Caserta vince il derby e spera ancora. Avellino KOT

DSC_1000A bocce ferme, trascorse piA? di 24 ore dalla fine del derby, c’A? la possibilitA� di rivedere la partita senza farsi trascinare dalle emozioni. I match di questo genere sono speciali. In conferenza stampa pre partita sia Esposito che Frates l’avevano detto. E poi la posta in gioco era davvero alta per entrambe le formazioni. Caserta per salvare la stagione ed il posto in lega AA�deve compiere un vero e proprio miracolo che doveva passare necessariamente per la vittoria in un derby che la vedeva partire svantaggiata. Avellino puntava all’ottavo posto utile per allungare la stagione. Non sarebbe servito a molto ma almeno i play off potevano restituireA�al pubblico biancoverde un poco di passionalitA� e amore persi durante questa estenuante e bruttaA�stagione. Partire con questi presupposti era giA� un bel partire. Si attendeva un derby frizzante, emozionante, vissuto all’ultimo respiro. Ed invece ne esce fuori una partita imbarazzante sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista sportivo. NA� i giocatori nA� gli arbitri entrano mai in partita e per lunghi tratti sembrano giocare solo perchA� A? il cronometro a imporglielo. Per assurdo il momento piA? emozionante siA�vive quando nell’ultimo quarto i tabelloni si azzerano e “l’omino dell’elettricitA�” deve correre a rialzare l’interruttore per ripristinare il tutto. Vince Caserta meritando. Ma vince contro una squadraccia. Abulica fino all’assurdo, stanca nemmeno fosse arrivata a piedi passando per il santuario di Montevergine e con gli stessi limiti che avevano fatto gridare alla tifoseria “Vitucci vattene”. L’ex coach siamo certi non avrA� esultato per la sconfitta ma di certo nel suo intimo un po’ di senso di rivalsa gli sarA� cresciuto. Ovviamente al netto del fatto che la squadra l’aveva costruita lui e che quindi A�le responsabilitA� per come sono i giocatori dal punto di vista umano e tecnico sono a lui addebitate.

Voti a perdere (in ordine sparso e senza nessuna velleitA�)

Gaines: merita una menzione speciale perchA� gioca bene solo quando vuole. E’ uno che ha fatto l’NBA e si vede. E si vede pure perchA� ora non la fa piA?. Prendere lo stipendio per una intera stagione e giocare bene quattro partite A? consentito solo in Irpinia. Nel resto del mondo sarebbe stato cacciato a pedate.

Anosike: piace per l’impegno. Quando fa qualcosa di buono si carica e si vede che gli piacerebbe vincere. Ma Ivanov lo umilia, gli spiega il basket e poi lo rimanda a settembre. Cinque di stima.

Hanga: parte in quintetto poi viene dimenticato in panchina. Non che si senta la mancanza delle sue pochissime giocate di qualitA�. Persino in difesa perde colpi e di conseguenza Frates lo giudica idoneo a scaldare la lunga panchina biancoverde. Ha fatto presto a dimenticare le lezioni di Frates e a ricordarsi dei bei tempi di Vitucci.

Green: A? “bello” vedere il pubblico prendersela con lui quando senza di lui non si sarebbe vinta neppure una partita della nuova gestione. Non tira. Si vede. Ma si vede anche che quando lo fa il tiro non A? fluido. In avvicinamento a canestro neppure prende il ferro. Se non tira A? perchA� non se la sente. Se non se la sente A? meglio che faccia altro. Ieri, purtroppo, ha fatto poco altro. Veni, vidi, me ne vado.

Banks: decide che non A? la giornata per sudare la maglia. Giochicchia, fallisce una tripla importantissima e difende solo quando gli dice la testa. Vale lo stesso discorso fatto per Gaines. Fosse un asinoA�nessuno gli chiederebbe di piA?. Visto che dicono sia un buon giocatore dovrebbe dimostrarlo ogni partita e non solo quando gli gira giusta.

Harper: sarA� un giocatore di basket quando imparerA� a difendere. Se poi si dimentica pure come si attacca diventa solo uno alto in mezzo ad un parquet con due cestini ai lati. Impalpabile.

DSC_1025Trasolini, Lechthaler: ci credono, lottano. Uno ha le capacitA� tecniche, l’altro mette la forza. Non basta. Nella mediocritA� generale si salvano almeno per averci provato. Il primo, in particolare, mette canestri importanti. Il secondo parte in quintetto base. Crediamo che sia l’ultima volta in lega A. La Scandone merita ben altro. Ma non A? loro la colpa di questa stagione sciagurata.

Cavaliero: passeggia solo, senza meta e con una faccia da condannato a morte. La settimana per Corso Vittorio Emanuele e nei fine settimana sui campi di basket di tutta Italia. Ci ricordavamo ben altro giocatore. Fare il capitano di cosA� tanti capitoni lo ha distrutto psicologicamente. Per ritrovarsi gli conviene cambiare aria. Oppure credere nel prossimo progetto tecnico e far capire che il Cavaliero di questa stagione A? solo il fratello gemello imbranato. Magari giocando gratis visto che quest’anno ha fatto vacanza in Irpinia da spettatore non pagante. Se non ci crede lui non possiamo crederci noi per lui. Vogliamo rivederlo sorridere.

Frates: la societA� non lo ha pagato per imporre le mani e risolvere tutti i problemi d’un colpo. E i problemi alla prima occasione sono rispuntati fuori. Almeno con lui in panchina la visione di gioco A? chiara. Poi il metterla in pratica A? altro discorso. Le prossime partite serviranno per vedere all’opera i vari Morgillo, Cortese, ecc…gente che finora ha avuto poco spazio ma che non potrebbe far peggio di quanto hanno fatto i “campioni” di prima linea.

Ivanov: vedere lui fa nascere solo rimpianti per il fratello gemello perso d’estate probabilmente per scelta tecnica di Vitucci. Lotta e ha la cazzimma. Gioco sporco ma col sorriso sulle labbra. Gli arbitri si innamorano e non gli fischiano mai contro. Superman.

Esposito: chissA� se va, chissA� se va. Ma si che va…o almeno glielo auguriamo. Lui ci crede, i suoi giocatori pure. Gli arbitri gli contestano troppa animositA� fischiandogli un tecnico che fa rientrare Avellino in partita. Poi perA? gli regalano una rimessa che chiude i giochi. La fortuna A? dalla sua parte. Ma la fortuna aiuta gli audaci. Lui A? un coltivatore diretto del basket. In mezzo a tanti professori porta a casa il risultato. E quello conta alla fine della fiera.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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