All Time XI: Parma

Logo_Parma_FC_2013-14

 

Se dieci anni fa ca��A? stato il a�?fenomeno Chievoa�? a regalare una nuova favola e una nuova a�?squadra simpatiaa�? al calcio italiano, nel decennio precedente era toccato ad una��altra provinciale gialloblu il ruolo di a�?Cenerentolaa�? della Serie A.

Sto ovviamente parlando del Parma di Nevio Scala e dei suoi terzini/ali, che seppe sorprendere la��Italia (furono i Ducali a porre fine alla��imbattibilitA� in campionato del Milan di Capello dopo 58 giornate, grazie a una punizione di Asprilla) e la��Europa, mancando solo il grande obiettivo dello Scudetto, peraltro sfiorato in un paio di occasioni.

In dicembre la societA� festeggia il proprio centenario (data di nascita 16 dicembre 1913), e quindi la celebrazione della formazione ideale di tutti i tempi A? piA? che dovuta.

Il Parma a�?all timea�? non puA? che giocare col 5-3-2 (o 3-5-2 che dir si voglia):

1 (portiere) a�� Gianluigi BUFFON: Carrarese puro sangue e tifoso della squadra locale (tanto da essersela poi comprata), inizia da centrocampista alla scuola calcio Canaletto di La Spezia. Torna quindi a Carrara, dove gioca nelle giovanili delle localo formazioni dilettantistiche del Perticata e del Bonascola. A 13 anni arriva al Parma, dove diventa portiere dopo aver giocato a�?per casoa�? tra i pali a causa delle assenze dei compagni coi guantoni. Dimostratosi subito a suo agio come estremo difensore, scala ben presto le varie formazioni giovanili, tanto che a 17 anni A? giA� aggregato alla prima squadra. Che lo schiera a sorpresa, per la squalifica del titolare Bucci e le condizioni non ottimali del vice Nista, nella delicata sfida contro il Milan del 19 novembre 1995. La partita finisce 0 a 0, grazie anche alle ottime prestazioni del ragazzino, che si conquista il posto da titolare, giocando anche in Coppa UEFA e conquistandosi una maglia per la��Europeo Under-21 che la��Italia di Cesare Maldini vincerA� (terzo titolo di fila) ai rigori contro la titolatissima Spagna, facendo da vice ad Angelo Pagotto. Diventa titolare nel biennio successivo, macchiandosi anche di un clamoroso errore che costa alla��Italia in match contro i pari etA� inglesi, durante le qualificazioni. Errore che si dimostrerA� poi decisivo, dato che gli azzurrini (campioni in carica), mancano clamorosamente la qualificazione alla fase finale. Nel frattempo Gigi (che ha vinto la medaglia da��oro con la��Under-23 ai Giochi del Mediterraneo 1997) sa��A? conquistato la Nazionale maggiore, e al Mondiale 1998 A? addirittura il secondo portiere (partito come a�?terzoa�?, scalA? per la��infortunio di Peruzzi che ridiede il posto da titolare a Pagliuca). Dopo il Mondiale, vive la sua stagione di maggior successo col Parma, grazie al doppio trionfo in Coppa Italia e Coppa UEFA, con la formazione guidata da Alberto Malesani. La stagione successiva, coi Ducali vince anche la Supercoppa Italiana, avviandosi verso la sua prima manifestazione per nazionali da titolare, la��Europeo 2000. Sa��infortuna perA? a una mano prima della��inizio del torneo, saltandolo. Rientrato dalla��infortunio, gioca la sua ultima stagione col Parma, che lo cede alla Juventus nella��estate 2001 per 105 miliardi di lire, cifra mai pagata per nessun altro portiere. Con la Juventus vince lo Scudetto al primo colpo, bissandolo la��anno successivo (e vincendo anche la Supercoppa Italiana), nel quale perde perA? la finale di Champions League tutta italiana col Milan, dopo che in semifinale era stato decisivo parando un rigore a Figo del Real Madrid. Dopo un terzo anno particolari soddisfazioni (a parte la seconda Supercoppa Italiana consecutiva a inizio stagione), che sancisce la fine del Lippi-bis, torna campione da��Italia nel biennio di Capello, titoli poi cancellati per i fatti di Calciopoli. Nella��estate 2006 A? grande protagonista nella vittoria azzurra ai Mondiali tedeschi, vincendo il a�?Premio Yashina�� come miglior portiere del torneo, e arrivando secondo nella classifica finale del Pallone da��Oro dietro un altro ex parmense, il capitano azzurro Fabio Cannavaro. Dopo il Mondiale, rimane alla Juventus nonostante la retrocessione da��ufficio in Serie B, centrando subito la risalita in A. A� alla Juve tutta��ora, della quale A? anche divenuto capitano dopo la��addio di Alex Del Piero, e con la quale ha vinto gli ultimi due campionati e le due ultime edizioni della Supercoppa Italiana, giocando inoltre una finale di Coppa Italia persa col Napoli. Con la Nazionale ha preso parte agli Europei 2008 e 2012 (secondo posto), al Mondiale 2010 (giocando solo il primo tempo del match inaugurale, a causa di un infortunio alla schiena) e alla Confederations Cup nel 2009 e nel 2013 (terzo posto). Capitano dal rientro in squadra nel 2011, A? il giocatore piA? presente di sempre nella storia della Nazionale italiana con 137 gettoni, uno in piA? di Cannavaro. Dal 1999 ha vinto 9 volte il trofeo AIC come portiere della��anno, di cui 6 consecutive (2001-2006). 4 volte portiere della��anno per la��IFFHS (2003, 2004, 2006, 2007), A? stato nominato dallo stesso istituto quale portiere del decennio per la��era 2001-2011. Nel 2003 A? stato miglior calciatore (e miglior portiere) delle competizioni UEFA, mentre ha vinto il titolo di migliore giocatore europeo Under-23 sia nel 1998 sia la��anno successivo.

2 (esterno destro) a�� Antonio BENARRIVO: Nato a Brindisi, inizia nella squadra della sua cittA�, con cui esordisce da professionista in Serie C1, nella stagione 1986-a��87. Dopo tre anni a�?in casaa�?, passa al Padova, in Serie B, dove in due stagione mette insieme quasi 70 presenze, segnando anche 7 gol. Arriva quindi al Parma di Nevio Scala, debuttando in Serie A, e conquistando subito la Coppa Italia (battuta nella doppia finale la Juventus fresca di Trap-bis). La��anno dopo arriva il successo europeo, nella finale di Coppa delle Coppe giocata a Wembley, e vinta per 3 a 1 contro i belgi della��Anversa/Royal Antwerp. La squadra a�� dopo aver strappato la Supercoppa Europea al Milan vice campione da��Europa (sostituiva la��Olympique Marsiglia a�� che la��aveva sconfitto nella finale di Champions a�� in quanto squalificato per i fatti di corruzione che la��hanno riguardato) – arriva in fondo alla competizione anche la��anno successivo, perdendo perA? il trofeo in favore degli inglesi della��Arsenal. In questa stagione si conquista anche la chiamata in Nazionale, divenendone un punto fermo fino ai Mondiali americani della��estate 1994. Dove, a parte il match inaugurale, gioca sempre da titolare, prima a destra e poi a sinistra (dopo la��infortunio di Baresi e il conseguente spostamento al centro di Maldini). Memorabile una sfuriata nei suoi confronti del CT Sacchi, andata in onda durante un collegamento televisivo, dove la��Arrigo gli urlava A�O fai quello che ti dico io, o non giochi piA?!A�. Dopo il Mondiale, col Parma vive la bellissima annata di sfida con la Juventus, con le due squadre che si giocano campionato, Coppa Italia e Coppa UEFA. I gialloblu vincono questa��ultima, arrivando secondi nella corsa scudetto e perdendo il confronto nella sfida per la coppa nazionale. La��anno dopo passa definitivamente sulla fascia sinistra, in quello che A? la��ultimo campionato con Scala in panchina. La squadra conquista un deludente sesto posto, che segna la fine di un ciclo. Alla guida della squadra ca��A? Ancelotti, che sfiora uno storico successo in campionato, arrivando secondo a due punti dalla a�?solitaa�? Juve. Dopo questa bella cavalcata, sulla squadra ci sono molte aspettative, ma non va oltre il quinto posto in campionato e le semifinali di Coppa Italia. Ancelotti lascia (andrA� poi proprio alla Juve), e arriva Alberto Malesani, reduce da un bel campionato a Firenze nonostante le frizioni con la societA� Viola. Il a�?Malea�? conquista la prima storica qualificazione in Champions League del Parma grazie al 4A� posto in campionato ma, soprattutto, centra una��ottima doppietta con la conquista di Coppa Italia (proprio contro la��ex squadra della��allenatore, la Fiorentina) e Coppa UEFA. Benarrivo si gioca il posto con Vanoli, che gioca e segna in entrambe le finali. La��anno dopo arriva anche Michele Serena nel ruolo e, dopo un quinquennio, Benarrivo torna a destra, come vice di Fuser. La squadra inizia la stagione vincendo la Supercoppa Italiana contro il Milan a�?scudettatoa�? di Zaccheroni, ma poi in campionato e nelle coppe non ripete la��exploit della��anno precedente, fallendo nello spareggio per il quarto posto (e relativa qualificazione ai preliminari di Champions) contro la��Inter di Lippi (condottiero della grande rivale Juve di qualche anno prima, dimessosi dopo un clamoroso 4 a 1 inflittogli proprio dal Parma). La terza stagione di Malesani A? decisamente sottotono, e la��allenatore salta dopo le feste natalizie. In panchina, per un mese, ca��A? il clamoroso ritorno di Arrigo Sacchi, costretto quasi subito a lasciare per i noti problemi di stress che giA� la��avevano colpito a Madrid. Arriva quindi Renzo Ulivieri, che riesce a portare la squadra al quarto posto. Confermato la��allenatore toscano, la squadra parte male nella��annata successiva. Ulivieri salta dopo un paio di mesi, quindi a sorpresa arriva la��argentino Daniel Passarella, che rimane poco piA? di un mese, perdendo 5 partite su 5 in campionato, con 13 goal subiti e 5 realizzati. Tocca quindi allo storico collaboratore di Sacchi, a�?Gedeonea�? Carmagnani, che non solo salva la squadra dalla retrocessione (decimo posto finale), ma va a vincere la Coppa Italia, impedendo a Lippi di ripetere a�� nel suo primo anno del bis alla Juventus- la stessa accoppiata con lo scudetto fatta nel 1994-a��95. Benarrivo A? titolare in entrambe le sfide della finale, e sarA� proprio lui ad alzare la coppa al cielo. SarA� il suo ultimo trofeo coi Ducali; gioca (poco) anche nelle due stagioni in cui la squadra A? guidata da Cesare Prandelli, smettendo alla fine della stagione 2003-a��04, in concomitanza con la fine della��era-Tanzi, di cui A? stato uno dei simboli, spazzata via dal a�?crac Parmalata�?. Sparito successivamente un poa�� dai a�?radara�?, nel 2012 si A? iscritto al corso master per allenatori UEFA Pro (il massimo livello), condividendo i a�?banchi di scuolaa�? con gli ex compagni gialloblu HA�rnan Crespo e Fabio Cannavaro (oltre che con gli a�?eroi mondialia�? del 2006, Fabio Grosso e Marco Materazzi). Con 258 presenze, A? il giocatore che in assoluto ha vestito piA? volte la maglia del Parma in Serie A.

3A�(esterno sinistro) -A�Alberto DI CHIARA: Romano, cresce a�� da ala sinistra – nelle giovanili giallorosse, debuttando in Serie A nella stagione 1980-a��81 (vincendo la Coppa Italia). Nel 1982 la Roma lo cede in B, alla Reggina, con la quale disputa un solo torneo, per passare poi ad una��altra squadra giallorossa: il Lecce. Coi salentini, conquista nel suo secondo anno la promozione in A, giocando a fianco del fratello Stefano. Dopo essersi messo in mostra nella massima serie con la squadra guidata da Eugenio Fascetti, viene acquistato dalla Fiorentina di Eugenio Bersellini e di un Giancarlo Antognoni alla��ultimo atto, unica squadra a battere nel girone da��andata il Napoli che Maradona porterA� al suo primo storico scudetto. Di Chiara segna due reti: quella che completa la rimonta dal 2 a 0 al pareggio a San Siro col Milan, e quella della vittoria alla��ultima di campionato con la��Atalanta. La��anno dopo in panchina ca��A? Sven Goran Eriksson, ed A? anche la prima stagione a pieno regime di Roby Baggio. La Viola arriva ottava, e Di Chiara segna tre reti: di nuovo al Milan, di nuovo il goal della vittoria alla��ultima giornata (2 a 1 contro la��odiata Juventus), aggiungendo pure una reta ai campioni da��Italia in carica del Napoli alla penultima. La stagione 1988-a��89, grazie soprattutto alla coppia-gol formata da Baggio e dal povero Stefano Borgonovo (la mitica B2), la squadra conquista il 7A� posto che vale la qualificazione in UEFA, Di Chiara gioca quasi sempre, ma segna un solo goal, quello che apre le marcature nel 3 a 0 casalingo nel a�?derbya�? col Pisa. Eriksson torna in Portogallo al Benfica, e la squadra viene affidata a Bruno Giorgi, la��allenatore che a Vicenza ha lanciato Baggio, reduce da una promozione in A sfiorata col Cosenza. La squadra a�� che ha ceduto, tra gli altri, il bomber Borgonovo – balbetta, A? coinvolta nella lotta per non retrocedere, e a tre giornate dalla fine cambia il tecnico, sostituendo Giorgi con un ex, a�?Ciccioa�? Graziani. La squadra si salva (12A� posto) ma, soprattutto, arriva in finale di Coppa UEFA, dove la sfida A? fratricida. La��avversario A? infatti la��arcinemica Juventus di Dino Zoff, che con Graziani ha vinto il Mundial a��82. La coppa se la aggiudicano i bianconeri. Di Chiara gioca da titolare entrambe le partite di finale, mentre in campionato gioca a�?soloa�? 21 partite, andando in rete 2 volte: come di consuetudine alla��ultima giornata (che, sulla��1 a 1, riporta in vantaggio la Fiorentina sulla��Atalanta, nel match che finirA� con altri due reti viola) e il gol della��1 a 1 col Verona, chiuso poi a favore dei viola grazie a una doppietta di Baggio. Che se ne va proprio alla Juventus, dopo le a�?Notti Magichea�? del Mondiale a�?casalingoa�?. E proprio dal Mondiale arriva il nuovo allenatore della Viola, la��ex CT brasiliano Sebastiao Lazaroni, che ha la��intuizione che allunga la carriera di Di Chiara: arretrarlo da ala a terzino di spinta, sul modello carioca. Nel nuovo ruolo, segna comunque due reti: ancora contro il Pisa (la��ultimo dei quattro goal a zero con cui la Viola strapazza i a�?cuginia�?), e ovviamente la��immancabile rete alla��ultima giornata (la terza rete in un altro 4 a 0, stavolta al Cesena). Passa quindi al Parma, dove arriva in concomitanza con quello che sarA� il suo a�?gemelloa�?, Benarrivo. Al primo anno A? Coppa Italia contro la Juve del Trap (seguita dalla prima chiamata in Nazionale: sarA� il primo giocatore in assoluto che dal Parma veste la��azzurro), quindi tocca al successo europeo, con la Coppa delle Coppe vinta a Wembley col 3 a 1 sui belgi della��Anversa/Royal Antwerp. Tocca poi alla Supercoppa Europea, vinta contro il Milan degli a�?Invincibilia�?, arrivando nella stessa stagione di nuovo in finale di Coppa delle Coppe, persa perA? contro gli inglesi della��Arsenal. Il 1994-a��95 A? la stagione della��infinito duello con la Juve, che si aggiudica due competizioni su tre. Ai bianconeri vanno scudetto e finale di Coppa UEFA, mentre il Parma vince nuovamente la Coppa Italia. Per Di Chiara A? la��ultimo trofeo: lascia al termine della stagione successiva, in concomitanza con la fine della��era-Scala. Passa al Perugia, col quale disputa la sua ultima stagione agonistica, entrando poi nei quadri dirigenziali della societA� dei Gaucci. Se ne va dopo i guai del patrA?n e il successivo cambio della guardia alla guida degli umbri, intraprendendo la carriera di procuratore. Da questa��anno A? tornato al Parma, per cui segue alcuni progetti in ambito editoriale.

4 (libero) a�� Lorenzo MINOTTI: Il capitano del a�?Parma dei miracolia�? di Nevio Scala, difensore elegante e corretto, in quel periodo tra gli italiani nel ruolo A? stato secondo solo a a�?un certoa�? Franco Baresia��

Cesenate, inizia la carriera coi bianconeri della sua cittA�, coi quali debutta in Serie B nel 1985. Dopo due stagioni da professionista a�?a casaa�?, approda al Parma di Zeman (assieme ad altri due futuri pilastri del Parma di Scala come Apolloni e Osio, e ad altri futuri protagonisti della Serie A come il portiere Cervone, i difensori Gambaro e Amedeo Carboni e la��attaccante Ciccio Baiano), chiamato in sostituzione di Arrigo Sacchi fresco di salto al Milan di Berlusconi. La��esperienza del boemo dura perA? solo sette giornate, poi gli subentra Giampiero Vitali (11A� posto finale), che rimane poi anche la stagione successiva (9A� posto). A� nel 1989, con la��arrivo in panchina di Nevio Scala, che il Parma e la carriera di Minotti (nominato capitano) spiccano il volo: A? subito promozione nella massima serie (bellissimo, nella cavalcata verso la A, il goal che Minotti segna su punizione al Messina) dove, al debutto assoluto, i Ducali arrivano quinti nella stagione successiva, piazzandosi davanti al Napoli campione da��Italia in carica e alla Juventus a�?champagnea�? di Maifredi. Dopo questo exploit, il Parma trova la sua fisionomia definitiva con la��innesto dei due terzini-ala Benarrivo e Di Chiara, mentre Minotti guida il terzetto di centrali, affiancato dal a�?gemelloa�? Apolloni e dal belga GrA?n, arrivato dopo i Mondiali del a��90. La squadra conquista la Coppa Italia, battendo in finale la Juventus del primo Trapattoni-bis, ribaltando la�� 1 a 0 della��andata (siglato da Roby Baggio su rigore) con i gol della coppia da��attacco Melli-Osio (detto a�?il Sindacoa�?), la piA? amata di sempre. Il successo nella coppa nazionale qualifica i gialloblu per la Coppa delle Coppe, che la squadra andrA� a vincere nel a�?tempioa�? di Wembley, battendo in finale i belgi della��Anversa/Royal Antwerp, e il primo goal (3 a 1 il risultato finale) lo segna proprio Minotti in mezza rovesciata. Qualche mese dopo arriva per lui la prima convocazione in Nazionale, dove si gioca con Lanna, libero della Samp, il ruolo lasciato libero dal momentaneo addio alla��azzurro di Franco Baresi (giocherA� il blucerchiato, e la��Italia a�� con una difesa inedita e un Costacurta in bambola senza la��abituale compagno al fianco – prenderA� uno spauracchio non da poco andando sotto 2 a 0 a�� in casa a�� contro la sorprendente Svizzera di Roy Hodgson, agguantando poi il pareggio negli ultimi secondi, grazie al gola di Stefano Eranio, dopo che ca��aveva pensato Roby Baggio ad accorciare le distanze). In quella��annata il Parma soffia la Supercoppa Europea al Milan che vincerA� poi campionato e Champions (andando a ribaltare a San Siro la��1 a 0 subito in casa) e torna in finale di Coppa delle Coppe, ma deve stavolta arrendersi agli inglesi della��Arsenal. Il quinto posto in campionato garantisce perA? la��accesso alla Coppa UEFA, e anche stavolta il Parma arriverA� in fondo. A� la stagione del duello a tutto campo con la nuova Juventus di Lippi e della Triade; i bianconeri si aggiudicano lo Scudetto e la finale di Coppa Italia, ma quella europea A? per i a�?crociatia�?, grazie ai goal della��ex juventino Dino Baggio, acquistato durante i Mondiali americani del a��94, per i quali sono convocati Minotti e tutto il resto della difesa (tranne ovviamente lo straniero Sensini) parmense, compreso il portiere Bucci. Con la stagione 1995-a��96 si chiude la��era-Scala, e pure la��esperienza parmense di Minotti, che passa al Cagliari. In Sardegna rimane una sola stagione, quindi si trasferisce al Toro, dove rimane tre stagioni da comprimario. Dopo una��annata in B col Treviso, lascia il calcio giocato. Nel 2002 torna a Parma come direttore sportivo, incarico che termina due anni dopo. Segue un periodo lontano dal calcio, prima del ritorno a�?a casaa�?: nel novembre 2007 A? infatti nominato responsabile della��area tecnica del Cesena. Si dimette, per frizioni con la��ambiente, nel giugno 2009. Un anno dopo viene richiamato dalla societA�, divenendo direttore tecnico. Rimane altre due stagioni, poi lascia nuovamente. Da allora A? libero da contratti.

5 (stopper sinistro) a�� Fabio CANNAVARO: Il cuore dei tifosi dice indubbiamente Gigi Apolloni, ma come poter escludere Cannavaro nel ruolo di stopper a�?all timea�??

Napoletano doc, cresce nelle giovanili azzurre, debuttando a diciannove anni, nel marzo 1993, contro la Juventus, proprio come il suo a�?maestroa�? Ciro Ferrara. Conquistatosi ben presto un ruolo di primo piano nella difesa partenopea e messosi in mostra con la��Under-21 di Cesare Maldini (Europeo di categoria a��94), nella��estate 1995 viene ceduto al Parma per problemi di bilancio. Alla prima stagione parmense fa il bis continentale con la��Under-21, prendendo poi parte anche alle Olimpiadi di Atlanta. La��estate 1996 A? un momento di grandi cambiamenti in casa Parma: finisce la��era-Scala, arriva Carletto Ancelotti, lascia metA� difesa delle ultime stagioni (capitan Minotti, il portoghese Fernando Couto, Alberto Di Chiara). Cannavaro diventa ben presto un pilastro del nuovo Parma (conquistandosi la Nazionale maggiore), che sfiora subito lo Scudetto, andato alla Juve dopo un epico testa a testa. Dopo una deludente seconda annata, la��avventura parmense di Ancelotti sa��interrompe, e sulla panchina gialloblu arriva Alberto Malesani, che ripropone la difesa coi tre centrali, marchio di fabbrica di Scala. Cannavaro fa lo stopper sinistro, in un super pacchetto arretrato con Buffon in porta e Sensini e Thuram a completare la linea difensiva. Il Parma centra una spettacolare doppietta Coppa Italia-Coppa UEFA, avendo rispettivamente la meglio su Fiorentina e Olympique Marsiglia. Nel frattempo Cannavaro ha disputato il suo primo Mondiale, Francia a��98, nella��Italia guidata da Cesarone Maldini come la a�?suaa�? Under-21 di un paio da��anni prima. La seconda stagione di Malesani inizia con la conquista della Supercoppa Italiana contro il Milan scudettato di Zaccheroni, e si concluderA� con un quinto posto in campionato e la��uscita agli ottavi di finale di entrambe le competizioni vinte la��anno precedente. A fine stagione Cannavaro disputa i Campionati Europei con la Nazionale di Zoff, beffata a un secondo dal trofeo nella finale con la Francia campione del Mondo in carica. La��annata successiva A? un poa�� altalenante per il Parma, che finirA� con tre diversi allenatori (Malesani, quindi Sacchi, che lascia poi ad Ulivieri per problemi di salute), conquistando comunque la��accesso alla Champions League col quarto posto in campionato, e tornando in finale di Coppa Italia, dove perA? stavolta la Fiorentina si vendica della��esito di due anni prima. La stagione successiva in panchina A? un altro calvario, con altri tre allenatori a guidare la squadra (il confermato Ulivieri, che fa poi posto alla disastrosa gestione Passarella, per chiudere con a�?Gedeonea�? Carmagnani), e addirittura il rischio retrocessione. La squadra alla fine chiude al decimo posto in campionato e vince addirittura la Coppa Italia, in finale contro la Juventus fresca del a�?clamorosoa�? Scudetto del 5 maggio. Quella A? la��ultima partita di Cannavaro col Parma: in estate, infatti, dopo il controverso Mondiale nippo-coreano, passa alla��Inter. Nel frattempo diviene capitano della Nazionale, dopo la��addio alla��azzurro di Paolo Maldini. I due anni in nerazzurro sono tutta��altro che semplici: lui A? tormentato dai guai fisici, non si ambiente nella squadra e non vince nulla. Dopo il disastro di Euro 2004 (la sua prima competizione da capitano degli Azzurri), passa alla Juve in una��abile mossa di mercato targata Moggi, che lo scambia alla pari con Fabian Carini, giovane e promettente portiere di riserva urugaiano, che perA? si perderA� miseramente. In bianconero ritrova Thuram e Buffon ed il pilastro della squadra bianconera targata Capello, con cui vince i due scudetti tolti poi per i fatti di Calciopoli. Nella��estate piA? confusa e drammatica del calcio italiano, Cannavaro guida la Nazionale fino al gradino piA? alto del podio ai Mondiali tedeschi, alzando la Coppa del Mondo nel cielo di Berlino, festeggiando in finale la sua presenza numero 100 (opinione personale: a 33 anni, vincendo il Mondiale da capitano alla sua centesima partita in azzurro, avrebbe dovuto considerare la��idea di lasciare la Nazionale il giorno dopo). Dopo il Mondiale raggiunge Capello al Real Madrid, vince il Pallone da��Oro e il FIFA World Player, oltre alla Liga, competizione che metterA� in bacheca anche la��anno successivo. Quindi, dopo Euro 2008, gioca la sua ultima stagione in a�?blancoa�?, vincendo la Supercoppa di Spagna e tornando poi nel 2009 alla Juventus. Il ritorno in bianconero sarA� tutta��altro che felice, tra la��ostracismo dei tifosi e una��annata balorda (quella della staffetta Ferrara-Zaccheroni e dei 25 milioni di Euro per Felipe Melo). Finita subito la seconda parentesi juventina, e dopo la figuraccia che la��Italia campione del Mondo in carica del Lippi-bis fa in Sudafrica, chiuda la sua esperienza con la Nazionale e decide di accettare la��offerta della��Al-Ahli, trasferendosi a Dubai, venendo nominato subito capitano dal tecnico irlandese Oa��Leary. Chiude la carriera da calciatore dopo una sola stagione, divenendo immediatamente dirigente della squadra della��emirato. A� il giocatore con piA? presenze (79) da capitano nella Nazionale italiana, e secondo come partite disputate in azzurro (136).

6 (stopper destro) a�� Lilian THURAM: Il belga Georges GrA?n, la��argentino Nestor Sensini e il portoghese Fernando Couto saranno forse ricordati con maggior affetto, ma Thuram A? stato di una��altra categoriaa��

Nato in Guadalupa, possedimento francese da��oltremare, A? cresciuto nel Monaco, dove viene lanciato in prima squadra da Arsene WA�nger, futuro super condottiero della��Arsenal. Arriva in Italia nel 1996, dopo la��Europeo disputato con la Francia, strappato dal Parma alla concorrenza della Juventus. In gialloblu sfiora subito lo Scudetto con Ancelotti in panchina, nella squadra che la��anno successivo non andrA� oltre il quinto posto il campionato. Lui perA? si rifA� ampiamente nella��estate di quel 1998: vince infatti il Mondiale in casa con la Francia, segnando la decisiva doppietta nella semifinale contro la Croazia (oltretutto saranno le sue uniche marcature in maglia coi Bleues). Al rientro nel club A? tra i protagonisti della doppietta Coppa Italia-Coppa UEFA della squadra allenata da Malesani, alla fine del cui ciclo (e dopo aver vinto la Supercoppa Italiana nel 1999 e la��Europeo nel 2000 in Nazionale), nel 2001, passa alla Juventus insieme a Buffon per 70 miliardi di lire (piA? 105 per il portiere). In bianconero vince subito lo Scudetto del 5 maggio, bissando il titolo nella stagione successiva del Lippi-bis, quella iniziata (dopo il disastro del Mondiale 2002) con la vittoria in Supercoppa Italiana (proprio contro il Parma) e terminata con la sconfitta ai rigori nella finale di Champions League contro il Milan. In questa stagione Lippi lo schiera da terzino destro, ruolo che ricopre abitualmente in Nazionale, ma che non ama particolarmente. Nel 2004 (anno in cui, dopo la��Europeo, dA� momentaneamente la��addio alla Nazionale), con la��arrivo di Capello, torna a fare il centrale, di fianco al suo vecchio partner di Parma, Fabio Cannavaro. Vince i due scudetti cancellati da Calciopoli e torna in Nazionale. Dopo la finale di Berlino persa contro la��Italia, e in conseguenza alla retrocessione della Juve in B, passa (insieme a Zambrotta) al Barcellona. Coi blaugrana trova perA? poco spazio, e dopo due anni lascia per tornare a chiudere la carriera in Patria, al Paris St. Germain dopo Euro 2008. Durante le visite mediche gli viene perA? riscontrato un problema cardiaco, ed A? quindi costretto ad annunciare la��addio al calcio giocato. Giocatore dotato di cultura decisamente sopra la media, A? stato ed A? tutta��ora impegnato inA� battaglie contro il razzismo e per i diritti delle minoranze. Celebri alcuni suoi scambi polemici con politici francesi di alto rango, come lo storico leader della��estrema destra Le Pen e il (futuro) presidente Sarkozy, criticato apertamente durante gli scontri nelle banlieu parigine del novembre 2005, quando il politico era Ministro della��Interno.

7 (interno destro) a�� Gabriele PIN: Ammetto subito che questa A? stata la maglia piA? difficile da assegnare. Di centrocampisti a�?di livelloa�? ne sono passati parecchi a Parma, ma in pochi hanno a�?sostatoa�? nella cittA� ducale per tanto tempo. Secondo poi, per non rompere la��equilibrio tattico rispetto ai canoni di Scala, serviva un certo tipo di giocatore. Alla fine ho scelto Pin; sia perchA� a Parma ca��A? stato sei anni (in due diversi periodi), tornando a scarpini appesi al chiodo, sia perchA� ha avuto comunque un ruolo centrale nel passaggio alla dimensione europea del a�?Parma dei miracolia�?. Ca��A? infatti lui (in luogo della��ormai a�?stagionatoa�? Zoratto) a dettare i tempi nella squadra che vince in Europa. La��ideale passaggio di consegne col suo a�?predecessorea�? avviene a Wembley, nella finale di Coppa delle Coppe. A metA� primo tempo, sulla��1 a 1, Zoratto A? costretto ad uscire, e al suo posto entra Pin. La squadra vincerA� 3 a 1, facendo suo il trofeo. Il giocatore sarA� poi il regista titolare nella doppia sfida di Supercoppa Europea contro il Milan, e nella squadra che toglie alla primissima Juve di Lippi la soddisfazione del a�?mini Tripletea�?, vincendo la Coppa UEFA 1994-a��95. Pin gioca a Parma anche la��anno successivo poi, come altri suoi compagni, lascia in concomitanza con la��addio della��allenatore Nevio Scala. Si sposta nella vicina Piacenza, aiutando i biancorossi a centrare la salvezza nello spareggio col Cagliari, chiudendo cosA� la sua carriera agonistica. Entra quindi nei quadri tecnici delle giovanili del Parma, diventando nel 1999 allenatore della Primavera. Conserva la��incarico fino a metA� della stagione 2000-a��01, quando affianca Arrigo Sacchi alla guida della prima squadra. Rimane come vice dei tecnici successivi, legando in particolare con Cesare Prandelli. Quando questi lascia Parma, Pin lo segue: prima nella fugace esperienza alla Roma, quindi il quinquennio di Firenze e infine la Nazionale, dove A? tutta��ora vice del CT. A Parma, Pin era giA� stato nel biennio 1983-1985 (conquistando la promozione dalla C1 alla B), in prestito dalla Juventus in cui era cresciuto, debuttando in Serie A nella��ultima giornata del campionato 1979-a��80. I bianconeri lo mandano in prestito nel 1981 alla Sanremese, e nella stagione successiva al ForlA�. Quindi ecco appunto il biennio parmense, e poi il rientro alla base. Pin fa parte della rosa bianconera 1985-a��86, ultima stagione della��era Trap, conclusa con uno Scudetto e, soprattutto, con la Coppa Intercontinentale (e lui A? in panchina nella sfida contro la��Argentinos Juniors, assieme a�� tra gli altri -A� alla��attuale allenatore del Bologna, Stefano Pioli e al team manager del Chievo, Marco Pacione). Viene quindi ceduto alla Lazio di Fascetti, in Serie B, giocando nella squadra della storica salvezza centrata partendo da -9. La��anno dopo arriva la promozione in Serie A e la permanenza a Roma per altri 4 anni (vestendo anche la fascia di capitano), prima appunto del ritorno a Parma.

8 (centrocampista centrale) a�� Dino BAGGIO: Cresciuto nelle giovanili del Torino, passa poi ai a�?cuginia�? della Juventus, che lo gira subito in prestito alla��Inter nella trattiva per riportare alla guida della Vecchia Signora a�� dopo il fallimento di Maifredi a�� Giovanni Trapattoni. Dopo una stagione in nerazzurro (nella quale si conquista la prima convocazione in Nazionale ad appena venta��anni), torna a Torino (dopo aver vinto la��Europeo Under-21 e preso parte alle Olimpiadi di Barcellona), dove il Trap gli concede parecchio spazio a�� vedendo in lui il potenziale erede di Tardelli a�� e il ragazzo sarA� decisivo nella conquista della Coppa UEFA 1993, andando in rete sia nella finale da��andata che addirittura con una doppietta in quella di ritorno contro il Borussia Dortmund. Nella stagione successiva consolida il suo status di centrocampisti tra i migliori in Italia, tanto da guadagnarsi una maglia da titolare per i Mondiali di USA a��94, nei quali segna due goal: quello della vittoria contro la Norvegia nei gironi (la partita della prematura a�� causa espulsione del portiere Pagliuca – sostituzione della��altro Baggio, Roby, che dA� del pazzo a Sacchi per la scelta) e contro la Spagna nei quarti. Durante la competizione viene formalizzato il suo passaggio in gialloblu: a Parma vince subito la Coppa UEFA, segnando i goalA� dei Ducali sia alla��andata che al ritorno, proprio contro la sua ex squadra. Passata la��era-Scala, rimane comunque un pilastro della squadra sia con Ancelotti sia con Malesani, con cui centra la��accoppiata Coppia Italia-Coppa UEFA (la sua terza) nel 1998-a��99, e la Supercoppa Italiana la��anno successivo. Nella��ottobre del 2000, chiuso il suo ciclo in Emilia dopo qualche incomprensione, passa alla Lazio, fresca di Scudettoa�?. Nella Capitale faticherA� perA? a trovare spazio, finendo sempre piA? ai margini: nel 2003 viene mandato in prestito in Inghilterra, al Blackburn, dove rimane solo sei mesi per concludere poi la stagione alla��Ancona. Rientrato a Formello, viene messo addirittura fuori rosa, e farA� causa per mobbing alla societA� del presidente Lotito. Dopo una stagione di inattivitA� di fatto, scende in Serie B alla Triestina, annunciando il ritiro dopo appena tre partite. TornerA� a giocare nel febbraio 2008, in Terza Categoria, coi dilettanti del Tombolo, la squadra in cui aveva mosso i primi passi. Nel 2011-2012 ha fatto parte dello staff delle giovanili del Padova. Con la Nazionale ha disputato anche gli Europei del a��96 e il Mondiale francese del a��98, totalizzando 60 presenze (e 7 goal) in azzurro.

9 (centravanti) a�� Hernan CRESPO: Simpatia e affetto vorrebbero affidata la maglia di centravanti del Parma a�?all timea�? al a�?follea�? colombiano Faustino Asprilla, o al a�?prodotto di casaa�? Sandro Melli, ma dopo attenta valutazione non si poteva che dare a a�?Valdanitoa�? la simbolica maglia numero a�?9a�?. La��argentino A? un prodotto del vivaio del River Plate, col quale debutta nella prima divisone argentina nel 1993, vincendo il Torneo di Apertura, successo che bisserA� anche la��anno successivo, accompagnandolo al titolo di capocannoniere. Chiude coi Milionarios nel 1996 (dopo aver debuttato in Nazionale la��anno prima, entrando nella lista dei convocati per la a�?King Fahd Cupa�?, torneo antesignano della Confederations Cup), dopo il suo terzo Apertura in 4 anni e, soprattutto, dopo aver segnato la decisiva doppietta nella gara di ritorno della finale di Copa Libertadores, con cui il River ribalta la sconfitta della��andata nella sfida coi colombiani della��AmA�rica de CalA�. Raggiunge Parma dopo la��argento olimpico di Atlanta (manifestazione di cui A? stato capocannoniere con 6 goal), e gli inizi non sono dei migliori. Il giocatore ha saltato la preparazione, avendo giocato col River fino a fine giugno e poi le Olimpiadi, e fatica ad ambientarsi. La��ambiente rumoreggia, ma Ancelotti lo difende a spada tratta. E fa bene: a fine campionato il ragazzo avrA� segnato 12 goal in 27 partite, portando la squadra a sfiorare lo scudetto. Alla seconda stagione i goal in campionato sono sempre 12, ma in a�?solea�? 25 partite: numeri che gli fanno meritare di essere tra i 23 della��Argentina al Mondiale 1998, segnando una tripletta nella��amichevole di preparazione al torneo contro la Jugoslavia, ma giocando un solo spezzone di partita in Francia, entrando al posto di Batistuta nella��ottavo di finale contro la��Inghilterra (e sbagliando anche il tiro dal dischetto nella serie ai rigori, vinta comunque dalla��Argentina). Al ritorno in Italia al Parma non ca��A? piA? il suo a�?mentorea�? Ancelotti, ma Alberto Malesani. Ma Crespo ormai A? un campione di primo livello del calcio italiano, e non risente affatto di questo cambiamento, anzi. In campionato segna 16 reti in 30 partite, cui aggiunge 6 reti in 7 partite in Coppa Italia (capocannoniere) e altre 6 in 8 partite di Coppa UEFA, dando un contributo fondamentale alla conquista delle due coppe, segnando in entrambe le finali del trofeo nazionale e in quella di Mosca per quanto riguarda la��Europa. La stagione successiva, quarte e ultima col Parma, si apre con la vittoria della Supercoppa Italiana (andando in goal pure in questa circostanza), e si conclude con 22 goal in 34 partite di campionato. Nella��estate del 2000 passa alla Lazio campione da��Italia, con una valutazione di 110 miliardi di lire (35 in a�?contantia�?, piA? i cartellini di Almeyda e Sergio Conceicao, protagonisti dello Scudetto). Debutta vincendo la Supercoppa italiana, e a fine anno sarA� capocannoniere, con 26 reti in 32 partite. La seconda stagione laziale lo vede frenato dagli infortuni, ma le reti arrivano copiose lo stesso: in campionato, pur giocando solo 22 partite, mette a segno 13 centri. In Coppa Italia segna 4 goal in 4 partite, e in Europa 3 in 7. Prende quindi parte ai Mondiali 2002 (ai quali arriva da capocannoniere delle qualificazioni), ma A? nuovamente costretto a fare la riserva di un eppur ormai stagionato Batistuta, subentrando sempre in corsa e segnando un solo goal. Nel frattempo il crac Cirio costringe la Lazio a cederlo: il giocatore passa alla��Inter (che lo prende per rimpiazzare Ronaldo, ceduto al Real Madrid) per 26 milioni di Euro piA? il cartellino di Corradi. Coi sui 9 goal trascina la squadra fino alle semifinali di Champions, dove sarA� poi eliminata dai a�?cuginia�? del Milan, che trionferanno poi nella notte di Manchester ai rigori contro la Juve. In campionato i goal sono solo 7 in 18 partite, anche perchA� il giocatore sa��infortuna gravemente e starA� fuori 4 mesi. La sua esperienza nerazzurra si chiude perA? subito, dato che viene acquistato dal Chelsea di Abramovich, alla sua prima campagna acquisti. La��esperienza A? tutta��altro che esaltante, tanto che il giocatore disputa 31 partite tra campionato e coppe, mettendo complessivamente a segno solo 12 reti. Torna quindi in Italia, in prestito al Milan, fortemente voluto da Ancelotti. Debutta subentrando a Tomasson nella sfida di Supercoppa Italiana contro la Lazio, infortunandosi dopo appena otto minuti. Nonostante questa partenza sfortunata, Crespo disputa una��ottima stagione: segna 11 goal in 28 partite in campionato e, soprattutto, 6 reti in 10 match in Champions League, compresa una doppietta nella��incredibile finale persa col Liverpool andando alla��intervallo sul 3 a 0. Rientra quindi al Chelsea di Mourinho, trovando piA? spazio rispetto alla prima esperienza, e vincendo Premier e Community Shield. Crespo perA? A? scontento, essendo comunque Drogba la prima scelta per il ruoloA� di centravanti e, dopo il Mondiale 2006 che lo vede finalmente titolare (tre le reti segnate), chiede quindi di tornare al Milan. A sorpresa, invece, il Chelsea lo presta alla��Inter, con cui debutta segnando nella Supercoppa Italiana, e vince subito il primo scudetto del dopo Calciopoli, segnando 14 reti in 29 match (e facendo il centravanti titolare della��Argentina in Copa America, con secondo posto finale). Rimane quindi alla��Inter anche nelle due stagioni successive, vincendo altrettanti campionati e una��altra Supercoppa Italiana. Il suo spazio A? perA? decisamente meno importante rispetto al primo anno e quindi alla scadenza del contratto, nel 2009, firma col Genoa. In rossoblA? rimane solo sei mesi, dopodichA� entra in un giro di mercato a tre che lo riporta al Parma. Quella mezza stagione non A? un granchA�, ma Crespo si rifA� ampiamente nella stagione successiva quando, nonostante i 35 anni e i tanti infortuni sulle spalle, gioca 29 partite di campionato segnando 9 goal, cui si aggiungono le 2 reti in due match di Coppa Italia. Rinnova quindi per una��altra stagione, ma non trova spazio e rescinde quindi il contratto nel gennaio 2012, ritirandosi dalla��attivitA� agonistica. Dopo il fallito tentativo di partecipare a un campionato indiano mai partito, decide di dedicarsi alla carriera di allenatore, iscrivendosi al Supercorso di Coverciano. In estate si A? parlato di un suo possibile ruolo da vice di Ancelotti al Real Madrid (ruolo per il quale era dato in corsa anche Fabio Cannavaro), ma la cosa non si concretizza e il ruolo va a Zinedine Zidane, giA� nei quadri societari delle a�?merenguesa�?. Crespo A? ad oggi il cannoniere di tutti i tempi del Parma con 94 goal e, durante le celebrazioni del Centenario, i tifosi hanno indicato lui come miglior giocatore della storia della societA�.

10 (seconda punta) a�� Enrico CHIESA: Sono stato combattuto fino alla��ultimo nello scegliere a chi assegnare questa maglia: il testa a testa tra Gianfranco Zola ed Enrico Chiesa la��ho risolto solo alla��ultimo. Il piccolo genio sardo ha avuto numeri migliori ma, oltre al fatto che probabilmente il suo picco la��ha avuto a�?dopoa�?, nel Chelsea, va anche detto che a Parma a�?Magic Boxa�? A? arrivato in un meccanismo praticamente perfetto, la squadra di Scala, al servizio del suo talento. Chiesa, di contro, A? arrivato per sostituire proprio Zola, che era la stella della squadra, in un contesto difficile quale il passaggio al post-Scala. E per questo ho scelto lui.

Genovese, A? cresciuto nelle giovanili della Sampdoria, che lo pescA? nel Pontedecimo. Debutta in prima squadra sul finire della stagione 1988-a��89, in campionato contro la Roma. La��anno successivo fa una��apparizione in Coppa Italia, quindi nel 1990 a�� mentre i suoi compagni conquistano uno storico e inimmaginabile Scudetto a�� va in prestito al Teramo, in C2. La��anno seguente, A? al Chieti, in C1, quindi rientra a�?alla basea�? dove, pur non essendo titolare, trova un discreto spazio. Ma la sua crescita non A? ancora completa, e riparte quindi per un prestito, al Modena in Serie B. E qui sboccia: 36 partite e 14 goal. La��anno dopo la Samp lo mette di fronte alla��ultima prova, un prestito in Serie A, alla Cremonese, dove non salta una partita e segna 14 reti. A questo punto i blucerchiati sono convinti e lo riportano alla base, per la��esplosione definitiva: 22 reti in 27 match, e convocazione in Nazionale (nella quale ha debuttato segnando) per gli Europei 1996. Il Parma sborsa 25 miliardi di lire per farne la��erede di Zola, e lanciare la nuova coppia da��attacco con il giovane (allora) talento argentino HA�rnan Crespo. Al primo anno in gialloblu segna 14 reti, aiutando la squadra a sfiorare lo Scudetto. La��anno dopo i goal in campionato sono 10, cui se ne aggiungono 3 in Champions League, che gli valgono la convocazione per i Mondiali di Francia. A� con la��arrivo di Alberto Malesani in panchina, perA?, che arrivano i successi: il Parma vince la Coppa Italia e, soprattutto, la Coppa UEFA, e Chiesa sarA� capocannoniere del torneo con 8 reti (compresa quella del definitivo 3 a 0 nella finale contro la��Olyimpique Marsiglia). Passa quindi alla Fiorentina del Trap, dove il primo anno fatica un poa�� (nonostante un buon inizio con un goal nel ritorno dei preliminari di Champions League coi polacchi del Widzew Lodz e il debutto in campionato con goal, nella prima giornata in casa contro il Bari), soffrendo la concorrenza di Pedrag Mijatovic (ex Real Madrid) e segnando solo sei reti in campionato, una in Coppa Italia e 4 in Europa (di cui una al Barcellona). La��anno successivo, con la societA� piena di debiti e una squadra indebolita dalle cessioni (a partire da quella del bomber Batistuta), si carica i compagni sulle spalle, segnando 22 reti in 30 partite di campionato, e portando la squadra in finale di Coppa Italia (poi vinta) con 5 reti, segnando in semifinale contro il Milan sia alla��andata sia al ritorno. Rossoneri ai quali segna una doppietta nella seconda giornata del campionato 2001-a��02 (5 a 2 il risultato finale in favore dei rossoneri), replicata la domenica successiva. Nei primi minuti della sfida col Venezia segna il suo quinto goal in 5 giornate (in veritA� in 3, dato che la domenica precedente contro la Roma A? rimasto a secco, cosA� come alla prima di campionato col Chievo), ma si rompe poi i legamenti del ginocchio destro, saltando tutto il resto della stagione (e la squadra nel frattempo retrocede in B). Trovatosi a�?a spassoa�? per il fallimento della societA�, Chiesa si accasa alla Lazio, dove gioca solo 12 partite (con 2 goal) in campionato, e 3 partite (con 2 goal) in Coppa UEFA. Lascia la capitale dopo una sola stagione, per accettare la sfida del neopromosso Siena, dove rimarrA� per 5 campionati. Nelle prime tre stagioni gioca praticamente sempre, andando ogni anno in doppia cifra di goal, e diventando anche il capitano della squadra. Nel 2006, il cambio di allenatore (da De Canio a Mario Beretta) gli toglie centralitA� nella squadra: fa solo 23 apparizioni (spesso subentrando), non segnando nemmeno un goal. Nella��ultima stagione nella cittA� del Palio colleziona la miseria di due presenze, quindi lascia accettando la��offerta del Figline, in Seconda Divisione. Con 21 presenze e 5 goal, contribuisce anche lui alla promozione della squadra in Prima Divisione, ma soprattutto segna una doppietta nella finale della Supercoppa di categoria, nel 3 a 0 con cui i toscani strappano il trofeo al Cosenza. La��anno dopo, quella che sarA� la sua ultima stagione, gioca dieci partita, poi sa��infortuna nuovamente a un ginocchio, rientrando solo alla��ultima di campionato per salutare la squadra e i tifosi. Un saluto breve, in veritA�, dato che Chiesa viene annunciato come nuovo allenatore della formazione. Ma la societA� fallisce, e quindi la sua prima avventura in panchina finisce ancor prima di iniziare. Nel 2012 torna alla Samp, come allenatore degli Allievi Nazionali B, mentre da questa stagione gli A? stata affidata la Primavera blucerchiata. Gigi Riva ha indicato in lui il suo vero erede, cosa giA� detta da Fabio Capello, che la��aveva definito un misto tra a�?Rombo di Tuonoa�? e a�?Pablitoa�? Rossi. In azzurro ha complessivamente messo insieme 17 presenze e 7 goal, dei quali 5 partendo dalla panchina.

11 (centrocampista sinistro) a�� Tomas BROLIN: Svedese, inizia col NA�svikens IK, dove debutta in quarta divisione addirittura a 14 anni. Viene notato dal GIF Sundsvall, che lo mette sotto contratto e lo lancia in prima nel 1987. Dopo tre campionati, nel 1989 (in Svezia la stagione si basa sulla��anno solare) passa alla�� IFK NorrkA�ping, debuttando con una tripletta rifilata al Goteborg. Prestazioni che gli fanno guadagnare la convocazione in Nazionale, nella quale debutta con una doppietta al Galles, ripetuta un mese dopo contro la Finlandia. Fa quindi parte della squadra svedese a Italia a��90, non ancora ventunenne, andando in goal contro il Brasile e attirando la��attenzione su di sA�. Ne approfitta, un poa�� a sorpresa, il neopromosso Parma, che lo acquista (e nel frattempo vince il premio come miglior giocatore della��anno in Svezia). Alla prima stagione italiana, con una squadra che si affaccia per la prima volta in assoluto nella massima serie, conquista la qualificazione in Coppa UEFA (quinto posto), cui contribuisce con sette reti. La seconda stagione A? quella della storica vittoria in Coppa Italia: Brolin segnerA� due reti decisive per arrivare in fondo: il goal-qualificazione negli ottavi contro la Fiorentina, e quello della vittoria nella gara da��andata con la Samp in semifinale (e sarA� anche la��autore della��assist per il goal di Melli che al ritorno riporta sulla��1 a 1 la sfida, nei supplementari). Parte quindi per la��Europeo, che si gioca proprio in Svezia. Nel girone iniziale segna due goal-vittoria: quello della��1 a 0 sulla Danimarca (che, a grande sorpresa, vincerA� poi il titolo) e quello del 2 a 1 che elimina la��Inghilterra. SegnerA� anche in semifinale (su rigore) contro la Germania, ma vinceranno i tedeschi per 3 a 2. Con quelle tre reti sarA� capocannoniere del torneo, assieme a Hernik Larsen (Danimarca), Riedle (Germania) e Bergkamp (Olanda). Alla ripresa delle attivitA� col club (dopo aver partecipato anche alle Olimpiadi di Barcellona), continuano le gioie per Brolin: il Parma conquista la Coppa delle Coppe 1992-a��93, e la��estate successiva ecco la Supercoppa Europea, nello scontro tutto italiano col Milan di Capello. E di nuovo la finale di Coppa delle Coppe: stavolta perA? il Parma A? costretto ad arrendersi alla��Arsenal. Il contributo di Brolin per arrivare di nuovo fino in fondo A? sostanzioso: doppietta contro i connazionali del Degerfors nel primo turno; goal vittoria in Israele e rigore decisivo in casa nella sfida col Maccabi Haifa agli ottavi e goal del definitivo 2 a 0 al ritorno contro la��Ajax nei quarti. A fine stagione, Brolin parte per gli Stati Uniti, a disputare con la Svezia il suo secondo Mondiale consecutivo, al cui raggiungimento ha contribuito realizzando una tripletta contro Israele durante le qualificazioni. Segna il primo dei tre goal (a uno) dei gialloblu alla Russia nel girone di qualificazione, quindi apre le marcature contro la Romania nel quarti di finale, e fa altrettanto nel 4 a 0 con cui la Svezia strapazza la Bulgaria nella finale per il terzo posto. Brolin A? inserito nella��11 ideale del torneo, e a fine anno vince nuovamente il titolo di miglior calciatore di Svezia, oltre ad arrivare quarto nella classifica del Pallone da��Oro. Il suo fantastico 1994 si conclude male, perA?: dopo aver segnato il primo dei due goal con cui la Svezia batte la��Ungheria in un match di qualificazione ad Euro a��96, si rompe un piede. Perde quasi tutto il resto della stagione, rientrando a fine aprile, peraltro in forma decisamente precaria, e saltando le due doppie finali di Coppa UEFA e Coppa Italia con la Juventus. Di fatto A? la fine del suo ciclo al Parma, anche se inizia pure la stagione successiva in Emilia; Scala non lo ritiene in forma (nonostante in estate sia andato in goal con la Svezia nelle qualificazioni mondiali, e nelle amichevoli precampionato anche con squadre di blasone come il Boca Juniors), e lo schiera da titolare solo nel primo turno di Coppa UEFA contro gli albanesi del Teuta Durres. E cosA� in novembre emigra in Inghilterra, al Leeds. Coi a�?Whitesa�? la��esperienza A? tutta��altro che felice, nonostante un discreto apporto di goal (compresa una decisiva doppietta contro il West Ham) e assist: ha diversi screzi con la��allenatore, e finisce la stagione anzitempo per sottoporsi ad un intervento chirurgico. Viene prestato agli svizzero dello Zurigo per tornare in forma, ma dopo un paio di mesi il nuovo allenatore del Leeds lo vuole di ritorno, anche per verificarne lo stato fisico. Il giocatore, che giA� ha subito multe e tagli di stipendio, temendo che la societA� voglia sottoporlo a test medici solo per tagliarlo, si rifiuta di tornare, preferendo restare con gli elvetici per ritrovare la forma migliore. Alla fine viene trovata una soluzione di compromesso: il ritorno in prestito al Parma, dove arriva in prossimitA� delle feste natalizie. Tuttavia tornerA� in campo solo a fine febbraio (in evidente sovrappeso), mettendo insieme 11 presenze (la maggior parte partendo dalla panchina) e zero goal. Il Parma non lo riscatta, e il giocatore A? costretto a tornare a Leeds. Il giocatore non si presenta agli allenamenti e fa saltare due trattative per andare in prestito, venendo cosA� spedito nella squadra riserve. Dopo altri screzi, culminati nella minaccia della��allenatore Graham di portare il giocatore in tribunale, arriva la rescissione del contratto a fine ottobre 1997. Lo prende in prova il Crystal Palace, che a gennaio lo mette sotto contratto per il resto della stagione. Gioca 15 partite, senza segnare un solo goal, e scendendo per la��ultima volta in campo contro il Manchester United a fine aprile. In agosto annuncia il ritiro dal calcio, cui dA� la��addio giocando per 15 minuti come portiere nel Hudiksvalls A.B.K, squadra della sua cittA� natale, contro il Kiruna, a 29 anni ancora da compiere. Dopo il ritiro sa��A? reinventato uomo da��affari, diventando poi un campione del poker Texas Hold a�?em professionistico.

ALL. Nevio SCALA: Padovano, ex calciatore scuola-Milan, inizia ad allenare nelle giovanili del Vicenza. La sua prima chance da allenatore nel professionismo gliela dA� la Reggina in C1, cui approda nel 1987. Centra subito la promozione in B, e la stagione successiva fallisce il doppio salto in A solo allo spareggio con la Cremonese. Lo chiama allora il Parma, ed A? la svolta della sua carriera. Coi Ducali centra subito la Serie A, nella quale al debutto assoluto arriva fino al quinto posto che vale la qualificazione europea. La��anno dopo arriva il primo successo: la Coppa Italia, vinta in finale contro la Juve del Trapattoni-bis. Qualificato per la Coppa delle Coppe, il Parma va a vincerla a Wembley nel 1993, battendo in finale i belgi della��Anversa/Royal Antwerp per 3 a 1. Pochi mesi dopo ecco la Supercoppa Europea, vinta rimontando a San Siro lo 0 a 1 del Tardini. A fine anno arriva la seconda finale di Coppa delle Coppe consecutiva, ma a vincere stavolta sono gli inglesi della��Arsenal. Quindi ecco la supersfida con la nuova Juventus di Lippi, che col Parma si gioca tutto nella stagione 1994-a��95. Ai bianconeri vanno lo Scudetto e la vittoria in Coppa Italia,A� mentre gli emiliani si aggiudicano la Coppa UEFA. La��anno dopo il Parma A? ormai una delle favorito per il successo in campionato, e agisce sul mercato europeo come una vera e propria a�?biga�?. Basti pensare che, dal Barcellona, arriva Hristo Stoitchkov, Pallone da��Oro in carica. Ma A? un flop e le strade del Parma e di Scala si dividono. Nevio si ferma, accettando poi in corsa la panchina del Perugia, che guida per tutto il girone di ritorno, non riuscendo perA? a conquistare la salvezza. Nonostante questo scivolone, riceve la chiamata dei campioni da��Europa in carica del Borussia Dortmund, che guida al successo in Coppa Intercontinentale, ma lascia alla fine della stagione. Dopo due anni di inattivitA�, accetta la��offerta dei turchi del Besiktas, passando anche qui una sola stagione. Prende quindi in corsa, nel 2002, gli ucraini dello Shakhtar Donetsk, centrando la doppietta campionato-coppa nazionale, lasciando subito dopo. Nel gennaio 2004 approda sulla panchina russa dello Spartak Mosca, chiudendo questa��esperienza pochi mesi piA? tardi. Ad oggi A? stata la sua ultima panchina. Agli inizi degli Anni Novanta, in pieno a�?post-sacchismoa�?, dove il 4-4-2 A? una legge, il suo 5-3-2 (che si trasforma in 3-4-3 quando i terzini salgono e Brolin si alza a fare la��ala da��attacco con Osio, in supporto a Melli punta centrale. Poi diventerA� piA? classico, col cambio di interpreti), coi terzini che giocano quasi da ali, e un centrocampo che mescola sapientemente grinta, geometrie e dinamismo, sarA� una a�?novitA�a�? che farA� scalpore, e che A? tornata di moda negli ultimi 2-3 anni. Ma A? anche il a�?personaggio Scalaa�? a fare la differenza: antidivo, molto concreto (come impone la sua origine contadina), non perde occasione per tornare sul suo trattore, come fa tutta��oggi nella sua Lozzo Atestino, borgo di tremila anime ai piedi dei Colli Euganei, del quale ha tentato anche di diventare sindaco.

A�

Federico Zuliani

Federico Zuliani

About Federico Zuliani

View all Posts

Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.