Basket: a Cremona brusco risveglio per Avellino. Sfuma il sogno play off?

HayesA bocce ferme, sbollita l’amarezza per l’ennesima brutta sconfitta, possiamo tranquillamente ripercorrere quanto accaduto prima, durante e dopo la partita tra Cremona e Avellino. Una partita ricca di significati dentro e fuori dal campo. Innanzitutto partiamo dal prepartita. Avellino A? reduce da una pesante striscia negativa culminata con la sconfitta casalinga a favore dei biancoblu di Sassari. Cremona, invece, A? in netta ripresa. L’arrivo di coach Pancotto ha decisamente rivitalizzato l’ambiente e i successi sono la normale conseguenza di un lavoro fatto come si deve. GiA�, Pancotto. Quello stesso allenatore che Avellino in estate ha accantonato a favore di coach Vitucci. Pancotto, che aveva contribuito a salvare la Scandone nella scellerata scorsa stagione, dichiara da galantuomo che la partita non A? una sua rivincita personale e che Avellino gli rimarrA� comunque sempre nel cuore. Uno degli ultimi signori del basket. Ancora prepartita. Je’kel Foster non segna. Quattro partite zero canestri. Ma la piazza biancoverde la prende bene. Il giocatore si impegna, si vede che mette il cuore ma che la condizione fisica e la fortuna non lo assistono. Ed allora i tifosi si stringono a cerchio attorno al cestista avellinese.

Inizia la partita ed A? subito chiaro che Avellino ha un quintetto con potenzialitA� enormi e doti tecniche superiori a quello di Cremona. Il problema nasce quando coach Vitucci deve dare riposo ai cinque dello starting five. E’ allora che per Avellino iniziano i guai. Spinelli non A? in serata di grazia, Cavaliero gioca sottotono, Dragovic fa la sua solita moscia e inguardabile partita. Mentre dalla panca di Cremona non escono fenomeni ma giocatori che lottano, sudano e vanno su ogni palla, su ogni blocco e su ogni raddoppio. La ricetta per una buona prestazione A? tutta qua. La Scandone, non avendo un Diener che fa 40 punti e che quasi da solo si sbarazza di Venezia, soffre ogni attacco dei lombardi. La difesa non A? neppure attenta come al solito. Col passare dei minuti A? chiaro che l’unico modo di battere Cremona sia quello di fare l’impresa. E ce ne sarebbero anche le potenzialitA�: che si infrangono puntualmente sul ferro del canestro di una tripla tentata da Hayes. Niente da fare. L’impresa non riesce. Ma non A? con le imprese che si vincono le partite. PuA? capitare una volta di essere fortunati. Ma le vittorie si costruiscono dalla palla contesa all’ultimo secondo di gioco. Cremona ha fatto cosA�. Avellino non ci A? riuscita per evidenti limiti fisici e di panchina. L’incontro si chiude con il punteggio di 83 a 75. Pancotto A? contento e si gode una vittoria meritata, Vitucci si ha come l’impressione che non veda l’ora che la stagione finisca.

PancottoPostpartita. Ad Avellino ci sono due cose che riescono bene. Il baccalA� e le critiche. Quanto al baccalA� nulla questio. Ovunque si vada, casa privata o ristorante, chi cucina baccalA� sa cosa sta facendo e lo fa nel migliore dei modi. Provare per credere. Ma con le critiche si arriva al top, all’eccellenza. Critiche al coach, critiche ai giocatori, critiche alle mogli, critiche alle donne che si intrattengono coi giocatori, critiche alla dirigenza, critiche al presidente, critiche al palazzetto, critiche agli sponsor, critiche in tutte le salse e cucinate in ogni maniera possibile ed immaginabile. Spesso cucinate prima che l’evento da criticare finisca, tanto per tenersi in vantaggio. Critiche saltate in padella e condite pure con qualche bella invenzione “giornalistica”: tanto i lettori hanno memoria corta. Se il “giornalista” ci prende potrA� dire <<l’avevo detto!>>, se sbaglia e dice fesserie non c’A? problema, altra settimana, altra fesseria e prima o poi una la si imbrocca. Questo A? il “giornalismo” che si fa in cittA�. Ci scuserete per i virgolettati ma giornalismo a nostro avviso A? altra cosa.

Postpartita 2. Vitucci, Nevola e De Cesare a confronto. C’A? bisogno di un faccia a faccia per dirsi le cose come stanno. Per capire dove si A? sbagliato e dove si sta continuando a sbagliare. Se dovessimo fare una ipotesi, crediamo che Vitucci si stia pentendo di aver preso una squadra per i 4/5 giA� costruita senza il suo parere. Nevola si puA? criticare quanto si vuole, ha sbagliato tanto ma ha portato ad Avellino giocatori di indubbio valore. De Cesare ha i soldi e li mette nel basket. Cosa non scontata, cosa che non per forza lo fa divenire un appassionato della palla a spicchi. Certo anche noi ci chiediamo “chi glielo faccia fare”, ma certe domande A? meglio non porsele. FinchA� dura A? tutto grasso che cola. Piuttosto sarebbe da chiedersi se i criticoni della prima e dell’ultima ora hanno la soluzione in tasca. PerchA� facile A? scrivere un paio d’articoli e prendersela con allenatore, dirigenza e societA�, un po’ piA? difficile metterci la faccia e il portafoglio. Non stiamo dicendo che ci siano persone esenti da critiche o a cui le critiche non possono essere mosse. Diciamo perA? che le critiche dovrebbe essere fatte per costruire qualcosa di migliore e non solamente per distruggere il poco, brutto e sporco che ora abbiamo in Irpinia dal punto di vista sportivo. Vale per il basket, vale per il calcio, vale per qualunque altro sport.

Postpartita 3. Chi non puA? seguire la Scandone in trasferta segue la telecronaca in TV. Veramente non sappiamo chi faccia lo sforzo maggiore. Gli OF ci scuseranno ma immaginiamo che capiranno a cosa ci riferiamo. Pazienza disse il monaco, pure gli sfottuti vanno in Paradiso.

Postpartita 4. Lodi, lodi, lodi diceva Michele GuardA� in una fortunata trasmissione di Rai Due. Le capiamo quando son riferite ad Ivanov, campione indiscusso le cui percentuali perA? sono in caduta libera da almeno quattro partite. Non capiamo perA? perchA� invece Thomas sia trattato in maniera differente pur avendo numeri molto simili a quelli dell’ala forte bulgara. Non ha fatto mai breccia nel cuore dei tifosi e nelle penne dei commentatori. SarA� per la sua riservatezza e i suoi modi sempre garbati. SarA� per quella sua aria un po’ da Orso Yoghi, da gigante buono. In tutta la stagione ha perso solo il pullman per Reggio Emilia. Per il resto A? stato sempre molto al di sopra della maggior parte dei compagni anche nelle giornate in cui ha meritato un voto insufficiente.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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