All Time XI: Real Madrid

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LA squadra di calcio per antonomasia. E, non a caso, A? stata scelta come formazione simbolo del XX Secolo.

12 Coppe dei Campioni/Champions League, comprese le prime cinque vinte consecutivamente (1956-1960, 1966, 1998, 2000, 2002, 2014, 2016 e 2017), 6 Coppe Intercontinentali/Mondiali per Club (1960, 1998, 2002, 2014, 2016 e 2017), 33 campionati nazionali, 19 Coppe del Re, 10 Supercoppe di Spagna, 4 Supercoppe Europee (2002, 2014, 2016 e 2017) e Coppe UEFA consecutive (1985 e 1986), questo lo straordinario palmarA�s dei ‘Blancos’.

Il Real Madrid ‘all time’ si schiera come la sua squadra delle cinque Coppe dei Campioni consecutive, ossia con il 3-2-5 detto a�?Sistemaa��:

1 a�� Iker CASILLAS: Cresciuto nella cantera madridista, nella quale entra a 9 anni, viene convocato la prima volta in prima squadra a 16, per una partita di Champions della stagione 1997-a��98, che vedrA� proprio il Real alzare la coppa alla fine del torneo (ma lui non andrA� mai nemmeno in panchina, essendo il quarto portiere). Debutta in prima squadra la stagione successiva, per poi soffiare definitivamente il posto da titolare al tedesco Bodo Illgner, vincendo in quella sua prima stagione da numero 1, la Champions. Bissa il trionfo europeo nel 2002, anche se a un certo punto un calo di forma gli fa perdere il posto da titolare, tanto che in finale A? la sua riserva CA�sar SA�nchez a difendere i pali nella��11 iniziale. Questi perA? sa��infortuna, e cosA� Casillas entra in campo compiendo alcune parate miracolose che salvano il 2 a 1 con cui il Real vince la sua nona Coppa Campioni. Da lA� in poi il posto da titolare sarA� sempre suo, fino alle frizioni con Mourinho e alla strana coabitazione decretata da Ancelotti,A�con Diego LA?pez che giocava in campionato e Iker in coppa.A�Facendolo peraltro benissimo: A? vero, in finale fa un mezzo pasticcio, ma nella doppia semifinale col Bayern Monaco ha compiuto veri e propri miracoli. E alla fine ha alzato la DA�cima, la sua terza Coppa dei Campioni, la prima da capitano. Si, perchA� nel frattempo ha ereditato da RaA?l la fascia di capitano sia del Madrid, sia della Nazionale, che con lui alla guida ha vinto il Mondiale 2010 (primo portiere non italiano ad alzare la Coppa del Mondo da capitano, dato che prima era toccato solo agli azzurri Combi nel 1934 e Zoff nel 1982) e due Europei consecutivi (2008 e 2012). Trofei anche per quanto riguarda le Furie Rosse giovanili: oro sia al campionato Under-16 che al Mondiale Under-20. Col Real, oltre alleA�3 Champions (2000, 2002 e 2014), ha conquistato pure 5 campionati (2001, 2003, 2007, 2008 e 2012),A�2 edizioni dellaA�Coppa Intercontinentale/Mondiale per Club (2002 e 2014),A�2 Supercoppe Europee (2002 e 2014),A�2 Copas del Rey (2011 e 2014) e 4 Supercoppe di Spagna (2001, 2003, 2008 e 2012). Dal 2008 al 2012 ha vinto ininterrottamente il titolo di miglior portiere del Mondo. Ha festeggiato la sua presenza numero 700 (A? secondoA�assoluto nella classifica a�?blancaa�? con 725) alzando al cielo il Mondiale per Club 2014 appena vinto dal a�?suoa�� Real Madrid, che A? stato il suo ultimo trofeo vinto coi giganti spagnoli. Infatti, dopo qualche stagione di frizioni sia interne (con Mourinho e il presidente Florentino PA�rez) sia esterne (con una frangia degli ultras madrileni), Casillas ha clamorosamente lasciato il Madrid, per accasarsi ai portoghesi del Porto, coi quali gioca tuttora.

2 (centrale destro) a�� SERGIO RAMOS: Nativo della periferia di Siviglia, cresce nel settore giovanile della squadra della sua cittA� per cui fa il tifo (la��altra A? il Betis), entrando nella��Accademia a soli 10 anni. Il debutto in prima squadra arriva nel febbraio 2004, a 18 non ancora compiuti. La stagione successiva il ragazzo A? giA� titolare, e contribuisce a portare la squadra alla qualificazione UEFA (che la��anno successivo andrA� a vincere, facendo poi il bis nel 2006-a��07). Gli basta questa sola, ottima stagione, per attirare le mire del Real Madrid che lo acquista, ad appena 19 anni, pagandolo ben 27 milioni di Euro. Per convincere il presidente Florentino PA�rez, sempre a�?splendidoa�� quando si tratta di spendere per attaccanti e trequartisti vari, ma a�?sparagninoa�� se ca��A? da investire nella retroguardia, la��allora direttore tecnico a�?merenguea�?, Arrigo Sacchi, garantA� al numero uno del club che il ragazzo sarebbe diventato il nuovo Maldini, come raccontato alla Gazzetta dello Sport, in anni recenti, dallo stesso tecnico di Fusignano. Schierato inizialmente nel suo ruolo naturale di difensore centrale, viene poi spostato da Fabio Capello a fare il terzino destro. Confermato in quella posizione anche dalla��allenatore seguente, il tedesco Bernd Schuster, Ramos si afferma come uno dei primissimi interpreti del ruolo a livello mondiale. Riportato al centro della difesa, per necessitA�, da Manuel Pellegrini nella stagione 2009-a��10, con la��arrivo di JosA� Mourinho torna definitivamente nel suo ruolo originale, nel quale viene poi confermato anche da Ancelotti. Da quando A? al Real ha messo insiemeA�oltre 500 presenze, segnando una settantina di reti (difensore-goleador come il precedente proprietario della a�?numero 4a��, Fernando Hierro). Due reti, in particolare, sono finite dritte nella storia del Real, segnate in due diverse finali di Champions League, entrambe contro i a�?cuginia�� della��AtlA�tico, ed entrambe concluse con la vittoria finale. La prima, nel 2014, A? quella del pareggio alla��ultimo respiro nei tempi regolamentari, prima che i a�?blancosa�� dilaghino sul 4 a 1 nei supplementari, dopo che erano stati i a�?Colchonerosa�� ad andare in vantaggio. Due anni dopo, invece, ad andare avanti per primi sono i a�?realistia��, proprio grazie al suo centro. La��AtlA�tico trova poi il pareggio e, dopo che il risultato del match non A? cambiato nei supplementari, ecco il Madrid trionfare ai rigori, con Ramos che fa centro anche dal dischetto, alzando poi la coppa da capitano, avendo ereditato la fascia da Iker Casillas, e conquistando anche il premio quale a�?Man of the Matcha��. 2 Champions in 3 anni, cui ne segue immediatamente un’altra, quella conquistata contro la Juventus nel 2017. Oltre al principale trofeo continentale, Ramos ha nel suo palmarA�s:A�4 vittorie in Liga (2007, 2008, 2012 e 2017), 2 Copas del Rey (2010-a��11 e 2013-a��14),A�3 SupercoppeA�EuropeeA�(2014, 2016, segnando il gol che regala al Madrid i supplementari contro il ‘suo’ Siviglia, e 2017) eA�3 spagnole (2008, nella quale va in gol al ritorno contro il Valencia, 2012 e 2017).A�E’ statoA�poi assoluto protagonista nella vittoria del Mondiale per Club 2014 (cui sono seguiti quelli del 2016 e del 2017), e anche qui Ramos si A? distinto come difensore-goleador: ha dapprima aperto le marcature nel 4 a 0 con cui il Real si A? sbarazzato dei messicani del Cruz Azul in semifinale, ripetendosi poi nella finale vinta per 2 a 0 dalla a�?Merenguesa�� sugli argentini del San Lorenzo. Oltre ad aver fatto incetta di titoli col Madrid, Sergio Ramos A? stato tra i protagonisti del periodo da��oro della Nazionale spagnola, della quale A? capitano. Per lui 149 presenze e 13 reti, con in bacheca il Mondiale 2010 e i due Europei consecutivi 2008 e 2012. Ha partecipato anche al Mondiale 2006 e a quello a�� disastroso a�� del 2014, e a due edizioni della Confederations Cup (2009 e 2013, chiuse rispettivamente al terzo e al secondo posto finale).

3 (centrale sinistro) a�� JosA� Antonio CAMACHO: Quindici anni di Real Madrid, titolare prima e soprattutto dopo un grave infortunio che la��ha tenuto fuori per quasi due stagioni, tra il 1978 e il 1980. Non sarA� stato spettacolare come poteva essere Roberto Carlos, ma Camacho A? stato una colonna portante del Real che dalla seconda metA� degli Anni Settanta ha concesso davvero poco alle avversarie in patria, avendo solo la sfortuna di non vincere mai una meritata Coppa dei Campioni, nonostante le tre semifinali consecutive. Arrivato nel 1973 dalla��Albacete, dopo un anno di apprendistato nel Castilla (la formazione B del Real al tempo), a 19 anni A? in prima squadra e titolare. Vince subito La Liga, la prima di nove totali, cui si aggiungono la doppietta 1985-1986 in Coppa UEFA, 5 Coppe di Spagna, una Coppa di Lega e due Supercoppe di Spagna. Nel suo ultimo anno, 1988-a��89, eredita da Santillana la fascia di capitano, che onora con un mini-Triplete fatto di scudetto, coppa e supercoppa nazionali. In Nazionale disputa due Mondiali, quello casalingo del 1982 e, da capitano, quello di Mexico a��86, con in mezzo il secondo posto alla��Europeo 1984. Ritiratosi, dopo un paio da��anni di a�?riposor intraprende la carriera di allenatore, iniziando dal Rayo Vallecano, la terza squadra di Madrid. Dopo aver fatto bene lA�, al Siviglia e alla��Espanyol (due diverse esperienze, prima e dopo la stagione in Andalusia) approda al a�?suoa�� Madrid nella��estate del 1998. Ma si dimetterA� dopo tre settimane, per divergenze con la dirigenza, subentrando qualche mese dopo a Javier Clemente sulla panchina della Nazionale iberica, che guiderA� per quattro anni fino alla scandalosa eliminazione con la Corea ai Mondiali asiatici del 2002. Va quindi il Benfica, dove si toglie la soddisfazione, nel 2004, di rovinare il primo potenziale Triplete di JosA� Mourinho, battendolo nella finale di Coppa Portoghese (quella��anno il Porto dello Special One vincerA� campionato e Champions League). Lasciate le aquile di Lisbona, rientra in pista subentrando proprio a un portoghese, Carlos Queiroz, in quella che A? la sua seconda chance al Real Madrid. Che dura poco piA? della prima, dato che a fine settembre rassegna le dimissioni, dopo sole sei partite di campionato (4 vittorie e 2 sconfitte) e un clamoroso 3 a 0 subito a Leverkusen nella prima partita dei gironi di Champions. Torna a lavorare solo 3 anni dopo, al Benfica, che guida nella stagione 2007-a��08, dimettendosi a marzo. Fa quindi il commentatore tecnico in tv per la��Europeo 2008, rientrando in panchina ad ottobre, prendendo in corsa la��Osasuna, sulla cui panchina siederA� fino alla��esonero del febbraio 2011. Pochi mesi dopo, in agosto, diviene CT della Cina, guidandola per 2 anni e fallendo la qualificazione al Mondiale 2014, cosa che gli costa il posto. dal 2016 A? CT del Gabon.

4 (mediano) a�� Fernando HIERRO: Cresciuto nel Malaga, inizia la carriera da professionista nel Valladolid a 19 anni e, dopo due belle stagioni a�?in provinciaa��, arriva ventunenne al a�?Santiago BernabA�ua��. Roccioso, elegante e intelligente tatticamente, A? stato impiegato con eccellenti risultati tanto in mediana quanto al centro della difesa, dimostrando oltretutto una��ottima confidenza col goal (piA? di 100, quelli segnati, tra cui un clamoroso record di 21 in una sola stagione, 1991-a�?92). Diviene capitano nel 2001, dopo il ritiro del suo storico a�?gemelloa�� SanchA�s, prima di essere liquidato senza tanti fronzoli dal nuovo corso GalA�cticos imposto dal presidente Florentino Perez, concludendo la carriera con una��esperienza a�?esoticaa�� in Qatar, per poi chiudere col calcio dopo una stagione in Premier, al Bolton. Ha giocato quattro Mondiali (1990-2002) e due Europei (1996 e 2000), vestendo la fascia di capitano della Nazionale nel quadriennio 1998-2002. Col Real ha vinto cinque campionati, 3 Champions League (1998, 2000 e 2002, la��ultima da capitano), 2 Intercontinentali (1998 e 2002, la seconda da capitano), una Supercoppa Europea (2002, da capitano), una Copa del Rey (1992-a��93) e 4 Supercoppa di Spagna. Dopo il ritiro A? stato per quattro anni direttore sportivo della Federcalcio spagnola e per una stagione ds del Malaga da cui era partito. Nella��annata 2014-a�?15 ha rimpiazzato Zinedine Zidane, passato a guidare il Castilla, come vice di Carlo Ancelotti sulla panchina del Real, lasciando a fine stagione, con la��addio del tecnico reggiano. Un anno dopo diviene allenatore dell’Oviedo, ma lascia al termine del campionato, dopo aver fallito la promozione in Liga ai playoff.

5 (libero) a�� Manolo SANCHIS: Figlio di un ex giocatore del Real, A? cresciuto nella societA� merengue, unico difensore della celeberrima Quinta dei Buitre, il gruppo di giocatori (lui, il leader e attaccante ButragueA�o e i centrocampisti MA�chel, MA�rtin VA�zquez e Pardeza) che rappresentava la spina dorsale del Real Madrid Anni a��80, formato quasi in toto da giocatori cresciuti a a�?La FA�bricaa��, la academy dei Blancos. Centrale difensivo tutta��altro che imponente ma elegante e intelligente tatticamente, dopo aver debuttato a diciotto anni in prima squadra, ha guidato la retroguardia madridista per quindici anni, fino alla conquista della��Intercontinentale del 1998, diventando poi a�?uomo squadraa�? fino al 2001, anno del suo ritiro. Il suo palmarA?s A? fatto di piA? di 700 partite in maglia bianca (per la��esattezza 711: secondo assoluto), condite da 8 campionati nazionali (la��ultimo proprio in concomitanza della��addio al calcio giocato), una Coppa Intercontinentale, 2 Champions League (1998 e 2000, alzate entrambe da capitano), 2 Coppa UEFA (1985 e 1986), 2 coppe nazionali, 5 Supercoppa di Spagna (di cui tre consecutive 1988-1990) e una coppa di Lega. Sfortunato invece per quanto riguarda la Supercoppa Europea, avendo perso due finali su due (1998 e 2000, anche se nella seconda non scese in campo). In Nazionale A? stato campione da��Europa Under-21 nel 1986, giocando poi a Euro a��88 e al Mondiale italiano del a��90. E’ terzo assoluto per presenze nel club, con 710.

6 (mediano) a�� PIRRI: Vero nome JosA� MartA�nez SA?nchez, A? nativo di Ceuta, e muove i primi passi in alcuni club locali, come la��Imperio Riffien, la��SD Ceuta e, infine, la��AtlA�tico Ceuta. Qui viene notato dal Granada, con cui debutta in prima squadra nel 1963, appena diciottenne. Dopo quella prima stagione da 21 presenze e 11 reti in campionato, viene acquistato dal Real Madrid, in ricostruzione dopo i cinque successi consecutivi in Coppa di Campioni, e fresco di massima finale europea persa contro la Grande Inter del a�?Magoa�? Herrera. Pirri rimarrA� alla a�?Casa Blancaa�� fino al 1980: 16 stagioni (di cui le ultime arretrato al centro della difesa), per un totale di 561 presenze (segnando circa 130 reti), che ne fanno la��ottavo assoluto del club per partite giocate. Col Real Madrid vince la Coppa dei Campioni 1965-a��66 (nella quale segna tre reti, andando in gol sia alla��andata sia ritorno negli ottavi di finale contro gli scozzesi del Kilmarnock. Sia, soprattutto, segnando il gol-vittoria nella semifinale di andata contro la��Inter campione in carica) e 10 campionati. Particolare a�?curiosoa�?, il primo lo vince alla prima stagione (1964-a��65), il decimo A? quello con cui chiude la carriera al Real (gli altri sono arrivati nel triennio 1967-1969 e nel 1972, 1975, 1976, 1978 e 1979). Nella stessa stagione (1979-a��80) alza da capitano anche la Copa del Rey, la quarta vinta (le altre sono arrivate nel 1970, 1974, e 1975). Chiusa la��esperienza madridista, si trasferisce in Messico, dove gioca per due stagioni col Puebla. Quindi si ritira, completando gli studi da fisioterapista, per poi entrare nello staff medico del Real Madrid.A� Con la Spagna ha giocato 41 partite (segnando 16 reti) e disputando due Mondiali: quello 1966 (dove segna il suo primo gol in Nazionale, contro la��Argentina) e quello 1978, da capitano della a�?Rojaa�?. CuriositA�: ha segnato due volte alla��Italia, sempre in amichevole, e sempre segnato il primo gol di una vittoria per 2 a 1 degli spagnoli sugli Azzurri.

7 (ala destra) a�� RAAsL: Il vero simbolo del Madrid a cavallo tra Secondo e Terzo Millennio, attaccante completo (schierabile come centravanti, seconda punta o esterno) con un fiuto del goal pazzesco, ha solo avuto la sfortuna, a livello di Nazionale, di vivere il suo top prima della��esplosione della generazione che ha portato la Spagna sul tetto del Mondo, uscendo dal giro poco prima che le Furie Rosse iniziassero a vincere tutto (ha comunque fatto 3 Mondiali e 2 Europei tra il 1998 e il 2006, oltre a Olimpiadi e Europeo Under-21 nel 1996. In questa��ultimo sbagliA? il suo rigore nella serie finale che diede il terzo oro consecutivo alla��Italia di Cesare Maldini). Cresciuto nel quartiere madrileno di San CristA?bal de Los A?ngeles, tira i primi calci nella squadra locale, dove a 13 anni lo notano a�� incredibile ma vero -A� gli osservatori della��AtlA�tico Madrid, gli acerrimi rivali cittadini dei blancos. Dopo due stagioni nella��academia dei colchoneros, ecco la��approdo alla a�?Casa Blancaa��, dove brucia le tappe. Dopo due stagioni nelle formazioni giovanili, a 17 anni debutta nel Real Madrid C. In sette partite mette a segno la bellezza di sedici goal, passando immediatamente alla squadra B e, dopo una sola partita, alla prima squadra. Lo fa debuttare un mito madridista quale Jorge Valdano, divenuto nel frattempo allenatore, che lo battezza di fatto come erede del suo ex partner da��attacco, ButragueA�o. In quella prima stagione vince la Lima, mettendo insieme 28 presenze e 9 goal, e non ha ancora compiuto la maggiore etA�. Da lA� A? una��ascesa continua, che lo vedrA� mettere in bacheca altri 5 campionati, 3 Champions League (a segno in due finali su tre, e nella seconda, quella del 2000, A? pure capocannoniere), 2 Intercontinentali (nella prima segnando il goal vittoria), 1 Supercoppa Europea e 4 Supercoppa di Spagna (segnando sempre in almeno un match, tra andata e ritorno, delle prime tre). Gli A? invece sfuggita la Copa del Rey, nonostante due finali, di cui la prima andando pure a segno ed essendo capocannoniere del torneo in entrambe le occasioni. Oltre a questi trofei, detiene una impressionante serie di record individuali: A? al primo posto assoluto per presenze (741) e secondo per goal (323) nel Real Madrid, sia in assoluto che per quanto riguarda campionato e coppe europee. A� inoltre recordman assoluto di goal in Champions League e nelle competizioni UEFA in generale. A� stato 5 volte miglior giocatore della Liga, di cui 4 consecutive (1999-2002). Altri titoli individuali sono i due di capocannoniere della Liga e il titolo di a�?Man of the Matcha�� nella��Intercontinentale 1998. Eppure non ha mai vinto il Pallone da��Oro. Anzi, pur essendo ricoperto di lodi nei suoi exploit, A? stato generalmente sempre sottovalutato, non avendo mai campagne mediatiche a suo favore come altri giocatori. Un poa�� come Del Piero, cui lo legano diverse similitudini. Anche quella di non aver potuto chiudere la carriera nella suaa�? squadra, pur essendone recordman assoluto e avendone indossato la fascia di capitano (ereditata, insieme a quella della Nazionale, da Hierro). Dopo due ottime stagioni coi tedeschi dello Schalke04, gioca ora con i qatarioti della��Al-Sadd, coi quali ha vinto il campionato nazionale. Nel 2015 si trasferisce quindi ai rinati New York Cosmos, in USA, con cui vince il campionato NASL, dopo il quale annuncia il ritiro. Attualmente collabora ad un progetto di scambio di know-how tecnico tra la Federcalcio spagnola e gli Stati Uniti.

8 (interno destro) – CRISTIANO RONALDO: Portoghese della��isola di Madeira, muove i primi passi nella��Andorinha, quindi approda nel Nacional, la squadra di Madeira, quando ha soltanto 10 anni. Due anni dopo entra nelle giovanili dello Sporting di Lisbona, bruciando le tappe. Tra il 2001 e il 2002 passa, in rapida sequenza, la squadra Under-16, quella Under-17, la Under-18, la squadra B per approdare in prima squadra dove, al debutto in campionato il 7 ottobre 2002, segna una doppietta. Un mese dopo viene invitato a Londra, dalla��Arsenal, interessato ad arruolarlo. Su di lui pare perA? in pole position il Liverpool, mentre i suoi manager lo offrono anche al Barcellona. Nella��estate 2003 il ragazzo A? ad un passo dalla Juventus: la��affare salta perchA� la contropartita offerta da Luciano Moggi allo Sporting, la��attaccante cileno Marcelo Salas, non si accorda col club portoghese. Lo acquista invece il Manchester United, sconfitto in amichevole per 3 a 1 dallo Sporting, in occasione della��inaugurazione dello stadio a�?JosA� Alvaladea�� di Lisbona. Leggenda narra che gli stessi calciatori dello United abbiano caldeggiato, giA� durante il match ad Alex Ferguson di acquistare quel a�?ragazzinoa�?. Sbarcato alla��Old Trafford, Cristiano chiede la maglia numero 28, la stessa che aveva allo Sporting. Niente da fare; a�?Fergiea�? crede talmente nelle sue qualitA� che gli assegna la mitica a�?7a��, passata da Best (che di CR7 dirA�: a�?Ci sono stati diversi giocatori descritti come a�?il nuovo George Besta��, negli anni. Ma questa A? la prima volta che A? un complimento per mea�?) a Bryan Robson, a Cantona e appena lasciata da Beckham. A Manchester il ragazzo fa subito vedere di avere numeri interessanti, ma in veritA� il suo primo triennio coi a�?Diavoli Rossia�� non A? esattamente fenomenale: a parte una FA Cup il primo anno (e in finale A? proprio CR7 ad aprire le marcature, nel 3 a 0 con cui lo United si sbarazza del Milwall), e la Coppa di Lega 2006 (sua il terzo dei quattro gol a�?rossia�? al Wigan) successi non ne arrivano. Nella��estate 2006, inoltre, in un Portogallo-Inghilterra valevole per i quarti di finale del Mondiale tedesco poi vinto dalla��Italia, la��inglese Rooney, compagno di club di Ronaldo, viene espulso. La stampa britannica inizia una campagna contro CR7, accusandolo di aver protestato con la��arbitro chiedendo la��espulsione di a�?Wozzaa�?. La��astio mediatico e gli scarsi successi fanno ipotizzare un addio del giocatore, su cui ci sono Juventus, Real Madrid e Valencia. I bianconeri, travolti dallo scandalo di a�?Calciopolia��, escono forzatamente di scena. E ovviamente il derby spagnolo A? senza storia, per cui la��approdo in a�?blancoa�? di Ronaldo appare alle porte. Alla fine, il lavoro diplomatico di Ferguson e, soprattutto, del suo vice Queiroz, portoghese, convince Cristiano Ronaldo a restare alla��Old Trafford. Si rivelerA� una decisione perfetta sia per il giocatore sia per la squadra: tornano infatti i successi e CR7 esplode definitivamente. Dopo tre stagioni in cui mai aveva raggiunto la doppia cifra di reti in Premier (seppur la crescita fosse stata costante: 4, 5, 9), Ronaldo segna 17 reti, contribuendo alla vittoria in campionato. Ma A? la��anno dopo (aperto con la vittoria del Community Shield) quello del raggiungimento del top: con 31 reti in 34 partite vince il titolo di capocannoniere del campionato, che si conclude col secondo a�?scudettoa�? consecutivo. Segna anche 3 gol in altrettante presenze di FA Cup ma, soprattutto, con 8 reti in 11 partite, A? il trascinatore dello United alla vittoria della terza Champions League/Coppa dei Campioni della sua storia. Anche in questo caso CR7 A? capocannoniere. In totale firma una stagione dal 42 reti in 49 partite, che vogliono dire Scarpa da��Oro e, a fine anno il Pallone da��Oro e il FIFA World Player. A Manchester rimane una��altra stagione, in tempo per vincere la terza Premier consecutiva, il Mondiale per Club, la seconda Coppa di Lega e raggiungere nuovamente la finale di Champions League, persa poi contro il Barcellona. Raggiunti tutti i traguardi possibili, ecco il tanto annunciato trasferimento al Real Madrid, per 94 milioni di Euro. Impegnata la maglia numero 7 (ancora sulle spalle di RaA?l), Cristiano Ronaldo si vede assegnato il 9 che fu del grande Di Stefano, con cui ha molto in comune dopo la svolta tattica da ala destra ad attaccante a tutto tondo. La sua prima stagione al a�?Santiago BernabA�ua�� A? molto buona sotto il profilo personale (26 reti in 29 presenze in campionato, 7 gol in 6 partite in Champions), ma non in termini di risultati: la Liga la vince il Barcellona e in Champions le a�?merenguesa�? escono agli ottavi contro il sorprendente Lione. Salta la��allenatore Manuel Pellegrini, reo di non aver saputo tramutare in squadra i talenti ammassati da Florentino Perez per inaugurare la sua presidenza-bis. Oltre a CR7, infatti arrivano, tra gli altri, KakA� dal Milan e Benzema, proprio dal Lione. Alla guida del Real arriva JosA� Mourinho, fresco di a�?Tripletea�? con la��Inter, e portoghese pure lui. Il feeling col connazionale partirA� benissimo, ma finirA� con crepe non di poco conto. Il Madrid a trazione lusitana centra subito la Copa del Rey, vinta sul Barcellona con gol ai supplementari proprio di Ronaldo, che con 7 reti sarA� capocannoniere della manifestazione (a pari merito con Messi). CR7 sarA� anche re dei bomber in campionato, con 40 reti in 34 partite. Aggiungendo i 6 centri nelle 12 presenze di Champions, Ronaldo chiude la��anno con 53 reti in 54 partite, numeri fenomenali, che gli valgono per la seconda volta la Scarpa da��Oro. La stagione successiva arriva finalmente la vittoria in campionato, mentre i suoi numeri si fanno ancora piA? maestosi: 46 reti in 38 partite nella Liga (che perA? non gli bastano per essere a�?Pichichia��, viste le 50 tonde del a�?solitoa�? Messi), 7 su 7 in Copa del Rey, 10 su 10 in Champions cui si aggiunge 1 rete nella doppia sfida persa col Barcellona valevole per la Supercoppa di Spagna. Il totale a fine stagione A?, dunque, di 60 reti in 55 match. La��annata 2012-a��13 si apre con un successo: stavolta il Real riesce a strappare al Barcellona la Supercoppa nazionale, e Ronaldo va a segno sia alla��andata sia al ritorno. La stagione perA? A? funestata dalla��incancrenirsi del rapporto tra lo spogliatoio e lo a�?Special Onea��, e si chiuderA� senza mettere in bacheca nienta��altro, anzi con una finale di Copa del Rey persa nel derby contro i cugini della��AtlA�tico, dopo esser andati in vantaggio con un gol di Cristiano. Che chiude comunque la a�?temporadaa�? segnando esattamente un gol a partita in tutte le competizioni: 34 su 34 in campionato, 7 su 7 in coppa nazionale, 12 su 12 in Champions League e 2 su 2, come detto, in Supercoppa di Spagna. Per un totale di 55 reti in altrettanti match: numeri che contribuiscono a rifargli vincere il Pallone da��Oro, dopo i 4 di fila portati a casa dalla a�?nemesia�? Messi. Nel frattempo Mourinho se na��A? andato (per tornare al Chelsea), e sulla panchina a�?blancaa�? A? arrivato Carletto Ancelotti, che sa perfettamente esaltare la stella della sua squadra. Cristiano Ronaldo torna re dei bomber della Liga, con 31 reti in 30 partite ma, soprattutto, A? re di Champions col nuovo record di 17 marcature (in 11 match), la��ultima delle quali A? il rigore del definitivo 4 a 1 nella finalissima contro la��AtlA�tico Madrid. Il Real vince la DA�cima e CR7 si mette in tasca piA? di mezzo Pallone da��Oro 2014, dopo una stagione che vede arrivare in bacheca anche una��altra Copa del Rey. La seguente inizia con la vittoria nella Supercoppa Europea, grazie a�� tanto per cambiare a�� a una doppietta di Ronaldo, nella sfida a�?fratricidaa�� contro il Siviglia, vincitore della��Europa League. Dopo una piccola crisi, che vede il Real scivolare un paio di volte in campionato e, soprattutto, cedere alla��AtlA�tico nella Supercoppa di Spagna, ecco ripartire alla grande il club campione da��Europa, che inanella un record di 22 vittorie consecutive tra campionato e coppe. A trascinarlo, manco a dirlo, Cristiano Ronaldo, che in campionato segnerA� 15 gol nelle prime 8 partite, arrivando a 25 in sole 14 gare. A fine stagione i centri in Liga saranno 48 in 35 match, che gli valgono ovviamente un altro titolo di capocannoniere. Titolo che gli sfugge la stagione successiva, nonostante una media di quasi un gol a partita (35 centri in 36 presenze). Non gli sfugge invece quello di re dei bomber della Champions League, qui si bissando la vittoria della��anno precedente (e di quello prima ancora): le sue 16 reti sono determinanti per portare il Real Madrid alla a�?rivincitaa�� contro i a�?cuginia�� della��AtlA�tico nella finale di Champions League. Anche stavolta a trionfare sono i blancos, e il rigore decisivo nella lotteria finale (dopo la��1 a 1 al 90imo, non cambiato nei supplementari) lo trasforma proprio CR7. La stagione 2016-’17 lo vede nuovamente trionfare in Champions da capocannoniere: 12 reti, comprese le 2 in finale alla Juventus, nel 4-1 di Cardiff.A� Oltre alla coppa dalle grandi orecchie, torna il successo pure in campionato. Dopo la pausa estiva, il 2017 di CR7 riprende alla grande, con le vittorie in Supercoppa Europea e in quella spagnola (una rete nella sfida di andata, contro il Barcellona), oltre a un nuovo record: A? il primo calciatore a segnare in tutte e 6 le partite della fase a girone di Champions, primato festeggiato con la conquista del suo quinto Pallone d’Oro. L’anno solare si conclude con la vittoria da protagonista del Mondiale per Club: segna il gol del momentaneo 1-1 in semifinale con l’Al-Jazira, e realizza il gol-vittoria nella finale contro il Gremio. Del Real Madrid A? recordman assoluto di reti con 422 in 415 presenze. E’ inoltre il miglior marcatore del club in campionato (289A�gol in 276 partite) e in Champions League (99 centri in 94 apparizioni). Con il Portogallo ha segnato 79 gol (record) in 147 match, vincendo l’Europeo 2016 e partecipando inoltre a 3 Mondiali (2006, 2010 e 2014), ad altri 3 Europei (2004, chiuso al secondo posto, 2008 e 2012) e alla Confederations Cup 2017 (terzo posto). Ha inoltre preso parte alle Olimpiadi 2004.

Il quale, ad oggi, col Madrid ha segnato 364 gol in 348 partite: numeri spaventosi, che ne fanno il piA? grande bomber nella storia del club. Con il Portogallo, di cui A? capitano, ha disputato 125 incontri, mettendo a segno 56 reti. Oltre ai premi giA� citati, ha avuto, tra gli altri: il Bravo Award nel 2004, il titolo di miglior giocatore della Premier League sia nel 2006-a��07 sia nel 2007-a��08, quello di miglior giocatore delle competizioni UEFA 2013-a��14, la��Onze da��Or nel 2008 e nel 2013 ed A? nella Top 11 annuale della FIFA ininterrottamente dal 2007. Del Madrid detiene i seguenti record: piA? gol segnati complessivamente in una stagione (61); piA? gol segnati in una Liga (48); piA? gol segnati in una Champions League (17); piA? triplette segnate in una stagione (8). Detiene anche il record assoluto di triplette nella Liga, con 30, e in assoluto con 36; unico giocatore ad aver segnato in otto partite consecutive di campionato; piA? veloce giocatore a raggiungere i 50, i 100 e i 150 gol nella Liga; il piA? veloce a raggiungere i 200 e i 250 gol in totale. A? il bomber assoluto della Champions League, con 94 reti totali, e delle competizioni europee in generale, con 96.

9 (centravanti) a�� Alfredo DI STEFANO: Il simbolo del madridismo, tanto da esser stato presidente onorario a vita della squadra. Argentino poi naturalizzato, fu il centravanti titolare della squadra che vinse le prime cinque edizioni della Coppa dei Campioni (andando in goal in tutte e cinque le finali), giocando poi altre due finali (quelle perse del 1962 col Benfica e nel 1964 contro la��Inter). Anche se rischiA? di vestire ben altra maglia in Spagna, dato che inizialmente sembrava fosse stato il Barcellona a conquistarne i servigi, prendendolo dai colombiani del Millonarios di BogotA�, dopo essere esploso in patria nel River Plate (club dove era cresciuto e che se la��era ripreso dopo il prestito-exploit alla��HuracA�n). Una serie di controversie su chi era legittimato a trattare e sulla proprietA� del cartellino, unite ad alcune dispute in seno al club catalano, favorirono (insieme, si dice, al peso politico che aveva il Real, squadra nel cuore del Generalissimo Franco) il passaggio a�� 1953 – in camiseta blanca del giocatore. In undici stagioni, oltre alle succitate 5 a�?Championsa�?, vinse 8 campionati, la��Intercontinentale del 1960, la Coppa di Spagna nel 1962. A cui si aggiungono, a livello personale, 5 (di cui quattro consecutivi) titoli di capocannoniere in 6 anni (1954 e poi dal 1956 al 1959) e due Palloni da��Oro (1957 e 1959). Considerato unanimemente uno dei giocatori piA? forti e completi di sempre, A? stato inserito al quarto posto nella classifica dei Giocatori del Secolo (scorso), dietro solo a PelA�, Maradona e Cruyff. Basti pensare che, oltre a quanto vinto col Real, A? stato campione e capocannoniere sia in Argentina sia in Colombia. Vincente anche la carriera da allenatore, avendo conquistato titoli in Argentina (allenando sia il Boca Juniors sia il a�?suoa�? River Plate) e il clamoroso a�?scudettoa�? del Valencia nel 1971 (anno in cui sfiorA? la doppietta, perdendo la finale di Copa di Spagna ai supplementari col Barcellona), squadra che porterA� anche alla vittoria europea nel 1980, con la conquista (ai rigori contro la��Arsenal) della Coppa delle Coppe. In panchina fallA� perA? proprio al Real Madrid, dove si accasA? in due diversi periodi (proprio come a Valencia). Nel primo stint (1982-1984) fu il re dei secondi posti, arrivando nella piazza da��onore in entrambi i campionati, e perdendo quattro finali su quattro nella��anno di (dis)grazia 1983, battuto nella corsa a: Supercoppa di Spagna, Coppa di Spagna, Coppa di Lega e Coppa delle Coppe. Si rifece parzialmente nel secondo e ultimo passaggio, stagione 1990-a��91 quando, subentrando in corsa al a�?santonea�? gallese John Toshack si rifece della Supercoppa nazionale, strappata agli storici rivali del Barcellona grazie a una vittoria per uno a zero al Camp Nou e a un sonoro 4 a 1 in casa, dopo essere andati sotto. Il che non lo salverA� comunque dalla��esonero, arrivato nella primavera 1991. A� scomparso il 7 luglio di questa��anno, dopo diversi problemi di salute, che la��avevano debilitato nel corso degli anni. Pare che la��ultima partita vista in tv sia stata la conquista della DA�cima.

10 (interno sinistro) a�� Ferenc PUSKAS: Non A? una bandiera in senso stretto (semmai lo A? stato del glorioso HonvA�d di Budapest, dissoltosi con la Rivoluzione Ungherese del 1956 e che fu la��ossatura della nazionale oro alle Olimpiadi del 1952 e che perse inaspettatamente la Finale Mondiale 1954 contro la Germania, che infatti ricorda quel successo come il a�?Miracolo di Bernaa�?), ma A? impossibile lasciarlo fuori dal Real di tutti i tempi, per il peso specifico che ebbe in quella squadra, oltre che nel calcio in generale. Classico a�?10a�? offensivo della��epoca (un trequartista esterno/seconda punta dal goal facile, un mix tra gli odierni Cristiano Ronaldo e Messi), arrivA? al Madrid relativamente tardi (31 anni) e dopo due anni di stop a causa della fuga con cui i giocatori della��HonvA�d fuggirono approfittando di una trasferta di Coppa. Dopo aver tentato di accasarsi in varie squadre (in Italia provarono a prenderlo sia la Juve sia il Milan) ed aver sfiorato il passaggio ad un Manchester United bisognoso di una stella attorno cui ricostruire la squadra dopo la tragedia di Monaco, si veste finalmente di bianco, rimanendo alla��ombra del a�?Bernabeua�� per otto stagioni. IniziA? subito con le ultime due a�?Championsa�? delle cinque vinte di fila, saltando la finale del a��59 per infortunio, ma riscattandosi la��anno successivo marcando quattro dei sette goal che il Real rifilA? ai tedeschi della��Eintracht di Francoforte. Quel 1960 fu anno di grazia, dato che replicA? i festeggiamenti rifilando una doppietta agli uruguagi del PeA�arol nella finale di ritorno della��Intercontinentale nel 5 a 1 finale (0 a 0 alla��andata) e inaugurando il via delle cinque Liga consecutive vinte (1960/a��61-1964/a��65). Vinse 4 volte in 5 anni il titolo di capocannoniere (1960, 1961, 1963, 1964), segnando diverse marcature multiple, tra cui due triplette consecutive rifilate al Barcellona nel 1963, una in casa e una al Camp Nou, cui vanno aggiunti i tre goal nella finale di Coppa Campioni del 1962, che non bastarono per la vittoria finale, che vide il Benfica trionfare per 5 a 3. Per concludere la��opera, segnA? entrambi i goal con cui il Real superA? 2 a 1 il Siviglia nella finale di Coppa di Spagna del 1962.

11 (ala sinistra) a�� Francisco GENTO: La��uomo delle sei Coppa dei Campioni (piA? due perse in finale) e delle dodici Liga vinte (otto su nove nel periodo 1960-1969, con cinque consecutive), oltre a tre coppe nazionali e la��Intercontinentale del 1960 (segnando il quinto e ultimo goal del Real). Ala sinistra, si divideva tra il rifornire di assist Di Stefano e andare lui stesso in goal. Dopo le prime cinque Coppe consecutive (di cui la terza, quella del 1958, vinta grazie al suo goal nei supplementari nella sfida del della��Heysel contro il Milan di a�?Gipoa�? Viani capitanato da Liedholm), divenne la guida della generazione successiva, quella della cosiddetta squadra a�?Ye-YA�a��, che dominA? in patria gli effervescenti Anni Sessanta (e che fece tre finali di a�?Championsa�?). A� IL numero 11 del Real, ed ha rimpiazzato Di Stefano nel ruolo di a�?nume tutelarea�� di squadra e societA�, dopo la scomparsa della a�?Saeta Rubiaa��.

ALLENATORE – Miguel MUA�OZ: Un mito del Real giA� in campo, avendone segnato il primo goal in assoluto in Coppa dei Campioni, trofeo che ha alzato da capitano nel 1956 e 1957 (nel 1958 non giocA? la finale). Cui si aggiungono 4 campionati in cinque anni (dal 1953-a��54 al 1957-a��58, col a�?bucoa�? del 1955-a��56). Ma A? in panchina che questa��uomo diventa leggenda. Inizia nel 1959 con la squadra riserve, e sostituendo per 40 in prima squadra la��argentino Luis Carniglia, fuori causa per motivi di salute, ma che torna in tempo per vincere la Coppa Campioni. Che la��anno dopo A? invece appannaggio proprio di Munoz, che subentra ad aprile al paraguayano Manuel Fleitas, per lasciare la panchina della squadra solo al termine della stagione 1973-a��74, dopo aver conquistato una��altra Coppa Campioni (1965-a��66), la Coppa Intercontinentale (1960), due Coppe di Spagna e ben 9 campionati (8 su 10 negli Anni Sessanta e quello 1971-a��72), oltre ad altre due finali di Coppa dei Campioni (perse nel 1962 e 1964) e una finale di Coppa delle Coppe (1971, persa al replay col Chelsea). Dopo alcune panchine a�?minoria�? A? divenuto CT della Nazionale spagnola, guidata dal post Mundial a��82 fino 1988, perdendo la finale di Euro a��84 contro la Francia di Platini. A� stato il primo uomo di calcio della storia a vincere la Coppa Campioni sia da giocatore sia da allenatore, e anche quello che ca��ha messo meno tempo per fare entrambe le cose, essendo passati solo quattro anni di intervallo (prima coppa da giocatore nel 1956, prima coppa da allenatore nel 1960).

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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