All Time XI: Valencia

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Noto come ‘Che’, il Valencia è la squadra simbolo della Comunidad che porta il suo nome, una delle aree più autonome (e autonomiste) della Spagna.

Caratterizzata dal pipistrello che campeggia sul proprio logo, la squadra gioca da oltre 90 anni nel mitico ‘Mestalla’, uno dei “catini” più caldi della Penisola Iberica.

Non una nobile per antonomasia del calcio spagnolo, è comunque un club che ha avuto i suoi interessanti exploit, e in questo Terzo Millennio ha saputo posizionarsi come una tra le più toste e rispettabili squadre della Liga.

Los Che di “tutti i tempi” scendono idealmente in campo con questo 4-3-1-2:

1 (portiere) – Santiago CAÑIZARES: Madrileno doc, dopo i primi passi nel Calvo Sotelo, a 16 anni entra nella cantera del Real. Dopo 3 stagioni nelle formazioni giovanili, nel 1988 viene inserito nella squadra C. L’anno seguente difende la porta della formazione B, e al contempo fa parte della rosa della prima squadra come terzo portiere. Viene quindi mandato in prestito all’Elche prima e al Mérida poi, disputando la sua prima stagione da titolare. Non trovando comunque spazio coi ‘blancos’, passa a titolo definitivo al Celta Vigo, dove rimane per 2 stagioni da titolare, che gli valgono l’approdo in Nazionale e la richiamata del Real. Vince da ‘dodicesimo’ la Liga 1994-’95 e 1996-’97 quindi, dall’estate 1997, soffia il posto da titolare al tedesco Bodo Illgner. Gioca la vincente doppia sfida di Supercoppa di Spagna, e mantiene il posto per buona parte della stagione, anche se sul finire della medesima si vede superato dal collega teutonico, che sarà in porta nella finale di Champions League vinta contro la Juventus (Cañizares gioca nella fase a gironi, Illgner torna titolare dai quarti in poi). Vistosi nuovamente scavalcato, lascia definitivamente il Real accettando l’offerta del Valencia, che lo chiama a rimpiazzare un monumento come Zubizarreta, fresco di ritiro. Col ‘Che’ gioca per 10 stagioni, iniziate e chiusesi con 2 vittorie in Copa del Rey (1999 e 2008). In mezzo, 2 campionati (2002 e 2004), la Coppa UEFA 2003-’04, la Supercoppa Europea 2004, la Supercoppa di Spagna 1999 e 2 finali consecutive perse di Champions League (2000 e 2001). Si ritira dopo 418 presenze complessive nel club. Con la Spagna ha collezionato 46 presenze, disputando 3 Mondiali (1994, 1998 e 2006, tutti da ‘dodicesimo’. Nel 2002 sarebbe stato il portiere titolare, ma perse il torneo per infortunio) e altrettanti Europei (1996, 2000 e 2004, gli ultimi due da titolare). Ha inoltre vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi 1992. È stato per 4 volte miglior portiere della Liga: una prima volta nella stagione 1992-’93, poi nel 2001 e nel 2002 e, infine, nel 2004.

2 (terzino destro) – QUIQUE Sanchez Flores: Nativo di Madrid, muove i primi passi nel Pegaso, squadra della periferia della Capitale. Nel 1984, a 19 anni, approda al Valencia, col quale retrocede in ‘Serie B’ nel 1986. Con 40 presenze e ben 9 reti contribuisce all’immediata risalita nella Liga del club, mettendosi subito in luce come uno dei migliori interpreti del ruolo e conquistando la Nazionale. Rimane coi ‘Pipistrelli’ fino al 1994, quando passa al Real Madrid, vincendo subito il campionato. Dopo un’altra stagione coi ‘Blancos’, si trasferisce al Real Saragozza, giocando poche partite a causa di un grave infortunio, che lo costringe al ritiro a fine stagione, a soli 32 anni. Intraprende quindi la carriera di allenatore nelle giovanili del Real Madrid, fino alla chiamata del Getafe nel 2004. Dopo una sola stagione col club capitolino, viene chiamato dal ‘suo’ Valencia, portandolo subito alla qualificazione in Champions League, bissata pure la stagione successiva. Nonostante questi ottimi risultati, il brutto avvio della sua terza stagione alla guida del ‘Che’ gli costa l’esonero, nell’ottobre 2007. Riparte la stagione seguente dai portoghesi del Benfica, con cui conquista la coppa nazionale, lasciando tuttavia al termine dell’annata. Fermo per qualche mese, nell’ottobre 2009 subentra sulla panchina dell’Atlético Madrid, conducendolo alla vittoria dell’Europa League e in finale di Copa del Rey. Confermato, inaugura la seconda stagione alla guida dei ‘Colchoneros’ strappando la Supercoppa Europea all’Inter fresca di ‘Triplete’. Tuttavia, a causa degli scontri con lo spogliatoio, a fine stagione lascia il club. Saltata l’ipotesi di accasarsi ai russi dello Spartak Mosca, nel novembre 2011 accetta la panchina dell’Al Ahli, a Dubai, con cui vince la Coppa degl Emirati Arabi 2012. Dopo un’altra stagione lascia, per tornare negli Emirati qualche mese dopo, all’Al Alin, incappando però nell’esonero nel marzo successivo. Dopo quasi un anno di inattività, nel gennaio 2015 torna in corsa al Getafe, rassegnando le dimissioni soltanto 6 settimane dopo. Da questa stagione guida gli inglesi del Watford. Con la Nazionale spagnola ha collezionato 15 presenze, prendendo parte al Mondiale del 1990 in Italia. Citazione per il suo predecessore, José ‘Pepe’ Carrete, che qui vinse Coppa del Re prima, e Coppa delle Coppe poi.

3 (terzino sinistro) – Amedeo CARBONI: Aretino, cresciuto nel club cittadino, a 18 anni viene acquistato dalla Fiorentina, non trovando però spazio in prima squadra. Rispedito all’Arezzo, gioca un buon campionato di B, collezionando oltre 20 presenze nonostante i soli 19 anni. Tanto gli basta per l’approdo in Serie A, al Bari, dove però trova poco spazio, chiundendo inoltre la stagione con una retrocessione. Rimane comunque in Serie A, passando al neopromosso Empoli, ma anche qui con un ruolo da comprimario. Torna quindi in Serie B, al Parma di Zeman (che ha preso il posto di Arrigo Sacchi, chiamato al Milan), disputando un buon campionato che gli vale la richiamata in A da parte della Sampdoria. Coi blucerchiati gioca 2 stagioni da titolare, vincendo la Coppa Italia prima e la Coppa delle Coppe poi. Passa quindi alla Roma, centrando anche qui subito il successo in Coppa Italia (e perdendo la finale tutta italiana di Coppa UEFA contro l’Inter), e rimanendo fino al 1997 quando, dopo un’ultima stagione in cui è anche capitano della squadra, approda al Valencia. A 32 è considerato sul viale del tramonto, ma invece in Spagna vive una seconda giovinezza. Coi ‘Pipistrelli’ gioca fino al 2006, vincendo 2 campionati (2002 e 2004), una Supercoppa Europea (2004), una Coppa UEFA (2003-’04), un Intertoto (1998), una Coppa del Re (1998-’99) e una Supercoppa di Spagna (1999). Ritiratosi, viene subito nominato direttore sportivo del Valencia, incarico che ricopre per una stagione soltanto. Tornato in Italia, dal 2008 al 2010 è opinionista televisivo per le reti Mediaset. Entra quindi nello staff dell’Inter, quando sulla panchina nerazzurra approda il suo ex allenatore valenciano, Rafa Benitez, lasciando col tecnico spagnolo nel dicembre dello stesso anno, dopo la conquista del Mondiale per Club 2010. Dalla stagione successiva torna a fare l’opinionista in tv. Con la Nazionale ha collezionato 18 presenze (tutte durante la sua permanenza nella Roma), giocando l’Europeo 1996.

4 (difensore centrale) – Ricardo ARIAS: Nato nella Comunità Valenciana, dopo i primi passi nel Benimar entra nelle giovanili del Valencia. Debutta in prima squadra a 19 anni, nel 1976, giocandovi poi fino al 1992 e collezionando 501 presenze, che ne fanno il secondo in assoluto dopo Fernando per partite giocate col ‘Che’, col quale ha vinto la Coppa di Spagna 1978-’79, la Coppa delle Coppe 1979-’80 e la Supercoppa Europea 1980. Dopo una stagione col Castellòn, lascia il calcio giocato, rimanendo sempre legato al ‘suo’ Valencia, giocando con la formazione delle ‘vecchie glorie’ e facendo il commentatore tecnico per la radio ufficiale del club. Citazione per l’argentino Roberto Ayala, che qui ha vissuto gli anni più importanti della sua carriera. E anche per Francisco José Camarasa, che ha speso tutta la sua vita calcistica, dalla cantera al ritiro, con la maglia del Valencia, conquistando anche la Nazionale.

5 (difensore centrale) – Carlos MARCHENA: Originario della provincia sivigliana, per la precisione di Las Cabezas, inizia nel piccolo club natio della Cabecense. A 11 anni, nel 1990, entra nel settore giovanile del Siviglia, debuttando in prima squadra nel 1997. Rimane fino al 2000 quando, dopo la retrocessione in B degli andalusi, si trasferisce ai portoghesi del Benfica. Vi rimane una sola stagione, poiché la seguente torna in Patria, al Valencia. Inizialmente riserva dello ‘stagionato’ Dukic, trova comunque modo di dare il suo contributo nella vittoria della Liga 2001-’02. Conquistati in fretta il posto da titolare e la Nazionale, nel 2004 è tra i protagonisti della doppietta Liga-Coppa UEFA, cui segue la vittoria della Supercoppa Europea ai danni del Porto detentore della Champions League. Rimane a Valencia fino al 2010, mettendo in bacheca la Coppa del Re 2007-’08 e passando le ultime due stagioni al ‘Che’ da capitano de facto, date le prolungate assenze del titolare della fascia, Albelda. Firma quindi un triennale col Villareal, che lascia però nel 2012 a causa dell’inaspettata retrocessione del ‘Sottomarino Giallo’. Si accasa quindi al Deportivo La Coruña, incappando anche qui in una clamorosa retrocessione. Decide comunque di rimanere anche nella stagione successiva, dopo la quale si ritira. Salvo tornare al calcio giocato un anno dopo, firmando nell’agosto 2015 con gli indiani del Kerala Blasters. Con la Nazionale spagnola ha collezionato 69 presenze (con 2 reti), disputando 2 Mondiali (quello del 2006 e, soprattutto, quello vinto nel 2010), 2 Europei (quello del 2004 e quello vinto del 2008, edizione in cui è stato inserito nella formazione ideale del torneo) e la Confederation Cup 2009, chiusa al terzo posto. Ha inoltre fatto parte della formazione partecipante ai Giochi Olimpici del 2000, conquistando la medaglia d’argento. Citazione per Fernando Giner, 300 partite di campionato coi ‘Pipistrelli’ tra il 1982 e il 1995. Menzione anche per Miguel Tendillo, capitano della squadra che vinse la Coppa delle Coppe nel 1980, ai rigori con l’Arsenal.

6 (centrocampista centrale) – David ALBELDA: Originario della Comunità Valenciana, muove i primi passi in un club ‘minore’, l’Alzira. A 18 anni approda al Valencia, che lo inserisce nella propria squadra B. La stagione seguente lo manda in prestito al Villareal. Quindi, dopo una stagione di apprendistato in casa, seguita da un nuovo prestito al Villareal, dal 1999 fa parte stabilmente della prima squadra dei ‘Pipistrelli’. Parte subito bene, segnando il gol del momentaneo 1 a 1 della finale di ritorno della Supercoppa di Spagna, finita 3 a 3, e che valse al Valencia il trofeo, ai danni dei campionati nazionali del Barcellona. Quella stagione si concluse con il raggiungimento della finale di Champions League, persa 3 a 0 contro il Real Madrid. Il Valencia arriva in finale anche la stagione seguente, perdendo però nuovamente, stavolta solo ai rigori contro i tedeschi del Bayern Monaco. Dopo la seconda finalissima europea persa, al Valencia è tempo di cambiamenti: se ne vanno sia il capitano Mendieta, sia l’allenatore Cuper (all’Inter). Sulla panchina valenciana arriva Rafa Benitez, che punta subito forte su Albelda, tanto da affidare a lui la fascia. Da nuovo skipper vince subito la Liga, bissata nel 2004 in un double con la Coppa UEFA. Nell’agosto 2004 alza anche la Supercoppa Europea, a chiusura del più scintillante periodo di successo nella storia del club. Nel 2007, insieme ad altri senatori come il portiere Cañizares e il trequartista Angulo, viene messo fuori rosa dal nuovo allenatore ‘Rambo’ Koeman, e chiede alla società la rescissione del contratto. Dopo alcuni mesi di scontri con la società, con l’esonero del tecnico olandese (nonostante la conquista della Copa del Rey, la cui finale si gioca ad aprile!) viene reintegrato in squadra, riprendendosi il suo ruolo di capitano e leader. Titolarissimo anche nelle 2 stagioni seguenti (adattandosi a giocare anche da terzino destro), dal 2010 inizia a trovare meno spazio, anche per qualche acciacco fisico. Si ritira al termine della stagione 2012-’13, dopo 425 partite e 8 reti col ‘Che’. Con la Nazionale spagnola ha giocato 51 incontri, disputando 2 Mondiali (2002 e 2006) e un Europeo (2004). Ha inoltre partecipato alle Olimpiadi del 2000, vincendo la medaglia d’argento (finale persa ai rigori contro il Camerun, dopo essersi fatti rimontare dal 2 a 0 al 2 a 2). Citazione per Antonio Puchades, mediano del ‘Che’ negli Anni ’40 e ’50.

7 (mezzala destra) – Gaizka MENDIETA: Nato a Bilbao, è forse un caso più unico che raro di giocatore che pur provenendo dai Paesi Baschi, non è cresciuto nel settore giovanile di nessuna delle squadre di quell’area. La sua carriera, infatti, prende avvio nel Castellòn, squadra valenciana, nella cui prima squadra debutta a 17 anni, nella Serie B spagnola. Gli basta una stagione tra i ‘grandi’ per conquistarsi la chiamata del più blasonato Valencia, nel 1992. Le prime 2 stagioni le passa tra squadra B e formazione principale, collezionando 2 presenze in Liga nella stagione 1992-’93, e già ben 20 in quella successiva. Dopo un’altra stagione di apprendistato, dal 1995 diviene titolare inamovibile, esplodendo definitivamente nella stagione 1997-’98, con Claudio Ranieri in panchina, nella quale segna 10 reti in 30 presenze in campionato. L’annata seguente si chiude con la conquista del primo trofeo, la Copa del Rey, trionfando con un secco 3 a 0 all’Atlético Madrid, nel quale Mendieta segna la seconda rete. Pochi mesi dopo si apre una stagione con la conquista della Supercoppa di Spagna, e si conclude con la storica finale di Champions League tutta spagnola, persa nettamente per 3 a 0 contro il Real Madrid. Una sconfitta che non compromette la visione sulla stagione di Mendieta, scelto come miglior centrocampista stagionale nelle competizioni UEFA. Il Valencia arriva fino in fondo alla massima competizione europea anche l’anno seguente, e stavolta il finale è meno scontato e netto. Tocca proprio a Mendieta, dopo soli 3 minuti, portare in vantaggio i ‘Pipistrelli’, su calcio di rigore. Nel secondo tempo, sempre su rigore, Effenberg pareggia per il Bayern Monaco. Si va ai rigori, e Mendieta è il primo tiratore per gli spagnoli, e anche stavolta fa centro. Ma non basterà: alla fine saranno i tedeschi a spuntarla. Per Mendieta, nominato nuovamente quale miglior centrocampista delle competizioni UEFA per la stagione, è l’ultimo atto in maglia bianca; nell’estate 2001, infatti, per una cifra record di 90 miliardi di lire, viene acquistato dalla munifica Lazio di Cragnotti, che deve rimpiazzare le uscite di Veròn e Nedved, passati rispettivamente a Manchester United e Juventus. Quello che è considerato uno dei più bei colpi di mercato a livello europeo, si rivela un flop clamoroso. Mendieta non si ambienta, soffre anche di qualche acciacco fisico e, alla fine della stagione, mette insieme solo 20 presenze in campionato. Ceduto in prestito al Barcellona, trova decisamente più spazio, anche se non riesce a tornare ai livelli del 2001. Tanto è vero che i catalani non lo riscattano, e la Lazio lo cede nuovamente in prestito, agli inglesi del Middlesbrough. Col ‘Boro’ vince la Coppa di Lega, disputa una discreta stagione e viene riscattato. Ma di lì a poco inizia il suo calvario fisico, che lo vedrà nelle seguenti 4 stagioni giocare in totale, le stesse partite di campionato che aveva messo insieme nel primo anno in Inghilterra, ossia 31. Pur rimanendo ufficialmente nei ranghi del Middlesbrough fino al termine della stagione 2007-’08, gioca la sua ultima partita nel dicembre 2006, annunciando il ritiro un anno dopo. Con la Spagna ha giocato 40 partite, segnando 8 reti, e prendendo parte all’Europeo 2000 e al Mondiale 2002. Ha inoltre fatto parte della squadra olimpica che ha preso parte ai Giochi 1996. Citazione per Pasieguito, pilastro della squadra vincente degli Anni ’40 e ’50, e poi anche tecnico del ‘Che’ in diverse occasioni, l’ultima tra il 1980 e il 1982, periodo del massimo risultato internazionale raggiunto con la Supercoppa Europea 1980, strappata ai campioni d’Europa del Nottingham Forest.

8 (mezzala sinistra) – Enrique SAURA: Nativo di Onda, nel valenciano, tira i prima calci nella squadra locale quindi, a 18 anni, nel 1972 passa al Castellòn. Due anni dopo debutta in prima squadra, e gli basta una sola stagione per conquistarsi le attenzioni del Valencia, a cui passa nel 1975. Rimane coi ‘Pipistrelli’ per un decennio, tornando al Castellòn nel 1985 e giocandovi per 3 stagioni, prima di completare il suo viaggio a ritroso col rientro, nel 1988, all’Onda dove aveva iniziato, e col quale chiude la carriera tra i dilettanti, nel 1992. Col Valencia è stato protagonista del trittico di successi a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80, che ha portato ‘Los Che’ a vincere la Coppa di Spagna 1978-’79, la Coppa delle Coppe 1979-’80 e la Supercoppa Europea 1980. Per lui anche 23 presenze e 4 reti con la Spagna, con la quale ha disputato un Mondiale (1982) e un Europeo (1980). Ha inoltre fatto parte della squadra olimpica ai Giochi del 1976.

9 (prima punta) – MUNDO: Nativo dei Paesi Baschi, gioca con diversi club locali, prima di approdare a 19 anni all’Athletic Bilbao. La Spagna è però in piena Guerra Civile, e si ritrova così dal campo da gioco a quello di battaglia. Nel 1939, finita la guerra che porta al potere Francisco Franco e il suo regime, Mundo gioca per una formazione di ‘reduci’, l’Ejercito de Recuperaciòn del Levante, nella zona di Valencia. Qui i ‘Pipistrelli’ lo notano subito e se lo accaparrano. Col Valencia gioca per 11 stagioni, fino al 1950 quando, dopo una stagione dove viene schierato solo 6 volte, decide di andarsene, dopo aver vinto 3 campionati (1942, 1944 e 1947. Nei primi due casi è anche capocannoniere del torneo) e 2 Coppe di Spagna (1941 – doppietta nel 3 a 1 della finale contro l’Espanyol – e 1949 – da capitano -), e si trasferisce all’Alcoyano. Nonostante una discreta annata (9 reti in 21 partite), capisce di non essere più quello di un tempo, e a fine stagione si ritira. Intraprende subito la carriera di allenatore, guidando l’Hércules. Cambia diverse panchine, con l’esperienza più importante fatta al Real Saragozza, dove allena per 3 stagioni in due periodi differenti. Nel 1964 arriva la chiamata del ‘suo’ Valencia, per sostituire in corsa Pasieguito. Confermato anche per la stagione seguente, conquista un quarto posto in classifica, che non gli basta per un’ulteriore riconferma. Dopo che l’annata del suo successore è deludente, viene richiamato alla guida del team, con cui centra la Coppa del Re. Confermato, rimane in carica fino all’esonero nell’ottobre 1968. Guiderà poi anche Real Murcia, Levante e Mestalla. Con 186 reti in 210 presenze è il primo marcatore nella Liga del Valencia e soprattutto, con 269 centri totali, ne è il principale cannoniere di tutti i tempi. Come non citare, nel ruolo, ‘El Guaje’ David Villa? Menzione anche per il bulgaro Luboslav Penev.

10 (trequartista) – FERNANDO Gòmez: Valenciano doc, dopo i primi calci nel piccolo Colegio Salgui, inizia la trafila nelle giovanili del ‘Che’, crescendo all’ombra del Mestalla. Nel 1983, a 18 anni, inizia a giocare nel Valencia B, ma già a metà stagione, nel gennaio 1984, debutta in prima squadra. Dopo due stagioni di apprendistato, dal 1986 è titolare pressoché inamovibile, e dà subito il suo importante contributo al ritorno della squadra nella massima serie. Due anni dopo la rivista ‘Don Balòn’ lo elegge Miglior Giocatore Spagnolo della stagione. Gioca col Valencia fino al 1998, mettendo insieme 552 presenze (corredate da 143 reti), che ne fanno il primatista assoluto di partite disputate con la maglia del club. Si trasferisce quindi in Inghilterra, al Wolverhampton, tornando però in Patria dopo una sola stagione. Gioca il suo ultimo campionato col Castellòn, prima del ritiro nel 2000. Rimane nel club valenciano come direttore tecnico, e al contempo si dedica all’attività di commentatore radiofonico e televisivo. Nel 2008 torna al Valencia come direttore sportivo, lasciando l’incarico 2 anni più tardi. Per lui, dopo tutta la trafila nelle varie Under (compresa l’Under-20, con cui arriva secondo nel Mondiale di categoria 1985, nel quale è anche – in coabitazione – capocannoniere), 8 presenze e 2 reti con la Nazionale maggiore spagnola, con cui ha preso parte al Mondiale 1990 in Italia. Citazione per l’argentino Pablo Aimar che, nonostante limitatissimo dagli infortuni, ha saputo regalare al ‘Che’ sprazzi di classe purissima.

11 (attaccante) – Màrio KEMPES: Argentino, cresciuto nell’Instituto Cordoba, a 20 anni approda al Rosario Central, dove si mette in mostra come cannoniere implacabile: 85 reti in 107 partite di campionato (capocannoniere nel Nacional 1974 e nel Metropolitano 1976), nelle 3 annate con ‘El Canalla’. Nell’estate 1976 passa al Valencia, con cui vince subito la classifica cannonieri della Liga (24 centri in 34 partite). Titolo di ‘Pichichi’ bissato la stagione seguente (28 gol in 34 match), in abbinata con quello di bomber della Coppa del Re (11 reti in 12 presenze). Coppa nazionale conquistata l’anno seguente, grazie ad una sua doppietta nella finale contro il Real Madrid. Segue la partecipazione alla Coppa delle Coppe, dove Kempes è capocannoniere con 9 reti in altrettante presenze, che trascinano la squadra fino alla finale, poi vinta ai rigori contro l’Arsenal (e curiosamente l’unico errore degli spagnoli dal dischetto è proprio di Kempes). La stagione seguente si apre con la vittoria della Supercoppa Europea ai danni del Nottingham Forest campione d’Europa in carica e Kempes che ha un’ottima media-reti, con 9 gol nelle prime 12 giornate di campionato, dopo le quali però lascia per tornare in Patria. Approdato al River Plate, con 15 reti in 29 partite contribuisce in maniera determinante alla conquista del Nacional 1981 da parte dei ‘Milionarios’. Fa poi ritorno al Valencia, giocandovi per altre 2 stagioni, cui ne seguono altrettante all’Hércules di Alicante. Nel 1986 lascia definitivamente la Spagna, e va in Austria al First Vienna. Dopo una stagione coi capitolini, accetta l’offerta di scendere nella B austriaca, al St. Pölten, che aiuta a centrare un’immediata promozione. Rimane col club altre 2 stagioni, quindi passa al Kremser, sempre in Austria. Gioca 2 anni anche qui, quindi annuncia il ritiro. Tornerà in campo (dopo aver fatto il vice-allenatore al Valencia nella stagione 1993-’94) 3 anni dopo, nel 1995, giocando una decina di partite nella Serie B cilena, per trasferirsi poi in Indonesia, dove gioca mezza stagione col Pelita Jaya, siglando 10 reti in 15 incontri, divenendo a stagione in corso anche allenatore della squadra. Si trasferisce quindi in Albania, accettando la panchina del Lushnja, dove dura però solo pochi mesi. Riparte dal Venezuela, allenando i Mineros de Guayana, quindi guida The Strongest, Club Blooming e Indipendiente Petrolero in Bolivia, dove chiude con la panchina nel 2001. Con la sua Nazionale ha segnato 20 reti in 43 partite, prendendo parte alla Copa América 1975 e a 3 Mondiale: 1974, 1978 e 1982. Nel secondo, trascina l’Argentina al suo primo successo (casalingo) nella Coppa de Mondo, segnando 6 reti (capocannoniere), tra cui una doppietta nella finale vinta per 3 a 1 contro l’Argentina, aprendo le marcature, e riportando in vantaggio l’Albiceleste dopo il momentaneo pareggio oranje. In quell’edizione del Mondiale viene anche eletto miglior giocatore del torneo. Citazione doverosa per Miguel Angel Angulo, tra i principali artefici dell’epopea valenciana a cavallo tra Secondo e Terzo Millennio. E, ancor di più, per il brasiliano Waldo, protagonista nella doppietta (1962 e 1963) nella Coppa delle Fiere, e bomber da 160 reti in 9 stagioni, tra cui soprattutto 115 in 216 gare di campionato.

ALL. Alfredo Dì STEFANO: Stella assoluta in campo col Real Madrid delle 5 Coppe dei Campioni consecutive, considerato unanimemente uno dei giocatori più forti e completi di sempre – è stato inserito al quarto posto nella classifica dei Giocatori del Secolo (scorso), dietro solo a Pelé, Maradona e Cruyff – è stato un vincente anche nella veste di allenatore, iniziata nel 1967 all’Elche. Nel 1969 torna in Argentina per guidare il Boca Juniors, con cui vince subito campionato e Copa Argentina. Nel 1970 approda sulla panchina del Valencia, conquistando subito un miracoloso ‘scudetto’, e sfiorando il double vista la finale di Coppa di Spagna persa solo ai supplementari contro il Barcellona. Rimane fino al 1974, anno in cui passa ai portoghesi dello Sporting di Lisbona, esperienza però fortunata. Riparte la stagione seguente dal Rayo Vallecano, mentre in quella successiva guida il Castellòn. Quindi, dopo un paio d’anni di inattività, viene richiamato sulla panchina del Valencia, che conduce al suo primo successo europeo, la Coppa delle Coppe 1979-’80. Non viene però confermato e, dopo una stagione senza panchina, torna nuovamente in Patria, stavolta al River Plate, con cui vince subito il Torneo Nacional. L’anno seguente viene chiamato sulla panchina del ‘suo’ Real Madrid, incappando in una stagione clamorosamente sfortunata. In quell’annata, infatti, i ‘Blancos’ arrivano secondi in campionato e perdono ben 4 finali: quella di Coppa delle Coppe (contro l’Aberdeen di un certo Alex Ferguson…), quella di Copa del Rey, quella della Supercoppa di Spagna e quella della Coppa di Lega spagnola. Non conquista niente nemmeno l’annata successiva, ed è quindi costretto a lasciare le ‘merengues’. Dopo un breve ritorno al Boca Juniors, viene nuovamente richiamato al Valencia, nel frattempo retrocesso in Seconda Divisione. Di Stefano centra subito la promozione nella Liga, guidando la squadra anche in quella seconda annata, chiudendo però anzitempo causa esonero. Torna ad allenare nella stagione 1990-’91, chiamato nuovamente dal Real, con cui conquista la Supercoppa di Spagna (strappata agli storici rivali del Barcellona grazie a una vittoria per uno a zero al Camp Nou e a un sonoro 4 a 1 in casa, dopo essere andati sotto), subentrando in corsa al “santone” gallese John Toshack., e venendo poi a sua volta esonerato nella primavera 1991. É scomparso il 7 luglio 2014, dopo diversi problemi di salute che l’avevano debilitato nel corso degli anni. Impossibile non citare Rafa Benitez, che qui in 3 stagioni vinse 2 campionati (2002 e 2004) e una Coppa UEFA (2003-’04). Citazione doverosa anche per Héctor Cúper, poi tristemente noto ai tifosi dell’Inter, che in due stagioni a Valencia centrò altrettante finali di Champions League, perdendole entrambe (nel 2000 con un secco 3 a 0 dal Real Madrid e nel 2001 cedendo solo ai rigori contro il Bayern Monaco), e che comunque iniziò la sua avventura valenciana vincendo la Supercoppa di Spagna ai danni del Barcellona di Van Gaal, fresco vincitore della Liga. Menzione, infine, per il ‘nostro’ Claudio Ranieri, che è stato a Valencia in due periodi differenti: nel biennio 1997-1999 – vincendo la Copa del Rey il secondo anno – e nella stagione 2004-’05, chiusasi sì anzitempo causa esonero, ma aperta con la prestigiosa conquista della Supercoppa Europea, ai danni del Porto campione d’Europa in carica.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.