All Time XI: Torino

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Forse sarà che non sono di Torino, oppure che il mio percorso di juventinità è nato e cresciuto con altri avversari da ‘detestare’ (il primo Milan di Berlusconi, l’antipatica Fiorentina dell’ancor più antipatico Cecchi Gori, quindi l’Inter sempre e comunque), fatto sta che per i ‘cugini’ non ho mai provato astio.

Anzi, per loro e la loro storia, tanto particolare quanto tragica, ho sempre avuto il massimo rispetto.

Tra alterne vicende societarie, clamorose cadute e ancor più clamorose rinascite, allenatori-guru (da Mondonico a Ventura, per quanto riguarda ciò che ho potuto vedere io) ed epiche battaglie, i granata hanno – giustamente – sempre goduto in generale di tanta simpatia, la mia compresa.

Ma, nonostante ciò, qualche imprecazione da parte mia se la sono presa lo stesso, perché questo è stato uno degli ‘All Time XI’ più difficili da compilare, se non il più arduo in assoluto.

Ho iniziato a lavorarci subito dopo i primi pubblicati, e sono passati più di due anni, per cui si può dire che sui granata ci sono tornato più e più volte per almeno un anno e mezzo.

Lo scoglio era rappresentato dal ‘Grande Torino’: la squadra che, praticamente all’unanimità, è considerato la più forte nella Storia del Calcio Italiano (se non oltre), può essere ‘smontata’? O si può prendere solo come blocco indissolubile?

E, a quel punto, era il caso di fare un Torino ‘all time’ al netto di Mazzola e compagni?

Per lungo tempo la direttrice è stata quella: mettere insieme il miglior Torino di tutti i tempi, pescando tra ciò che è stato prima e dopo Superga, quando comunque il Toro ha saputo disputare rispettabilissime stagioni, vincendo lo Scudetto sia prima (negli Anni Venti), sia dopo (quello ‘storico’ del 1976), e facendosi valere anche in Europa (con Mondonico in panchina nei primi Anni Novanta), mettendo in vetrina diversi campioni nelle varie epoche (oltre a quelli che troverete citati assieme agli 11 ‘titolari’, come dimenticare Eraldo Pecci, Leo Junior, Vincenzino Scifo? O personaggi meno raffinati, ma dall’inossidabile ‘cuore granata’ come Giacomino Ferri, Antonino Asta, Giorgio Puja, Roberto Mozzini, Beppe Dossena, Aldo Agroppi, Pasquale Bruno o Enrico Annoni e tanti altri ancora?)

Ma poi ho deciso che era una sfida troppo affascinante per non coglierla, e quindi ecco alla fine un misto di quelle due idee, col Torino ‘all time’ schierato col ‘Sistema’ (o 3-2-5) come la mitica squadra degli Anni ’40, ma con simbolicamente alla guida il tecnico più rappresentativo della storia granata post-Superga:

1 (portiere) – Lido VIERI: Arrivato nel Settore Giovanile granata nel 1954, a 15 anni, dopo una stagione in prestito al Vigevano in Serie C viene lanciato in prima squadra nel 1958, in A. Il Toro retrocede, ma riconquista prontamente la massima serie e Vieri si guadagna il posto da titolare definitivamente. Rimane in granata fino al 1969, vincendo la Coppa Italia 1967-’68. Passa all’Inter, dove vince lo Scudetto 1970-’71 e dove rimane fino al 1976, quando scende in Serie C, alla Pistoiese. Coi toscani conquista subito la promozione in B, giocando con loro fino al ritiro avvenuto nel 1980. Subito dopo aver lasciato il calcio giocato, Vieri diviene allenatore proprio della Pistoiese, che guida per una stagione, cui seguono esperienze di un solo anno anche al Siracusa e alla Massese. Approda quindi sulla panchina della Juve Stabia, dove rimane per 3 annate, prima di ritornare alla Massese. L’anno seguente è quindi alla Carrarese, e quello dopo ancora nuovamente alla Juve Stabia. Lascia quindi la carriera da tecnico per tornare al Toro come preparatore dei portieri, tornado ogni tanto ad interim in panchina (gli capita per 3 stagioni di fila, tra il 1994 ed il 1997). Conclusa l’esperienza granata col fallimento societario del 2005, passa a fare il preparatore al Pontassieve. Quindi, dopo un periodo da istruttore in una scuola calcio torinese, ricopre brevemente la carica di preparatore dei portieri dell’Inter. Per lui 4 presenze in Nazionale e la partecipazione, come terzo, sia al vincente Europeo 1968, sia al Mondiale 1970. Citazione d’obbligo per il suo successore, il ‘Giaguaro’ Luciano Castellini, e anche per Vincenzo Bosia, estremo difensore del Toro per un decennio, dal 1926 al 1936. Senza ovviamente dimenticare Valerio Bacigalupo, estremo difensore del Grande Torino.

2 (terzino destro) – Aldo BALLARIN: Veneto di Chioggia, debutta tra i ‘grandi’ a 17 anni, nel Rovigo, con cui gioca per 2 stagioni. Quindi, nel 1941, passa alla Triestina, rimanendo anche qui per 2 annate. Approda quindi al Venezia fino alla sospensione dei campionati, tornando in campo nel dopoguerra col Torino, arrivando dalla Laguna come i mitici Loik e Mazzola prima di lui. In granata gioca 4 stagioni, vincendo altrettanti Scudetti, prima di morire anche lui a Superga, oltretutto insieme al fratello Dino, terzo portiere della squadra. A loro due è intitolato lo stadio della loro cittadina natale e anche quello vecchio di San Benedetto del Trento. Aldo Ballarin ha giocato 9 partite con la Nazionale, tutte amichevoli. Citazione per Fabrizo Poletti, terzino destro a cavallo degli Anni ’60 e ’70, e vice campione del Mondo in azzurro ai Mondiali del 1970. E anche per Luigi Danova, suo successore in maglia granata.

3 (terzino sinistro) – Virgilio MAROSO: Vicentino di Marostica, si trasferisce da ragazzo con la famiglia a Torino, entrando ben presto nelle giovanili granata. Dopo aver disputato in prestito il Campionato di Guerra 1944 con l’Alessandria, fa rientro al Torino, con cui gioca dal 1945 al 1949, quando perde anche lui la vita a Superga. Nelle sue 4 stagioni toriniste vince altrettanti Scudetti, disputando anche 7 amichevoli (con un gol, nell’ultimo incontro) con la Nazionale. Nonostante la giovane età (è morto a soli 24 anni), all’epoca era già considerato uno dei migliori difensori d’Europa, e per molti è il miglior terzino sinistro italiano di sempre. Citazione per Natalino Fossati e Roberto Salvatori che, dalla metà degli Anni ’60 a quella degli Anni ’80, ricoprirono per un decennio ciascuno il ruolo.

4 (centrocampista) – Renato ZACCARELLI: Nato ad Ancona, muove i primi passi in un club locale, la Junior Ancona, dove lo scova il Torino, portandolo a 15 anni nel proprio Settore Giovanile. Due anni dopo, nel 1968, viene mandato in prestito al Catania, in Serie B, collezionando un paio di presenze. Rientrato in granata, rimane altri due campionati facendo la spola tra Primavera e prima squadra, debuttando tra i ‘grandi’ nella Mitropa Cup, nel 1970 e facendo parte della rosa che vince la Coppa Italia 1970-‘71. Parte quindi nuovamente per un prestito, stavolta al Novara: coi gaudenziani disputa 2 campionati di B, conquistandosi un buono spazio nel primo e diventando definitivamente titolare nel secondo. La buona esperienza novarese lo porta al prestito in A, al Verona, col quale non salta una partita di campionato e mette pure a segno 5 reti. Ormai i tempi sono maturi per il definitivo ritorno al Torino, col quale gioca dal 1974 al 1987 (e dal 1981 è il capitano), collezionando oltre 400 presenze complessive e risultando uno dei principali protagonisti del ‘magico’ Scudetto conquistato nella stagione 1975-’76, l’unico per i granata dopo la tragedia di Superga. Ritiratosi, intraprende la carriera di dirigente sportivo: nel 1992 è DS dell’Alessandria e, l’anno seguente, torna al Torino col medesimo ruolo, chiamato dal neo presidente Goveani. Col successore Calleri passa al ruolo di team manager, quindi nel 1997 (dopo l’ennesimo cambio di proprietà) va a lavorare per la FIGC, divenendo CT dell’Under-21 di Serie B e vice CT dell’Under-21 maggiore. Nel 2002 nuovo rientro al Torino, come responsabile del Settore Giovanile. Nel 2003 viene promosso Direttore Generale al posto di Sandro Mazzola, e sul finire della stagione 2002-’03 andrà addirittura in panchina ad interim. Torna alla guida tecnica della squadra anche per i playoff 2004-’05, portando la squadra alla promozione in Serie A (cancellata poi dal fallimento del club). Passa quindi al Bologna come Direttore Sportivo, ma l’esperienza dura poco. Per lui anche 25 presenze e 2 reti in Nazionale, prendendo parte nel 1978 al Mondale e, nel 1980, a Europeo e Mundialito. Citazione doverosa per Antonio Janni, ‘faro’ della squadra per quasi un ventennio nel Primo Dopoguerra, e poi anche sulla panchina del Grande Torino.

5 (centrocampista) – Giorgio FERRINI: La bandiera per eccellenza, recordman di presenze in maglia granata con 566, era soprannominato ‘la Diga’. Triestino, cresciuto nella Ponziana, a 16 anni entra nel vivaio granata. Dopo tre anni con le giovanili, viene mandato in prestito per una stagione al Varese, in Serie C. Rientra quindi alla base, in Serie B, conquistandosi da subito ampio spazio, divenendo di fatto titolare e aiutando la squadra a centrare il ritorno in Serie A. Figura centrale della squadra negli anni a venire, nel 1963 eredita la fascia di capitano da “un certo” Enzo Bearzot (portandola per 12 stagioni, altro record), guidando la squadra alla conquista della Coppa Italia nel 1968 e nel 1971. Si ritira al termine della stagione 1974-’75, divenendo immediatamente vice dell’allenatore Gigi Radice, conquistando da membro dello staff tecnico lo “storico” Scudetto 1975-’76. Poco mesi più tardi è colpito da una doppia emorragia cerebrale, spegnendosi nel novembre 1976, a soli 37 anni. Con l’Italia ha collezionato 7 presenze, vincendo l’Europeo 1968 e prendendo parte al Mondiale cileno del 1962, dove fu espulso contro i padroni di casa, rifiutandosi però di lasciare il campo fino all’intervento della polizia, in quella che è nota come la famigerata ‘Battaglia di Santiago’. Con la Nazionale olimpica ha preso parte ai Giochi 1960. Citazione per il suo erede, Patrizio Sala.

6 (difensore centrale) –Roberto CRAVERO: Torinese di Venaria Reale, entra presto nelle giovanili granata, debuttando in Serie A a 18 anni, nell’ultima giornata della stagione 1981-’82. La stagione seguente la passa tra Primavera e Prima Squadra, non scendendo però mai in campo coi ‘grandi’. Va quindi in prestito per 2 stagioni al Cesena, in Serie B, facendo poi ritorno a casa nel 1985. Dopo una prima stagione di apprendistato si conquista il posto da titolare, e l’anno successivo eredita la fascia di capitano da Renato Zaccarelli. La tiene fino alla cessione alla Lazio, avvenuta nel 1992, dopo aver sfiorato la vittoria della Coppa UEFA, cedendo solo per la regola dei gol in trasferta il trofeo all’Ajax di Van Gaal (celeberrima la sedia agitata dall’allenatore Mondonico, nella finale di ritorno ad Amsterdam, che protestare contro i presunti torti arbitrali). Torna al Toro dopo 3 stagioni in biancoceleste, disputando un campionato di A e 2 di B, dopo i quali si ritira, nel 1998. Appesi gli scarpini al chiodo, diviene team manager dei granata, lasciando l’incarico nel 2000 per aprire una scuola calcio e intraprendere la carriera di commentatore televisivo. Torna al Toro dal 2003 al 2005 come Direttore Sportivo, quindi riprende a tempo pieno l’attività di opinionista televisivo. In azzurro ha giocato 12 partite (1 gol) con l’Under-21, prendendo parte all’Europeo di categoria sia nel 1986 sia – come fuoriquota – nel 1990. Con la Nazionale maggiore ha preso parte all’Europeo 1988, ma non è mai sceso in campo. Ha fatto inoltre parte dell’Olimpica ai Giochi del 1988. Citazione per Angelo Cereser, detto ‘Trincea’, centromediano prima e libero poi, in granata dal 1962 al 1975.

7 (ala destra) – Claudio SALA: Brianzolo, cresce nelle giovanili del Monza, esordendo 18enne in prima squadra nella stagione 1965-’66, in Serie C. La stagione successiva conquista la promozione tra i cadetti e quindi, dopo un campionato di B, nel 1968 viene acquistato dal Napoli. Dopo una sola stagione ai piedi del Vesuvio, passa al Torino, dove rimarrà fino al 1980, conquistando lo storico Scudetto 1975-’76 da capitano, e la Coppa Italia 1970-‘71. Lasciati i granata, si accasa al Genoa, in Serie B, conquistando subito la promozione nella massima serie, e la salvezza nella stagione seguente. Quindi, a 35 anni, nel 1982 si ritira. Per lui anche 18 presenze con la Nazionale, con cui prende parte al Mondiale 1978. Soprannominato ‘il Profeta’, è il primo giocatore ad aggiudicarsi il ‘Guerin d’Oro’, premio giornalistico che va al miglior calciatore del campionato, vincendolo sia nel 1976 sia nel 1977. Impossibile non citare la ‘Farfalla’ Gigi Meroni (difficilissima la scelta tra lui e Sala), ma merita spazio anche Gigi Lentini, talentissimo del Torino nei primi Anni Novanta.

8 (interno destro) – Adolfo BALONCIERI: Nativo dell’Alessandrino, muove i primi passi in una formazione locale, la Juventus (che non c’entra ovviamente nulla con quella torinese), prima di approdare ai ‘Grigi’. Con l’Alessandria debutta nel dicembre 1914, a 17 anni, trovando poi ancora spazio di lì alla fine del campionato, cui segue la sospensione delle attività a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Dopo aver giocato per un po’ di tempo tra i dilettanti dell’US Alessandrina, riprende l’attività con l’Alessandria, con cui gioca fino al 1925, quando viene acquistato dal Torino. Coi granata rimane fino al 1932 (ricoprendo anche, nell’ultima stagione, l’incarico di vice allenatore, dopo aver seguito la formazione del vivaio), anno del suo ritiro, vincendo 2 Scudetti consecutivi (1927 e 1928) da capitano, anche se il primo sarà poi revocato dalla Giustizia sportiva. Intraprende quindi la carriera di allenatore, iniziando dalla Comense in Serie B, dove rimane due stagioni, scendendo ancora occasionalmente in campo in un paio di occasioni. Approda quindi sulla panchina del Milan in A, venendo esonerato dopo due anni e mezzo, e chiudendo la stagione 1936-’37 alla guida del Novara (all’epoca era possibile il passaggio da una panchina ad un’altra durante lo stesso campionato), sempre in Serie A, non riuscendo a centrare la salvezza. Viene quindi ingaggiato dal Liguria, nuova formazione nata dalla fusione, imposta dal regime fascista, tra diverse formazioni genovesi (lo stesso principio con cui nacquero la Dominante sempre a Genova e, soprattutto, la Roma), tra cui la Sampierdarenese ‘mamma’ dell’attuale Sampdoria. Coi liguri, in due stagioni, raccoglie un undicesimo e un sesto posto in Serie A, pur avendo a disposizione una formazione tutt’altro che stellare. Risultati che gli valgono la chiamata del Napoli, dove però delude, incappando nell’esonero anticipato. Torna quindi al Liguria, nel frattempo retrocesso in B, centrando subito la promozione, e ottenendo la salvezza l’anno seguente. Torna quindi nella ‘sua’ Alessandria, che guida fino al termine della Seconda Guerra Mondiale, scendendo anche in campo nell’aprile del 1944, a 46 anni, per mancanza di giocatori. Nel Secondo Dopoguerra riparte dal Milan, dove rimane una stagione, per poi trasferirsi in Svizzera, al Chiasso, che milita addirittura nella terza serie elvetica. Centra subito la promozione, quindi torna in Italia, alla Sampdoria, in qualche modo erede del Liguria già guidato in due differenti occasioni. Dopo tre stagioni a Genova passa alla Roma, dove viene però esonerato dopo tre mesi. Torna quindi al Chiasso, nel frattempo arrivato fino alla massima serie svizzera. A fine campionato sta fermo per 2 anni, quindi arriva la chiamata del Palermo, in Serie B, che lo esonera però dopo solo 5 giornate (50 anni prima di Zamparini!). Non allena più fino al febbraio 1958, quando prende in corsa la Sampdoria guidandola fino a fine stagione, riuscendo a centrare la salvezza e lasciando poi l’incarico. Niente panchina per oltre 3 anni, quando torna in corsa per un’ultima volta al Chiasso, nel novembre 1961, conducendolo alla vittoria della cadetteria elvetica, con conseguente promozione nella massima serie. Con la Nazionale ha giocato 47 incontri, segnando 25 reti e prendendo parte a ben 3 Olimpiadi: 1920, 1924 e 1928 (medaglia di bronzo andando a segno in tutte le partite dagli ottavi in poi, per un totale di 6 reti in 5 partite). Con l’Italia ha inoltre vinto la Coppa Internazionale (antesignana degli attuali Europei) 1927-1930. È scomparso nel 1986 a Genova, dove si era ritirato. Citazione d’obbligo per Ezio Loik, ‘gemello’ di Mazzola nel Grande Torino.

9 (centravanti) – Julio LIBONATTI: Argentino di origini calabresi, muove i primi passi in una delle squadre della sua città natale, il Rosario Central. Passato poi agli stra-rivali locali del Newell’s Old Boys, debutta tra i professionisti a 16 anni, nel 1917. Nell’estate del 1925, sfruttando le nuove normative sulla cittadinanza, arriva in Italia, al Torino, conquistando subito i tifosi granata a suon di reti, concludendo la sua prima stagione con ben 18 centri in 22 presenze. La stagione seguente, con 21 in 27 apparizioni, contribuisce in maniera importante alla conquista granata dello Scudetto, poi revocato dalla Giustizia Sportiva. Si rifà alla grande l’anno seguente: il Toro è di nuovo Campione d’Italia, e lui segna ben 35 reti in 32 match, conquistando il titolo di capocannoniere. Gioca in maglia granata fino al gennaio 1935, mettendo insieme complessivamente 157 reti in 241 partite, che ne fanno il secondo bomber in assoluto nella storia del club, e il primissimo per quanto riguarda le reti nella massima serie. Passato al Genoa, in Serie B, che aiuta a tornare subito in Serie A, giocando in rossoblù anche la stagione successiva, per poi ritirarsi. Dopo un anno sabbatico, assume il ruolo di giocatore/allenatore al Rimini, in Serie C, facendo poi ritorno in Argentina. A livello di Nazionale, ha giocato prima per l’Albiceleste e poi con l’Italia. Nel primo caso ha collezionato 15 presenze e 8 reti, vincendo da capocannoniere il Campionato Sudamericano (antesignano della Copa América) 1921. In azzurro, invece, i gol sono ben 15 in 18 presenze, con la vittoria della Coppa Internazionale (antenata degli attuali Europei) 1927-1930, anche in questo caso da capocannoniere. È scomparso nel 1981. Citazione obbligatoria per Guglielmo Gabetto, ‘9’ del Grande Torino. Ma non vanno dimenticati il bomber Anni ‘70 “Ciccio” Graziani e, in anni più recenti, Marco Ferrante.

10 (interno sinistro) – Valentino MAZZOLA: Milanese di Cassano d’Adda, inizia a tirare i primi calci nella Tresoldi, squadra del suo quartiere, esordendo in prima squadra a 17 anni. Due anni più tardi passa alla squadra della Alfa Romeo, ditta per la quale lavora, disputando un campionato di Serie C, e lasciando poi per adempiere al servizio militare. Di stanza a Venezia presso la Marina, viene notato durante una partitella da un osservatore della squadra locale, che lo ingaggia per la propria squadra riserve. Dal gennaio 1940 diviene a tutti gli effetti un giocatore del Venezia, col quale disputa le ultime 5 partite del torneo di Serie A 1939-’40, segnando la rete della salvezza alla penultima giornata, fissando il 2 a 1 contro il Bari. Firma quindi un contratto proprio con la squadra pugliese, ma non ottiene il trasferimento militare e rimane quindi in laguna, dove gioca per altre due stagioni. La prima è quella della storica vittoria in Coppa Italia 1940-’41, ed è lui a riaprire la finale di andata, dopo che la Roma si era portata sul 3 a 0 con tripletta di Amedei. La partita finirà 3 a 3 e il Venezia vincerà poi il trofeo battendo i giallorossi in casa per 1 a 0 (gol di Loik). L’annata seguente i neroverdi sfiorano addirittura lo Scudetto, chiudendo la stagione al terzo posto. A fine torneo, lui e il ‘gemello’ Loik vengono acquistati dal Torino, che in granata conquistano subito il double Scudetto-Coppa Italia (nella cui finale Mazzola segna la rete del definitivo 4 a 0, proprio al Venezia, chiudendo il torneo da capocannoniere). L’anno seguente, nonostante le 21 reti in 35 incontri, il Toro arriva secondo dietro lo Spezia nel Campionato Alta Italia 1944, poi non conteggiato nell’Albo d’Oro della Serie A. Che torna dopo la guerra e vede il Torino nuovamente primeggiare, con 4 Scudetti consecutivi (1945-1949), dando corpo alla leggenda del ‘Grande Torino’, che si infrange contro il muro della Basilica di Superga il 4 maggio 1949. In 6 stagioni coi granata, Mazzola giocò 200 partite, segnando 123 reti e conquistando il titolo di capocannoniere della Serie A nella stagione 1946-’47, con 29 centri in 38 partite. In Nazionale ha giocato solo amichevoli, 12 (le ultime 5 da capitano), segnando 4 reti. Citazione per Gino Rossetti, protagonista negli Anni ’20 e ’30 nel ‘Trio delle Meraviglie’ con Baloncieri e Libonatti.

11 (ala sinistra) – Paolo PULICI: Cresciuto nel Legnano, col quale debutta in prima squadra appena sedicenne, alla fine di quella stagione viene acquistato dal Torino. Dopo un anno con la Primavera (vincendo lo Scudetto di categoria, bissato poi due anni dopo) e qualche comparsata tra i ‘grandi’ l’anno successivo, a 19 anni viene promosso definitivamente titolare. Le prime stagioni sono di crescita e adattamento e l’esplosione arriva tardi, ma arriva. Nell’annata 1972-’73 è infatti capocannoniera della Serie A con 17 reti in 29 partite. L’anno dopo i gol sono 14 in 25 incontri, cui segue un nuovo titolo di capocannoniere, nel 1974-’75, con 18 centri in 23 apparizioni. L’apoteosi è però nella stagione seguente, quando i suoi 21 gol in 30 partite non gli valgono solo il terzo titolo di re dei bomber, ma soprattutto lo Scudetto al Toro, il primo (e unico) dopo la tragedia di Superga. Rimane in granata fino al 1982 quando, dopo 14 stagioni, fatte di 437 partite e 172 gol (primatista assoluto del Torino), si trasferisce all’Udinese. In Friuli rimane una sola stagione quindi, dopo due campionati con la Fiorentina, si ritira. Lasciato il calcio giocato nel 1984, entra nello staff tecnico del Piacenza due anni dopo, quando in verità gli emiliani l’avevano contattato addirittura per tornare in campo. Dopo quattro anni da vice a Piacenza, si dedica ad allenare i Pulcini della Tritium di Trezzo sull’Adda, attività che lo impegna da 25 anni. 19 le presenze con la Nazionale italiana, con la quale ha segnato 5 gol e preso parte ai Mondiali nel 1974 e nel 1978. Col Torino ha vinto anche la Coppa Italia 1970-’71. Soprannominato ‘Puliciclone’, con ‘Ciccio’ Graziani ha formato la coppia dei ‘Gemelli del Gol’. Impossibile non menzionale Franco Ossola, ’11’ del Grande Torino.

ALL. – Luigi ‘Gigi’ RADICE: Calciatore di scuola milanista, dopo una stagione alla Triestina e una al Padova, torna in rossonero al seguito di Rocco. Gioca col Milan fino al 1965, quando è costretto al prematuro ritiro causa guai fisici. Si mette quindi a studiare da allenatore, e l’anno seguente è sulla panchina del Monza, con cui conquista subito la promozione dalla C alla B. Rimane in Brianza anche la stagione successiva, quindi guida per un anno il Treviso, e poi per un altro biennio il Monza. Dopo un anno di stop arriva a Cesena, conquistandosi la promozione in A e la chiamata della Fiorentina. Non riconfermato, la stagione seguente prende in corsa il Cagliari, quindi nell’estate 1975 eccolo approdare finalmente al Torino. Al primo anno sotto la Mole, conquista subito uno “storico” Scudetto, il primo e unico per il Toro dopo Superga. Rimane sulla panchina dei granata fino a metà stagione 1979-’80, quando viene esonerato. L’annata seguente guida il Bologna a un insperato settimo posto, che gli vale la chiamata del Milan, dove resiste però solo fino al girone d’andata. Prende in corsa il Bari l’anno dopo, quindi per una stagione è all’Inter, prima di rientrare al Torino, dove rimane altre 5 stagioni. Seguono un’annata a Roma, una a Bologna, quindi il ritorno a Firenze, dove approda in corsa dopo l’esonero del brasiliano Lazaroni. Confermato, dopo alcune screzi con la dirigenza viene esonerato a metà della stagione successiva, e rimpiazzato da un altro ex granata, Agroppi. Riparte da Cagliari, ma anche qui incappa nell’esonero. Riparte due anni dopo al Genoa, altra avventura che si conclude anzitempo. Torna quindi alla sua prima panchina, il Monza, in Serie C, guidandolo nuovamente all’immediata promozione in B. Confermato, viene esonerato dopo 5 giornate. Da allora non ha più allenato. Per lui anche 5 presenze in azzurro, con la partecipazione al Mondiale 1962 in Cile.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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