All Time XI: Werder Brema

Werder_Bremen_logo_1899

 

La mia malattia per il calcio, aumentando sempre di piA? con gli anni, ha fatto si che a un certo punto non mi bastasse piA? il quasi infartare nel mio viscerale rapporto familiar-religioso con la Juventus. NA�, poi, il saliscendi di gioie e dolori casalinghi con il Legnago Salus, squadra della mia cittadina da��origine.

Ecco, quindi, che ho iniziato a sentire il bisogno di seguire anche il calcio estero, e ovviamente trovarmi in loco una squadra per cui tifare/simpatizzare.

Ma se innamorarmi della nobiltA� del Real Madrid in Spagna e di quella del Manchester United in Inghilterra A? stato facile; se preferire il River Plate sul Boca Juniors in Argentina A? avvenuto in maniera abbastanza naturale; se la��epopea di inizi Anni Novanta della��Olympique Marsiglia mi ha dato senza remore la mia squadra francese; se la particolaritA� della divisa ha fatto si che fosse lo Sporting di Lisbona la mia squadra in Portogalloa��

Insomma, tra i Paesi del a�?gotha calcisticoa��, due sono state le eccezioni per le quali la scelta di un club indigeno A? stata particolarmente laboriosa: Brasile e Germania.

E mentre nella Patria del Carnevale, ancora prosegue una final four tra Cruzeiro (per i colori), Flamengo (per la nobiltA�), Palmeiras (per la��origine italiana) e Santos (per PelA� prima e la squadra di Diego e Robinho poi), in Germania finalmente ce la��abbiamo fattaa��

Seguendo la logica della nobiltA�, avrei dovuto senza indugi scegliere il Bayern Monaco. Ma quel loro vizio di a�?pasticciarea�� troppo coi colori sociali ha rappresentato un muro.

Colori che, invece, hanno di molto aiutato il fascino del Borussia Dortmund; ma quella Champions League 1997 strappata alla mia Juve ha sempre pesato troppoa��

In compenso, qualche anno fa, attirA? la mia attenzione lo spumeggiante Werder Brema dei giovani, dove il trittico di raffinati palleggiatori formato da A�zil, Marin e, soprattutto, dal brasiliano Diego (si, proprio quello considerato a�� A TORTO! a�� un bidone in bianconero), incantava con una sorta di a�?tiken-takena�� ante litteram.

Poi venne la Fede (ma questa A? tutta una��altra storiaa��), che mise sul mio cammino un ragazzo tedesco, Daniel Vullriede, con cui A? nata una bellissima amicizia.

Lui tifa il Werder (anzi, come dice lui, a�?La Werdera�?), ed A? a lui che io dedico questo numero di a�?All Time XIa��, dove la squadra di Brema si schiera con il 3-4-1-2:

1 (portiere) a�� Oliver RECK: Cresciuto nei Kickers di Offenbach, arriva in prima squadra a 18 anni, nel 1983. Due anni dopo passa al Werder, dove a 21 anni si A? giA� conquistato il posto da titolare. Rimane a Brema fino al 1998, andandosene allo Schalke04 dopo aver vinto una Coppa delle Coppe (1991-a��92) 2 campionati (1988 e 1993) e altrettante Coppe di Germania (1991 e 1994). A Gelsenkirchen rimane per 5 stagioni, le prime 4 da titolare, vincendo 2 Coppe di Germania consecutive (2001 e 2002), e negli stessi anni perdendo due finali consecutive di Coppa di Lega. Si ritira al termine della stagione 2002-a��03, divenendo immediatamente preparatore dei portieri del club renano. Nella primavera 2009 diviene allenatore ad interim della quadra. Passa quindi al Duisburg, e anche qui subentra come allenatore ad interim, nella��ottobre 2011. Confermato fino a fine stagione e poi per la successiva, viene perA? esonerato dopo appena tre partite. Nel 2013 viene ingaggiato dal Fortuna DA?sseldorf come preparatore dei portieri, e pochi mesi dopo gli tocca di nuovo la��incarico di allenatore ad interim, che occupa per un mese, tornando poi al suo ruolo iniziale. A fine stagione, tuttavia, viene scelto come allenatore per la stagione successiva, venendo perA? esonerato nel febbraio 2015. Con la Nazionale tedesca ha vinto, da terzo portiere, la��Europeo 1996. Con la squadra olimpica, invece, ha conquistato la medaglia di bronzo ai Giochi del 1988. Citazione per il suo predecessore, Dieter Burdenski, primatista assoluto di presenze nel club con oltre 500 apparizioni tra il 1972 e il 1988. E per il predecessore di questa��ultimo, GA?nter Bernard, che in biancoverde vinse il titolo 1964-a��65. Menzione, infine, per Tim Wiese: al club dal 2005 al 2012, si A? poi dato al wrestling, apparendo anche in uno show della WWE, la principale federazione mondiale nella��ambito dello sport-entertainment.

2 (difensore destro) a�� Horst-Dieter HA�TTGES: Nativo di MA�nchengladbach, dopo i primi passi in alcuni club locali a�?minoria��, a 17 entra nelle giovanili della principale squadra della cittA�, il Borussia. A 20 anni, nella stagione 1963-a��64, A? giA� titolare, ma lo scarso feeling con la��allenatore lo porta alla cessione dopo una sola annata in prima squadra. Passa quindi al Werder Brema, dove rimarrA� fino alla fine della sua carriera, nel dicembre 1979, dopo aver giocato anche con la squadra a�?amatoria�� del club. Detto a�?Piede di Ferroa��, nato terzino destro e trasformatosi in difensore centrale negli Anni Settanta, coi biancoverdi vince subito il campionato e conquista la Nazionale, di cui diverrA� ben presto titolare. Con la Germania ha collezionato 66 presenze (1 rete), giocando 3 Mondiali da titolare, con altrettanti podi: secondo posto nel 1966, terzo posto nel 1970 e vittoria nel 1974. Sempre da titolare ha vinto la��Europeo 1972. Dopo il ritiro, ha collaborato con il club in varie mansioni, specie come tecnico del settore giovanile. Attualmente lavora come osservatore per gli inglesi del Colchester United. Citazione per Sepp Piontek, 15 anni con il club, dapprima come giocatore e poi da allenatore.

3 (difensore sinistro) a�� Karl-Heinz KAMP: Mossi i primi passi nella��Hassia Kempten, a 19 anni approda alla��Opel RA?sselsheim, nel 1965. Due stagioni dopo A? al Greuther FA?rth, rimanendo anche qui per due anni, prima di far rientro alla��Opel Nel 1970 a�?Kallia�� approda finalmente al Werder Brema, con cui gioca fino al 1984, anno del suo ritiro, collezionando 400 partite di campionato. Dal 1980 affianca alla carriera di calciatore quella di allenatore, guidando la squadra riserve, con cui vince il campionato di categoria nel 1985 e nel 1991, e che guiderA� fino al 1995. Dal 1985 A? anche vice allenatore della prima squadra, incarico che mantiene per un ventennio, fino a metA� della stagione 2005-a��06, quando A? costretto a lasciare per un intervento ad una��anca. Dopo la convalescenza, assume il ruolo di osservatore, che mantiene tuttora.

4 (difensore centrale) a�� Rune BRATSETH: Norvegese di Trondheim, dopo i primi passi nel piccolo club locale del Nidelv, approda nella principale squadra della cittA�, il Rosenborg, nel 1983 (e con cui vince la Tippeligaen nel 1985). Nel 1987 approda al Werder, divenendo il leader della difesa a 3 (o a 5) dello squadrone di Otto Rehhagel, col quale vince subito la Bundesliga. Gioca col Werder fino al 1994, anno del suo ritiro, vincendo un altro campionato (1992-a��93), la Coppa delle Coppe 1991-a��92 e 2 Coppe di Germania (1991 e 1994). Giocatore norvegese della��anno nel 1991, 1992 e 1994, con la sua Nazionale ha giocato 60 partite, segnando 4 reti, e capitanandola al Mondiale 1994. Dopo il ritiro torna a lavorare per il Rosenborg, di cui diviene presidente e direttore generale, andando poi anche in panchina sia come giocatore in Champions League (per problemi nella composizione della lista), sia come allenatore ad interim nel 2006. Nel 2003 la Federazione norvegese la��ha indicato come il suo piA? grande giocatore nella��ambito degli UEFA Jubilee Awards, per i 50 anni della federazione europea. Citazione per il brasiliano Naldo, leader della difesa dal 2005 al 2012, ora in forza al Wolfsburg.

5 (centrocampista centrale) a�� Arnold a�?Picoa�? SCHUTZ: Figlio di Heinrich, ex giocatore del Werder, muove i primi passi nel TuS Walle, squadra della��omonimo quartiere di Brema in cui cresce. Dopo i successi giovanili e nel campionato amateur, finalmente nel 1955 approda ventenne al Werder. Vi giocherA� fino al 1972, divenendo una vera e propria leggenda del club, vestendone complessivamente la maglia per 826 volte, primato assoluto nel club, contribuendo anche in maniera importante da un punto di vista realizzativo. Nel 1961 A? suo il gol del 3 a 2 che nei supplementari contro il Karlsruher dA� ai biancoverdi la finale di Coppa di Germania, che poi vinceranno, conquistando il loro primo trofeo. Nel 1965 arriva anche il primo storico trionfo in Bundesliga, cui contribuisce con 10 centri in 28 presenze. a�?Capitano Onorarioa�� del club, A? scomparso nella��aprile 2015. Citazione per Mirko Votava, a�?gemelloa�� di Eilts negli Anni a��80 e a��90.

6 (esterno sinistro) a�� Marco BODE: Nativo di Osterode am Harz, nella Bassa Sassonia, gioca nella locale squadra del VfR dove, nel 1988, lo scova il Werder Brema. Dopo 2 stagioni a�?di apprendistatoa�� con la formazione amatoriale dei biancoverdi, viene promosso in prima squadra, dove rimarrA� fino al 2002, anno del suo ritiro, passando quindi tutta la sua carriera professionistica col Werder. Col club a�� di cui A? il primo marcatore assoluto, e la��unico ad aver superato le 100 reti in campionato – ha vinto una Bundesliga (1992-a��93), una Coppa delle Coppe (1991-a��92), 3 Coppe di Germania (1991, 1994 e 1999) e altrettante supercoppe nazionali (1988, 1993 e 1994). Con la Nazionale ha collezionato 40 presenze e 9 reti, giocando il Mondiale 2002 (secondo posto in finale) e 2 Europei: quello vinto nel 1996 e quello del 2000. Dopo il ritiro si avvia alla carriera di commentatore televisivo, collaborando al contempo con la fondazione per giovani calciatori fondata da Klinsmann. Nel 2012 entra nel board del Werder Brema e, dalla��ottobre 2014, A? presidente del Consiglio di Sorveglianza del club. Citazione per il suo predecessore, Jonny Otten.

7 (centrocampista centrale) a�� Dieter EILTS: Nativo della Frisia Orientale a�� da qui il soprannome di a�?Ostfriesen-AlemA?oa�� a�� muove i primi passi nella��Hage, nelle cui giovanili entra a soli 6 anni. Rimane con la squadra fino a 20 anni, quando passa al Werder Brema. Dopo una prima stagione nella squadra riserve, dal 1985 al 2002 gioca per i biancoverdi, di cui sarA� anche capitano, vincendo 2 Bundesliga (1988 e 1993), 3 Coppe di Germania (1991 a�� segna la rete del momentaneo 1 a 0 -, 1994, e 1999) e una Coppa delle Coppe (1992). Dopo il ritiro, diviene allenatore della��Under-19 del Werder, mentre la��anno seguente guida la Germania Under-19. Quindi, dal 2004 al 2008 A? CT della��Under-21 (e contemporaneamente, nel 2006-2007 A? CT anche della��Under-20). Lasciato la��incarico federale, diviene allenatore della��Hansa Rostock, ma viene esonerato prima di fine stagione. Si trasferisce quindi alla��Oldenburg come allenatore nel Settore Giovanile e, nel gennaio 2011, viene promosso coordinatore delle giovanile. Esattamente un anno dopo torna a Brema, come direttore della��academy del club. Per lui anche 31 presenze con la Nazionale tedesca, con la quale ha vinto la��Europeo 1996. Citazione per Frank Baumann, successore di Eilts anche come capitano del club, oltre che come a�?metronomoa�� in mezzo al campo, e come lui a�?capitano onorarioa��.

8 (esterno destro) a�� Torsten FRINGS: Nativo di WA?rselen, si trasferisce poi con la famiglia ad Alsdorf, dove gioca in due club cittadini: il Rot-WeiAY prima e il Rhenania poi. Quindi, a 14 anni, entra nel settore giovanile della��Alemannia Aachen, facendo tutta la trafila fino alla prima squadra, dove debutta diciottenne nel 1994. Nel gennaio 1997 passa al Werder Brema, debuttando con gol nella squadra riserva, e passando subito nella formazione titolare. Rimane in biancoverde fino al 2002 (con in bacheca la Coppa di Germania 1998-a��99), quando passa al Borussia Dortmund. Coi gialloneri gioca 2 stagioni, prima di approdare nella squadra tedesca piA? importante, il Bayern Monaco. Coi bavaresi inizia la stagione vincendo la Coppa di Lega (battendo in finale il Werder), e la chiude col double Bundesliga-coppa nazionale. Ma non ha il posto da titolare fisso e non lega col tecnico Felix Magath, e quindi dopo una sola stagione lascia Monaco per tornare al Werder, dove rimane fino al 2011. Nel suo secondo periodo a Brema vince una Coppa di Lega (2006, contro il Bayern) e la Coppa di Germania 2008-a��09. In quella stessa stagione, al termine della quale diventa il nuovo capitano del club, la squadra arriva fino alla finale di Coppa UEFA. Lasciato il Werder, si trasferisce in Canada, al Toronto FC, con cui vince il campionato nazionale 2012. Fermato poi da un infortunio, annuncia il ritiro nel febbraio 2013. Pochi mesi piA? tardi inizia la sua terza avventura al Werder, stavolta come vice allenatore della squadra B. Dopo la��esonero di Robin Dutt, la��allenatore delle giovanili Viktor Skripnik viene promosso alla prima squadra, e nel suo staff entra anche Frings. Con la Germania ha giocato 79 incontri, segnando 10 reti e prendendo parte a 2 Mondiali (2002 e 2006, rispettivamente con un secondo e un terzo posto) e altrettanti Europei (2004 e 2008, questa��ultimi chiusi al secondo posto). Ha inoltre partecipato alla Confederations Cup 2005, con terzo posto finale. Citazione per il canadese Paul Stalteri, al Werder dal 1998 al 2005.

9 (attaccante) a�� Rudi VA�LLER: Scelta difficilissima, perchA� qui hanno fatto faville un sacco di bomber, da Klaus Allofs a Hugo Almeida, passando per la��ex laziale Karl-Heinz Riedle e il brasiliano Ailton, capocannoniere nella��anno della��ultima Bundesliga vinta, 2003-a��04, con ben 28 reti in 33 presenze. Ma alla fine A? prevalso il a�?Tedesco Volantea��, come la��hanno soprannominato i tifosi romanisti.

Nato ad Hanau, a 6 anni entra nel settore giovanile della squadra locale, il TSV 1860. Nel 1975, a 15 anni, passa nella��academy dei Kickers Offenbach, debuttando in prima squadra 2 anni dopo. Rimane coi Kickers fino al 1980, quando viene acquistato dal Monaco 1860. Dopo 2 ottime stagioni, nelle quali segna 46 reti in 70 partite in campionato (con uno straordinario score in a�?serie Ba�� di ben 37 gol in altrettante presenze, che gli valgono il titolo di capocannoniere), approda al Werder. A Brema rimane 5 stagioni, conquistando la Nazionale e mettendo a segno in campionato 97 gol in 137 partite, con una media di quasi 20 reti a stagione (di cui una giocata per metA� a causa di un infortunio), col titolo di Miglior Giocatore e di capocannoniere il primo anno, con 23 centri in 31 incontri. A questi si aggiungono le 5 reti in 11 partite di Coppa di Germania, e le 5 in 12 apparizioni in Coppa UEFA, per un totale di 107 gol in 160 apparizioni. Nella��estate 1987 approda in Italia, alla Roma, dove la prima stagione A? frenato da un infortunio, che lo vedrA� scendere in campo solo 21 volte in campionato, siglando la miseria di 3 reti. Meglio la��anno seguente, con 10 centri in 29 incontri, cui si aggiungono 3 gol in 7 partite in Coppa Italia e 2 in 6 di Coppa UEFA. Bene anche la terza annata romanista, con 14 gol in 32 partite di campionato, e 2 centri in 6 apparizioni in Coppa Italia. Ea�� perA? il quarto, il suo anno migliore in giallorosso: 11 reti in 30 centri in campionato, 4 in 10 partite in Coppa Italia, che contribuiscono alla conquista del trofeo (segnando sia nella finale di andata sia in quella di ritorno contro la Sampdoria) e, soprattutto, ben 10 gol in 12 partite in Coppa UEFA, che gli valgono il titolo di capocannoniere e trascinano la Roma fino alla doppia finale tutta italiana persa con la��Inter. Dopo una��ultima stagione poco brillante (7 reti in 37 partite tra campionato e coppe), Rudi lascia la Roma e si accasa alla��ambizioso Olympique Marsiglia, in Francia. Con la��OM centra una fantastica doppietta campionato (cui contribuisce con 18 reti in 33 partite, secondo marcatore della squadra dietro al capocannoniere della Ligue 1 Boksic) a�� Champions League, battendo in finale il Milan di Capello. La stagione seguente gli acciacchi si fanno sentire, e segna solo 6 reti in 25 partite di campionato, nel quale il Marsiglia arriva secondo, venendo perA? retrocesso da��ufficio per lo scandalo della partita combinata col Valenciennes. Con la squadra in Ligue 2, VA�ller lascia la Francia e torna in Patria, disputando le sue 2 ultime stagioni col Bayer Leverkusen, lasciando il calcio giocato nella��estate 1996. Diviene immediatamente direttore sportivo delle a�?Aspirinea��, incarico che ricopre fino al 2000, quando viene nominato CT ad interim della Germania, dopo il disastro della��Europeo 2000 che costa la panchina ad Erich Ribbeck. Il prescelto per la carica era il a�?suoa�� allenatore, Christoph Daum, coinvolto perA? in uno scandalo legato al consumo di cocaina, che fa saltare i piani della Federazione, a�?costrettaa�� a rinunciare a Daum e a confermare Rudi, costretto anche a fare ad interim pure la��allenatore del Bayer stesso, tra la��ottobre e il novembre del 2000, dopo la cacciata di Daum. Rimane sulla panchina della Nazionale fino alla��Europeo 2004, conquistando il secondo posto al Mondiale 2002, e dando le dimissioni dopo la��eliminazione al primo turno nel torneo continentale. Due mesi dopo corre in aiuto alla a�?suaa�� Roma, appiedata da Prandelli che, per la malattia della moglie, A? costretto a rassegnare le dimissioni. Sulla panchina romanista dura solo un mese, tra litigi coi giocatori (Cassano in primis) e risultati scarsissimi (una vittoria, un pareggio e 4 sconfitte). Dopo un anno di stop, torna a Leverkusen, di nuovo come tecnico ad interim, quindi riprende il suo lavoro come direttore sportivo del Bayer, carica che ricopre tuttora. Con la Germania ha giocato 90 partite e segnato 47 reti, disputando 3 Mondiali (1986 a�� secondo posto; 1990 a�� primo posto; 1994) e andando a segni in ognuno di essi (3 reti nel 1986 a�� compreso il momentaneo 2 a 2 in finale -, altrettante a Italia a��90 e 2 nel Mondiale statunitense). Ha disputato anche 3 Europei (1984 a�� eletto nella Top11 del torneo), 1988 e 1992, secondo posto finale in questa��ultimo). Ha inoltre giocato 19 partite con la��Under-21, segnando 10 reti e vincendo il premio come miglior giocatore nella��Europeo di categoria nel 1982. Dal 2014 A? nella a�?Hall of Famea�� della Roma. CuriositA�: per via della zazzera bionda, in Germania era soprannominato a�?Tante KA�thea��, ossia a�?Zia KA�thea��.

10 (trequartista) a�� Willi SCHRA�DER: Berlinese, muove i primi passi nel locale club dei Blau-WeiAY. Nel 146, a 18 anni, si trasferisce a Brema ma non al Werder, bensA� alla��ATSV 1860. Vi gioca fino al 1953, quando viene sospeso dopo che aveva trattato economicamente il suo cambio di squadra con diverse altre societA�, cosa vietata in quanto alla��epoca vigevano regole amatoriali. Tra ricorsi, appelli e sentenze, rimane fermo per circa un anno e mezzo, tornando in campo solo nel gennaio 1955 con il Werder. Una squalifica che gli costa la partecipazione al Mondiale 1954, poi vinto proprio dalla Germania. Coi biancoverdi gioca fino al 1963, contribuendo in maniera determinante alla conquista del primo trofeo del club, la Coppa di Germania 1961. Suo il gol che, nel primo turno del torneo, elimina il SaarbrA?cken e, soprattutto, quello che apre le marcature nel 2 a 0 inflitto in finale al Kaiserslautern. Lasciato il Werder, gioca per due stagioni nel Bremerhaven 93, squadra dei dintorni di Brema, quindi si ritira, rimanendo a vivere a Brema, dove scompare nel 1999. Con la Germania ha collezionato 12 presenze segnando 3 reti, ed ha partecipato alle Olimpiadi 1952. Citazione per la��austriaco Andreas Herzog, fantasista della squadra negli Anni Novanta, e grande protagonista nella��ultimo triennio targato Rehhagel, che poi seguA� al Bayern, prima di tornare subito al Werder.

11 (attaccante) a�� Wynton RUFER: Anche qui, come per la��altra posizione da��attacco, ampia scelta: Miroslav Klose, Frank Neubarth, Markus Rosenberg, Claudio Pizarro, Ivan Klasnic, Haedo Valdez, ecc. PerA? ho scelto di puntare sul neozelandese Rufer; non per il fascino della scelta esotica, ma perchA� giocatore esperto di gol decisivi, che diversi successi ha regalato al Werder.

Neozelandese, cresciuto nel Wellington Diamond, nel 1981 vince il premio come Miglior Giovane della��Anno, attirando la��attenzione degli inglesi del Norwich City. Superato un provino coi a�?Canarinia��, firma per loro nella��ottobre 1981, ma non ottiene il permesso di lavoro. Viene quindi prestato ad un altro club di Wellington, i Miramar Rangers, venendo premiato nuovamente come Miglior Giovane della��Anno. Torna quindi in Europa, approdando agli svizzeri dello Zurigo, con cui gioca per 4 stagioni. Ne seguono 2 con la��Aarau e una col Grasshopers, che lo acquista dopo che A? arrivato secondo nella classifica cannonieri del campionato elvetico con 21 reti. Con le a�?Cavallettea�� vince la coppa nazionale e segna 18 reti in 36 partite in campionato. Numeri che convincono il Werder Brema a puntare su di lui, che ripaga la fiducia dei biancoverdi risultandone il miglior marcatore in campionato con 10 reti, e contribuendo a portare la squadra alla finale di Coppa di Germania, persa poi 3 a 2 contro il Kaiserslautern. Coppa che arriva comunque la��anno seguente, vinta ai rigori contro il Colonia, con Rufer che dal dischetto non fallisce. La conquista della coppa nazionale proietta il Werder nella Coppa delle Coppe, dove al debutto Rufer segna una tripletta (in mezza��ora), nel 6 a 0 inflitto in trasferta ai romeni del Bacau. I biancoverdi arrivano fino in fondo, e conquistano il trofeo battendo in finale il Monaco per 2 a 0, e il gol che fissa il punteggio lo segna Rufer. Il quale segna anche gli unici gol del Werder nella sfide, a inizio stagione, per la Supercoppa di Germania. Suo il gol che alla��89imo elimina lo EisenhA?ttenstA�dter FC Stahl in semifinale, e sua anche la rete della bandiera nella finale persa 3 a 1 contro il a�?solitoa�� Kaiserslautern. Suo anche il gol (su rigore) del momentaneo 1 a 1 nella finale di ritorno della Supercoppa Europea 1992, vinta poi dal Barcellona per 2 a 1 (la��andata a Brema era finita 1 a 1). La stagione partita con la sconfitta europea si chiude perA? con la vittoria della Bundesliga, alla quale Rufer contribuisce in maniera determinante con 17 reti (secondo nella classifica marcatori) in 32 presenze. La��annata seguente si apre con la vittoria della Supercoppa di Germania: Rufer segna il momentaneo 2 a 1 ai supplementari, e trasforma il suo rigore nella lunga serie che decide la sfida. Il giocatore A? protagonista soprattutto in Coppa di Germania, che il Werder si aggiudica e di cui Rufer A? capocannoniere con 5 reti, andando a segno in tutte le partite, finale compresa. Nella stessa stagione Rufer A? anche capocannoniere della Champions League con 8 reti, a pari merito con Ronald Koeman del Barcellona. Chiude la sue esperienza al Werder con un ultimo trofeo, la Supercoppa di Germania 1994, strappata ai supplementari ai campionai nazionali del Bayern Monaco di Trapattoni. Suo il gol del definitivo 3 a 1. Va quindi in Giappone, al JEF United Ichihara, dove in 2 stagioni segna 25 reti in 49 presenze. Nel febbraio 1997 torna in Germania, chiamato da Rehhagel, suo allenatore ai tempi del Werder, per riportare in Bundesliga la a�?nobile decadutaa�� Kaiserslautern. Missione compiuta e ritorno in Patria, al Central United, poi al North Shore (dove fa anche da allenatore) e, infine, dal 1999 al 2002, agli Auckland Kingz, con cui chiude la carriera come giocatore-allenatore. Con la sua Nazionale ha giocato 23 incontri, segnando 12 reti, e partecipando al Mondiale 1982, per la cui qualificazione fu decisivo un suo gol, quello del 2 a 1 nello spareggio contro la Cina. Attualmente, dal 2014, A? CT della Papua Nuova Guinea, dopo esserlo stato nel 1999 con la��Under-16 donne.

ALL. Otto REHHAGEL: Inizia ad allenare nel 1972, subito dopo aver chiuso una discreta carriera da difensore. Dopo una breve parentesi con il Rockenhausen, guida il SaarbrA?cken per una stagione, per trasferirsi poi ai Kickers Offenbach come allenatore in seconda. Promosso in corsa nella��aprile 1974, viene confermato per la stagione successiva, venendo poi esonerato nel dicembre 1975. Due mesi dopo approda per la prima volta al Werder, prendendolo in corsa a febbraio (curiosamente in mezzo a due ex portieri: rimpiazza la leggenda biancoverde Burdenski, lasciando poi il posto ad Hans Tilkowsi, portiere della Germania ai Mondiali 1966). A fine stagione passa al Borussia Dortmund, che allena per quasi due stagioni, fino alla��esonero nella��aprile 1978. Riparte nella��ottobre dello stesso anno, prendendo in corsa la��Armina Bielefeld, che lascia esattamente un anno dopo per accettare la��offerta del Fortuna DA?sseldorf, con cui centra subito la vittoria in Coppa di Germania. Pochi mesi dopo, perA?, nel dicembre 1980, incappa nuovamente nella��esonero. Torna in pista nella��aprile successivo, prendendo nuovamente in corsa il Werder Brema, dando il via a quello che si rivelerA� il periodo di maggior successo per lui e per il club. Rimane fino al termine della stagione 1994-a��95, vincendo 2 campionati (1988 e 1993), 2 Coppe di Germania (1991 e 1994), 3 Supercoppe di Germania (1988, 1993 e 1994) e la Coppa delle Coppe 1991-a��92. Passato clamorosamente ai rivali del Bayern Monaco, viene esonerato ad aprile, nonostante abbia guidato la squadra alla finale di Coppa UEFA (che poi il team vincerA�). Per rilanciarsi riparte dal Kaiserslautern, detentore della Coppa di Germania ma al contempo clamorosamente retrocesso nella a�?serie Ba�� tedesca. Lo guida ad una��immediata promozione e, la stagione seguente, ad un clamoroso trionfo in Bundesliga: la��unica volta, nella storia del calcio tedesco, che una neopromossa conquista lo a�?scudettoa��. Rimane con club altre 2 stagioni, dimettendosi alla��inizio della quinta, nella��ottobre del 2000, per contrasti con la dirigenza. Nella��agosto 2001 diviene CT della Grecia che conduce ad un clamoroso successo alla��Europeo 2004, battendo in finale i favoritissimi padroni di casa del Portogallo. Dopo il ridondante successo continentale, rifiuta clamorosamente la��incarico di CT della Germania, guidando gli ellenici fino al Mondiale 2010 (con partecipazioni anche alla Confederations Cup 2005 ed alla��Europeo 2008), dopo il quale si ritira. Torna ad allenare per alcuni mesi nella primavera 2012, accettando in corsa la panchina della��Herta Berlino, il club che la��aveva lanciato come giocatore, non riuscendo perA? a salvarlo dalla retrocessione. Citazione da��obbligo per Thomas Schaaf, unico vero degno erede del a�?Vice Ammiraglio Otto IIa��, dapprima giocatore-bandiera del club proprio negli anni di Rehhagel, quindi allenatore del team riserve e, infine, alla guida della prima squadra per ben 14 stagioni, con in bacheca la Bundesliga 2003-a��04, 3 Coppe di Germania (1999, 2004 e 2009), una Coppa di Lega (2006) e una Supercoppa di Germania (2009).

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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