All Time XI: Partizan Belgrado

partizan_belgrad_sfryu_old_logo

Venticinque anni prima che la Stella Rossa dei vari Pancev, Savicevic, Jugovic, Mihajlovic, ecc. alzasse al cielo di Bari la Coppa dei Campioni, un’altra squadra di Belgrado arrivò a giocarsi il massimo trofeo continentale per club.

Erano gli odiati ‘cugini’ del Partizan, che nel 1966 – dopo aver eliminato in semifinale il Manchester United dei ‘Busby Babes’ e della ‘Trinity’ Best-Charlton-Law, sfidarono il Real Madrid di Gento, che ne aveva già vinte 5.

I bianconeri andarono anche in vantaggio, ma la sfida finì 2 a 1 per gli spagnoli.

Stiamo parlando comunque di un club di grandissima tradizione, che tra Jugoslavia, Serbia e Montenegro e Serbia, ha vinto 26 campionati e 12 coppe nazionali.

È inoltre, storicamente, un gran ‘serbatoio’ di giovani promettenti, alcuni visti anche in Italia come il centravanti Savo Milosevic (Parma), il difensore Savic (Fiorentina), fino ovviamente all’interista Jovetic, divenuto capitano del Partizan che era ancora minorenne.

Il Partizan “all time” si schiera con il 4-4-2:

1 (portiere) – Milutin SOSKIC: Serbo del Kosovo, a 11 entra nelle giovanili della Stella Rossa di Belgrado. Un anno e mezzo più tardi, per incomprensioni con la società, passa ai rivali cittadini del Partizan, con cui vince da capitano due campionati giovanili. Approda in prima squadra nel 1955, a 18 anni, inizialmente come ‘vice’ di Slavko “Vavo” Stojanović, cui poi subentra come ‘titolare’. Rimane in bianconero fino al 1966, lasciando dopo la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Real Madrid. Col Partizan vince 4 campionati, di cui 3 consecutivi (1961-1963 e 1965) e la Coppa di Jugoslavia 1957. Trasferitosi ai tedeschi del Colonia, vi gioca fino al 1971, anno in cui si ritira. Col club teutonico ha vinto la coppa nazionale nel 1968. Dopo il ritiro supera il corso di allenatore e, dal 1972 al 1977, è sulla panchina dell’OFK Belgrado. Passa quindi al Kikinda, che porta alla promozione nella massima serie. Nel 1979 torna al Partizan come vice allenatore, incarico che ricoprirà fino al 1990. Si trasferisce quindi negli USA come preparatore dei portieri della Nazionale a stelle e strisce, chiamato dal CT, il connazionale Bora Milutinovic. Quando questi lascia, lui rimane lo stesso, e sarà il preparatore della squadra statunitense fino ai Mondiali 2006. Con la Nazionale ha giocato 50 partite, disputando un Mondiale (1962) ed un Europeo (1960, arrivando in finale, persa solo ai supplementari contro l’URSS). È stato inoltre portiere della Nazionale olimpica che vinse l’oro ai Giochi del 1960.

2 (terzino destro) – Fahrudin JUSUFI: Serbo del Kosovo, entra nel Settore Giovanile del Partizan non ancora sedicenne, nel 1955. 2 anni dopo è già in prima squadra, dove rimarrà fino al 1966, vincendo 4 campionati, di cui 3 consecutivi (1961-1963 e 1965) e la Coppa di Jugoslavia 1956-’57. Gioca inoltre la finale persa di Coppa dei Campioni 1966 contro il Real Madrid, dopo la quale si trasferisce in Germania, all’Eintracht Francoforte. Vi gioca 4 stagioni, cui ne seguono una e mezza al Germania Wiesbaden, e 6 mesi al Dornbirn, dopo i quali lascia il calcio giocato, nel 1972. Rimasto in Germania, dopo un po’ di tempo lontano dal calcio prende il patentino di allenatore, e nel 1980 riceve il suo primo incarico, sedendo sulla panchina dello Schalke04, e andando incontro ad un rapido esonero. Dopo una stagione di stop, nel 1982 gli viene affidata la panchina del Wattenscheid09, che guida fino al 1985. Nella stagione 1986-’87 è al Monaco 1860, mentre nella seguente siederà finalmente sulla panchina del ‘suo’ Partizan, che sarà anche l’ultima. Con la Nazionale ha giocato 55 partite, disputando un Mondiale (1962) e un Europeo (1960, secondo posto finale). Con la squadra olimpica ha inoltre vinto l’oro ai Giochi del 1960.

3 (terzino sinistro) – Milan ‘Gica’ DAMJANOVIC: Entrato da bambino nel vivaio del Partizan, debutta in prima squadra nel 1962, non ancora 19enne. Giocherà in bianconero fino al 1971, conquistando 2 titoli nazionali (1963 – al primo anno tra i ‘grandi’ – e 1965). Salterà invece la finale di Coppa dei Campioni 1965-’66, persa contro il Real Madrid (2 a 1). Dopo aver chiuso col Partizan si trasferisce in Francia, all’Angers. Ci rimane per 5 stagioni, quindi passa al Le Mans, con cui gioca la sua ultima annata prima del ritiro, avvenuto nel 1977. Si è quindi avviato alla carriera di tecnico, allenando nelle serie minori di Francia e Jugoslavia, e avendo esperienze in panchina anche in Zambia. Con la Nazionale ha giocato 7 partite, prendendo parte all’Europeo 1968 chiuso dietro l’Italia campione.

4 (centrocampista difensivo) – Albert NAD: Prodotto delle giovanili bianconere, arriva in prima squadra nel 1992, non ancora 18enne, conquistando subito ampio spazio, tanto che concluderà la prima stagione tra i ‘grandi’ con 25 presenze (e un gol) in campionato, che vince. Divenuto in fretta titolare, al secondo anno è double campionato-Coppa di Jugoslavia. Segue un’annata senza successi, ma nel 1996 arriva il terzo titolo nazionale in 4 anni, dopo il quale si trasferisce in Spagna, al Betis Siviglia. Vi gioca per 2 stagioni, cui ne seguono 2 e mezza con l’Oviedo, sei mesi con l’Elche, e un’ultima annata nuovamente con l’Oviedo, prima di tornare, nel 2002, al Partizan. In bianconero rivince subito il campionato, bissato nel 2005. Rimane fino al 2007, quando si trasferisce per un breve periodo in Russia, al Rostov. Dopo pochi mesi torna a Belgrado, accasandosi al Čukarički, dove chiude la carriera nel 2009. Curiosamente, la sua ultima partita è proprio contro il Partizan e, quando esce dal campo per una sostituzione, si toglie la maglia del Čukarički, mostrando sotto proprio quella bianconera. Uscito dai radar per qualche anno dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, nel 2013 viene nominato direttore sportivo del Partizan, lasciando a fine stagione. Ha giocato 45 partite (3 le reti) con la Nazionale Jugoslava prima e di Serbia e Montenegro poi, partecipando all’Europeo 2000 e al Mondiale 2006.

5 (libero) – Velibor VASOVIC: Serbo di origine montenegrina, inizia nel Novi Beograd, dove lo notano gli osservatori del Partizan, nel cui Settore Giovanile entra a 15 anni, nel 1954. Quattro anni dopo debutt in prima squadra, diventandone ben presto uno dei giocatori più significativi. Dopo 3 campionati consecutivi vinti (1961-1963), a causa di una disputa contrattuale per il rinnovo Vasovic passa clamorosamente agli arcirivali cittadini della Stella Rossa. Dopo 6 mesi, i dirigenti del Partizan lo convincono a tornare indietro, ma la Stella Rossa non ne vuole sapere: ne nasce una disputa che si intreccia col potere politico-militare jugoslavo e, dopo 6 mesi di inattività, nel 1964 il giocatore torna a vestire la maglia bianconero (e, nel frattempo, ha vinto il suo quarto campionato consecutivo, con la Stella Rossa). Nominato capitano, riporta il Partizan al titolo nazionale (che quindi, per lui, è il quinto di fila) e, l’anno dopo, lo conduce fino alla finale di Coppa dei Campioni, poi persa contro il Real Madrid per 2 a 1, dopo che la squadra slava era andata in vantaggio proprio grazie ad un suo gol. Si trasferisce quindi in Olanda, all’Ajax, centrando subito il double campionato-coppa nazionale. Il successo in Eredivisie è bissato l’anno successivo, mentre nella stagione 1968-’69 non arriva nessun titolo, e gli capita nuovamente di essere segnare in finale di Coppa dei Campioni perdendola (4 a 1 contro il Milan, lui trasforma dal dischetto il rigore del momentaneo 2 a 1). La stagione seguente è nuovamente double quindi, nel 1971, eccolo finalmente vincere la Coppa dei Campioni, oltretutto da capitano (il primo straniero a portare la fascia nella storia del ‘Lanceri’). In quella stessa stagione alza al cielo anche la Coppa d’Olanda, e si ritira per problemi di asma. Qualche mese dopo il ritiro, viene chiamato in corsa sulla panchina del ‘suo’ Partizan, avviandosi alla carriera di allenatore. Lo guida fino a metà della stagione 1973-’74, quando viene esonerato. Nel 1975, dopo un breve periodo sulla panchina del Proleter Zrenjanin, si trasferisce in Francia, all’Angers. La stagione successiva passa al PSG, che a fine anno non lo conferma. Sta fermo una stagione, quindi torna a guidare i parigini per un’altra annata. Nel 1982, dopo 3 anni senza una panchina, si accasa in Egitto, allo Zamelek, ma anche questa esperienza non è fortunata. Segue una fugace apparizione alla guida dei greci dell’Ethnikos Pireo, quindi passa altri 3 anni senza allenare. Nel 1986 approda sulla panchina della Stella Rossa, che guida per 2 stagioni, conquistando il titolo nazionale nel 1988, dopo il quale lascia. Nel 1989 è brevemente sulla panchina svizzera del Bellinzona, e da allora non ha più allenato. Si dedica quindi alla politica sportiva, tentando senza fortuna la scalata alla guida della federcalcio jugoslava/serba. Conta 32 presenze e 2 reti con la Nazionale jugoslava. È morto nel 2002.

6 (stopper) – Nenad STOJKOVIC: Cresciuto nel Settore Giovanile del Partizan, debutta in prima squadra a 18 anni, nel 1974. Rimane in bianconero per un decennio, conquistando 3 campionati (1975, 1978 e 1983). Va quindi in Francia, al Monaco, dove rimane per 2 stagione, vincendo la Coppa di Francia il primo anno (1984-’85). Rimane in Francia per altre 6 stagioni: 2 col Montpellier, 2 col Mulhouse, una col Nancy e, infine, una con l’Amiens, dove chiude la sua carriera nel 1992. Dopo il ritiro si stabilisce in Francia e, nel 2003, ha una breve esperienza sulla panchina del Cannes. Con la Jugoslavia ha giocato 32 partite (segnando una rete), partecipando al Mondiale 1982 e all’Europeo 1984.

7 (ala destra) – Nikica KLINCARSKI: Macedone, cresciuto nel Settore Giovanile del Partizan, debutta in prima squadra nel 1976, a 19 anni. Vi gioca fino al 1985, vincendo 2 campionati (1978 e 1983). Si trasferisce quindi negli Stati Uniti, dove rimane 2 anni, giocando nel campionato indoor con Las Vegas Americans, Pittsburgh Spirit e Chicago Sting. Torna quindi la Partizan, con quale gioca altre 2 stagioni, e salutando nel 1989 dopo la vittoria della Coppa di Jugoslavia. Si trasferisce in Svezia, al Västra Frölunda IF, dove rimane sei mesi, per fare poi ritorno in Patria, al Bačka Topola, con cui gioca le ultime 2 stagioni della sua carriera, ritirandosi nel 1991. Intraprende quindi la carriera di allenatore, divenendo nel 1993 tecnico nel Settore Giovanile della Stella Rossa. 2 anni dopo torna con lo stesso incarico al Partizan, ed è contemporaneamente CT della Jugoslavia Under-17. Ha quindi una fugace esperienza sulla panchina del Teleoptik e, dopo 2 anni di stop, nella stagione 2002-’03 è tecnico delle giovanili all’Al-Hilal in Arabia Saudita. Fermo quindi per 6 anni, nella stagione 2009-’10 è vice allenatore del Partizan, mentre dal 2011 ricopre lo stesso incarico al Teleoptik. Con la Nazionale ha giocato 8 partite, segnando una rete. Col l’Olimpica ha inoltre preso parte ai Giochi 1980.

8 (attaccante) – Stjepan BOBEK: Croato di Zagabria, muove i primi passi nel Viktorija, club delle serie minori, con cui debutta in prima squadra a 13 anni (!), usando i documenti del fratello maggiore. Passa quindi 2 anni nelle giovanili del HŠK Derbi, e 4 in quelle del ŠK Zagreb. Nel 1942, dopo una breve ma proficua parentesi austriaca (7 reti in 8 partite con l’Admira Wacker), gioca 2 anni col HŠK Ličanin. Nel 1944 il primo passaggio ad un club di un certo livello, il Građanski Zagreb, mettendosi subito in luce con 13 gol in 15 match. Numeri che, a fine stagione, gli valgono la chiamata del Partizan (che approfitta dello scioglimento del Građanski, i cui ‘resti’ andranno poi a formare la Dinamo Zagabria), che non lascerà più fino al ritiro, avvenuto nel 1959. Nelle 14 stagioni in bianconero vince 2 campionati (1947 – cui contribuisce in modo determinante, con 24 reti in 23 partite – e 1949) e 4 Coppe di Jugoslavia (1947, 1952 – segna il quinto dei 6 gol a 0 con cui il Partizan strapazza in finale i ‘cugini’ della Stella Rossa-, 1954 – segna il momentaneo 3 a 0 della finale, chiusa sul 4 a 1- e 1957, nella cui finale il Partizan è sotto per 3 a 0 dopo 25 minuti, ma vincerà 5 a 3). Appena ritiratosi, trova subito una panchina per iniziare la carriera da allenatore, prendendo in corsa i polacchi del Legia Varsavia. L’anno seguente approda sulla panchina del ‘suo’ Partizan, guidandolo a 3 titoli consecutivi, ma venendo comunque sostituito a ultimo campionato messo in bacheca. Torna brevemente al Legia, quindi va ai greci del Panathinaikos, vincendo subito 2 campionati consecutivi che, sommati ai 3 col Partizan, fanno per lui 5 di fila. Rimane il Grecia fino al 1967, chiudendo il suo quadriennio con la vittoria della coppa nazionale. Torna quindi per 2 stagioni al Partizan, per poi passare senza fortuna alla guida dell’Olympiacos Pireo. Nel 1970 allena per un breve periodo i turchi dell’Altay, mentre 2 anni dopo fa un passaggio veloce sulla panchina della Dinamo Zagabria. Riparte, nel 1974, dal Panathinaikos, cui segue una stagione – sempre in Grecia – col Panetolikos. Va quindi in Tunisia, all’Espérance, che guida per 2 stagioni, tornando poi in Jugoslavia, allenando per un triennio i macedoni del Vardar Skopije, portandoli il primo anno alla promozione nella massima divisione. Con la Nazionale ha giocato 63 incontri, mettendo a segno 38 reti, e partecipando a 2 Mondiali (1950 e 1954, il secondo da capitano). Ha inoltre conquistato 2 argenti consecutivi con la Nazionale Olimpica (1948 e 1952). Con 167 reti in 237 partite detiene il record di gol ufficiali segnati con la maglia del Partizan. È stato 2 volte capocannoniere del campionato jugoslavo (1945 e 1954). Citazione per il suo successore, Vladica Kovačević, capocannoniere della Coppa dei Campioni 1963-’64.

9 (centravanti) – Marko VALOK: Nativo della periferia di Belgrado, ma messosi in luce col Napredak di Kruševac, nel 1947 approda ventenne al Partizan, dove arriva insieme a quello che sarà il suo ‘gemello’, Bobek. I due, infatti, rimarranno la temibilissima coppia d’attacco bianconera fino al 1959, quando entrambi si ritirano, dopo aver vinto un campionato (1948-’49) e 3 coppe nazionali (1952 – con doppietta nel tennistico 6 a 0 della finale inflitto alla Stella Rossa-, 1954 – nella quale Valok segna il primo e l’ultimo gol nel 4 a 1 della finale, ancora contro la Stella Rossa – e 1957, nella cui finale un gol di Valok avvia la rimonta dallo 0 a 3 al 5 a 3). Dopo il ritiro si avvia subito alla carriera di allenatore, divenendo CT della Birmania, che guida fino al 1963, quando si accomoda sulla panchina del ‘suo’ Partizan. Esonerato prima di fine stagione, viene poi richiamato nel 1965, e rimarrà con altri ruoli nello staff tecnico del club fino al 1967. Torna in panchina dopo oltre un decennio, guidando nella stagione 1976-’77 il Buducnost Titograd, e poi brevemente anche la Nazionale. Nel 1979 si trasferisce negli USA, ai Philadelphia Fury, quindi nell’annata 1980-’81 guida il Vojvodina. Negli anni seguenti peregrinerà tra panchine minori in Patria e Turchia, chiudendo alla guida del Rad. Con la Jugoslavia ha segnato 3 reti in 6 partite. È recordman di reti segnate nel ‘Derby Eterno’ contro la Stella Rossa, con 13. Citazione, anche qui, per il successore, Mustafa Hasanagić, ‘9’ della squadra che sfiorò la Coppa dei Campioni.

10 (centrocampista offensivo) – Momčilo ‘Moca’ VUKOTIC: Belgradese doc, entra nelle giovanili del Partizan a 12 anni, nel 1962. Nel 1968 debutta in prima squadra, giocandovi per 10 anni, e vincendo 2 campionati (1976 e 1978). Si trasferisce quindi in Francia, al Bordeaux. Coi girondini rimane una sola stagione, quindi torna al Partizan per altre 4 stagioni, vincendo il campionato nel 1983, e ritirandosi l’anno successivo. Inizia quindi il percorso per diventare allenatore e, nel 1988, inizia la sua carrira da tecnico proprio al Partizan, centrando subito la vittoria in Coppa di Jugoslavia. Lascia tuttavia a fine stagione per trasferirsi in Grecia, al Panionios, che guida per 3 stagioni. Va quindi a Cipro, guidando prima l’Apollon Limassol (2 stagioni), poi il Nea Salamis (altre 2 stagioni), e infine l’Ethnikos Achna (2 stagioni). Dopo 2 anni di stop, nel 2001 diviene CT della Nazionale cipriota, mantenendo l’incarico fino al 2004. Torna ad allenare nel 2006, con una breve esperienza sulla panchina dei romeni del FArul Constanta quindi, nell’ottobre 2006, prende in corsa i greci del PAOK di Salonicco, venendo esonerato 3 mesi più tardi. Torna in pista nella stagione 2008-’09, sempre in Grecia, al Levadiakos. Nel gennaio 2011 subentra sulla panchina ellenica del Panserraikos, guidandolo fino a fine stagione. Nel 2012 torna infine al Partizan come direttore del Settore Giovanile, carica che ancora ricopre. Detiene il record assoluto di presenze ufficiali nella storia del club, con 439. È primatista anche per le partite giocate in bianconero in campionato, con 398. Con la Jugoslavia ha giocato 14 partite e segnato 4 reti, prendendo parte all’Europeo 1976. Citazione doverosa per Saša Ilić, attuale capitano del club. Non trascurabile, poi, nemmeno Vladimir Ivić, ‘gemello’ di Ilić.

11 (ala sinistra) – Ivica ILIEV: Belgradese, inizia nel Settore Giovanile di uno dei club cittadini, il Rad. A 16 anni, nel 1995, passa alla cantera del Partizan, debuttando in prima squadra 2 anni dopo. Promosso definitivamente tra i ‘grandi’ nella stagione successiva, rimane in bianconero fino al 2004, vincendo 3 campionati (1999, 2002 e 2003) e 2 coppe nazionali (1998 e 2001). Arriva in Italia, al Messina, al tempo in Serie A, contribuendo ad un’insperata salvezza. A metà della seconda stagione scende in prestito in C1 al Genoa, centrando la promozione in B. Torna quindi al Messina, sempre in A, per la sua ultima stagione nella Penisola. Nel 2007, infatti, si trasferisce in Grecia, al PAOK, dove rimane una sola stagione. L’anno dopo è in Bundesliga, all’Energie Cottbus, e quello dopo ancora in Israele, al Maccabi Tel Aviv. Nel 2010 torna la Partizan, con cui centra il double campionato (di cui è capocannoniere e membro della Top11 a fine stagione)-Coppa di Serbia. Subito dopo si traferisce in Polonia, al Wisla Cracovia, dove gioca per 2 stagioni e poi si ritira, nel 2013. In Nazionale, dopo aver giocato praticamente in tutte le rappresentative giovanili, ha giocato solo 2 partite, segnando un gol. Citazione per Josip Pirmajer, ‘11’ della squadra che sfiorò la Coppa dei Campioni nel 1966.

ALL. Ljubiša TUMBAKOVIC: Ex prodotto delle giovanili del Partizan, dopo una carriera modesta e brevissima come calciatore, si avvia all’attività di allenatore. Nel 1980 arriva la sua prima panchina professionistica: è quella del Radnički Beograd, il club dove aveva mosso i primissimi passi. Ci rimane 5 anni quindi, nel 1985, passa all’Obilic. Dopo 2 stagioni qui e altrettante senza un incarico, nel 1989 si trasferisce in Kuwait, al Khaitan. L’anno seguente eccolo al Partizan, come tecnico del Settore Giovanili. Nel 1992 viene promosso alla guida della prima squadra, centrando subito la vittoria in campionato. La seconda stagione è double campionato-coppa nazionale e, dopo una terza annata senza titoli, ecco il campionato nella quarta e nella quinta, la Coppa di Jugoslavia nella sesta, e di nuovo il campionato nella settima e ultima. Si trasferisce in Grecia all’AEK Atene ma, dopo una sola stagione, fa ritorno al Partizan. Il primo anno del bis centra la coppa nazionale, mentre nel secondo è nuovamente vittoria in campionato, la sesta complessiva. Si dimette nel dicembre 2002, a causa di risultati poco felici in ambito europeo. Torna ad allenare nel gennaio 2004, quando accetta l’offerta dei cinesi dello Shandong Luneng, che guiderà fino al novembre 2009, vincendo 2 campionati (2006 e 2008, in entrambi gli anni sarà Allenatore dell’Anno) e altrettante coppe nazionali (2004 e 2006). Dal luglio all’ottobre 2010 allena gli iraniani dello Steel Azin quindi, dopo uno stop di quasi 3 anni, nell’aprile 2013 torna su una panchina cinese, quella del Wuhan Zall FC, che lascerà 4 mesi dopo. Dopo 2 anni e mezzo senza una panchina, dal gennaio 2016 è CT del Montenegro. Allenatore Serbo dell’Anno nel 2006, è il tecnico più vincente nella storia del Partizan.

 

Federico Zuliani

Federico Zuliani

About Federico Zuliani

View all Posts

Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*