All Time XI: St. Etienne

ASSE St-Etienne

Prima del PSG degli emiri, prima del Lione del ‘settebello’, prima dell’OM targato Tapie, a creare la prima vera ‘dinastia’ del calcio francese fu il St. Etienne, o ASSE (Oltralpe è d’uso chiamare i club col loro acronimo).

‘Les Verts’, ossia ‘I Verdi’ (per il colore delle maglie) dominarono nella seconda metà degli Anni ’60 e a metà degli Anni ’70, e ancora oggi detengono il record di Ligue1 vinte con 10, sebbene l’ultima risalga al 1981.

Da qui sono passati molti dei talenti del calcio francese, e qui si è consacrato a livello nazionale un certo Michel Platini, prima del definitivo salto nell’Olimpo del Calcio con la Juventus.

L’ASSE ‘all time’ si schiera con il 4-3-3:

1 (portiere) – Ivan CURKOVIC: jugoslavo (serbo-bosniaco) di Mostar, inizia col Velež, una delle due squadre cittadine. Nel 1960, appena sedicenne, debutta in prima squadra e 4 anni più tardi si trasferisce al Partizan Belgrado. Dopo 2 stagioni da vice (nelle quali vince il campionato nel 1965), nel 1966 succede a Milutin Šoškić, trasferitosi ai tedeschi del Colonia. Curkovic diviene quindi il portiere titolare della squadra vice-campione d’Europa, e ne difenderà la porta fino al 1972, quando approda al St. Etienne. Coi verdi di Francia giocherà fino al ritiro, avvenuto nel 1981, vincendo 4 campionati, di cui 3 consecutivi (1974-1976 e 1981) e 3 Coppe di Francia (1974, 1975 e 1977). È inoltre il portiere della squadra che arriva in finale di Coppa dei Campioni 1975-’76, persa col minimo scarto (1 a 0) contro i bicampioni in carica del Bayern Monaco. Dopo il ritiro, intraprende la carriera di dirigente calcistico: dal 1989 al 2006 sarà presidente del Partizan e, contemporaneamente, nel 2005 diviene anche presidente del Comitato Olimpico della Serbia, ricoprendo la carica fino al 2009 (gli succederà l’ex grande cestista Vlade Divac). Subito dopo torna alla vice presidenza della Federcalcio serba, incarico che aveva ricoperto già nel 2005-2006. Nel 2001, infine, è stato membro del triumvirato che ha guidato ad interim la Nazionale di Serbia e Montenegro, assieme a due vecchie conoscente dei calciofili italiani come Vujadin Boskov e Dejan Savicevic. Sarà poi quest’ultimo ad ottenere l’incarico di CT. Curkovic ha difeso per 19 volte la porta della Jugoslavia, vestendone la maglia alle Olimpiadi del 1964. Le citazioni qui sono diverse, avendo il St. Etienne un’ottima tradizioni di portieri: dai predecessori di Curkovic come Georges Carnus e prima ancora Claude Abbes, fino al suo successore Jean Castaneda, per arrivare all’attuale ‘numero 1’, Stéphane Ruffier.

2 (terzino destro) – Gérard JANVION: Francese della Martinica, soprannominato ‘il Cerbero’ per la sua tosta attitudine difensiva, inizia con un club locale, il Case-Pilote. Qui lo nota il St. Etienne, con cui fa il suo debutto nel professionismo nel 1972, a 19 anni. In breve, diventa uno dei cardini della seconda epoca d’oro dei verdi di Francia, centrando 2 double campionato-coppa nazionale consecutivi (1974 e 1975), la terza Ligue 1 di fila nel 1976, una terza Coppa di Francia nel 1977 e un ultimo ‘scudetto’ nel 1981. In mezzo, anche la finale persa di Coppa dei Campioni nella stagione 1975-’76. Lascia l’ASSE nel 1983, passando al PSG, dove rimane per 2 stagioni. Chiude dopo 2 annate al Béziers, club delle serie minori. Dopo il ritiro ha avuto una modesta carriera da tecnico, allenando diversi club della Martinica, compreso quello che lo ha lanciato. È stato anche vice CT della Martinica stessa, prima di lasciare definitivamente il mondo del calcio. Con la Nazionale francese ha disputato 40 incontri, prendendo parte a 2 Mondiali (1978 e 1982, chiuso al quarto posto).

3 (terzino sinistro) – Gérard FARISON: Originario della periferia di St. Etienne, entra nel Settore Giovanile dei ‘Verdi’ nel 1962, a 18 anni. Gioca per qualche anno con le squadre giovanili e poi con la formazione riserve, debuttando in prima squadra nel 1967, a 23 anni. Ce ne vorranno altri 3 prima che si conquisti definitivamente il posto da titolare ma, nonostante la relativamente tardiva esplosione, diverrà comunque un elemento importante del vittorioso ASSE degli Anni ’70. Detto ‘Tachan’, per la somiglianza con l’omonimo cantante francese, gioca in verde fino al 1980, conquistando 5 campionati, di cui 3 consecutivi (1968, 1970 e 1974-1976), 3 Coppe di Francia (1974, 1975 e 1977) e la 2 supercoppe nazionali (1968 e 1969). Saltò, invece, la finale di Coppa dei Campioni 1976 persa contro il Bayern Monaco. Lasciato il St. Etienne, abbandona di fatto anche il calcio professionistico, assumendo la carica di giocatore-allenatore dei dilettanti del Fréjus che ricopre per 2 stagioni. Quindi, nell’annata 1982-’83 svolge solamente il compito di tecnico, lasciando poi il calcio.

4 (difensore centrale) – Loïc PERRIN: Nato a St. Etienne, tira i primi calci in alcuni piccoli club locali, come FC Périgneux e FC St. Charles la Vigilante. Quindi, a 12 anni, nel 1997, entra nel Settore Giovanile ‘verde’, debuttando in prima squadra nel 2003, a 18 anni, in Ligue2. Da allora non ne è più uscito, aiutando la squadra a tornare in massima serie e divenendone il capitano, ruolo nel quale guida l’ASSE alla vittoria nella Coppa di Lega 2012-’13, il primo trofeo dopo oltre trent’anni nella storia del club. Nella stagione 2013-’14 è stato inserito nella Top11 della Ligue1.

5 (difensore centrale) – Christian LOPEZ: Francese d’Algeria, muove i primi passi nel Rocheville. Qui lo scoprono gli osservatori del St. Etienne, nel cui Settore Giovanile approda nel 1969, a 16 anni. 2 anni dopo debutta in prima squadra, rimanendovi fino al 1982, anno in cui si trasferirà al Tolosa, dopo aver vinto 4 campionati, di cui 3 consecutivi (1974-1976 e 1981) e 3 Coppe di Francia (1974, 1975 e 1977). Era inoltre in campo nella finale di Coppa dei Campioni 1975-‘76 In viola rimane per 3 stagioni quindi, dopo un’annata col Montpellier, chiude col calcio professionistico nel 1986. Si trasferisce quindi nelle serie minori, al Montélimar, dove resta per 2 stagioni: la prima da giocatore-allenatore, la seconda solo in panchina. Si dedica quindi all’attività assicurativa, guidando al contempo un piccolo club dilettantistico della zona di Tolosa, il Cugnaux, fino al 1994. Tornato a vivere al Le Cannet, si trasferisce poi per lavoro in Corsica, collaborando col Bastia. Dal 1999 al 2004 è responsabile del Centro di Formazione e allenatore della Squadra Riserve del Cannes, quindi torna al Cannet Rocheville (club doveva aveva mosso i primi passi) come allenatore, guidandolo fino al 2011. Successivamente diviene dirigente del medesimo club. È terzo assoluto per presenze nella storia del club, con 453. Con la Francia ha giocato 39 partite (di cui 9 da capitano), segnando una rete e partecipando a 2 Mondiali (1978 e 1982, chiuso col quarto posto finale).

6 (centrocampista centrale) – René DOMINGO: Nato a Sourcieux-les-Mines, non lontano da St. Etienne, dopo gli inizi col La Combelle-Charbonnier, nel 1949, a 21 anni non ancora compiuti, approda proprio ai ‘verdi’. Vi rimarrà per 15 anni, fino alla fine della carriera, giunta anzitempo per un grave infortunio, nel 1964. Divenuto presto capitano della squadra, la guida alla vittoria in campionato nella stagione 1956-‘57 e alla conquista della Supercoppa di Francia 1957 e della Coppa di Francia nel 1962. In quella stessa stagione, però, il club retrocede nella B francese. Vince però subito il torneo (oltre che la sua seconda Supercoppa di Francia), tornando immediatamente nella massima serie, che clamorosamente vincerà da neopromossa nel 1964, canto del cigno per lo storico capitano, che ha vestito la fascia per ben 424 volte su 537 presenze totali, che ne fanno il recordman assoluto per partite ufficiali giocate con la maglia del club. È scomparso nel giugno 2013. Citazione per Aimé Jacquet, per oltre un decennio ‘volante’ in maglia verde e poi CT della Francia campione del mondo nel 1998 (curiosità: il suo vice e successore, Roger Lamerre, era il capitano avversario nella finale di Coppa di Francia 1970, nella quale il St. Etienne strapazzò in Nantes con un 5 a 0).

7 (interno destro) – Jean-Michel LARQUÉ: Nato a Bizanos, negli Alti Pirenei (la stessa zona da cui viene un altro grande centrocampista francese affezionato al numero 7: Didier Deschamps, attuale CT dei ‘Bleus’), a 8 anni entra nel Settore Giovanile del Jeanne d’Arc le Béarn di Pau, città capoluogo della zona. Ci rimane per 10 anni, trasferendosi nel 1965 al St. Etienne. L’anno dopo debutta in prima squadra, giocandovi fino al 1977 e coprendo quindi entrambi i ‘tempi’ della cosiddetta “epopea dei Verdi”. Alla sua prima stagione intera coi ‘grandi’, vince subito il campionato, il primo di 4 consecutivi (1967-1970), conditi da 2 coppe nazionali (1968 e 1970) e da 3 Supercoppe di Francia consecutive (1967-1969, nell’ultima è suo il gol-vittoria nel 3 a 2 contro il Marsiglia). 3 stagioni di pausa/ricambio, poi il St. Etienne torna a dominare il calcio francese: 3 campionati consecutivi (1974-1976), 3 Coppe di Francia (1974, 1975 – suo, da capitano, il definitivo 2 a 0 in finale contro il Lens – e 1977) e una finale di Coppa dei Campioni (1975-’76) persa solo contro il Bayern Monaco bi-campione in carica, giocata da capitano. Dopo l’ultimo trofeo, nel 1977, si ritira a soli 29 anni, divenendo immediatamente allenatore del PSG. La situazione della squadra è tutt’altro che semplice, e lui decide di tornare in campo, ricoprendo la carica di giocatore-allenatore. A fine stagione decide addirittura di completare il ripensamento rispetto alle scelte di un anno prima: lascia la panchina e rimane esclusivamente come giocatore per un’altra stagione, dopo la quale si ritira definitivamente, passando al ruolo di direttore generale del club. Un anno dopo ci ripensa ancora e scende in Terza Divisione, al Racing Club di Parigi, dapprima come allenatore, poi come allenatore-giocatore e, infine, di nuovo solo come giocatore, ritirandosi, stavolta per davvero, al termine dell’annata 1982-’83. Apre una serie di scuole calcio, reinventatosi al contempo una carriera da giornalista. Torna attivamente nel calcio 10 anni dopo, assumendo l’incarico di direttore generale del ‘suo’ St. Etienne. Si dimette nel settembre 1994, dopo contrasti interni nel gruppo dirigenziale del club, tornando ad occuparsi a tempo pieno della sua carriera di giornalista televisivo. Dal 2006, inoltre, ha iniziato una carriera da dirigente federale, guidando il distretto della Federcalcio francese della sua regione. Con la Francia ha giocato 14 partite, segnando 2 reti.

8 (interno sinistro) e ALL. – Robert HERBIN: Parigino, si forma calcisticamente a Nizza, nel Settore Giovanile del Cavigal. Non viene tuttavia preso in considerazione dal principale club della città l’OGC, e così nel 1957, a 18 anni, firma col St. Etienne, col quale fa il suo debutto da professionista, giocando poi in verde per l’intera carriera. Si ritira nel 1972, dopo aver vinto 5 campionati, di cui 4 consecutivi (1964 e 1967-1970), 3 Coppe di Francia (1962, 1968 e 1970, nella cui finale segna il terzo gol nel 5 a 0 rifilato al Nantes) e 5 supercoppe nazionali, di cui 3 consecutive (1957, 1962 – suo il gol-vittoria nel 4 a 3 contro il Reims – e 1967-1969), la maggior parte da capitano. Appesi gli scarpini al chiodo, diviene immediatamente l’allenatore del club, guidandolo fino al 1983, quando lascerà in concomitanza con la fine della ventennale presidenza di Roger Rocher, che gli aveva affidato la panchina dell’ASSE a soli 33 anni. Con lui in panchina, i verdi vincono 4 campionati, di cui 3 consecutivi (1974-1976 e 1981) e 3 coppe nazionali (1974, 1975 e 1977). Porta inoltra la squadra fino alla finale di Coppa dei Campioni 1976, fermata solo dal Bayern Monaco bicampione in carica. Si trasferisce quindi al Lione e, dopo 2 stagioni, emigra in Arabia Saudita, all’Al-Nasr. Un’esperienza che dura una sola annata, dopo la quale torna in Patria, allo Strasburgo. Anche qui si ferma per una sola stagione, per poi tornare al ‘suo’ St. Etienne. Il secondo periodo sulla panchina ‘verde’ dura un triennio, ma non ritrova i fasti del passato. Dopo un anno di stop, riparte dal Red Star Saint-Ouen/Parigi, dove rimane per 4 stagioni, prima di passare all’incarico di direttore generale, lasciando la panchina al suo vice ed ex compagno di squadra e giocatore al St. Etienne, Pierre Repellini. Quest’ultimo, nella stagione 1997-’98, guida proprio l’ASSE, ed Herbin lo affianca come direttore tecnico, entrando poi nel Consiglio Federale della Federcalcio francese. Coi ‘Bleus’ ha giocato 23 partite e segnato 3 reti, giocando l’Europeo 1960 (chiuso col quarto posto finale) e il Mondiale 1966. Con 489, è secondo assoluto per presenze nella storia del club. Curiosità: sul finire della stagione 1974-’75, a campionato già vinto, torna in campo, a quasi 3 anni dal ritiro, andando pure in gol su rigore. Citazione d’obbligo, per quanto concerne la panchina, per i suoi due predecessori e maestri: Jean Snella e Albert Batteux, che costruirono il primo super St. Etienne. Per quanto riguarda il campo, invece, menzione per Jacques Santini, di fatto erede di Herbin e poi anche lui passato sulla panchina dei ‘Verdi’, prima di dare il via all’epopea del Lione e di guidare anche la Francia.

9 (attaccante) – Hervé REVELLI: Nato a Verdun, cresciuto nel Gardanne, a 18 anni entra nel Settore Giovanile del St. Etienne, giocando tra la formazione dei ragazzi e la squadra riserve. Nel 1966, a 20 anni, debutta in prima squadra. Alla sua prima stagione “tra i grandi” è capocannoniere del campionato con 31 reti, trascinando la squadra alla vittoria in campionato, il primo di 4 consecutivi (1967-1970, capocannoniere anche nell’ultimo, con 28 centri). Nel 1968 e nel 1970 c’è il double con la Coppa di Francia (nella finale della seconda segna gli ultimi 2 gol del netto 5 a 0 inflitto al Nantes), e non vanno inoltre dimenticate le 3 supercoppe nazionali consecutive (1967-1969), tutte contrassegnate da reti di Revelli: doppietta nella prima (primo e ultimo centro nel 3 a 0 al Lione), addirittura tripletta nella seconda entrando dalla panchina (dal 2 a 2 porta la squadra al 5 a 2. Il match, contro il Bordeaux, finirà 5 a 3), e un centro pure nella terza (3 a 2 al Marsiglia). Rimane un’altra stagione, quindi nel 1971 passa Nizza. 2 anni dopo torna indietro, riannodando subito il feeling con la vittoria: arriva subito il titolo nazionale, il primo di 3 consecutivi (1974-1976), i primi 2 in double con la Coppa di Francia, vinta poi anche nel 1977. Non va poi dimenticata la cavalcata in Coppa dei Campioni, con la finale 1976 persa contro il Bayern Monaco bi-campione in carica. Lascia definitivamente il St. Etienne nel 1978, trasferendosi agli svizzeri del Chênois, come giocatore-allenatore. Torna in Patria nel 1980, per ricoprire sempre l’incarico di giocatore-allenatore, allo Châteauroux. Nel 1983 smette col calcio giocato e si trasferisce sulla panchina del Draguignan. L’esperienza è sfortunata, lui rimane per un paio d’anni senza allenare, quindi nel 1986 si trasferisce in Tunisia, allo SFaxien, ma anche qui va male. Torna in pista nel 1989, come CT delle Mauritius, firmando inoltre col Saint-Priest, che guiderà per 5 anni, fino al 1994. Rimarrà fermo fino al 1998, quando torna brevemente in Tunisia. Altro lungo stop, quindi nel 2003 l’esperienza in Algeria e, l’anno dopo, la guida della Nazionale del Benin. Negli anni seguenti troverà qualche altra panchina nelle serie minori francesi, ma è fermo dal 2011. Con la Francia ha segnato 15 reti in 30 presenze. È il cannoniere assoluto del St. Etienne con 204 reti complessive in 405 incontri.

10 (attaccante) – Salif KEITA: Maliano di Bamako, cresce in una delle squadre della sua città lo Stade Malien. Nel 1963, a 17 anni, passa ai rivali cittadini del Real Bamako, con cui nel 1965 vince la coppa nazionale (perdendo però la finale della Champions League africana), dopo la quale torna allo Stade Malien. Vince la coppa anche qui, poi torna di nuovo al Real, vincendo la sua terza Coppa del Mali consecutiva. Nel settembre 1967 (dopo aver perso un’altra finale continentale) arriva quindi in Europa, al St. Etienne, dopo un rocambolesco viaggio tra aereo e taxi. Passa il provino, entra in squadra ed inizia a segnare a raffica: in 5 stagioni coi ‘Verdi’ metterà a segno la bellezza di 142 reti in 186 partite. Il primo anno è subito double campionato-Coppa di Francia (e premio come miglior straniero della Ligue1), il secondo ecco il bis in campionato e la Supercoppa di Francia. Il terzo anno arriva la tripletta nazionale: supercoppa, campionato e Coppa di Francia. Rimane con l’ASSE per altre 2 stagioni, quindi nel 1972 si trasferisce all’Olympique Marsiglia. Rimane solo sei mesi, perché in contrasto con la dirigenza che gli fa pressioni perché prenda la cittadinanza francese. Emigra quindi in Spagna, al Valencia, dove rimane fino al 1976. Va poi in Portogallo, allo Sporting Lisbona, dove resta per 3 stagioni, vincendo la Coppa del Portogallo 1977-’78. Nel 1979 si trasferisce negli USA, giocando per 2 annate nei New England Tea Men, e ritirandosi nel 1980. Rimasto negli Stati Uniti, lavora nel settore marketing di una banca per 4 anni Tornato in Patria, ha investito nel settore alberghiero. Nel 1994 fonda un centro di formazione per giovani calciatori, dedicandosi poi alla politica calcistica del Mali: dal 2005 al 2009 è stato presidente della locale Federcalcio. Con la Nazionale maliana ha giocato 28 partite e segnato 13 reti, conquistando il secondo posto nella Coppa d’Africa 1972. Nel 1970 è stato Calciatore Africano dell’Anno. Soprannominato ‘Pantera Nera’ e ‘Domingo’, è lo zio del romanista Seydou Keita e dell’ex juventino Mohamed Sissoko.

11 (attaccante) – Rachid MEKHLOUFI: Algerino di Sétif, inizia in uno dei club della sua città, l’USM. Qui lo scopre Jean Sella, tecnico del St. Etienne, che lo porta 18enne in Francia, nel 1954. Dimostratosi subito molto prolifico, nella stagione 1956-’57 contribuisce con 25 gol alla vittoria del titolo nazionale da parte dei ‘Verdi’. Nel 1958, però, la sua carriera prende una svolta inaspettata: gioca infatti con la formazione del Fronte di Liberazione Nazionale dell’Algeria, atto che gli costa lo stop da parte della Federcalcio francese. Nelle 4 stagioni seguenti gioca in giro per il Mondo col FLN per promuovere la causa dell’indipendenza algerina, trovando al contempo un ingaggio con gli svizzeri del Servette, aiutandoli in maniera determinante nella vittoria del campionato 1961-’62, con 13 reti in 19 presenze. Nel marzo 1962, intanto, ad Evian si firma il cessate il fuoco, la situazione franco-algerina si normalizza e Mekhloufi può tornare a giocare in terra transalpina, riaccolto a braccia aperte dal St. Etienne. In verde gioca altri 6 anni, conquistando 3 campionati (1964, 1967 e 1968) e chiudendo l’esperienza nell’ASSE con la tripletta nazionale campionato-Coppa di Francia (vinta grazie a una sua doppietta nella finale contro il Bordeaux terminata 2 a 1 in rimonta)-Supercoppa di Francia (suo il secondo gol nel 3 a 0 al Lione) nella stagione 1967-’68. Gioca quindi per 2 stagioni al Bastia, la seconda come giocatore-allenatore, quindi appende gli scarpini al chiodo. L’anno dopo è CT dell’Algeria, incarico che ricoprirà in 3 diversi periodi, guidandola al Mondiale 1982 e a 2 medaglie d’oro: quella ai Giochi del Mediterraneo 1975, e quella ai Giochi Africani 1978. Da giocatore ne ha invece vestito la maglia 10 volte, segnando 5 reti. In precedenza aveva vestito per 4 volte la casacca della Francia. Nel 1988 è stato per un breve periodo anche presidente della Federcalcio algerina.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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