Anno nuovo, problemi vecchi. La Sidigas fa il primo passo falso a Brescia

Image00005Tre anni di gestione Sacripanti. Tre anni che la Scandone ha enormi difficoltà ad attaccare la zona. Quella di Milano ma anche quella dell’ultima in classifica. Cambiano i giocatori ma il problema non cambia. A questo punto Sacripanti dovrebbe chiedersi cosa voglia dire e trovare in fretta una soluzione.

La sconfitta di oggi si inserisce in un contesto comunque delicato. La campagna abbonamenti stenta a decollare e, ad oggi, le tessere sottoscritte sono molte meno di quelle dello scorso anno. Oltre a questo la società si è mossa tardi e prendendo decisioni infelici che hanno causato malumore nel pubblico. Conoscendo il popolo avellinese, la sconfitta di questa sera non potrà che avere ripercussioni su tutto questo. Perdere ci sta. Le partite non si possono vincere tutte. Per una squadra che però parte con l’obbiettivo di migliorare la scorsa stagione o anche solo eguagliarla, perdere di ventuno punti a Brescia non è il migliore viatico.

Giocatori indietro di condizione (o, mettetela come volete, i bresciani troppo avanti), acciacchi che hanno tenuto fuori i lunghi per tutto il precampionato. La scelta azzardata di prendere Lawal. Diciamo che per ora si è fatto un bluff giocando a carte scoperte. Gli avversari puniscono la poca attenzione difensiva di Avellino, puniscono l’incapacità di attaccare creando le spaziature necessarie. Leunen, il capitano, tiene a galla i biancoverdi con una prestazione sontuosa. Se anche lui avesse fatto flop, staremmo qui a parlare di una sconfitta ancora più ampia.

Migliore in campo

Leunen, come dicevamo, salva il salvabile. Rich fa la sua parte con una buona prestazione al tiro. Da encomio anche Fesenko, più che indietro sul piano fisico ma che stoicamente entra in campo quando l’allenatore lo ritiene necessario.

Dietro la lavagna

Quest’oggi dietro la lavagna finisce Sacripanti. I giocatori tengono finché gli avversari non si adattano al gioco biancoverde, poi improvvisamente la difesa di Avellino si scioglie come neve al sole e l’attacco diventa sterile come il deserto del Sahara in pieno agosto. In vantaggio, non riesce a gestire i cambi e dilapida quanto di buono fatto dalla squadra.

I numeri

Filloy, Zerini e Scrubb deludono. Plus minus negativo e molto più che in doppia cifra, escono molli dalla panchina e non aiutano i compagni. A rimbalzo Avellino si difende prendendone in totale due in più di Brescia. Leunen con l’80% da tre è una sentenza. Il dato significativo è quello delle palle perse. Ben 14 per i biancoverdi contro le sole 8 della Leonessa che ne recupera 8, il doppio di Avellino. La difesa allungata non dà i frutti sperati o li dà soltanto per una decina di minuti. La squadra di Sacripanti (escluso in settimana anche dal giro della nazionale) delude soprattutto quando sembra di poter rientrare in partita. Un time out, due piccoli aggiustamenti e gli avversari riprendono il largo per poi dilagare abbattendo una gragnola di colpi sul pugile suonato irpino. Sulle ginocchia e senza nessuna alternativa valida, dalla panchina si getta la spugna ben prima della fine del match, lasciando che la leonessa sbrani quel poco che di lupo si è visto in campo.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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