C’A? qualcosa di immutabile nelle squadre…

lazio1951A�Pochi giorni dopo la��incontro tra la SS Lazio e la��Udinese, che si giocA? il 18 febbraio del 1951 in terra friulana, uscA� un interessante settimanale che si chiamava: a�? Forza Udinesea�?. Unico periodico calcistico del Friuli di quegli anni.

Grazie ad un vecchio tifoso della squadra friulana, la redazione del sito, A? riuscita ad avere questo settimanale, il cui direttore responsabile era Walter Da��Odorico.

Walter era che ne era il creatore ed il direttore, era stato prima di giocare con la formazione friulana, il centrattacco della SS Lazio di Silvio Piola.

A�Proprio per questo motivo, aveva deciso di raccontare sulle pagine di Forza Udinese, quella partita che si giocA? in quel freddo e piovoso febbraio del 1951.

Il suo articolo inizia da quel filo invisibile che unisce tutte le formazioni di un club calcistico, nel corso della sua storia : a�? cambiano gli atleti con il passare degli anni, mutano i sistemi di gioco, ma ca��A? qualcosa nelle squadre di calcio che non muta mai ! Ea�� quella��insieme di qualitA�, di pregi e di difetti, quel bagaglio tecnico fatto di esperienza e di tradizione che proviene forse dalla��apporto che i primi e piA? classici calciatori, negli anni della loro attivitA� agonistica, hanno profuso nella squadra, con la loro giovanile passione. Ea�� un qualche cosa che A? rimasto e non cambia piA?. a�?

A�Niente di piA? vero.

A�Poi parlando della partita della SS Lazio fa un paragone con la grande squadra che fu guidata da Silvio Piola negli anni trenta : a�? A questo ed ad altro pensavo, domenica scorsa, vedendo scorrere sul Moretti di Udine, la Lazio di Sentimenti IV, di Flamini, di Cecconi, di Puccinelli, di Antonazzi e compagni. Sono passati giA� tanti anni, piA? di dieci, e tanti calciatori si sono alternati in casacca biancoceleste. Giocatori dal temperamento e dal gioco piA? svariati, provenienti da diverse scuole, piA? bravi e meno bravi di quelli di un tempoa�?. Eppure la Lazio A? sempre quella che ricordo, la squadra che mi ha avuto tra le sue fila nella stagione 1936-37, che la vide classificarli al secondo posto della classifica generale, dietro al forte Bologna. Come a quei tempi andava famosa per il suo gioco elegante e piacente, concepito piA? in funzione della tecnica pura che del risultato pratico della��incontroa�?.

A�Quel giorno di fronte ad 8000 spettatori la SS Lazio si impose per 3-2, ecco il commento della partita:

A�a�?Oggi ho rivisto una Lazio che mi ha rappacificato con il calcio, offrendomi la possibilitA� di vedere della��ottimo football, senza proprio ricorrere alla Juventus dei danesi o al trio svedese del Milan. Per me A? stato un vero godimento spirituale il primo tempo della Lazio ad Udine, e forse perchA� in me il sentimentalismo giocava un brutto scherzo ( o bello ? ) mi sono quasi dimenticato di essere ad Udine e per giunta udinesea��.LA� sul terreno di gioco vedevo undici maglie biancocelesti muoversi armoniosamente, in una girandola di geometrici spostamenti, mentre il pallone, guidato da un filo invisibile andava da un Flamini pittorico ad un Cecconi plastico e potente, da uno sgusciante Puccinelli ad un positivo Hoflinga�?.

A�A fine partita recandosi negli spogliatoi per salutare e complimentarsi con i suoi vecchi amici e compagni di squadra, trova un solo volto familiare, il massaggiatore che ha accompagnato tante Lazio, nel corso di tante stagioni combattute.

A�a�? Non ho potuto fare a meno di recarmi negli spogliatoi a stringere la mano per tutti a Speroni, il bravo allenatore, e forse solo la dentro sono tornati me stesso. Non conoscevo che un solo giocatore, Magrini, perchA� friulano, gli altri solo di nome e di fama.

Ma uno si la��ho subito riconosciuto! Il buon Carlo il massaggiatore laziale. Lui era rimasto ancora e per me era un punto da��appoggio. Il buon Carlo ha sorriso, come sorrideva a Piola, Blason, Zaccone, Baldo, Camolese e Monzaa�?.

Ea�� proprio vero che sono state queste figure, che possono sembrare erroneamente di secondo piano, che hanno fatto la storia centenaria della nostra SS Lazio.

Giorgio Acerbis

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Tifoso della SS Lazio, sono abbonato fin dal 1976 in Tevere non-numerata. Laureato in scienze politiche, ho pubblicato per Urbone “I Leoni di Lisbona”, la storia del Celtic che vinse la Coppa dei Campioni nel '67. Scrivo da tempo sulla Fanzine del Liverpool “Red all over the land”. Ho collaborato con alcune radio private di Roma curando delle rubriche su argomenti calcistici. Attualmente mi occupo della mia gatta Keira.

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