All Time XI: Shakhtar Donetsk

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Se uno pensa al calcio ucraino, probabilmente il suo primo pensiero è rivolto alla gloriosa Dinamo Kiev, che si faceva rispettare già ai tempi dell’Unione Sovietica e, dopo l’indipendenza, è stata fin da subito la formazione di riferimento per il calcio ucraino. Fino all’avvento del ‘nuovo’ Shakhtar Donetsk, la squadra dei minatori della tribolata regione del Donbass. Oltre un decennio di dominio, dalla seconda metà del decennio scorso ad oggi, ma una storia fiera importante che ha radici ben più profonde, dato che lo Shakhtar era squadra tosta già all’epoca dell’URSS, durante la quale seppe conquistare 4 coppe nazionali (1961, 1962, 1980 e 1983, oltre a varie finali perse) e una Supercoppa Sovietica (1984).

Da quando l’Ucraina è indipendente, i nero-arancioni hanno vinto 10 campionati, 11 coppe nazionali ed 8 Supercoppe ucraine.

Ma vediamo ora come i ‘Minatori’ nel loro 4-2-3-1 ‘all time’ version:

1 (portiere) – Yuriy DEHTERYOV: Nativo di Donetsk, ha sempre e solo giocato per lo Shakhtar, partendo dalle giovanili e approdando non ancora maggiorenne in prima squadra, nel 1965. Giocherà fino al 1983, vestendo la maglia del ‘suo’ club 378 volte, e vincendo la Coppa dell’URSS nel 1980 e il premio quale Portiere Sovietico dell’Anno nel 1979. Ha vestito 17 volte la maglia della Nazionale, e con quella Under-19 ha vinto 2 Europei di categoria consecutivi, nel 1966 (a pari merito con l’Italia) e nel 1967. È stato il primo portiere a vestire la fascia di capitano nella storia del club. Impossibile non citare due suoi successori del calibro di Dmytro Shutkov, allo Shakhtar dal 1992 al 2008 e ora membro dello staff tecnico; e Andriy Pyatov, attuale guardiano della porta nero-arancione.

2 (difensore centrale) – Mykhaylo STAROSTYAK: Nato in un’amena località della provincia di Lviv, inizia la sua carriera nel piccolo Lysonia. Nel 1992, a 19 anni, approda al Prykarpattia Ivano-Frankivsk (ora ribattezzato Spartak), nella primissima edizione del campionato ucraino. La squadra retrocede in seconda serie, riconquistando la massima categoria l’anno successivo. Starostyak rimane fino al 1995, quando si concretizza il suo passaggio allo Shakhtar, rimanendovi fino al 2004 e vincendo un campionato (2001-’02) e 4 Coppe d’Ucraina (1997, 2001, 2002 e 2004). Passa quindi ai russi del Shinnik Yaroslavl, tornando in Patria due anni dopo, al Kryvbas Kryvyi Rih. Vi rimane pochissimo, passando poi al Simurq, in Azerbaigian, dove conclude la carriera nel 2009. Per lui anche 17 presenze con la Nazionale ucraina.

3 (terzino destro) – Darijo SRNA: Nato a Metkovic, in Croazia, muove i primi passi calcistici nel GOŠK Gabela, club dei croati di Bosnia-Herzegovina. Fa quindi ritorno a casa, giocando nella squadra della sua città natale, il Neretva. Nel 1999, a 17 anni approda all’Hajduk Spalato, venendo immediatamente lanciato in prima squadra. Rimane con il club dalmata fino al 2003, conquistando un campionato (2001) e 2 coppe nazionali (2000 e 2003). Quindi, si trasferisce assieme al portiere Pletikosa allo Shakhtar, e non lo lascerà più. Vi gioca infatti tutt’oggi, ne è capitano da una decina d’anni e recordman di presenze (unico nella storia del club ad aver superato le 500), numeri che gli sono valsi il soprannome di ‘Icona dello Shakhtar’. In nero-arancione ha vinto: 9 campionati (2005, 2006, 2008, 2010-2014 e 2017), 7 coppe nazionali (2004, 2008, 2011-2013, 2016 e 2017) e 8 Supercoppe d’Ucraina (2005, 2008, 2010, 2012-2015 – in quest’ultima segna l’1-0 su rigore nei supplementari – e 2017), oltre alla Coppa UEFA 2008-’09, alzata con la fascia al braccio e conquistando la palma di Man of the Match. Con la Nazionale croata, che ha lasciato nel 2016 e di cui è stato capitano per 8 anni, ha collazionato 134 presenze (record assoluto), arricchite da 22 reti e ha partecipato a 2 Mondiali (2006 e 2014) e a 4 Europei (2004-2016). È stato Miglior Giocatore della Premier League Ucraina nel 2009 e nel 2010, inserito nella Top 11 della Champions League 2010-’11, e in quello dell’Europa League 2015-’16. Citazione per Valeriy Yaremchenko, allo Shahktar per oltre un decennio come calciatore, e poi per tanti anni membro dello staff tecnico.

4 (mediano) – Anatoly TYMOSHCHUK: Nato a Lutsk, località di cui è cittadino onorario, cresce nel club di casa, il Volyn, debuttando in prima squadra nel 1995, a soli 16 anni. A 18 approda allo Shakhtar, dove rimarrà fino al febbraio 2007, vincendo una Supercoppa ucraina (2005, da capitano e trasformando il suo tiro dal dischetto nella lotteria dei rigori, mentre l’anno prima aveva fallito), 3 campionati (2002, 2005 e 2006, il secondo e il terzo con la fascia al braccio) e altrettante coppe nazionali (2001, 2002 e 2004, quest’ultima da capitano e segnando il gol del definitivo 2-0 nella finale contro il Dnipro). Si trasferisce quindi allo Zenit San Pietroburgo, conquistando subito il campionato e, in breve tempo, la fascia di capitano con cui, la stagione seguente, alza la Supercoppa di Russia e la Coppa UEFA vinta in finale contro i Rangers di Glasgow. Quindi guida la squadra alla conquista della Supercoppa Europea, ai danni del Manchester United detentore della Champions League (2-1 il risultato finale). Nell’estate del 2009 va in Germania, al Bayern Monaco, centrando subito il double Bundesliga-Coppa di Germania. Quindi ecco la Supercoppa tedesca nella seconda stagione, e un nulla di fatto nella terza, con finale di Champions League persa oltretutto in casa. Ma si rifà ampiamente in quella seguente, che sarà anche l’ultima il Baviera per il giocatore: i biancorossi, infatti, vincono tutto ciò che c’è in palio, partendo con la Supercoppa di Germania, proseguendo con campionato e coppa nazionale, e concludendo con la Champions League conquistata nel tempio di Wembley nella finale tutta tedesca contro il Borussia Dortmund. Torna quindi allo Zenit per 2 annate, vincendo il campionato nel 2015, dopo il quale si trasferisce in Kazakistan, al Kairat, dove firma un contratto di un anno e mezzo, debuttando con la fascia di capitano al braccio. Vince subito la coppa nazionale e, la stagione seguente, la Supercoppa, trasformando anche uno dei rigori con cui il trofeo è stato assegnato. In quell’estate del 2016 gioca poi l’Europeo da capitano, dopo il quale chiude la carriera. Con l’Ucraina ha disputato complessivamente 144 partite (4 gol), giocando anche il Mondiale 2006 e l’Europeo 2012. Smessi i panni del calciatore ha intrapresa la carriera da allenatore, ed è attualmente vice di Roberto Mancini sulla panchina dello Zenit. È stato 3 volte Calciatore Ucraino dell’Anno (2002, 2006 e 2007), Giocatore dell’Anno nel campionato russo (2007) e MVP del campionato ucraino del 2002 per la rivista Komanda. Citazione per il ceco Tomáš Hübschman, allo Shakhtar per un decennio e, come Tymoshchuk, abile sia da mediano che da centrale di difesa.

5 (terzino sinistro) – Răzvan RAT: Rumeno di Piatra-Olt, muove i primi passi nella scuola locale del Rapid, allenata da suo padre. Nel 1994, a 13 anni, passa alle giovanili dell’Universitatea Craiova, trasferendosi successivamente ad un altro club di questa città, il Constructorul, al seguito del suo scopritore Anghel Mităchescu. La società però fallisce, e dopo un passaggio saltato alla Steaua Bucarest, a 15 anni si trasferisce allo Sporting Pitești, e qualche mese dopo al Cetatea Târgu Neamț, nella Serie B rumena, debuttando in prima squadra non ancora 16enne. Anche qui, però, si ritrova con il club in crisi finanziaria e, dopo solo due partite, torna allo Sporting Pitești. Vi rimane fino al 1998, quando viene notato dall’allora allenatore del Rapid Bucarest, Mircea Lucescu, che lo porta a giocare per i ‘Ferrovieri’. 5 anni dopo viene acquistato dalla Shakhtar, dove rimarrà per un decennio, conquistando: 7 titoli nazionali, di cui 4 consecutivi (2005, 2006, 2008 e 2010-2013); 5 Coppe d’Ucraina, di cui 3 consecutive (2004, 2008 e 2011-2013); 3 Supercoppe ucraine (2005, 2008 e 2010, trasformando i propri rigori nelle prime due e segnando la rete del definitivo 7-1 nella terza) e la Coppa UEFA 2008-’09. Nel 2013, dopo 300 presenze e 10 reti in nero-arancione, firma con gli inglesi del West Ham, rescindendo dopo mezza stagione, e accasandosi quindi agli spagnoli del Rayo Vallecano, dove tuttora gioca. Con la Romania ha giocato 113 incontri (2 reti, a distanza di un decennio l’una dall’altra), partecipando all’Europeo 2008 e a quello 2016, dopo il quale ha lasciato la Nazionale.

6 (difensore centrale) – Valeriy RUDAKOV: Prodotto delle giovanili dello Shakhtar, dove arriva a 12 anni nel 1967, nel 1974 arriva alla prima squadra, dove rimarrà per 12 anni. Lascia nel 1986, trasferendosi al Kolos Nikopol, dopo aver vinto in nero-arancione 2 Coppe dell’URSS (1980 e 1983) e una Supercoppa Sovietica (1984). Chiude la carriera al Novator Zhdanov nel 1989, dove ricopre anche il ruolo di vice in panchina. L’anno seguente si avvia alla carriera di allenatore, sempre come vice, all’Antratsyt. Nel 1992 torna allo Shakhtar dove, salvo una parentesi tra il 1999 e il 2002 da vice al Mykolaiv, rimane fino ad oggi, ricoprendo vari incarichi. Dal 2013 è l’allenatore della terza squadra. Citazione per Oleksandr Kucher, tra i protagonisti dell’era d’oro di Lucescu.

7 (mediano) – FERNANDINHO Luiz Roza: Nato a Londrina, nello stato brasiliano del Paranà, dopo i primi calci con il Paraná Soccer Technical Center nel 2000, a 15 anni entra nelle giovanili dell’Atlético Paranaense, e assaggiando già l’anno successivo la prima squadra. Con la formazione giovanile conquista il campionato statale 2001, mentre coi ‘grandi’ festeggia il titolo nazionale. Ne vincerà anche 3 statali (2001, 2002 e 2005, cui va aggiunta una coppa statale nel 2003), prima di accettare l’offerta dello Shakhtar. Con il club ucraino rimane fino all’estate 2013, vincendo 6 titoli nazionali, di cui 4 consecutivi (2006, 2008 e 2010-2013), 4 coppe nazionali (2008 e 2011-2013), 3 supercoppe d’Ucraina (2008, 2010 e 2012) e la Coppa UEFA 2008-’09. Dall’estate 2013 è al Manchester City, con cui ha visto subito Premier League e Coppa di Lega, quest’ultima bissata anche nella stagione 2015-’16, nella cui finale è autore del momentaneo 1-0 (finirà ai rigori, dove Fernandinho tirerà per primo il suo, sbagliandolo, fortunatamente un errore senza conseguenze). Con il Brasile ha disputato 40 match (2 le reti), prendendo parte al Mondiale 2014 e alla Copa América l’anno successivo. Citazione doverosa per Serhiy Yashchenko, colonna dello Shakhtar dai primi Anni ’80 alla metà dei ’90.

8 (trequartista centrale) – JADSON Rodrigues da Silva: Paranaense di Londrina come Fernandinho, si forma nello stesso centro tecnico del futuro compagno di club, il Paraná Soccer Technical Center. Quindi, dopo un breve passaggio all’Internacional de Porto Alegre, approda nel Settore giovanile dell’Atlético Paranaense, uno dei principali club dell’area, espressione della capitale Curitiba. Nel club rossonero si affaccia in prima squadra già nel 2001, a 17 anni, rimanendo con il ‘Furacão (Uragano)’ fino al gennaio 2005 (vincendo due campionati statali – 2002 e 2005 – e l’edizione per il 150 anni dell’emancipazione politica del Paranà della coppa statale, nel 2003, colpendo 2 traverse in finale), quando viene acquistato dallo Shakhtar, con cui vince subito il campionato. Rimane con il club ucraino fino al gennaio 2012, vincendo altri 5 titoli nazionali (2006, 2008 e 2010-2012), 3 Coppe d’Ucraina (2008, 2011, e 2012) e altrettante supercoppe nazionali (2005, 2008 e 2010, in quest’ultima edizione segnando uno dei gol nel 7-1 al Tavriya Simferopol), oltre alla Coppa UEFA 2008-’09, conquistata grazie ad un suo gol nei supplementari della finale contro la Werder Brema. Torna quindi in Patria, al San Paolo, dove rimane due anni vincendo la Copa Sudamericana 2012. Si trasferisce quindi al Corinthians, con cui vince il campionato nazionale 2015, risultando primo per numero di assist (12) e terzo nella classifica marcatori, a un solo gol dal compagno di squadra Vàgner Love, venendo inserito nella Top11 del torneo. Nel dicembre 2015, accetta la munifica offerta che giunge dal campionato cinese, e si accasa al Tianjin Quanjian di Fabio Cannavaro nel torneo equivalente alla nostra Serie B, che vince conquistando la promozione nella massima divisione. 13 mesi più tardi torna al Corinthians, con cui conquista il campionato statale paulista. Col Brasile ha giocato 8 partite (con un solo gol a referto), partecipando alla Copa América 2011 e vincendo la Confederations Cup nel 2013. È soprannominato ‘J10’, ‘Jadshow’ e ‘Magic Jadson’. Impossibile non citare Mykhaylo Sokolovsky, una delle leggende assolute dello Shakhtar, secondo solo a Srna per numero di presenze complessive, e primo assoluto per quanto concerne quelle in campionato. Menzione per l’armeno Henrikh Mkhitaryan, che qui iniziò a mettersi in luce, prima dei fortunati approdi a Borussia Dortmund e Manchester United. Menzione anche per un altro brasiliano, Alex Teixeira, che di Jadson è stato il primissimo erede.

9 (centravanti) – LUIZ ADRIANO: Brasiliano di Porto Alegre, cresce in uno dei due importanti club della città, l’Internacional, arrivando in prima squadra nel 2006, a 19 anni. Nel dicembre di quell’anno si mette subito in mostra come vice-Pato, segnando il gol decisivo nella semifinale contro l’Al-Ahly del Mondiale per Club, torneo che poi il club gaucho vincerà battendo nell’ultimo atto il Barcellona. Gli bastano questa e poche altre reti per entrare nel mirino dello Shakhatar, che lo acquista nel marzo 2007. Inizialmente fatica ad ambientarsi, tanto che gli servirà un anno per segnare il suo primo gol. Successivamente inizia a prendere confidenza con l’ambiente, i compagni e con la porta avversaria, soprattutto in Europa, ricoprendo un ruolo decisivo nella vittoria di 6 campionati (di cui 5 consecutivi: 2008 e 2010-2014, l’ultimo conquistando anche il titolo di capocannoniere), 4 coppe nazionali (2008 e 2011-2013, segnando nella finale 2011), 5 Supercoppe d’Ucraina (2008, 2010 – segnando una doppietta nel 7-1 al Tavriya Simferopol – e 2012-2014, segnando la prima rete nel 2012) e, soprattutto, della Coppa UEFA 2008-’09, segnando il primo gol nel 2-1 della finale contro la Werder Brema. Nell’estate 2015 si trasferisce al Milan, dopo 128 reti in 268 presenze, che ne fanno il primo cannoniere assoluto nella storia del club. In rossonero il suo impatto è tutt’altro che positivo, e nel gennaio 2017 (con in bacheca una Supercoppa Italiana vinta stando in panchina) si trasferisce allo Spartak Mosca, con cui vince subito il double campionato-coppa nazionale, segnando la rete del momentaneo 1-0 nella finale di quest’ultima (finita 2-1). Citazione per il suo connazionale Brandão, che qui fece davvero bene e, soprattutto, per Vitaliy Starukhin, uno dei più amati in assoluto dalla tifoseria nero-arancione. Bomber della squadra negli Anni ’70 e primi Anni ’80, fu Calciatore Sovietico dell’Anno nel 1979 e, dopo il ritiro, lavorò nelle giovanili del club fino alla prematura morte, giunta nel 2000 a 51 anni. Non si può poi non spendere una parola per Oleh Matveyev, che negli Anni ’90 seppe lasciare il segno nella storia dello Shakhtar Donetsk. Così come, successivamente, Andriy Vorobey, un decennio in nero-arancione.

10 (trequartista sinistro) – WILLIAN Broges da Silva: Brasiliano dell’area paulista, ha 10 anni quando, nel 1998, entra nel Settore giovanile del Corinthians. Debutta in prima squadra nel 2006, e l’anno dopo lascia il ‘Timão’ per trasferirsi allo Shakhtar. Vi rimane fino al gennaio 2013, vincendo 5 campionati, di cui 4 consecutivi (2008 e 2010-2013); 4 coppe nazionali, di cui 3 consecutive (2008 e 2011-2013); 3 Supercoppe d’Ucraina (2008, 2010 – segnando il quarto gol nel 7-1 della finale – e 2012), e la Coppa UEFA 2008-’09. Si trasferisce quindi all’ Anzhi Makhachkala, venendo messo in vendita pochi mesi dopo, a causa delle difficoltà economiche del club. Passa agli inglesi del Chelsea, dove gioca tuttora, e coi Blues ha vinto 2 campionati e una Coppa di Lega. Con il Brasile ha disputato 49 partite e segnato 6 reti. Per lui la partecipazione al Mondiale 2014 e alle edizioni della Copa América 2015 e 2016. Nel 2016 è stato scelto quale Giocatore dell’Anno con il Chelsea. Citazione per Douglas Costa, che qui hai iniziato la sua scalata europea, che lo vedrà passare dapprima al Bayern Monaco e quindi alla Juventus.

11 (trequartista destro) – Viktor GRACHEV: Nativo di Toretsk, nella zona di Donetsk, inizia con il calcio dei grandi nel 1975, a 19 anni, andando a giocare per lo Spartak Oryol, in Russia. Passa quindi un bel triennio con il Kolkhozchi, che gli vale la chiamata della Torpedo Mosca. Approda quindi allo Shakhtar dove, tranne una breve parentesi allo Spartak Mosca, rimane ininterrottamente fino al 1990, vincendo 2 coppe nazionali e laureandosi capocannoniere della Coppa delle Coppe 1983-’84. Emigra quindi in Bulgaria, dove rimarrà fino al 1994, tra Debrecen e BVSC, prima di ritornare per poche ultime partite allo Shakhtar, e poi ritirarsi. Successivamente ha intrapreso la carriera da allenatore guidando, innanzitutto, la squadra riserve dello Shakhtar. Citazione per Hennadiy Zubov, che ha scorrazzato per un decennio sulla fascia nero-arancione. Menzione per l’argentino Facundo Ferreyra e per il duo brasiliano composto da Ilsinho e Taison.

ALL. Mircea LUCESCU: Romeno di Bucarest, un passato importante da giocatore con la Dinamo, inizia ad allenare nel 1979 al Corvinul Hunedoara, dove è già da due anni come giocatore. Ricoprirà il ruolo di player-manager fino al 1982 (conquistando la promozione dalla B alla A nel 1980), quando lascia il calcio giocato e si concentra sul ruolo di Ct della Romania, cui è giunto l’anno precedente, e che conduce all’Europeo 1984. Nel 1985 diventa allenatore della Dinamo Bucarest, dove rimarrà per 5 stagioni conquistando la Coppa di Romania nel 1986 e il double nazionale nel 1990, dopo il quale si trasferisce in Italia, al Pisa. Coi toscani – di cui è formalmente direttore tecnico, non avendo il patentino da allenatore per l’Italia – viene esonerato nel marzo 1991. Riparte pochi mesi dopo dal Brescia, portandolo subito al ritorno in Serie A. Confermato anche dopo l’immediata retrocessione, riporta nuovamente le ‘Rondinelle’ in massima serie. Confermato anche per la stagione successiva, verrà esonerato, ma tornerà poi anche l’annata seguente, in B. Nell’estate 1996 passa alla Reggiana, in A, venendo esonerato dopo 10 giornate. Decide allora di tornare in Patria, al Rapid Bucarest. Vince subito la coppa nazionale, poi a dicembre 1998 lascia per andare ad allenare l’Inter, esperienza che si rivelerà fallimentare. Torna al Rapid, che nel frattempo ha vinto il campionato, conquistando la Supercoppa di Romania 1999. A fine stagione si trasferisce il Turchia, al Galatasaray, dove rimane 2 anni, debuttando con la vittoria della Supercoppa Europea ai danni del Real Madrid detentore della Champions League, e chiudendo con la conquista della Super Lig. Campionato che vince anche la stagione seguente, sulla panchina dei rivali cittadini del Beşiktaş. Anche coi bianconeri di Istanbul rimane per 2 annate, prima di trasferirsi allo Shakhtar. Lo guiderà per 12 anni, conquistando: 8 campionati, di cui 5 consecutivi (2005, 2006, 2008 e 2010-2014); 6 coppe nazionali, di cui 3 consecutive (2004, 2008, 2011-2013 e 2016); 7 Supercoppe d’Ucraina, di cui 4 consecutive (2005, 2008, 2010 e 2012-2015) e la Coppa UEFA 2008-’09. A parte nell’annata 2006-’07, ha sempre guidato la squadra a vincere almeno un trofeo a stagione. Va quindi allo Zeniti di San Pietroburgo, con cui vince subito la Supercoppa russa, ma venendo congedato a fine stagione, sostituito da Roberto Mancini. Pochi mesi dopo, nell’agosto 2017, viene nominato Ct della Turchia, e lui annuncia che sarà il suo ultimo ruolo su una panchina. Ha ricevuto diverse onorificenze dallo Stato ucraino, ed è inoltre Cittadino Onorario di Donetsk.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.