C’è poco da stare Allegri…

Chi in questi anni mi ha letto, certamente avrà presente la mia poca simpatia, nonostante la juventinità di entrambi nei confronti di Antonio Conte. E, di conseguenza, di come all’attuale manager del Chelsea io abbia sempre preferito il suo successore, Massimiliano Allegri.
Non perché fosse tra i miei preferiti, ma in comparazione all’ex-Ct della Nazionale italiana…

Tuttavia, questo non esime certo il tecnico livornese da critiche, anzi…
Per cui…

Flashback: 28 ottobre 2015, Reggio Emilia. La Juventus, il cui avvio di campionato è già stato tutt’altro che esaltante, perde 1 a 0 contro il Sassuolo, che fa dei bianconeri quello che vuole.
E’ la decima giornata di campionato, e i detentori dello Scudetto hanno vinto solo 3 partite su 9, di cui nessuna nelle prime tre giornate (sconfitta in casa con l’Udinese, bis a Roma contro i giallorossi, pareggio interno – in rimonta – col Chievo), trovandosi in classifica più vicini alla lotta per non retrocedere che a quella per il titolo.

Negli spogliatoi del ‘Mapei Stadium’ e, nei giorni seguenti, in quel di Vinovo, va in onda una sorta di seduta terapeutica collettiva, coi senatori del gruppo (in primis capitan Buffon e Patrice Evra, il giocatore più titolato della rosa) a far presente ai più giovani e ai nuovi cosa significhi essere dei giocatori della Juventus, e cosa ci si aspetti dalla squadra.

Ma Buffon e company fanno anche altro: suggeriscono – per usare un eufemismo – ad Allegri di trovarsi meglio col vecchio e consolidato 3-5-2 di contiana memoria, abbandonato nel primo anno del tecnico livornese in favore di un 4-3-1-2, valso la cavalcata fino alla finale di Champions League a Berlino.

L’obiezione è che quella squadra era comunque formata dagli stessi giocatori, e quindi il cambio di modulo è stato abbastanza facile da assimilare.
Mentre, dopo il Triplete sfiorato, la Juventus è andata in conto ad una mezza rivoluzione: con gli addii di Tevez, Pirlo e Vidal, Llorente, ecc., gli inserimenti di Dybala e gli altri nuovi, il passaggio della ’10’ sulle spalle di Pogba…

Allegri, che fino a quel momento ha alternato diverse soluzioni tattiche, anche perché non gli hanno preso il tanto desiderato trequartista, accontenta i suoi giocatori: passaggio fisso al 3-5-2 con, in mediana, Marchisio spostato al posto di Pirlo, Pogba stabilmente a fare la mezzala sinistra e Khedira, quando non è rotto, a coprire la zona di destra.
Sugli esterni, lo stagionato Evra si riprende di fatto il posto da titolare, nonostante sia evidente a tutti come il neo-acquisto Alex Sandro, abbia una marcia in più (senza contare che, pur essendo brasiliano, non è affatto carente i fase difensiva, tanto che nel Porto – squadra da cui la Juve lo ha prelevato a caro prezzo, 26 milioni di Euro, nonostante fosse nell’ultimo anno di contratto, per battere la concorrenza, tra gli altri, del munifico Manchester City – giocava da terzino sinistro puro nella difesa a 4).
E comunque, viene inaugurata la strategia dei “terzini spaiati”: Allegri non schiera mai contemporaneamente i due esterni più offensivi, ossia Cuadrado a destra e, appunto, Alex Sandro a sinistra. Se gioca il primo, al lato opposto c’è Evra; se gioca il secondo, ecco che allora padrone della corsia a dritta è Lichtsteiner.

Il baricentro si abbassa tantissimo, il gioco non ha più quella manovra avvolgente della cavalcata europea, tornano i leziosi e quasi mai efficaci lanci lunghi di Bonucci che, anzi, aumentano in maniera esponenziale dato che il ‘Principino’ cresciuto in casa ha qualità diverse da quelle del ‘Maestro’ emigrato a New York.
Risultato? Una squadra impostata in quel modo non può permettersi due attaccanti “di gioco”: è indispensabile il ‘paracarro’ Mandzukic, che fa a sportellate e regala sponde.
La quasi intoccabilità tattica del croato costringe inoltre il tecnico a una scelta a ricaduta: può giocare uno solo tra Morata e Dybala.

I due giovani attaccanti, che in molti – giustamente! – vedono come una coppia ideale, devono invece giocarsi tra loro il posto: parte titolare lo spagnolo, arma in più della prima Juve targata Allegri. Ma il ragazzo fa fatica, non è concentrato (qualche tempo e si saprà che ha sofferto la rottura con la storica fidanzata: a 23 anni, per quanto uno possa essere un calciatore milionario, ci sta patire le pene d’amore…), e così ecco aprirsi gli spazi per ‘u Picciriddu’, centellinato nelle prime giornate, con scorno di tifosi e addetti ai lavori. I primi, domandandosi perché tenere in panchina un talentino pagato 32 milioni di Euro (più 8 di bonus previsti). I secondi, consci del valore dell’ex palermitano.

La quadra è trovata, la Juve innesta la marcia e opera una poderosa rimonta in campionato, che la vedrà chiudere la stagione con la vittoria del quinto Scudetto consecutivo (record eguagliato), e bissando la vittoria in Coppa Italia (ironia del destino, a segnare il gol vittoria è Morata, entrando dalla panchina per un inguardabile Mandzukic. Il canterano madridista, peraltro, aveva già segnato il gol che dava alla Juve la certezza del Tricolore…).

In Champions la squadra esce, immeritatamente, agli ottavi contro la corazzata-Bayern, riuscendo addirittura a ritrovarsi sul 2 a 0 in trasferta fino al 73imo, ribaltando momentaneamente il 2 a 2 casalingo dell’andata, in rimonta da 2 a 0 per i bavaresi.
E, guarda un po’, quella che forse è la miglior partita stagionale della Juventus, viene giocata con la difesa a 4 e con Morata al centro dell’attacco.
Allegri schiera un 4-3-3/4-5-1 con Cuadrado e Alex Sandro ali, e i loro alter ego a fare i terzini. Al centro della difesa giocano Barzagli e Bonucci: non c’è – fortunatamente – Chiellini, pupillo assoluto del tecnico (sono entrambi livornesi), che dopo la prima ottima stagione con il suo concittadino alla guida, è diventato un peso più che una risorsa, anche a causa di prolungati problemi fisici.
Al 72imo Allegri toglie Morata: un minuto dopo il Bayern accorcia le distanze. Mandzukic, reduce da infortunio, è piantato sulla trequarti, tocca 2 palloni e ne sbaglia 3. Nel recupero, i padroni di casa trovano il gol del pareggio che porta ai supplementari e taglia le gambe ai bianconeri. Finirà 4 a 2, la Juve potrà – a ragione – recriminare per episodi dubbi in area di rigore avversaria sia all’andata sia al ritorno (nel quale alla Juve viene annullato, sull’1 a 0, un regolarissimo gol di Morata), ma è pressoché unanime la convinzione che Allegri ha fatto troppo presto la mossa difensivista di mettere l’attaccante croato per quello spagnolo.

Arriviamo all’estate 2016: il Real Madrid, titolare di una clausola di “recompra”, riporta la base Morata. Il quale, interpellato sul suo destino a metà tra la capitale spagnola e quella sabauda, ha sempre detto che il suo destino era nelle mani delle due società, e spettava ad essere decidere.
Ma, si sa benissimo, che nel calcio di oggi è la volontà del giocatore ad essere determinante…

Morata alla Juve si è ambientato subito, ha legato coi compagni e in Italia ha pure ritrovato l’amore. Ma, panchina per panchina, meglio quella del ‘suo’ Real Madrid.
Se Allegri non lo avesse relegato in panchina, il ragazzo si sarebbe esposto eccome, dicendo chiaramente al Real che di tornare indietro per fare il vice di Benzema, quando alla Juve fa il titolare, non ci pensava proprio, inutile raccontarsi le favole…
Lo spagnolo va ovviamente rimpiazzato, e la piazza ha grandi aspettative: anche perché è ormai data per scontata la milionaria partenza di Pogba, e quindi i tifosi si aspettano un investimento.
Che infatti arriva…

La Juventus fa il colpaccio dell’estate, pagando la clausola rescissoria di 90 milioni di Euro, e strappando al Napoli un certo Gonzalo Higuain!

Ma, più che l’arrivo del capocannoniere dell’ultimo campionato, da un punto di vista tattico è un’altra clausola pagata, a risultare particolarmente interessante: quella versata alla Roma per strapparle Miralem Pjanic.

Il bosniaco, infatti, è quel tipo di “centrocampista offensivo” che Allegri preferisce schierare come trequartista nel suo modulo di riferimento, il citato 4-3-1-2, come dimostrato al Milan avanzando Boateng e, successivamente, incensando le doti di Oscar, il brasiliano del Chelsea nato mezzala e trasformatosi in trequartista.
Il tecnico bianconero preferisce quel tipo di giocatore, rispetto alla quasi seconda punta alla Goetze, per citare un altro nome circolato nell’orbita bianconera.

Con l’arrivo di Pjanic, praticamente tutti danno per scontato il passaggio al 4-3-1-2, dato che finalmente Allegri si ritrova il tanto agognato trequartista…

Solo che, ormai, Allegri è prigioniero di quell’impegno assunto con lo spogliatoio dopo la figuraccia contro il Sassuolo, e quindi non riesce a derogare dal 3-5-2.
Tanto che inizia quasi subito con la litania del Pjanic regista: ma come, proprio lui che si è fatto la nomea dell’anti-Pirlo, preferendo un lottatore davanti alla difesa, adesso vuole arretrare un quasi-trequartista?

Non è che vuole…deve!

Il 3-5-2 di Conte funzionava proprio/anche grazie a Pirlo in cabina di regia; Allegri aveva reinventato lì Marchisio in quanto più congeniale nella sua visione di gioco.
Ma, per giocare alla Conte, servono giocatori come quelli che aveva Conte. E quindi, lì ci va…un Pirlo!

Non a caso, sul mercato, la dirigenza bianconera non si è dannata l’anima per rimpiazzare Pogba: nel disegno tattico di Allegri, è Pjanic a rimpiazzare Pogba, mettendosi dove stava Pirlo, e riportando Marchisio al suo ruolo originale di mezzala sinistra (quando rientrerà dall’infortunio. Per questo non è stato ceduto Asamoah, vice naturale in quel ruolo, inizialmente messo sul mercato).

Solo che l’ex numero 21 giocava già da un decennio in quel ruolo, mentre il bosniaco ha sempre ballato tra, appunto, il ruolo di mezzala e quello di trequartista.

Allegri avrebbe gli uomini perfetti per giocare col 4-3-1-2: Dani Alves, seppur non più quello dei tempi d’oro, ha sempre giocato in una difesa a 4. Idem Alex Sandro, il quale ha inoltre via via dimostrato – emblematico il debutto stagionale in Champions League contro il Siviglia – che Evra è ormai ampiamente superato.

Certo, finché non torna Marchisio, nel rombo di centrocampo giocherebbero due non-titolari su quattro, ossia l’ancora troppo acerbo Lemina, e il discontinuo Asamoah, che dopo i tanti problemi fisici ha ritrovato la continuità fisica, ma in deficit per quanto riguarda quella tattica.

Ma, non appena il ‘Principino’ sarà di nuovo abile e arruolato – e non dovrebbe mancare troppo, ormai – Allegri ha il dovere di ripensare l’assetto tattico della squadra, anche per non continuare a sacrificare Dybala in fase di raccordo, come accaduto finora.
Il problema non è che a Higuain serve spazio, e quindi la ‘Joya’ deve stare più indietro, il busillis è tattico.

Forza, caro Allegri: cambiando, al suo primo anno, sfiorò il Triplete, arrivando in finale di Champions (e se, sull’1 a 1 quel rigore su Pogba fosse stato fischiato…), con un Tevez già con la testa in Argentina, Pirlo finito e un Morata acerbo.
Ora ha un Dybala in ascesa e Pjanic e Higuain al top della carriera…non perda questa ghiotta, forse ultima – almeno per questo ciclo – occasione di riportare a Torino ciò che manca da tanto, troppo tempo.

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.