All Time XI: Roma

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Parli di calcio nella Capitale e, dopo un secondo, sei immerso nell’atavico scontro cittadino tra Roma e Lazio: chi A? nato prima, chi ha vinto di piA?, chi A? piA? tifato in centro e chi in periferia, o in provincia o fuori. E, ancora, la coppa in faccia, gli anni d’oro e gli anni in B…

I giallorossi nascono formalmente dopo, quando il fascismo decise che non potessero esserci piA? di due club per cittA�: essendo la Lazio la piA? antica, i biancocelesti poterono mantenere la loro indipendenza, mentre le altre societA� capitoline si fusero nell’AS Roma.

Correva l’anno 1927, e da allora la rivalitA� A? stata di un’escalation inarrestabile, che vede i giallorossi in vantaggio per 3-2 nel computo degli Scudetti, ad esempio.

Ma laA�a�?Maggicaa�? A? stataA�anche fierissima avversaria dellaA�Juventus, in particolareA�dalla prima a�� scoppiettante a�� metA� degli Anni Ottanta, periodo che ha poi definito quella che oggi A? una rivalitA� storica, e che in veritA� affonda le radici addirittura nella��Italia pre-repubblicana, con Roma a�?capitale politicaa�? della��Italia e Torino punto di riferimento della Real Casa Savoia.

RivalitA� poi rinverdita in seno al ‘Palazzo del calcio’, con al centro la figura di Moggi, passato proprio dalla Roma alla Juve (si dice ‘portandosi dietro’ Ciro Ferrara e Paulo Sousa, bloccati per la prima e fatti poi approdare alla seconda), acerrime avversarie anche nella ‘stanza dei bottoni’, prima della pax veltroniana siglata dalla��allora sindaco juventino di Roma col la figlia del presidente Sensi (Rosella) e Moggi stesso, evoluta poi nell’asse Agnelli-Pallotta per un rinnovamento dei vertici calcistici italiani.

Ma lasciamo ora questo quadro storiografico e concentriamoci sul calcio ‘giocato’, andando a vedere la Roma ‘all time’, schierata con la classica formula degli Anni Ottanta:

1 (portiere) a�� Franco TANCREDI: Nativo di Giulianova, cresce nella squadra della sua cittA�, con cui debutta in Serie C nel 1972. Dopo due stagioni con gli abruzzesi approda al Milan, dove fa il terzo portiere (dietro Albertosi e Pizzaballa) per due anni. Viene quindi mandato a fare esperienza a Rimini, in Serie B, per essere quindi ceduto definitivamente alla Roma nel 1977, dove inizialmente fa da a�?dodicesimoa�? alla ‘bandiera’ Paolo Conti. A metA� della terza stagione in giallorosso soffia il posto al titolare, che manterrA� per quasi un decennio. Specializzato nel parare i rigori, Tancredi A? il guardiano della porta romanista nella��epopea giallorossa targata Liedholm, con la conquista dello storico Scudetto 1982-a��83 e la Coppa dei Campioni persa (in casa) solo ai rigori la��anno successivo (dopo la quale sarA� il portiere titolare della Nazionale Olimpica a Los Angeles). Nel dicembre 1987, a San Siro contro il Milan, viene colpito da un petardo lanciato dalla curva rossonera, perdendo i sensi, e dovendo lasciare spazio ad un allora giovanissimo Angelo Peruzzi. Col quale, la stagione successiva, si divide la maglia numero 1, mentre nel campionato 1989-a��90 torna a tutti gli effetti a fare la riserva in favore di Giovanni Cervone. Dopo le a�?Notti Magichea�? passa al Torino, dove disputa la sua ultima stagione agonistica. Dopo un anno di studio, torna alla Roma come preparatore dei portieri, carica che ricoprirA� fino al clamoroso passaggio di Fabio Capello dalla panchina romanista a quella della Juve. Legatosi infatti al tecnico friulano, lo segue a Torino (per lo sconcerto dei tifosi a�?lupacchiottia�?), quindi al Real Madrid e infine alla Nazionale inglese. Tornato brevemente alla Roma nella stagione di Luis Enrique, fermandosi poi nella��estate del 2012, quando sceglie di non seguire Capello nello staff della Nazionale russa. Nel 2015 entra nello staff di Christian Panucci (ex collaboratore lui stesso di Don Fabio), quando l’ex terzino approda sulla panchina del Livorno. Nel giugno 2017 si ricongiunge con Capello in Cina, allo Jiangsu Suning, esperienza chiusa nella primavera 2018. A� a�?ila�? portiere della ‘Hall of Fame’ della Roma, varata nel 2012 dalla nuova proprietA� statunitense. In Nazionale ha collezionato 12 presenze, disputandosi con Giovanni Galli il dopo-Zoff. SarA� secondo portiere a Mexico a��86.

2 (terzino destro) – CAFU: Brasiliano, A? la��unico giocatore nella storia del calcio ad aver disputato tre finali (consecutive) ai Mondiali. Originario di San Paolo, dopo aver iniziato in alcune societA� ‘minori’, a 18 approda alle giovanili del ‘Tricolor paulista’, la squadra a�?nobilea�? della sua cittA�. La��anno successivo approda alla prima squadra, conquistandosi ben presto un ruolo da titolare e vincendo due edizioni consecutive della Copa Libertadores e della Coppa Intercontinentale (1992 e 1993), una Supercoppa Sudamericana (1994), 2 Recopas del Sudamerica (1993 e 1994), una Coppa CONMEBOL (1993), un campionato brasiliano (1991) e due tornei statali paulisti (1991 e 1992). Nel 1994 A? nominato Giocatore Sudamericano della��Anno, e vince il Mondiale USA con la Nazionale carioca. Nel gennaio a��95 approda in Europa, agli spagnoli del Real Saragozza, con cui vince la Coppa delle Coppe. Torna quindi subito in Brasile, acquistato dalla Parmalat che gestisce il Palmeiras: non potendo, per una causa contrattuale, tornare a�?a casaa�? in uno dei primari club paulisti, viene parcheggiato alla Juventude, con cui gioca due partite per poi approdare al club biancoverde. Dopo due anni col ‘VerdA?o’, ecco la��approdo alla Roma, nella��estate 1997. Coi giallorossi gioca fino al 2003, vincendo lo storico scudetto 2000-2001 con Capello e la Supercoppa Italiana seguente. Diviene a�?il Pendolinoa�?, volando sulla fascia sia come esterno nel 3-5-2 che da terzino puro nella linea a�?a quattroa�?. Da giallorosso ha disputato le altre sue due finali Mondiali: quella del 1998 persa contro la Francia e, soprattutto, quella vinta da capitano nel 2002. Nel 2003, a 33 anni, la Roma lo lascia partire a parametro zero, dato che il giocatore sembra aver giA� dato il meglio di sA�. Approda al Milan, dove invece vivrA� una seconda giovinezza, vincendo subito Supercoppa Europea e Scudetto, cui aggiungerA� Champions League, Mondiale per Club e una��altra Supercoppa Europea nel 2007 e la Supercoppa Italiana nel 2004. Lascia il Milan e il calcio giocato nel 2008, dopo aver disputato anche un altro Mondiale col Brasile, quello del 2006. Con la Nazionale, della quale detiene il record di presenze (142), ha disputato anche quattro edizioni della Copa AmA�rica (vinta nel 1997 e nel 1999, cui si aggiunge un secondo posto nel 1991), vinto la Confederations Cup 1997 oltre ad altri tornei quali la Umbro Cup (1995) e la Lunar New Year Cup (2005). A� a�?ila�? terzino destro della ‘Hall of Fame’ romanista, creata nel 2012.

3 (terzino sinistro) – Francesco ROCCA: Nativo di San Vito Romano, muove i primi passi nella squadra della parrocchia, passando poi al Genazzano e quindi al Bettini Quadraro/CinecittA�. Qui, lo nota il ‘Mago’ Herrera, che lo porta diciottenne alla Roma. Debutta nel Torneo Anglo-Italiano del 1972, e due anni dopo A? giA� in Nazionale, in piena rivoluzione dopo il fallimento ai Mondiali a��74. Terzina dalla spinta eccezionale, che gli vale il soprannome di ‘Kawasaki’, avviato a una carriera brillantissima, viene messo KO da una serie di gravi infortuni. Nella��ottobre 1976 sa��infortuna a un ginocchio, in campionato, contro il Cesena. Risponde comunque alla chiamata della Nazionale, andando in campo nel match di qualificazioni Mondiali contro il Lussemburgo. Rientrato a Roma, al primo allenamento gli saltano i legamenti del ginocchio. Torna in campo nella��aprile successivo, ma a settembre A? di nuovo sotto i ferri, perdendo tutta la stagione 1977-a��78. Rientrato nella stagione successiva, gioca 17 partite di campionato, quindi 20 nella seguente (nella quale la Roma vince la Coppa Italia), continuamente tormentato dagli acciacchi. Chiude con la stagione 1980-a��81, nella quale colleziona solo 6 presenze in campionato (e la seconda Coppa Italia consecutiva), dando la��addio al calcio con la��amichevole tra la Roma e i brasiliani della��Internacional di Porto Alegre (squadra da cui A? stato acquistato la��anno prima FalcA?o, operazione della quale questa amichevole faceva parte). Successivamente si A? affermato come tecnico federale, guidando diverse rappresentative Under, e facendo da vice durante la��era di Dino Zoff (col quale aveva guidato la Nazionale Olimpica 1988) come CT della Nazionale. Ha stracciato i pur autorevoli colleghi di ruolo (a�?Sabinoa�? Nela, Amedeo Carboni, il francese Candela) nelle votazioni per il ruolo nella ‘Hall of Fame’ giallorossa, istituita nel 2012.

4 (difensore centrale) a�� Giacomo LOSI: Nativo della provincia di Cremona, inizia nella Soncinese, squadra locale dove lo pescano i grigiorossi del capoluogo, con cui debutta in Serie D, conquistando la promozione alla categoria superiore. Lo acquista quindi la Roma, con la quale debutta sul finire della stagione 1954-a��55 in un secco 3 a 0 rifilato alla��Inter. Dalla stagione successiva soffia ad Alberto Eliani il ruolo di terzino sinistro titolare, che conserva con alterne fortune, insidiato da Giulio Corsini. La soluzione al dualismo viene trovata con lo spostamento al centro della difesa per Losi, che guiderA� cosA� per un decennio il reparto arretrato giallorosso. Dalla stagione 1960-a��61 diviene capitano della squadra, e alla prima stagione con la fascia al braccio alza la Coppa delle Fiere, vinta dalla Roma contro gli inglesi del Birmingham City. AlzerA� poi la Coppa Italia 1963-a��64, mentre nella finale del a��69 sarA� fuori, essendo stato accantonato dopo un litigio con la��allenatore a�� il Mago Herrera a�� dopo sole 8 giornate di campionato. A fine stagione si trasferisce quindi ai dilettanti della Tevere Roma per una��ultima annata agonistica, chiudendo poi la carriera. Ma rimane in societA�, dato che diventa la��allenatore dei teverini, venendo perA? esonerato a novembre. Allena poi con fortune alterne fino a metA� degli Anni Ottanta, non sfondando mai nel a�?calcio che contaa�?. Detto ‘Core de Roma’ per i tanti anni trascorsi e la��impegno profuso in campo coi capitolini, A? stato a�?ila�? Capitano fino alla��avvento di Totti. Con la Roma ha disputato 386 partite (terzo assoluto per presenze, dietro lo stesso Totti e De Rossi), di cui 299 da capitano. Attualmente dirige la NuovaValleAurelia, scuola calcio affiliata alla Roma, ed A? inoltre il CT della��ItalianAttori, la��equivalente telecinematografico della Nazionale Cantanti. A proposito di Nazionale, in azzurro ha collezionato 11 presenze (di cui una da capitano), prendendo parte al Mondiale 1962 in Cile. Anche lui fa parte fin dalla��inizio della ‘Hall of Fame’ della Roma.

5 (regista) a�� Paulo Roberto FALCA?O: Brasiliano, dello ‘il Divino’, inizia la carriera professionistica nella��Internacional de Porto Alegre, con cui debutta nel 1973. Rimane coi biancorossi fino al 1980, vincendo 3 campionati nazionali (1975, 1976 e 1979) e 5 statali A�del Rio Grande do Sul (1973-1976 e 1978). Dopo la finale di Coppa Libertadores persa contro gli uruguagi del Nacional de Montevideo, approda alla Roma. Al suo primo anno in Italia, conquista un secondo posto in campionato (A? la stagione del famoso ‘gol di Turone’ e la Coppa Italia, trasformando il rigore decisivo nella serie finale contro il Torino. La stagione successiva, nonostante la Roma si fermi al terzo posto in campionato, si impone come uno dei migliori giocatori della Serie A, andando al Mundial a��82 col Brasile come una delle stelle del torneo. La��eliminazione subita per mano della��Italia poi trionfatrice in quel di Madrid, viene consolata con lo storico Scudetto romanista del 1983, che lo fa diventare ‘Ottavo Re di Roma’ per i tifosi. La stagione successiva la Roma vince nuovamente la Coppa Italia, A? seconda in campionato ma, soprattutto, perde (di fatto, in casa) la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, ai rigori. E proprio qui finisce di fatto la storia da��amore del brasiliano con la Roma: si viene presto a sapere, infatti, che il giocatore ha rifiutato di far parte dei tiratori dal dischetto, pur essendo uno specialista, da buon sudamericano. Questo ‘tradimento’, unito a problemi contrattuali che la fanno entrare in rotta col presidente Viola, e una vita privata alquanto movimentata ben raccontata dai rotocalchi, fanno si che la a�?CittA� Eternaa�? non sia piA? un piccolo paradiso per il giocatore, che gioca solo 8 partite (4 di campionato) nella stagione 1984-a��85, prima di rescindere e tornare in Patria, al San Paolo (saluterA� peraltro con un goal decisivo per la vittoria sulla��avversario di giornata, il Napoli). Col ‘TricolA?r’ vince il campionato statale paulista, ritirandosi dopo aver disputato il Mondiale 1986 con la sua Nazionale (nella quale rientrava dopo 4 anni di assenza e con la quale ha preso parte alle Olimpiadi 1972 e alla Copa AmA�rica 1979, conquistando il terzo posto finale). Quattro anni dopo, ne diventa Commissario Tecnico (subentrando a Lazaroni dopo Italia a��90), e guidando la squadra al secondo posto nella Copa AmA�rica 1991, lasciando poi il posto a Carlos Alberto Parreira (che porterA� la squadra fino al titolo nel Mondiale americano 1994) e accettando la panchina dei messicani della��AmA�rica, che guida per una sola stagione dato che viene poi chiamato dal ‘suo’ Internacional, che allena fino alla��anno successivo, prima di essere sollevato dalla��incarico. Dopo un anno ‘sabbatico’, diventa per un anno CT del Giappone, lasciando poi la professione di allenatore per oltre 15 anni. Torna in panchina nella��aprile 2011, prendendo in corsa sempre la��Internacional, vincendo il campionato statale. In luglio, dopo tre sconfitte consecutive, viene perA? esonerato. Approda al Bahia, nel febbraio 2012, ma anche qui salta a luglio, per una��altra sequenza di tre sconfitte consecutive. Torna in panchina nel 2015, allo Sport Recife, mentre l’anno seguente A? per un breve periodo di nuovo alla guida dell’Internacional. Fa parte anche lui, fin dalla��inizio, della ‘Hall of Fame’ della Roma.

6 (difensore centrale) a�� ALDAIR: Brasiliano, per gli standard carioca arriva tardino nel ‘calcio che conta’, dato che ha ‘giA�’ venta��anni quando lo nota una squadra importante, il Flamengo. Coi rossoneri di Rio vince nel 1986 il campionato statale a�?Cariocaa�? e, la��anno successivo, il titolo nazionale. Approda in Europa nel 1989, ai portoghesi del Benfica allenati dalla��ex mister romanista Sven Goran Eriksson, dopo aver vinto la Copa AmA�rica con la Nazionale. Con le a�?aquilea�?, conquista la Supercoppa portoghese e la finale di Coppa dei Campioni, persa contro il Milan di Sacchi. Partecipa quindi ai Mondiali italiani del a��90, restando poi nel nostro Paese in quanto acquistato dalla Roma. Coi giallorossi centra subito la Coppa Italia, tornando poi al successo un decennio piA? tardi, con la��abbinata Scudetto-Supercoppa italiana nel 2001. Lascia la Capitale nel 2003, per disputare una��ultima stagione in B, col Genoa, e poi ritirarsi. TornerA� in campo la��anno successivo in Brasile, per due partite col Rio Branco. Quindi nella stagione 2007-a��08 viene tesserato dai sammarinesi del Murata, con cui vince il campionato e disputa i preliminari di Champions League. Con la Nazionale, dopo essere stato a�?dimenticatoa�? dai Mondiali a��90, torna nel a��94, vincendo da titolare i Mondiali statunitensi (battendo in finale la��Italia di Sacchi ai rigori). Quindi inanella una serie di vittorie e piazzamenti: secondo posto alla Copa AmA�rica a��95, bronzo alle Olimpiadi a��96, vittoria in Copa AmA�rica 1997, vittoria alla Confederations Cup 1997, secondo posto ai Mondiali a��98. Soprannominato ‘Pluto’ dai tifosi romanisti, la sua maglia numero ‘6’ A? stata ‘sospesa’ per dieci anni, anche se mai formalmente ritirata.A�E’ tornata in uso sulle spalle del centrocampista olandese Kevin Strootman, quando quest’ultimo A? approdato alla Roma. Anche Aldair A? nella ‘Hall of Fame’ giallorossa dalla fondazione.A�E’ stato la��ultimo capitano romanista prima di Francesco Totti. Nella stagione 2015-’16 A? stato consulente di mercato del Chieti.

7 (ala destra) a�� Bruno CONTI: Nato a Nettuno, la ‘cittA� del baseball’ (che pratica in giovane etA�), viene pescato dalla Roma nella��Anzio, approdando nelle giovanili giallorosse a 17 anni. Dopo i primi anni di formazione, in cui fa qualche sporadica apparizione in prima squadra, a venta��anni viene mandato in prestito al Genoa, in B. Torna quindi a casa, dove rimane due stagioni tra alti e bassi, per poi essere nuovamente prestato in B al Grifone. Rientra quindi definitivamente alla base nel 1979 (ritrovando Nils Liedholm, la��allenatore che la��aveva lanciato in prima squadra da ragazzo), spiccando definitivamente il volo. Vince subito la Coppa Italia (conquistando la Nazionale e venendo convocato per il Mundialito 1980), bissata nella stagione successiva (nella cui finale di ritorno trasformerA� uno dei rigori della sequenza per assegnare il trofeo). La stagione 1981-a��82 A? senza titoli, ma si conclude con la��esperienza piA? esaltante di tutte: la vittoria azzurra ai Mondiali a��82, con Conti tra i grandi protagonisti (A? inserito nella formazione ‘Best 11’ del torneo, e PelA� lo indicherA� addirittura come il migliore in assoluto del Campionato del Mondo spagnolo. Ha anche segnato un goal, nel girone di qualificazione contro il PerA?). La vittoria mondiale A? di buon auspicio per il campionato, dato che la stagione immediatamente seguente al trionfo di Madrid veda la Roma vincere lo Scudetto. La��anno successivo A? addirittura finale di Coppa dei Campioni, per giunta ‘in casa’, dato che lo stadio prescelto A? la��Olimpico di Roma. Ma la Roma (dopo aver conquistato la finale ribaltando clamorosamente il 2 a 0 subito dagli scozzesi del Dundee in semifinale), A? sfortunata, e ai rigori il trofeo lo porta a casa il Liverpool. Conti tra la��altro sarA� la��autore del primo errore dal dischetto dei giallorossi (la��altro errore, quello fatale, A? di ‘Ciccio’ Graziani). La ‘consolazione’ arriva con la terza vittoria in Coppa Italia (anche se Conti, nel match di ritorno, sa��infortuna). Rimane alla Roma fino al a��91 (anche se nella��ultima stagione gioca solo nove minuti in Coppa UEFA), vincendo di nuovo la Coppa Italia nel 1985-a��86 e nel 1990-a��91 (anche se non A? mai sceso in campo nella competizione). Disputa la partita da��addio il 23 maggio 1991, alla��Olimpico, il giorno dopo che la Roma non A? riuscita ad avere la meglio sulla��Inter nella finale tutta italiana di Coppa UEFA, di fronte a 80mila spettatori paganti (piA? di quelli che hanno assistito alla finale europea del giorno prima). Entra subito nello staff societario, allenando prima gli Esordienti e poi i Giovanissimi. Diventa quindi responsabile della��intero Settore Giovanile, incarico che lascia nel marzo 2005 per divenire ad interim allenatore della prima squadra, dopo la��addio di Delneri (in una stagione travagliatissima per i giallorossi), fino al termine della stagione. Lasciata la panchina, diviene Responsabile della��Area Tecnica, tornando poi a dirigere il Settore Giovanile con la��avvento degli americani. Noto come ‘Sindaco di Roma’, anche lui fa parte della primissima formazione della a�?Hall of Famea�? romanista. Con la Nazionale ha disputato 47 match (segnando 5 reti), prendendo parte anche al Mondiale 1986.

8A�(centrocampista) a�� Daniele DE ROSSI: Romano purosangue, figlio di Alberto allenatore della Primavera giallorossa, inizia nella��Ostiamare, per poi approdare al settore giovanile romanista. Debutta in prima squadra a 18 anni, lanciato da Capello nella Roma campione da��Italia in carica, in un match di Champions League, giocando poi anche 3 partite di Coppa Italia. La��esordio in Serie A avviene nella stagione successiva, nel gennaio 2003 a Como. Il 10 maggio, contro il Torino, gioca la sua prima partita da titolare, bagnandola con un goal. Va a segno anche alla��ultima di campionato, in casa contro la��Atalanta. Dalla stagione successiva, nonostante i soli 21 anni, diviene titolare della squadra, ruolo che ha di fatto conservato da allora senza soluzione di continuitA�, a parte una serie di esclusioni con Zeman in panchina. Dopo aver conquistato il posto da titolare in squadra, arriva ben presto anche la��esordio in Nazionale, lanciato da Marcello Lippi nel 2004. Al Mondiale 2006 parte titolare, ma viene espulso contro gli Stati Uniti nella seconda giornata del girone, ricevendo una squalifica di 4 giornate. Torna a disposizione per la finale, subentrando proprio a Totti nel secondo tempo, e trasformando il terzo dei cinque rigori che riportano la��Italia calcistica sul tetto del Mondo. Divenuto un pilastro azzurro, ha partecipato agli Europei 2008, 2012 (entrando nel a�?Best 11a�� del torneo) e 2016, i Mondiale 2010 e 2014 e la Confederations Cup nel 2009 e nel 2013. Ha lasciato la maglia azzurra (con 117 presenze e 21 reti) dopo la fallita qualificazione ai Mondiali 2018. Nel suo palmarA?s ci sono la doppietta in Coppa Italia (2007 e 2008, segnando nella prima e giocando da capitano nella seconda) e la Supercoppa Italiana 2007, vinta dalla Roma grazie a un suo goal su rigore. A livello personale A? stato ‘miglior giovane’ nel 2006 e ‘miglior giocatore italiano’ nel 2009 agli Oscar del Calcio AIC. Per il percorso simile a quello di Totti (romano e romanista che ha sempre giocato per la Roma), ne A? stato indicato come ‘erede carismatico’, da cui il soprannome ‘Capitan Futuro’.A�Dopo tanti anni da vice di Totti, A? diventato capitano a partire dalla stagione 2017-’18, in seguito all’addio al calcio di quest’ultimo.

9 (centravanti) a�� Amedeo AMADEI: Immagino molti si aspettassero il ‘Bomber’ Pruzzo, ma dopo averci pensato e ripensato, ho optato per il ‘Fornaretto’ (chiamato cosA� perchA� discendente da una famiglia di panettieri di Frascati), primo grande amore dei tifosi giallorossi, il Totti di cinquanta��anni prima. Arriva alla Roma a quindici anni, dopo aver brillantemente passato un provino fatto alla��insaputa dei genitori. Debutta sul finire della stagione, contro la Fiorentina (piA? giovane, tutta��oggi, giocatore ad esordire in Serie A). La settimana successiva segna il goal della bandiera in un clamoroso 5 a 1 subito sul campo della Lucchese (e, anche in questo caso, A? ancora il piA? giovane di sempre ad aver segnato in Serie A). Dopo una��altra stagione di ‘apprendistato’, viene mandato in prestito alla��Atalanta, in Serie B, dove gioca ancora da ala destra, suo ruolo iniziale. Rientrato alla base, dopo un primo anno ancora sulla fascia, ecco la��intuizione della��allenatore ungherese Alfred Schaffer, che lo sposta al centro della��attacco romanista. Alla prima stagione da a�?9a�? mette a segno 18 reti in 30 partite. Lo stesso identico bottino della stagione successiva, che in questa��ultimo caso vale il primo storico scudetto della Roma, nella stagione 1941-a��42. Le reti furono 14 (in 28 partite) la��annata seguente, quindi la Serie A si stoppA? a causa della Seconda Guerra Mondiale. Nel frattempo divenuto capitano della squadra, segna 16 reti in sole 8 partite in uno dei cosiddetti ‘Tornei di Guerra’ nel 1944, quindi ne realizza15 in 34 partite nel torneo Divisione Nazionale nel 1945-a��46. Ristabiliti i campionati ‘classici’ con la fine della transizione post-bellica, disputa altri due tornei di Serie A con la Roma, segnando rispettivamente 13 (in 31 partite) e 19 (in 35 partite) reti. Nel 1948 viene quindi ceduto, a causa di gravi problemi economici della societA�, alla��Inter (che ha la meglio su Torino e Juventus nella corsa alla��attaccante). In nerazzurro rimane due stagioni, segnando 42 reti in 70 partite. Quindi, dopo aver disputato il Mondiale brasiliano del 1950 con la Nazionale (nella quale aveva debuttato solo la��anno prima, con goal, e con la quale ha disputato in tutto 13 match, conditi da 7 realizzazioni), passa al Napoli. Nella squadra partenopea gioca sei stagioni, segnando 47 goal in 171 match. Appesi gli scarpini al chiodo, diventa subito la��allenatore degli azzurri. Tranne un breve intermezzo nel 1959, siede sulla panchina della squadra del presidente Lauro per 5 stagioni, chiudendo definitivamente dopo la��esonero sul finire della stagione 1960-a�?61. Torna brevemente in panchina nel 1963, alla Lucchese, squadra cui aveva segnato il suo primo goal in Serie A. A 90 anni A? stato introdotto tra i primi 11 giocatori in assoluto della ‘Hall of Fame’ romanista. A� scomparso nel 2013, a 92 anni.

10A�(ala sinistra/seconda punta) a�� Francesco TOTTI:A�Semplicemente A�il piA? grande di sempre nella storia della Roma, e per distacco. Recordman di presenze (786) e di goal (307) sia a livello generale, sia per quanto riguarda il campionato (619-250) e le coppe europee (103-38). Romano di Porta Petronia, inizia alla Fortitudo, passa quindi alla Smit Trastevere, approdando infine, a 10 anni, alla Lodigiani, iniziano con gli Esordienti B. Tre anni dopo passa alla Roma, in un complicato affare di mercato (nonostante debba ancora compiere 13 anni) dato che la Lodigiani la��aveva di fatto ceduto alla Lazio. Nella stagione 1992-a��93 vince lo Scudetto con gli Allievi giallorossi, debuttando al contempo in Serie A, lanciato da Vujadin Boskov. La stagione successiva si divide tra Primavera (con cui vince la Coppa Italia) e prima squadra, dove Carletto Mazzone gli concede sempre piA? spazio. Nei tre anni con la��allenatore romano e romanista, Totti gioca 8 partite nella prima stagione, diventa il primo cambio in attacco la secondo e definitivamente titolare nella terza. Nel 1996, sulla panchina giallorossa arriva la��argentino Carlos Bianchi, che vorrebbe la cessione di Totti e lo utilizza col contagocce. La��allenatore (storica guida del Boca Juniors) viene poi esonerato, sostituito dalla��ormai ultrapensionato Liedholm e la Roma finisce la stagione al 12A� posto in campionato. La societA� decide di ripartire proprio da Totti, che beneficia subito della ‘cura Zeman’. Con la��avvento del tecnico boemo, infatti, il talento del giovane campioncino giallorosso sboccia definitivamente, ereditando inoltre la maglia numero 10 dal suo idolo, il ‘Principe’ Giannini. Poco dopo diventa anche capitano, succedendo al brasiliano Aldair. La consacrazione definitiva arriva con la��arrivo di Fabio Capello a guidare la squadra, esperienza che culmina con lo Scudetto 2000-2001 e con la successiva Supercoppa Italiana (segnando la��ultimo dei tre goal che i giallorossi rifilano alla Fiorentina). Con Capello inizia la sua trasformazione da trequartista/seconda punta a (finto) centravanti, che troverA� poi il suo massimo compimento nella Roma targata Spalletti, che sarA� la grande rivale della��Inter nei primi anni post-Calciopoli. Col tecnico toscano Totti conquista due volte di fila la Coppa Italia (2006-a��07 e 2007-a��08, saltando perA? la finale nel secondo caso), la Supercoppa Italiana 2007, e la sua prima e unica classifica cannonieri (2006-a��07 con 26 reti, che gli valgono anche la Scarpa da��Oro come miglior marcatore da��Europa). Nel tourbillon di allenatori che segue la fine della��era-Spalletti e la��arrivo della proprietA� americana, rimane il punto di riferimento per tutto la��ambiente romanista, nonostante qualche frizione con la nuova societA� (rientrata poi col prolungamento contrattuale fino al 2016) e rapporti non sempre idilliaci con i diversi tecnici (dalla��amore mai sbocciato con Luis Enrique alla��appoggio prima dato e poi ritirato ad Andreazzoli).A�NellaA�stagione il suo stop per infortunio A? coinciso con la fine della striscia di vittorie consecutive della squadra guidata dal francese Garcia. Esonerato il francese, alla Roma torna Spalletti, e con Totti ricominciano le frizioni e gli spazi si restringono sempre di piA?. In questa circostanza il giocatore matura definitivamente la scelta di lasciare il calcio, salutando in una cornice incredibile e con un discorso molto commovente nell’ultima giornata della stagione 2016-’17. Oltre ai successi romanisti, nel carnet di Totti vi sono anche successi con la maglia azzurra: il primo A? la��Europeo Under-21 del 1996 (suo il goal contro la Francia che porta la��Italia in finale, vinta poi ai rigori contro la Spagna), cui segue dieci anni dopo il top assoluto: il Mondiale tedesco (che ha rischiato di saltare a causa del brutto infortunio subito nel famigerato contrasto col difensore empolese Richard Vanigli), nel quale Totti trasforma a tempo scaduto il rigore che batte la��Australia e dA� agli Azzurri il passaggio ai quarti di finale. Il trionfo di Berlino sarA� la sua ultima partita con la Nazionale (58 presenze e 9 goal in totale), cui rinuncia momentaneamente dopo alcune incomprensioni sul suo utilizzo col nuovo CT Roberto Donandoni, e venendo poi accantonato per ‘questioni di etA�’, nonostante i periodici appelli per un suo ritorno e la disponibilitA� successivamente data da lui sia a Lippi sia a Prandelli. In azzurro aveva debuttato con Zoff, nelle qualificazioni a Euro 2000, che sarA� poi il torneo che lo consacrerA� a livello internazionale, culminato nel celeberrimo a�?e mo je faccio er cucchiaioa�? che anticipA? ai compagni la��intenzione a�� poi realizzata a�� di calciare con lo a�?scavinoa�? il proprio rigore nella semifinale contro la��Olanda padrona di casa (ed entrando nel a�?Best 11a�� del torneo, e conquistato il titolo di ‘Man of the Match’ della finale persa al golden goal contro la Francia). Con la��Italia partecipa anche ai Mondiali 2002 (nei quali, indicato come ‘faro’ della squadra dal CT Trapattoni, centra forse il suo fallimento piA? clamoroso) e agli Europei 2004, venendo squalificato con la prova tv dopo il primo match per uno sputo al centrocampista danese (e futuro giocatore juventino) Christian Poulsen. A livello giovanile, oltre al giA� citato titolo Under-21, ha conquistato la medaglia da��oro ai Giochi del Mediterraneo 1997 e due argenti europei: quello Under-16 nel 1993 e quello Under-18 nel 1995. A livello di riconoscimenti individuali A? stato due volte ‘miglior giocatore in assoluto’ del campionato (2000 e 2003) e cinque ‘miglior giocatore italiano’ (2000, 2001, 2003, 2004, 2007) agli Oscar del Calcio AIC, nei quali ha vinto anche il titolo come ‘miglior giovane’ nel 1999. Nelle stagioni 1997-a��98 e 2003-a��04 ha vinto il ‘Guerin da��Oro’ come miglior giocatore del campionato in base alle medie voto dei tre quotidiani sportivi e della rivista ‘Guerin Sportivo’.

11A�(centrocampista) a�� Agostino DI BARTOLOMEI: Romano DOC, cresce nel settore giovanile giallorosso, debuttando in prima squadra poco dopo aver compiuto la maggiore etA�, lanciato da Manlio Scopigno. Trova sempre piA? spazio nelle due stagioni successive, mettendo insieme 12 e 15 presenze rispettivamente, tra campionato e Coppa Italia. A venta��anni viene mandato in prestito al Vicenza, in Serie B, dove A? titolare e disputa un ottimo campionato, rientrando quindi alla base giA� la stagione successiva, divenendo titolare. Centrocampista elegante e dalla regia sapiente, arretrerA� prima al ruolo di ‘volante’ davanti alla difesa, e poi in quello di regista difensivo. Alla Roma (di cui diventa capitano dalla stagione 1980-a��81, dopo la partenza di Santarini) rimane fino alla fine della sfavillante era di Liedholm, vincendo lo storico Scudetto 1982-a��83, e sfiorando il trionfo europeo la��anno successivo (trasformando il primo degli sfortunati rigori giallorossi nella finale a�?casalingaa�? contro il Liverpool). Ci sono inoltre i tre successi in Coppa Italia (la doppietta 1980-1981, e la vittoria del 1984, che ne chiude la carriera romanista). Escluso assurdamente dal nuovo corso giallorosso, segue il maestro Liedholm al Milan, dove rimane per tre stagioni (fino appunto alla fine della��era dello svedese). Passa quindi al Cesena, sempre in Serie A, lasciando dopo una sola stagione per chiudere dopo due anni in C1 con la Salernitana, nel 1990. Fa quindi la��opinionista in RAI per i Mondiali a��90, fondando e dirigendo poi una scuola calcio. Il 30 maggio 1994, nel decennale della sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, si uccide con un colpo di pistola. Mai convocato in Nazionale, pure lui A? ‘hall of famer’ giallorosso.

ALL. Nils LIEDHOLM: Svedese, arriva in Italia come giocatore, al Milan. Sempre in rossonero inizia la carriera in panchina: dapprima come assistente e poi come capo allenatore. Approda alla Roma nel 1973, dopo aver allenato anche Hellas Verona, Monza, Varese e Fiorentina. Rimane per 4 stagioni, lanciando Bruno Conti e Di Bartolomei, e tornando poi al Milan. Dopo due anni e lo Scudetto 1979 (quello della stella, per i rossoneri), torna nella Capitale nello spumeggiante quinquennio che vede la Roma come vera rivale della super Juventus di Trapattoni nella prima metA� degli Anni Ottanta. Lascia nel 1984, con lo storico Scudetto 1983, 3 successi in Coppa Italia (1980, 1981 e 1984) e la finale di Coppa dei Campioni persa a�?in casaa�? ai rigori col Liverpool. Torna nuovamente al Milan, dove viene esonerato a poche giornate dalla fine della terza stagione (gli subentra ad interim Fabio Capello, poi partirA� la��epopea sacchiana). Riparte nuovamente dalla Roma, dove allena altre due stagioni, poi si ritira (1989). Torna in panchina nel 1992, in tandem con Mariolino Corso, a Verona (dove aveva allenato negli Anni Sessanta), subentrando alla��esonerato Fascetti ma non riuscendo a salvare la squadra dalla B. Ricompare a bordo campo una��ultima volta (in accoppiata con Ezio Sella), nel 1997, alla Roma, dopo la��esonero di Carlos Bianchi. Da allenatore romanista ha vinto entrambi i suoi ‘Seminatore da��Oro’ (1974-a�?75 e 1983).

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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