All Time XI: PSG

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Il Paris Saint-Germain A? una squadra relativamente giovane (A? nato nel 1970, dalla fusione tra Paris FC e Stade Saint-Germain) e, soprattutto, freschissima del calcio a�?che contaa�?. Non che prima della��avvento degli sceicchi fosse una squadretta di provincia, sia chiaro; aveva giA� in bacheca, a livello nazionale, 2 a�?scudettia�? (1986 e 1994), 7 coppe nazionali (1982, 1983, 1993, 1995, 1998, 2004, 2006), due vittorie in Coppa di Lega (1995, 1998) e altrettanti TrophA�e des Champions (Supercoppa di Francia) (1995 e 1998). Cui va aggiunto anche un trofeo europeo (due, contando la��Intertoto 2001): la Coppa delle Coppe 1995-a��96.

Messi i doverosi puntini sulle a�?ia�?, addentriamoci nel PSG di tutti i tempi, schierato col 4-3-1-2:

1 (portiere) a�� Bernard LAMA: A� vero che, nel complesso, JoA�l Bats A? stato probabilmente un portiere migliore. Ma alla��estremo difensore della Francia campione da��Europa 1984 (quando era alla��Auxerre) manca la a�?dimensione europeaa�? col club, che ha invece consacrato il suo successore, arrivato nel a��92 dopo il ritiro del a�?maestroa�? (che A? stato il suo preparatore). Formatosi al Lille, dove arriva nel 1981 e rimane fino al 1989 (con in mezzo un paio di prestiti: 1982-a��83 alla��Abbeville e al BesanA�on nella stagione successiva), cambia poi tre squadre in tre anni: Metz, Stade Brestois e Lens. Da qui, a 29 anni, lo preleva il club della Capitale. Al primo anno A? subito Coppa di Francia, la��anno successivo arriva la vittoria in campionato, vinto come miglior giocatore francese della��anno. Quindi ca��A? il bis nella coppa nazionale e, a chiudere il ciclo, la Coppa delle Coppe 1995-a��96. Nella��estate 1996 decide di rimanere a Parigi nonostante la corte del Barcellona ma, qualche mese piA? tardi sa��infortuna a un ginocchio parando un rigore in un match di Ligue 1 contro il Cannes. Rientrato dalla��infortunio in tempo per disputare la doppia sfida con la Juventus per la Supercoppa Europea (che lo vedrA� sommerso da 9 gol in due partite, 6 alla��andata e 3 al ritorno) nel gennaio a��97, il mese successivo viene sospeso, risultando positivo alla marjuana. La��etA� avanzata (34 anni), la��infortunio di qualche mese prima e la squalifica per doping, convincono il PSG di dover girare pagina alla voce portiere, e cosA� Lama si ritrova fuori squadra, ad allenarsi con la squadra riserve. A dicembre viene vola in Inghilterra, al West Ham, dove inizialmente fa panchina, ma da marzo in poi gioca con continuitA�, tanto che gli Hammers pensano di confermarlo. A sorpresa, invece, rifirma con il PSG, dove gioca per altri due anni, prima di chiudere la carriera con una��ultima stagione al Rennes. A Parigi, Lama conquista anche la Nazionale: chiamato per la prima volta nel 1993 (a 30 anni), ne diventa il titolare, giocando tutte le partite della��Europeo 1996, dove la Francia si ferma in semifinale (ai rigori) contro la Repubblica Ceca rivelazione del torneo. Superato poi nelle gerarchie di Barthez, A? il secondo sia nella vittoria al Mondiale casalingo del 1998, sia nel successo alla��Europeo 2000.

2 (terzino destro) a�� Paul LE GUEN: Jolly sia difensivo sia in mediana, giocando in entrambi i reparti sia sulla��esterno sia al centro, A? il terzo giocatore per presenze assolute nella squadra, con 343. Formatosi nella��US Pencran, squadra della sua cittA�, inizia la carriera professionistica nel Brest, dove gioca per sei stagioni a cavallo degli Anni Ottanta, nel 1989 passa al Nantes. Dopo due stagioni coi bretoni, ecco finalmente la��approdo parigino, nel 1991. Al PSG rimane fino al 1998, anno in cui chiude col calcio giocato, dopo aver conquistato un campionato (1993-a��94), una Coppa delle Coppe (1995-a��96), tre Coppa di Francia (1993, 1995 a�� vinta grazie a un suo gol in finale – e 1998) e due Coppa di Lega (1995 e 1998). Smessa la��attivitA� agonistica, intraprende subito quella di allenatore, iniziando al Rennes, dove si fa notare per il lancio di giocatori sconosciuti che poi avranno un futuro interessante (Nonda, El Hadji Diouf) e dove si dimette nel 2001 per contrasti con la dirigenza. Dopo un anno di stop, riparte da Lione, dove sostituisce Jacques Santini divenuto CT della Nazionale. Vince tre campionati consecutivi (e altrettanti TrophA�e des Champions, la��equivalente della Supercoppa nazionale), facendo fare ottima figura alla squadra anche in Champions League, e attirando le attenzioni di club importanti. Si dimette dopo la conquista del terzo titolo, anche qui per contrasti con la dirigenza, intraprendendo un altro periodo sabbatico. Nel 2006 firma coi Rangers di Glasgow, dimettendosi a inizio gennaio 2007. Una decina di giorni dopo prende in corsa il a�?suoa�? PSG, 17A� in campionato, riuscendo a portarlo alla salvezza. La stagione successiva in campionato non combina granchA�, ma la squadra conquista la Coppa di Lega, che vale un posto in Coppa UEFA. Dopo una stagione 2008-a��09 incolore, la societA� decide di concludere il rapporto con Le Guen, che qualche mese piA? tardi diviene CT del Camerun, che porta al Mondiale 2010, lasciando dopo la conclusione della manifestazione. Dopo un nuovo anno sabbatico, accetta di diventare CT della��Oman, incarico che ricopre tutta��ora. Sfortunata, da giocatore, la sua carriera in Nazionale: 17 presenze, nessuna partecipazione a tornei internazionali e la presenza in campo nella partita che costA? clamorosamente alla Francia la presenza a USA a��94 (sconfitta in rimonta per 2 a 1 contro la Bulgaria, a Parigi).

3 (terzino sinistro) a�� Sylvain ARMAND: Cresciuto nel St. Etienne, squadra della cittA� in cui A? nato (e per molto tempo considerata la piA? prestigiosa di Francia), nel calcio professionistico approda grazie al Clermont, dove approda nella stagione 1999-a��00. Impressiona subito gli osservatori di diverse societA�, approdando nella��estate del 2000 al Nantes, alla��epoca uno dei top club del campionato francese. Coi a�?Canarinia�? vince al primo colpo il campionato, corroborato la stagione successiva dalla vittoria del TrophA�e des Champions/Supercoppa di Francia, nella quale segna il secondo dei quattro gol della sua squadra. Dopo altre due stagioni in terra bretone, ecco il trasferimento al PSG, che lo acquista assieme al centrale difensivo colombiano Mario Yepes, ora in Italia alla��Atalanta (dopo aver giocato anche con Milan e Chievo). Alla��ombra della Torre Eiffel il giocatore rimane per 9 stagioni, una permanenza che gli vale il soprannome di a�?Mr. PSGa�? e il secondo posto nella classifica dei giocatori con piA? presenze in assoluto con la maglia bianco-rosso-blu con 380, dietro solo a Jean-Marc Pilorget (435). Giocando quasi sempre da titolare fino alla��avvento di Carlo Ancelotti e al contemporaneo arrivo di diversi giocatori a�?di nomea�? seguiti alla��acquisto della societA� da parte degli sceicchi. Da questa stagione A? al Rennes, col quale ha firmato un biennale. A Parigi ha vinto due volta la Coppa di Francia (2006 e 2010), una Coppa di Lega (2008), chiudendo col successo in campionato dello scorso anno.

4 (difensore centrale) a�� THIAGO SILVA: In salute, A? il regista difensivo piA? forte al mondo. Capitano del Brasile favoritissimo per la vittoria Mondiale, A? presto stato scelto per il medesimo ruolo anche a Parigi, a dimostrazione della sua centralitA� nella squadra che oggi ha, a ragione, anche ambizioni europee di primissimo piano. Iniziata la carriera nelle giovanili della Fluminense, il suo primo contratto da professionista glielo offre il Pedrabranca/RS Futebol, che lo cede poi alla Juventude. Qui lo notano i portoghesi del Porto che lo acquistano, ma lo schierano solo nella squadra riserve. La stagione successiva A? in Russia, alla Dinamo Mosca, ma non riesce a giocare per via della tubercolosi che lo colpisce e lo tiene fuori per lungo tempo. Torna quindi alla Fluminense, dove finalmente sboccia, vincendo una Copa do Brasil e il premio come miglior difensore centrale del Brasilerao nel 2007. Nel dicembre 2008 il Milan lo acquista per diecei milioni di Euro. Dopo sei mesi da a�?aggregatoa�? (per via delle limitazioni sul tesseramento di giocatori extracomunitari), inizia ufficialmente la sua avventura rossonera con la stagione 2009-a��10, imponendosi subito come un a�?cracka�? al centro della difesa (preferibilmente sul lato sinistro). Al Milan rimane altre due stagioni, vincendo lo Scudetto nella prima e la Supercoppa Italiana nella seconda. Poi, nella��estate 2012, A? protagonista della clamorosa doppia cessione, in coppia con Ibrahimovic, al PSG, per una valutazione complessiva di circa 60 milioni, di cui circa 40 pagati solo per lui. La��arrivo dei due, combinato con la��approdo sulla panchina parigina di Carlo Ancelotti, fa fare il definitivo salto di qualitA� alla neomiliardaria compagina francese, che conquista la Ligue 1 e fa un figurone in Champions League, eliminata con due pareggi ai quarti di finale al Barcellona, solo per la regola dei gol in trasferta. In Nazionale ha iniziato nel 2008, partecipando con la squadra olimpica ai Giochi di Pechino. Ha fatto poi parte della rosa ai Mondiali 2010, dopo i quali A? divenuto titolare pressochA� inamovibile, prendendo parte alla Copa AmA�rica 2011 e, soprattutto, alla Confederations Cup 2013, alzando il trofeo da capitano. Sempre con la fascia al braccio, ha preso parte alla sua seconda Olimpiade, conquistando la medaglia da��argento a Londra 2012.

5 (difensore centrale)A�a�� Alain ROCHE: Inizia la sua carriera nel Bordeaux, dove debutta diciottenne, rimanendovi per quattro stagioni, conquistandosi anche una precoce (21 anni) chiamata in Nazionale, dopo che nella��estate del 1988 aveva vinto la��Europeo di categoria con la��Under-21 dei a�?Gallettia�?. Dopo uno a�?scudettoa�? (1986-a��87) e due coppe nazionali consecutive (1986 e 1987) al Marsiglia nel 1989 dove, nella sua unica stagione in biancazzurro, conquista il suo secondo campionato. Dopo due anni avari di soddisfazioni alla��Auxerre approda finalmente al PSG, dove raccoglie le maggiori soddisfazioni della sua carriera. In sei stagioni vince un titolo nazionale (1993-a��94), la Coppa delle Coppe 1996, tre coppe nazionali (1993, 1995 e 1998) e due Coppa di Lega (1995 e 1998). Nella��estate del a��98 si trasferisce in Spagna, al Valencia, dove rimane due stagioni, vincendo la Coppa di Spagna il primo anno. Torna quindi da dove era partito, al Bordeaux, dove gioca le sue ultime due stagioni agonistiche. A livello di Nazionale, partecipa al disastro della mancata qualificazione ad USA a��94, anche se sarA� uno dei pochi a sopravvivere alla��epurazione che ne segue, facendo parte della squadra che arriva fino alle semifinali di Euro a��96.

6 (mediano) e ALL. a�� Luis FERNANDEZ: Nato in Spagna, inizia con la��HAVE Minguettes, quindi passa 8 anni nel settore giovanile del St-Priest, prima di firmare, a 19 anni, il suo primo contratto da professionista col PSG. A Parigi rimane per otto stagioni, conquistando la Nazionale e vincendo due coppe nazionali consecutive (1982 e 1983) e, soprattutto, lo storico a�?scudettoa�? della stagione 1985-a��86, dopo il quale lascia, trasferendosi ai a�?cuginia�? del Racing Club Paris, squadra rilevata dal miliardario Jean-Luc Lagardere, intenzionato a mettere insieme una formazione di stelle (per assurdo, quello che sta facendo ora pure il PSG stesso). Le tre stagioni al RCP sono avare di soddisfazioni, col faraonico progetto che va quasi subito in dismissione. FernA�ndez si accasa al Cannes, dove gioca per quattro stagioni, la��ultima delle quali da giocatore-allenatore. La stagione successiva, la prima da allenatore a tutto punto, porta la squadra alla qualificazione in Coppa UEFA, vincendo il trofeo di Allenatore della��Anno. Risultati che gli valgono la chiamata del a�?suoa�? PSG che, nonostante il titolo nazionale appena conquistato, non riconferma la��allenatore portoghese Artur Jorge, di cui la rigiditA� tecnico-tattica non soddisfa la dirigenza. Alla sua prima stagione sulla panchina a�?di casaa�?, vince la Coppa di Francia, la Coppa di Lega e porta la squadra fino alle semifinali di Champions League, eliminato dal Milan di Capello campione in carica. La seconda stagione, che si apre con la vittoria del TrophA�e des Champions/Supercoppa di Francia, porta alla vittoria in Europa, con la conquista della Coppa delle Coppe. Tuttavia, la��aver mancato per due volte di fila lo a�?scudettoa�?, fa si che la dirigenza decida di chiudere il rapporto con la��allenatore. Il quale si accasa alla��Athletic Bilbao, dove rimane per quattro stagioni, nella seconda delle quali porta la squadra ad un insperato secondo posto finale nella Liga, dietro solo al Barcellona, ma davanti al Real Madrid. Chiusa la��esperienza basca, rimane fermo per qualche mese, prima di venir richiamato in corsa, nel dicembre del 2000, dal PSG. In due stagioni e mezza non riesce a bissare i successi del suo primo biennio parigino e alla fine della stagione 2002-a��03 si chiude nuovamente il suo rapporto col PSG. Ancora qualche mese di stop, prima di una nuova chiamata in corsa, alla��Espanyol, che prende nel dicembre del 2003 e lo conduce alla salvezza, lasciando a fine stagione. Nel 2005 ha una breve esperienza alla��Al-Rayyan, in Qatar, quindi allena per una stagione il Beitar Jerusalem, nel campionato israeliano, conducendo la squadra alla qualificazione in Coppa UEFA. Accetta nuovamente una chiamata in corsa dalla Spagna, stavolta al Betis Siviglia, dove approda durante le feste natalizie del 2006, venendo a sua volta esonerato a una giornata dalla fine del campionato. Rimane fermo fino a metA� della stagione 2008-a��09, quando accetta la chiamata del Reims, il Ligue 2, ma non riesce a salvare la squadra dalla retrocessione, e lascia a fine stagione. Torna in panchina nel marzo 2010, accettando la��incarico di CT di Israele, ma fallisce la qualificazione alla��Europeo 2012 e non gli viene rinnovato il contratto. Con la Nazionale, nella quale ha debutto nel 1982, vince la��Europeo 1984, in quella bellissima Francia in cui lui copre le spalle (nel a�?quadrato magicoa�? che comprende anche Tigana e Giresse) a Michel Platini. Stesso ruolo che ricopre due anni piA? tardi al Mondiale messicano, quando i Bleus conquistano il terzo posto. Proprio da Platini eredita la fascia di capitano, e con a�?Le Roia�? CT prenderA� parte, indossando la maglia a�?numero 10a�?, alla sfortunata partecipazione (eliminazione al primo turno) alla��Europeo 1992.

7 (interno destro) a�� Daniel BRAVO: Nato a Tolosa, debutta nel calcio professionistico col Nizza, nella stagione 1980-a��81, a 17 anni. Rimane in Costa Azzurra per altre due stagione, conquistando ben presto la prima convocazione in Nazionale a 19 anni, debuttando con gol, contro la��Italia. Nel 1983 passa al Monaco, dove rimane per quattro stagioni, conquistando la Coppa di Francia nella stagione 1984-a��85, dopo esser diventato campione da��Europa con la Nazionale, trascinata da Platini. Nel 1987 torna al Nizza, dove rimane due stagioni prima di approdare finalmente al PSG. A Parigi conquista un campionato (1993-a��94), una Coppa delle Coppe (1995-a��96), due coppe nazionali (1993 e 1995) e una Coppa di Lega (1995). Col successo europeo si chiude la sua avventura nella Capitale francese, dato che firma a parametro zero col Parma. In Italia rimane una sola stagione, tornando quindi in Patria per giocare una��annata col Lione, quindi una con la��Olympique Marsiglia e infine chiudere tornando al a�?suoa�? Nizza. PuA? vantare di aver giocato almeno 100 partite con tre maglie diverse: Nizza, Monaco e PSG (dove, in veritA�, ha superato le 200).

8 (interno sinistro) a�� RAIa��: Fratello minore di Socrates, come il ben piA? celebre fratello inizia la carriera nel Botafogo-SP. Quindi, dopo un breve passaggio al Ponte Preta, nel 1987 approda al San Paolo. Col a�?TricolA?ra�? rimane fino al 1993, vincendo un Brasilerao (1991), 4 campionati statali (1987, 1989, 1991 e 1992) e, soprattutto, due Copa Libertadores consecutive (1992 e 1993, a segno in entrambe) e la��Intercontinentale 1992, dove una sua doppietta stese (in rimonta) il Barcellona campione da��Europa, guadagnandosi il titolo di a�?Man of the Matcha��. Approda quindi in Europa, al PSG, dove rimane per 5 anni, divenendo uno dei giocatori piA? amati della storia dei parigini. Al suo arrivo conquista subito il campionato, cui seguiranno due coppe nazionali (1995 e 1998, andando in goal nella finale di questa��ultima), una Supercoppa di Francia (1995), due Coppa di Lega (1995 e 1998, andando in gol in entrambe le finali) e, soprattutto, la Coppa delle Coppe 1995-a��96. Lascia nel 1998, da capitano, per tornare in Patria, al San Paolo. Qui vince nuovamente il campionato statale, ritirandosi la��anno dopo, avendo giocato solo 15 partite a causa di diversi guai fisici. Con la Nazionale brasiliana, nella quale debuttA? nel 1987, ha vinto da capitano (e con la maglia numero 10) il Mondiale di USA a��94, partecipando inoltre alle edizioni della Copa AmA�rica 1987 e 1991.

9 (centravanti) a�� Zlatan IBRAHIMOVIC: Il PSG, nonostante la (relativamente) giovane storia, ha una��ottima tradizione di a�?cannonieria�?. Dalla��argentino Carlos Bianchi (poi tecnico pluripremiato, soprattutto col Boca Juniors, e protagonista sfortunato anche in Italia, alla Roma) al portoghese Pauleta (autore di oltre 100 a�� 109, per la��esattezza – reti in cinque stagioni, che ne fanno primatista assoluto di mercature della squadra), passando ovviamente per George Weah (che senza lo svedese, avrebbe avuto il posto in questa a�?All Time XIa�?) e per il a�?pazzoa�? Patrice Loko. Ma nessuno di loro A? Zlatan. E nessuno di loro ha dato al PSG la��impatto che il a�?ragazzoa�? di Malmoe ha saputo dare col suo arrivo. Di origini bosniache, dopo aver mosso i primi passi nelle giovanili di alcune squadre minori, approda finalmente, a 15 anni, al club principale della sua cittA�, il Malmoe FF. La��approdo in prima squadra avviene tre anni piA? tardi, ma A? nel 2000 che il ragazzo sboccia, con 12 reti in 26 partite, attirando subito la��attenzione degli osservatori piA? a�?ramificatia�?, tanto da finire a sostenere un provino con la��Arsenal di Wenger. Nella primavera del 2001 lo acquista la��Ajax, col quale debutta nella stagione 2001-a��02. Inizialmente trova poco spazio ma, con la��arrivo in panchina di a�?Ramboa�? Koeman al posto della��esonerato Co Adriaanse, ecco aprirsi spazi importanti per lo svedese, che con sei gol in 24 partite dA� il suo contributo alla conquista della Eredivisie. Un suo gol in finale al 93imo, poi, consente alla squadra di Amsterdam di completare il double con la conquista della Coppa da��Olanda (3 a 2 in rimonta alla��Utrecht il risultato finale). Prestazioni che gli valgono la convocazione ai Mondiali 2002 con la Nazionale svedese. La stagione successiva, iniziata con la conquista della Supercoppa nazionale, A? poi avara di successi. Ma Zlatan conquista il posto da titolare, e segna 21 reti in 42 partite tra campionato e coppe (dove, in Europa, i suoi 4 gol trascinano la��Ajax fino ai quarti di finale di Champions League). La terza stagione, nonostante i problemi caratteriali che mettono un poa�� in subbuglio lo spogliatoio, arriva nuovamente la vittoria in campionato, firmata dallo svedese con 13 reti in 22 partite. Dopo la��Europeo, nel quale segna un favoloso gol di tacco che elimina la��Italia del Trap nella fase a gironi, in una��amichevole contro la��Olanda ha uno scontro di gioco col compagno di club Rafael Van der Vaart, idolo di casa. I due, che non sono molto amici da un poa��, litigano pubblicamente, col fantasista che accusa lo svedese di avergli fatto male di proposito. Questo screzio, che si unisci ad altri episodi poco edificanti (vedi il pugno alla��egiziano Mido, suo partner da��attacco), rendono difficile la permanenza di Ibrahimovic alla��Ajax. In suo soccorso, se cosA� si puA? dire, arriva la Juventus: Luciano Moggi piazza uno dei suoi colpi da maestro e, a pochissimo dalla chiusura della sessione estiva di Calciomercato, porta il giocatore (che nel frattempo ha giocato tre partite di campionato olandese con altrettanti gol) in bianconero. Nella nuova Juve di Capello, Zlatan fa subito la differenza: il sergente di ferro goriziano A? innamorato di lui, anche se sa usare il bastone quando serve. Ibrahimovic gioca sempre, sia che di fianco a lui ci sia Trezeguet, sia che ci sia capitan Del Piero. Quando il francese sa��infortuna, tocca allo svedese il ruolo di centravanti e, con gli assisti di Pinturicchio, chiude il suo primo anno di Serie A con 16 reti in 35 partite. Unico neo, le zero reti messe a segno in coppa, tra preliminari e Champions League vera e propria. La stagione successiva, col rientro di Trezeguet, passa a fare la seconda punta (a discapito di un a�?mostro sacroa�? come Del Piero), chiudendo la stagione con sole 10 reti in 47 partite tra campionato e coppa, ma sviluppando una mole di gioco impressionante. Dopo il Mondiale 2006, con la Juventus spedita in Serie B per i fatti di Calciopoli, pretende di essere ceduto, accasandosi alla��Inter, ossia la��acerrima rivale dei bianconeri, mossa che lo fa entrare nel poco simpatico a�?Olimpo dei Traditoria�?. In veritA�, pare che il giocatore a�� tramite il suo procuratore, lo scaltro e famigerato Mino Raiola a�� avesse giA� deciso di lasciare la Juventus (accordandosi con la��Inter) ben prima che scoppiasse il noto scandalo, a causa di un aumento di stipendio (parrebbe) promesso e non mantenuto da Moggi (che aveva fatto la stessa cosa con Trezeguet, che ottenne poi un suntuoso rinnovo di contratto solo per il a�?diktata�? dello stesso Capello, quando ormai il giocatore era con un piede e mezzo al Barcellona). La��arrivo di Ibra fa subito svoltare le potenzialitA� dei nerazzurri, che con lui conquistano subito Supercoppa Italiana e Scudetto, cui contribuisce con 15 reti in 27 partite. La stagione successiva A? quella del bis-Scudetto, che porta in maniera ancora piA? evidente la firma dello svedese. A� infatti una sua doppietta al Parma, segnata entrando dopo la��intervallo (era acciaccato), che dA� ai milanesi la vittoria nello a�?spareggio a distanzaa�? con la Roma, nella��ultima giornata di campionato. Ibra chiude con 17 gol in 26 match, cui si aggiungono le 5 segnature in 7 apparizione in Champions League, che non bastano perA? alla��Inter per superare gli ottavi di Champions League (eliminazione per mano del Liverpool), segnando di fatto la fine della��era di Roberto Mancini sulla panchina interista. La��arrivo alla guida della squadra di JosA� Mourinho fa esplodere definitivamente il talento dello svedese, che segna 25 reti in 35 partite in campionato, accoppiando allo Scudetto (e alla Supercoppa Italiana) il trionfo nella classifica dei cannonieri. In Champions le cose perA? non migliorano e il giocatore decide di cambiare aria. Ingolosito dalla faraonica offerta contrattuale e da prospettive europee piA? concrete, accetta la corte del Barcellona, voluto fortemente dalla��allenatore Pep Guardiola, che non vede la��ora di sbarazzarsi di Samuel Etoa��o. La��Inter fa la��affare della vita (50 milioni di Euro cash piA? il cartellino dello stesso Etoa��o, che di Champions ne ha giA� vinte tre: una da comprimario col Real Madrid e due da assoluto protagonista coi catalani, e dA� un contributo deciso a portare la coppa a�?dalle grandi orecchiea�? a a�?casa Morattia�?), il giocatore no. Il suo sponsor principale, Guardiola appunto, si stufa presto del suo carattere esuberante, ed ha inoltre la��intuizione tattica di spostare Messi a fare il a�?falso nuovea�?, relegando Zlatan a fare la��attaccante esterno nel tridente prima e facendolo accomodare in panchina poi. Nonostante sia una stagione ricca di trofei (Liga a�� dove segna 16 reti in 29 partite – , Mondiale per Club, Supercoppa Europea e Supercoppa di Spagna), Ibra A? insoddisfatto e vuole cambiare aria. E cosA�, dopo solo una stagione (e giocando la doppia sfida di Supercoppa nazionale 2010, segnando la��unico gol blaugrana della��andata), passa al Milan. Ed A? subito a�� tanto per cambiare a�� Scudetto, cui contribuisce con 14 reti in 29 partite, che si sommano alle 3 in 4 partite di Coppa Italia e alle 4 in 8 partite in Champions, per un totale di 21 gol in 41 match. La stagione successiva si apre con la conquista della Supercoppa Italiana (suo il gol che pareggia la��iniziale vantaggio della��Inter, prima del gol vittoria di Boateng) e si chiude col titolo di capocannoniere della Serie A, conquistato con ben 28 reti in 32 partite, cui vanno aggiunti un gol in Coppa Italia e 5 in Champions (che gli valgono la Scarpa da��Oro), torneo che rimane per lui tabA?. Inoltre, dopo 8 anni, non vince il campionato, dato che il Milan arriva secondo dietro la sorprendente e rinata Juve di Conte. Dopo la��Europeo (il terzo per lui, primo da capitano della Svezia), viene ceduto con Thiago Silva al PSG, per un totale di 60 milioni di Euro (la sua valutazione A? di circa 18 milioni). A Parigi lo svedese si carica la squadra sulle spalle, segnando quasi un gol a partita. Vince la Ligue 1 con 30 reti in 34 partite (capocannoniere), e contribuisce con tre reti alla��arrivo della squadra ai quarti di Champions League, dai quali esce facendo un figurone contro il Barcellona. In questa stagione, iniziata con la vittoria del TrophA�e des champions/Supercoppa di Francia, ha giA� segnato 25 reti in campionato ma, soprattutto, ne ha realizzate 10 in 7 partite in Champions, portando per la seconda volta di fila il PSG ai quarti. Ha inoltre siglato 5 reti in 4 partite di Coppa di Francia. Considerando anche i due Scudetti revocati alla Juventus, Ibrahimovic ha vinto 10 campionati nazionali, di cui 8 consecutivi (dalla stagione 2003-a��04 a quella 2010-a��11), con 6 squadre diverse (Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, PSG) in 4 Paesi diversi (Olanda, Italia, Spagna e Francia). E si appresta a fare il bis in Ligue 1, mentre la sua squadra ha tutte le credenziali per arrivare fino in fondo in Europa. Con la Nazionale svedese, nella quale ha debuttato nel 2001, ha collezionato 96 presenze, impreziosite da 48 reti. Per lui anche 6 gol in 7 gare con la��Under-21. In gialloblu ha segnato 2 reti in ciascuno dei tre Europei cui ha preso parte. Mitico, infine, il poker rifilato in amichevole alla��Inghilterra, il 14 novembre 2012, compreso uno straordinario gol in rovesciata dalla trequarti destra della metA� campo avversaria. Vari i premi personali, sia in Patria sia a livello internazionale.

10 (trequartista) a�� Safet SUSIC: Bosniaco, trequartista con ampio senso del goal, nel 2010 A? stato votato come il piA? grande giocatore del PSG di tutti i tempi. Due anni dopo, ecco per lui il titolo di miglior calciatore straniero della storia della Ligue 1. Arrivato in Francia dopo un decennio alla��FK Sarajevo (capocannoniere del campionato jugoslavo nella stagione 1979-a��80, con 17 reti, che valgono alla squadra uno storico secondo posto in classifica, dietro la Stella Rossa di Belgrado), vince al primo anno la coppa nazionale, segnando il gol che dA� il 2 a 2 nella finale col Nantes, prima che Toko segnasse il gol vittoria. In quello stesso anno viene premiato come miglior giocatore straniero del campionato. Oltre alla Coppa di Francia, nei suoi 9 anni alla��ombra della Torre Eiffel vince lo storico a�?scudettoa�? 1985-a��86, collezionando piA? di 350 presenza e mettendo a segno una novantina di reti, oltre ad aver distribuito assist a piA? non posso, vestendo anche la fascia di capitano. Dopo una stagione col Red Star Saint-Ouen chiude la carriera agonistica nel 1992, salvo tornare in campo un anno piA? tardi per giocare due partite con la neonata Nazionale della Bosnia-Herzegovina, dopo aver vestito (tra il 1977 e il 1990) 54 volte la maglia della Jugoslavia, segnando 21 reti (tra cui una tripletta alla��Italia in amichevole, nel 1979. La seconda di tre consecutive dopo quella rifilata ai Mondiali a��78 alla Romania e quella seguente, alla��Argentina campione del Mondo in carica, sempre in amichevole. Peraltro, i suoi primi 13 gol in Nazionale sono tutti frutto di marcature multiple, aperte con una doppietta in amichevole alla��Ungheria, seguite dalla tre triplette consecutive di cui abbiamo appena parlato, e chiuse da una��altra doppietta, ancora alla Romania) e partecipando a due Mondiali (1982 e 1990) e ad un Europeo (1984). Con una breve esperienza sulla panchina del Cannes, nella stagione 1994-a��95, inizia la sua carriera di allenatore, che lo vede poi guidare i turchi della��Istanbulspor nel periodo 1996-1998. Torna brevemente in pista nel 2001, alla��Al-Hilal, quindi ha varie esperienze in Turchia, dal 2004 al 2009 senza grandi successi. Dal dicembre 2009 A? il CT della Bosnia, incarico che ricopre tutta��ora. La porta fino ai playoff qualificazione per la��Europeo 2012, dove perA? A? il Portogallo ad avere la meglio. Quindi, anche grazie a una serie di nove partite senza sconfitte, la porta alla prima storica qualificazione a un Mondiale, quello che si svolgerA� tra qualche mese in Brasile.

11 (seconda punta) a�� David GINOLA: Siamo di fronte a uno dei miei giocatori preferiti di sempre. Un poa�� esterno da��attacco, un poa�� trequartista, un poa�� seconda punta, fragile e incostante. Ma, se in giornata, capace di giocarsela ai massimi livelli. La sua carriera da professionista inizia nel Tolone, con cui debutta a 18 anni nel 1985. Dopo tre stagioni passa al Racing Club di Parigi, dove rimane due anni. Quindi, dopo una stagione e mezza al Brest, nel gennaio 1992 approda al PSG, diventando in poco tempo uno degli idoli incontrastati della tifoseria, nonostante dichiari di essere tifoso degli acerrimi rivali dei parigini: la��Olympique Marsiglia. Nelle tre stagioni complete che passa al a�?Parco dei Principia��, vince almeno un trofeo ogni anno: Coppa di Francia nel 1992-a��93 (segnando il secondo dei tre gol a�� a zero -A� con cui il PSG batte il Nantes), Ligue 1 nel 1993-a��94 (miglior cannoniere della squadra con 13 reti e, soprattutto premio di miglior giocatore del campionato), ancora Coppa di Francia e Coppa di Lega nel 1994-a��95. Nonostante la��interesse del Barcellona (e di altre squadre spagnole), nella��estate del 1995 si trasferisce in Inghilterra, al Newcastle, la squadra rivelazione del momento. Alla sua prima stagione in terra da��Albione, contribuisce in maniera importante allo storico secondo posto il classifica, dietro il a�?solitoa�? Manchester United, anche se la squadra a gennaio era prima in classifica con 10 punti di vantaggio, e sembrava lanciata verso il titolo. Nella��estate del 1996 si rifA� sotto il Barcellona, ma i a�?Magpiesa�? decidono di trattenerlo; a fine anno sarA� di nuovo secondo posto, nonostante la��arrivo di un centravanti perfetto per gli assist di Ginola come Alan Shearer. Nel frattempo, perA?, la��allenatore Kevin Keegan, che aveva puntato forte su a�?Le Magnifiquea�?, rassegna le dimissioni. Al suo posto (come parecchi anni prima nel ruolo di a�?numero 7a�? del Liverpool) arriva Kenny Dalglish, che invece non stravede per Ginola, che comincia a perdere spazio. E cosA�, nonostante la��affetto dei tifosi, che lo soprannominano a�?David Copperfielda�? per via delle sue giocate a�?magichea�?, dopo solo due stagione lascia i bianconeri e passa al Tottenham. Anche agli Spurs diventa subito un beniamino, tra goal favolosi (quello in FA Cup al Barnsley o quello in Coppa di Lega contro il Manchester United) e prestazioni maiuscole che, gli valgono il titolo di miglior giocatore del campionato nella stagione 1998-a��99 sia per la��associazione dei calciatori, sia per la stampa sportiva. Di questa stagione A? anche il suo unico titolo britannico: la Coppa di Lega. Lascia dopo tre anni a�� che gli bastano per guadagnarsi, nel 2008, un posto nella a�?Hall of Famea�� del club a�� accasandosi alla��Aston Villa, anche se lui avrebbe voluto rimane nel club londinese. A 33 anni e con qualche acciacco di troppo, fatica a mettere in mostra i a�?numeria�? dei tempi migliori e cosA�, dopo un anno e mezzo incolore in quel di Birmingham, passa alla��Everton, dove passa gli ultimi sei mesi della sua carriera agonistica, prima di annunciare il ritiro. Sfortunata la carriera in Nazionale: A? infatti indicato come il colpevole della mancata qualificazione ai Mondiali di USA a��94 della Francia quando, sulla��1 a 1 nel decisivo match contro la Bulgaria (col pareggio che avrebbe qualificato i a�?Gallettia�?), un suo cross errato alla��ultimo minuto di gioco innesca la ripartenza che porterA� poi al gol vittoria dei bulgari. Fatto fuori dal nuovo corso di AimA� Jacquet (che porterA� poi la Francia sul tetto del Mondo), colleziona solo 17 presenze, con 3 reti. Con la��Under-21 ha vinto il Torneo di Tolone, di cui A? stato eletto Miglior Giocatore del Torneo. Dopo il ritiro, si A? diviso tra la carriera di attore e quella a�� molto apprezzata – di produttori di vini. Ha inoltre preso parte alla prima stagione della��edizione francese di a�?Ballando con le Stellea��, conquistando il terzo posto finale.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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