Avellino batte Pesaro ma non incanta

Nuova immagineDue punti per muovere la classifica. A fine gara A? questo che resta dell’incontro tra la Scandone Sidigas Avellino e la compagine marchigiana.

Pesaro A? una squadra giovane, atletica ma dalle modeste qualitA� tecniche e fisiche. Gioca un basket semplice, fin troppo lineare. Un basket che forse neppure nelle serie minori consentirebbe di vincere con regolaritA�. A scanso di equivoci vogliamo sottolineare che non A? colpa dell’allenatore. Coach Dell’Agnello mastica basket da quando era ancora in culla e sa che i mezzi a sua disposizione sono quelli che sono. E cerca di sopperire con la foga e l’esaltazione del momento alle visibili carenze dei propri uomini. Pesaro, senza almeno un paio di acquisti, a nostro avviso A? destinata ad avere il ruolo di cenerentola del campionato. Triste destino per una squadra e una cittA� che hanno visto ben altri fasti.

Avellino dal suo canto fa la partita che deve fare solo per venti minuti. Poco piA? di un allenamento nei primi due quarti che sottolineano le differenze tra le due formazioni e aprono una forbice di venti punti che aiuterA� Avellino nel terzo e quarto periodo dove Pesaro riesce a rosicchiare punti ed avvicinarsi pericolosamente al colpaccio. Niente di trascendentale. Giocando con una squadra di media classifica si sarebbe persa la terza gara consecutiva.

Cosa ci A? piaciuto

Hanga: il giocatore ha coraggio da vendere. Penetra, tira, sfida nell’uno contro uno l’avversario. Usa i blocchi dei lunghi come dovrebbero fare Gaines e Cadougan che invece stanno a guardare la classe cristallina del compagno. 18 punti, un buon 62% di realizzazioni da due punti e un decente 33% da tre. Non sbaglia un libero e, quando gioca (28 minuti di utilizzo) A? sempre in palla.

Anosike: seppur qualche rimbalzo lo prende a causa dei suoi errori sotto canestro, A? il dominatore del pitturato. Non A? ancora in forma e stenta ancora a trovare l’agilitA� necessaria per impedire all’avversario di bloccarne il guizzo. Ma la potenzialitA� A? tutta lA� e riteniamo che a gennaio sarA� pronto per affrontare la seconda parte di campionato. Oggi A? il migliore di Avellino. Domani potrebbe diventare MVP del campionato.

Dell’Agnello: rischia innumerevoli volte di sentirsi fischiato un tecnico. Non riesce a contenere la propria veemenza e molto spesso entra letteralmente in campo. Quando i tifosi di Pesaro gridano alla propria squadra “fuori le palle” lui apre le braccia. Gli attributi sono giA� in bella vista e se servissero solo quelli del coach per vincere una partita Pesaro sarebbe in testa al campionato.

Cosa non ci A? piaciuto

L’inno italiano: che imporlo ad inizio di ogni incontro non sia stata una scelta felice A? sotto gli occhi di tutti. Ma diamine, A? pur sempre l’inno italiano. Il pubblico si alza per riflesso condizionato, solo pochissimi lo cantano, molti parlano e la maggior parte se ne frega. PureA�i Carabinieri vengono sopraffatti dal torpore generale. Lo sguardo spaesato di un bambino a pochi passi da chi scrive descrive perfettamente il pessimo insegnamento che gli adulti hanno dato sugli spalti e sul campo. Se la maggior parte dei giocatori sono stranieri, la maggior parte dei tifosi e dello staff tecnico A? italiano (o lo dovrebbe essere). Onorare la propria bandiera e il proprio inno nazionale dovrebbe essere un dovere ma soprattutto un orgoglio. Spettacolo indegno.

Vitucci: si lamenta tutta la partita. Ora con gli arbitri (a ragione) ora con i propri giocatori. Per fortuna si lamenta. Dopo tre prestazioni molto simili sospettavamo che fosseA�questo il famoso gioco che l’anno scorso non poteva esprimere la squadra a causa delle scelte non fatte da lui “di pirsona pirsonalmente”. Quest’anno scuse di quel genere non ne ha. Per ora attinge risorse appellandosi ai 15 giorni di ritardo nella preparazione. Nel terzo quarto toglie Anosike e mette dentro Trasolini. A parte il ruolo differente, l’italo-americano A? in giornata no. Vitucci se ne accorge almeno cinque minuti dopo il piA? stupido degli spettatori. Forse sa cose che noi comuni mortali non sappiamo.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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