All Time XI: Stella Rossa

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Nella storia dell’ex-Jugoslavia diverse squadre si sono distinte, tra tradizione, rivalità cittadine ed etniche e quant’altro. Ma una è la regina incontrastata: la Stella Rossa di Belgrado.

Un record di 28 campionati e 24 coppe nazionali (dalla Jugoslavia, alla Serbia e Montenegro fino all’attuale Serbia), cui si aggiungono 2 Mitropa Cup (1958 e 1968) e, soprattutto, la doppietta Coppa dei Campioni-Coppa Intercontinentale del 1991, poco prima che la guerra distruggesse vite, sogni e tornei, con una ‘Generazione d’Oro’ dispersa a causa del conflitto, che ha portato i talenti di quella straordinaria squadra alla diaspora in giro per l’Europa (e molti di loro in Italia: Savicevic, Pancev, Mihajlovic, Jugovic).

La Stella Rossa ‘all time’ si schiera con un 4-4-1-1:

1 (portiere) – Stevan STOJANOVIC: Cresciuto nelle giovanili del club, approda in prima squadra nel 1982, facendo da vice prima a Ivkovic e poi a Ljukovcan, vincendo da ‘dodicesimo’ il campionato nel 1984 e la Coppa di Jugoslavia l’anno seguente. Debutta nel 1986, divenendo quasi subito titolare, oltre che un beniamino dei tifosi, specie dopo aver parato un rigore al mitico centravanti Hugo Sanchez del Real Madrid. La stagione successiva vince il suo primo campionato da titolare, cui segue il double con la Coppa Nazionale nella stagione 1989/’90, dopo la quale diviene capitano del club. Con la fascia al braccio alza al cielo di Bari la Coppa dei Campioni 1990/’91, primo portiere in assoluto ad avere questo onore. Dopo il trionfo europeo, lascia la Stella Rossa per passare ai belgi del Royal Antwerp/Anversa, con cui rimarrà per 4 stagioni, fino al ritiro nel 1995 (vincendo la Coppa del Belgio nel 1992). Citazioni per Aleksandar “Dika” Stojanovic (da cui il soprannome, per Stevan, “Dika Jr.”) e per Ljubomir Lovric, protagonisti negli Anni ’70 e ’80 il primo, e nel Secondo Dopoguerra il secondo. Come tutta la ‘Classe del ’91’, Stevan Stojanovic fa parte delle ‘Stelle della Stella Rossa’, sorta di hall of fame del club.

2 (terzino destro) – Nikola JOVANOVIC: Montenegrino, cresciuto nel Buducnost di Podgorica, approda alla Stella Rossa nel 1975. Vi gioca 5 stagioni, vincendo il titolo nazionale nel 1976-’77, mettendosi in luce come difensore col vizietto del gol, con una media di 10 a stagione (sono 50, infatti, le marcature messe a segno per la Stella Rossa). Notato anche a livello internazionale, nel 1980 viene acquistato dal Manchester United, divenendo il primo giocatore jugoslavo della (futura) Premier League. Dopo una stagione non esaltante, nonostante le 4 reti in 21 presenze messe a segno, viene rispedito in Patria, in prestito al Budocnost, dove poi rimane a titolo definitivo, fino al ritiro avvenuto nel 1986, anche se da tempo era fermo per cronici problemi alla schiena. Con la Jugoslavia ha preso parte al Mondiale 1982, e collezionato complessivamente 7 presenze.

3 (terzino sinistro) – Milan JOVIN: Cresciuto nel Vojvodina, con cui arriva fino alla prima squadra, nel 1974, a 19 anni, passa al Novi Sad. Rimane per 4 stagioni, attirando l’interesse della Stella Rossa che lo acquista nel 1978. Rimane fino al 1986, vincendo 3 campionati (1980, 1981 e 1984) e 2 coppe nazionali (1982 e 1985). Trasferitosi in Svezia, al Degerfors, si ritira dopo una manciata di apparizioni. Con la squadra olimpica della Jugoslavia ha preso parte ai Giochi del 1980, chiusi col quarto posto finale. Per lui anche 4 presenze con la Nazionale maggiore.

4 (difensore centrale) – Vladimir DURKOVIC: Cresciuto nel Napredak Kruševac, debutta a 16 anni in prima squadra, nel 1953. Due anni dopo viene acquistato dalla Stella Rossa di Belgrado, con cui vince subito il campionato, successo bissato l’anno successivo. Arriva quindi la Coppa di Jugoslavia nel 1958, mentre nel 1959 ecco il double nazionale. E’ vittoria in campionato anche nel 1960, l’ultima prima del secondo double, quello del 1964. Dopo altre due stagioni avare di successi, Durkovic lascia la Stella Rossa per i tedeschi del Borussia Ma’Gladbach, dove rimane un solo anno. Si sposta quindi in Francia, al St. Etienne, con cui centra subito il double Ligue 1-Coppa di Francia. L’anno seguente cala il bis in campionato, quindi arriva un nuovo double. Durkovic gioca coi verdi di Francia per un’altra stagione, quindi si trasferisce in Svizzera, al Sion. In terra elvetica vedrà finire bruscamente la sua vita, quando per sbaglio viene ferito a morte da un poliziotto, in una sparatoria. Con la Jugoslavia ha collezionato 50 presenze, prendendo parte all’Europeo 1960 (secondo posto finale) e al Mondiale 1962 (quarto posto finale). Ha inoltre vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1960, con la Nazionale di categoria.

5 (difensore centrale) – Miodrag BELODEDICI: Di origini serbe, muove i primi passi nel Minerul Moldova Nouă. Quindi, a 17 anni, approda alla squadra di emanazione federale del Luceafărul București, passando l’anno dopo alla Steaua Bucarest. Dopo una prima stagione di apprendistato, diviene titolare inamovibile al centro della difesa, contribuendo anche con qualche rete alla vittoria di cinque campionati consecutivi (1985-1989), due coppe nazionali (1985 e 1987) e, soprattutto, alla Coppa dei Campioni 1985-’86, cui seguirà anche la Supercoppa Europea. Scappa quindi (letteralmente) nell’ex Jugoslavia, accasandosi alla Stella Rossa di Belgrado, per la quale inizialmente può giocare solo le amichevoli, a causa di problemi burocratici col regime – in caduta – di Ceausescu (motivo della sua fuga). Superati gli ostacoli dopo la Rivoluzione del 1989, firma finalmente con la Stella Rossa, con cui vince subito il campionato e la coppa nazionale. Il titolo nazionale viene bissato anche la stagione successiva, che termina col trionfo in Coppa dei Campioni, nella cui finale Belodedici trasforma uno dei rigori con cui si assegna la coppa dopo lo 0 a 0 con cui sono terminati anche i supplementari (in questa stagione la Stella Rossa fallisce di un soffio il “Triplete”, perdendo la finale di coppa nazionale). I successi proseguono la vittoria della Coppa Intercontinentale 1991 e di un altro “scudetto”, il terzo consecutivo. Lasciata la Jugoslavia dopo lo scoppio della Guerra Civile, si trasferisce in Spagna, al Valencia, dove rimane due stagioni. Passa quindi al Valladolid e, l’anno dopo, al Villareal. Si trasferisce quindi in Messico, all’Atlante, tornando due anni dopo alla ‘sua’ Steaua, divenendone anche capitano, e chiudendo la carriera nel 2001, dopo la vittoria della Coppa di Romania. Dopo il ritiro è divenuto coordinatore delle Nazionali giovanili della Federazione romena. Con la Romania ha giocato 55 incontri, segnando 5 reti e partecipando a un Mondiale (1994) e a due Europei (1996 e 2000).

6 (mediano) – Bosko GJUROVSKI: Scovato dagli osservatori della Stella Rossa nelle giovanili del FK Teteks, arriva a Belgrado non ancora 15enne. Dopo due stagioni nel settore giovanile nel 1978, a 16 anni debutta in prima squadra. Vi rimarrà fino al 1989, vincendo 4 campionati (1980, 1981, 1984 e 1988) e due coppe nazionali (1982 e 1985). Si trasferisce quindi in Svizzera, al Servette, dove gioca per 6 stagioni, fino al ritiro avvenuto nel 1989. Con gli elvetici vince il campionato 1993-’94. Appesi gli scarpini al chiodo, entra immediatamente nello staff tecnico del Servette, come vice allenatore. Dopo 4 anni, compresa un esperienza di allenatore ad interim, torna alla Stella Rossa, anche qui come vice, mettendo in bacheca due campionati (2000 e 2001) e 3 coppe nazionali (1999, 2000 e 2002). Nel 2002 prende in corsa il Radnicki Obrenovac, portandolo alla promozione nella massima serie. La stagione seguente allena il Rad quindi, dopo uno stop di tre stagioni, nel 2006 torna alla Stella Rossa come vice, subentrando poi all’esonerato Bajevic, e portando la squadra al double campionato-coppa nazionale. Riconfermato, viene esonerato pochi mesi più tardi. L’anno seguente si trasferisce in Giappone, al seguito dell’ex compagno Dragan Stojkovic, di cui è il vice al Grampus Eight Nagoya fino al 2013. Pochi mesi dopo diviene CT della Macedonia, incarico dal quale viene esonerato nell’aprile 2015. Nel 2016 (da agosto a dicembre) allena in Giappone, al Grampus Nagoya, quindi torna a collaborare con la Stella Rossa, e nel 2017 ne è per un breve periodo allenatore ad interim. Dal maggio scorso è di nuovo in Giappone, al Sanga Kyoto. Per lui 7 presenze e 3 reti con la Nazionale macedone.

7 (ala destra) – Vladimir “Pižon” PETROVIC: Belgradese, cresciuto nelle giovanili della Stella Rossa, debutta in prima squadra a 16 anni, nel 1971. Rimane a Belgrado fino al dicembre 1982, quando passa gli inglesi dell’Arsenal, dopo aver vinto 4 campionati (1973, 1977, 1980 e 1981) e 2 coppa nazionali (1971 e 1982, nella cui finale d’andata segna il rigore del definitivo 2 a 2), ed aver capitanato la squadra fino alla finale di Coppa UEFA 1979, poi persa contro i tedeschi del Borussia M’gladbach. A Londra rimane per soli sei mesi, quindi si trasferisce in Belgio, al Royal Antwerp/Anversa, dove rimane due stagioni. Quindi, dopo un’annata ai francesi del Brest, torna in Belgio, allo Standard Liegi. Anche qui rimane un solo anno, tornando poi nuovamente in Francia per giocare la sua ultima stagione, col Nancy. Ritiratosi, intraprende la carriera di allenatore, entrando nello staff tecnico della Stella Rossa. Da vice, vince la Coppa dei Campioni 1990-’91, e nel 1996 viene promosso capo allenatore, vincendo subito la coppa nazionale. Appiedato l’anno seguente, dopo due stagioni di stop riparte nel gennaio 199 dal Bor, quindi si trasferisce in Grecia, dove allena l’Atromitos e l’anno dopo è in Bielorussia, allo Slavia Mozyr. Nel 2002 diviene CT dell’Under-21 della Serbia e Montenegro, che conduce fino alla finale dell’Europeo di categoria 2004, persa contro l’Italia di Claudio Gentile, e guidandola poi anche alle Olimpiadi di Atene. Diviene quindi allenatore del Vojvodina per un mese, tra il novembre e dicembre 2004, poi nel luglio 2005 emigra in Cina, al Dalian Shide, che guida fino al dicembre 2006. Della Cina sarà poi CT, dal settembre 2007 al luglio 2008. Nel giugno 2009 torna alla Stella Rossa, dove è però esonerato nel marzo successivo. Va quindi in Romania al Timisoara FC. Contemporaneamente, diviene CT della Serbia, incarico che manterrà per un anno fino all’Ottobre 2011. Dopo un anno e mezzo di stop, nel febbraio 2013 diviene CT dell’Iraq, incarico che lascia pochi mesi per assumere la guida dello Yemen, da cui si dimetterà nel maggio 2014. L’anno successivo è per un breve periodo sulla panchina dell’OFK Belgrado, dopodiché non ha più allenato. Con la Nazionale jugoslava ha disputato 34 incontri, segnando 5 reti e prendendo parte a 2 Mondiali, quello del 1974 e quello del 1982. Fa parte delle ‘Stelle della Stella Rossa’, sorta di ‘hall of fame’ del club. Nel 1980 è stato Giocatore Jugoslavo dell’Anno, primo nella storia del club a ricevere il riconoscimento. Citazione d’obbligo per il croato Robert Prosinecki, talentuoso centrocampista multiuso della Stella Rossa campione d’Europa.

8 (trequartista/seconda punta) – Dragoslav SEKULARAC: Nella compilazione di questa squadra, è stata la scelta più difficile, con un testa a testa fino all’ultimo tra il prescelto e l’ex milanista Dejan Savicevic, uno dei protagonisti principali della ‘Generazione d’Oro’ che vinse la Coppa dei Campioni nel 1991. Alla fine, però, ha prevalso Šeki, uno dei giocatori più amati ed ammirati di sempre nella storia del club. Cresciuto nelle giovanili della Stella Rossa, debutta in prima squadra nel marzo 1955, a 17 anni. La stagione seguente è già titolare, contribuendo notevolmente alla vittoria in campionato della squadra. Vittoria replicata nella stagione successiva, dove la Stella Rossa arriva alle semifinali di Coppa dei Campioni, eliminata dalla Fiorentina (che poi soccomberà col Grande Real). Dopo un’annata di tanti infortuni, conclusa però con la vittoria della Coppa di Jugoslavia (finale da lui non giocata) e della Mitropa Cup/Coppa del Danubio, nel 1959 Sekularac guida la Stella Rossa al double campionato-coppa nazionale. L’anno seguente, dopo che il Governo jugoslavo ne blocca la già concordata cessione alla Juventus, è nuovamente vittoria in campionato, cui seguono 4 anni di digiuno, cui viene messa fine nel 1964, con un altro double campionato-coppa nazionale. Successi cui però Sekularac non riesce a contribuire, essendo impegnato a scontare una squalifica di un anno e mezzo, dopo che nell’autunno 1962 aveva assalito l’arbitro. Rimane alla Stella Rossa altre due stagioni quindi, dopo 365 presenze e 119 reti, nel 1966 passa ai tedeschi del Karlsruhe, dove rimane un solo anno. Nell’estate 1967 tenta l’avventura americana coi St. Louis Stars, quindi torna in Patria, giocando una stagione con l’OFK Belgrado. Emigra poi nuovamente, questa volta in Sudamerica, precisamente in Colombia, dove rimane dal 1969 al 1974, giocando con Indipendiente de Santa Fe, Atlético Bucaramanga, Milionarios ed América de Cali. Torna quindi brevemente in Europa, per giocare coi francesi del Paris FC, prima di chiudere la carriera nel 1975, come giocatore-allenatore dei canadesi del Serbian White Eagles. Tornato in Patria, allena per un periodo l’OFK Mladenovac, quindi nel 1984 diventa CT del Guatemala, incarico che lascia l’anno successivo. Nel 1986-‘87 allena in Australia, al Footscray JUST, club della comunità jugoslava di Melbourne. Due anni dopo viene chiamato alla Stella Rossa, con cui centra il double campionato-coppa nazionale, lasciando però a fine stagione la squadra che poi vincerà la Coppa dei Campioni, per tornare all’América de Cali, in Colombia, doveva aveva giocato anni prima. L’anno dopo è alla guida dei sauditi dell’ Al-Nassr, quindi torna in Australia alla testa dell’Heidelberg United. Nella stagione 1994-’95 è in Spagna, al Marbella, quindi emigra in Corea del Sud dove al Busan Daewoo Royals fa prima il consulente tecnico (1995) e quindi l’allenatore (1996). Dopo due anni di inattività, dal 1998 al 2000 allena l’Obilic Belgrado, dove torna brevemente nel 2002 come dirigente. Torna in pista nel 2006, quando viene scelto come allenatore dei rifondati Serbian White Eagles, in Canada, che conduce fino alla finale per il titolo, e poi lascia ritirandosi. Per lui 41 presenze e 6 reti nella Nazionale jugoslava, con cui ha partecipato a 2 Mondiali (1958 e 1962, concluso col quarto posto finale) e all’Europeo 1960 (entrando nella Top 11 del torneo), dove la Jugoslavia è arrivata seconda, cedendo solo in finale contro l’URSS. Ha altresì fatto parte della squadra olimpica che conquistò la medaglia d’argento ai Giochi del 1956. Fa parte delle ‘Stelle della Stella Rossa’.

9 (centravanti) – Darko PANCEV: Con tutto il rispetto e l’ammirazione possibili per Rajko Mitić, leader della Stella Rossa per quasi un ventennio nel Secondo Dopoguerra, era impossibile non scegliere il ‘Kobra’ Darko Pancev per assegnare la ‘9’ biancorossa. Macedone di Skopje, inizia la sua carriera nel Vardar, squadra della sua città, con cui debutta in prima squadra non ancora maggiorenne. Dopo aver segnato 3 reti in 4 partite nel suo primo scampolo di stagione “tra i grandi”, l’anno seguente è subito titolare e capocannoniere del campionato jugoslavo, con 19 reti in 31 presenze. Seguono altre 4 stagioni molto prolifiche che lo portano, nel 1988, al passaggio alla Stella Rossa. Qui, però, salta tutta la prima stagione per adempiere al servizio militare, ma al ritorno in campo l’anno successivo è tutt’altro che arrugginito. Conquista subito il double campionato-coppa nazionale, capocannoniere nel primo (25 gol in 32 partite) e autore del gol decisivo nella seconda. La stagione successiva è quella della consacrazione definitiva: bis in campionato, nuovamente da re dei bomber (34 centri in 32 partite), e soprattutto la vittoria della Coppa dei Campioni, trasformando il quinto e ultimo rigore nella finale di Bari contro l’Olympique Marsiglia. A fine anno, chiuso con la conquista della Coppa Intercontinentale (suo l’ultimo gol nel 3 a 0 ai cileni del Colo Colo) è Scarpa d’Oro e arriva secondo nella classifica del Pallone d’Oro. Chiude quella sua terza e ultima stagione alla Stella Rossa con il terzo ‘scudetto’ di fila da capocannoniere (25 centri in 28 match), passando all’Inter dopo 96 reti in 114 presenze. Arrivato a Milano come il più forte bomber d’Europa in circolazione, fa clamorosamente flop: la sua prima stagione in Serie A si chiude con 12 presenze e 1 sola rete, cui si aggiungono i 4 centri in 5 apparizioni di Coppa Italia. Passati i primi sei mesi della seconda stagione “in naftalina”, nel mercato invernale passa in prestito ai tedeschi del Lipsia, dopo segna 2 reti in 10 partite, con la squadra che a fine stagione retrocede. Tornato all’Inter, dopo un’altra stagione da comparsa viene ceduto definitivamente ad un’altra squadra tedesca, il Fortuna Düsseldorf. Fa flop anche qui, e l’anno seguente passa agli svizzeri del Sion, con cui gioca solo 5 partite prima di arrendersi agli infortuni e smettere col calcio giocato. Dopo il ritiro ha iniziato a lavorare per la Federazione macedone, quindi nel 2006 è divenuto direttore sportivo del Vardar. Per lui 27 presenze e 17 reti con la Jugoslavia, con la quale ha preso parte al Mondiale 1990, segnando una doppietta agli Emirati Arabi nella fase a gironi. Dopo il dissolvimento dello Stato slavo, ha giocato 6 partite, segnando una rete. Con la Nazionale macedone. Citazione per Zoran Filipovic, bomber degli Anni ’70 e poi anche allenatore; e per Ivan Toplak, anche lui prima bomber e poi allenatore.

10 (regista) – Dragan “Piksi” STOJKOVIC: Originario di Niš, inizia la propria carriera nella squadra locale, il Radnički, debuttando in prima squadra a 16 anni, nella stagione 1981-’82. Dopo altri quattro campionati ‘a casa’, nel 1986 viene acquistato dalla Stella Rossa, dove il suo talento esploderà definitivamente. A Belgrado rimane 4 stagioni, conquistando il campionato nel 1988 e il double con la coppa nazionale nel 1990, successo col quale chiude la sua esperienza in biancorosso. Dopo i Mondiali italiani, infatti, viene acquistato dall’Olympique Marsiglia, ma la sua avventura francese parte sotto i peggiori auspici, visto che si infortuna praticamente subito, perdendo gran parte della stagione. L’OM vince comunque la Ligue 1 e, soprattutto, arriva in finale di Coppa dei Campioni. L’avversario è proprio la Stella Rossa di Belgrado; nell’atto finale di Bari le squadre arrivano sullo 0 a 0 ai supplementari, e quando si prospettano i calci di rigore l’allenatore dei francesi, Goethals, manda in campo lo specialista Stojkovic. Il quale però, al momento della lotteria finale, comunica al suo mister di non voler calciare il penalty contro la sua ex squadra, che si aggiudicherà poi il trofeo. In questa stagione c’è anche un’altra finale persa, quella di Coppa di Francia contro il Monaco di Wenger. Stojkovic lascia momentaneamente l’OM per approdare in Italia, all’Hellas Verona: anche questa sarà una stagione travagliata, che si concluderà con la retrocessione in Serie B e il ritorno a Marsiglia. Qui vince nuovamente il campionato (poi revocato per lo scandalo delle partite comprate) e, finalmente, la Champions League, anche se in verità non andrà nemmeno a referto in neanche un match. Rimane a Marsiglia un’altra stagione, quindi nel 1994 si trasferisce in Giappone, al Grampus Eight Nagoya. Coi nipponici rimane ben sette stagioni, vincendo la Coppa dell’Imperatore nel 1995 e nel 1999, fino al ritiro avvenuto nel 2001, dopo il quale diviene immediatamente presidente della Federcalcio jugoslava. Nel 2005 diviene presidente della Stella Rossa, lasciando la carica nell’ottobre 2007. Qualche mese più tardi torna al Grampus Eight come allenatore, dove rimarrà fino al dicembre 2013, conquistando il campionato nel 2010 (che gli vale il riconoscimento quale Allenatore dell’Anno) e la Supercoppa giapponese 2011. Dall’agosto 2015 è sulla panchina dei cinesi del Guangzhou R&F. Con la Jugoslavia, nelle sue varie versioni, ha giocato 84 incontri, mettendo a segno 15 reti. Ha preso parte a 2 Mondiali (1990 e 1998) e ad altrettanti Europei (1984 e 2000). Dal 1994 fino al ritiro, ha indossato la fascia di capitano. Ha inoltre preso parte a due edizioni dei Giochi Olimpici, nel 1984 e nel 1988, conquistando nel primo caso la medaglia di bronzo. A livello di riconoscimenti personali è stato per tre anni di fila, dal 1987 al 1989, Miglior Sportivo della Stella Rossa. Negli ultimi due anni di questo triennio è stato anche Giocatore Jugoslavo dell’Anno ed MVP del campionato jugoslavo. Calciatore dell’Anno ed MVP del campionato anche nel 1995 in Giappone, dove è stato per tre volte (1995, 1996 e 1999) nella Top 11 del torneo. A Italia ’90 è stato inserito nella Top 11 del Mondiale, infine nel 2010 è stato votato nel ‘Dream Team’ per il 110 anni dell’Olympique Marsiglia, nonostante in 3 stagioni ci abbia di fatto giocato pochissimo. Anche lui fa parte delle ‘Stelle della Stella Rossa’.

11 (ala sinistra) – Dragan DZAJIC: Cresciuto nelle giovanili del club, è da molti considerato il più grande giocatore della storia del club. Approdato in prima squadra nel 1963 a soli 17 anni, rimane alla Stella Rossa fino al 1975, vincendo 5 campionati (1964, i tre di fila 1968-1970, e 1973), 4 coppe nazionali (1964, 1968, 1970 e 1971), una Mitropa Cup (1968), più vari trofei minori. Trasferitosi in Francia, gioca per due stagioni nel Bastia, quindi rientra alla Stella Rossa per un’ultima stagione, cui segue il ritiro dal calcio giocato. Entrato subito in società come direttore tecnico, nel 1998 diviene presidente del club, carica che lascia nel 2004 per problemi di salute. Nel 2012, però, riesce ad essere nuovamente eletto presidente, carica che ricopre fino al 2014. Con la Jugoslavia ha giocato 85 partite, segnando 23 reti e prendendo parte al Mondiale 1974 e a due Europei, quello 1976 e, soprattutto, quello 1968 dove è il Miglior Giocatore del Torneo e capocannoniere, nel quale la Jugoslavia arriva seconda dietro l’Italia. In entrambi i tornei continentali sarà inserito nella Top 11. Terzo nella classifica del Pallone d’Oro 1968, è stato per 5 anni consecutivi Miglior Sportivo della Stella Rossa (1966-1970), e Sportivo Jugoslavo dell’Anno nel 1969. É primatista assoluto del club sia per presenze, con 615, sia per le reti segnate, con 370. Citazione per Bora Kostic.

ALL. Miljan MILJANIC: Prodotto delle giovanili della Stella Rossa come giocatore, dopo il ritiro nel 1958 entra nello staff tecnico del club, allenando le giovanili fino alla promozione a capo allenatore della prima squadra nel 1966, dopo esser stato nel frattempo anche membro della Commissione Tecnica alla guida della Nazionale jugoslava. Guida la squadra per 8 stagioni, vincendo 4 campionati (di cui 3 consecutivi: 1968-1970 e 1973), 3 coppe nazionali (1968, 1970 e 1971) e una Mitropa Cup (1968). Dopo aver guidato la Jugoslavia ai Mondiali 1974, sempre come membro della Commissione Tecnica, approda sulla panchina del Real Madrid, centrando subito il double campionato-Coppa del Re. In questa stagione i ‘blancos’ giocano nella Coppa delle Coppe, sfidando nei quarti proprio la Stella Rossa di Belgrado. Miljanic, dopo la vittoria casalinga del Real all’andata, decide di non guidare la squadra nel ritorno di Belgrado, affidando temporaneamente la panchina al suo vice, non sentendosela di «tradire il mio cuore». Il Madrid perderà 2 a 0 e sarà eliminato. Nella seconda stagione in Spagna arriva la vittoria-bis nella Liga ma, dopo una terza stagione senza alcun trofeo e una partenza poco fortunata nella successiva, nel settembre 1977 arrivano le dimissioni. Miljanic starà fermo per quasi 2 anni, prima di diventare CT, stavolta unico, della Jugoslavia, che guiderà fino al Mondiale 1982. Torna quindi in Spagna, al Valencia, venendo però esonerato a stagione in corso. Si trasferisce quindi in Kuwait, dove allena per due stagioni l’Al Qadisiya, per poi smettere col lavoro in panchina. Entra quindi nei quadri federali come Direttore Tecnico, quindi nel 1993 diviene presidente della Federazione jugoslava, carica che manterrà fino al 2001. É scomparso nel 2012. Citazione doverosa per Ljupko Petrovic, che guidò la Stella Rossa alla conquista della Coppa dei Campioni, e tornando poi ad allenare la squadra in diversi periodi, conquistando il double campionato-Coppa di Serbia nel 1995, e bissando la vittoria nella coppa nazionale l’anno seguente.

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.