Avellino KO con Milano. Severini MVP.

Avellino contro Milano. Davide contro Golia. E non sempre a Davide va di lusso come raccontato dal testo sacro della religione cristiana. A volte capita che Golia sia veramente piA? forte, che sia impossibile vincere anche perchA� manca chi la fionda di Davide dovrebbe armare. Il play Green della Sidigas, fermato in settimana da uno stiramento alla coscia, ha illuso i tifosi facendo un buon riscaldamento. Qualcuno addirittura sperava di vederlo scendere in campo nello starting five. CosA� non A? stato. Sacripanti ha giustamente preferito tenerlo a riposo e non sacrificarlo all’altare di una partita che, giA� sulla carta, dava Avellino sconfitta fin dalla palla contesa. E purtroppo Golia ha dimostrato tutta la sua forza (neanche tanta in realtA�), quanto A? bastato per annichilire i tentativi dei padroni di casa di rimanere in partita. Avellino regge solo un quarto o poco piA?. Le avvisaglie di quanto sarebbe accaduto dopo l’intervallo lungo si erano avvertite giA� nel secondo periodo quando la squadra di Sacripanti A? caduta nella trappola milanese. Gioco in campo aperto, velocitA� di tiro e classe nella realizzazione. Se per Milano A? cosa facile, per Avellino A? stata una debacle annunciata. Troppo grande il divario dei valori. Troppo importanti le carenze tecniche di Avellino a confronto con chi A? stato selezionato per vincere lo scudetto e giocare una Eurolega di buon livello.

Certo il basket ci insegna che i pronostici si possono sovvertire. PerA?A�gli dei del basket dall’altro lato dell’oceano atlantico sanno che “Ball don’t lie”. La palla non mente (quasi mai). E la palla a spicchi ha detto che Milano A? oggi per una Scandone senza play una mission impossible. Nonostante questo coach Sacripanti deve ripartire da alcune cose buone che si sono viste anche in questo match e che, a nostro avviso, sono i pilastri su cui dovrA� reggersi Avellino nelle prossime gare:

1) Cervi: nonostante non sia mai entrato veramente in partita, nei primi cinque minuti ha dato lezioni di alto spessore al pari ruolo in casacca rossa. Un paio di belle stoppate di certo non cancellano la pessima prestazione realizzativa, ma i movimenti ci sono e il temperamento anche. Cosa manca? Un pizzico di, per dirla in napoletano, cazzimma. Deve crescere. sia dal punto di vista muscolare che da quello mentale. PerchA� l’uno non puA? prescindere dall’altro.

2) Blums: il periodo piA? buio per gli avellinesi A? coinciso con il suo riposo in panchina. Ha sbagliato molto e di certo il ruolo di play titolare gli A? troppo scomodo da poterselo cucire perfettamente addosso. Ma A? uno di quelli che ci crede pure ad un minuto dalla fine sotto di venti punti. Da rivedere completamente la gestione di alcune palle perse inopinatamente nei momenti topici del match

GiovanniSeverini3) Severini: noi di Sportbloggers gli attribuiamo il titolo di MVP dell’incontro. Ed A? meritatissimo. Sacripanti gli dA� il compito di marcare Gentile. Lui per 4 minuti sta col fiato sul collo della fortissima guardia casertana e, anche con le maniere forti, prima strappa un paio di palloni all’avversario, poi lo innervosisce al punto daA�dover essere sostituito da Repesa. Non ha, per ora, i numeri di Gentile ma ha un anno di meno e tanta voglia di sudare. Davvero complimenti.

4) Sacripanti: perdere di 23 punti con Milano senza playmaker e con rotazioni inferiori per livello, qualitA� e quantitA� ci sta. Ci sta anche di capire con venti minuti di anticipo in che modo andrA� a finire la partita. Purtroppo la sua intima convinzione, trasferita al gruppo, non ha inferto quella sferzata che probabilmente sperava ma, al contrario, ha dato l’alibi ai giocatori per tirare i remi in barca.

Dietro la lavagna

1) Le percentuali di tiro di Avellino: realizzare il 38% da due punti e il 28% dall’arco A? possibile, se si gioca una bella partita scapoli e ammogliati. Se, invece, si vuol tentare di portare a casa una partita del massimo campionato italiano quei numeriA�debbono raddoppiare. E non A? una questione di saperlo o non saperlo fare o di essere marcati o meno. Durante il riscaldamento dell’intervallo lungo le percentuali non sono state molto piA? promettenti. E’ questione di testa allora, non di capacitA�. E bisognaA�lavorare sotto questo punto di vista perchA� poi se si sbagliano appoggi a canestro che avrebbe realizzato pure chi scrive, bendato e con una mano legata dietro alla schiena, c’A? un motivo. Se negli ultimi due quarti Avellino realizza solamente 16 punti dal campo e tre dalla linea della caritA� c’A? qualcosa di grave che non ha funzionato non negli schemi, non nell’incedere di una partita dal risultato scontato ma nella mente dei giocatori. Darsi per vinti ci poteva anche stare. Arrendersi senza neppur tentare di farlo con l’onore delle armi A? inaccettabile.

2) Nunnally: alterna giocate da campione a lunghi periodi di sonnolenza. VaA�a singhiozzo come una Rolls Royce Phantom ingolfata. Si incaponisce nel tentativo (fallito tre volte) di schiacciare in penetrazione ad una mano. Lui A? uno di quelli che puA? fare la differenza. In positivo o in negativo.

3) Acker: il playmaker non A? il suo ruolo e si capisce fin dal primo momento. Troppo spesso si intestardisceA�cercando la giocata ad effetto o la penetrazione sfruttando il blocco del lungo. La difesa di Milano non A? cosA� ingenua da non capire la sua difficoltA�.

Menzione speciale

Alessandro “Nandino” Gentile: A? lui che chiude, giA� nel terzo quarto, i conti del match con una tripla, una terribile bimane e un gioco da tre canestro e fallo. Nonostante gli sfottA? riservati a lui dal pubblico avellinese, complici le origini casertane del giocatore, non si scompone. Anzi, dalla panchina, si carica al ritmo dato dai tamburi degli Original Fans con una faccia che definire da schiaffi rende l’idea solo a metA�. E’ un predestinato. PapA� Nando puA? essere orgoglioso di un figlio cosA�. Soffre solo 4 minuti, quando dalla panchina di Avellino si alza un certo Severini, un anno in meno ma medesima grinta.

Angelo Michele Santoro

About Angelo Michele Santoro

View all Posts

Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.