano, e trascina la squadra fino alla finale di Champions League, persa contro il Barcellona, e che si vocifera possa essere la sua ultima partita coi Gunners, per passare proprio tra le fila dei catalani. Il trasferimento in blaugrana A? invece rimandato di un anno, mentre Henry vince per la terza volta consecutiva il titolo di capocannoniere della Premier, e conquista il suo terzo titolo di giocatore della��anno. Dopo la finale Mondiale persa contro la��Italia a Berlino, ha una stagione travagliata, fortemente penalizzata dagli infortuni, al termine della quale a�� nonostante le dichiarazioni da��amore della��anno precedente a�� lascia appunto la��Arsenal per il Barcellona. In Catalogna torna alla��antica posizione di attaccante esterno sinistro, nel tridente che vede al centro Samuel Etoa��o e sul lato opposto Leo Messi. Pur giocando in una posizione piA? defilata rispetto a quelle che erano ormai le sue abitudini, mette comunque a segno un buon bottino di 19 reti, ma la squadra non vince nulla, e cosA� in estate avviene la��avvicendamento in panchina tra Rijkaard e Pepe Guardiola. Il ruolo rimane lo stesso, ma nel frattempo il francese si A? ambientato, e inoltre le innovazioni portate dal nuovo tecnico giovane nel complesso al sistema di gioco della squadra, che infatti conquista lo storico Triplete Champions League-Liga-Copa del Rey, e i goal stagionali per Henry sono 26. Il terzo anno in blaugrana A? un poa�� meno felice a livello a�?di campoa�?: Henry non A? piA? infatti titolare inamovibile, vista la��esplosione di Pedro, e finisce la stagione con soli 4 goal alla��attivo. I successi comunque non mancano, dato che il Barcellona rivince la Liga e porta a casa altri tre trofei: la Supercoppa Europea, la Supercoppa di Spagna e, soprattutto, il Mondiale per Club. Capito di non essere piA? centrale nel progetto di Guardiola, e vista anche la non piA? verdissima etA� (33 anni), Henry decide di chiudere la sua avventura barcellonista per trasferirsi nella MLS americana, accettando la sontuosa offerta dei New York Red Bulls, squadra della nota marca di bevande energetiche che spadroneggia anche in Formula Uno. Lo fa dopo il Mondiale sudafricano, ultima sua apparizione coi Blues, che lascia dopo la fine del torneo da suo principale cannoniere di tutti i tempi. Coi newyorchesi, dei quali A? divenuto anche capitano, gioca fino al dicembre 2014, quando annuncia il proprio ritiro. Nel mezzo della sua esperienza statunitense, sa��A? anche concesso un romantico ritorno alla��Arsenal, tra la fine del 2011 e la��inizio del 2012, approfittando della pausa del campionato nordamericano (come fece Beckham quando approdA? al Milan) per dare una mano al vecchio maestro Wenger, ritrovatosi con la��attacco spuntato. I due goal segnati nel suo fugace ritorno in prestito alla��Emirates Stadium hanno portato a 228 le sue reti totali in biancorosso, record di tutti i tempi, che gli ha fatto guadagnare la��onore di una sua statua alla��ingresso dello stadio della��Arsenal. Meritevole di una citazione la��inglese Glenn Hoddle, che al Monaco disputA? un paio di ottime stagioni, nella squadra guidata da Wenger, prima che un grave infortunio ne frenasse definitivamente il proseguo di carriera ad alti livelli.

ALL. ArsA?ne WENGER: Alsaziano di Strasburgo, dopo una carriera tutta��altro che esaltante da calciatore, inizia ad allenare subito dopo aver appeso le scarpe al chiodo, nel 1981, nelle giovanili dello Strasburgo. Nel 1983 passa al Cannes, come vice allenatore, quindi la��anno dopo approda sulla panchina del Nancy, grazie ai buoni uffici del padre di Michel Platini (che in quella squadra ha mosso i primi passi da professionista, giocandovi per ben sette stagioni), Aldo. Lascia nel 1987 per accettare la��offerta del Monaco, che la��aveva cercato anche la��anno precedente. Wenger porta nel Principato gli inglesi Glenn Hoddle (futuro CT della��Inghilterra) dal Tottenham e Mark Hateley dal Milan, e acquista il terzino destro della Francia campione da��Europa 1984 Patrick Battiston dal Bordeaux. Con questa squadra vince il campionato francese al primo colpo. La��anno dopo la squadra arriva terza e perde la finale di Coppa di Francia col Marsiglia (un rocambolesco 4 a 3), ma il a�?santonea�? francese ha il merito di lanciare George Weah, appena scovato in Africa ed Emmanuel Petit, mediano che si porterA� poi anche alla��Arsenal, e che rappresenterA� la a�?digaa�? della Francia campione del Mondo nel 1998. Nella stagione 1989-a��90 la squadra arriva ancora terza in campionato e in attacco, a far coppia con Weah, ca��A? la��argentino RamA?n Diaz, bandiera del River Plate e fresco di scudetto con la��Inter del Trap. Nel 1990-a��91 arriva la rivincita sul Marsiglia, dato che stavolta sono i monegaschi a vincere la finale di coppa nazionale contro la��Olympique. In quella squadra, al futuro Pallone da��Oro milanista e al bomber argentino, si sono aggiunti il portoghese Rui Barros dalla Juventus, Franck SauzA�e proprio dal Marsiglia (al quale tornerA� subito dopo, facendo coppia con Deschamps nel centrocampo della squadra che vincerA� la Coppa dei Campioni contro il Milan nel 1993) e un giovane Youri Djorkaeff, pescato nel a�?suoa�? Strasburgo e che poi delizierA� i tifosi interisti con i suoi goal spettacolari. La��anno dopo la squadra A? seconda in campionato e arriva in finale di Coppa delle Coppe, dove deve perA? cedere il passo ai tedeschi del Werder Brema (che vincono 2 a 0 e il cui primo goal sarA� segnato da Klaus Allofs, vera a�?bestia neraa�? del Monaco di Wenger, dato che aveva segnato anche il quarto e decisivo goal a�� gli altri tre li aveva segnati tutti Papin – costato la sfida di Coppa di Francia contro il Marsiglia, nel 1989). Dopo la��Europeo 1992, al centro della��attacco monegasco Wenger porta addirittura JA?rgen Klinsmann, ma la squadra arriva terza in campionato senza vincere nulla. La��anno dopo esce addirittura dalle posizioni top, arrivando solo nona, ma conquista perA? le semifinali di Champions League, dove solo il Milan che poi strapazzerA� per 4 a 0 il Barcellona in finale, ne fermerA� la corsa. Nel frattempo Wenger ha lanciato altri giovani talenti come il difensore Lilian Thuram e la��attaccante Thierry Henry, e i suoi risultati attirano addirittura le attenzioni del Bayern Monaco, che lo vuole come allenatore. La societA� perA? non lo libera, e i tedeschi scelgono il Trap. Per Wenger A? una beffa, perchA� qualche mese dopo viene esonerato, a causa di una partenza piuttosto lenta della squadra. Gli bastano pochi mesi per tornare in pista, ripartendo addirittura dal Giappone. Tra il dicembre a��94 e il gennaio a��95, infatti, formalizza il suo passaggio al Grampus Eight Nagoya, dove costruisce la squadra attorno al grande talento jugoslavo Dragan StojkoviA� (beffa del destino un ex della��odiato Olympique Marsiglia), vincendo la Coppa della��Imperatore nel 1995 e la J-League Super Cup nel 1996, lasciando subito dopo per la chiamata della��Arsenal. Inizialmente ca��A? scetticismo nei suoi confronti, dato che non ha un background in Inghilterra, ma presto farA� ricredere tuttia��

Due Double Premier League-FA Cup nel 1997-a��98 e nel 2001-a��02, cui si uniscono il titolo nazionale da imbattuti nel 2003-a��04, altre 3 FA Cup (2003, 2005 e 2014) e 5 Community Shield (1998, 1999, 2002, 2004 e 2014), oltre a varie finali, tra cui quella di Champions League del 2006 persa col Barcellona. Infinito, poi, la��elenco di giocatori lanciati o rilanciati, da Bergkamp ad Henry, da Vieira a Fabregas, da Van Persie ad Anelka (venduto per cifre folli al Real Madrid), ecc.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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