Basket. Avellino – Milano decisa dagli arbitri all’over time.

10259099_10201848519431405_334389820815677315_oNon bisognerebbe partire dagli ultimi 24 secondi. Soprattutto se la partita A? stata bellissima e quei 24 secondi sono della��over time. E soprattutto se a fare una grande partita A? stata Avellino contro la formazione piA? potente (in tutti i sensi) del panorama cestistico attuale italiano. Bisognerebbe parlare da��altro: del grande contributo arrivato finalmente dalla panchina Sidigas, di Foster che si A? sbloccato, di Ivanov che ha infilato una��ulteriore super prestazione. Ci sarebbero tanti, tantissimi momenti da ricordare e far rivivere. Tante azioni spettacolari dalla��una e dalla��altra parte. Quarantaquattro minuti e mezzo giocati sempre sul filo del rasoio con nessuna delle due formazioni che riusciva a prendere il largo e col risultato sempre in bilico. Ed invece ci troviamo qui a dover commentare una��imbarazzante decisione arbitrale (e forse due). Ci troviamo a dover rendere conto non della sfortuna, non della grande giocata che risolve la partita, ma di un arbitro che decide le sorti della��incontro. Chiariamo, se una delle due formazioni avesse avuto 10 punti di margine quella decisione sarebbe stata iniqua, rivedibile ma in qualche modo accettabile. Ma con le squadre sul 92 pari una decisione simile A? il peso che fa pendere la bilancia dalla��una o dalla��altra parte. I fatti. Rimessa Avellino nella metA� campo di Milano. 24 secondi, risultato in pareggio e palla in mano. La��arbitro consegna la palla nelle mani dei biancoverdi che non riescono a rimettere in gioco. Passati i cinque secondi? Al pubblico irpino sembrano trascorsi si e no 3 secondi, gli arbitri la vedono diversamente. Palla a Milano che ha la��ultima azione. La��Armani fa trascorrere il tempo sul cronometro poi prova a far penetrare il play che tira e prende il ferro. La palla va in qualche modo nelle mani di Moss che contrastato da Lakovic tira male e si butta a terra. Attimo di panico nella terna arbitrale. Uno degli arbitri sembra voler dare palla alla Sidigas ma sotto gli occhi di uno sbalordito Vitucci il signor Lamonica alza la mano a pugno segnalando un presunto fallo di Lakovic su Moss. Due tiri liberi, solo 44 centesimi da giocare e partita consegnata alla storia. Ma non alla storia del gioco piA? bello del mondo. Non alla storia del basket, ma alla storia personale di un arbitro non nuovo a queste alzate da��ingegno e ad un panorama cestistico italiano che vede Milano sostituire Siena nelle stanze del potere, mentre il pubblico e i giornalisti assistono ad una delle pagine piA? brutte che si siano mai viste al PalaDelMauro. Le immagini parlano chiaro. Il contatto forse ca��A?, forse no. Ma di sicuro non A? tanto netto da fischiare un fallo a 44 centesimi dalla fine col risultato in paritA�. E non A? netto neppure per gli altri due arbitri che quella decisione la��hanno si avvallata ma di sicuro non ne hanno avuto la paternitA�. Di certo ca��A? che ai giocatori si insegna che in questi frangenti A? inutile fare scena o cercare di prendere un fallo perchA� a meno che non si venga schienati come durante un match di wrestling gli arbitri soprassiedono su qualunque tipo di contatto. Giusto o sbagliato che sia A? regola non scritta. La stessa regola che la��anno scorso condannA? la Scandone con Dean che, in svantaggio di un punto e con palla in mano, provA? a prendersi un fallo in avvicinamento a tabella. Noi lo vedemmo bene. Se era fallo quello di ieri, quella su Dean era violenza carnale. Ma gli arbitri non fischiarono nulla e il pubblico, deluso per la sconfitta, tornA? a casa pensando che comunque quella regola non scritta, nel bene o nel male, ci aveva castigato e che forse era colpa del giocatore avellinese non essere riuscito a leggere bene la��azione. Insomma, ognuno se ne fece allora una ragione come in tantissime altre occasioni prima e dopo. Poi ieri nella medesima situazione il pubblico vede gli arbitri comportarsi in maniera diametralmente opposta. Ed allora A? normale che ci sia rabbia, che non si capisca da dove nasca quella decisione, che la contestazione alla terna arbitrale sia veemente e che, purtroppo, travalichi anche i limiti del lecito. Se a questo poi si aggiunge che il fischio A? arrivato almeno un secondo dopo il contatto e che questa estrema lentezza A? servita a far scadere il piccolo residuo di tempo che la Scandone avrebbe avuto per provare a ribaltare il risultato, allora il pubblico avellinese ha tutte le ragioni di questo mondo di avere un diavolo per capello e di considerare in maniera pessima Lamonica e i suoi due sodali.

LE PAGELLE DI AVELLINO

Thomas: 16 punti, 7 rimbalzi e percentuali vicine al 50% per una prestazione non di alto livello. Il pubblico di Avellino A? abituato a vedere piA? grinta. Tra tutte le caratteristiche tecnico-fisico-persolologiche A? forse quella che piA? pecca nel pivot USA. Vorremmo vederlo piA? cattivo, con i gomiti piA? alti e molto piA? incisivo a rimbalzo. 7

Biligha: gioca un paio di minuti piA? per mettere a referto la presenza che per altro. Coach Vitucci non ah creduto in lui e qualche infortunio di troppo ne ha condizionato la stagione. E’ probabile che avrebbe meritato maggior fortuna e minutaggio. Siamo certi che l’anno prossimo riuscirA� a far valere le proprie doti. S.V.

Lakovic: 5 punti e 5 assist per il play sloveno sono davvero poca cosa. Continua a litigare col tiro da tre mettendone solo uno su sei tentativi. E’ piA? reattivo e si vede che sta meglio fisicamente ma di certo A? stata una stagione molto travagliata. 6

Ivanov: solo 6 rimbalzi per l’ala forte bulgara che perA? A? anche il miglior realizzatore della Sidigas con 22 punti messi a referto. Ci crede e si impegna fino alla fine. Schiuma rabbia quando viene sostituito e dA� l’anima quando A? in campo. Fossimo noi la dirigenza, avremmo giA� il rinnovo pronto. 8

Goldwire: finalmente uno che non ha paura di tirare da tre. 12 punti e 3 assist il suo bottino. 80% dal tiro dalla lunga le sue percentuali. Ottimo giocatore. Peccato sia arrivato a fine stagione. Un’altra pedina da attenzionare per il prossimo campionato. 8

Cavaliero: non di certo la migliore prestazione della stagione ma questa sera al buon Daniele Coach Vitucci ha chiesto altro. IntensitA� in difesa e attenzione nello sporcare le linee di passaggio di Milano. Il nazionale italiano si impegna e ci riesce in parte risultando comunque ben al di sopra della sufficienza. 7

Achara: 8 punti e 6 rimbalzi per il Tuvok irpino. Se c’A? da lottare non si tira indietro, se c’A? da sgomitare nel pitturato lo troverai sempre presente. Ottimo sostituto di Ivanov. Lunga vita e prosperitA�. 7

Foster: finalmente! Je’kel scrive la prima pagina piA? che soddisfacente della sua parentesi avellinese. Realizza un paio di triple e si fa trovare pronto quando Vitucci lo inserisce per dare fiato a Cavaliero e Hayes. Davvero un giocatore ritrovato. 7

Hayes: per lui che ha quel tipo di pedigree era impensabile. Ed invece Vitucci ne ha fatto un lottatore. Prende botte, ne dA� qualcuna, realizza meno del solito ma resiste in campo quasi l’intera partita. Poi una gomitata di un avversario lo mette KO. Auguri di pronta guarigione campione! 7

VOTI A PERDERE

Moss: lascia ad un suo tweet polemico il compito di riassumere la partita. Al suo posto avremmo baciato il parquet e ringraziato la dea del basket che ha messo il fischietto in bocca a Lamonica. Ma i veri campioni si vedono nelle sconfitte ma anche e soprattutto nelle vittorie. 4

Lamonica: temendo che, dato l’orario tardo, all’autogrill non gli scaldassero piA? la rustichella ha deciso di prendere in mano la situazione e decretare la fine virtuale della partita con un unico fischio. Il coraggio A? altra cosa. Se solo avesse visto gli sguardi dei suoi due colleghi A? probabile che quel pugno alzato se lo sarebbe dato da solo sul capoccione pelato. Macchietta da avanspettacolo.A�4

Kangur: assesta una gomitata alla mandibola di Hayes mettendolo ko. Poi prende palla e va a segnare da solo. Quando la sportivitA� indossa una maglia firmata Armani. 4

In esclusiva per SportBloggers il video del contestatissimo fischio di Lamonica

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Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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