Alla caduta di Milano sono tutti Fesenko. Tripla doppia per l’ucraino.

Nuova immagineFacile ora. Dopo una partita di questa intensitA�. Giocata con intelligenza, cercando le spaziature giuste, gli attacchi piA? proficui, le difese piA? intense. Tutti bravi. Tutti belli. E soprattutto tutti pronti a salire sul carro del vincitore. Anzi, dei vincitori. PerchA� questa A? la vittoria di Sacripanti e del suo staff, dei giocatori ma anche dei preparatori atletici. E’ la vittoria di Davide contro Golia. Con Davide acciaccato e con mano legata dietro alla schiena. E se Davide vince, contro ogni pronostico e, sembra anche assurdo scriverlo, senza troppe difficoltA� contro chi aveva dato filo da torcere al Real Madrid e sta dominando il campionato italiano con la panchina piA? lunga del Milan di Sacchi e con una rosa da fare invidia a qualunque top europea, il merito A? solo loro. Di chi mette corpo e anima ogni giorno sul parquet. Gli stessi che, chi prima e chi dopo, avevano preso fischi al Paladelmauro. Ingiustificati e ingiustificabili allora, il loro ricordo A? assurdo non dopo questa gara ma dopo cinque mesi capolavoro.

E’ la rivincita di Obasohan. Grandissimo difensore per intensitA� e agilitA�, sfortunato fino al ridicolo in attacco. Oggi la sorte gli ha ridato ciA? che gli aveva tolto in passato. Nessuno gli chiederA� scusa dei fischi ricevuti all’ennesima tripla sbagliata in passato. Lui ce la metteva tutta allora e ce l’ha messa tutta oggi. Bravissimo a crederci. Lui assieme a Sacripanti.

Ma A? anche la rivincita di Fesenko. Stasera re incontrastato sotto i tabelloni. Colui che ha dato la profonditA� necessaria all’attacco Sidigas. Quello che veniva fischiato fino a un mese fa ad ogni tiro libero sbagliato. I fischi possono spronare i giocatori? Non lo crediamo. Crediamo che siano umilianti. Soprattutto quando in campo metti l’anima e sputi sangue. E quando il primo ad arrabbiarsi per quei tiri liberi sei tu stesso, quei fischi non possono farti che male.

E vogliamo parlare anche di Ragland. Quello che “giocava solo per se stesso, solo per le statistiche”. Primi due quarti perfetti. Da play anni 60. Tanti passaggi, tanto lavoro per i compagni. Lottando contro il dolore che si notava dagli spalti. Buttando il cuore oltre l’ostacolo di quella botta alla spalla sinistra.

Partita senza storia ma che entra nella storia. Non per il risultato in sA�. Milano con Avellino ha sempre sofferto, anche in anni meno felici. Ma A? la prima volta che Avellino gioca e domina. Milano non ha mai avuto la sensazione di avere il vento a favore. Quando ha provato a cambiare in difesa Avellino ha saputo batterla cambiando gli attacchi. Quando ha provato a risalire la china mettendo in campo i suoi tiratori, Avellino ha stretto le maglie difensive non cedendo di un centimetro agli esterni ospiti. La vittoria, ogni vittoria, parte dalla difesa. Poi se fosse entrata quella schiacciata di Thomas nel terzo quarto sarebbe caduto il palazzetto con tutto il Partenio Lombardi.

La Scandone si gode questa vittoria. Serata di festeggiamenti per giocatori e staff. Senza pensare a domani nA� a quello che attende Sacripanti e la squadra. Oggi A? un giorno da ricordare. Per la cornice di pubblico, per il risultato ma soprattutto per la prestazione. Il coach biancoverde aveva chiesto la partita perfetta. E partita perfetta A? stata. Avellino batte Milano 80 a 68

I numeri

Ragland tira da 3 con l’80% di realizzazioni. La Scandone con quasi il 45%. Fesenko 90% da 2 mentre la squadra tira col 65%. Fesenko tripla doppia (20 punti, 11 rimbalzi e 11 falli subiti), Obasohan 4 palle recuperate, Leunen 7 assist, Zerini 7 rimbalzi, Avellino 105 di valutazione complessiva.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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