Avellino ad un passo dalla vetta. I lupi inseguono la leonessa.

Senza titoloUn libero che probabilmente doveva essere sbagliato. Un time out chiamato di giustezza ma che col senno di poi sarebbe stato meglio non chiamare. Di nuovo un over time felice per la Scandone. Tra gli ultimi 2 secondi del tempo regolamentare e i 5 minuti di over time, Avellino e Venezia si giocano la seconda piazza dietro alla strabiliante Brescia targata Vitali. Al termine 87 a 77 per gli uomini di Sacripanti. Risultato netto ma che è la conferma delle forze viste sul parquet.

La partita è condotta dai padroni di casa fin dai primi minuti. L’infortunio di Michael Jenkins è un duro colpo per le armonie offensive dei lagunari. Marques Green, chiamato all’ultimo secondo per sostituirlo, è uno degli ex di turno. Purtroppo il ritorno del folletto di Philadelphia al Paladelmauro ha un gusto amaro. Prestazione insoddisfacente ma pienamente preventivabile in considerazione del fatto di non essersi mai allenato con i nuovi compagni.

Avellino sempre al comando (all’intervallo lungo 39-30) spreca tutto il vantaggio nell’ultimo quarto. Sacripanti si incaponisce schierando Ortner e preferendolo ad uno tra N’Diaye e Fesenko. Tre triple consecutive degli ospiti fanno tremare i cuori dei tifosi biancoverdi. Gli ultimi secondi sono concitati. Venezia ha 3 punti di vantaggio. Fesenko schiaccia ad una mano e porta Avellino sul -1. Capovolgimento di fronte e fallo della difesa biancoverde. Johnson sbaglia il primo libero. Il cronometro segna due secondi. Il giocatore sceglie di non sbagliare il secondo e porta a più due gli ospiti. Leunen prende la palla e fa ciò che aveva fatto con Filloy a Milano. Ma stavolta di punti ne bastano due e Rich appoggia comodamente la palla che porta le squadre in pareggio. 90 centesimi alla fine, Johnson riceve la rimessa e lascia partire un tiro dalla propria metà campo. Solo retina. Sarebbe il tiro del definitivo ko. Ma il cronometro non è partito. Il gioco è fermo. De Raffaele ha chiamato time out per avere la possibilità di rimettere da centro campo. Mai decisione fu più sbagliata pur essendo concettualmente e tatticamente ineccepibile. Sarà una lunga notte per il coach lagunare che nel dopopartita parla di “regalo di Natale” riferendosi alla difesa inesistente sulla rimessa di Leunen a due secondi dalla fine. Diciamo che se quello è stato un regalo di Natale, la sua chiamata di time out è stato il regalo per le 600 partite in serie A di Sacripanti. Babbo Natale.

Migliore in campo

Era la partita di Jason Rich. Col padre morto al di là dell’oceano, sceglie di rimanere coi compagni e di giocarsi le possibilità di raggiungere il secondo posto. Domani raggiungerà i familiari per unirsi al loro dolore. Gioca con la morte nel cuore, si vede palesemente. Soffre ma dà tutto. E il fato lo premia con una super prestazione. 29 punti di sostanza con un eccellente 75% da due e quei due punti messi alla fine del tempo regolamentare che danno fiducia ai propri compagni.

Il ritorno di Fes

Fesenko strabilia per due cose. La prima è la condizione fisica. Decisamente più longilineo, pur pesando ben 137 chilogrammi è tornato ad avere una siluette degna dei tempi in cui militava in NBA. Seconda cosa da sottolineare: la prestazione. 12 punti, 17 minuti nel primo match dopo l’infortunio, 7 rimbalzi, plus minus di 16 e anche 16 di valutazione. A cui aggiungiamo un 4 su 6 ai liberi che non è un dato da sottovalutare. Sacripanti fa in tempo a rimetterlo dentro prima che la barca affondi e lui con la presenza e la sostanza tappa le falle difensive e mette a referto punti pesantissimi. Esce dal pitturato per tentare di stoppare una bomba dall’arco di un esterno veneziano. Il ragazzo ha voglia. Lasciamolo lavorare.

La top Wells

C’era una volta la top ten. In casa Scandone oggi c’è lui. Dezmine Wells. Spalle a canestro, step back, slam dunk e chi più ne ha più ne metta. Se inchiodasse anche la schiacciata su una rimessa dal fondo cadrebbe il palazzetto. E’ forte ma è soprattutto un grandissimo atleta. Il lavoro in palestra si vede centimetro per centimetro sui suoi muscoli. La sua esplosività è degna di un contest di schiacciate. Peccato che la FIP non sia ancora in grado di organizzare una manifestazione simile all’All Star Game al di là dell’Atlantico.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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