Basket Serie A: In medio stat Virtus

BasketEffettivamente piA? che la Virtus, “in medio” sta la Scandone (!). A parte i giochi di parole, nel mezzo sta la virtA?, dicevamo. Se volessimo basarci su questo detto latino, il campionato della Sidigas potrebbe essere definito eccezionale: otto partite quattro vinte e quattro perse. PiA? a�?in medioa�? di cosA� si muore. Se si considera poi che almeno due sconfitte in trasferta erano pienamente preventivabili (Sassari e Varese sono accreditate come probabili attrici nella post season del campionato e Avellino A? e rimane solo una possibile outsider), il percorso fatto fino ad ora non puA? che riempire di speranza i migliaia di tifosi irpini della palla a spicchi. Dal prossimo incontro in poi comincerA� il vero campionato dopo una lunga fase di rodaggio dovuta un poa�� agli sfortunati accidenti occorsi ad alcuni giocatori e un poa�� alla��arrivo ritardato di alcune pedine importanti nella��asset della squadra. Non ca��A? dubbio che di strada ne A? stata fatta. Sono stati limati alcuni errori dettati dalla inesperienza e dal non aver giocato assieme, la��attacco alla zona avversaria A? divenuto piA? incisivo ed A? migliorato anche il tiro dalla��arco dei 6.75. Il pick&roll in realtA� aveva da subito dato i suoi frutti mentre il pick&pop non riusciva a decollare un poa�� per la scarsa attitudine dei piccoli a liberarsi efficacemente del proprio avversario un poa�� per la sconcertante predisposizione dei lunghi avellinesi a fare blocchi molto, troppo leggeri durante il movimento a�?a liberarsia�? dei compagni. Tutto questo, unito ad una condizione fisica pessima di Lakovic, ha segnato la prima parte del campionato, influenzando almeno le prime 6 partite.

Con Sassari prima e poi in casa contro Cremona, si sono osservati progressi importanti. Innanzitutto Lakovic. Il play sloveno A? tornato a livelli accettabili. Non A? ancora quello dello scorso anno ma A? in netto miglioramento. Di questo si giova soprattutto Richardson che pretende di essere servito col metronomo e che perA?, se servito bene, garantisce una enormitA� di punti che sono ossigeno visto la scarsa vena realizzativa delle guardie irpine (Dean in particolare). Con un Lakovic a nostro avviso ancora al 60% la Scandone puA? guardare al futuro prossimo con molta piA? fiducia nei propri mezzi. Altra segnalazione da fare: finalmente la palla gira veloce. Certo A? merito di Lakovic ma anche di una ritrovata verve offensiva. Quando vedi Ivanov scaricare per Thomas dal post basso consentendogli di fare due punti facili invece di rischiare un tiro sulle mani della��avversario capisci che ca��A? materiale sul quale lavorare. Materiare umano e tecnico. Ivanov capace anche in post alto di smistare palle ai compagni cosA� come Thomas. Questa rivisitazione del a�?triangle offensea�? con cui i Chicago Bulls di Jordan umiliarono per molte stagioni i colleghi della��NBA, puA? risultare mortifera se lo scarico A? veloce e va a servire un Richardson come quello di domenica o un Dean tornato a livelli accettabili. Non solo. La��agilitA� che contraddistingue i lunghi di Avellino (anche Biligha potrebbe sfruttare questo tipo di situazione di gioco a proprio vantaggio visto le proprie caratteristiche tecniche e fisiche) consente altresA� di trovare soluzioni di tiro accettabili anche quando la difesa avversaria ha rintuzzato efficacemente lo schema chiamato da Lakovic. Insomma, le nuvole che si erano addensate sul PalaDelMauro dopo lo stop con Pesaro sembrano essere un lontano ricordo e la serenitA�, data dalle prestazioni piA? che dai risultati, consente ai ragazzi di allenarsi con maggior tranquillitA�. Ed i benefici effetti poi si vedono sul parquet.

Coach Vitucci dal canto suo si sente caricato da piA? di una responsabilitA�. Non solo ca��A? la voglia di far bene. Ca��A? anche la contezza che questa��anno puA? essere quello della svolta professionale. Lasciare Varese per sposare il progetto seppur ambizioso di una squadra provinciale, A? stato un atto di coraggio e di fede. Coraggio personale nella��affrontare la��ignoto quando il noto (contratto con Varese e porte aperte a Milano) era di certo piA? rassicurante. Fede nel progetto ma anche nel calore e nel sostegno del pubblico che per la Scandone A? sempre stato qualcosa in piA?. Non perchA� altre realtA� lo siano meno. Ma al PalaDelMauro si crea sempre un feeling speciale, una forza invisibile che in alcuni momenti riesce finanche a sopperire alle mancanze fisiche e tecniche dei giocatori in campo. Se dai la��anima per la squadra e giochi col massimo impegno il PalaDelMauro A? cassa di risonanza e amplifica ogni tua attitudine. Da��altronde chi puA? dimenticare, la��anno della promozione nella massima serie, quello che successe a Iesi con la��intero PaladelMauro in trasferta. Avellino rules, direbbero gli americani.

Fin qui le cose belle. Ma ca��A? da mettere a referto anche qualcosa da��altro. Qualche neo, qualche ombra, un paio da��angoli bui. Niente di preoccupante, sia chiaro. Ma tra le tante cose che sono migliorate ca��A? inevitabilmente qualcosa che ancora non sembra girare per il verso giusto. Ci vogliamo soffermare su tre cose che ci sembrano le piA? importanti.

Innanzitutto Dean. Taquan doveva essere al punta di diamante del nostro attacco e la nostra arma in piA? in difesa. Aveva dichiarato di volersi caricare la squadra sulle spalle per farle raggiungere ottimi risultati. Aveva dichiarato il proprio amore per la cittA�. Beh, fino a qui il peso di questa responsabilitA� A? stato probabilmente troppo grande. Siamo abituati ad un Dean che migliora a fine stagione quindi non ci preoccupiamo piA? di tanto, ma alcune prestazioni della guardia ci hanno davvero sconcertato. Percentuali da minibasket e inconsistenza difensiva non hanno fatto onore alla sua storia di cestista di qualitA�. Sfortunato Dean, quando la squadra sembra in netta ripresa si infortuna. E alcuni commentatori osano immaginare una squadra che possa fare a meno di lui. Dal nostro punto di vista la��apporto di Dean A? imprescindibile. Un Dean (anche appannato nella fase offensiva) sopperisce con grande impegno nella fase difensiva che non A? caratteristica peculiare di nessuno dei suoi possibili sostituti (forse il solo Cavaliero si avvicina). Non solo. Dean si A? sempre preso, oggettivamente con alterne fortune, la responsabilitA� della��ultima palla con il risultato in bilico. Dean A? la��uomo che fa spogliatoio. Grande lavoratore in palestra e grande uomo in campo. Bisogna solo aspettare che torni. Per ora ci accontentiamo del fratello sfortunato e un poa�� scarso delle prime otto giornate.

Seconda criticitA�. Nikola Dragovic. Continuiamo a pensare che la��ala serba sia una promessa. Ma le promesse vanno mantenute. A 27 anni si dovrebbe andare verso la piena maturitA� e non verso la preoccupante involuzione della��inizio di campionato. I problemi dal punto di vista difensivo sono quelli della��anno scorso. Si fa trovare sempre un poa�� sulle gambe, gli avversari lo battono sempre sul primo palleggio e non segue con attenzione lo sviluppo della��azione offensiva della��avversario. Quello che non ti consente il fisico puA? consentirtelo la��intelligenza e la��arguzia tattica. Ma da questo punto di vista A? notte fonda. In attacco, poi, le cose non sembrano andare meglio. Dalla lunga distanza non punge, dalla media non tira e sotto la tabella non sembra trovarsi a proprio agio. Parlavamo di involuzione e proprio di questo pare trattarsi. Volendo trovare qualcosa a difesa del giocatore si puA? dire che gli si chiede di incidere a rimbalzo quando le sue caratteristiche non sono quelle. Per sopperire a queste oggettive carenze staziona troppo nei pressi del pitturato dimenticandosi spesso il diretto avversario e consentendogli facili soluzioni da tre punti o dalla media distanza. Lo vedremmo meglio in un quintetto con Ivanov e Hayes piuttosto che con Thomas e Richardson. E in fase difensiva, piuttosto che perdere punti e avversario, meglio metterlo con difesa schierata a uomo in marcatura sul pivot con un piccolo a dargli manforte quando il 5 opposto inizia il palleggio e con Ivanov pronto a schierarsi per il rimbalzo. A Dragovic verrebbe chiesto solo di non farsi infilare in velocitA� e di fare un decente a�?tagliafuoria�? sul lungo avversario.

Il terzo punto A? collegato strettamente al secondo. La��utilizzo di Biligha. Andiamo a memoria ma le migliori prestazioni di Dragovic lo scorso campionato arrivavano in concomitanza di un sostanzioso minutaggio del pivot azzurro. CiA? si spiega con la propensione di Paul a creare spazio e fare blocchi (molto spesso al limite della��irregolaritA�) sugli avversari che transitano dalle sue parti. La sua velocitA� e il suo atletismo, poi, si traducono sA� in molti falli da��impeto che di solito non gli consentono di giocare piA? di 10 minuti, ma anche in maggiore incisivitA� difensiva, lasciando la possibilitA� ad un giocatore non cattivo come Dragovic, di dedicarsi ai rimbalzi lunghi e alla pulizia del pitturato non sotto tabella. Non vogliamo entrare nel merito delle scelte di coach Vitucci e neppure commentare la��utilizzo che ha fatto di Biligha nella��ultima partita (sei secondi finali con il risultato in cassaforte). Le scelte del coach vanno rispettate, il ragazzo si A? doverosamente comportato da professionista anche se non tutto il pubblico ha gradito. Ma il suggerimento di un quintetto composto nel reparto lunghi da Biligha, Ivanov (o Hayes) e Dragovic magari con Cavaliero e Spinelli (o Dean con play Cavaliero) a chiudere il cerchio non possiamo che buttarlo lA�. Anche perchA� siamo certi che qualcosa di simile ci sia nella testa di Vitucci. Ma per situazioni contingenti o per ciA? che lui vede quotidianamente in allenamento ancora non A? stato possibile provarlo in partita.

Domenica al PalaDelMauro arriva la corazzata senese. SarA� dura spuntarla sui campioni in carica. SarA� difficile avere la meglio su un impianto di gioco che sembra immutato nonostante l’avvicendarsi degli allenatori. SarA� arduo. Ma potrebbe anche essere la svolta, la partita sulla quale costruire questo finale di girone d’andata per giocarsi le possibilitA� di entrare nella final eight di Coppa Italia e per disputare un girone di ritorno da protagonisti.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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