Avellino spara a salve. Champions amara per i lupi.

Che ci potesse stare un passaggio a vuoto dopo un bel filotto di vittorie era possibile ipotizzarlo. Che la stanchezza di alcuni giocatori, mascherata dalle sempre ottime percentuali al tiro, potesse essere improvvisamente imbarazzante era alla fine fisiologico. Che la partita tra 4 giorni contro la seconda forza del campionato potesse influenzare negativamente le prestazioni dei singoli era quasi scontato. Ma che tutto questo comportasse il subire una batosta da una squadra penultima nel girone di Champions e non di certo tra le favorite non era affatto preventivato. Mai in partita, gli uomini di Vucinic tirano male e difendono peggio. Dietro la lavagna finiscono quasi tutti. Si salvano un buon Green e un sempre lucido N’Diaye. Anche Filloy regge la botta e Nichols, lungi comunque dall’essere lo stesso delle ultime prestazioni, tira la carretta con una prestazione discreta. Deludono i due play, Cole e Sykes, con una partita di bassa intensità e con tantissimi errori sia in fase realizzativa che di costruzione di gioco. Scelte poco attente, isolamenti quando meno è opportuno, tiri che molte volte faticano a raggiungere il ferro. Stasera finiscono entrambi dietro la lavagna. Soprattutto per la constatazione ovvia che il materiale c’è ma stasera non viene utilizzato o utilizzato male. Fossero scarsi di loro saremmo pronti a sostenerli. Guardarli prendere tiri senza alcun ritmo, perdere palle per il loro voler cambiare la partita giocando uno contro cinque, fa male a chi capisce di basket e probabilmente prima di tutto al loro coach e a loro stessi. Si uniscono alla cattiva serata uno Spizzichini non sufficiente e un Campani che fa due passi indietro rispetto alla prestazione convincente dell’ultima partita. Un’ultima parola sul capitano, Lollo D’Ercole. Vorrebbe spaccare il mondo ma dalle mani i tiri gli escono disgraziatamente storti. Neppure la difesa, sua peculiarità, riesce ad essere quella dei bei tempi. C’è qualcosa che deve scrollarsi di dosso. Lo faccia in fretta per se stesso innanzitutto e per la squadra in seconda analisi.

Di coach Vucinic parliamo poco e solo per dargli una insufficienza meritata non tanto per quanto accaduto nei 40 minuti ma per quello non accaduto prima della partita e nell’intervallo lungo. Considerate le attenuanti delle partite ogni tre giorni, c’è comunque da rilevare una mancanza di temperamento che lo porta ad assomigliare più ad un gondoliere che ad un pilota di off-shore. La squadra vive il suo momento migliore in occasione dell’antisportivo più tecnico fischiato a Jonathan Arledge che comportano la sua espulsione e danno quella scarica di adrenalina che serve ai biancoverdi per risollevarsi per qualche minuto dal torpore.

Brutta gara, insomma. Ed i numeri, se possibile, sono peggio. 50% da due e 25% da tre sono le percentuali che la dicono lunga sulla serata no per i giocatori della SIDIGAS. D’Ercole, Cole e Green fanno 0/3 dall’arco con l’ex campione NBA che tira anche con un disgraziato 30% da due punti. Il Ventspils non fa molto meglio ma almeno mette quel poco di impegno in più che gli consente di portare a casa il risultato. Troppi tiri facili concessi, troppi ritorni “allegri” nella propria metà campo difensiva e la Scandone lascia sul parquet del Paladelmauro una partita che era ampiamente alla portata della squadra di casa. La sconfitta non preclude nulla ma è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Giocando così contro Venezia si perde e si perde male.

Ultimo commento va fatto sulla mancata presenza di un pubblico numeroso che lascia enormi spazi vuoti in ogni settore. Vero i costi dei biglietti, vero la partita infrasettimanale, vero la coincidenza della partita di cartello domenicale contro Venezia, vero il poco appeal della BCL. A tutto questo però si unisce una stucchevole mancanza di attenzione verso uno sport che da venti anni a questa parte sta regalando alla città visibilità e che qualche soddisfazione l’ha data e la sta dando anche quest’anno. Il discorso pochi ma buoni regge fino ad un certo punto. Perché i pochi sono pochi e i buoni tra i pochi pochissimi. Pubblico freddo (tribune e curva nord da clima polare) che si riscalda solo nelle rare occasioni in cui c’è un minimo di risveglio da parte della squadra. Le partite non si vincono solamente in campo ma anche sugli spalti. Non lo diciamo noi. Lo dice la storia della Scandone e della sua tifoseria. Speriamo che cambi qualcosa già da domenica. Sia in campo che sugli spalti. I giocatori devono tornare ad essere veri lupi e il palazzetto deve tornare ad essere la tana del lupo, infondendo calore, coraggio e forza agli uomini di coach Vucinic.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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