Avellino gioca bene ma Reggio Emilia A? piA? forte (88-94)

Nuova immagineChe Reggio Emilia fosse una squadra forte lo diceva la classifica che vedeva la formazione di coach Menetti in testa e i risultati delle precedenti partite. Una squadra solida, con una panchina di qualitA� e quantitA� che puA? permettersi di non schierare Drake Diener (fermo ai box per problemi fisici) senza risentirne affatto. D’altro canto Avellino veniva da una serie positiva con risultati di prestigio (la vittoria in casa su Milano). Si immaginava una bella partita e cosA� A? stato. Nessuna delle due formazioni A? riuscita a prendere il largo anche se per lunghi tratti Reggio Emilia ha tenuto dietro la Scandone. Gli emiliani non hanno grandi individualitA� sotto le plance. Cervi A? un colosso con una mano sufficientemente soffice ma Anosike riesce facilmente a contenerlo. Polonara A? eccezionale nel tiro ma in avvicinamento a canestro subisce troppo facilmente lo svantaggio fisico che paga da Justin Harper. Cinciarini perA? A? play di qualitA� e surclassa il pari ruolo avellinese Gaines costretto suo malgrado a giocare senza mai potersi sedere in panca (alla fine riposerA� solo 4 minuti). Banks A? giocatore di livello superiore e conferma i miglioramenti visti nelle scorse uscite ma Mussini riesce a contenerne lo strapotere tecnico e fisico con la velocitA� e la marcatura asfissiante, caratteristica precipua dei giocatori che non puntano sull’altezza. Con due play, una guardia (Taylor), Polonara ala grande, coach Menetti mette in campo un quintetto leggero ma veloceA�a liberarsi nel tiro. E questo alla fine farA� la differenza. Se poi si aggiunge che dalla panca emiliana si alzano personaggi del peso di Kaukenas e Lavrinovic, il boccone amaro per i biancoverdi A? servito in salsa agrodolce.

Cosa ci A? piaciuto

Anosike: continua ad essere il faro del gioco avellinese. A rimbalzo domina e annichilisce Cervi. Soffre Lavrinovic che A? piA? tecnico e non A? un pivot. Commette solo una piccola ingenuitA� uscendo dal pitturato e andando a commettere un inutile fallo su un tiro da tre che tra l’altro non sarebbe mai entrato.

Cavaliero: quando c’A? un problema Vitucci ha la soluzione. Mettere il buon Daniele. Non A? l’unico che lotta e si sbatte per la vittoria. Di certo A? l’unico che sembra avere quegli “occhi della tigre” che fanno la differenza tra uno Stallone di razza e unA�Lundgren qualsiasi. Durante l’inno italiano A? l’unico avellinese (pubblico compreso) che partecipa mentre i dirimpettai sono abbracciati, stranieri inclusi. Direbbe Cutugno: un italiano vero.

Banks: in netta ripresa, gioca tutta la partita riposando solo otto minuti. Che a molti, perA?, sono sembrati una enormitA� soprattutto quando in campo, al suo posto, c’era Cortese. Probabilmente era il caso di rischiarlo per qualche minuto in piA? ma col senno di poi A? troppo facile.

Lechtahler: sempre piA? “lupo vero” quando entra dA� il massimo. Non stiamo parlando di un campione da NBA ma di un uomo che ce la mette tutta e sempre. Un Tonino Tufano dei bei tempi che furono. Dove non arriva la tecnica si sopperisce con la foga e la voglia di far bene. A�Fossimo nel ’96 avrebbe soffiato il posto a Rusconi nei Suns.

Polonara: trentanove di valutazione. Bisogna aggiungere altro? Partita perfetta. Avesse qualche centimetro e qualche chilo in piA? sarebbe da campionato USA. Ma poi non sarebbe Polonara. Top player.

Menetti: Cervi arranca contro Anosike ma lui A? cocciuto ed insiste. Allora il suo giocatore prende in mano la situazione e si fa cacciare commettendo cinque falli uno piA? stupido dell’altro. Al suo posto entra Lavrinovic e fa vincere la partita a Reggio Emilia. La fortuna aiuta gli audaci, a volte. Spesso perA? aiuta chi ha il sedere piA? grosso del pantalone che sta indossando. Bravo e fortunato.

La coreografia degli OF: si ritorna ai vecchi splendori. Scende il bandierone sulla curva Sud e… nulla. Cantano, tifano e urlano sempre e solo i soliti cento. Alcuni settori del palazzetto farebbero ammosciare pure Trentalance. Gli OF continuano a crederci fino all’ultimo. Non si arrendono mai. E stanno giA� preparando la trasferta in terra sarda. Stoici.

Cosa non ci A? piaciuto.

L’inno: continueremo a ripeterlo fino allo stremo. E’ l’inno italiano. Che non lo cantino Anosike e Banks ci sta. Che gli emiliani lo ascoltino in religioso silenzio abbracciati tra di loro mentre dall’altro lato solo Cavaliero partecipa ci sta pure. Ma che il pubblico avellinese si senta cosA� superiore da infischiarsene, da parlare durante l’esecuzione, dall’alzarsi come se fosse un peso e non un dovere da buoni cittadini A? una cosa che non ci sta. Dopo Cavaliero italiano vero, avellinese italiano medio.

Tribuna Terminio: altrimenti detta Tribuna Terminali (chissA� perchA�) ha la stessa vivacitA� di un bradipo dopo un lauto pranzo. Vanno al palazzetto solo perchA� hanno fatto l’abbonamento. EA�Ballando con le stelle l’hanno registrato col MySky. Proponiamo nuova denominazione: Tribuna Rubilli. Si salva solo la Sezione OF riservata alle persone disabili e il Sergente.

Tribuna Montevergine: deve il suo nome piA? alla clinica cardiologica che al monte omonimo. Ci A? sembrato di aver visto qualcuno applaudire. O forse stava scacciando una mosca. Si alzano solo per andar via. Gridano solo per chiamare l’omino delle patatine. Pagano il biglietto e possono fare ciA? che vogliono, ovviamente. Assistono ad una partita di basket come Napolitano assiste alla prima alla Scala. Se cade il mondo si scansano. Avellinesi fino al midollo. Nel bene e nel male.

Curva Nord: A? da sempre la curva di chi viene dalla provincia. A nostra memoria ricordiamo momenti in cui la Nord faceva eco alla Sud. Non era la Sud ma non era neppure ciA? che A? diventata oggi. Sembra la tribuna di San Siro. Si arriva a partita iniziata, si criticano i giocatori e il coach e si va via cinque minuti prima per non trovare traffico e dicendo tra i denti “non ci vengo piA?”. E pazienza. Meglio pochi ma buoni. Tifa piA? la tribuna stampa che i tifosi in curva Nord. E non scherziamo.

Cortese: stecca un’altra partita. Quando mette una tripla i compagni si complimentano con lui come avrebbero fatto con Belinelli nella passata stagione. Si vede che ha qualche problema e non ci pare sia di carattere fisico. AvrA� tempo per rifarsi.

Hanga: stecca la prima partita dell’anno. Subisce tutti gli emiliani che incontra sui suoi passi. Penetra pochissimo e sbaglia tanto sia dall’arco dei 6.75 che dalla media distanza. Gridano vendetta soprattutto i due appoggi a canestro che prendono il ferro ed escono. Meglio saltare e provare a scassare tutto. Male che vada fai vedere che non hai le ginocchia pesanti. PuA? succedere.

Arbitri: pessima serata per la terna arbitrale. Sembrano aver ingoiato il fischietto per lunghi tratti dell’incontro consentendo soprattutto a Reggio Emilia di portare numerosi blocchi al limite dell’irregolaritA� che liberano Polonara e soci per facili tiri da tre punti. Nel momento topico dell’incontro mandano Lavrinovic a tirare dalla linea della caritA� per ben cinque volte di cui almeno un paio di volte con molta leggerezza. Non condizionano l’incontro ma non fanno di certo una bella figura. Da rivedere.

Kaukenas, Lavrinovic e Polonara: sono fin troppo bravi. Tecnica sopraffina e classe da vendere anche se, almeno per i primi due, con qualche anno di troppo sulle spalle. Ma l’anzianitA� di servizio non puA? consentirgli di fare le primedonne reclamando (e spesso ottenendo) fallo al minimo contatto. C’A? modo e modo.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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