Avellino mette paura a Reggio Emilia e la serie si allunga

Coreografia Gara 3

Un Paladelmauro cosA� gremito non lo ricordavamo. Ma soprattutto non ricordavamo un tifo cosA� incandescente. Avellino strapazza Reggio Emilia e lo fa sfruttando il sesto uomo sugli spalti. I ragazzi di Sacripanti mettono cuore ed intensitA�, aggiustando i piccoli sbagli commessi nei primi due incontri che avevano dato via libera agli uomini di Menetti. Non c’A? piA? l’ossessiva ricerca della linea di passaggio play pivot, la palla gira di piA? e si preferisce il gioco perimetrale aspettando un raddoppio o un blocco fatto bene per servire Cervi o Buva. Con calma la Sidigas A�apre la difesa di Reggio Emilia e grazie al pubblico mette pressione addosso ai giocatori biancorossi che abbassano di molto le percentuali rispetto agli incontri precedenti. Caricare di falli Lavrinovic A? la ciliegina sulla torta che spalanca le porte del pitturato ai pivottoni irpini. Nunnally finalmente ha qualche centimetro in piA? e torna a fare l’MVP. Ragland e Green in regia limano gli errori fatti in quel di Reggio Emilia e gestiscono i possessi con maggiore accortezza. Menetti fa il possibile e, in un paio di occasioni, si trova anche avanti di un incollatura. Ma A? fuoco di paglia. Sacripanti chiama time out e sistema le cose. Il punteggio A? alla fine addirittura bugiardo. Avellino poteva dilagare ma ha preferito gestire per tutto l’ultimo quarto. Bene cosA�. La serie A? ancora lunga. Le forze bisogna centellinarle.

Nella polvere

I pochi tifosi reggiani presenti ad Avellino

Reggio Emilia decide di giocare al Palabigi e consegna agli ospiti solo 50 tagliandi. Avellino restituisce pan per focaccia. A perderci A? il basket e chi A? appassionato di questo sport. Detto questo, la veritA� A? che molti dei tagliandi dati agli ospiti questa sera sono rimasti invenduti (o se li hanno acquistati nessuno A? venuto). Al palazzetto dello sport di Avellino si contavano una trentina di tifosi reggiani (contando anche le bandiere e i celerini). Poca cosa. A dimostrazione della malafede di chi decide di non giocare in un palazzetto piA? grande temendo lo sbarco dei tifosi irpini in stile final eight di Coppa Italia.

Le guardie di Avellino. Nonostante la fiducia accordata da coach Sacripanti, nA� Acker nA� Veikalas fanno il salto di qualitA� che si attendeva da loro. O meglio, Acker fa la solita prestazione abbondantemente sufficiente ma mai decisiva. Buono in difesa, quasi nullo in attacco. Discorso diverso per la guardia lituana ex Bonn. Prende buoni tiri ma un po’ la pressione, un po’ la condizione fisica e mentale, lo fanno sbagliare come se fosse l’ultimo dei cambi. Il Veikalas di buona parte della stagione A? un lontano ricordo. Avellino spera che stia conservando le munizioni per i momenti decisivi. Ha la classe e le qualitA�. Se riprendesse coraggio sarebbe di nuovo lui. Suggerimento. Metterlo nello starting five per cercare di risvegliare il lupo che A? in lui.

Il tabellone dell’incontro

Aradori, Della Valle, De Nicolao abbassano di molto le loro percentuali. Quella che era la forza di Reggio Emilia diventa la sua piA? grande debolezza e questa sera il reparto italiani, escluso l’ottimo Gentile che molla per ultimo, gioca un brutto scherzo a coach Menetti. La pressione del pubblico conta, eccome. Lo sanno bene i reggiani avendola sfruttata a loro vantaggio per due partite. Ora tocca ad Avellino.

Sull’altar

Sacripanti A? davvero coach di razza. Ha sbagliato poco nei due match persi e sbaglia praticamente nulla stasera. E’ ovvio che il fattore campo conti tantissimo. Ma sono palesi gli aggiustamenti in corsa che ha fatto nel gioco della squadra. Abbandonata l’ossessiva ricerca della linea di passaggio play pivot il gioco scorre piA? fluido. PureA�in difesa aggiusta qualcosina anche se il gioco di Reggio Emilia continua a risultare molto ostico per i suoi giocatori. Ha 48 ore di tempo per fare un ulteriore salto di qualitA� ma la strada A? quella giusta.

E al terzo incontro Nunnally risorse. La gabbia costruita da coach Menetti, l’alternarsi di giocatori sempre freschi nella marcatura piA? che asfissiante e sempre al limite del fallo nulla puA? quando l’MVP del campionato decide di giocare. 29 di valutazione e la bellezza di 8 assist sono gli acuti di una partita praticamente senza nessuna sbavatura.

Ivan Buva, con Cervi la coppia di pivot piA? prolifica dei playoff

Buva e Cervi sono due facce della stessa medaglia. Sacripanti li alterna nei momenti decisivi, risparmiando l’italiano reduce da un piccolo problema alla caviglia. In due fanno 36 punti ma soprattutto tirano i liberi uno con quasi il 90% e l’altro con oltre il 70%. Numeri da giocatori con venti centimetri in meno. Numeri da campione.

Ragland A? il regalo piA? bello che la ScandoneA�si A? fatta in questo campionato. Green soffre terribilmente la marcatura dei play reggiani ed allora A? Ragland a dover prendere per mano la squadra. E lo fa con la sicurezza del grande giocatore di basket. Senza di lui probabilmente la Sidigas avrebbe fatto il solito buon campionato con una salvezza facile acquisita con anticipo. Da quando c’A? lui il salto di qualitA� A? oggettivo. Oggi pecca solamente nel tiro dall’arco. Ma non si puA? chiedere sempre la perfezione.

Leunen A? sicuramente l’MVP della partita. Non per i numeri, non per il tabellino che pur dice di un’ottima prestazione. Ma per tre cose fatte di una qualitA� degna dei parquet made in USA. Tre penetrazioni una piA? bella dell’altra. Due al ferro con altrettanti canestri e una con successivo passaggio no look per Buva che appoggia facilmente a canestro. Si paga il biglietto anche e soprattutto per queste giocate. Senza ombra di dubbio l’uomo piA? importante in casa Sidigas. Qualcuno insiste col dire che le tre penetrazioni di Leunen siano tra le prime posizioni in due categorie del sito Youporn: Top Rated e Most Viewed. Niente di piA? facile.

Il pubblico avellinese puA? stasera veramente considerarsi il sesto uomo in campo. Coreografia da brividi e grandissima presenza sugli spalti garantiscono ai giocatori l’appoggio costante per tutti i minuti di gioco. Con questo pubblico, con questi giocatori, con questo coach non c’A? avversario che tenga.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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