Basket Serie A: Brugnaro (Umana) se la prende coi tifosi che applaudono Avellino e sfottono i trevigiani

A noi non piace commentare cosA� tanto per aggiungere qualche riga o un articolo al nostro curriculum. NA� tanto meno ci piace scrivere sul a�?sentito direa�? e sulle cose riportate da chissA� chi. Non A? corretto sia deontologicamente ma soprattutto non rispecchia il nostro modo di fare le cose. Quindi partiamo dai fatti e poi proviamo a commentare ciA? che A? successo.

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Dopopartita di Venezia a�� Pesaro. Sala Stampa. Oltre che al consueto, grande Markovsky, reduce dalla conquista delle final eight di Coppa Italia e orgogliosamente artefice di una striscia piA? che positiva che ha portato la Reyer dai bassi fondi della classifica fin su alla��ottavo posto, davanti ai microfoni si presenta anche il presidente Luigi Brugnaro, patron della��Umana.

Le parole del presidente

Questo A? la��intervento completo (per chi avesse il coraggio di sentire dieci minuti di soliloquio). Comica, nella sua drammaticitA�, la��espressione di Zare che per tutto il discorso del presidente si ha la netta sensazione che voglia scomparire dalla faccia della terra mentre sotto la sua sedia sembra ardere brace di quercia.

Non ci soffermeremo sugli aspetti campanilistici della questione, sulla questione prettamente locale. Ne sappiamo troppo poco e troppo a�?per sentito direa�? per commentare sulla rivalitA� tra Venezia, Treviso e le altre realtA� del basket veneto. Immaginiamo che sia simile a ciA? che succede in Campania, dove Napoli soffre da decenni il confronto con Caserta prima e Avellino poi. Dove tra tifoserie ci puA? essere stima, ma dove lo sfottA? se non A? da��obbligo, A? quanto meno un aspetto coreografico e folkloristico importante. Esempio. La��orgoglio avellinese di gridare a�?noi non siamo napoletania�? non A? di per sA� una��offesa a Napoli e alla provincia ma la rivendicazione di una non appartenenza, della volontA� di distinguersi. Sia per i sacrifici che ci vogliono per portare aventi un discorso di basket ai massimi livelli in una piccola provincia come Avellino, sia per i valori che Avellino rappresenta. Al palazzetto si grida a�?noi non siamo napoletania�? perchA� gli avellinesi non sono quelli della pizza e del mandolino, del vino di gragnano e della pastiera (tanto di cappello, per caritA�). Noi simm (perdonateci lo scivolone linguistico) quelli ro caciocavallo mpiccato, della��aglianico di Taurasi, del carmasciano e del broccolo aprilatico. Ovviamente non A? soltanto una disputa enogastronomica, ca��A? della��altro. Ca��A? il senso da��appartenenza al suolo natio. Quella appartenenza che ti fa incontrare a migliaia di chilometri di distanza e ti fa capire che di fronte a te ca��A? un fratello, uno che condivide il tuo stesso modo di fare e di pensare. I cugini, per quanto parenti, non potranno mai essere la stessa cosa. Hai voglia di dire a�?metropolitanoa�? a sfinimento e ripeterlo come un karma. Un avellinese non potrA� mai essere un casertano, un beneventano, un napoletano o un salernitano. Ca��A? poco da fare. Non A? colpa di nessuno. E nessuno deve sentirsi offeso da questo. Immaginiamo che la stessa cosa valga per Venezia e Treviso. Immaginiamo gli anni della Benetton sugli allori e di Venezia che arrancava, gli sfottA? da una parte e la voglia di arrivare dalla��altra. In questo momento le sorti son girate. E pazienza se i tifosi vogliono prendersi questa rivincita a parole dimostrando la��orgoglio veneziano di avercela fatta a dispetto dei soldi e della��enorme capacitA� organizzativa trevigiana. Ci sta. A noi lo sfottA? non ci fa impazzire dal piacere. Siamo certi che se ne potrebbe far tranquillamente a meno. Ma accusare i tifosi di Venezia di impedire gli investimenti di imprenditori provenienti dal resto della regione ci sembra quanto meno azzardato o comunque fuori da ogni logica oggettiva.

La parola alla difesa

Per completezza di notizia, riportiamo per stralcio anche il comunicato dei Panthers 1976 che stigmatizzano con queste parole la��intervento del loro presidente: a�?In relazione agli ultimi accadimenti che ci hanno visto coinvolti, nostro malgrado e per la��ennesima volta, teniamo ad esprimere le nostre considerazioni ed a ribadire, precisandole laddove ve ne fosse ancora bisogno, le nostre e sempre piA? convinte posizionia�� da sempre siamo mossi da infinito amore e passione per la squadra che ha la��onore di chiamarsi Reyer Venezia. Anche fra innumerevoli sacrifici, togliendo tempo ed attenzione al nostro lavoro, al nostro tempo libero ed alle nostre famiglie, abbiamo sempre e comunque cercato di accompagnarla e sostenerla al di lA� del risultato non solo fra le mura di casa ma anche in tutti i palazzetti dello stivale dove abbiamo raccoltoa�� apprezzamenti e consensi ed anche ammirazione. Per questo pretendiamo lo stesso rispetto dimostrato e respingiamo fermamente ogni qualsivoglia tentativo di indottrinamento o di bavaglio! Ci siamo sempre resi disponibili ad un incontro con la societA�a�� ma forse non ci si confronterA� maia�� perchA� A�non siamo congeniali a certi progetti o forse perchA� A�si A? trattato solo di vulcanici sfoghi scaturiti da un coroa��ma quale coro, poi? a�?chi non salta A? una��a�? A? questo il coro? Ma stiamo scherzando? Ma di cosa stiamo parlando? Di un coro usato in modo abituale ed ironicoa�� che risulta assolutamente innocuo e goliardico, marcatamente rappresentativo di appartenenza a dimostrazione, per fortuna, da parte di chi lo canta o vi partecipa di una determinata fiera e circoscritta identitA� sportivaa�� non solo noi ma ogni tifoso A? custode di questa storia, non certamente di un brand che fa merchandising!“A�Ma non era questo ciA? su cui volevamo soffermarci.

La polemica sui cori per Avellino

Torniamo alle parole del Presidente Brugnaro. Le parole che tirano in mezzo Avellino, i suoi tifosi e gli Original Fans. Testuali parole: a�?(I tifosi della Reyer) una volta fanno la��applauso al quarto tempo ad Avellino, stiamo giocando una partita con Avellino e fai la��applauso alla��Avellino? Io accetto che ci sia il gemellaggioa��perA? poi si scivola, di fronte, in casa nostra… dovremmo essere capaci di fischiare la��avversario al quarto tempo, no fare i coretti delle befane. Tutte queste cose qua sono quelle che ci impediranno di diventare una societA� vincente.a�? Queste, ripetiamo, le testuali parole che coinvolgono Avellino e i suoi tifosi estrapolate dal logorroico discorso del presidente. In prima battuta preghiamo i nostri lettori di leggere queste parole tenendo presente, contemporaneamente, il tentativo di Markosvky di nascondere la faccia dietro la propria mano. Nuova immagine (1)Se la gestualitA� e la��espressione del viso vuol dire qualcosa, questo siparietto A? finanche troppo comico. A parte questa considerazione di carattere generale, ci stupisce la��accostamento tra a�?societA� vincentea�? e tifoseria. A detta del presidente sembra quasi che il gemellaggio tra Avellino e Venezia sia un punto a sfavore, una cosa che vada a minare la credibilitA� della societA�. Se i tifosi di Venezia fanno cori per Avellino, la Reyer non potrA� mai fare il salto di qualitA� necessario ad essere una grande squadra: questa sembra essere la convinzione del vulcanico presidente. Speriamo che il pensiero che sta dietro a tali considerazioni sia un altro. Speriamo che Brugnaro volesse dire: a�?bene il gemellaggio con Avellino, male i cori contro i trevigiania�?. Ma ciA? che viene alla luce sembra altro. Sembra aleggiare dietro alle frasi del presidente un retropensiero prettamente economico. Una cosa del tipo: a�?che ce ne importa di Avellino i cui tifosi sono cosA� bravi ma che A? una cittA� cosA� lontana da non poterci essere utile in alcun modo. Meglio sarebbe fischiare Avellino a fare cori a favore di Treviso e delle altre realtA� qui intorno che magari un poa�� di schA?i possono tirarli fuori.a�?

Come abbiamo detto, speriamo di sbagliare. PerchA� abbiamo contezza che il basket sia prima di tutto passione, cuore, anima, impegno, coraggio e poi valutazione economica. Un presidente forse per ruolo A? tenuto a pensare ai soldi e a chi puA? metterne ancora. Non per questo puA? pretendere che i tifosi facciano i cori a seconda dello sponsor che si vuole accalappiare. Sottolineando le palesi differenze, sarebbe come se la��ing. De Cesare, patron della Sidigas, diffidasse i tifosi irpini dal cantare a�?noi non siamo napoletania�? con la speranza di espandere la propria rete nella��ambito di quella provincia. Sarebbe da pazzi. Sarebbe una cosa che, osiamo dire, non passerebbe neppure per la mente del presidente della Scandone Avellino. La veritA� A? che comportamenti come quelli delle tifoserie organizzate di Reyer e Scandone dovrebbero essere applauditi senza se e senza ma. Dovrebbero essere la normalitA�. CosA� si tifa e cosA� ci si comporta nel proprio palazzetto e in trasferta. E se tutto va bene possono nascere anche grandi amicizie. O anche no. Nessuno chiede ai tifosi di a�?spartirsi il sonnoa�?. Ma nessuno si permetta di dire ai tifosi chi fischiare e a chi portare rispetto. PerchA� il rispetto A? una cosa che si merita e che non si trova al mercato. I soldi non riescono a comprarlo. Mai.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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